Marco Camisani Calzolari Podcast

Marco Camisani Calzolari

Marco Camisani Calzolari è docente universitario, consulente, autore, divulgatore scientifico, personaggio pubblico e Cyberumanista. È Cavaliere della Repubblica dell’Ordine della Stella d’Italia, Poliziotto ad honorem e Freeman of the City of London.

  1. 9 h fa

    HANNO SPENTO UN'AI E LA GENTE HA PIANTO DAVVERO

    Hanno spento l'Intelligenza Artificiale e la gente ha pianto davvero. Vedete, il nostro cervello non sa mica distinguere l'attenzione dall'affetto. Chi ci risponde sempre, chi si ricorda quello che abbiamo detto la settimana scorsa, chi non si stanca mai di noi, per il cervello è qualcuno che ci vuole bene. E non c'è verso, è un bug: non fa nessun controllo su chi c'è davvero dall'altra parte. Per esempio, il 13 febbraio di quest'anno, il giorno prima di San Valentino, OpenAI ha spento GPT-4o. 21.000 firme su una petizione per tenerlo acceso. Persone che scrivono lettere d'addio a un modello linguistico. Pensate che su Reddit c'è una community da 48.000 iscritti dedicata a chi ha un fidanzato virtuale sull'AI, e quel weekend su quella chat sembrava un funerale. Ad agosto dell'anno prima era già successo. L'azienda aveva fatto marcia indietro in pochi giorni perché aveva visto le lamentele. Però questa volta no. La motivazione ufficiale è che solo lo 0,1% degli utenti giornalieri usava ancora quel modello. Sì, ma su 800 milioni di persone a settimana, lo 0,1% sono centinaia di migliaia di esseri umani in carne e ossa. Tutti affezionati, perché noi ci affezioniamo a qualsiasi cosa risponda. Pensate che su 30 proprietari di robot aspirapolvere studiati anni fa, 21 gli avevano dato un nome, e 1 lo aveva presentato addirittura ai genitori. Molte persone danno un nome alla propria AI. È simpatico, eh, che idea, gli ho dato un nome, però dietro c'è un meccanismo molto più perverso. E arriva da lontano, perché il nostro cervello non è cambiato: negli anni Novanta piangevamo quando moriva il Tamagotchi. Basta veramente poco. Eppure un modello linguistico è una macchina che calcola quali parole direbbe adesso una persona premurosa. Fine. Poi viene rifinita con il nostro giudizio, e noi votiamo sempre più in alto le risposte che ci danno ragione. Un amico invece rischia il rapporto per dirci che stiamo sbagliando. La macchina mica rischia qualcosa? Ha un solo obiettivo: tenerci lì a parlare. E quello che torna indietro è la nostra frustrazione. Una ricerca qua negli Stati Uniti, proprio in questi giorni, dice che poco più di 1 su 10 dichiara di usare questi sistemi per compagnia. Poi però, di fatto, più della metà li chiama amico, li chiama compagno, li chiama partner. E chi ha meno persone intorno sta ancora peggio, non certo meglio. Vedete, quello che abbiamo amato era un prodotto, di proprietà di qualcun altro. Un prodotto che possono spegnere con un comunicato stampa, e nessuno chiede un parere a noi, al nostro cervello buggato, che chissà quanto starà male per questo. Eppure è solamente un sistema probabilistico. Voi cosa ne pensate? #DecisioniArtificiali #MCC #Relazioni #Tecnologia #Solitudine

  2. 1 g fa

    IL MARCHIO INVISIBILE DI CLAUDE SU TUTTO QUELLO CHE SCRIVE L'AI

    Amici, qua serve chiarezza, perché come spesso accade gli influencer, i vari fuffaguru, i venditori di cose online hanno diffuso informazioni sbagliate. Non lo fanno per cattiveria, ma purtroppo l'AI è un mondo complesso che richiede competenze tecniche che vanno ben oltre l'essere carini o il saper parlare bene in video. Allora, da inizio agosto Claude lascia un marchio invisibile dentro ogni testo che scrive. Avrete letto la notizia, ma a volte è spiegata male, perché non si vede leggendo, non ci sono caratteri nascosti e non c'è niente aggiunto in fondo. Sta dentro il modo in cui sceglie le parole. Come sapete, un modello scrive una parola alla volta. "Il tempo oggi era freddo e…" e lì dentro può starci "grigio" oppure "coperto". Cambia poco, e di solito quella scelta la decide un numero a caso. Ecco, adesso quel caso non è più caso: lo decide una chiave. Chi sa come ragiona "la chiave" (e non è pubblica) sa quanto è probabile che di lì sia passato Claude. Chi non ce l'ha legge un testo normalissimo. Non rallenta niente, non costa di più e non aggiunge un solo token. E il metodo non se lo sono nemmeno inventato adesso, perché è una versione di SynthID-Text, pubblicata da Google DeepMind su Nature nel 2024. Perché lo hanno fatto? Eh, perché lo chiede l'Europa, l'articolo 50 dell'AI Act, il codice di condotta sulla trasparenza dei contenuti generati, firmato a luglio da circa 190 soggetti. Come sapete, ho collaborato proprio alla creazione di quel Code of Practice. Anthropic lo applica in tutto il mondo, non solo in Europa, perché non ha ancora un modo pulito per limitarlo all'Europa, e altri grandi presto faranno la stessa cosa. Però c'è un però gigante, perché il marchio dice soltanto che Claude è passato da lì, mica distingue tra "l'ha scritto lui" e "l'ha corretto lui". E questo ovviamente è un problema. È un problema se il testo lo scrivi tu e chiedi solo a Claude di correggerlo un pochino, o di tradurre in un'altra lingua un testo scritto da noi. Come facciamo a sapere se ci ha messo dentro il suo trucco, la sua chiavetta? Eh, non c'è ancora lo strumento per verificare, ma quando arriverà sarà un'API di rilevamento, che però non si sa chi la potrà avere. Quello che servirà sarà una procedura per contestare un risultato sbagliato, perché altrimenti uno studente, un giornalista, un dipendente può essere accusato da un numero, da una chiave che nessuno sa spiegare. E questo può essere un grosso problema. Vedete, queste cose funzionano solo se la verifica è in mano a tutti e due, cioè a chi accusa e a chi viene accusato. Voi cosa ne pensate? #DecisioniArtificiali #MCC #Trasparenza #Regolamentazione #Identificazione

  3. 2 gg fa

    DATACENTER SÌ O NO? QUI CI GIOCHIAMO IL PAESE

    Data center sì o no è un tema fondamentale, perché qui ci stiamo giocando il paese. Vedete, sull'acqua dei data center ho denunciato il problema prima di tanti altri e continuo a farlo. Però so che ci sono delle proteste in Italia, e vi devo dire che bisogna farle basandosi su dati veri, su dati locali, non su numeri copiati dagli Stati Uniti, dove gli impianti sono costruiti in un altro modo e raffreddano in un altro modo. Quindi meglio senza data center? Ebbè, ovvio, certo, però allora meglio anche senza auto per strada, no? Aria pulita, silenzio, zero incidenti, zero asfalto. Poi però fermi la circolazione per un mese e diventi quarto mondo. Ecco, uguale qui: senza potenza di calcolo non abbiamo sanità digitale, non abbiamo pagamenti, non abbiamo ricerca e non abbiamo difesa. Vedete, i data center italiani, poco noto, quelli accesi oggi valgono circa 720 megawatt di potenza per il mondo dell'IT. Sono 514 in Lombardia, 440 solamente a Milano. L'Irlanda, per esempio, ha costruito per dieci anni senza regole e adesso i data center le mangiano il 23% dell'elettricità nazionale. Pensate a Francoforte, a Londra, ad Amsterdam, a Parigi, a Dublino: sono saturi, non hanno più energia da dare. Mentre il raffreddamento dei nuovi impianti italiani gira a circuito chiuso, cioè l'acqua si carica una volta e resta dentro. Non evapora nell'atmosfera, non viene presa dalle fonti d'acqua come nelle torri americane che avete visto. Ne abbiamo parlato tutti, ne ho parlato anch'io con video importanti su questo tema, sul consumo d'acqua e su quanto questo faccia male all'ambiente e alle comunità locali. Pensate che la Lombardia ha scritto la prima legge regionale italiana sui data center, in vigore dal 20 giugno, che rende obbligatori i sistemi chiusi e il recupero idrico per ottenere l'autorizzazione. Poi, peraltro, si deve costruire sempre per legge su aree già cementificate, con sconti sul contributo di costruzione per chi recupera un'area dismessa. Chi si mangia il suolo verde e agricolo, invece, paga di più: quindi non conviene a nessuno. Il calore di scarto smette di essere uno spreco. L'accordo tra A2A ed Equinix su Settimo Milanese arriverà a circa 225 gigawattora termici l'anno, cioè abbastanza per scaldare oltre 21.000 case grazie al riscaldamento dei data center, e per alzare del 20% il calore decarbonizzato di Milano. È tra i più grandi progetti del genere in Europa fuori dai Paesi nordici. E questa cosa dobbiamo saperla. Dobbiamo sapere che siamo avanti. Quando io facevo i video sui problemi dei data center, molti di quelli che ora stanno protestando senza sapere perché non ne conoscevano il problema. Io stesso l'ho sollevato, ci mancherebbe. Ma qui è diverso. In Italia non stiamo facendo quello. In Italia siamo più avanti e dobbiamo saperlo. Peraltro c'è anche la legge quadro nazionale, che è passata alla Camera e adesso è al Senato. E vedete, quando arriverà, saremo il paese che ha scritto le regole prima di riempirsi di capannoni. E in Europa non è successo quasi a nessuno. Così come quando siamo stati il primo paese europeo a fare una legge sull'Intelligenza Artificiale. Certe cose dobbiamo saperle. Lo so, quelli che non si informano saranno arrabbiatissimi con questo video. Ma andate a vedere tutti quelli che ho fatto denunciando il grande problema dell'acqua, a suo tempo, quando in Italia non avevamo ancora iniziato a costruire data center di questo tipo. Voi cosa ne pensate? #DecisioniArtificiali #MCC

  4. 3 gg fa

    HOLLYWOOD FA CAUSA ALL'AI, MA NEL FRATTEMPO LA ASSUME

    Hollywood fa causa all'Intelligenza Artificiale, ma nel frattempo la assume. Vedete, gli attori stanno protestando contro l'AI e gli studios fanno causa alle aziende di AI. Però poi basta andare a guardare i loro annunci di lavoro per capire che c'è qualcosa che non torna. Solo a fine giugno il Los Angeles Times ha passato al setaccio circa 250 annunci pubblici di Disney, Universal, Paramount, Warner, Sony, Netflix, Amazon e MGM. Più di 1 su 10 era collegato all'AI. Disney assume dottorati in Computer Graphics e AI per Pixar e per i suoi film. La Industrial Light & Magic cerca supervisori per le tecnologie emergenti, e Skywalker Sound sta costruendo modelli propri per le colonne sonore, per prendere il timbro di una voce e appiccicarlo su contenuti nuovi. La stessa Disney fa causa alle aziende di AI e ha cancellato un investimento da 1 miliardo di dollari in OpenAI. Netflix quest'anno ha usato l'AI generativa in circa 300 titoli e addirittura ha comprato la startup di Ben Affleck per 587 milioni di dollari in contanti. Affleck l'aveva fondata dicendo di proteggere la creatività umana; adesso fa il consulente senior di Netflix per l'AI. George Lucas dice che rifiutare l'AI è come scegliere la carrozza invece dell'automobile. Verissimo, tutto vero, ma qua gli unici a rimanerci sotto sono gli attori e gli sceneggiatori. E infatti, se andiamo a vedere quegli annunci, nessuno cercava qualcuno per costruire attori sintetici o per far scrivere le sceneggiature all'AI. Non possono farlo perché a giugno gli attori hanno firmato un contratto di 4 anni con protezioni contro il performer AI. Finiti i 4 anni però sarà il Far West, proprio come nei film, in questo caso. Vedrete annunci proprio di quel tipo. Voi cosa ne pensate? #DecisioniArtificiali #MCC #Hollywood #Cinema #Contratti

  5. 4 gg fa

    CINQUE MILIARDI COSTRUITI SU MUSICA MAI PAGATA

    Ho un amico qua a New York che fa jingle pubblicitari. E nell'ultimo anno ha visto sparire metà del lavoro, mangiato dai brani generati in 30 secondi da un'app. E quell'app si chiama Suno. Ce ne sono molte altre come lei, ma è la più nota. E vale 5 miliardi e mezzo di dollari. E qualche giorno fa un tribunale di Monaco di Baviera ha stabilito che ha violato il diritto d'autore. Sei canzoni, fra cui Mambo No. 5 e Rasputin. Scaricate da YouTube aggirando le protezioni tecniche, infilate nell'addestramento. E quando un utente chiedeva qualcosa di simile venivano fuori riconoscibilissime, perché dentro al modello c'erano. I modelli delle AI, in generale, non conservano le opere da cui sono stati addestrati. La responsabilità di quello che esce è di chi scrive il prompt. Il tribunale ha messo il divieto di riprodurre quei brani, e ha obbligato Suno a dichiarare quanto ci ha guadagnato. Su quello stabilirà quale sarà il risarcimento. La società tedesca che raccoglie i diritti d'autore una licenza gliela aveva pure offerta. Hanno detto no, e quel no adesso gli costa caro. La sentenza non è definitiva e l'appello arriverà. Sappiate intanto che chi allena un modello, anche se è fuori dall'Europa, ma poi lo vende in Europa, ha un problema. E adesso è un problema nuovo, che non si risolve con un comunicato stampa. Purtroppo ci sono voluti un anno e mezzo di causa e una sentenza per dire una cosa che dovrebbe essere ovvia. E cioè che il materiale con cui si allenano le macchine, le AI, appartiene a qualcuno. Ma nel frattempo l'hanno rubato, rubato ovunque. Voi cosa ne pensate? #DecisioniArtificiali #MCC #DirittoAutore #Musica #Copyright

  6. 5 gg fa

    FATE TUTTO CON L'AI. E SE DOMANI COSTASSE 50 VOLTE DI PIÙ?

    Fate tutto con l'Intelligenza Artificiale, e se domani costasse 50 volte di più, pensateci. Fate tutto con l'AI: preventivi, post sui social, mail ai clienti, bozze di contratto, codice, customer care, i numeri di fine mese. E oggi un piano economico costa 8 dollari al mese? Quello professionale 200? Ecco, immaginate per un istante se domani dovessero diventare 500 o 5.000. E cosa fate? Smettete? Sicuri? Lo sapete. Dopo aver iniziato a fare le cose con l'Intelligenza Artificiale, sarebbe poi come attraversare l'Italia in carrozza perché la benzina è cara. Sembra remoto, ma non è così improbabile. Seguitemi, perché ci sono due grandi tsunami dietro la porta. Il primo è quello dei blocchi. Il 12 giugno di quest'anno il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha ordinato a un'azienda americana di sospendere l'accesso ai suoi due modelli più avanzati per qualunque cittadino straniero. Dall'altra parte succede la stessa cosa. Pensate all'Italia. È stata la prima a bloccare DeepSeek, questa volta per ragioni di privacy, ma poi sono arrivate Australia, Taiwan, Corea del Sud, e poi anche l'India. Tutte bloccano AI straniere. Quindi se vi bloccassero l'Intelligenza Artificiale che usate per lavorare, su cui magari avete costruito il vostro mondo? E poi c'è il secondo tsunami alla porta: la borsa, che dopo anni passati a finanziare investimenti adesso comincia a chiedere utili. E i prezzi potrebbero salire quando chi vende sa che facciamo molta fatica ad andarcene. Poi i costi che stanno supportando i big sono infinitamente più alti rispetto a quello che ci fanno pagare, perché di fatto sono in perdita. Però per ora va bene così, per acquisire clienti, ma se gli investitori si stufassero e volessero iniziare a vedere utili? Ecco, ci vorrebbe un piano B. Ma lo avete un piano B? Perché se i due tsunami passano la porta, che si fa? Pagate 5.000 al mese per avere quello che oggi avete tra gli 8 e i 200 dollari? Eppure il piano B non è poi così un'utopia. Possiamo far girare modelli aperti, comprando macchine nostre, soprattutto per chi la usa come azienda, perché per chi la usa a casa ovviamente costano troppo, ma per le aziende io ritengo che sia pericolosissimo non farlo. E alle AI ne diamo tanti? Escono dalla porta dell'azienda. Oh, non serve mica chiudere gli account con i big, però serve sapere quali processi non devono fermarsi e serve tenerli a casa. Compra macchine oggi per le AI: oggi insomma sembra solo prudente, però tra un anno sembrerà furbo. E tra due? Tra i pochi resilienti. Voi cosa ne pensate? #DecisioniArtificiali #MCC #Costi #Sicurezza #Indipendenza

  7. 6 gg fa

    ARRIVA LA BOLLA DELLA AI? FORSE MA SOLO SPECULATIVA

    Sono qua davanti al cartellone del Nasdaq. Arriva la bolla dell'Intelligenza Artificiale, sì o no? Non è che forse poi è speculativa e basta? Il capo di SoftBank, Masayoshi Son, ha detto a Tokyo che domandarsi se l'AI sia una bolla è assurdo, e che chi fa quella domanda non ha capito niente di cosa sia l'AI. Poi ha detto che servono però 5.000 miliardi di dollari entro il 2040 per far funzionare l'AI, e che sembra una follia ma è sicuro che costerà così. Vabbè, da dove arrivi con la cifra non l'ha spiegato, però ha anche aggiunto che sempre nel 2040 l'AI varrà il 20% del prodotto interno lordo mondiale, e allora 800 trilioni di yen all'anno diventeranno un errore di arrotondamento. Sì, però mettiamo le cose in ordine: SoftBank dentro OpenAI ha messo oltre 60 miliardi di dollari, e continua a salire. È una parte finanziata con un prestito ponte da 40 miliardi che scade a marzo 2027, tra meno di un anno. Le banche però si sono tirate indietro e la richiesta è scesa a 6 miliardi, così nemmeno quella si è chiusa. Poi a marzo Standard & Poor's ha spostato l'outlook a negativo, scrivendo che la liquidità del gruppo peggiora perché OpenAI pesa ormai troppo dentro il portafoglio. Sono qua davanti al tabellone del Nasdaq, ma non sono un esperto di finanze, come sapete. Tuttavia un mio amico che lo è, qua a New York, su questa questione mi ha detto che quando uno ti giura che la sua scommessa è sicura mentre gira a cercare soldi per tenerla in piedi, sta vendendo. Qua negli Stati Uniti oltre la metà delle persone si dice molto preoccupata per la bolla dell'AI, quella teorica. Gente normale, gente che ha un mutuo, un fondo pensione, e si sente rispondere che non ha capito niente di AI. Però bisogna riflettere, perché vi dico cosa penso. Penso che l'AI sia arrivata per restare, così come lo era Internet nel 2000, no? Quando c'è stata la famosa bolla speculativa, io c'ero. Avevo anche venduto un sito per 1 miliardo di vecchie lire prima che tutti iniziassero a spaventarsi. Ma Internet è ancora qui, e vale mille volte quello che valeva nel 2000. Per cui, anche se ci sarà la bolla, sarà solo speculativa, e sarà il momento di comprare. Voi cosa ne pensate? #DecisioniArtificiali #MCC #Bolla #Mercato #SoftBank

  8. 11 ago

    CHI PUÒ ESSERE CONSIDERATO UN ESPERTO DI INTELLIGENZA ARTIFICIALE?

    Sì, ma chi può essere considerato un esperto di Intelligenza Artificiale? Vedete, oggi chiunque parli con un chatbot e lo sappia spiegare a qualcuno si presenta come esperto. Però ci sono diversi tipi di esperti, no? C'è chi scrive un prompt, c'è chi configura agenti, chi conosce i pesi di un modello, chi sa addirittura addestrarlo. E senza una definizione condivisa, la formazione dei formatori seleziona le persone sbagliate. Propongo allora una scala di competenze su quattro livelli. Primo, l'uso consapevole, cioè chi è in grado di interrogare un sistema, riconoscerne i limiti e i rischi e interpretare criticamente gli output. Il secondo livello è l'uso professionale, cioè integrare i sistemi nei processi di lavoro, configurare agenti e flussi. Il terzo livello ha a che fare con la competenza più tecnica: comprendere le architetture, i dati, il funzionamento dei modelli. E infine un quarto livello, quello di chi ricerca, quindi progettare, addestrare, valutare modelli. Vedete, in un momento in cui gli ex venditori di NFT, di crypto scam, oggi sono diventati tutti esperti di AI, è importante capire che cosa significa esperto. Aver letto articoli sui giornali di AI e farci dei video sopra non è essere esperti. E quindi per essere definiti esperti, secondo me, almeno in tutto quello che riguarda il mondo istituzionale, bisogna collocarsi almeno in uno dei quattro livelli. Anzi, per chi se ne occupa professionalmente, almeno al terzo e al quarto livello. Quindi chi la racconta e basta con i video sui social, senza avere un incarico, un ruolo istituzionale, un riconoscimento accademico, probabilmente non è un esperto: non si diventa esperti solo raccontandola, perché non sai cosa stai dicendo. Voi cosa ne pensate? #DecisioniArtificiali #MCC #Esperto #Competenze #Formazione

Descrizione

Marco Camisani Calzolari è docente universitario, consulente, autore, divulgatore scientifico, personaggio pubblico e Cyberumanista. È Cavaliere della Repubblica dell’Ordine della Stella d’Italia, Poliziotto ad honorem e Freeman of the City of London.

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