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Sport management, marketing, venue e innovazione con i miglior manager italiani e mondiali.

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Sport management, marketing, venue e innovazione con i miglior manager italiani e mondiali.

    Una carriera da commerciale nello sport business, con Paolo Ghiglione

    Una carriera da commerciale nello sport business, con Paolo Ghiglione

    Oggi con Paolo Ghiglione, ex Global Sales e Marketing Director di WyScout e oggi Director of Partner Development di Kitman Labs. Con Paolo abbiamo discusso del ruolo del commerciale nel mondo dello sport business nella sua accezione più ampia.  Come ci racconta Paolo fin dall’inizio il suo ruolo è legato a 3 obiettivi principali:
    ·      Costruire una proposta commerciale che sia in linea con quello che chiede il mercato. Formulare una strategia di prezzo e comunicazione che renda l’azienda competitiva sul mercato.
    ·      Sviluppare il network e comprendere i ruoli e le dinamiche relative alle società con cui l’azienda si interfaccerà.
    ·      Incrementare, ovviamente, il fatturato. 
    Paolo ci ha illustrato qualche dinamica del mondo sport business a livello commerciale, le strategie di partnership e delle pratiche utilizzate per riuscire a chiudere accordi capitalizzando il network e le profonde conoscenze sull’esigenze di venditori di servizi e acquirenti.
    Sebbene sia possibile esternalizzare il ruolo del commerciale sarebbe meglio internalizzarlo poiché quello che conta davvero è avere una persona 100% focalizzata (internalizzare significa ridurre sensibilmente il rischio di persone non completamente coinvolte).  
    Poi un passaggio su Wyscout, per comprendere quali sono le state esigenze commerciali nel tempo e quali milestones hanno fatto comprendere che quelle esigenze fossero risolte.
     Per chiudere Paolo ci ha condiviso quelli che sono per lui gli ingredienti fondamentali per fare la differenza in questo ruolo: il network è importante ma non è abbastanza, servono soprattutto i contenuti. E poi passione, competenze e conoscenza non solo della propria materia ma di tutto il contesto. Vivere il mondo a 360 gradi da’ una marcia in più nello sviluppo del proprio lavoro nel mondo dello sport business. In un mercato molto globalizzato non si può non conoscere culture e approcci di vita e lavoro differenti. L’essere informati e attenti alle dinamiche socio-culturali emerge sempre, generando fin da subito interesse e credibilità.

    • 30 min
    Il mondo del badminton in Italia: tra scelte e opportunità, con Stefano Zanini

    Il mondo del badminton in Italia: tra scelte e opportunità, con Stefano Zanini

    Eccoci finalmente con un nuovo sport, oggi parliamo di Badminton! Con Stefano Zanini, delegato regionale della Toscana abbiamo fatto una bella chiacchierata su questo sport molto conosciuto e praticato all’estero ma che non ha mai spiccato il volo nel nostro Paese. Aspetti sociali, culturali e anche, ovviamente, di business sono i protagonisti di questo episodio che vi farà sicuramente venir voglia di scoprire qualcosa in più sullo sport del volano.
    Ad oggi l’obiettivo numero 1 del Badminton è quello di allargare “la customer base”; Stefano ci racconta come lui sta provando a raggiungere questo obiettivo ambizioso. Prima di tutto bisogna costruire un’infrastruttura territoriale a 360 gradi, sarebbe molto semplice indirizzarsi solo sulle scuole, creare gruppi scolastici e ottenere numeri che poi però non saranno mai sufficienti per fare crescere lo sport nel suo insieme. Serve sì lavorare sul settore scolastico per la diffusione dello sport, ma non basta. È necessario lavorare a livello di centri privati facendogli capire che ci può essere una bella redditività e sul settore degli enti di promozione sportiva che hanno già come oggetto statutario la diffusione e lo sport della promozione a livello di base (le ASD). Bisogna quindi arrivare a ragionare su queste tre situazioni contemporaneamente per creare un tessuto. Non si tratta di creare una società ma di creare un interesse per l’attività: una volta che nasce l’interesse poi tutto segue a ruota; servirà solo fare attenzione che tutto funzioni correttamente oliando i meccanismi e fornendo supporto.
    È scontato dire che questi consigli sono oro non solo per il badminton ma per molti altri sport che cercano di emergere in un Paese che ha una cultura sportiva ben indirizzata. Il focus sull’ecosistema e sul conseguente sviluppo di più direttrici è chiave se si vuole ambire ad una crescita vera e tangibile.

    • 29 min
    Superlega, tutto quello che sappiamo oggi

    Superlega, tutto quello che sappiamo oggi

    Superlega, oggi capiamo cos’è, come funziona e quali sono i vantaggi e gli svantaggi per i top club europei e, soprattutto, per le rispettive federazioni. Abbiamo cercato di inserire in questo episodio tutto quello che si sa fino ad oggi e quali sono i principali dati ed informazioni attuali che ci permettono di sviluppare un pensiero critico su questa competizione che porta con se nuove possibilità economiche ma anche diverse ombre. Se da un lato è chiara la volontà di scissione di alcuni club dai meccanismi di organizzazione e gestione dell'Uefa, dall'altro vi è ancora troppa poca chiarezza sulla selezione dei club che comporranno la Lega e sui meccanismi di ampliamento di questo format in futuro. Molte idee ma anche molti dilemmi, come giusto che sia, sono sorte a poche ore da questo annuncio che può potenzialmente essere un punto di svolta nella storia del calcio moderno. Partendo da una una breve analisi sulla competizione siamo poi arrivati a valutare gli scenari possibili e le ripercussioni sul sistema calcio, sia a livello manageriale che a livello di formazione e di "puro tifo".

    • 29 min
    Digital transformation e sport: ecco cosa sta succedendo, con Adriano Bacconi

    Digital transformation e sport: ecco cosa sta succedendo, con Adriano Bacconi

    Oggi siamo con Adriano Bacconi in un episodio che ha come tema principale quello della digital transformation. Adriano ci ha svelato non pochi aneddoti e grazie a lui abbiamo scoperto molte cose sul ritmo a cui viaggia oggi la tecnologia nello sport.
    Per Adriano la digital transformation nello sport è iniziata già nel 1990 quando era preparatore del Pisa e Lucescu gli chiese di trasformare un bloc notes, in uno strumento elettronico e digitale che gli permettesse di raccogliere dati su un partita di calcio attraverso un’analisi quantitativa. Grazie a questo stimolo sviluppò con il CNR di Pisa un software che permetteva di catalogare in real time 1500 record inserendo nome e cognome del giocatore, tipo di azione, efficacia dell’azione, zona di campo dove avveniva e il time out di ingresso e di fine di azione.
    Oggi trasformare le necessità in realtà è più complesso rispetto al passato dal punto di vista tecnologico (l’evoluzione tecnologica ha aumentato la complessità dei processi) ma dal punto di vista sociologico non è cambiato nulla. E poi, ad oggi, qual è il ruolo della ricerca o dello sviluppo nello sport? Ne abbiamo parlato in modo trasversale. Questi processi nello sport vengono spesso esternalizzati, in primis perché questo permette di avere innovazione pronta subito e poi anche perché l’innovazione è molto specializzata in ambiti diversi e quindi internamente produrre qualcosa di molto innovativo rispetto ad aziende molto verticali non è così facile. Molto più facile e cruciale diventa internalizzare un know how generico che ti permette di valutare il know how di terze parti. Per esempio ha molto senso internalizzare un CTO che mi permette di fare meglio scouting capendo quali sono i migliori software, pronti da acquistare, presenti sul mercato.
    Abbiamo parlato poi del nuovo progetto atto al distanziamento sociale negli stadi che è stato testato ad Udine e proseguito con un tema sotto la lente di ingrandimento ovvero quello dell’utilizzo dei dati da parte delle società. Da un lato è un tema preoccupante perché considera lo “sfruttamento” di questi dati ma è anche vero che oggi l’utente è invaso da pubblicità, comunicazioni commerciali e molto altro. Il club ha la possibilità di porsi come filtro positivo. Tra le tante mail che arrivano, quella del club è sicuramente percepita meglio (legame fiduciario forte, passione) e quindi attuare forma di ingaggio verso il tifoso/utente di cui il club si fa garante è molto interessante non esistendo ad oggi elementi di tutela. Nella gamification, nel fan engagement e nell’interazione con l’utente ci sono e ci saranno tantissimi interessi; il club potrà avere sicuramente un ruolo positivo.
    E infine, in questo mondo dove abbiamo sempre più dati aumenta il rischio della cosiddetta paralysis by analysis. Adriano, anche collegandosi ad un intervento fatto a TEDx Cortina in occasione dei mondiali di Sci, ci dice la sua. Andare oltre nei big data vuol dire andare oltre anche alla capacità di analisi della mente umana; davanti al tanto rumore che una quantità infinita di dati genera nel nostro cervello come si fa a distinguere il segnale giusto dal rumore? Bisognerà sempre più fidarsi e affidarsi a sistemi di intelligenza artificiale. Ma fino a che punto? E quanto cambierà il ruolo dell’uomo in queste continue evoluzioni?

    • 32 min
    Como tv: vantaggi e difficoltà nel trasformarsi in una media company, con Goffredo D'Onofrio e Riccardo Cambiaghi

    Como tv: vantaggi e difficoltà nel trasformarsi in una media company, con Goffredo D'Onofrio e Riccardo Cambiaghi

    Oggi siamo con Riccardo Cambiaghi, Sales e Marketing Como 1907 e Goffredo d’Onofrio, Director Of Sport Channel Development Europe di Sent Entertainment (proprietaria del Como Calcio).
    Como TV è una piattaforma OTT (ovvero over the top – solo online) con un modello freemium (accesso gratuito per tutti). Questa piattaforma è il luogo in cui si vuole raccontare la squadra di calcio con accesso illimitato ma anche la città (bellissima) che ha una serie di sfaccettature che possono essere visti sotto una serie di punti focali. Ma non è solo questo: Como TV produce contenuti esclusivi e si occupa di tutto il processo dalla pre-produzione alla distribuzione.
    È quindi un modello ibrido che da un lato ha grande attenzione alla città e alla squadra ma cerca di uscire dal proprio ambito locale e farsi vedere in ambito nazionale. Come? In pre season ha mostrato alcune partite del Liverpool, ora con le partite delle nazionali sudamericani e in futuro con la creazione o l’acquisizione di nuovi format. 
    Ad oggi, la grande peculiarità di Como TV è che la loro infrastruttura (sia tecnologica, che fisica che di capitale umano) è in grado di reggere l’onda d’urto nazionale.
    Abbiamo parlato poi dell’acquisizione dei diritti Conmebol: questa acquisizione mira solo alla crescita della TV in un ambiente complesso, dinamico e popolato o mira anche ad “acquisire” nuovi tifosi/simpatizzanti per il Como Calcio? Se da un lato è importante far conoscere Como e la sua squadra dall’altro è importante crescere come tv. Ovviamente se il tifoso/appassionato che va su Como tv per vedere la sua nazionale scopre altri contenuti ed inizia a simpatizzare per il club tanto meglio; vince il produttore di contenuti ma anche il reparto commerciale perché il proprio accordo esce dalla città. 
    Detto ciò il processo non è automatico bensì frutto di un grandissimo lavoro: c’è bisogno di advertising, di fare lead, di fare retention e di creare awareness.  Per far funzionare tutto il punto fondamentale è l’organizzazione; non porti avanti un progetto del genere se non hai collaborazione di tutti. Bisogna essere e mettersi nei panni dell’altro. Comprendere che c’è una squadra in campo e un’altra squadra fuori. Rimanere uniti, con atteggiamento di mutuo soccorso nel caso  di problemi ti fa superare ogni difficoltà. Un gruppo di lavoro che ha voglia di fare e ascolta in modo proattivo fa tutta la differenza del mondo. Un esperimento editoriale è un organismo vivente e ed ha molti organi che sono differenti tra loro e funzionano in modo diverso. Il lavoro iniziale, di base, è formalizzare tutta una serie di routine  e processi per essere pronti in qualsiasi evenienza, indicando anche i referenti owner dei vari processi, imprevisti e situazioni. 
    Infine, quali sono gli elementi chiave per creare una piattaforma proprietaria in un club? Goffredo ci dice la sua: accesso completo, persone e contenuti. L’accesso a tutti gli asset societari fa davvero la differenza nella creazione di una propria tv. La ricettività e disponibilità dell’area sport è chiave. Ovviamente l’investimento tecnologico (piattaforma agile, mobile first, responsive) e le persone (professionisti con competenze che hanno voglia di condividere la visione) sono poi gli elementi in grado di chiudere il cerchio e produrre contenuti di altissima qualità.
    Lato marketing, avere questo asset a disposizione, ha cambiato il modo di pensare. Il fatto di potersi approcciare con aziende e potenziali sponsor con contenuti di altissimo livello fa di sicuro la differenza, è sinonimo di qualità. Anche nell’organizzare degli eventi fisici e digitali non si pensa più in via autoreferenziale ma si pensa in funzione di cosa ti può dare la piattaforma, di come può essere d’aiuto e quindi come va impostato tutto il lavoro (tempi tecnici, lavoro dietro la quinte,

    • 33 min
    Sostenibilità e innovazione: essere d'esempio e creare valore, con Gianluca Pizzamiglio

    Sostenibilità e innovazione: essere d'esempio e creare valore, con Gianluca Pizzamiglio

    In questo episodio con Gianluca abbiamo visto come l’Udinese è da sempre non solo al passo coi tempi ma spesso e volentieri pioniere in molte delle iniziative che fanno bene al calcio. Abbiamo parlato di stadio, sostenibilità e di alcune iniziative volte a valorizzare Udine e tutto il Friuli.
    La prima iniziativa che ci ha raccontato Gianluca è quella dell’away kit di quest’anno che è stato dedicato in un certo senso agli away fans ovvero ai friulani che vivono nel mondo.
    La maglia è blu e azzurra (colori del Friuli) con una banda diagonale formata dai nomi delle 140 città del mondo dove esistono dei Fogolârs furlans ovvero delle associazione di friulani all’estero. Sono stati inviati 140 box con maglia celebrativa e proprio queste persone “scartando” questo regalo hanno svelato questa nuova maglia. La prima è arrivata a Shangai e proprio li è stata scattata la prima foto dell’away kit di questa stagione. 
    Questa iniziativa ha avuto un significato incredibile ancora di più in un anno nel quale non si poteva raggiungere il Friuli. Si è potuto così rinsaldare il rapporto che da sempre vive in questi tifosi rilanciandolo in un’ottica moderna e digitale in grado di coinvolgere anche le seconde e terze generazioni 
    Molti dei benefici sono arrivati grazie ai contenuti generati dai tifosi (user generated content); la  strategia ha avuto risonanza grazie proprio a loro che, una volta ricevuta la maglia, hanno condiviso creando rumore intorno ad un’iniziativa molto bella.
    La condivisione è avvenuta non sono dalle varie persone e associazioni ma anche dai giornali locali delle varie nazioni che hanno scritto un pezzo creando awareness attorno all’Udinese e ai propri partner. 
    La mentalità del club splende anche e soprattutto nel suo stadio. Per la Dacia arena sono stati anni ricchi di attività calcistiche (oltre all’udinese anche la nazionale più volte e poi gli europei under 21) ma non solo. Questo infatti è il concetto di stadio moderno. Lo stadio ambisce ad andare oltre il calcio, nasce per quello ma punta ad altro. L’Udinese house ha sempre fatto attenzione a questo aspetto: le strutture hospitality, la club house ma anche i ristoranti e l’auditorium sono stati fondamentali per ospitare eventi b2b durante la settimana. Nel modello di business udinese potenzialmente tutti possono essere partner anche se in modo diverso.
    Abbiamo anche parlato di un nuovo test fatto alla Dacia Arena che permette di capire se viene rispettato il distanziamento sociale in un’ottica di riapertura degli stadi. Anche in questo caso Udinese si dimostra un club innovativo a cui piace sperimentare soluzioni nuove che spesso sono poi accolte positivamente anche da altri club.  
    Abbiamo chiuso unendo i due concetti chiave ovvero la nuova maglia e lo stadio. Entrambe hanno un minimo comune denominatore che è la sostenibilità. La maglia è la prima maglia realizzata da Macron su idea di Udinese che è fatta con un tessuto in plastica riciclata (ogni maglia è creata da 13 bottigliette da 0.50cl).
    Questo si unisce al concetto di sostenibilità dello stadio: uno stadio green, che rispetta l’ambiente e che guarda al futuro. Da oltre 2 anni è carbon free; tutta l’energia è prodotta da fonti rinnovabili o in alternativa ci sono dei progetti per la compensazione della CO2 emessa. Nella scorsa stagione è stata implementata la raccolta differenziata in tutto allo stadio e nella prossima stagione c’è la volontà di diventare totalmente plastic free.
    Come giustamente sottolinea Gianluca è estremamente importante dedicare del tempo delle risorse per mettere in campo attività concrete a sostegno dell’ambiente e della comunità perché il calcio ha visibilità mediatica incredibile e quindi coinvolgere le aziende partner e i tifosi in processi che tengono conto di green policy può generare un impatto sociale no

    • 41 min

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