36 min

Fattoria Paradiso - Jacopo Melia Wine Soundtrack - Italia

    • Gastronomia

Ubicata in altitudine media, sul primo gradino dell’Appennino tosco- romagnolo affacciato al mare Adriatico, è assistita oltre che da un congeniale microclima, dall’amore che la famiglia Pezzi ha sempre nutrito per la vite in particolare (oltre al Sangiovese) per il Barbarossa, fiore all’occhiello aziendale, il Pagadebit e la Cagnina, vitigni di cui si era persa ogni traccia e che vennero restituiti al patrimonio regionale (1960) e che in seguito ottennero la D.O.C. la Vigna delle Lepri.
Altro primato, nei primi anni ’70, la creazione del Sangiovese Vigna delle Lepri, prima riserva in assoluto di Sangiovese in purezza, consacrando ufficialmente la longevità di questo vino col la Manifestazione titolata dalla stampa nazionale “La Pasqua del Sangiovese” in cui cinquemila bottiglie “delle Lepri” stivate in una nevaia della villa nell’estate del ’79 tornarono alla luce ed al piacere della tavola il 9 giugno del 1985. il vitigno “Barbarossa” E’ senza dubbio il fiore all’occhiello di Fattoria Paradiso. Mario Pezzi individuò una pianta differente dalle altre nell’estate del 1954 durante una camminata di assaggio delle uve pre- raccolta in una vecchia vigna ormai destinata alla ruspa.
Non riuscendo a catalogarne la varietà ed essendo stupito dalla dolcezza di quell’uva nonché della sua elegante freschezza decise di chiedere consiglio prima all’Istituto Agrario di Cesena e poi successivamente alle facoltà di viticultura ed enologia di S. Michele all’Adige e di Conegliano. Il risultato: nessuna assimilazione varietale con altre varietà già catalogate.
Di lì poi la conferma del DNA. Probabilmente si tratta di una varietà antica non catalogata o un incrocio naturale come ne possono esistere decine in natura... non si sa. Mario Pezzi decise di propagare questa vite creandone un piccolo vigneto. Nel 1968 vinificò la prima vendemmia creando un emblema che oggi è presente nelle più importanti tavole del mondo.
Decise di chiamare l’uva (e poi il vino) “Barbarossa” in memoria del fulvo imperatore Federico Barbarossa che soggiornò nel castello di Bertinoro durante il medioevo. Ancora oggi l’annata ’68 si presenta elegante e vivace.

Ubicata in altitudine media, sul primo gradino dell’Appennino tosco- romagnolo affacciato al mare Adriatico, è assistita oltre che da un congeniale microclima, dall’amore che la famiglia Pezzi ha sempre nutrito per la vite in particolare (oltre al Sangiovese) per il Barbarossa, fiore all’occhiello aziendale, il Pagadebit e la Cagnina, vitigni di cui si era persa ogni traccia e che vennero restituiti al patrimonio regionale (1960) e che in seguito ottennero la D.O.C. la Vigna delle Lepri.
Altro primato, nei primi anni ’70, la creazione del Sangiovese Vigna delle Lepri, prima riserva in assoluto di Sangiovese in purezza, consacrando ufficialmente la longevità di questo vino col la Manifestazione titolata dalla stampa nazionale “La Pasqua del Sangiovese” in cui cinquemila bottiglie “delle Lepri” stivate in una nevaia della villa nell’estate del ’79 tornarono alla luce ed al piacere della tavola il 9 giugno del 1985. il vitigno “Barbarossa” E’ senza dubbio il fiore all’occhiello di Fattoria Paradiso. Mario Pezzi individuò una pianta differente dalle altre nell’estate del 1954 durante una camminata di assaggio delle uve pre- raccolta in una vecchia vigna ormai destinata alla ruspa.
Non riuscendo a catalogarne la varietà ed essendo stupito dalla dolcezza di quell’uva nonché della sua elegante freschezza decise di chiedere consiglio prima all’Istituto Agrario di Cesena e poi successivamente alle facoltà di viticultura ed enologia di S. Michele all’Adige e di Conegliano. Il risultato: nessuna assimilazione varietale con altre varietà già catalogate.
Di lì poi la conferma del DNA. Probabilmente si tratta di una varietà antica non catalogata o un incrocio naturale come ne possono esistere decine in natura... non si sa. Mario Pezzi decise di propagare questa vite creandone un piccolo vigneto. Nel 1968 vinificò la prima vendemmia creando un emblema che oggi è presente nelle più importanti tavole del mondo.
Decise di chiamare l’uva (e poi il vino) “Barbarossa” in memoria del fulvo imperatore Federico Barbarossa che soggiornò nel castello di Bertinoro durante il medioevo. Ancora oggi l’annata ’68 si presenta elegante e vivace.

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