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La radio diventa narrazione nel racconto degli anniversari più importanti della storia.
Ne "Gli Occhi della Storia” i giornalisti di Giornale Radio descrivono e contestualizzano i principali eventi del passato, per rivivere e comprendere a pieno gli avvenimenti che hanno cambiato la nostra società.

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La radio diventa narrazione nel racconto degli anniversari più importanti della storia.
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    La Giornata Mondiale Contro l’AIDS | Gli Occhi della Storia

    La Giornata Mondiale Contro l’AIDS | Gli Occhi della Storia

    A cura di Francesco Massardo

    Il 1 dicembre di ogni anno si ricorda la Giornata Mondiale Contro l’AIDS, un appuntamento fondamentale per la medicina e per l’intera società.

    Il motivo è semplice: anche se negli ultimi anni l’attenzione è stata rivolta soprattutto alla pandemia da COVID-19, la diffusione del virus dell’HIV è ancora preoccupante e non deve essere trascurato.

    L’obiettivo fondamentale di questa giornata mondiale, istituita per la prima volta nel 1988, è la continua sensibilizzazione nei confronti di un’epidemia che ha raggiunto il proprio picco nel 2004, ma che ancora nel 2019 contava ben 690.000 vittime per malattie opportunistiche legate all’AIDS nel mondo.

    Numeri senz’altro in miglioramento, anche questo è un dato, e che lasciano sperare ma che non possono ancora rappresentare la sconfitta definitiva del virus.

    Certamente anche l’informazione deve fare la sua parte: ormai assuefatti da mesi di bollettini pandemici, non possiamo dimenticare il triste primato degli 1,1 milioni di decessi registrati nel 2010, l’annus horribilis del virus HIV.

    Sebbene la diffusione dei farmaci abbia raggiunto altissimi livelli qualitativi, quasi inimmaginabili solo fino a pochi anni fa – e lo stesso si possa dire per la prevenzione – c’è sempre bisogno di mantenere alto il livello di attenzione.

    La Giornata Mondiale contro l’AIDS serve in fondo proprio a questo: mantenere elevata l’attenzione – tra i più giovani ma non solo – e puntare lo sguardo verso i problemi che riguardano la diffusione del virus nei paesi del Terzo Mondo, dove l’accesso alle cure è ancora troppo difficile.

    Ma come e quando nasce la Giornata Mondiale Contro l’AIDS?

    Questo appuntamento è stato istituito come detto nel 1988 e, come chiarisce il sito ufficiale, è stata la prima giornata mondiale dedicata alla salute ad essere stabilita a livello globale. Il suo scopo è quello di unire le persone e mobilitarle per combattere l’HIV in modi differenti. In che modo?

    Condividendo innanzitutto i principi della prevenzione, le storie di persone che oggi convivono con questa condizione, le opere per ricordare coloro che sono morti per malattie correlate.

    Il simbolo della Giornata Mondiale Contro l’AIDS è il fiocco rosso incrociato che nasce nel 1991 da un singolo nastro, sinonimo in linea generale della lotta contro l’HIV.

    Questa giornata deve ricordare a tutti che questa epidemia, anche se ha rallentato notevolmente la propria diffusione ed è più facile da contenere rispetto al passato, è ancora mortale, o comunque impone numeri difficili da gestire per la sanità mondiale. Ecco qualche esempio:

    26 milioni di persone al mondo accedono alla terapia antiretrovirale
    Fino al 2019 circa 38 milioni di individui nel mondo convivevano con una diagnosi di positività al virus dell’HIV.
    Soltanto nel 2019 sono state diagnosticate 1,7 milioni di nuove infezioni da HIV.
    Dall’inizio dell’epidemia al 2019, circa 75,7 milioni hanno contratto l’AIDS.
    Infine un ultimo dato, il più difficile da commentare: dal 1981 (anno in cui per la prima volta venne identificata la nuova patologia), 33 milioni di persone sono morte per malattie opportunistiche legate all’AIDS. Anche per questi dati è giusto portare all’attenzione di tutti l’obbligo di seguire le giuste precauzioni.

    Altro tema fondamentale è l’importanza di ricordare la presenza quasi endemica del virus nei paesi socio economicamente meno sviluppati. L’Africa è oggi il continente più colpito al mondo da questa epidemia: circa il 60% di tutti i soggetti colpiti dalla malattia vive nel continente a fronte del 12% di popolazione mondiale.

    La difficile condizione economica presente in molti Stati, unita alla diffidenza culturale presente in molti villaggi rurali riguardo i metodi di protezione dalla malattia (come l’utilizzo del profilattico), porta ancora oggi moltissime persone ad infettarsi e a trasmettere la malattia ai propri figli al m

    • 15 min
    L'uomo giusto nel posto sbagliato: Assassinio di JFK | Gli Occhi della Storia

    L'uomo giusto nel posto sbagliato: Assassinio di JFK | Gli Occhi della Storia

    Questa è la storia di due storie. Quella di un uomo diventato presidente fin dal giorno in cui era nato e quella dell’attentato progettato da menti tanto vigliacche da nascondersi dietro al caos, senza uscire mai allo scoperto, anche se pur non essendo ufficiale, un’idea di chi ha cospirato se la sono fatta in tanti.
    La lista dei presidenti americani assassinati parte da Abraham Lincoln, ucciso il 14 aprile 1865 dall’attore e simpatizzante dei Confederati John Wilkes Booth,
    James Garfield, ucciso il 2 luglio 1881 a Washington, a soli 4 mesi dal giuramento.
    William McKinley assassinato nel 1901 dall’anarchico Leon Czolgosz.
    Altri tempi che in realtà non se ne erano mai andati.
    Un popolo abituato alla violenza, alle armi che per i successivi 60 anni sembrava essere andato più lontano dall’epoca del far west, invece sparava ancora, solo che affidava ad altri il compito di uccidere.
    Partiamo da una canzone tributo del 1971 dedicata alla figura di JFK, capace di commuovere il fratello Ted, determinato a volerla nella John F Kennedy Library in modo che altri potessero godersi la canzone alla memoria

    Il mito di John Fitzgerald Kennedy parte molto presto, grazie all’ambizione di una famiglia da sempre impegnata e protagonista della scena politica.
    John nasce a Brooklin, nel Massachusetts, il 29 maggio 1917. Partecipa alla Seconda guerra mondiale come volontario in marina e dopo essere stato ferito alla schiena, torna a Boston per avviarsi alla carriera politica.
    Milita nel Partito Democratico come deputato e, in seguito, come senatore. La sua ascesa è già inarrestabile grazie alle scelte giuste che fa anche nella vita privata.
    Il 12 settembre 1953 infatti sposa Jacqueline Lee Bouvier, detta Jackie, giornalista del Washington Times-Herald che era stata Incaricata dal suo giornale di realizzare una serie di inchieste fotografiche da realizzare intervistando personaggi famosi, tra questi ovviamente il futuro presidente americano.
    Lui ha 34 anni e lei 10 di meno, il matrimonio è da sogno e lo resterà, al netto delle voci di tradimento di John sussurrate nei corridoi e rilanciate su tutti i magazine.
    Tornando alla politica il 2 gennaio 1960, annuncia la sua decisione di concorrere alle elezioni presidenziali, scegliendo come suo vicepresidente Lindon Johnson e nel discorso di accettazione della candidatura enuncia la dottrina della "Nuova Frontiera".


    C’è tanto idealismo nella Nuova Frontiera, la quale identifica una visione che intende migliorare il sistema educativo e quello sanitario, tutelare gli anziani e i più deboli.
    Il ruolo del fratello Bob è determinante. È lui che ispira la sua dottrina, è lui che lavora ai suoi discorsi, è lui che determina la linea di condotta da tenere nella corsa alla presidenza.
    Così come è lui a concordare con John la politica estera, indicando l’intervento economico in favore dei Paesi sottosviluppati.
    Il suo messaggio ha una forza implicita come descrive Furio Colombo, storico inviato Rai.

    Kennedy per poter coronare il progetto presidenziale doveva confrontarsi con il candidato repubblicano Richard Nixon. I due danno vita al primo dibattito presidenziale mai trasmesso alla televisione. La vicenda mostra da una parte l’incredibile potenziale comunicativo di John e una certa inadeguatezza di Nixon. Il primo è preciso e risoluto, il secondo a disagio e addirittura disordinato.
    La telegenia di Kennedy, unita alla dimensione del sogno e dell’inclusione, la visione di un mondo diverso, specie a soli 15 anni dalla Seconda guerra mondiale, con disuguaglianze ed ingiustizie, come quelle che i bianchi perpetravano disinvoltamente verso i neri, rendeva in quel momento storico la figura del giovane John come irresistibile.
    L’uomo giusto al posto giusto.
    Come da pronostico infatti a novembre vince le elezioni, si insedia e annuncia la decisione di stabilire una "Alleanza per il progresso" con i Paesi latino-americani.
    Alla fine di maggio parte per un viaggio i

    • 22 min
    La Strage di Bataclan | Gli Occhi della Storia

    La Strage di Bataclan | Gli Occhi della Storia

    A cura di Daniele Biacchessi

    Questa è una storia dolorosa e commovente. È la storia di una ragazza di 28 anni, andata via dall'Italia, arrivata a Parigi per studiare e poi uccisa il 13 novembre 2015 durante l'attacco terroristico nel tempio del rock, il Bataclan. Questa è la storia di Valeria Solesin, studentessa, colpita a morte mentre ascoltava musica insieme ad altre 130 persone. 350 feriti.

    È il 2015. Valeria Solesin, sta svolgendo un dottorato in demografia all'Idem (l'istituto di Demografia), dell'Università della Sorbona Parigi 1. Ha 28 anni, viene da Venezia. È in Francia dal 2011. Un volto solare, sempre attenta ai più deboli, ai bisognosi. Fa volontariato attivo con Emergency. Viene già definita dagli amici come "uno dei cervelli in fuga dall'Italia". Dopo aver conseguito la laurea a Trento con una tesi sulle madri lavoratrici, si trasferisce a Parigi per il dottorato in demografia. Nell'ateneo francese si occupa di temi legati alla famiglia e ai bambini, oltre alla comparazione sociologica tra sistema francese e italiano. Il 13 novembre 2015 si trova al Bataclan dove è in cartellone il concerto dei Eagles of Death Metal. Si trova lì con il fidanzato, Andrea Ravagnani, la sorella di questi, Chiara, entrambi trentini, e il fidanzato di quest'ultima, il veronese Stefano Peretti. Deve essere una serata di divertimento e passione, ma non andrà così.

    Dall'inizio del 2015 la Francia viene colpita da numerosi attentati terroristici di matrice islamica, compiuti da affiliati o sostenitori di Al-Qaida e dello Stato Islamico. Tra il 7 e il 9 gennaio vengono attaccati gli uffici del giornale satirico Charlie Hebdo, a Parigi, e il supermercato kosher Hyper Cacher, a Porte de Vincennes. Negli assalti, compiuti dai fratelli Kouachi e da Amedy Coulibaly, rimangono uccise diciassette persone.
    Da quel momento inizia una catena di attentati su larga scala.
    Il 3 febbraio 2015 tre militari vengono accoltellati a Nizza da Moussa Coulibaly, cittadino francese di origine africana.
    Il 19 aprile una donna, Aurélie Châtelain, viene assassinata dallo studente algerino Sid Ahmed Ahlam, durante attacchi a due chiese di Villejuif, a Parigi, e alla Basilica del Sacro Cuore.
    Il 26 giugno, a Saint-Quentin-Fallavier, nel sud-ovest del Paese, il trentacinquenne di origini marocchine Yasmin Salhi uccide e decapita il proprio datore di lavoro, poi si fa un selfie con la testa mozzata della vittima ed invia la fotografia a un numero canadese tramite WhatsApp; in seguito, tenta di distruggere una fabbrica di gas con un furgone imbottito di bombole esplosive.
    Il 13 luglio quattro giovani di età compresa tra i 16 e i 23 anni, tra cui un ex-militare, progettano l'assalto contro l'installazione militare di Fort Béar di Port-Vendres, nei Pirenei Orientali.
    Il 21 agosto, su un treno ad alta velocità proveniente da Amsterdam e diretto a Parigi, tre militari americani in borghese ed un cittadino britannico, tutti in vacanza, bloccano un terrorista, il ventiseienne Ayoub El Khazzani, mentre sta per aprire il fuoco con un kalashnikov. Nel tentativo di immobilizzarlo, tre persone rimangono ferite.
    Infine, il 29 ottobre viene scongiurato un altro attentato contro alcuni soldati della Marina Francese a Tolone, nel dipartimento di Var. Questo è il clima che precede l'attacco contro la discoteca Bataclan a Parigi


    È una lunga notte quella che inizia alle 21,20 del 13 novembre 2015. La prima esplosione avviene davanti al ristorante Events nei pressi dell'ingresso D dello Stade de France, in zona Saint-Denis, venti minuti dopo l'inizio della partita amichevole fra le nazionali di calcio di Francia e Germania. Per non aggravare la tensione, la partita prosegue; a causa dell'esplosione vi fu un morto, Manuel Dias, più l'attentatore, identificato col nome di battaglia di Ukashah Al-Iraqi.
    Cinque minuti dopo, alle 21,25, la scena si sposta nei pressi dei due ristoranti Le Carillon, su Rue Alibert e Le Petit Cambodge, su Rue Bichat. Quattro te

    • 17 min
    Giornata mondiale dell'Onu | Gli Occhi della Storia

    Giornata mondiale dell'Onu | Gli Occhi della Storia

    A cura di Daniele Biacchessi

    Il 24 ottobre 1945, a pochi mesi dalla fine della seconda guerra mondiale, con le città distrutte dalle bombe e i segni inequivocabili degli orrori, entra in vigore la Statuto delle Nazioni Unite, il primo embrione di quella che solo sedici anni dopo, il 6 dicembre 1971, diventerà l'Onu, l'Organizzazione delle Nazioni Unite, il luogo politico che dovrebbe governare i rapporti tra Stati.

    Lo Statuto delle Nazioni Unite viene firmato a San Francisco il 26 giugno 1945 da 50 dei 51 Paesi: non è presente la Polonia che poi siglerà l'accordo il 24 ottobre 1945, dopo la ratifica da parte dei 5 membri permanenti del Consiglio di Sicurezza (Cina, Francia, Unione Sovietica, Regno Unito e Stati Uniti) e della maggioranza degli altri Stati.
    Nella parte iniziale c'è un preambolo molto simile a quello della Costituzione degli Stati Uniti. Poi si va con i 111 articoli suddivisi in capitoli. Il primo capitolo definisce gli scopi delle Nazioni Unite.
    Il secondo illustra i criteri di ammissione dei paesi. Nei capitoli 3-15 vengono delineati i compiti e i poteri degli organi delle Nazioni Unite. Tra il 16 e il 17: trovate l'integrazione delle Nazioni Unite con le normative di diritto internazionale. I capitoli 18 e 19 offrono lo spaccato delle modifiche e la ratifica dello Statuto. È integrato dallo Statuto della Corte Internazionale di Giustizia, il cui funzionamento e organizzazione sono disciplinati dal capitolo XIV.

    La Carta risulta complessa, molto spesso le descrizioni sono macchinose e scritte nello stile burocratico, ma ci sono le linee guida che dovrebbero distinguere le indicazioni relative all'uso della forza, che riguardano gli Stati individualmente considerati e quelle relative al sistema di sicurezza collettiva che fa capo al Consiglio di sicurezza. Al primo gruppo appartengono le disposizioni che stabiliscono un divieto generale di usare la forza nelle relazioni internazionali e le relative eccezioni. Il divieto è stabilito dall'art. 2, par. 4, mentre le eccezioni hanno per oggetto la legittima difesa individuale e collettiva (art. 51), e le azioni contro Stati ex nemici, di cui all'art. 107 della Carta.
    Nel sistema di sicurezza collettiva è incluso il ricorso alla forza esercitato direttamente dal Consiglio di sicurezza. Le azioni coercitive presuppongono, però, l'operatività di alcune disposizioni che non hanno mai trovato attuazione. Si aggiungono le azioni intraprese dalle organizzazioni regionali o in virtù di accordi regionali, autorizzate dal Consiglio di sicurezza.
    Lo Statuto afferma il rispetto reciproco tra Stati, l'integrità territoriale, la sovranità degli altri paesi, la non ingerenza negli affari interni altrui, ma molti principi restano solo scritti sulla Carta.

    Le organizzazioni internazionali come l'Onu sono destinate a durare nel tempo. Espone il loro atto istitutivo a molteplici fattori di crescita e di erosione, legati il più delle volte al variare delle esigenze della società. La situazione politica, economica e sociale entro la quale un’organizzazione internazionale è stata costituita spesso, in qualche misura, può mutare. Il crollo del Muro di Berlino ha favorito una maggiore intensità delle relazioni tra gli Stati nell’ambito della cooperazione internazionale. La fine della Guerra fredda ha suscitato la speranza nella Comunità internazionale, e nella società civile in particolar modo, che un nuovo ordine internazionale prendesse il posto del precedente. In questo nuovo quadro politico-internazionale, molti auspicano che organizzazioni internazionali come l'ONU possano giocare un ruolo chiave nei rapporti internazionali garantendone la pace e la sicurezza internazionali, e che la Carta delle Nazioni Unite, universalmente ratificata, costituisca la pietra di paragone. Il dibattito per un’eventuale riforma dell’ONU si è caratterizzato attorno alla struttura ed alla composizione del Consiglio di sicurezza, perché la sua attuale composizione rifl

    • 16 min
    La Giornata Mondiale dell’Alimentazione | Gli Occhi della Storia

    La Giornata Mondiale dell’Alimentazione | Gli Occhi della Storia

    A cura di Francesco Massardo

    Il 16 ottobre in tutto il pianeta si festeggia la Giornata Mondiale dell’Alimentazione. Un appuntamento celebrato ogni anno per commemorare la fondazione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, la FAO.

    Contrastare la fame nel mondo è una strana lotta. Per rispondere alla domanda ingente di cibo e acqua, non occorre aumentare l’offerta, ma suddividerla in modo più equo e più libero dai meccanismi di mercato.

    E lontane dalle insegne luminose dei fast food e dai container carichi di cibo ben 828 milioni di persone hanno sofferto la fame nel 2021 – 46 milioni di persone in più rispetto al 2020 e 150 milioni in più del 2019.

    Nel 2021, circa 2,3 miliardi di persone (29,3%) in tutto il mondo erano in una situazione di insicurezza alimentare moderata o grave – 350 milioni in più rispetto a prima dello scoppio della pandemia da COVID-19. Quasi 924 milioni di persone (11,7% della popolazione mondiale) hanno sofferto di insicurezza alimentare grave, con un aumento di 207 milioni in due anni.

    E dove vive la povertà crescono le ineguaglianze: Il divario di genere nell’insicurezza alimentare è cresciuto ancora nel 2021. In tutto il mondo, il 31,9% delle donne ha sofferto di insicurezza alimentare moderata o grave, rispetto al 27,6 % degli uomini: un divario di oltre 4 punti percentuali, rispetto ai 3 del 2020.

    Nutrirsi abbastanza è fondamentale tanto quanto nutrirsi bene: Quasi 3,1 miliardi di persone non potevano permettersi una dieta sana nel 2020, 112 milioni in più rispetto al 2019, come conseguenza dell’inflazione sui prezzi dei prodotti alimentari al consumo, a seguito delle ripercussioni economiche della pandemia da COVID-19 e della guerra e delle misure attuate per contenerla.

    Si stima che 45 milioni di bambini di età inferiore ai cinque anni abbiano sofferto di deperimento, la forma più letale di malnutrizione, che, in età infantile, aumenta fino a 12 volte il rischio di morte. Inoltre, 149 milioni di bambini sotto i cinque anni hanno subito un ritardo di crescita e di sviluppo, a causa di una carenza cronica di nutrienti essenziali nella loro alimentazione, contro 39 milioni di bambini in sovrappeso.

    Contrastare questi dati Significa accelerare la trasformazione verso sistemi agroalimentari più efficienti, inclusivi, resilienti e sostenibili per una produzione migliore, una nutrizione migliore, un ambiente migliore e una vita migliore, senza lasciare indietro nessuno.

    “Sistema agroalimentare” è un termine complesso, che può sembrare lontano dalla realtà di tutti i giorni, ma è ciò da cui a ben vedere dipende la nostra vita. Ogni volta che mangiamo, diventiamo un anello di questo sistema. Il cibo che scegliamo e il modo in cui viene prodotto, preparato, cotto e conservato ci rendono parte integrante e attiva del corretto funzionamento di un sistema agroalimentare.

    Un sistema agroalimentare è sostenibile quando è disponibile una gran varietà di alimenti sufficienti, nutrienti e a prezzi accessibili a tutti, per cui nessuno soffre la fame o è esposto a qualsiasi tipo di malnutrizione. Al mercato o nei negozi di alimentari gli scaffali sono ben riforniti: meno cibo viene sprecato, più la filiera di approvvigionamento alimentare è resiliente a crisi come condizioni climatiche estreme, picchi di prezzo o pandemie, e al tempo stesso si limita l’aggravarsi del degrado ambientale o del cambiamento climatico. I sistemi agroalimentari sostenibili garantiscono la sicurezza alimentare e la nutrizione per tutti, senza compromettere le basi economiche, sociali e ambientali per le generazioni future. Favoriscono una produzione migliore, una nutrizione migliore, un ambiente migliore e una vita migliore.

    I sistemi agroalimentari danno lavoro a un miliardo di persone in tutto il mondo, più di qualsiasi altro settore economico. Inoltre il modo in cui produciamo, consumiamo e, purtroppo, sprechiamo il cibo ha pesanti riperc

    • 21 min
    9 ottobre: Il disastro del Vajont | Gli Occhi della Storia

    9 ottobre: Il disastro del Vajont | Gli Occhi della Storia

    In montagna il tempo e lo scorrere della vita hanno un ritmo diverso. Si cena presto. Si va a letto presto. Il 9 ottobre del 1963, alle 22.39 erano tutti a letto.

    Alle ore 22.39 del 9 ottobre 1963 una frana gigantesca di circa 270 milioni di metri cubi di roccia e detriti si staccò dalle pendici del monte Toc e precipitò nel bacino artificiale del Vajont, provocando un’onda che cancellò in pochi secondi il territorio sul versante opposto alla frana e a valle dell’invaso, distruggendo gran parte dell’abitato di Longarone e di altri villaggi sulla riva del fiume Piave.

    La stima più attendibile delle vittime è di 1910 morti.
    L'enorme massa, un corpo unico, piombò nel sottostante lago artificiale nel quale l'11 aprile, con la terza ed ultima prova di invaso, l'acqua aveva raggiunto quota 700 metri sul livello del mare. Lo schianto sollevò un'onda di 230 metri d'altezza

    La metà della massa d'acqua scavalcò la diga, abbattendosi nella sottostante valle del Piave, provocando la distruzione di diversi paesi (Longarone, Pirago, Maè, Rivalta, Villanova, Faè, Codissago, Castellavazzo). L'altra parte dell'onda salì la valle e andò a colpire i paesini friulani di Erto e Casso e diversi altri borghi

    Che stesse per succedere qualche cosa alla vigilia del disastro se ne accorse Alberico Biadene, direttore costruzioni della Sade, che l'8 ottobre (a neppure 24 ore dal disastro) chiese ai vertici della società costruttrice della diga di far scattare l'allarme e provvedere con un piano di evacuazione di Erto e Casso. Alle 22 il geometra Giancarlo Rittmeyer telefonò a Biadene, a Venezia, per comunicare la sua preoccupazione, visto che la montagna aveva cominciato a cedere visibilmente. 39 minuti dopo la telefonata il disastro

    Il 10 ottobre, il Corriere della Sera, apre il giornale con il titolo "L'onda della morte" e invia sul posto Giorgio Bocca e il bellunese Dino Buzzati. E la Stampa mando Giampaolo Pansa

    Non si trattò di un «disastro naturale», come scrisse qualche cronista all’indomani della strage, ma di una tragedia provocata dall’uomo. Sono stati tre fondamentali gli errori umani: l’aver costruito la diga in una valle non idonea sotto il profilo geologico; l’aver innalzato la quota del lago artificiale oltre i margini di sicurezza; il non aver dato l’allarme la sera del 9 ottobre per attivare l’evacuazione in massa delle popolazioni residenti nelle zone a rischio di inondazione.


    La geografia dei luoghi, già sconvolta dalla realizzazione della diga, cambiò per sempre. L'ondata rase al suolo i paesi e scheggiò le montagne mentre sul Monte Toc si formò una gigantesca cicatrice a forma di 'M'

    Case, chiese, alberghi, osterie, piazze, strade e monumenti furono sommersi dall'acqua e dai detriti trascinati dalla forza dell'acqua


    La commissione d'inchiesta ministeriale scattò subito. Il presidente della Repubblica Antonio Segni accorse nella valle del Piave e, vedendo il disastro dall'alto di un elicottero, pianse.

    L'iter processuale fu lunghissimo. Nel 1968, il giudice istruttore di Belluno, Mario Fabbri, depositò la sentenza contro il direttore costruzioni della SADE Biadene, l'unico che farà un periodo in carcere, ed altre 10 persone di cui due nel frattempo erano decedute

    Il processo di primo grado si tenne nel tribunale dell'Aquila con le prime tre condanne, nel 1969, a sei anni di reclusione di cui due condonati. Nel 1970, sempre all'Aquila, si tenne l'Appello e ad essere condannati, qui, furono sempre Biadene e una seconda persona

    La sentenza venne confermata in Cassazione nel 1971 ma l'unico a scontare una pena fu Biadene (cinque anni di reclusione di cui tre condonati)
    Negli anni Settanta iniziò invece la battaglia per i danni, in sede civile, con un travagliato percorso: la sentenza di primo grado del Tribunale di Belluno arrivò nel febbraio del 1997. La Corte d'Appello di Venezia confermò la condanna per la Montedison (società all'interno della quale era entrat

    • 18 min

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