75 episodi

Trasposizione in formato audio degli episodi della celebre trasmissione Blu Notte, andata in onda dal 1998 al 2012. Carlo Lucarelli racconta in modo avvincente e pieno di retroscena controversi i casi più oscuri della storia italiana. Raccolta non ufficiale a scopo divulgativo delle puntate più famose della trasmissione Rai. Questo podcast è pubblicato senza alcuno scopo di lucro e con il solo fine di rendere accessibili al pubblico contenuti culturali già presenti gratuitamente su altre piattaforme. Per info e aggiornamenti segui la pagina Instagram del podcast instagram.com/blu.notte.podcast

Blu Notte - Misteri Italian‪i‬ A cura di: Michele D’Innella

    • Documentari
    • 4.6 • 565 valutazioni

Trasposizione in formato audio degli episodi della celebre trasmissione Blu Notte, andata in onda dal 1998 al 2012. Carlo Lucarelli racconta in modo avvincente e pieno di retroscena controversi i casi più oscuri della storia italiana. Raccolta non ufficiale a scopo divulgativo delle puntate più famose della trasmissione Rai. Questo podcast è pubblicato senza alcuno scopo di lucro e con il solo fine di rendere accessibili al pubblico contenuti culturali già presenti gratuitamente su altre piattaforme. Per info e aggiornamenti segui la pagina Instagram del podcast instagram.com/blu.notte.podcast

    La Saponificatrice di Correggio - Storia della serial killer Leonarda Cianciulli

    La Saponificatrice di Correggio - Storia della serial killer Leonarda Cianciulli

    Leonarda Cianciulli è stata una serial killer italiana, passata alla storia come "la saponificatrice di Correggio" per aver ucciso, tra il 1939 e il 1940, tre donne e averne occultato i cadaveri facendole a pezzi e sciogliendole nella soda caustica.

    Leonarda Cianciulli nasce a Montella, nella provincia campana di Avellino, il 14 aprile 1894. Le cronache di allora la raccontano come una donna socievole che aveva avuto una vita difficile: l’infanzia povera in un paese dell’Irpinia, qualche piccola truffa per sopravvivere, tre aborti, dieci figli morti in fasce e una madre che aveva osteggiato il suo matrimonio ed in punto di morte aveva maledetto lei e tutta la sua prole. 

    Il 23 luglio del 1930 un violento terremoto colpisce l’Irpinia e Leonarda Cianciulli si trasferisce con il marito Raffaele Pansardi a Correggio, in provincia di Reggio Emilia, dove si guadagna un discreto benessere e una certa fama commerciando in abiti e mobili usati, leggendo le carte e preparando amuleti e pozioni per donne del paese che frequentano numerose la sua casa.

    A far scattare la follia omicida è, come scrive lei stessa nel suo lungo memoriale, la defunta madre Emilia che le appare in sogno minacciosa e terribile; per Leonarda Cianciulli è un segnale evidente: uno dei suoi figli sta per perdere la vita. Nella sua mente malata si fa strada un’unica soluzione possibile: compiere sacrifici umani per placare il demone della madre.

    Rinchiusa in carcere in attesa del processo, scrive le sue memorie in cui racconta minuziosamente i delitti, di come aveva sezionato i corpi, la bollitura nella cucina di casa per fare sparire ogni traccia, e ripete che la sua unica intenzione era di fare sacrifici umani propiziatori per salvare i figli dalla maledizione della madre.

    Con la fine della guerra, il caso della Saponificatrice di Correggio occupa le prime pagine dei giornali nazionali e internazionali, il fatto è clamoroso e il 12 giugno 1946, in un clima di grande attesa, molte persone affollano l’aula della Corte d’Assise di Reggio Emilia per il processo dell’anno. La donna, con un colpo di teatro, si addossa tutta la responsabilità degli omicidi e chiede l’allontanamento del figlio Giuseppe dalla gabbia degli imputati.

    L’accusa insiste con l’omicidio a scopo di rapina ma si oppone la difesa che chiede l’infermità mentale. La Cianciulli per tutti gli interrogatori non smetterà mai di affermare che lei non ha ucciso per interesse ma per allontanare l’incubo della morte dai suoi figli. Il dibattimento del caso Cianciulli dura una decina di udienze e si conclude il 20 luglio 1946: 30 anni per la saponificatrice con il beneficio della semi-infermità mentale, e assoluzione per Giuseppe Pansardi, per insufficienza di prove. Sentenza confermata poi in Cassazione.

    Leonarda Cianciulli passerà il resto della la sua vita nei manicomi criminali di Aversa, Perugia e Pozzuoli, dove farà sempre di tutto per rimanere. Continuerà a cucinare dolci prelibati che nessuno assaggerà, a leggere le carte e a predire il futuro alle detenute come aveva fatto nella sua casa di Correggio e a scrivere lunghe lettere agli amatissimi figli.

    A 76 anni, il 15 ottobre del 1970, Leonarda Cianciulli muore per un’emorragia cerebrale ed il suo cadavere viene sepolto in una fossa comune del cimitero di Pozzuoli.

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    • 43 min
    Antonino Gioè - Il boss della Mafia che si tolse la vita

    Antonino Gioè - Il boss della Mafia che si tolse la vita

    Era la notte tra il 28 e il 29 luglio del 1993 quando il boss di Altofonte Antonino Gioè venne ritrovato impiccato con i lacci delle scarpe nella cella in cui trascorreva la detenzione nel carcere di Rebibbia. Erano trascorse appena poche ore dalle bombe delle stragi di via Palestro a Milano e delle due basiliche di Roma.

    Le indagini ufficiali bollano il fatto come un suicidio. Secondo gli inquirenti di allora con quel gesto il capomafia, che si trovava a Punta Raisi il giorno della strage di Capaci, si sarebbe tolto la vita prima che fosse la stessa Cosa Nostra ad intervenire.

    C'erano intercettazioni in cui il boss aveva parlato dell' “Attentatuni” ed anche altri riferimenti su possibili attentati al Palazzo di Giustizia di Palermo o contro gli agenti di polizia penitenziaria in servizio a Pianosa. E nella conversazione intercettata dalla Dia c'è anche un riferimento al suo “padrino”, Leoluca Bagarella: “Ma ' stu Bagarella cu cazzu si senti? Oh, lo dico per scherzare, ah” disse al telefono.

    Ma queste non sono prove schiaccianti sulla morte, e quei fatti non hanno mai convinto troppo. Vi fu anche un'indagine giudiziaria a carico di tre agenti penitenziari che furono indagati per istigazione al suicidio di Gioè, ma vennero prosciolti senza chiarire i dubbi.

    C’è poi la pista alternativa secondo la quale la morte di Gioè non fu un suicidio: nelle foto scattate in quella notte nella cella i segni della corda sul collo non vanno verso l'alto, come sarebbe lecito aspettarsi se si fosse appeso alla grata, ma verso il basso il che fa pensare più ad una corda tirata da qualcuno.

    Anche l'autopsia fornisce diversi elementi che andrebbero chiariti. Gioè aveva la sesta e la settima costole di destra fratturate “a causa del massaggio cardiaco praticato su di esso”. Singolare che queste siano le ultime due costole della gabbia toracica mentre il massaggio cardiaco si esegue ben più in altro ad altezza del plesso solare.

    Sul tavolo della cella furono ritrovati anche tre lettere scritte a mano da Gioè: “Stasera ho ritrovato la pace e la serenità che avevo perduto 17 anni fa” aveva scritto il boss. Per gli inquirenti un semplice ultimo addio. Per chi vuole leggere tra le righe, forse, la possibilità di una futura collaborazione con la giustizia.

    Del resto Gioè è stato anche uno degli uomini chiave della trattativa Stato-mafia, non solo perché a lui si era rivolto il cugino Francesco Di Carlo dopo un incontro “con agenti segreti che parlavano inglese e italiano”, ma anche per quegli incontri con Paolo Bellini, estremista di destra, depistatore, nonché esperto d'arte.

    Vent'anni dopo dubbi e misteri su quel suicidio tornano a galla. Ed è forse ora di fare veramente luce su questi fatti.

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    • 53 min
    Il caso Nada Cella - La segretaria massacrata in ufficio

    Il caso Nada Cella - La segretaria massacrata in ufficio

    6 maggio 1996, Chiavari. Sono da poco passate le 9.00 quando Nada Cella, impiegata ventiquattrenne, viene ritrovata barbaramente uccisa nell’ufficio del suo datore di lavoro, il commercialista Marco Soracco.

    La ragazza aveva appena aperto l’ufficio e acceso il computer. Presumibilmente, il suo assassino ha suonato alla porta e Nada, tranquilla, lo ha fatto entrare: la ragazza viene trovata con la testa fracassata da un oggetto contundente che, come spesso accade nei delitti di difficile soluzione, non sarà  mai trovato.

    E’ lo stesso Soracco a trovare la ragazza in fin di vita. La corsa al reparto rianimazione dell’ospedale San Martino è inutile: Nada muore sei ore più tardi.

    Sono i medici che soccorrono Nada a stabilire che la ragazza è stata vittima di una aggressione e non di un incidente, come inizialmente sembrava: scattano le indagini, ma nel frattempo la scena del delitto è stata irrimediabilmente inquinata: le tracce di sangue sulle scale del palazzo sono state lavate, così come quelle lasciate nell’ufficio.

    Le indagini si concentrano sul più facile dei sospettabili, cioè proprio il datore di lavoro di Nada, Marco Soracco. Il commercialista ha 34 anni, è laureato in economia e commercio e da qualche anno ha aperto a Chiavari uno studio molto avviato. Riservato, educato, scapolo e cattolico, vive con la madre e la zia nello stesso caseggiato dove si trova l’ufficio, al piano superiore. Il padre, scomparso due anni prima, era stato direttore del dazio e quindi responsabile dell’ufficio anagrafe del Comune di Chiavari.

    Il 7 maggio Marco Soracco viene sottoposto ad un estenuante interrogatorio di ben 14 ore. Per lui inizia un calvario destinato a concludersi più di un anno dopo. Insieme alla sua, vengono analizzate scrupolosamente le posizioni della madre e della zia. L’opinione pubblica e la famiglia di Nada sospettano che il movente possa essere passionale e molti vedono nel timido e riservato commercialista il possibile colpevole.

    Il tempo passa, ma senza che le indagini registrino alcuna novità. Tutte le piste sono fredde, o meglio non esiste alcuna pista per l’omicidio di Nada Cella. Il 18 luglio 1997 la posizione di Marco Soracco viene archiviata.

    Il 10 settembre 1998 i genitori di Nada, già da tempo critici sull’operato della polizia, denunciano presunti occultamenti e silenzi nel piccolo mondo di provincia della cittadina di levante e rivolgono un appello al Papa in visita a Chiavari.

    Nel novembre dello stesso anno le indagini si avventurano sulla pista di Sergio Truglio, l’assassino di una prostituta, basandosi su un labilissmo indizio: Truglio conosceva Nada. Ancora una volta, però, le indagini si arenano.

    L’omicidio di Nada Cella è tuttora un delitto irrisolto.

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    • 54 min
    Luigi Bezzi - Il delitto del Pescatore

    Luigi Bezzi - Il delitto del Pescatore

    27 agosto 1998, Sant’Alberto. Quattro colpi secchi nell’aria torrida di un mattino di fine estate nella placida campagna della provincia di Ravenna. Quattro colpi di pistola che uccidono Luigi Bezzi, settantenne pensionato. Un uomo tranquillo con una sola passione: la pesca dei cefali.

    Quello di Ragù, soprannome con cui tutti lo conoscevano a Sant’Alberto, la cittadina dove viveva, è rimasto un mistero e già allora le cronache locali misero in luce alcuni grossolani errori degli investigatori.

    Chi è stato ad uccidere Luigi Bezzi, sull’argine del canale Destra Reno, in pieno giorno e senza nessun motivo apparente?

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    • 43 min
    Mauro de Mauro - Il mistero dietro la scomparsa del giornalista

    Mauro de Mauro - Il mistero dietro la scomparsa del giornalista

    Il 16 settembre 1970 il giornalista Mauro de Mauro fu sequestrato da Cosa Nostra di fronte ai suoi familiari e non fu mai più ritrovato.

    Tra le varie ipotesi formulate sulle ragioni della sua sparizione figura anche quella relativa all'inchiesta sulla morte, secondo De Mauro dovuta a omicidio e non a incidente, del presidente dell'ENI Enrico Mattei, una trama che si è intrecciata con altri affaire italiani quali il golpe Borghese.

    Cronista di ottimo livello, nonostante un passato da soldato fascista nella famosa Decima Mais, sul finire degli anni Cinquanta De Mauro viene assunto dal quotidiano di sinistra “L’Ora”, dove si specializza nelle inchieste più scottanti sui fatti di mafia.

    Ma prima di scomparire il giornalista sta attraversando un momento professionalmente difficile. Da un paio d’anni non si occupa più di mafia. Ha cercato di trasferirsi a Roma, a “Paese Sera”, ma senza riuscirci. Forse è anche per questo che nei giorni precedenti la sua fine il giornalista a più di una persona dice di aver per le mani “qualcosa di grosso” che lo rilancerà...

    Quel “qualcosa” riguarda le sue indagini sugli ultimi due di vita di Enrico Mattei. Lo riferisce all’editore e libraio Fausto Fiaccovio, lo confida a un’amica architetto, ne accenna alla figlia Junia, ne parla con il collega dell’ANSA Lucio Galluzzo a cui dice che si sta occupando “di un soggetto per un film di Rosi”. E poi aggiunge: “E’ una cosa grossa, molto grossa. Roba da far tremare l’Italia”.

    Le piste sulla scomparsa di De Mauro che carabinieri e polizia seguono sono assolutamente divergenti; è singolare che delle indagini si interessino tre investigatori di primo piano che verranno tutti uccisi tra il 1979 e il 1982: il capitano dei carabinieri Giuseppe Russo, il commissario della mobile Boris Giuliano e il comandante della legione dell’Arma Carlo Alberto dalla Chiesa.

    Secondo i carabinieri, il giornalista nel suo lavoro sarebbe incappato in un grosso traffico di droga e per questo sarebbe stato eliminato dalla mafia. Ed è questa l’ipotesi sostenuta di recente anche dal pentito Gaspare Mutolo, il quale ha riferito ai magistrati che De Mauro venne strangolato da killer di Stefano Bontate, il capo della “mafia perdente”, ucciso dai Corleonesi di Totò Riina nel corso della “guerra di mafia” esplosa agli inizi degli anni Ottanta.

    La polizia punta invece, anche se con molta prudenza, sulla “pista Mattei”. Ci sono infatti tre sparizioni tra il materiale che il giornalista conservava per il suo lavoro che appaiono allarmanti: nel cassetto della sua scrivania in redazione, che appare forzato, non si trovano più il nastro magnetico con la registrazione della manifestazione di Gagliano cui Mattei partecipò, mentre dal bloc-notes con gli appunti sono state strappate due pagine e mancano anche altri fogli di appunti più recenti, quelli che riguardano gli incontri avuti nella preparazione dei lavoro per Rosi.

    C’è un sospetto forte, un’ipotesi che non sarà mai approfondita. In quel nastro e in quei fogli di appunti spariti potrebbe esserci la soluzione di due gialli: la morte di Mattei e la stessa scomparsa di De Mauro...

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    • 1h 43 min
    La Grotta della Croara - L’omicidio irrisolto di Lea Polvani

    La Grotta della Croara - L’omicidio irrisolto di Lea Polvani

    È il 29 novembre 1983 quando la ventottenne Leonarda Polvani parcheggia la sua Fiat 126 nel garage di casa, in via Serenari a Casalecchio di Reno, comune dell’hinterland bolognese, dopo aver salutato un’amica. Sono le 8 di sera e dovrebbe fare solo pochi passi per raggiungere l’androne dell’edificio in cui vive e salire nel suo appartamento, dove l’attende il marito, il quale, non vedendola rientrare, contatta i carabinieri che iniziano subito le ricerche.

    A ritrovarla saranno però due guardacaccia, qualche giorno più tardi. È il 3 dicembre e il luogo è quasi diametralmente opposto a quello della sparizione. Stavolta si è infatti alla Croara, un complesso carsico fatto di valli cieche e grotte chiuse con cancelli e catenacci per evitare che diventino rifugio di sbandati e trafficanti. Uno di questi cancelli è stato aperto e la catena tagliata: all’ingresso ci sono una borsa da donna dentro e i documenti di Leonarda.

    I carabinieri, una volta addentratisi nella grotta, ritroveranno prima gli effetti personali della donna e successivamente il suo cadavere: è riversa con il viso a terra, ha la biancheria strappata, il maglione e la giacca sollevati sulla testa e infilati in un solo braccio. Sul collo tracce di strangolamento. Sembra l’epilogo di una violenza, ma a ucciderla è stato un colpo di pistola, calibro 6.35, sparato a pochi cm dal cuore. Il denaro che la donna aveva con sé è ancora nel portafogli e i gioielli indossati come l’ultima volta che era stata vista.

    Come avviene in questi casi, la vita della donna viene passata al setaccio. Ma Leonarda Polvani non nasconde ombre. È sposata da un anno e mezzo, non è infedele, il suo tempo si divide tra il lavoro in gioielleria e la casa. L’università non la frequenta, ci va solo per dare gli esami. Con chiunque si parli, la descrizione è sempre quella: seria, posata, gentile, semmai qualche volta la si può sorprendere un po’ triste. Ma niente di più.

    Per due anni l’indagine è a un punto morto. Riprende vigore quando uno spacciatore, dopo l’arresto, dichiara di sapere chi ha ucciso Leonarda e indica tre uomini, tutti con precedenti penali per droga. Sequestrare la donna aveva lo scopo di farsi aiutare a mettere a segno una rapina nella gioielleria. I riscontri però evidenziano incongruenze: la grotta non è la stessa, i riferimenti sembrano quelli di un altro omicidio avvenuto in zona e i pregiudicati, intanto finiti sotto processo, vengono assolti.

    Può darsi che ci fosse chi voleva rapinare il luogo in cui Lea lavorava e allora potrebbe aver cercato di agganciare la ragazza per farne una basista all’interno; oppure, più semplicemente, è possibile che chi puntasse alla rapina volesse solo la borsa della donna, dove ci stavano anche le chiavi del luogo in cui lavorava, e che poi si sia disfatto di una potenziale testimone scomoda.

    Il corpo abbandonato in una cava, coi vestiti scomposti, rappresenta l'ultimo atto di una tragedia inutile: la simulazione di una violenza. I rapitori hanno probabilmente cercato di dissimulare i veri motivi della sparizione e della fine di Lea, la ragazza che amava scrivere e disegnare. La ragazza che ad oggi non ha ancora avuto giustizia.

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    Inoltre, se ti è piaciuta la bellissima illustrazione realizzata dall’artista Veron

    • 49 min

Recensioni dei clienti

4.6 su 5
565 valutazioni

565 valutazioni

ortensia valeria ,

Blu notte misteri italiani

Complimenti per l iniziativa e D’Innella e a Lucarelli
consigliata a chi vuole conoscere eventi cruciali raccontati senza retorica e con l’approfondimento necessario
Buon ascolto

Salvam13 ,

Bellissimo Podcast

Appuntamento fisso ogni settimana
Complimenti

huhuthailan ,

The way you carry yourself is truly admirable.

The way you carry yourself is truly admirable.

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