22 episodi

Il lunedì (come il primo settembre e Capodanno) è per tradizione il giorno a cui vengono affidati i buoni propositi per cambiare vita, come iniziare a fare sport, rimaneggiare il curriculum, fare decluttering, migliorare la qualità del sonno, dare un boost all’autostima, tornare a fare sport...

Ma se già il martedì il piano è fallito, allora... Chiamate il Coach!

Ogni puntata di questo podcast è dedicata a un ambito della vita esplorato insieme al coach pertinente. L'appuntamento, ovviamente, è di lunedì!

Chiamate il coach‪!‬ Vanity Fair Italia

    • Istruzione
    • 4,8 • 5 valutazioni

Il lunedì (come il primo settembre e Capodanno) è per tradizione il giorno a cui vengono affidati i buoni propositi per cambiare vita, come iniziare a fare sport, rimaneggiare il curriculum, fare decluttering, migliorare la qualità del sonno, dare un boost all’autostima, tornare a fare sport...

Ma se già il martedì il piano è fallito, allora... Chiamate il Coach!

Ogni puntata di questo podcast è dedicata a un ambito della vita esplorato insieme al coach pertinente. L'appuntamento, ovviamente, è di lunedì!

    Soft Skills, le abilità “umane” che fanno la differenza in un colloquio

    Soft Skills, le abilità “umane” che fanno la differenza in un colloquio

    Una laurea, un corso di Java, una lingua straniera, tutte hard skills, verificabili sul campo e spesso certificate da un attestato che mette nero su bianco le nostre competenze tecniche. A queste competenze se ne affiancano altre più sottili, umane e personali chiamate soft skills. Caratteristiche proprie fondamentali in qualsiasi contesto lavorativo perché parlano del modo in cui facciamo fronte agli stimoli dell'ambiente lavorativo. Ecco qualche esempio: come l’autonomia, ovvero al capacità di saper lavorare senza il bisogno di una supervisione costante attingendo quindi alle proprie risorse; o la flessibilità, resistenza allo stress, la capacità di pianificare e di problem solving. Insomma, cosa ci rende speciali al di là degli attestati?Quale nostra qualità può giocare la differenza durante un colloquio (e soprattutto dopo). Abbiamo parlato di Soft Skills con la Job and Career Coach Amanda Franchi nella puntata del podcast: Chiamate il Coach!, Soft Skills, le abilità “umane” che fanno la differenza in un colloquio.

    • 17 min
    La masturbazione e la via della saggezza

    La masturbazione e la via della saggezza

    L’autoerotismo come via di autoconsapevolezza. È il tema della nuova puntata del podcast Chiamate il Coach! nella quale ci siamo posti come interrogativo, come l'esplorazione del nostro corpo alla ricerca del piacere possa diventare una via di conoscenza e migliorare le nostre relazioni sociali. Più di quanto pensiamo, il conoscersi in profondità non passa tanto dalla ruminazione razionale quanto dalla libertà di espressione del nostro corpo: nello sport, nel respiro, nella danza e ...anche nella masturbazione, un momento di libertà e intimità assolute, lontano dal giudizio altrui, dell'autocritica e da quell'idea di prestazione che ha inquinato un po’ tutti gli ambiti della nostra vita. Partiamo dal presupposto che il tempo che dedichiamo alla conoscenza di noi stessi è un regalo che facciamo alla nostra vita e alle persone che abbiamo accanto, possiamo dire allora che autoerotismo è un bene per la collettività. La masturbazione può essere di aiuto infatti anche per migliorare il nostro stato di salute abbassando il livello di stress, la qualità del rapporto di coppia, e avere ricadute positive sulla nostra autostima. Ci spiega come e perché Valentina Cosmi, psicologa, psicoterapeuta e sessuologa, nonché consulente del brand di sex toys di design Lelo, nella puntata del podcast Chiamate il Coach!, La masturbazione e la via della saggezza.

    • 24 min
    Autostima e abbigliamento: psico-personal shopping e psico-decluttering

    Autostima e abbigliamento: psico-personal shopping e psico-decluttering

    Al di là della necessità di coprirsi dagli agenti atmosferici, l’abbigliamento è il nostro biglietto da visita psicologico. In un colpo d’occhio fornisce a chi ci guarda un pacchetto di informazioni sulla persona, dal latino persōna, maschera; ovvero sul "personaggio sociale", ma non necessariamente sul suo io profondo, nel caso in cui abbigliamento e interiorità siano disallineati. Questo accade quando utilizziamo gli abiti non per raccontare chi davvero siamo (quando lo sappiamo), ma per “vestire” il personaggio richiesto in una tale epoca o in un determinato contesto al fine di risultare conformi al resto della popolazione e non esserne tagliati fuori.

    Prendiamo a esempio il tailleur di chi svolge le professioni di ufficio, oppure il look ribelle dei ragazzi (ma pur omogeneo all’interno di alcuni gruppi), oppure lo stile anonimo di alcune adolescenti spaventati dal loro corpo in mutamento e che cercano di rendersi invisibili in abiti oversize. Siamo circondati di esempi di come ci serviamo dell’abbigliamento per apparire (o scomparire), per smorzare un aspetto o per esaltarne uno più conformante (ma magari meno allineato con il nostro io profondo).

    Di questo aspetto della vita tratta la psicologia della moda, da non confondere con la consulenza di immagine. Attraverso un percorso di psicologia della moda si affrontano temi come l’autostima, la percezione di sé, gli stili comunicativi, i punti di forza e le insicurezze, per arrivare ad allineare i vissuti psicologici a una espressione di sé più autentica. Il percorso prevede anche una parte pratica alla Marie Kondo: si apre l’armadio e si passano in rassegna gli abiti nei quali non ci riconosciamo più o che non ci fanno sentire a nostro agio.

    La puntata del Podcast Chiamate il Coach! N.20 parla proprio di abiti, autostima ed espressione di sé. Protagonista della puntata la dottoressa Annanisia Centra psicologa e psicoterapeuta specializzata in psicologia della moda. Buon ascolto!

    • 30 min
    Il potere antistress del respiro.

    Il potere antistress del respiro.

    Un atto vitale, involontario, forse troppo: respirare. Respiriamo quel tanto per stare in vita. #L’ansia, la vita frenetica e lo stress ci costringono a uno stato di apnea e fiato corto perenni e, inutile dirlo, non salutari. Imparare a respirare profondamente invece è importante, perché ci riporta nella calma del nostro corpo, nel qui e ora e, nelle situazioni ad alto tasso di stress o addirittura di burnout, può diventare una pratica di auto-aiuto, un luogo fluido nel quale trovare conforto in qualunque momento della giornata. Respirare correttamente non è un’arte da apprendere, bensì una modalità che il nostro corpo conosce perfettamente, ma che con il tempo si è deteriorata a causa di uno stile di vita troppo pressante. Il respiro calmo e profondo ci riconnette alla nostra profondità e ai nostri stati emotivi, ci costringe a guardarci dentro, esperienza non per tutti ritenuta necessaria o piacevole, perché quello che potremmo scoprire facendo entrare l’aria nel profondo potrebbe non piacerci. Allora teniamo il respiro alto, quello dello stress, dell’affanno, per non vedere, per non sentire. Sul lungo periodo, però, perdiamo il contatto con noi stessi e la nostra vita rischiando di diventare degli automi.

    Ed è un peccato, perché respirare profondamente è una risorsa potentissima alla portata di tutti per combattere lo stress, darsi coraggio e vivere pienamente la propria vita.
    Abbiamo parlato delle potenzialità di un respiro a pieni polmoni con il campione di apnea Mike Maric, autore del saggio la Scienza del respiro edito da Vallardi, Membro del team di MP Michael Phelps e consulente di Federica Pellegrini, Gregorio Paltrinieri, Giacomo Carini e molti altri sportivi, nella puntata n. 19 del podcast Chiamate il Coach!, Il potere antistress del respiro. Buon ascolto!

    • 28 min
    Perfumum: raccontarsi attraverso un profumo

    Perfumum: raccontarsi attraverso un profumo

    È considerato (a torto) il regalo passepartout, quello che a Natale o al compleanno salvano la situazione in corner. Quante volte, un profumo è stato scelto come regalo facile per un’amica, al partner per San Valentino, o alla suocera. Ecco, a meno che non abbiamo acquistato su ordinazione, probabilmente abbiamo sempre sbagliato regalo. «Una fragranza è un regalo molto intimo, quasi impossibile da indovinare. Spesso anche chi cerca un profumo non sa bene cosa sta cercando. Scegliere un profumo per sé è un’indagine psicologica sofisticata e stupefacente», dice Silvio Levi uno dei maggiori esperti di profumi in Italia e presidente di Calé, azienda che distribuisce marchi della cosiddetta profumeria artistica. Restare fedeli a un’unica fragranza e per tutta la vita ci fa perdere l’occasione di scoprire sfaccettature impensabili della nostra personalità di noi, così come l’acquisto d’impulso dell’ultimo profumo di grido indossato da tutti denota una estrema necessità di conformarsi più che di distinguersi. Ad ogni modo, non vi è scampo: qualunque cosa scegliamo di indossare sulla pelle, questa parlerà di noi prima che noi possiamo proferir parola.

    Il profumo infatti, dialoga direttamente con la parte più recondita e primordiale del cervello, scatenando emozioni profonde, facendoci regredire allo stato infantile o eccitandoci.
    La magia delle note olfattive è la protagonista della puntata n. 18 del podcast Chiamate il Coach!, Perfumum: raccontarsi attraverso un profumo. Abbiamo parlato di psicologia, note, piramidi e personalità con il dott. Silvio Levi ideatore dei saloni di profumeria Pitti Fragranze a Firenze ed Excense a Milano. Buon ascolto!

    • 29 min
    Bellezza e conformità, modelli e libertà

    Bellezza e conformità, modelli e libertà

    Il corpo non è stato mai lasciato in pace. Con lui abbiamo ingaggiato una battaglia secolare per cambiarlo e controllarlo secondo i desiderata della comunità. Perché la conformità è il biglietto di ingresso per tutti i gruppi umani.

    I body code che si sono alternati nelle epoche storiche hanno fatto sì che avessimo sempre da ridire per come appariva nel suo presente anagrafico, ma anche per il suo modo di maturare: «Nell’arco della storia dell'uomo si sono alternati anche modelli opposti tra loro», spiega Cristina Cassese, storica dell'arte specializzata in antropologia culturale. «Per esempio, al contrario di quanto succede oggi, un tempo si operavano pratiche estetiche “invecchianti” per essere considerati più saggi, fascinosi o semplicemente più fortunati per aver superato l’età media di mortalità della propria generazione. Alla corte di Maria Antonietta le parrucche bianche rappresentavano molto di più di un vezzo estetico, addirittura un messaggio di autorevolezza e di status sociale legato alle posizioni di potere. Ai nostri giorni, l’esibizione di un corpo anziano correlato alla manifestazione di desiderio sessuale rappresenta invece l’ultimo grande tabù».

    Come se la desiderabilità avesse una data di scadenza da posticipare il più in là possibile o quanto meno preservare camuffando rughe e capelli bianchi. Perché per quanto si decanti la bellezza delle chiome silver, «deporre la tinta» e mostrarsi con i capelli grigi appare come un gesto di resa all’età anagrafica, se non una dichiarazione estetica dell’ingresso nel club poco blasonato della «pace dei sensi». Quante volte dopotutto ci è capitato di sentirci dire che dimostriamo meno dei nostri anni, come se fosse un complimento?

    Abbiamo parlato di bellezza, conformità ai canoni, discriminazione e libertà dagli stereotipi nella puntata del podcast n.17 di Chiamate il Coach! Insieme a Marina Cuollo, divulgatrice e attivista, contributor di Vanity Fair e autrice del libro A Disabilandia si tromba, edito da Sperling&Kupfer.

    • 21 min

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