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Radio degli studenti universitari di Cagliari. Mission del media è raccontare il movimento culturale e la città nei suoi molteplici aspetti

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    • Cultura e società
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Radio degli studenti universitari di Cagliari. Mission del media è raccontare il movimento culturale e la città nei suoi molteplici aspetti

    Arcipelago Sardegna: pratiche di condivisione per l’inclusione

    Arcipelago Sardegna: pratiche di condivisione per l’inclusione

    Su Unica Radio il presidente dell'associazione Arcipelago Sardegna Filippo Spanu ci racconta un nuovo progetto per rafforzare le reti di comunità a Monteleone



    L'Ente del terzo settore (ETS) Arcipelago Sardegna ha avviato un nuovo progetto a Monteleone con l'obiettivo di rafforzare le reti di comunità e promuovere la coesione sociale. Il progetto, intitolato "Reti di comunità a Monteleone: condivisione, intergenerazionalità e inclusione", si basa sui valori di partecipazione, intergenerazionalità, inclusione e multiculturalità.



    Attività e servizi per la comunità



    Le attività previste dal progetto sono molteplici e mirano a coinvolgere l'intera comunità di Monteleone. Saranno attivati servizi sociali di animazione, formazione e relazione di vicinato, in particolare per gli anziani. Verranno inoltre promosse attività intergenerazionali, come la mutua formazione e la diffusione delle competenze sociali, tradizionali e digitali. Il progetto prevede anche l'informazione, la promozione e il supporto di reti sociali e Patti di Comunità, nonché la mediazione sociale e culturale per l'integrazione di nuovi gruppi sociali ed etnici.



    Un passo importante verso una comunità più coesa



    Il progetto "Reti di comunità a Monteleone: condivisione, intergenerazionalità e inclusione" rappresenta un passo importante verso la creazione di una comunità più coesa e inclusiva. Attraverso le diverse attività previste, il progetto mira a rafforzare i legami tra i cittadini, promuovere la partecipazione attiva e valorizzare le differenze. L'iniziativa rappresenta un esempio concreto di come l'impegno del terzo settore possa contribuire al benessere e allo sviluppo delle comunità locali.

    • 7 min
    Federica Lecca: le Launeddas nel cuore

    Federica Lecca: le Launeddas nel cuore

    La suonatrice e insegnante di Launeddas Federica Lecca presenta il progetto Su Cuntzertu Antigu



    Federica Lecca è una suonatrice di Launeddas, attiva anche nel campo dell'insegnamento dello strumento.
    Dopo aver avuto i rudimenti dal maestro Luigi Lai, non si è più fermata ed ha percorso coraggiosamente questa strada.
    La sua attività si innesta nella tradizione locale, della quale i famosi strumenti ad ancia fanno parte da secoli. Tuttavia, paradossalmente, va controcorrente: le launeddas erano infatti un tempo, come altre forme d'arte, di appannaggio esclusivamente maschile. Ma ha fatto di più: si è specializzata a tal punto da riuscire a diventare padrona dello strumento, e quindi, insegnante. E come colpo finale, ha creato un progetto tutto al femminile: Su Cuntzertu Antigu. Che tuttavia di antigu non ha più nulla, se non le radici degli strumenti isolani, dalle quali tuttavia cresce come un grande albero che si rinnova continuamente.



    Un suono antico ma sempre nuovo



    L'origine delle Launeddas è avvolta nel mistero. Diversi sono infatti studi condotti in merito, con altrettanto diverse conclusioni: dal postnuragico, all'epoca romana, al '700. Anche l'origine del nome è argomento di dibattito: diversi studiosi, fra cui l'etnologo Wagner, hanno cercato una spiegazione plausibile. Le teorie più accreditate lo farebbero risalire a "lionellas", per il fatto che, in epoca romana, si realizzavano strumenti a fiato a partire alle ossa dei leoni. Oppure, alla parola sarda che indica l'oleandro, pianta con la quale si costruivano particolari tipi di flauto.
    Nelle Launeddas, il rapporto fra suonatore e strumento è molto più stretto che in altri contesti: è infatti egli stesso a raccogliere i materiali di realizzazione. Spesso tra l'altro, si assicura di possedere i terreni in cui crescono le canne necessarie a costruirlo, e si occupa inoltre della manutenzione. Il titolo del progetto di Federica Lecca deriva dal nome che prende l'insieme delle componenti delle Launeddas: Cuntzertu.

    • 14 min
    DERF e la sua arte ai nostri microfoni

    DERF e la sua arte ai nostri microfoni

    Abbiamo intervistato Nicola Obino, in arte DERF, che ci ha parlato della sua idea di arte e dei suoi ultimi lavori



    Abbiamo avuto il piacere di chiacchierare con Nicola Obino, in arte DERF. L'amore ricambiato per Sant'Antioco, il luogo dove vive e a cui è particolarmente affezionato, lo ha spinto a mostrare il suo talento come artista. L'ultima sua opera è un murale per celebrare Sant'Antioco e in particolare ciò che la caratterizza maggiormente, a prescindere dalle logiche turistiche. Infatti, nel murale compare su ciu, la barca tipica dei pescatori di Sant'Antioco. DERF è molto legato alle tradizioni sarde, per quanto cerchi di rivederle in un'ottica più pop e dal suo personale punto di vista. Infatti, tra i soggetti che ha rivisitato vi è proprio Sant'Antioco, il santo patrono. Ama usare molto i colori che ricordano il suo paese, come il granata e il blu delle imbarcazioni.



    Ai nostri microfoni, DERF ci ha raccontato la sua vita professionale e la sua idea di arte, che è passata attraverso diversi periodi espressivi. Infatti, Nicola Obino lascia il suo segno da quando aveva 13 anni, con dei graffiti che già firmava con il suo pseudonimo. Successivamente è passato alla pittura e ad altre forme artistiche. Secondo lui, l'arte deve stimolare la curiosità nei fruitori e nei curiosi e comunicare a tutti loro dei messaggi.



    Obino non disdegna neanche di collaborare con le realtà del posto: ne è un esempio la sua realizzazione di un'etichetta di una bottiglia di Carignano del Sulcis per conto di un'azienda vitivinicola locale, che riprende un suo quadro; in questo caso, ha digitalizzato una foto della sua opera. Inoltre, ha creato le magliette che vengono stampate in occasione della festa di Sant'Antioco, per promuovere l'evento a modo suo. In futuro, gli piacerebbe proseguire su questa strada, magari creando delle etichette per delle bottiglie da collezione.

    • 7 min
    Ivo Murgia narra i viaggi tra il Sudafrica e l’Indonesia con “Click”

    Ivo Murgia narra i viaggi tra il Sudafrica e l’Indonesia con “Click”

    Abbiamo intervistato Ivo Murgia per raccontarvi il suo ultimo libro, "Click", ambientato tra il Sudafrica e l'Indonesia



    Ivo Murgia è un eclettico comunicatore di Cagliari. Classe 1974, è un conduttore televisivo e radiofonico, un autore in lingua sarda e italiana, un editore e un operatore culturale. I viaggi sono una delle sue più grandi passioni e, uniti al suo amore per la comunicazione, riescono a creare libri che ci permettono di essere in posti molto lontani da noi almeno con la mente. "Click" è il frutto di questo connubio, con due racconti di viaggio ambientati rispettivamente in Sudafrica e in Indonesia.



    Ai nostri microfoni, Murgia ci ha raccontato la sua vita professionale, il suo libro e cosa ha imparato nei suoi viaggi. Ci ha inoltre raccontato il suo lavoro da autore e vicedirettore della casa editrice ed etichetta discografica Il Cenacolo di Ares e come, secondo lui, dovrebbe migliorare la comunicazione in Sardegna.



    "Click!" è un libro senza fotografie ma che fa comunque viaggiare con l'immaginazione. In questo lavoro, Murgia cerca di trasmettere, con la sua scrittura, le emozioni che ha provato durante i suoi percorsi e la sua permanenza in quei luoghi; inoltre, narra come si è interfacciato con le popolazioni e la cultura locali, dando spazio alle particolarità della sua esperienza. Le due parti che compongono il volume, edito dal Cenacolo di Ares nella sua collana "Gli Indipendenti", svelano situazioni e ambientazioni poco conosciute o pubblicizzate; la parte sul Sudafrica si intitola, appunto, "Click", mentre "Manioc" è il nome che prende il resoconto del viaggio in Indonesia.



    Il Cenacolo di Ares è un'associazione culturale che ha fra i propri scopi sociali quello di promuovere  la cultura nelle sue varie forme; a partire dal 2015  è una casa editrice ed  etichetta discografica indipendente, guidata da Igor Lampis e Ivo Murgia e che pubblica libri e album di vari generi.

    • 9 min
    Stefano Piras: Is Paras in un videogioco

    Stefano Piras: Is Paras in un videogioco

    Il musicista Stefano Piras ha realizzato Idili: un videogioco ambientato nel Nuraghe di Isili



    La vicenda di Stefano Piras è un esempio dell'imprevidibilità dell'avvenire, che può portarci a deviare verso strade impreviste nella nostra realizzazione personale.
    Con il tempo che corre, si finisce inevitabilmente per fare molte esperienze. Da queste, scaturiscono degli interessi che diventano vere e proprie passioni. Ma il tempo è tiranno. Spesso queste passioni, complici le pressioni a cui ci sottopone la vita adulta, finiscono da parte, in favore di più importanti impegni lavorativi e formativi. E' anche vero che tuttavia, a volte, improvvisamente e prepotentemente, queste passioni ritornano sul nostro cammino. E finiscono per intersecare, più o meno felicemente, i binari che ci siamo preposti di percorrere. E' proprio il caso del musicista isolano, il quale, trovandosi di fronte un master sulla musica nei videogiochi, ha fatto di necessità virtù. Il risultato? La trasposizione, in un videogioco, di un'avventura ambientata a Isili.



    Nuraghi in pixel



    Il gioco è ambientato nel nuraghe Is Paras, situato a Isili. Piras ha avuto modo di visitarlo più volte, essendo originario dello stesso territorio. Ciò gli ha permesso di ricreare fedelmente l'ambientazione di gioco. Il legame con la Sardegna è evidente, ma è ancora più evidente il ritorno ad una passione mai abbandonata e sempre pronta a riaffacciarsi. La quale, in questo caso, è diventata la chiave per ottenere un riconoscimento non da poco, grazie anche alle sue doti artistiche.
    Per riuscire nell'intento, il giovane, non essendo un programmatore, si è avvalso di un team di collaboratori formati nel settore.
    Hanno partecipato al progetto Alessio Porceddu, 3D designer, Emanuele Balia, programmatore, e l'Art Director Raphael Bernal Tejedor. Si sono inoltre avvalsi del sistema IntellMove.
    Per questioni pratiche ed economiche, il gioco sarà disponibile esclusivamente per PC, essendo la trasposizione su consolle troppo dispendiosa.

    • 6 min
    Studenti in erba all’Orto Botanico

    Studenti in erba all’Orto Botanico

    Il 27 marzo scorso, per continuare le nostre attività di PCTO con la scuola, ci siamo recati insieme ad alcuni dei nostri docenti e agli esperti di Unica Radio all’Orto Botanico di Cagliari



    Arrivati all'Orto Botanico, abbiamo aspettato che diminuisse la pioggia, e avendo potuto chiudere gli ombrelli ci siamo incamminati lungo la nostra visita ai giardini, in mezzo alle piante che rilucevano di quella pioggia mattutina. All'Orto Botanico, gli ambienti che abbiamo attraversato erano vari, e a distanza di pochi passi si trovavano piante che normalmente vivrebbero agli antipodi.



    Dall’ingresso, con le piante che adornano anche i viali di Cagliari, ci siamo recati al versante sud dell’orto, dove abitano le piante originarie di ambienti più caldi e aridi. Successivamente verso un museo che ospita modelli di piante carnivore. Esse non vengono più coltivate nell’orto botanico a causa delle condizioni di conservazione che a Cagliari sono troppo difficili da garantire lungo tutto l’anno.



    Le tappe



    Un’altra tappa molto interessante da visitare è stata quella in cui si possono trovare i ficus, immensi alberi, alcuni vecchi di secoli, che non crescono solo in altezza, ma si espandono anche orizzontalmente. Questo è possibile, ci è stato spiegato dalla nostra guida, dalla crescita di radici aeree che, una volta ancorate al terreno. Esse si accrescono e diventano delle vere e proprie colonne che aiutano l’albero a mantenersi in equilibrio. L’ambiente dei ficus viene mantenuto adatto alle piante grazie all’utilizzo di irrigatori che vaporizzano l’acqua sulle piante, e grazie al particolare luogo in cui si è scelto di piantarli. Queste bellissime piante si trovano alle pendici di un’antica cava romana. Ancora oggi si possono scorgere i segni degli scalpelli, la quale separa quel microsistema dalle condizioni climatiche esterne.



    Un’altra tappa che ci ha particolarmente colpito non riguardava propriamente le piante. Un angusto passaggio scavato nella roccia calcarea, in uno dei punti più alti del luogo, si apriva in un’antica cisterna vecchia più di duemila anni. L’intonaco era originale, anche se scalfito da qualche vandalo, e si respirava un autentico odore di passato. Al di sopra di essa si trova la biblioteca della facoltà di giurisprudenza (che impedisce ad oggi l’ingresso dell’acqua), rendendo dunque accessibile la cisterna, in cui recentemente si sono tenuti anche suggestivi concerti.



    Una nuova esperienza



    La visita nel complesso è stata un’attività formativa molto interessante e, soprattutto, diversa da quello che abbiamo solitamente la possibilità di provare. Siamo stati ben lieti di poter finalmente imparare dal vivo e fare esperienza diretta delle informazioni che dovremmo studiare sui libri.

    • 2 min

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