20 episodi

Ogni puntata tratta un argomento monografico riguardante la storia del Cinema. In studio conducono Marco Belemmi, Federico Minguzzi, Francesco Morosini, Alessandro Nunziata e Lorenzo Scappini.

Viaggio nella Lun‪a‬ Viaggio nella Luna Crew

    • Cinema: recensioni
    • 5.0 • 7 valutazioni

Ogni puntata tratta un argomento monografico riguardante la storia del Cinema. In studio conducono Marco Belemmi, Federico Minguzzi, Francesco Morosini, Alessandro Nunziata e Lorenzo Scappini.

    Intervista ad Alessandro Riceci

    Intervista ad Alessandro Riceci

    La truppa lunatica si è ritrovata questo sabato a (stra)parlare nel solito appuntamento Live su Twitch dalle 22 alle 24 con un ospite d’eccezione: l’attore cattolichino trapiantato a Roma Alessandro Riceci.







    Alessandro ci ha parlato come un fiume in pena dei suoi progetti passati, presenti e futuri, e i Viaggiatori Lunari hanno trascorso con lui due piacevolissime ore di puro cinema.







    Ci si è soffermati soprattutto sul suo ruolo interpretato nella Serie TV di Paolo Sorrentino The New Pope. Un personaggio difficile e ambiguo: Fabiano, una sorta di ruffiano subdolo e ingannatore che circuisce una fanciulla e la trascina verso la perdizione. Un ruolo tutt’altro che secondario che lo ha proiettato nell’Olimpo dei giovani attori italiani più interessanti grazie ad una performance di notevole spessore scenico. Ovviamente i Viaggiatori lo hanno bombardato di domande sul modus operandi di Sorrentino e sull’impalcatura della Serie Tv. Ma anche sul suo stile di recitazione e sugli espedienti che deve usare un attore per girare una così ardua mise en scene. Alessandro ha risposto volentieri ad ogni quesito regalando peraltro alcune perle sotto forma di trivia che vi consigliamo caldamente di ascoltare nel podcast.







    Ovviamente si è parlato anche di tanto altro con Alessandro, compreso il film girato recentemente con Lamberto Bava che probabilmente, a causa della difficile congiuntura economica, non verrà distribuito.







    Insomma una chiacchierata informale di Cinema a 360 gradi che delizierà, ne siamo sicuri, i nostri ascoltatori. Non rimane altro da fare che cliccare play e godersi il podcast. Buon Cinema a tutti.

    • 2 ore
    I 25 attori migliori del secolo

    I 25 attori migliori del secolo

    Dopo lo sbarco su Twitch la truppa dei viaggiatori lunari si trova, come primo cadeau di benvenuto, a fronteggiare quello che per tutto il settore è, con tutta evidenza, una profonda crisi di mancanza di contenuti. La pandemia di Covid infatti sta gettando l’intero comparto cinematografico in un profondo stato di prostrazione con sale cinematografiche chiuse e opere la cui produzione slitta nel tempo verso date indefinibili (si veda a titolo di esempio la vicenda del remake di Dune di Denis Villeneuve). La crisi di opere nel Cinema assurge dunque ad afonia anecoica, un panteistico silenzio bianco che ricopre ogni tentativo di rapportarsi alla Settima Arte. Il Covid ha così, di fatto, privato della sua Semantica un’arte che viveva di opere fresche e molteplici che rinnovavano il suo linguaggio ad ogni uscita.







    E dunque fare il critico cinematografico non è mai stato così duro come di questi tempi, come avranno certamente preso atto Anthony Oliver Scott e Manhola Dargis del New York Times. Ma i due non si sono certo persi d’animo e hanno reagito alla stagnazione paludosa dando vita ad una classifica dei 25 attori migliori del secolo. Un mezzo per sublimare forse l’astinenza da film in cui tutti siamo tragicamente coinvolti. Ed ha funzionato. Ha funzionato egregiamente. Improvvisamente le fanzine e i blog di Cinema di mezzo mondo, risvegliandosi da un torpore da lock-down, si sono confrontati con la classifica dei due giornalisti dando vita ad un dibattito appassionante rimbalzato sui social e sui mezzi di informazione tradizionali.







    Va da sè che anche i Viaggiatori Lunari non potevano esimersi dal prendere in esame la lista e dire la loro in proposito. E di cose da dire ce ne sono davvero tante, a cominciare dalla presenza imbarazzante di attori che sembrano aver nulla a che fare con una piazza d’onore così alta scelta per loro. E stiamo parlando di: Melissa McCarthy (22esimo posto), Rob Morgan (20esimo), Wes Studi (19esimo), Alfre Woodard (17esima), Kim Min-Hee (16esima). Mentre altri grandissimi attori come Willem Dafoe e Joaquin Phoenix vengono relegati rispettivamente a un 18esimo, oppure ad un 12esimo posto.







    E poi le tragiche mancanze: Jeremy Irons, Edward Norton, Sam Rockwell, Cristoph Waltz, Frances McDormand, Rachel Weisz solo per citare alcune delle più clamorose. Meritati sono invece i posti d’onore riservati a due autentici mostri sacri come Daniel Day Lewis e Denzel Washington, rispettivamente terzo e primo (divisi dalla sorprendente presenza di Isabelle Huppert nientemeno che collocata al secondo posto).







    Naturalmente grande orgoglio per la presenza di Toni Servillo al settimo posto, un attore che ha espanso il suo talento attoriale attraverso numerosi progetti italiani degli ultimi tempi, contribuendo con la sua mostruosa verve a dare nuova linfa ad un settore che, in Italia, sta tentando di ripartire dopo anni di tremenda stagnazione di contenuti (e no, non c’entra nulla il Covid in questo).







    Di seguito la classifica completa stilata dal New York Times sui 25 attori più bravi di questo secolo:









    * Denzel Washington* Isabelle Huppert* Daniel Day Lewis* Keanu Reeves* Nicole Kidman* Song Kang Ho* Toni Servillo* Zhao Tao* Viola Davis* Saoirse Ronan* Julian Moore* Joaquin Phoenix* Tilda Swinton* Oscar Isaac* Michael B. Jordan* Kim Min-hee* Alfre Woodard* Willem Dafoe* Wes Studi* Rob Morgan* Catherine Deneuve* Melissa McCarthy* Mahershala Ali* Sonia Braga* Gael Garcia Benal

















    Per due ore i Viaggiatori Lunari hanno chattato in videoconferenza misurandosi anche con i commenti degli spettatori su twitch.

    • 2 ore
    Alla mia Piccola Sama, il capolavoro documentaristico sul conflitto in Siria

    Alla mia Piccola Sama, il capolavoro documentaristico sul conflitto in Siria

    Puntata da quasi-lockdwon per i Viaggiatori Lunari che utilizzano Streamyard per registrare la diretta evitando di accedere alla Radio. Si apre con il dovuto omaggio al Gigante Scomparso: Sean Connery. Si ripercorre la carriera di quest’uomo che durante la sua vita ha seminato charme con il furore di un’ape impollinatrice.







    Attraverso la disamina dei film preferiti dai ragazzi si cerca di scavare nel personaggio per arrivare all’uomo, al fulcro del talento che ha consacrato Connery all’Iconografia della Settima Arte, per sempre.







    Quindi il Bedo ci parla di “Alla mia Piccola Sama”, opera sul conflitto siriano e sulla devastazione materiale e umana che una tale guerra civile ha comportato su chi l’ha vissuta in prima persona. E attraverso gli occhi di Wadi Al-Khateab ripercorriamo le tappe dell’escalation, dalle proteste studentesche del 2011 ad Aleppo fino allo scoppio della guerra con essenzialmente tre fazioni a fronteggiarsi: governativi fedeli al regime di Hassad, ribelli anti-governativi e estremisti islamici di varia natura e fazioni. Lo sguardo puro di questa ragazza ci conduce attraverso le indicibili atrocità della guerra, in mezzo a corpi dilaniati e macerie di un posto che un tempo fu bellissimo: Aleppo. Wadi e suo marito Hamzi tentano di opporsi alla distruzione allestendo un ospedale in un edificio semidistrutto. Da qui quotidianamente combattono per salvare vite. Le storie delle persone che passano attraverso le loro mani salvatrici sono l’impalcatura narrativa del film, che rimane una capitale testimonianza sopra un evento bellico altrimenti quasi oscurato in Occidente.







    Fede ci parla poi della maratona dedicata a Ken Loach che sta facendo ultimamente, portando all’attenzione due titoli: “Sorry we missed you” (2019), l’ultima fatica del regista del Warwickshire, che nuovamente investe sul cinema di realtà, sondando ancora il delirante sistema lavorativo della Gran Bretagna, che in tal senso troppo “Gran” non è. Il film nel dettaglio narra le vicende di Ricky e Abbi Turner, una coppia proletaria di Newcastle, che si fa letteralmente il mazzo per portare a casa la pagnotta. I due di comune accordo, decidono di vendere l’automobile della moglie, un’infermiera che assiste i pazienti a domicilio, per dare la possibilità al marito di acquistare un furgone e “mettersi in proprio”, diventando uno dei tanti corrieri che in UK vengono chiamati “White Van Men”. Ricky avrà presto a che fare con un titolare dispotico che gli imporrà ritmi lavorativi rigidissimi, con contorno di pesanti sanzioni e pochissima tutela, che metteranno a dura prova la sua tempra. Se a tutto questo aggiungiamo un figlio poco avvezzo al rispetto delle regole, il quadro è completo. Loach ci regala uno splendido film che non lascia spazio alla retorica cinematografica, dove non ci propone soluzioni che rimboccano le coperte dandoci il bacetto della buonanotte, ma ci racconta invece, la cruda realtà in tutta la sua spietata vividezza.Rimane anche il tempo per citare un altro pezzo pregevole di Loach: “Paul, Mick e gli altri” (2001), un altro spaccato del reale che qui mette a fuoco il mondo del precariato all’interno del sistema ferroviario britannico durante il periodo della privatizzazione del settore, che ebbe luogo in Inghilterra nel 2001.







    Oltre a questo si è parlato di Queen’s Gambit, de Il Processo ai 7 di Chicago e di molto altro.







    Scopritelo ora ascoltandovi il podcast.

    • 1h 56 min
    Tenet, l'ultima fatica di Nolan al microscopio

    Tenet, l'ultima fatica di Nolan al microscopio

    Non poteva essere diversamente: l’ultimo film di Nolan doveva prima poi approdare sul tavolo operatorio di VnL per essere debitamente vivisezionato. Il film (che forse più di ogni altro ha risentito della pandemia in corso) ha avuto una gestazione e una distribuzione a dir poco travagliate. Rinviato più volte è stato finalmente fatto uscire in Italia a fine agosto e nel resto del mondo nei mesi di settembre e ottobre.







    Una produzione ciclopica con un budget di 205 milioni di dollari (il più alto che Nolan abbia mai gestito) e ben sette set sparsi per il mondo (Italia, India, Danimarca, Norvegia, Estonia, UK e USA) con un coordinamento logistico da far invidia ad un’operazione bellica su larga scala. E poi la gestazione del soggetto e della sceneggiatura, lasciate decantare e macerate da Nolan per 15 lunghi anni attraverso i quali la storia ha preso forma nelle mani del regista londinese.







    Non diremo altro del film per non incorrere in infausti spoiler che mai come in questo film potrebbero essere dannosi per la visione. Qualcosa ovviamente diciamo in trasmissione, se qualcuno lo desidera puà ascoltare il podcast senza temere che si sveli alcunchè di fatidico per quanto riguarda la trama.







    Una cosa la diciamo qui come l’abbiamo detta in trasmissione: il film alla fine delude. Delude per il suo eccessivo barocchismo di una trama che a detta di Mereghetti richiede un paio di lauree in Fisica Teorica per essere fruita a pieno. Delude per l’ampollosità narrativa e l’oscurità della storia, che soffoca qualsiasi tipo di interpretazione ermeneutica. Delude per l’intricato susseguirsi di scene fini a se stesse che molto spesso non aggiungono quasi nulla al contesto.







    Poi entra in scena Federico con le sue ineffabili classifiche. La classifica di Variety sui 10 film della storia dell’Horror (uno per ogni decade). Ascoltate il podcast per scoprirla.







    E infine una classifica assolutamente spumeggiante con i 10 film che propongono figure di bambini che assurgono al rango di “piccolo genio del male”. Gli infanti cioè più inquietanti e detestabili (i piccoli geni del male che fanno PAURA), classifica che vi proponiamo di seguito e che potete ascoltare nel podcast.







    10 – OPERAZIONE PAURA (Kill, Baby, Kill!) – di Mario Bava (1966)Uno dei masterpezzi baviani per eccellenza che introduce l’ectoplasmica presenza, tutt’altro che benaugurante, di Melissa Graps che quando si palesa alle povere vittime le induce a suicidarsi.Curiosità: L’inquietante spettro di Melissa è in realtà un bambino: Valerio Valeri, figlio del portinaio di Mario Bava, che il regista vedeva spesso giocare a palla.Altra curiosità che ormai conoscono anche i battiscopa di casa vostra è che la figura di Melissa piacque tantissimo a Federico Fellini, che decise, all’insaputa di Bava, di trasporla in maniera pedissequa, all’interno del suo corto “Toby Dammit” che compone la pellicola antologica “Tre passi nel delirio”. Vedendo il film, Bava si rivolse alla Masina dicendole: “È la stessa del mio film!”, le sorridendo fece spallucce e disse: “Mario, sai com’è Federico…”.







    9 – BABY KILLER (It’s Alive!) – di Larry Cohen (1974)B-Movie che ha rischiato di diventare un cult incredibile che si presenta subito delicato. Un bambino secondogenito nasce deforme, a causa di una serie di farmaci prescritti alla madre durante la gravidanza, in un’ospedale, chiaramente uno dei medici, alla vista di ‘sto abominio tenta di ucciderlo ma il bambino ammazza lui e tutti gli altri medici nella sala operatoria lasciando una carneficina. Da lì parte la caccia al neonato.







    8 – BROOD (The Brood) – di David Cronenberg (1979)Con Oliver Reed e Samantha EggarL’orda di creature-bambine asessuate generate da...

    • 2 ore 1m
    Il Ritorno di Viaggio nella Luna (otto stagioni, e non sentirle)

    Il Ritorno di Viaggio nella Luna (otto stagioni, e non sentirle)

    L’ottava stagione di Viaggio nella Luna è finalmente arrivata, che lo vogliate o no. L’allegro squadrone è tornato con la prima puntata, e sembra essere uscito indenne, per lo meno a livello di salute, da ‘sti mesi che ci hanno propinato clausure forzate con contorno di tranvate all’economia, pralinatura di Decreti Legislativi e un tripudio di dilatazioni temporali, che sembrano aver incurvato il normale scorrere dei secondi, dei minuti, delle ore, permettendoci di esperire, ma solo apparentemente, alcuni dei princìpi della Teoria della Relatività Generale di quel geniaccio spettinato che faceva la lingua e che, poi, è finito su centinaia di migliaia di magliette.Insomma, il tempo è stato tagliato alla Julienne, come in una Tomografia ad Emissione di Positroni, permettendoci di combattere la febbre del chiuso con una delle nostre ossessioni principali: il cinema.







    Difatti, è talmente tanta la “roba” da dire che, questa prima puntata si presenta come una macedonia che, però, presenta un ordine nel suo caos, un metodo nella sua pazzia. Quindi, nonostante all’appello siano mancati gli ottimi Marco Belemmi, impegnato con gli Scout, e Francesco Morosini (la cui foto è apparsa su “Chi l’ha visto?”), la cricca si è esibita in una serie di acrobazie perlopiù ordinate, saltellando qua e là tra cinema, serie tv e, perché no, giochi in scatola.







    In ordine sparso, si è parlato della più che riuscita “Cobra Kai”, serie del 2018 nata su YouTube Premium e acquistata da Netflix, che si è dimostrata piacevolmente fresca, nonostante peschi ovviamente a piene mani dai caratteri e dalle situazioni generatesi dal film di Avildsen dell’84, uno degli “underdog movies” per eccellenza, divenuto un cult nonostante i difetti oggettivi, uno dei tanti è l’aver portato sul grande schermo il karate più goffo e approssimativo della storia del cinema, messo in scena da attori che probabilmente non avevano mai messo piede in un dojo nella loro vita, ma che, incredibilmente ha funzionato comunque, generando tre seguiti, il cui ultimo vedeva come protagonista Hilary Swank. Quindi, dalle ceneri della saga di “Karate Kid”, nasce questo “Cobra Kai” che vede come protagonista un diversamente giovane Johnny Lawrence (William Zabka), l’antagonista del primo film, che vivacchia in un presente non troppo clemente con lui, un presente dove, invece, il buon Daniel LaRusso, è diventato un milionario che ha fatto dollari a palate nel mondo delle concessionarie d’automobili in quella All Valley dove si era trasferito con la madre 33 anni prima. Il parlare di questa serie, ha dato adito alla cricca di VnL di tirare in ballo anche degli altri prodotti di quello che è divenuto ormai una sorta di franchise, tra cui il più che opinabile “Karate Kid – La leggenda continua”, reboot del 2010 firmato dall’olandese Harald Zwart, un regalino che il “papi” Will Smith fece al figlio Jaden, facendolo diventare il protagonista di ‘sto film ambientato in Cina dove il maestro Myiagi dell’occasione è semplicemente dio in terra: Jackie Chan, che qui recita nei panni del Signor Han, un portiere tuttofare di una palazzina che, chiaramente, è un mostro del kung fu che insegnerà questa forma marziale a Dre Parker (Jaden Smith), trasformandolo da zero a mito all’interno di un fluire di improbabili eventi che necessitano di massive iniezioni di sospensione dell’incredulità. Ma non c’è niente da fare, questi film funzionano comunque, a tal punto da incassare quasi 360 milioni di dollari in tutto il mondo, che per un prodotto del genere sono un’autentica camionata di soldi.







    Sempre parlando di serie, ma per la rubrica “I treni della ghiaia”, Federico, spalleggiato da Lorenzo, sente di portare in auge “Olive Kitteridge”, miniserie HBO di quattro episodi del 2014 ad opera della regi

    • 4 ore 4 min
    Pom Poko e altre amene scoperte della truppa in tempi di Quarantena

    Pom Poko e altre amene scoperte della truppa in tempi di Quarantena

    Una carrellata di quanto ci si potrebbe aspettare di trovare neu capienti forzieri che la Quarantena ci prospetta: film d'animazione perduti, serie tv da rivalutare e altre mille tesori portati alla luce solo per voi dalla truppa di VnL.

    • 2 ore 17 min

Recensioni dei clienti

5.0 su 5
7 valutazioni

7 valutazioni

Ale87.nunziata ,

figata

ottimi film grandi risate bravo bella musica

Scappo24 ,

Questo è il vero cinema

Ogni puntata monografica è uno spunto per (ri)scoprire il grande cinema! Gustoso.

Augusto Regolo ,

Ottimo Podcast

Per chi come me ama il cinema una trasmissione da non perdere!

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