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La Storia dal Cielo Peccatori Seriali

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Un giovane guerriero di un regno prosperoso, sotto la guida d’un imperatrice benevola, materna con ogni cittadino, gentile e saggia ; fu mandato da lei in missione per salvare il regno.
L’unica speranza che aveva il suo popolo era nelle mani di due figure sagge, che ormai mancavano da tempo in quella terra.
Erano scappate, non sentendosi più “a casa”, trovandosi male con gli abitati del regno.
L’eroe andò prima da una Donna stupenda, pura e forte, d’animo.
Bastava guardarla e te ne innamoravi in una maniera così pura e spensierata, che sentivi quasi di esserci stato assieme da tutta la vita.
Questo effetto, l’aveva su qualsiasi ente vivo.
La trovò con un leone bianco, un animale estremamente possente e forte, ammaliato e docile sotto le carezze della donna.
Il cavaliere le chiese di tornare al regno, amandola e unendola a sé.
Ella, dopo 3 notti d’amore e d’unione, gli rivelò che non sarebbe potuta tornare al regno finché il Maestro, non l’avesse Accompagnata, Chiamata, Liberata e Portata con sé.
Per far tornare lei, l’eroe avrebbe prima dovuto convincere Lui.
Così, il guerriero andò dalla seconda figura.
Arrivò in un tempio possentemente grande, dove ormai si rifugiava da tempo costui.
Entrando, s’inginocchio d’istinto davanti alla vista d’un uomo senza età, immobile e quindi immortale; incoronato da una corona di luce dorata, con in mano un bastone in legno.
La sala si riempì d’un canto d’uccelli che enunciavano verità sacre e insegnamenti divini, portatori della sapienza suprema.
L’uomo non disse una parola, ma l’eroe capì che nessuna supplica, nessuna richiesta, nessuna parola, avrebbe riportato al villaggio il Maestro.
Così, uscì e rimase a contemplare il tempio fino a sera, davanti a un ruscello.
Arrivò la Luna che, riflettendosi nelle acqua limpide, madre di luce oscura e misteriosa, rivelò al guerriero affranto, cosa avrebbe potuto fare per riuscire a comunicare, per riuscire a farsi vedere, dal Maestro.
Avrebbe dovuto SACRIFICARSI.
Così, senza farselo ripetere due volte, impavido, l’eroe salì in cima al monte dinanzi al tempio e si appese ad un albero con una corda di rami spinosi che toccavano tutto il suo corpo.
Contemplando il dolore in ogni singolo punto a contattato con gli spilli, dopo un po’ , smise di sentirlo.
Lasciò per un attimo la sua materialità.
Si osservò da fuori, si rese conto di cosa stava facendo e si sentì libero, leggero e privo di mali.
Col suo corpo eterico, tornò al tempio e, con sua sorpresa, l’uomo non c’era più.
Al suo posto, su un altro trono, stava una Donna, etera come lui, somigliante ad una Dea.
Teneva nella mano sinistra una Bilancia, perfettamente dritta, che equilibrava tenendo alta, nell’altra mano, una spada dal manico d’argento e la lama d’un d’orato accecante che, nemmeno in forma eterea, l’eroe riuscì a osservare senza provar bruciore.
La donna gli sorrise, e lanciò la spada contro di lui, trapassandogli il petto.
Il suo corpo etereo inizio a scomparire e di colpo, si ritrovò sotto all’albero precedente, nel suo corpo materiale.
Era a terra, rilassato, senza neanche un graffio.
La sera stava per terminare e la Luna, sorridendogli, lo accompagnò durante la strada verso il regno, ormai, salvo.

Un giovane guerriero di un regno prosperoso, sotto la guida d’un imperatrice benevola, materna con ogni cittadino, gentile e saggia ; fu mandato da lei in missione per salvare il regno.
L’unica speranza che aveva il suo popolo era nelle mani di due figure sagge, che ormai mancavano da tempo in quella terra.
Erano scappate, non sentendosi più “a casa”, trovandosi male con gli abitati del regno.
L’eroe andò prima da una Donna stupenda, pura e forte, d’animo.
Bastava guardarla e te ne innamoravi in una maniera così pura e spensierata, che sentivi quasi di esserci stato assieme da tutta la vita.
Questo effetto, l’aveva su qualsiasi ente vivo.
La trovò con un leone bianco, un animale estremamente possente e forte, ammaliato e docile sotto le carezze della donna.
Il cavaliere le chiese di tornare al regno, amandola e unendola a sé.
Ella, dopo 3 notti d’amore e d’unione, gli rivelò che non sarebbe potuta tornare al regno finché il Maestro, non l’avesse Accompagnata, Chiamata, Liberata e Portata con sé.
Per far tornare lei, l’eroe avrebbe prima dovuto convincere Lui.
Così, il guerriero andò dalla seconda figura.
Arrivò in un tempio possentemente grande, dove ormai si rifugiava da tempo costui.
Entrando, s’inginocchio d’istinto davanti alla vista d’un uomo senza età, immobile e quindi immortale; incoronato da una corona di luce dorata, con in mano un bastone in legno.
La sala si riempì d’un canto d’uccelli che enunciavano verità sacre e insegnamenti divini, portatori della sapienza suprema.
L’uomo non disse una parola, ma l’eroe capì che nessuna supplica, nessuna richiesta, nessuna parola, avrebbe riportato al villaggio il Maestro.
Così, uscì e rimase a contemplare il tempio fino a sera, davanti a un ruscello.
Arrivò la Luna che, riflettendosi nelle acqua limpide, madre di luce oscura e misteriosa, rivelò al guerriero affranto, cosa avrebbe potuto fare per riuscire a comunicare, per riuscire a farsi vedere, dal Maestro.
Avrebbe dovuto SACRIFICARSI.
Così, senza farselo ripetere due volte, impavido, l’eroe salì in cima al monte dinanzi al tempio e si appese ad un albero con una corda di rami spinosi che toccavano tutto il suo corpo.
Contemplando il dolore in ogni singolo punto a contattato con gli spilli, dopo un po’ , smise di sentirlo.
Lasciò per un attimo la sua materialità.
Si osservò da fuori, si rese conto di cosa stava facendo e si sentì libero, leggero e privo di mali.
Col suo corpo eterico, tornò al tempio e, con sua sorpresa, l’uomo non c’era più.
Al suo posto, su un altro trono, stava una Donna, etera come lui, somigliante ad una Dea.
Teneva nella mano sinistra una Bilancia, perfettamente dritta, che equilibrava tenendo alta, nell’altra mano, una spada dal manico d’argento e la lama d’un d’orato accecante che, nemmeno in forma eterea, l’eroe riuscì a osservare senza provar bruciore.
La donna gli sorrise, e lanciò la spada contro di lui, trapassandogli il petto.
Il suo corpo etereo inizio a scomparire e di colpo, si ritrovò sotto all’albero precedente, nel suo corpo materiale.
Era a terra, rilassato, senza neanche un graffio.
La sera stava per terminare e la Luna, sorridendogli, lo accompagnò durante la strada verso il regno, ormai, salvo.

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