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Un post di Phastidio ma parlato anziché scritto

Phastidio Podcast Mario Seminerio

    • News Commentary

Un post di Phastidio ma parlato anziché scritto

    Sigillate quel confine

    Sigillate quel confine

    In Italia abbiamo una certezza: ogni legislatura ha il suo tentativo di produrre una nuova legge elettorale, costruita in modo sartoriale per premiare la coalizione pro tempore al governo, o più spesso per penalizzare l'opposizione, e destinata ad essere affondata dal voto degli elettori. La legge elettorale spesso è la matrice che deve produrre governi stabilissimi ed in grado di distillare le pozioni miracolose che porteranno alla rinascita economica. Tali pozioni tendono ad essere differenziate per schieramenti, tra destra e sinistra, ma entrambe fanno leva sul feticcio del moltiplicatore keynesiano. Per la destra è soprattutto il taglio di tasse in deficit, destinato a moltiplicare la crescita e ripagarsi con gli interessi; per la sinistra è un'apparente maggiore "rettitudine fiscale", nel senso di minore deficit ma prodotto con un policy mix fatto di più spesa pubblica, quella rigorosamente "ad alto moltiplicatore", e più tasse, meglio se del tipo finalizzato a "punire" qualcuno. Quando i risultati tardano a materializzarsi, o meglio prendono le fattezze di una desolante stagnazione, ecco il nuovo impulso a cercare sempre maggiori risorse. Negli ultimi anni ci si è concentrati sull'elevata propensione degli italiani per la liquidità, cercando di indurli a spendere  con blandizie o minacce. Ora, sempre più, i nostri intellettuali da quotidiano, che ogni giorno si fronteggiano con nuove meravigliose idee per spianare il Turchino, si stanno orientando ad identificare il colpevole di tutto: la possibilità di diversificare i propri investimenti all'estero. Si moltiplicano quindi i "suggerimenti" a trattenere, con le buone o le cattive, i risparmi entro i confini nazionali, mettendo in discussione la libera circolazione dei capitali. Ma non solo. Come punire le imprese, che trovandosi di fronte un paese vieppiù inospitale ed oneroso, decidono di delocalizzare? Con un bella tassa di uscita, perché no? Scordando che diverrebbe automaticamente tassa di entrata, aggravando la desertificazione. Ma ormai il filone è aperto: attendiamoci anche delle exit tax per gli italiani che decidono di cercare all'estero quelle opportunità lavorative e professionali che stanno scomparendo qui da noi, a titolo di rimborso delle risorse fiscali destinate a istruzione e formazione. Sigillate quel confine, quindi: né capitali né persone vi escano. Fermate il mondo, gli italiani vogliono scendere. Un'aspirazione nordcoreana che, per l'ennesima volta, cerca la scorciatoia all'eclatante fallimento di un sistema-paese. Non attrarre capitali ma impedirne la fuoriuscita. 

    • 16 min
    Italiani, i più produttivi nell'autoinganno

    Italiani, i più produttivi nell'autoinganno

    Dopo la "proposta" della neo-premier finlandese, Sanna Marin, di ridurre l'orario di lavoro a 24 ore settimanali su quattro giorni a retribuzione invariata, immancabili sono giunte le entusiastiche reazioni di approvazione dall'Italia. Per l'occasione, sono state rispolverate proposte che ricalcano la gestione delle crisi d'impresa e la solidarietà "difensiva" è stata trasformata in "espansiva". Come segno dei tempi, nel paese dove la produttività stagna o si contrae da molto tempo, e che quindi sta preparandosi un gramo avvenire, la riduzione dell'orario di lavoro è presentata in chiave "produttivistica", e non di sottrazione del plusvalore ai capitalisti, per dirla col barbuto di Treviri. Lavorare meno per essere più "produttivi"? Ma da noi il problema più grave non è la bassa produttività ma la mancata comprensione del significato del termine. In troppi sono convinti che produttività sia sinonimo di sfruttamento e cottimizzazione. Oppure si crede che produttività sia quella cosa che sgorga dalla pur necessaria conciliazione dei tempi di vita e lavoro. Partiamo dalle basi: produttività è la sintesi di efficacia ed efficienza di un sistema economico nel combinare capitale, lavoro, tecnologia e istituzioni (scolastiche, educative, legali, amministrative). Data l’interpretazione italiana del concetto, quindi, non stupisce che al centro del nostro dibattito stiano personaggi folkloristici che pensano che, riducendo l'orario di lavoro, potremmo avere un'esplosione di occupati. La madre del modello superfisso è sempre incinta, dopo tutto. La strada? Prima si accresce il valore aggiunto di un sistema economico ed in seguito lo si redistribuisce, anche attraverso riduzioni dell'orario di lavoro a compenso invariato. Ancora una volta, l'ennesima, gli italiani cercano scorciatoie a questioni esistenziali nella vita di una comunità nazionale. Siamo e restiamo ineguagliati nell'arte dell'autoinganno. Aumentare drasticamente il costo del lavoro serve a ridurre l'occupazione e a spingerla verso il sommerso, non ad innalzare il valore aggiunto del sistema, che si forma in processi di lungo periodo, letteralmente generazionali, per i quali serve serietà nel perseguimento di un modello di sviluppo. Ma serietà ed italiani sono termini ormai mutuamente esclusivi.  

    • 16 min
    Si fa presto a dire educazione finanziaria

    Si fa presto a dire educazione finanziaria

    Dopo l'ultimo (in ordine cronologico) episodio di misselling, cioè di vendita di titoli non idonei al profilo di rischio ed alle conoscenze del risparmiatore (il caso della Popolare Bari), e dopo la comparsa della figura mediatica della risparmiatrice truffata a sua insaputa e che tuttavia ha scordato di applicare il buonsenso e di non mettere tutte o quasi le uova nello stesso paniere, si moltiplica l'invocazione alla taumaturgica "educazione finanziaria". Siamo sicuri che la soluzione sia davvero questa? Non fraintendetemi: io sono del tutto favorevole alla promozione dell'educazione finanziaria. Ma in un paese così desolatamente ignorante e funzionalmente analfabeta, credere che una non meglio definita "alfabetizzazione finanziaria", ammesso e non concesso di capire chi e come debba assumere il ruolo di docente, riuscirà a ridurre l'ineliminabile asimmetria informativa tra chi colloca strumenti di risparmio e chi investe in essi rischia di essere velleitario. Tra scandali e botte di populismo con invocazione di "punizioni esemplari", il rischio è quello di cadere nella solita ipernormazione all'italiana, con leggi che impongono sempre maggiori adempimenti formali e formalistici, o magari si spingono ad obbligare alla diversificazione, ad esempio vietando di investire più di una piccola percentuale in strumenti emessi dalla propria banca (vedrete che qualcuno proporrà anche questo). Malgrado ciò, continueremo ad avere "analfabeti finanziari" felici di esserlo sin quando rende, salvo trasformarsi in vittime di truffe odiose appena le cose vanno male ed autocertificare il proprio status di analfabeta finanziario invocando immancabili "ristori" che, visti i tempi della giustizia, vengono sostituiti da erogazioni pubbliche. Per questo dico: ben venga l'educazione finanziaria ma non facciamoci illusioni. Soprattutto in un paese come questo, dove si privatizzano i profitti e socializzano le perdite in modo compulsivo. A me basterebbe che si sapesse che mettere tutte le uova nello stesso paniere non è mai idea intelligente, e lo si ripetesse ogni giorno davanti allo specchio. 

    • 15 min
    Anche in Italia piangeremo sul liquido versato. In conto

    Anche in Italia piangeremo sul liquido versato. In conto

    L'anno nuovo porterà anche in Italia, come già accade in ampia parte d'Europa, rendimenti negativi di conto corrente. Non nella forma di tasso nominale negativo bensì di una serie di balzelli commissionali dalle più fantasiose denominazioni, come la vivace creatività delle banche consentirà. Futile pensare di sfuggire a questa situazione: qualsiasi banca (o fintech) destinataria di fiumi di liquidità perché non applica commissioni, sarebbe alla fine costretta ad alzare il ponte levatoio. Oltre alla corrosione che i tassi negativi della Bce esercitano sul conto economico delle banche, in atto ormai da un lustro e di cui non si vede la fine, un'ulteriore importante fonte di onerosità è data dai fondi interbancari di garanzia e tutela dei depositanti; soprattutto nel nostro paese, destinati a giocare un ruolo sempre più rilevante nei "salvataggi di sistema". In soldoni? Raffiche di modifiche unilaterali dei rapporti di conto, a cui la legge consente di rispondere con l'arma spuntata del recesso, perché un rapporto di conto serve comunque, e la tendenza a scaricare i crescenti oneri di sistema sui clienti è fenomeno del tutto comprensibile, perché le banche non sono Onlus. Banche che offriranno sempre più propri prodotti ad elevata marginalità (tradotto: costosi per il cliente), come gestioni patrimoniali e polizze a contenuto finanziario. Quasi sempre fatte con gestione attiva, che sta prendendo ceffoni senza sosta dagli strumenti passivi e low cost. Se state aspettando di vedere anche da noi mutui a tasso negativo, potreste essere delusi: potremmo in realtà avere ritocchi all'insù ai tassi praticati sui prestiti, concessi secondo criteri sempre più restrittivi. Ecco perché, quando sentite esecrare le banche perché "pensano solo a tagliare i costi, soprattutto del personale, e non ad aumentare i ricavi", pensate che '"aumentare i ricavi" di solito vuol dire mettere le mani in tasca ai clienti, offrendo loro prodotti molto costosi e giocando sull'asimmetria informativa che deriva anche dalla mediamente scarsa alfabetizzazione economica e finanziaria. Per usare una delicata perifrasi. 

    • 15 min
    Tra Iri e Gepi, l'eterno ritorno del fallimento italiano

    Tra Iri e Gepi, l'eterno ritorno del fallimento italiano

    Un breve viaggio nel tempo ad uso dei più giovani e di quelli che, non essendo più giovani, soffrono di amnesie. La storia dell'intervento pubblico nell'economia italiana è una storia di successo solo nella fase iniziale, quella della costruzione del patrimonio infrastrutturale del paese e dello sviluppo dell'industria pesante. Ma questa fase si esaurì oltre mezzo secolo addietro. Dagli anni Settanta, la storia di quell'intervento è fatta di distruzione di risorse fiscali, in parallelo all'aumento dell'apertura dell'economia italiana al processo di globalizzazione, a cui un paese trasformatore come il nostro non poteva certo rinunciare. Indietro non si torna, ovviamente, perché non si può riavvolgere il nastro del tempo. Le narrazioni e gli spin del marketing politico, rafforzate da qualche autonominato vecchio saggio che esercita il proprio immaginario magistero da cattedre altrettanto inesistenti, sono solo una manifestazione di disperata impotenza, oltre che di cinismo elettorale. Ma è utile ricordare cosa è stato un esempio eclatante di degenerazione del sistema paese, di cui in molti oggi hanno nostalgia: il modello Gepi. Nata come private equity ante litteram per aziende in temporanea difficoltà (spesso una pietosa e costosa bugia), è diventata la discarica degli esuberi del sistema privato, una delle innumerevoli leve del fallimentare intervento pubblico nel Mezzogiorno, ed in ultima istanza il maggior produttore di cassintegrati a vita e lavoratori socialmente utili del paese. Chi non ricorda il proprio passato è condannato a ripeterlo. Oppure a vivere di narrazioni tossiche. 

    • 16 min
    Il patriottico assalto al risparmio degli italiani

    Il patriottico assalto al risparmio degli italiani

    Un sistema produttivo boccheggiante, riflesso di un sistema paese fallito: i casi Alitalia ed Ilva sono solo la punta dell'iceberg. La reazione della politica è sempre quella che ci ha regalato la sceneggiata sulla riforma del MES: il complotto esterno contro l'Italia. Proviamo a fare un semplice test di questi due casi eclatanti e mediaticamente sovraesposti di fallimento del sistema paese. Davvero pensate che siano i fantomatici ed inesistenti "vincoli europei" ad impedirne il salvataggio, o non piuttosto i vincoli di realtà? La strada è segnata, al di là di questi due casi: vittimismo, distruzione di risorse fiscali, crescita stagnante, ambiente ostile all'impresa, rapporto debito-Pil che si autoalimenta. Per rinviare il dissesto ci sono due modi, tra essi complementari: aumentare la tassazione, soprattutto quella di matrice patrimoniale, per compensare debito pubblico e ricchezza privata; e la cosiddetta repressione finanziaria. Quella cosa che spinge a mettere le mani sul risparmio liquido degli italiani e su quello investito in attività estere, per il principio della diversificazione, che presto diverrà reato contro lo Stato. Dirottare, con le buone o le cattive, il risparmio degli italiani a tenere in vita attività fallite o che stanno per soccombere. Quello che lo Stato ha fatto per decenni, sin quando non è entrato in crisi fiscale. Per questo non mi sento di escludere nulla, all'aggravarsi della crisi. Anche iniziative di confisca del risparmio privato. È il paese che divora se stesso.

    • 15 min

Customer Reviews

luca.podcast ,

Podcast

Grande Mario, grazie sia del podcast che del tuo sito.

Xand&Roby ,

Seminerio ovvero uno sguardo netto e conciso sul BelPaese(llo).

Seminerio da anni, attraverso diversi canali, sprona i suoi lettori e ascoltatori ad avere un approccio pragmatico, con quel pizzico di sarcasmo (Q.B., anche se in questo Paese non è mai abbastanza) necessario per non mandar tutti al BelPaese e star bellamente a mollo in qualsiasi altro lido meno disgraziato del Globo. Andrebbe ascoltato, come lettura critica e chiara della realtà, nelle scuole, nel vano tentativo di rischiarare il porto delle nebbie degli elettori italici, nel frattempo non possiamo che ringraziarlo, per il servizio che da, gratuitamente, a chi volesse ascoltare e discernere del quotidiano.
AVERCENE!

Vito Giagulli ,

Grazie Mario!

Parafrasando la frase con la quale la introducono il sabato mattina alle Belve: Grazie Mario!
La seguo sempre con molto interesse, anche sul canale di Liberi Oltre.
Grazie.

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