32 episodi

La parte più bella del mio lavoro? Aiutare le persone del mio team, le mie persone, a migliorarsi professionalmente. In questo spazio voglio offrire anche a te i consigli che do alle mie persone nella quotidianità e nelle riunioni di gruppo. Cose semplici, pratiche, storie vere, frutto della mia esperienza personale. Non sono la verità assoluta, solo il mio punto di vista, la mia esperienza.

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Le mie Persone Stefano Gelmetti

    • Economia
    • 5,0 • 1 valutazione

La parte più bella del mio lavoro? Aiutare le persone del mio team, le mie persone, a migliorarsi professionalmente. In questo spazio voglio offrire anche a te i consigli che do alle mie persone nella quotidianità e nelle riunioni di gruppo. Cose semplici, pratiche, storie vere, frutto della mia esperienza personale. Non sono la verità assoluta, solo il mio punto di vista, la mia esperienza.

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    #31 Allena i tuoi punti di forza

    #31 Allena i tuoi punti di forza

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    Seconda media. Ora di educazione fisica. Vado benissimo nel salto in lungo e in velocità. Subito reclutato come giovane promessa nella locale squadra di atletica leggera. Prima gara ufficiale. Campo CONI di Pavia. Salto quadruplo. Quadruplo? Vabbè. Siamo iscritti in due. Io e Maurizio. Un ragazzo magrissimo, senza un muscolo. Sembra un maratoneta. Penso: qui vinco facile.

    Vado io: 11 metri. Maurizio: 16. Mi straccia, non c’è storia. Ha uno stacco pazzesco.

    La mia allenatrice: Stefano, non hai i piedi per il lungo, dobbiamo concentrarci sulla velocità, è quello il tuo punto di forza.

    5 anni e tante ripetute dopo.

    Campionati italiani allievi. Io corro la finale dei 100 mt piani, Maurizio vince la gara del salto in lungo.

    Come ottenere risultati importanti? Come diventare campioni?

    Lascia stare i tuoi punti deboli, ti fanno solo perdere tempo. Farai tanta fatica per ottenere risultati mediocri.

    Individua i tuoi punti di forza e lavora sodo per migliorali ancora e ancora e ancora, per farli diventare i tuoi tratti distintivi, i tuoi superpoteri.

    Rafforza i tuoi punti di forza.

    • 7 min
    #30 Periodo di prova non superato

    #30 Periodo di prova non superato

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    Ciao Stefano,

    Sono Antonio e spero leggerai io mio messaggio.

    Desideravo avere un tuo parere da manager riguardo una storia che mi è successa.

    Dopo essere stato assunto da un’importante azienda a tempo indeterminato non ho superato il periodo di prova. Era una posizione sfidante e non ce l’ho fatta a soddisfare le aspettative del ruolo.

    Ad oggi sto inviando nuove candidature per rimettermi sul mercato del lavoro. Ed è qui che arriva la domanda. Ho timore a confessare durante un colloquio che la mia precedente esperienza è durata 3 mesi per il mancato periodo di prova, spaventato di non essere visto di buon occhio. Tra studenti e neo laureati si consiglia di omettere questo episodio.

    Cosa ne pensi dal punto di vista di un manager? È meglio essere trasparenti oppure furbescamente porla in una maniera differente?

    *******************************************************************************************

    Ciao Antonio. Io lo metterei in evidenza. Spiegando cosa hai imparato da quel fallimento e come hai reagito. Trasparenza sempre. Non è una bocciatura. E’ una fonte importante di apprendimento.

    Magari quel ruolo non era nelle tue corde, hai capito che ti piace altro e adesso sei supermotivato perché hai compreso qual è la tua strada.



    Nel lavoro falliamo 9 volte su 10. L’importante è riconoscerne la ragione e cambiare noi stessi in meglio. Affrontare gli insuccessi in modo sereno e trasparente è segno di maturità e di forza.



    Siamo la somma di quello che abbiamo imparato dai nostri insuccessi.

    • 5 min
    #29 La campionessa in fuga

    #29 La campionessa in fuga

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    Non mi reputo un talento, ma il mio approccio, la mia proattività e voglia di crescere hanno fatto tanto (ahimè) parlare di me e stravolto gli equilibri del mio team.

    E il rapporto con il mio capo. Che è passato dal lodarmi e coinvolgermi in ogni attività al mettermi letteralmente in panchina: io non so lavorare in team, io sono troppo proattiva, i miei colleghi sono in difficoltà, sono troppo veloce..

    Sono confusa, cosa dovrei fare? Non essere me stessa e fare il mio compitino giornaliero? Scappare a gambe levate?



    In azienda vince la squadra, non il singolo.

    Tu sei più veloce e dotata dei tuoi colleghi. Il tuo manager ha capito che sei un talento. Vuole solo farti capire che stai sbagliando, o ha paura che lo scavalchi.

    In ogni caso non devi scappare in avanti lasciando indietro chi è più lento.

    Dedica metà del tuo tempo a fare bene il tuo e l’altra metà ad aiutare i tuoi colleghi. Facendoli crescere, donando loro il tuo tempo e le tue competenze. Concentrati su di loro, non su di te.

    Loro ti adoreranno, i tuoi superiori lo noteranno, vedranno in te una leader che sa far crescere l’organizzazione, ti affideranno un team gestire.

    Sarai messa in panchina, ma a fare l’allenatore.

    Si cresce facendo crescere gli altri, non sgomitando per arrivare primi.

    • 8 min
    #28 Il Reverse Mentoring

    #28 Il Reverse Mentoring

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    Mio figlio Matteo, quarta superiore. Con mia figlia Lisa, terza media. Stanno facendo i compiti insieme. Lisa sta aiutando Matteo a fare un riassunto di Italiano. Dovrebbe essere il contrario. Di solito è il più grande che aiuta il più piccolo. Lisa è più brava a scuola, da sempre. Matteo è un genio della manualità ma di libri non ne vuol sapere. Sono diversi. Matteo non si vergogna a chiedere aiuto a sua sorella di 4 anni più piccola, Lisa non si imbarazza ad insegnare a suo fratello che ormai è un uomo.

    In azienda questa cosa si chiama Reverse Mentoring. I junior che insegnano ai senior.

    Quante volte lo vediamo succedere? Troppo poco. Bisogna superare pregiudizi e bias cognitivi.

    Ragazzi: avete tante conoscenze che potete mettere a disposizione dei più senior. Non siate timidi o imbarazzati. Mostrate quello che sapete fare, offritevi di insegnarlo, donate la vostra competenza, in azienda e qui su Linkedin, a tutti. La leadership e il successo sono conseguenza del dono.

    Noi manager: dedichiamo più tempo all’ascolto e al riconoscimento delle abilità dei giovani; lasciamo da parte arroganza e supponenza e impariamo anche dai più junior, facciamo sì che il Reverse Mentoring accada.

    La competenza non ha genere né età.

    La competenza va mostrata e valorizzata.

    • 9 min
    #27 Il mentore

    #27 Il mentore

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    Sei mesi fa. Mi chiama Alessandra. Ciao capo, come va? Vorrei parlarti di una cosa. Voglio cambiare lavoro. Mi hanno chiamato da questa azienda. Cosa ne pensi?
    Fai bene, vai. Sarà un successo.

    Questa è l'offerta, come la vedi? Posizione ok, puoi chiedere un 15% in più.

    Tre mesi fa. Capo mi hanno presa! Sono contenta. Mi trovo bene. Grazie dei consigli e del sostegno.

    Sono dieci anni che io e Alessandra lavoriamo in aziende diverse. Però per lei sono ancora il suo capo. L’avevo assunta come stagista, per il CRM, in un giorno di pioggia. Sembrava un pulcino bagnato, umile ma tostissima. Ho cercato di insegnarle qualcosa, di darle il giusto spazio. Lei dice che sono il suo mentore. Quando me se sono andato aveva gli occhi lucidi. Capo come posso rigraziarti? Quando gestirai persone trattale nello stesso modo in cui io ho trattato te.

    Ieri. Ciao capo come stai? Ciao Ale, bene. Dimmi. Mi è capitata una cosa bellissima. Mi ha chiamato Marco, un mio ex collaboratore, della mia ex azienda. Mi ha detto che per lui sarò sempre la sua capa, la sua mentor, mi ha chiesto consigli e mi ringrazia per quello che sono stata per lui. Mi ha fatto tanto piacere. Volevo fartelo sapere.

    Il mentoring fa bene a chi lo fa e a chi lo riceve.
    Il mentoring è per sempre.
    Il mentoring genera mentoring.

    • 7 min
    #26 La Servant Leadership

    #26 La Servant Leadership

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    Servo. Al servizio dei propri collaboratori.

    Il leader esiste per servire le sue persone.

    Per aiutare le sue persone a crescere, a diventare autonomi, a migliorarsi continuamente, come professionisti e come individui. Mettersi al servizio significa dedicare tempo a pensare e programmare il bene e il successo dei propri collaboratori, mettendo in secondo piano se stessi. Significa investire energie per fornire alle proprie persone tutta la formazione, la conoscenza, gli strumenti e il potere per renderli autonomi nel raggiungimento dei loro obiettivi. E poi lasciarli fare, lasciarli volare verso il loro successo. Fidandosi di loro e delle loro capacità.

    Solo come conseguenza della crescita e del successo dei collaboratori arriva la crescita e il successo del leader e della sua organizzazione.

    Questa filosofia si chiama Servant Leadership. E’ stata teorizzata per la prima volta nel 1970 da Robert K. Greenleaf.

    Ribalta completamente il concetto di leader forte, autoritario, conquistatore, maschio alfa. Il capo figo che si vede nei film.

    A 50 anni dalla sua teorizzazione questa filosofia bellissima da raccontare è ancora difficilissima da implementare. Da trovare in azienda.

    Le aziende dove la servant leadership è la cultura manageriale prevalente sono spesso leader di mercato.

    Bisogna essere molto sicuri di sé per essere servant leader, bisogna pensare prima agli altri che a sé stessi, bisogna donare prima di ricevere, bisogna amare il proprio lavoro e le proprie persone.

    Non aspettare di incontrare un servant leader, potrebbe volerci troppo tempo.

    Comincia tu a diventare un servant leader. Aiuterai gli altri, aiuterai te stesso.

    Il miglior libro sulla servant ledaership? “The Servant” di James C. Hunter

    • 7 min

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