41 episodi

Tradizioni orale, aneddoti reali, fantasia umana e memoria storica ci rivelano l’identità di un popolo e del suo territorio. Un viaggio attraverso i miti e le leggende, brani tratti dai libri Miti Misteri e leggende del Veneto, Storie Miti e Leggende della Toscana, Miti e Misteri della Liguria, Guida ai luoghi della Treviso misteriosa. © Editoriale Programma -
Editoriale Programma è una casa editrice trevigiana, specializzata nella pubblicazione di libri di saggistica, storia, arte e cultura locale.
© Editoriale Programma
Scarica l'app Loquis per iOS e Android

Misteri e Leggende Editoriale Programma

    • Località e viaggi

Tradizioni orale, aneddoti reali, fantasia umana e memoria storica ci rivelano l’identità di un popolo e del suo territorio. Un viaggio attraverso i miti e le leggende, brani tratti dai libri Miti Misteri e leggende del Veneto, Storie Miti e Leggende della Toscana, Miti e Misteri della Liguria, Guida ai luoghi della Treviso misteriosa. © Editoriale Programma -
Editoriale Programma è una casa editrice trevigiana, specializzata nella pubblicazione di libri di saggistica, storia, arte e cultura locale.
© Editoriale Programma
Scarica l'app Loquis per iOS e Android

    Borgo Mazzano, il ponte del diavolo

    Borgo Mazzano, il ponte del diavolo

    Nei pressi di Borgo a Mozzano, un comune della Lucchesia di poco più di 7.000 anime, il fiume Serchio è attraversato da un ponte: il Ponte della Maddalena. Al Ponte della Maddalena è legata una leggenda, che lo ha fatto conoscere anche col nome di Ponte del Diavolo. Si racconta che il capomastro cui era stata affidata la costruzione del ponte, a pochi giorni dalla scadenza del termine che gli era stato imposto, si rese conto che non ce l’avrebbe fatta. Così, sprofondò in una cupa disperazione. Ma una notte, mentre sedeva da solo in riva al Serchio in cerca di una soluzione, gli apparve il diavolo. «Finirò io di costruire il ponte al posto tuo», gli disse. «Ma in cambio voglio l’anima di colui che per primo attraverserà il ponte.» Il capomastro accettò, e siglò il suo patto col diavolo. Ma la mattina seguente, preso da rimorso, andò da un prete a confessarsi. Il prete gli consigliò di rispettare il patto, e di fare in modo che il ponte fosse attraversato per primo da un maiale. Il diavolo, che seduto sul ponte si pregustava la conquista di una nuova anima, quando si accorse di essere stato ingannato, si inferocì a tal punto da gettarsi nel Serchio e non farsi più rivedere.
    © Editoriale Programma - Francesco Albanese

    Lucca e l'Orto Botanico

    Lucca e l'Orto Botanico

    Si dice che immergendo la testa nel laghetto dell’Orto Botanico di Lucca sia possibile vedere il bellissimo volto di Lucida Mansi. Lucida era talmente bella e talmente innamorata di sé che amava circondarsi di specchi. Rimasta vedova a 21 anni, non faticò molto a trovare nuovamente marito. Si risposò con Gaspero Mansi, un ricco commerciante di seta, molto più anziano di lei. Durante i viaggi del marito, Lucida amava tenere feste dove si accompagnava con giovani amanti, che puntualmente poi uccideva. Quando un giorno Lucida vide la prima ruga sul suo viso, il mondo le crollò addosso. Ma subito le comparve il diavolo, che le promise altri trent’anni di giovinezza e bellezza, in cambio dell’anima. Per altri 30 anni, Lucida continuò col suo comportamento dissoluto. Fino a che, il 14 agosto 1623, dopo 30 anni esatti dal patto, il diavolo bussò alla porta di Lucida. La donna scappò nel tentativo di salvare la sua anima, arrampicandosi addirittura sulla Torre delle Ore di Lucca, dove provò a portare indietro le lancette dell’orologio. Il diavolo la caricò sulla sua carrozza infuocata e le fece fare il giro sopra le mura di Lucca. La gente, con la testa al cielo, la sentiva gridare dalla carrozza mentre la vedeva invecchiare e trasfigurare. Fino a che, la carrozza non andò a inabissarsi nel laghetto dell’Orto Botanico. Questa è la leggenda.
    © Editoriale Programma - Francesco Albanese

    Pieve a Nievole, la frase di Dante

    Pieve a Nievole, la frase di Dante

    Procedendo da Pistoia verso Ovest, dopo Serravalle Pistoiese, su una curva della stradina che da Pieve a Nievole porta a Montecatini Alto, c’è un ponte. Sul muro in pietra del ponte è riportata, in nero sul bianco del marmo, una frase che si dice sia stata pronunciata in quel punto da Dante Alighieri. Era l’inizio del 1302 quando, con un processo farsa, il Guelfo Bianco Dante fu condannato dai Guelfi Neri all’esilio da Firenze. Nel “Libro del Chiodo”, custodito presso l’Archivio di Stato di Firenze, si legge: «Alighieri Dante è condannato per baratteria, frode, falsità, dolo, malizia, inique pratiche estortive, proventi illeciti, pederastia, e lo si condanna a 5000 fiorini di multa, interdizione perpetua dai pubblici uffici, esilio perpetuo (in contumacia), e se lo si prende, al rogo, così che muoia».
    Si narra che un giorno, mentre passeggiava proprio su quel ponte, il Sommo Poeta fu trovato da due soldati dei Guelfi Neri, che lo cercavano per arrestarlo e metterlo al rogo, anche se non lo avevano mai visto prima. «Stiamo cercando Dante Alighieri», gli dissero. «Lo avete visto?» «C’era quando c’ero», rispose Dante. Fu così che, dopo qualche attimo di interdizione, perplessi, i due soldati se ne andarono. E Dante, divertito, riprese la sua passeggiata.
    © Editoriale Programma - Francesco Albanese

    Pistoia, Via abbi pazienza

    Pistoia, Via abbi pazienza

    Vicino al Canto de’ Rossi, non lontano dall’Ospedale del Ceppo, c’è Via Abbi Pazienza. Il curioso nome di questa strada risale al tempo della lotta tra fazioni cittadine ed è legata a un fatto di sangue (o quasi). La leggenda narra che, in una fredda notte, un uomo della famiglia de’ Rossi attendesse in quella via un tale che gli aveva fatto un torto, per vendicarsi. Ad un tratto, mentre aspettava nelle tenebre, vide arrivare un uomo tutto bardato e incappucciato. Pensando che si trattasse del tale che stava aspettando, gli saltò addosso. Arrivati a questo punto, ci sono due versioni ben distinte della storia. Nella prima, l’assalitore colpì più volte con un coltello l’ignaro passante, riducendolo in fin di vita, per poi accorgersi, solo quando gli scoprì il volto, che non si trattava della persona che stava aspettando. Nella seconda, il passante si accorse dell’arrivo dell’aggressore e schivò il colpo. Poi si fece vedere in viso, e con immenso stupore l’assalitore scoprì che si trattava del suo migliore amico. In entrambe le versioni, il finale è comunque lo stesso: accortosi dello sbaglio, l’aggressore si scusò col passante, con un sentito: “Abbi pazienza”. Da qui, l’insolito nome della via.
    © Editoriale Programma - Francesco Albanese

    Certaldo, città dei misteri

    Certaldo, città dei misteri

    Per molti, Certaldo è la cittadina conosciuta per aver ospitato Giovanni Boccaccio nell’ultima parte della vita. Parliamo della Certaldo Alta, di quella parte della città che il tempo sembra aver dimenticato e che si è conservata così com’era nel Medioevo. Qui, nella Certaldo Alta infatti, è ancora possibile visitare la casa del poeta, situata sulla via principale, non a caso Via Boccaccio, ove sorge anche la Canonica dei Santi Jacopo e Filippo che custodisce le sue spoglie mortali. Forse. Sì, forse, perché gira infatti voce che all’inizio dell’800 il corpo di Boccaccio sia stato riesumato per essere portato chissà dove e il tutto rimane avvolto dal mistero. Come avvolta dal mistero è l’esistenza di una rete sotterranea di gallerie, percorsi e cunicoli scavati a mano intorno all’anno 1000 che conterrebbero al loro interno oggetti di valore come armature, paramenti, libri o altri oggetti, appartenuti, questi, al poeta Boccaccio. Ai cunicoli si accederebbe da numerosi punti sparsi qua e là per la cittadina, o un passaggio segreto all’interno di Palazzo Pretorio. E, ovviamente, da casa del Boccaccio. Da questi cunicoli si arriverebbe dritti dritti al Poggio del Boccaccio, una collina dalla sospetta forma a trapezio, ben visibile da Certaldo Alta. Gli scavi archeologici degli anni 60 portarono alla conclusione che il Poggio del Boccaccio è in realtà una grande piramide etrusca che il tempo ha ricoperto di vegetazione, cosa nasconda esattamente ancora, non ci è dato di sapere.
    © Editoriale Programma - Francesco Albanese

    Grassina, la casa delle fate

    Grassina, la casa delle fate

    Poco fuori Firenze, in località Grassina, nel Comune di Bagno a Ripoli, e più precisamente in Via Fattucchia, c’è una casetta disabitata, tutta rosa. Basta guardarla per capire che non è una casa come le altre. È immersa nel verde tra gli olivi, e la si vede da lontano. È una casa a forma di L, costruita nel Cinquecento dal Giambologna. All’interno, sul pavimento, un mosaico riporta la scritta Fata Morgana, e, poco più in là, sgorga acqua fresca da una fonte realizzata all’interno della casa. Ebbene, si dice che l’acqua di Morgana abbia il potere di far ringiovanire. Ma non solo. Si racconta anche che, nelle notti d’estate, il giardino circostante la casa si popoli di fate seducenti e ninfe meravigliose. Verità o leggenda, resta il fatto che la Casa delle Fate è decisamente suggestiva. E se andando a visitare la casa in una sera d’estate ci vedessimo accogliere da Fata Morgana, non ci sarebbe certo da sorprendersi.
    © Editoriale Programma - Francesco Albanese

Top podcast nella categoria Località e viaggi