10 episodi

Questo podcast vuole aiutare quanti vogliono crescere nel mondo del vino e farsi ispirare da nuove storie di successo, scambiare idee e notizie, scoprire le conseguenze e il potenziale della comunicazione, di internet e dei media digitali nel business del settore.

WineInternetMarketing.it Stefano Labate

    • Economia
    • 5.0, 1 valutazione

Questo podcast vuole aiutare quanti vogliono crescere nel mondo del vino e farsi ispirare da nuove storie di successo, scambiare idee e notizie, scoprire le conseguenze e il potenziale della comunicazione, di internet e dei media digitali nel business del settore.

    Cose da fare (e da evitare) con l’enoturismo in cantina – con Per Karlsson

    Cose da fare (e da evitare) con l’enoturismo in cantina – con Per Karlsson

    Perché e come considerare l’enoturismo in cantina? Come può un produttore di vino valutare il successo di queste attività? E’ una buona idea fare un wine club?

    Ne parliamo con Per Karlsson, giornalista con una lunga esperienza nel marketing della tecnologia e co-fondatore di BKwine Magazine che ha intervistato alcune cantine sul tema e ha una esperienza diretta in diversi Paesi.

    Vi propongo la conversazione avuta nei mesi scorsi a margine di un suo intervento al “Wine2Wine” di Verona, la due giorni spin-off del Vinitaly tutta dedicata a business e comunicazione del vino.

    Ecco alcuni link citati nella puntata.

    Per Karlsson

    https://www.bkwine.com/

    Baigorri

    http://www.bodegasbaigorri.com/

    Chateau Bordeaux

    https://www.phelansegur.com/

    • 18 min
    Testo Unico del Vino, ecco cosa cambia – con Gianluigi Biestro di Vignaioli Piemontesi

    Testo Unico del Vino, ecco cosa cambia – con Gianluigi Biestro di Vignaioli Piemontesi

    Testo Unico del Vino. Dopo due anni e mezzo di lavori l’Italia da fine novembre si è dotata di un ambizioso quadro normativo per tutto il settore. Novanta articoli che mandano in pensione, riassumendoli per lo più, diversi altri testi tra i quali quello sulle disposizioni sanzionatorie, la legge Collavini del 2006 n.82 sull’OCM, la legge 2010 n. 61 sulle denominazioni di origine.

    Chi sottolinea le debolezze del dispositivo spiega che, nei dettagli, molto è rimandato ai 20 decreti attuativi attesi entro l’anno.

    Chi ne commenta la rilevanza fa riferimento al tentativo di semplificare e alla sintesi delle posizioni, al fatto che la legge nasce da un tavolo comune a cui si sono seduti il controllore centrale, i produttori tutti (i big dell’industria e i piccoli e medi che fanno l’80% del vino italiano), le organizzazioni commerciali e interprofessionali.

    Ma cosa cambia davvero per con il nuovo testo unico del vino?

    Gianluigi Biestro, direttore di Vignaioli Piemontesi, la più grande Associazione di produttori vitivinicoli d’Italia, passa in rassegna vari aspetti toccati dal testo unico del vino: vigneti, fascette ed etichette, trasparenza, registro digitale, molto altro.  Parla anche del nuovo “ravvedimento operoso” appena introdotto anche nel vino e che sta facendo discutere il settore.

    Per i controlli per esempio si sta cercando di passare da un sistema sanzionatorio puro ad un sistema in cui si avvisa il produttore. ‘Ravvedimento operoso’ in sostanza vuol dire che se mi accorgo di aver fatto un errore posso io stesso segnalarlo. Se lo faccio ho una sanzione ridotta di cinque volte.

    Note alla puntata:

    Gianluigi Biestro, direttore di Vignaioli Piemontesi

    Testo Unico del vino, il documento sul sito del Ministero



    Puoi ascoltare l’intervista audio, cliccando in alto in questo articolo. Qui sotto c’è la completa trascrizione.



    Stefano: Benvenuto, Biestro.

    Biestro: Buongiorno a tutti.

    Stefano: Allora, Gianluigi Biestro, albese, editore di Vignaioli Piemontesi, che è la più grande associazione di produttori vitivinicoli in Italia – ci sono oltre 400 soci, mi corregga se sbaglio, in 48 cantine cooperative – dentro, oltre 6000 aziende vitivinicole, con 382 aziende individuali, di fatto. Poi, fa parte del Comitato Nazionale Vini DOP e IGP, Presidente Unavini, insomma, anche altri incarichi negli organismi di tutela e valorizzazione del vino italiano. Quindi, ecco, Biestro, la sentiamo molto volentieri oggi perché così ci aiuta a capire… lei che è così da sempre in contatto con le esigenze e la vita dei nostri produttori, ci aiuta a capire l’impatto che può avere questo Testo Unico del vino. Dunque, giusto per introdurre la questione: da fine novembre abbiamo questo nuovo Testo Unico, il Ministro Martina dice che c’è un taglio alla burocrazia, per un settore che vale oltre i 14 miliardi di euro – qualcuno ha stimato novanta articoli che di fatto mandano in pensione 4000 pagine di altre leggi e provvedimenti, un lungo iter dalla primavera del 2014… insomma, un tentativo ambizioso di semplificare e che segna l’Italia un po’ come il primo paese in Europa che fa questo tipo di accorpamento in un unico strumento legislativo per un intero settore. Ecco quindi, adesso chiedo a Lei di aiutarci ad introdurre il Testo Unico, partendo, direi, dalle cose che non valgono più. Il Testo Unico manda in pensione un po’ di cose, non è così?

    Biestro: Sì. Intanto, mette insieme il titolo. Noi lo semplifichiamo in testo unico, in realtà non è così lineare, nel senso che il titolo è “Disciplina organica della coltivazione della vite, della produzione e del commercio del vino”.

    • 37 min
    L’inglese per vendere il vino: questione di small talk – con Michela Colasante

    L’inglese per vendere il vino: questione di small talk – con Michela Colasante

    Come migliorare il nostro inglese per vendere il vino? Quali cose sottovalutiamo? Quali altre dovremmo superare?

    Ne parliamo con Michela Colasante, trainer, interprete e traduttrice freelance, titolare di Beecome che da anni lavora nel settore del vino.

    E’ decisivo lo “small-talk”: la conversazione di contorno per costruire la relazione. Quando non stiamo ancora parlando di affari, non stiamo trattando e nemmeno raccontando il nostro vino. Ci serve saper intrattenere e accogliere il nostro cliente: quando lo andiamo a prendere all’aeroporto, quando siamo a cena, quando parliamo di calcio. Saperci esprimere in modo agevole in quei momenti diventa più importante che conoscere esattamente tutti i termini tecnici del vino.

    Note alla puntata:

    Michela Colasante di Beecome – link

    Michela su Linkedin – link

    Michela su Facebook – link



    02:40 Gli italiani e l’inglese: questione di relazione

    05:15 L’inglese prima e dopo gli affari

    06:50 Lo small- talk in inglese per vendere il vino

    10:20 Non solo l’inglese: il cinese, il russo, …

    11:35 Intermedio, autonomo, avanzato. La differenza tra cavarsela e capire le necessità di chi abbiamo davanti

    13:45 Gli errori che facciamo come italiani quando parliamo in inglese

    14:45 Ma la lingua inglese non è il primo problema

    17:50 L’inglese scritto: le email che mandiamo

    22:15 Chi sta facendo le traduzioni per il nostro vino?

    24:45 La prima che possiamo fare: gli strumenti online, i video, i ted talks, gli articoli e le pagine da cui trarre spunti

    29:00 Parla, parla e ancora parla con qualcuno, via skype o al telefono: buttati, con un amico o con un cliente.

    Puoi ascoltare l’intervista audio, cliccando in alto in questo articolo. Qui sotto c’è la completa trascrizione.



    Stefano: Benvenuta Michela!

    Michela: Grazie Stefano, buongiorno!

    Stefano: Allora, Michela Colasante, vicentina di Schio, se non sbaglio. Trainer, interprete, traduttrice freelance in inglese, italiano e spagnolo, e ha un background economico-commerciale: lavora da tempo con export manager nelle piccole e medie imprese, ha un’azienda che si chiama Beecom e accompagna persone e aziende, e prodotti, nel processo di internazionalizzazione del Made in Italy, insomma. La cosa che mi piace davvero e per cui Michela è qui, è che il suo approccio rispetto alle lingue è molto orientato alla comunicazione e al marketing, e che la sua esperienza è particolare anche nel mondo del vino. E quindi sei perfetta, insomma, per Wine Internet Marketing. Senti Michela, partirei dal problema – se c’è un problema, ce lo confermerai tu – il problema con l’inglese: si dice che noi italiani ce la caviamo sempre, che alla fine ci facciamo capire e che in qualche modo sopperiamo, forse, a delle carenze con la nostra capacità di comunicazione. Ma questo è vero? Ed è vero in che misura?

    Michela: È vero nel senso che la capacità è un po’ uno stereotipo, però effettivamente lo scontro nell’esperienza concreta e quotidiana che l’italiano, attraverso la gestualità e la sua capacità comunque comunicativa di entrare in empatia con il cliente o con un business partner internazionale, di qualunque cultura e provenienza sia, questa capacità dell’italiano è nota. Però effettivamente, conoscere la lingua, conoscere delle sfumature, conoscere in particolare la cultura del cliente o della persona con cui ci si interfaccia, fa la differenza. Nel senso che è importante che passi il messaggio, è importante creare la relazione, soprattutto se si vuole fare business nel lungo termine. Però, diciamo,

    • 31 min
    Gusti, mercati e trend: come vendere vino negli Stati Uniti – con Laura Donadoni

    Gusti, mercati e trend: come vendere vino negli Stati Uniti – con Laura Donadoni

    Come vendere vino negli Sati Uniti. Che cosa bisogna considerare?

    Quando sono stato a San Francisco e in Napa Valley una delle cose che più mi hanno colpito è la difficoltà che avevano alcuni produttori che incontravo a inquadrare il vino italiano, anche i più noti. “Ne avete così tanti e noi siamo così attratti da questa varietà ma per noi non è semplice capire – mi ha detto durante una visita una autorevole produttrice di Sonoma. Facciamo già fatica anche a capire da dove arriva, dove si trova in Italia il posto di cui ci state parlando”.

    In questa puntata ci occupiamo anche di questo con Laura Donadoni, giornalista, blogger e wine ambassador che vive a San Diego, in California. Laura conferma:

    Durante una wine conference, qui in California, un produttore italiano ci ha fatto degustare un Teroldego. Tra i blogger e i giornalisti presenti al tavolo nessuno sapeva che cosa fosse il Teroldego. Che avesse una qualche idea di che razza di vino fossse.

    Ci sono dunque alcune cose che diamo per scontate ma che scontate non sono per il vino italiano negli Stati Uniti.

    Non solo la conoscenza ma i mercati, le leggi, gli stili di vita e di consumo, i trend.

    Note alla puntata:

    01:45 Laura Donadoni ovvero “Laura Wines” – link

    05:00 Come sta il vino italiano negli Stati Uniti

    06:00 La crescita in valore

    07:45 I vini italiani che tirano

    08:30 Il vino hipster

    10:20 Trovami l’importatore

    13:30 Le valutazioni da fare prima di entrare nel mercato degli Stati Uniti

    14;45 I vitigni italiani coltivati negli Stati Uniti

    17:30 Il prosecco e il moscato di Canelli

    19:00 Il palato degli americani

    20:45 Pregiudizi buoni e cattivi (valori e divalori) con gli italiani

    24:30 I millennials, i soldi in tasca e gli stili di vita

    28;00 Le app e Wine Searcher

    30:00 I punti di Parker & Co. e i prezzi dei vini

    33:15 Di che cosa ha un bisogno un piccolo e medio produttore italiano

    34:45 I consorzi e i fondi OCM

    36:30 Che cosa davvero ne sanno i blogger e i giornalisti del vino italiano

    Puoi ascoltare l’intervista audio, cliccando in alto in questo articolo. Qui sotto c’è la completa trascrizione.



    Stefano: Benvenuta, Laura.

    Laura: Grazie, ciao a tutti!

    Stefano: Allora, Laura è originaria di Bergamo, ha 34 anni, è giornalista professionista, lo è stata per la radio e per la carta stampata, insomma, ci racconterà poi… E vive a San Diego, in California, da quasi tre anni, e si occupa di Comunicazione e Marketing per le cantine e i consorzi vinicoli italiani sul mercato USA. È sommelier certificata – ci racconterà anche di questo – e si occupa anche di educazione, di Wine Ambassador, è anche Social Media Manager, gestisce eventi, ed è consulente per il posizionamento sul mercato americano. Collabora con magazine di settore, in Italia e in America: io per esempio l’ho scoperta leggendola proprio su Gambero Rosso e su Wine Meridian. Laura, sei giornalista. Prima del vino, quindi, che cosa facevi?

    Laura: In realtà, come appunto stavi raccontando tu, io nasco come giornalista quindi la mia strada, fino a che non si è incrociata con il vino, è stata soprattutto di cronaca, di politica, di attualità, sia per la carta stampata sia per la radio, come appunto già raccontavi. Poi a un certo punto cos’è successo? La faccio breve per non raccontare la storia della mia vita in cinque minuti, che sarebbe penso noiosissima; a un certo punto è successo che nei miei vari viaggi in giro per il mondo ho deciso di raccontare qualcosa di positivo, e il vino e il cibo sono sempre stati qualcosa che mi hanno emozionato e, come poche cose al mondo, riescono a trasmettere emozioni in modo trasversale, con tutti i sensi: con la vista, con l’olfatto, con il palato… e quindi trasformare in parole queste emozioni,...

    • 39 min
    La prima cosa da fare negli Usa, in Cina o in qualsiasi altro posto per il tuo vino – con Dario Pennino

    La prima cosa da fare negli Usa, in Cina o in qualsiasi altro posto per il tuo vino – con Dario Pennino

    Marketing del vino italiano all’estero. In questa puntata Dario Pennino ci parla di come raccontare e vendere i vini italiani nel mondo. Pennino, che è stato amministratore delegato delle vendite di Mastroberardino ed oggi è libero professionista, si concentra sulle condizioni culturali e di contesto nei mercati internazionali che spesso vengono ignorate ma che diventano decisive in regime di grande concorrenza e di livellamento qualitativo dei prodotti quale quello odierno.

    Noi italiani siamo bravissimi a raccontare le nostre belle storie e ad autogratificarci. Ma poi scopriamo che bravi e belli sono anche gli altri. E allora conta quello che riusciamo a comunicare. Conta intanto conoscere bene chi hai davanti, capire la persona e la cultura di quel Paese.

    Dario Pennino

    Mastroberardino

    Le 4 P funzionano nel vino?

    Il vino a Los Angeles

    Raccontare il vino in Cina

    La prima cosa da fare

    Riposizionare un vino: I Vignaioli del Morellino di Scansano

    Il vino biologico e Ladogana di Orta Nova

    I precursori del vino

    Note alla puntata:

    Puoi ascoltare l’intervista audio, cliccando in alto in questo articolo. Qui sotto c’è la completa trascrizione.



    Stefano: Ciao Dario! Come stai?

    Dario: Ciao Stefano, sì, molto bene. Tu?

    Stefano: Molto bene, grazie.

    Dario: Vacanze?

    Stefano: No, non ancora. E tu?

    Dario: No, neanche per sogno!

    Stefano: Ma dove sei adesso? A casa?

    Dario: Sì sì, adesso sono a casa.

    Stefano: E quindi dove? A?

    Dario: Napoli.

    Stefano: Beh, ho visto anche sulla tua pagina Facebook che hai una foto con Hamsik. Hamsik ha firmato, cinque anni, siamo tranquilli.

    Dario: Tocchiamo subito un tasto molto sensibile, nel senso buono, perché io sono un grande supporter del Napoli e abbiamo vissuto questa vicenda Higuain, che in parte ha tenuto banco…

    Stefano: Che vi ha appassionato e continua ad appassionarvi.

    Dario: Voglio dire, ormai è routine. Hamsik, grande bandiera della Slovacchia, che ha creduto nel progetto sin dall’inizio, un’ottima persona, almeno negli occasionali incontri avuti con lui, un giovane ben motivato.

    Stefano: Quindi adesso siamo tranquilli, possiamo parlare di vino, di marketing del vino, via! Allora, abbiamo scherzato, ma mi fa molto piacere, oggi, parlare con Dario Pennino, perché Dario è un campano DOC non solo perché ama Napoli come molti altri, ma perché ha una bella storia da raccontare, una storia di ambasciatore del vino campano – e non soltanto del vino campano, adesso ci racconterà anche le sue più recenti esperienze – però partirei dalla tua storia nel vino, perché tu sei stato per più di 12 anni amministratore delegato delle vendite di Mastroberardino, che credo sia stato un po’ il tuo ingresso, un ingresso in grande stile nel mondo del vino… vuoi raccontarci questa cosa? Quali sono stati i tuoi studi e come sei entrato nel vino.

    Dario: Ma guarda Stefano, devo dirti che l’ingresso nel vino è stato davvero, per me, un’occasione in cui neanche credevo, mi riferisco sia all’ingresso in un settore che non conoscevo, devo essere sincero, sia all’ingresso in una grande azienda, in una grande famiglia come quella di Mastroberardino, dove, come tu hai appena accennato, ho avuto una lunga storia, anche con incarichi diversi, nel senso che il mio incarico maggiore è stato quello di cui tu accennavi prima, di amministratore delegato.

    • 41 min
    Come far scappare le persone davanti a un vino – con Tinto di Decanter Radio2

    Come far scappare le persone davanti a un vino – con Tinto di Decanter Radio2

    Chiamiamolo storytelling del vino o come ci pare. Le parole arrivano quasi sempre prima di tutto: e possono far avvicinare o far scappare chi sta ascoltando. Ne parliamo con Nicola Prudente, in arte Tinto, quello di Decanter su Radiodue, conduttore e autore radiofonico e televisivo.

    Per Tinto le parole hanno un potere unico ma a volte con l’enogastronomia e il vino si commette l’errore di essere autoreferenziali. Sì dà per scontato che chi è dall’altra parte abbia le tue stesse competenze. Ma non è così.

    Tu potresti avere davanti più persone possibili ma poi queste persone scappano perché non riescono a comprenderti, quindi il problema sei tu che non sei capace di comunicare: allora lì devi fare uno sforzo.

    Prendi Sgarbi: lo senti parlare di Michelangelo o di un altro grande interprete dell’arte italiana e ti innamori. Prendi invece il classico professore che non è brillante, non ha ritmo e magari te lo descrive in modo noioso. Ma come pretendi che chi sta davanti si appassioni? La stessa cosa vale per l’enogastronomia e il vino.

    E’ una peculiarità tutta italiana questo modo di vivere la cultura. Pensa all’ambito accademico, al cattedratico, al “barone” che magari all’università non vedevi mai o alla cerimonia di apertura con gli ermellini e le toghe. È sempre tutto molto barocco da noi. E anche nel vino, purtroppo, a noi piace un po’ questo club per pochi, in cui più si parla difficile più le persone non capiscono.

    Note alla puntata:

    Decanter

    Premiolino

    Nicola “Tinto” Prudente

    Il Gastronauta su Radio24

    Un pesce di nome Tinto

    Frigo

    Obbiettivo educazione

    Non solo video, instagram, snapchat: meglio la radio e le parole che la tv

    La leggerezza e l’educazione

    La bottega del vino a Verona

    Armin Kobler

    Twitter e Belen Rodriguez

    Non ci si può opporre al cambiamento

    Ma se ti portano un piatto al ristorante non perderti la spiegazione perché devi fare la foto

    L’originalità della storia

    L’educazione enogastronomica per la salute e per la dimensione sociale

    Decanter Sommelier

    Sommelier ma non troppo – corretto abbinamento tra cibo e vino

    Vinocult

    Federazione Italiana Sommelier Roma – Bibenda

    La prova del cuoco

    Wine Internet Marketing Podcast anche su facebook

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    • 37 min

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Emme pi ,

Utilissimo

Finalmente, davvero utile.

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