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Quando il tecnico di laboratorio si sostituisce all'atto di amore tra un uomo e una donna non può che derivarne abominio e disperazione

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Quando il tecnico di laboratorio si sostituisce all'atto di amore tra un uomo e una donna non può che derivarne abominio e disperazione

    Bambini in vendita in italia a 8995 Euro

    Bambini in vendita in italia a 8995 Euro

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6241

    BAMBINI IN VENDITA IN ITALIA A 8.995 EURO di Raffaella Frullone
    Il primo impatto fa pensare a uno scherzo. L'advertising compare così, tra i contenuti proposti da Facebook, come tanti, come fosse un profumo, una palestra a cui iscriversi, un prodotto da supermercato.
    Ma qui il "prodotto" proposto è... un essere umano. La fotografia mostra un bimbo di pochi mesi sdraiato su un divano, jeans, sneakers, bretelle e occhiali da sole. Sulla destra un bollino con scritto: «A partire da 8.995 euro» e accanto: «Il tuo transfer embrionario in Italia. Garanzia di gravidanza e nascita». A questo punto qualunque persona abbia conservato un minimo di buon senso pensa ad un meme di cattivo gusto, a un fake, come si dice oggi, e invece no. Il contenuto esiste veramente ed è della pagina Fiv Milano, accompagnato da poche righe: «La tua clinica di eterologa in Lombardia. In un momento ancora così incerto abbiamo la soluzione per te. Fiv Milano non lascia soli e da oggi sarà possibile realizzare i transfer anche in Italia. La tranquillità di sapere che insieme a noi ce la farai». Sulla pagina Facebook collegata, nella presentazione, si legge: «Nuovo concetto di clinica di riproduzione assistita, un gruppo multidisciplinare di professionisti uniti ad un unico fine, raggiungere la tua maternità».

    I DESIDERI DIVENTANO DIRITTI
    Evidentemente il «nuovo concetto di clinica» prevede che un bambino possa essere pubblicizzato e soprattutto tariffato come fosse un prodotto in saldo. Con tanto di prezzo in promozione.
    È il progresso, bellezza, dove i desideri diventano diritti. Il desiderio di avere un bambino come quello di non averlo, desiderio che passa sopra alla più indifesa delle vite, che adesso in Italia può essere eliminata con una pillola anche fuori dall'ospedale, a casa o in qualunque altro luogo si trovi la madre, in modo che quella vita sia la meno visibile possibile per la società intera, solo perché ha avuto la "sfortuna" di essere generata dentro il ventre di una donna che "non lo desidera", per i motivi più diversi. È sempre comunque il desiderio che ha la meglio, sia quando il bambino lo si vuole, sia quando non lo si vuole. Come se fosse appunto un prodotto, come se avesse un prezzo.
    Non stupisce che qualche giorno fa il quotidiano britannico Times abbia pubblicato un articolo dal titolo «Possiamo e dobbiamo dare un prezzo alla vita umana», occhiello: «Questa pandemia ha messo a fuoco una questione che i cristiani da secoli ci spingono a eludere».

    TUTTO POSSIBILE
    Nell'articolo Matthew Parris sostiene che sia «del tutto possibile che, con il senno di poi, arriveremo a capire che le misure per controllare la diffusione del virus abbiano accorciato o terminato più vite nel lungo periodo di quante ne abbiano salvate nel breve periodo». Di fatto, secondo l'editorialista, tendiamo a far prevalere il nostro lato emotivo quando, più o meno inconsciamente, preferiamo salvare persone, anziane o fragili, che percepiamo in pericolo in questo momento, piuttosto che pensare ad una persona astratta che non conosciamo e che potrebbe aver bisogno di essere salvata domani. Secondo Parris questo di fatto costituisce il presupposto di un compromesso che siamo chiamati ad accettare, ovvero che le vite valgono in maniera diversa, e quindi anche... costano diversamente. Concetto che già oggi viene concretizzato nel modus operandi di diversi sistemi sanitari e che è diametralmente opposto a quello che pensa un cristiano, ovvero che la vita, qualunque vita, abbia un valore incommensurabile.
    L'articolo è lungo e articolato, forse anche meno spietato di come può sembrare dal titolo, ma con un tocco cinico quel tanto che basta per farci comprendere che l'idea di dare un prezzo alla vita umana non solo non è fantascientifico, ma è molto più vicino...

    • 5 min
    Banche del seme in crisi... ed ecco ancora più abusi

    Banche del seme in crisi... ed ecco ancora più abusi

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5820

    BANCHE DEL SEME IN CRISI... ED ECCO ANCORA PIU' ABUSI di Caterina Giojelli
    «Penso che sia un atto molto egoistico cercare di individuare un donatore sconosciuto. Soprattutto quando ti ha aiutato con cortesia e altruismo a ottenere il dono più grande del mondo: tuo figlio». Con queste parole il portavoce della Northwest Cryobank ha liquidato la vicenda di Danielle Teuscher, una trentunenne di Portland che voleva scoprire qualcosa sulle origini di sua figlia Zoe.
    Teuscher fa parte dell'enorme schiera di americani, nati o ricorsi a fecondazione assistita, che con l'avvento dei test dei dna fai-da-te stanno provando a dare un'identità al proprio padre biologico. Non senza conseguenze: a fine agosto una corposa inchiesta del New York Times aveva raccontato decine e decine di casi di persone che negli Stati Uniti e in Europa, attraverso i test genetici, hanno scoperto di essere figlie del medico che aveva condotto le procedure. È il caso dello specialista olandese Jan Karbaat, 56 bambini nati con i propri spermatozoi, o del medico dell'Indiana Donald Cline, padre di 61 bambini. Stati come l'Indiana, la California e il Texas hanno varato leggi ad hoc per punire i medici ma quando si parla di mercato - perché di questo si tratta, mercato di spermatozoi, ovuli, gameti - la truffa è sempre dietro l'angolo.

    FIGLI DI UNA TRANSAZIONE FINANZIARIA
    Eli Baden-Lasar, intervistato a luglio dal Corriere della Sera, ha giurato di essersi sentito come un prodotto industriale al centro di un perverso esperimento sociale quando ha digitato il numero del donatore di sperma utilizzato dalle sue due madri sul sito Donor Sibling Registry: il ventunenne americano ha scoperto che il numero di identificazione combaciava con quello indicato da altre 32 persone, 32 fratelli, tra questi, anche un suo ex compagno di scuola.
    Eli li ha incontrati tutti, «è stata la paura a motivarmi, volevo cercare di capire il sistema che ci ha creati», fotografandoli nel «tentativo di "curare" il malessere provocato dalla sensazione di essere il prodotto di una rapida transazione finanziaria». Storie come quelle di Eli sono sempre più frequenti e stanno disintegrando un'industria dominata fin dal suo esordio dall'anonimato dei donatori.
    Non era mossa da paura ma da curiosità Teuscher il giorno in cui si è connessa alla piattaforma 23andMe (uno dei siti più in voga insieme ad Ancestry.com per reperire tutti gli indizi di cui un utente ha bisogno per identificare un genitore biologico) per scoprire di più su sua figlia Zoe, concepita sei anni prima grazie agli spermatozoi acquistati presso una sede della Northwest Cryobank. Quando 23andMe l'ha "collegata" al padre della bambina, la donna ha immediatamente cercato di contattare la sua famiglia. Ma invece di una disponibilità a un contatto ha ricevuto una risposta brusca, un richiamo dalla clinica che le intimava di desistere minacciando multe da 20 mila dollari per «flagrante violazione» del suo contratto nonché la revoca dell'accesso alle "scorte" dello sperma del donatore che la donna aveva già acquistato programmando di dare a Zoe un fratello.

    LA BALLA DELL'ANONIMATO E LE CONSEGUENZE DEL MERCATO
    L'anonimato da pilastro è diventato il segreto di pulcinella delle banche del seme americane: 15 anni fa nessuno dei donatori che frequentavano il college avrebbe immaginato le implicazioni della diffusione dei test genetici che avrebbero spopolato fra i figli di una generazione espertissima di tecnologia. Secondo uno studio dell'Harvard Law School condotto nel 2016, il 29 per cento dei potenziali donatori di spermatozoi si sarebbe rifiutato di donare se il proprio nome fosse stato inserito in un registro. Lo studio sottolineava che proibire le donazioni anonime di spermatozoi avrebbe presto portato a un calo del numero di...

    • 6 min
    Morto il card. Elio Sgreccia, pioniere e padre della bioetica che però scelse il compromesso sulla fecondazione artificiale

    Morto il card. Elio Sgreccia, pioniere e padre della bioetica che però scelse il compromesso sulla fecondazione artificiale

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5724

    MORTO IL CARD. ELIO SGRECCIA, PIONIERE E PADRE DELLA BIOETICA CHE PERO' SCELSE IL COMPROMESSO SULLA FECONDAZIONE ARTIFICIALE di Marisa Orecchia
    Moriva il 5 giugno scorso, a Roma, prossimo a compiere novantun anni il Cardinale Elio Sgreccia. Unanimamente riconosciuto come pioniere e padre della bioetica, a lungo presidente della Pontificia Accademia per la vita, autore fecondo di importanti opere tra cui il fondamentale Manuale di Bioetica, ha percorso l'antropologia personalista dai temi dell'inizio della vita a quelli della fine, giocando un ruolo importante nel campo della nascente disciplina della bioetica da lui saldamente ancorata alla secolare riflessione etico-antropologica di derivazione tomista.
    Duole perciò ricordare, di fronte a tanti e tali meriti, che il Cardinale Sgreccia scelse di sostenere e avallare, con la sua autorevolezza, la strategia compromissoria che Carlo Casini, europarlamentare e presidente del Movimento per la vita italiano, mise in atto, nel tempo in cui si andava preparando la stesura di quella che sarebbe diventata la legge 40 sulla procreazione artificiale.
    GENESI DI UNA LEGGE COMPROMISSORIA SUI PRINCIPI
    Leggiamo sul n. 197 di Anime e Corpi - Rivista di Bioetica, Psicologia e Pastorale sanitaria (OARI- Ed. Salcom, Brezzo di Bedero, Varese), alle pagg. 301-302 che «la Fondazione Nuovo Millennio, a partire dal mese di aprile 1997, ha riunito un gruppo di parlamentari italiani con i quali ha approfondito il tema della procreazione medicalmente assistita, attualmente oggetto dei lavori della Commissione per gli Affari Sociali della Camera, presieduta dall'on. Marida Bolognesi. La sollecitazione ad operare venne alla Fondazione dall'Europarlamentare Carlo Casini, che già si era prodigato presso i segretari politici dei partiti di ispirazione cristiana per ottenere un loro impegno comune sulle leggi riguardanti la bioetica [...] Il gruppo comprende oltre a Casini e Gambale, l'on. Salvatore Giacalone (Ppi), Maretta Scoca (Ccd), il senatore Maurizio Ronconi (Cdu), l'on Maria Burani Procaccini (Forza Italia), l'on. Alfredo Mantovani (An). Agli incontri ha partecipato, portando un rilevante contributo, la dottoressa Di Pietro, in rappresentanza di S.E. Mons. Elio Sgreccia che, attraverso la Di Pietro, ha seguito i nostri lavori. [...] Siamo così arrivati ad un testo di legge che il gruppo intende presentare ufficialmente attraverso un convegno da tenersi nella prima metà di novembre in una sede istituzionale prestigiosa, alla presenza di autorità civili e religiose».
    Tale testo di legge, varato quindi con la supervisione di Mons. Sgreccia, fu presentato il 19 dicembre dello stesso anno all'almo Collegio Capranica con l'adesione dei due Forum cattolici della famiglia e della Sanità e ufficializzato nel Manifesto sulla fecondazione artificiale. Elaborato per iniziativa cattolica, presentato in sede cattolica, diventato pertanto a tutti gli effetti la proposta cattolica, questo testo rinunciava aprioristicamente a rifiutare in toto le pratiche della fecondazione extracorporea (fivet) e si attestava sulla scelta strategica del sì alla fivet omologa contro la fivet eterologa e gli altri abomini del Far west procreativo.
    UNA SCELTA OPPORTUNISTICA
    Era una scelta opportunistica fatta in nome di certo realismo politico consapevole che la linea del no a tutto campo alla fivet non sarebbe passata, ma era una scelta che, rinunciando a mettere in discussione la fecondazione extracorporea in sé, rinunciava anche a tutelare la vita di tutti quegli embrioni che la fivet, quale tecnica in sé, manda a morte in una strage di cui oggi, a quindici anni di distanza, possiamo contare le cifre catastrofiche.
    Ma la rinuncia ancora più grave, se possibile, fu quella a dire la verità per intero: se infatti tale proposta aveva...

    • 9 min
    Il bambino, il grande assente nel dibattito sull'utero in affitto

    Il bambino, il grande assente nel dibattito sull'utero in affitto

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5611

    IL BAMBINO, IL GRANDE ASSENTE NEL DIBATTITO SULL'UTERO IN AFFITTO di Costanza Miriano
    Dunque secondo la Corte Europea di Strasburgo, anche se in Francia l'utero in affitto è vietato, i registri nazionali dovranno in qualche modo tenere conto della posizione del "genitore intenzionale" dei bambini comprati all'estero. Che cavolo vuol dire "genitore intenzionale"? Io mi dichiaro proprietaria intenzionale della borsa di quella signora che è passata adesso; me la posso intestare anche se lei non è d'accordo? Da quando l'intenzione genera un diritto? Soprattutto se per realizzare la mia intenzione commetto un reato, come possono dei giudici legittimare questo?
    È evidente che l'ideologia sta minando le basi dell'oggettività del diritto. Se conta l'intenzione, il diritto diventa dettato dalle emozioni, dai sentimenti, e non si è mai vista una roba del genere (credo che Giustiniano si rivolti nella tomba). Ovviamente il diritto creativo vale per alcuni, non per tutti. Perché se io vado all'anagrafe e dico che il figlio della mia amica a cui voglio tanto bene è mio, vado in carcere, e se lo fa uno che lo ha pagato no (ovviamente la balla è che si tratti solo di copertura delle spese, ma chi se ne frega: il figlio non è tuo, e che te lo regalino o te lo facciano pagare non è tuo punto e basta, o non è solo tuo perché gli hai tolto il padre o la madre).

    E MENO MALE CHE LA CORTE SI CHIAMA DEI DIRITTI UMANI
    In tutta questa storia, compreso il dibattito che ieri sera mi ha costretta ad attendere fino a tardi il finale di Porta a Porta (no comment), sono proprio i diritti di chi non si sa difendere a essere spariti. Il diritto del bambino. Gli altri i diritti se li prendono con la forza. Pagando una donna per esempio. Andando a farsi inseminare all'estero. Escludendo un padre dalle proprie scelte, come nel caso dell'aborto. Peccato che il diritto dovrebbe esistere proprio per tutelare chi non riesce a difendersi da chi impone il proprio desiderio, le proprie voglie, le proprie idee. Voglio un figlio, me lo prendo.
    In tutta la discussione secondo me sfugge sempre il centro della questione: i bambini hanno un padre e una madre, e hanno diritto a crescere con loro. Gli uomini e le donne non hanno diritto a un figlio. I figli sono un regalo immenso che però può anche non arrivare, e nessuno ha il diritto di prenderselo.
    E' questo il punto che non viene mai nominato. Quasi mai, a dire il vero, perché ieri alla Lumsa si è tenuto un bel convegno che avrebbe dovuto essere preso d'assedio dagli uomini e dalle donne di buona volontà, e invece purtroppo è stato quasi disertato, nonostante il livello di eccellenza dei relatori. Già il titolo del convegno lasciava presagire che sarebbe valsa la pena di andare. "Nascere da madre surrogata": dunque una buona volta il punto di vista è quello del bambino. Finalmente. Come ha detto lo psicologo Giampaolo Nicolais, non importa poi come staranno i bambini nati dall'utero in affitto, o quelli separati da un genitore biologico. L'essere umano è resiliente, e come si sopravvive a genitori abusanti o maltrattanti, ce la si può cavare in qualsiasi situazione. Il problema è che noi non possiamo soddisfare i nostri desideri pensando che i bambini se la caveranno, noi dobbiamo rispettarli, rispettare i loro diritti fondamentali, e anteporli ai nostri desideri. E' la base della civiltà.

    LA NATURA LA RICEVIAMO, NON CE LA DIAMO DA SOLI
    Noi non siamo solo prodotto della nostra cultura - cogito ergo sum - noi siamo anche natura, cioè noi siamo "nature and nurture" si è detto al convegno. E la natura la riceviamo, non ce la diamo da soli e non la possiamo dare. A certi bambini la parte di natura viene violentata da adulti che vogliono soddisfare i loro desideri, seppur di per sé buoni. Questo patrimonio è scritto...

    • 6 min

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