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ARTICOLI DI BIOETICA SU ABORTO E LE SUE CONSEGUENZE NEGATIVE www.bastabugie.it

BASTA BUGIE - Aborto BastaBugie

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ARTICOLI DI BIOETICA SU ABORTO E LE SUE CONSEGUENZE NEGATIVE www.bastabugie.it

    Chi rifiuta il cristianesimo fa rinascere il paganesimo... e quindi i sacrifici umani

    Chi rifiuta il cristianesimo fa rinascere il paganesimo... e quindi i sacrifici umani

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6729

    CHI RIFIUTA IL CRISTIANESIMO FA RINASCERE IL PAGANESIMO... E QUINDI I SACRIFICI UMANI di Luca Volontè
    I genitori degli studenti del sistema scolastico pubblico della California hanno intentato una causa contro il Dipartimento dell'Educazione dello Stato nel tentativo di rimuovere un canto agli dei aztechi che fa parte di un nuovo curriculum di studi etnici.
    La causa è stata presentata nei giorni scorsi, grazie all'assistenza del 'Thomas More Society' per conto della 'Californians for Equal Rights Foundation', singoli contribuenti e genitori di studenti attuali ed ex studenti, dopo che avevano chiesto il ritiro della preghiera azteca dal curriculum, ma non avevano ottenuto risposta.
    Il "Curriculum modello di studi etnici" è stato approvato per le scuole pubbliche del Golden State, circa 6 milioni di studenti in circa 10mila scuole. Il canto si rivolge alle divinità sia per nome che con i loro titoli tradizionali, le riconosce come fonti di potere e conoscenza, invoca la loro assistenza e rende loro grazie. In breve, è una preghiera.
    Gli Aztechi, si dice nella denuncia, "compivano regolarmente atti raccapriccianti e orribili al solo scopo di pacificare e placare gli stessi esseri che le preghiere del curriculum invocano. I sacrifici umani, il taglio dei cuori umani, lo scuoiamento delle vittime e l'indossare la loro pelle, sono un fatto storico, insieme ai sacrifici dei prigionieri di guerra, e altri atti ripugnanti e cerimonie che gli Aztechi conducevano per onorare le loro divinità. Qualsiasi forma di preghiera e glorificazione di questi esseri assetati di sangue nel cui nome sono state compiute orribili atrocità è ripugnante per qualsiasi osservatore ragionevolmente informato".
    Il curriculum scolastico promuove inequivocabilmente divinità azteche attraverso il canto ripetitivo e l'affermazione dei loro principi simbolici. [...]
    I cristiani bianchi sarebbero colpevoli di "deicidio" contro le tribù indigene, l'uccisione delle loro divinità e la loro sostituzione con la fede cristiana.

    Nota di BastaBugie: Ermes Dovico nell'articolo seguente dal titolo "Satanic Temple e Biden ricorrono contro la legge pro vita" ci mette al corrente che i satanisti, con il plauso dei media americani, hanno chiesto di accedere ai farmaci abortivi ritenendo l'aborto un rituale satanico "religioso".
    Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 11 settembre 2021:
    Che ci fanno sullo stesso fronte il Partito Democratico americano, una setta satanica, diversi media liberal e un paio di figure dell'Onu? Risposta di stretta attualità: difendono l'aborto. L'oggetto di battaglia comune - pur nella diversità di appartenenze e strategie - è la nuova legge del Texas, ma si sbaglierebbe a pensare che la suddetta "compagnia" sia una tantum, visto che sono anni che ritroviamo gli stessi soggetti dalla stessa parte in più campi, schierati fondamentalmente contro i più basilari principi di morale naturale, vita e matrimonio su tutti.
    Giovedì 9 settembre, nel nono giorno di efficacia della legge che vieta l'aborto dal momento in cui è rilevabile il battito cardiaco del nascituro (salvo pericolo di vita per la madre), Biden ha avviato una causa legale per ribaltare la normativa texana. Nell'annunciare la causa, come riferisce Life News, il procuratore generale Merrick Garland ha falsamente sostenuto che nella Costituzione statunitense ci sia un diritto all'aborto, che poi è il peccato originale della Roe vs Wade e delle sentenze ad essa legate. «Il Dipartimento di Giustizia ha il dovere di difendere la Costituzione degli Stati Uniti e di sostenere lo stato di diritto», ha detto Garland, facendo poi riferimento ai precedenti di lunga data della Corte Suprema, come la sentenza Planned Parenthood vs Casey, la quale afferma che...

    • 12 min
    Vietato l'aborto in Texas se batte il cuore del bambino

    Vietato l'aborto in Texas se batte il cuore del bambino

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6720

    VIETATO L'ABORTO IN TEXAS SE BATTE IL CUORE DEL BAMBINO
    La legge bloccherà quasi il 90% degli aborti (da non dimenticare che la Corte Suprema ridisegnata da Trump non ha bloccato la legge... adesso si temono le contromosse di Biden e della Pelosi)
    da Provita & Famiglia
    Grande vittoria della vita, in Texas. Grande vittoria per il movimento prolife americano.
    La Corte Suprema non ha cassato la legge texana che vieta l'aborto quando si può sentire il cuore del bambino che batte, di solito intorno alla sesta settimana di gravidanza.
    La battaglia legale degli abortisti continuerà senz'altro, appoggiata dalla presidenza Biden che già ha preso pubblicamente una posizione piccata e sdegnata, tutta tesa alla tutela dei "diritti delle donne", ovviamente.
    Intanto, però, la legge texana è pienamente vigente e permette di denunciare chiunque "favorisca" un aborto oltre la sesta settimana (cliniche e medici), non le donne. Essa prevede multe fino a 10.000 dollari.
    Le cliniche per l'aborto hanno riportato cali drammatici di clienti. E i centri di aiuto alla vita hanno ricevuto moltissime telefonate e visite.
    La maggioranza della Corte Suprema ha deciso in base a questioni procedurali "complesse e nuove", sottolineando che non si stava pronunciando sulla costituzionalità della legge del Texas. Intanto, però, la Senate Bill 8 equivale a un divieto quasi completo dell'aborto perché dall'85 al 90 per cento degli aborti avvengono dopo la sesta settimana di gravidanza.
    Questa grande vittoria va a coronare quasi mezzo secolo di battaglie del movimento prolife americano. Hanno cominciato dal basso e con pazienza. Sono state centinaia, forse migliaia, prima i provvedimenti amministrativi, poi le leggi provita locali regolarmente cancellate dai tribunali di merito. Ma piano piano, con pazienza e perseveranza e con un'azione capillare di contorno volta a spiegare l'umanità del concepito e la dannosità dell'aborto per la madre, la cultura della vita ha cominciato a farsi strada anche tribunali...
    La battaglia non è finita. Il partito della morte è potente e ha dalla sua Biden e il suo staff. Il culmine sarà quando la Corte Suprema giudicherà la costituzionalità della sentenza Roe vs Wade (che ha legalizzato l'aborto nel 1973).

    Nota di BastaBugie: Ermes Dovico nell'articolo seguente dal titolo "La guerra del Texas all'aborto. E la furia di Biden" approfondisce le conseguenze della nuova legge texana, che proibisce gli aborti quando si riscontra il battito cardiaco del bambino.
    Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 4 settembre 2021:
    Joe Biden e tutto il gotha del Partito Democratico e dell'industria abortista americana non l'hanno presa bene. La decisione della Corte Suprema (5-4) di non bloccare la nuova legge texana che proibisce gli aborti dal momento in cui è rilevabile il battito cardiaco del bambino, dunque intorno alla sesta settimana di gravidanza, ha comprensibilmente galvanizzato il movimento pro vita, ma ha fatto infuriare i Dem che sono già passati al contrattacco. Il presidente degli Stati Uniti ha definito il verdetto della Corte un «assalto senza precedenti» all'aborto e ha annunciato che farà di tutto per annullare gli effetti della legge approvata dal parlamento del Texas a maggio di quest'anno e in vigore da mercoledì 1 settembre.
    La legge texana richiede che ogni esecutore di aborti verifichi la presenza del battito del cuore prima di procedere all'uccisione del bambino in grembo. Se si riscontra il battito, l'aborto non è appunto consentito, tranne in circostanze eccezionali (non stupro e incesto) come il pericolo di vita per la madre. Poiché per l'85-90% dei casi, secondo i dati dell'organizzazione abortista Aclu, gli aborti in Texas non avvengono prima della sesta...

    • 11 min
    La ex presidente di Planned Parenthood rivela gli orrori del colosso abortista

    La ex presidente di Planned Parenthood rivela gli orrori del colosso abortista

    VIDEO: UNPLANNED - Canzone pro-life colonna sonora del film sulla vita di Abby Johnson ➜ https://www.youtube.com/watch?v=k2bpbHzYx70&list=PLolpIV2TSebXeokE6asCp6exFLZYVAfSJ

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6677

    LA EX PRESIDENTE DI PLANNED PARENTHOOD RIVELA GLI ORRORI DEL COLOSSO ABORTISTA di Giuliano Guzzo
    «Devi dire "aborto" in ogni intervista». Sono le indicazioni o, meglio, le pressioni che riceveva la dottoressa Leana Wen (nella foto), che è stata per otto mesi nientemeno che alla presidenza del colosso abortista Planned Parenthood. A rivelarlo, è stata lei stessa nel suo nuovo libro, Lifelines: A Doctor's Journey in the Fight for Public Health (Metropolitan Books, 2021). In questo testo, la donna ha infatti riferito come, a seguito di alcune sue comparsate televisive, lo staff di Planned Parenthood fosse scontento proprio per questo, e cioè perché la Wen - coerentemente con la sua visione dell'organizzazione - si soffermasse a parlare di assistenza sanitaria, screening, farmaci.
    LA PROSSIMA VOLTA ASSICURATI DI PARLARE DI ABORTO
    Tutti temi che però ai vertici di PP interessavano e interessano, sì, ma fino ad un certo punto, come provano appunto i commenti che la Wen si sentiva rivolgere: «La prossima volta assicurati di parlare di aborto», «devi fare meglio», «parla di aborto ad ogni intervista con i media». Ora, questi aneddoti son particolarmente preziosi perché consentono di svolgere almeno due considerazioni importanti, la prima relativa a Planned Parenthood, la seconda invece rispetto al funzionamento dei media e al loro orientamento abortista.
    Iniziando con Planned Parenthood, c'è da dire che la vicenda di Leana Wen, a ben vedere, ricorda un po' quella di Abby Johnson. Anche quest'ultima, infatti, come raccontato nel bel film Unplanned (2019) - in arrivo, tradotto, anche in Italia - stava facendo rapidamente carriera nell'organizzazione di «salute riproduttiva» quando, con sua stessa amara sorpresa, si è accorta che non doveva occuparsi "anche" di aborto ma "soprattutto" di aborto: e non per evitarli, come ingenuamente credeva, bensì per promuoverli, in quanto fonte di business per Planned Parenthood. Quel «parla sempre di aborto» intimato alla Wen pare insomma un film già visto, in tutti i sensi.
    LA PROPAGANDA DEI MEDIA
    La seconda considerazione che le rivelazioni dell'ex guida di PP ispirano riguarda invece il funzionamento dei media, che in realtà da oltre un secolo sono utilizzati per promuovere l'aborto. Abbiamo infatti notizia di come già i primi promotori dell'aborto di Stato - i sovietici - facessero ampio uso dell'organo ufficiale del partito, la Pravda, per convincere la popolazione ad avvalersi di quella pratica che, decenni dopo, sarebbe diventata «interruzione volontaria di gravidanza». A seguire, come ebbe a confessare una star pentita dell'abortismo, il dottor Bernard Nathanson, anche negli Usa chi voleva legalizzare la soppressione prenatale si è avvalso dei media.
    Venendo invece alle interviste - ovvero le situazioni in cui Leana Wen di aborto non parlava abbastanza -, c'è da dire che la cultura dominante si serve anche di esse per veicolare la propria posizione ideologica. Come? Rispetto al tema della vita nascente, le strategie più comuni - e che anche nell'intervista si possono utilizzare - riguardano l'indirizzo della discussione sui massimi sistemi: il progresso, i diritti civili, l'autodeterminazione della donna, la libertà, la civiltà che avanza. Insomma, l'importante è che si parli di tutto, ma proprio di tutto, fuorché di lui, il figlio concepito e non ancora nato.
    Che una tattica vincente sia questa lo si è visto, non negli Usa ma in Italia, in occasione del referendum parzialmente abrogativo del 1981....

    • 5 min
    Le vittorie della battaglia contro l'aborto

    Le vittorie della battaglia contro l'aborto

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6684

    LE VITTORE DELLA BATTAGLIA CONTRO L'ABORTO di Mauro Faverzani
    Ci sono buone notizie sul fronte della vita, davvero buone; ma ce ne sono anche di cattive, davvero cattive, sintomo evidente di quanto epocale sia lo scontro in corso.
    Dagli Stati Uniti, come spesso accade, giungono le novità più incoraggianti: 12 governatori e 200 membri repubblicani del Congresso si sono serviti dell'istituto giuridico dell'«amicus curiae» per sostenere davanti alla Corte Suprema la legge pro-life emanata nel Mississippi. Secondo loro e secondo i loro legali, sarebbe molto meglio che della regolamentazione dell'aborto si occupassero i singoli Stati, senza varare un apposito diritto costituzionale federale in merito, anche per lasciare ai cittadini la possibilità di esprimersi democraticamente col voto, senza imposizioni dall'alto, promuovendo o bocciando di volta in volta i candidati corrispondenti alle idee della maggioranza. Punto, questo, su cui si sono detti d'accordo tramite un altro «amicus curiae» anche 184 membri della Camera dei Rappresentanti e 44 senatori, tutti repubblicani. Un eventuale esito positivo di questa importante battaglia potrebbe avere ripercussioni anche sulle legislazioni degli altri Stati americani, una dozzina dei quali sarebbe già pronta a far entrare in vigore immediatamente provvedimenti pro-life, già votati ed approvati, in caso di vittoria presso la Corte Suprema. Si tratta del South Carolina, dell'Alabama, dell'Arizona, dell'Arkansas, della Florida, della Georgia, dell'Idaho, dello Iowa, del Missouri, del Montana, dell'Oklahoma e del Texas.

    L'ABORTO È IMMORALE
    Il Mississippi, del resto, appare più che mai deciso ad applicare la norma varata nel 2018, norma che limita l'aborto, vietandolo dopo la 15ma settimana di gravidanza, anche a costo d'invocare il ribaltamento e, magari, l'annullamento della sentenza Roe versus Wade, quella che ha legalizzato in tutti gli Stati Uniti d'America l'uccisione dei figli nel grembo delle loro madri. Della questione la Corte Suprema, a fronte di un ricorso presentato dall'unica clinica abortiva operante nel Mississippi, si occuperà probabilmente a partire dall'imminente autunno, per poi giungere ad una sentenza entro l'anno prossimo.
    Nel frattempo, anche la Chiesa negli Stati Uniti ha di nuovo assunto una chiara, netta posizione, negando l'ammissione all'Eucarestia ai politici pro-choice. Per questo, al senatore democratico Joe Cervantes dello Stato del New Mexico è stata rifiutata la Santa Comunione, avendo egli, all'inizio di quest'anno, votato ostinatamente a favore di una legge filoabortista. Fintosi sorpreso, parroco e Diocesi di Las Cruces gli hanno ribattuto d'averlo avvertito in forma privata e per tempo, prima del voto, circa le conseguenze che questo avrebbe avuto. Purtroppo invano. Christopher Velasquez, direttore dell'Ufficio diocesano per le Comunicazioni, ha anzi espresso biasimo verso l'esponente politico, ritenendo spiacevole ch'egli abbia tentato di buttare sul piano politico una questione, che è invece eminentemente pastorale. Il vescovo in persona, mons. Peter Baldacchino, aveva cercato a suo tempo di contattare personalmente e privatamente il sen. Cervantes in merito, senza tuttavia ottenere mai risposta.

    L'INGHILTERRA TAGLIA I FONDI A PLANNED PARENTHOOD
    Intanto in Inghilterra anche l'emergenza sanitaria può avere qualche effetto positivo: qui il governo, dovendo far fronte a spese impreviste per contrastare il Covid-19, ha tagliato i fondi pubblici per le campagne internazionali, compresa quella «sulla promozione dei diritti riproduttivi e dell'aborto». La decisione è stata approvata ed è divenuta quindi esecutiva grazie al voto espresso dalla Camera dei Comuni il 13 luglio scorso con 333 favorevoli e 298 contrari. Così l'Ippf, International Planned...

    • 7 min
    Olimpiadi e aborto: l'altro volto dello sport femminile

    Olimpiadi e aborto: l'altro volto dello sport femminile

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6671

    OLIMPIADI E ABORTO: L'ALTRO VOLTO DELLO SPORT FEMMINILE
    Nel bel mezzo delle Olimpiadi di Tokyo, guadagnare un posto sul podio rappresenta la ricompensa per gli atleti dopo anni di sacrifici e allenamenti. A quattro giorni dal loro inizio sono state distribuite decine di medaglie, tra cui una d'argento per la nuotatrice cattolica statunitense Katie Ledecky. Tuttavia, la soddisfazione e il trionfo mostrati dai sorrisi degli atleti vincitori nascondono in alcuni altri casi una triste realtà: l'aborto è, in molte occasioni, il prezzo definitivo da pagare per la vittoria. Una realtà che, come ha raccontato Margaret Brady su Verily Magazine, è più che radicata nella categoria femminile dello sport d'élite.
    Quando ha raccontato per la prima volta la sua testimonianza, l'olimpionica Sanya Richards-Ross (nella foto) ha detto che nel 2008, «ero letteralmente in cima al mondo. Ero la promessa d'America. Avevo più di otto sponsor tra i principali marchi nazionali, l'amore della mia vita al mio fianco e nei 400 metri ero imbattuta. Ero la grande favorita per vincere l'oro alle Olimpiadi». Tuttavia, il giorno prima della marcia per i Giochi di Pechino, l'atleta sapeva che tutto stava andando a rotoli mentre si dirigeva ad una clinica per aborti, l'ultimo posto in cui avrebbe voluto essere in un momento del genere. «Sapevo di essere a un bivio. Tutto quello che ho sempre voluto sembrava essere alla mia portata. Il culmine di una vita di lavoro era davanti a me. All'epoca, sembrava che non ci fosse alcuna scelta... Tutta la sofferenza che ha accompagnato quel momento mi aveva lasciato così insensibile che ricordo a malapena gli strumenti freddi che mi hanno sfiorato la pelle», racconta nel suo libro, Chasing Grace. Durante i Giochi, nei secondi prima di raggiungere il traguardo, l'atleta si sentiva vuota e disperata, e i suoi sentimenti di vergogna e di colpa le hanno impedito di raggiungere l'oro olimpico per un più che amaro terzo posto. «Ho preso una decisione che mi ha distrutto», ha confessato.

    BRIANNA MCNEAL, DALL'ABORTO AL "GLORIFICARE DIO" CON IL SUO TALENTO
    Verily include anche il caso di Brianna McNeal, vincitrice dell'oro olimpico ai Giochi di Rio 2016, accusata di aver falsificato una nota medica dopo aver saltato un test antidoping nel gennaio 2020. L'atleta, incinta come Richards Ross, si è trovata tra l'incudine e il martello sotto la pressione delle imminenti Olimpiadi e ha deciso di abortire prima di uno dei test antidoping. Quando il rappresentante anti-doping si è presentato a casa sua, McNeal era traumatizzata, nel suo letto, con una sindrome acuta post-aborto e non ha sentito la chiamata. Volendo dimostrare di aver saltato il controllo per giusti motivi, McNeal ha presentato come prova la nota medica ricevuta dopo il suo aborto, ma vedendo che la clinica aveva sbagliato a inserire la data, l'ha corretta da sola. Questo è stato sufficiente per l'Unità di integrità atletica per sanzionarla e proibirle per 5 anni le competizioni. A causa della sua fede cristiana, è stata aspramente criticata per aver cercato assistenza spirituale per superare il trauma piuttosto che le cure di uno psichiatra. Ora afferma di cercare Dio ogni giorno e pretende di «glorificare Dio per il talento con cui mi ha benedetto».
    La Richards-Ross afferma che non conosce «un altro atleta [donna] che non abbia abortito, e questo è triste». Per lei la pratica diffusa dell'aborto nel mondo sportivo femminile è dovuta alla disinformazione che circola già dalle università sull'impossibilità di gravidanza per le atlete che hanno perso il ciclo mestruale a causa dell'esercizio estremo. Ma anche, a una cultura dello sport che incoraggia a «fare tutto il necessario per esibirsi ai massimi livelli».

    UN PROBLEMA CHE INIZIA NELLE UNIVERSITÀ
    Tuttavia, gli...

    • 8 min
    Il video virale su come accogliere una gravidanza indesiderata

    Il video virale su come accogliere una gravidanza indesiderata

    VIDEO: Sono incinta: che devo fare? ➜ https://www.youtube.com/watch?v=8DYX7C4hn3Y

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6534

    IL VIDEO VIRALE SU COME ACCOGLIERE UNA GRAVIDANZA INDESIDERATA di Giulia Tanel
    So, you're pregnant. Titola così l'ultimo video pubblicato da Choice42, organizzazione canadese che si definisce «pro-donne, pro-bambini e pro-vita» e che si pone quali obiettivi quelli di «creare consapevolezza sull'umanità dei bambini pre-nati e fornire supporto alle donne che stanno affrontando una gravidanza non pianificata o che si occupano di problemi post-aborto».
    Un video che, come gli altri pubblicati nel passato, è già diventato virale. Forse perché quando si dicono le cose come stanno, senza puntare il dito in maniera giudicante, ma nel contempo anche senza edulcorare troppo la pillola e portando a supporto dati scientifici incontrovertibili, il messaggio arriva più diretto. E colpisce nel segno.
    Certo, una gravidanza non desiderata destabilizza, mette in crisi, sconvolge i piani, riempie di dubbi. Ma, in fondo, non è così anche per una gravidanza desiderata? Un figlio è sempre una rivoluzione e, se si guarda tutto esclusivamente da un punto di vista razionale, non si sarà mai pronti veramente pronti per accoglierlo. Bisogna abbandonarsi. O, come dice il video di Chioce42: «Per qualsiasi motivo ti sia stato dato questo bambino, sei stata scelta per essere sua madre». Questo è l'unico dato di fatto: c'è una mamma e c'è un bambino. Un altro essere umano. Vivo.
    Certo, l'aborto sembra una scelta facile, oramai entrata nella mentalità comune: «Ti diranno che è la scelta migliore», prosegue il video. «Ti diranno di pensare al tuo futuro. Diranno che non sei abbastanza grande, o abbastanza giovane. Che non sei abbastanza esperta, abbastanza stabile finanziariamente, abbastanza istruita. Potrebbero persino minacciarti». Si è oramai arrivati a giustificare un omicidio sulla base di motivazioni futili.
    Ma l'aborto non è l'unica soluzione. Anzi. Però, mamma, «tu sei l'unica che può proteggere questo bambino. Tu». Serve coraggio e costerà fatica, certo. E a volte sarà anche necessario umiliarsi e chiedere aiuto.
    Ma si può fare: una mamma lo può fare. Un giorno alla volta, un «Sì» alla volta.

    Nota di BastaBugie: il nome dell'organizzazione canadese prolife "Chioce42" è un gioco di parole in inglese. Infatti il numero quattro (four) si legge come la parola "per" (for). Quindi leggendo in inglese "Chioce fo(u)r two" si intende "scelta per due" alludendo al fatto che la scelta se tenere o no il bambino non è una scelta che riguarda solo la mamma, ma anche il suo bambino e quindi è una scelta che coinvolge due persone. Come giustamente sottolineato in un recente manifesto di Provita & Famiglia dove una ragazza reggeva un cartello con su scritto: "Il corpo di mio figlio non è il mio corpo".

    • 4 min

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