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Consigli utili (e verificati sul campo) su come vivere bene in famiglia

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Consigli utili (e verificati sul campo) su come vivere bene in famiglia

    Il Coronavirus avrebbe fatto meno danni se la famiglia fosse stata quella di un tempo

    Il Coronavirus avrebbe fatto meno danni se la famiglia fosse stata quella di un tempo

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6202

    IL CORONAVIRUS AVREBBE FATTO MENO DANNI SE LA FAMIGLIA FOSSE STATA QUELLA DI UN TEMPO di Julio Loredo
    Se la famiglia avesse conservato la sua struttura naturale e tradizionale, invece di essere sconquassata dalle tendenze moderne, la pandemia da Covid-19 non sarebbe stata così nociva, sia in termini assoluti sia in percentuali di infezione e di mortalità. È questa la conclusione di uno studio scientifico - "Coronavirus y Demografía en España" - reso pubblico dall'Osservatorio Demografico CEU dell'Università San Pablo, di Madrid, guidato dal prof. Joaquín Leguina.
    "Si tratta di un'analisi di proiezione su cosa sarebbe successo se avessimo mantenuto il numero di figli per donna del 1976, che era 2,8, ossia sopra il livello di riproduzione, cosa che permetteva una crescita positiva della popolazione; se avessimo mantenuto la struttura famigliare di allora, quando quasi tutti erano regolarmente sposati, e quasi non c'erano separazioni né divorzi; e se la maggior parte delle persone anziane fosse vissuta a casa con figli e nipoti, come si faceva allora", spiega il prof. Alejandro Macarrón Herrán, coordinatore del progetto.

    VENTI MILIONI DI GIOVANI IN PIÙ
    Se in Spagna si fossero conservati i tassi di fecondità, di nuzialità e di stabilità matrimoniale del 1976, oggi il Paese avrebbe avuto venti milioni in più di cittadini sotto i quaranta anni. Ciò avrebbe cambiato sostanzialmente il corso della pandemia: "Una popolazione più giovane avrebbe avuto tassi di infezione e di mortalità molto più bassi, e non avrebbe gravato tanto sul sistema sanitario nazionale, evitando così il collasso degli ospedali. Per non parlare del fatto che il numero dei ricoverati nelle RSA - dove si è verificato il 70% dei morti - sarebbe stato molto più ridotto. Avremmo avuto più PIL, più ospedali e più giovani".
    Un altro punto interessante dello studio riguarda la situazione psicologica delle persone. Con una struttura famigliare come quella del 1976, un numero ridotto di spagnoli avrebbe trascorso la quarantena in solitudine. Nel 1976 solo il 2% viveva da solo. Oggi quella percentuale è schizzata all'11%. Quasi cinque milioni di spagnoli hanno trascorso la quarantena in solitudine, una vera bomba a tempo di problemi psicologici che adesso cominciano a venire a galla.
    D'altronde, è scientificamente dimostrato che una famiglia numerosa e ben strutturata regge molto meglio questo tipo di situazione. Lo studio dell'Università CEU San Pablo conclude: "Se le famiglie spagnole fossero state quelle del 1976, la società come tale avrebbe retto molto meglio l'urto della pandemia: dal lavoro a distanza, all'appoggio fra i membri all'educazione dei figli".

    UNA DEMOGRAFIA SANA È IL FONDAMENTO DI UNA SOCIETÀ SANA
    In dichiarazioni al margine dello studio accademico, il prof. Macarrón ha ricordato come "una demografia sana è il fondamento di una società sana. La società spagnola deve prendere coscienza di questo problema. Una delle nostre principali preoccupazioni dovrebbe essere la natalità. Dobbiamo studiare che cosa fare per motivare le famiglie ad avere più figli: sgravi fiscali, misure economiche di appoggio alla maternità e alla famiglia, aiuti alle impresse per favorire la maternità e via dicendo. D'altronde, dobbiamo ripensare la politica dell'aborto e degli anticoncezionali gratuiti, oltre a studiare perché la gente ha paura del matrimonio e della genitorialità".
    Dal 1976, la Spagna - e non appena sotto governi socialisti - ha varato leggi che favoriscono le coppie di fatto, anziché quelle regolarmente sposate, e facilitato la separazione e il divorzio. L'esatto contrario di ciò che avrebbe dovuto fare. Questo è visibile, per esempio, nel mercato del lavoro. Secondo il prof. Macarrón, "lo Stato castiga le donne che scelgono di avere figli. Gli..

    • 6 min
    Sposare una persona significa accogliere il suo passato, il suo presente e il suo futuro

    Sposare una persona significa accogliere il suo passato, il suo presente e il suo futuro

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6152

    SPOSARE UNA PERSONA SIGNIFICA ACCOGLIERE IL SUO PASSATO, IL SUO PRESENTE E IL SUO FUTURO di Antonio e Luisa De Rosa
    Il matrimonio è una relazione così profonda che nulla va escluso dell'altro/a. Sposare una persona significa accogliere anche il suo tempo. Significa accogliere il suo passato, il suo presente e il suo futuro. Cosa significa concretamente?

    1) ACCOGLIERE IL SUO PASSATO
    Accogliere il suo passato è accogliere la sua storia, le sue esperienze, le sue ferite. Abbiamo sposato una persona che per diversi anni ha camminato senza averci al suo fianco. Lui/lei ha un cuore pieno di ferite, ha probabilmente fatto scelte sbagliate che hanno portato sofferenze e problematiche. Ognuno di noi ne ha. Spesso queste situazioni si verificano anche in ambito sessuale dove esiste una sofferenza sommersa e nascosta. Accogliere il suo passato significa capire che se lui/lei si comporta in determinato modo non è per cattiva volontà, ma perché molte volte non riesce ad amare e a donarsi. Proprio per il suo passato. Accogliere il suo passato significa avere pazienza e aiutarlo/la a guarire dalle ferite con il nostro amore. Significa sostenerlo sempre senza giudicarlo/la. Anche perché dobbiamo pensare che proprio il suo passato ha modellato la sua persona anche negli aspetti più positivi, quelli che ci hanno fatto innamorare.

    2) ACCOGLIERE IL SUO PRESENTE
    Accogliere il suo presente è accoglierlo/la per come è e non per tutte le aspettative che abbiamo su di lui/lei. C'è un momento in cui ogni coniuge deve lasciar cadere, deve liberarsi del sogno che aveva dentro di sé dell'altra persona. Questo è un momento che appartiene alla storia reale di ogni coppia. Lasciar cadere il sogno e accogliere in noi la verità dell'altro. Chiamarlo finalmente per nome. Chiamarlo in senso biblico. Accogliere e riconoscere con il nome tutta la persona che abbiamo di fronte. Questo processo può essere anche un duro colpo. Tante aspettative e tanti progetti. Tanti desideri che l'altra persona avrebbe dovuto incarnare e realizzare. Non è così. Spesso la persona che abbiamo sposato non è quella che pensavamo di aver sposato. Spesso l'idea che ci costruiamo è idealizzata e non è reale. Vogliamo che l'altro/a sia ciò che non è. E' importante superare questo momento cruciale. Momento che può giungere per alcuni prima e per altri dopo, per alcuni in modo repentino e per altri in modo graduale, ma arriva per tutti. Tranquilli che arriva. E' importante saperlo e riuscire a superarlo.
    È importante disinnescare il pericolo che si cela dietro. Il pericolo di pensare che lui non sia quello giusto, che lei non sia quella giusta, e quindi provare con qualcun'altro/a. L'amore chiede invece questo salto di qualità. Saper riconoscere e accogliere l'altro per quello che è. Solo così l'amore diventa maturo. Quando ci si rende conto della caduta del sogno si sperimenta davvero di perdere la vita. Solo facendo questa esperienza che è un'esperienza di crisi, di smarrimento, di solitudine, magari di sofferenza e dolore. Solo passando attraverso questa morte possiamo essere finalmente pronti a farci dono all'altro senza pretendere nulla. Solo morendo possiamo risorgere in una nuova relazione questa volta fondata sulla verità e non su un desiderio idealizzato che non esiste. La famiglia del mulino bianco lasciamola alla pubblicità. La nostra non è così, ma se riusciamo a fare questo salto di qualità, se riusciamo ad uccidere il sogno che abbiamo in testa, beh la nostra famiglia può essere anche più bella di quella del mulino bianco, con tutto il casino e l'imperfezione da cui è abitata.

    3) ACCOGLIERE IL SUO FUTURO
    Infine accogliere il suo futuro. Amarlo/la qualsiasi cosa accada. Amarlo/la sempre e comunque, senza condizioni, anche nel caso estremo che lui/lei dovesse...

    • 4 min
    Dieci consigli per essere maschi oggi

    Dieci consigli per essere maschi oggi

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6118

    DIECI CONSIGLI PER ESSERE MASCHI OGGI di Roberto Marchesini
    La cavalleria è morta, così si sente spesso dire. Oppure: la cavalleria è roba d'altri tempi! Medioevo, commenta qualcun altro, per indicare una cosa vecchia, morta e sepolta. È proprio così? La cavalleria è roba di un'altra epoca, improponibile all'uomo d'oggi, liquido e tecnologico? Io credo che la cavalleria non sia vecchia: credo che sia eterna. Lo dimostrano l'aner greco, al vir romano, fino al galantuomo (gentleman, all'inglese).
    A chi pensa che la cavalleria sia una cosa laica e che non riguardi i cattolici, ricordiamo che san Giovanni Bosco, educatore sommo proponeva ai suoi ragazzi (tra gli altri) uno slogan cavalleresco: piuttosto la morte, ma non il peccato. Don Bosco voleva che i suoi ragazzi fossero cavalieri e proponeva loro quel modello. Il fatto è che nasciamo (anzi: veniamo concepiti) maschi; e abbiamo il compito di diventare uomini. Uomini compiuti, cioè veri uomini: eroi, cavalieri. È come se, assegnandoci un sesso, ci venisse assegnato un compito, un destino da compiere, una vocazione. Non scegliamo chi diventare: scegliamo di aderire ad un progetto, oppure di rifiutarlo.
    Per realizzare questo progetto abbiamo bisogno di una guida, di una indicazione. Soprattutto nella società attuale, nella quale l'uomo appare sempre più spaesato, confuso, in balia delle mode e di ogni refolo di vento.

    DECALOGO PER IL CAVALIERE MODERNO
    Ecco, dunque, un decalogo per il cavaliere moderno; un cavaliere, come si dice attualmente, 2.0.
    1) Il cavaliere vive in un mondo metafisico, non un mondo materiale. Sa che «ciò che facciamo in vita riecheggia per l'eternità» (cit. Il gladiatore). Cerca il bene e rifugge il male. Coltiva la propria spiritualità in modo virile e non se ne vergogna. Porta sempre con sé il santo rosario, segno visibile della propria servitù a Maria. Coltiva un rapporto personale con Dio; dedica la sua vita all'imitatio Christi. Poiché Cristo è «il paradigma e l'esemplare
    degli uomini-maschi» (Mulieris dignitatem, § 25).
    2) Il cavaliere è forte e coraggioso (Giosuè 1). Ha, cioè, sviluppato la virtù della fortezza che consiste nella disponibilità a soffrire, a perdere qualcosa, pur di conseguire il bene. Non ha paura di pagare il fio per le sue azioni, di assumersene la responsabilità. Non gli importa di compromettere la carriera, l'amicizia o la reputazione, se questo e il prezzo della propria personale dignità.
    3) Il cavaliere rifugge la reputazione, il rispetto umano; non cerca la compiacenza. Non vuole piacere agli uomini, il cui giudizio è scritto sulla sabbia; bensì a Dio e alla propria coscienza (Galati 1, 10). Prende esempio da Cristo, del quale la gente diceva «è un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori» (Matteo 11,19) e non se ne preoccupava minimamente.
    4) Il cavaliere onora la sua parola. Non se la rimangia quando, per rispettarla, deve pagare un prezzo (Salmo 15, 4). Ovviamente, questo vale anche (e soprattutto) per la solenne e pubblica promessa matrimoniale: «Prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, e di amarti e onorarti per tutti i giorni della mia vita». Ama la verità, cioè Cristo (Giovanni 14, 6); non pronuncia falsità. Se non può essere sincero, tace:; ma non mente.
    5) Il cavaliere, se non può parlare bene di qualcuno, non ne parla affatto (cit. Giulio Andreotti). Infatti parla molto poco; così facendo evita di dire continuamente stupidaggini. Non ama i social media, mezzo di maldicenza, mormorazione e derisione; se li usa, lo fa con circospezione e prudenza. Non parla mai degli assenti: se deve dire qualcosa, la dice apertamente, faccia a faccia. Non è volgare né sguaiato.
    6) Il cavaliere tratta gli altri secondo la «regola aurea»; come...

    • 7 min
    Ami davvero i tuoi figli? Metti al primo posto il tuo coniuge, non loro

    Ami davvero i tuoi figli? Metti al primo posto il tuo coniuge, non loro

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6088

    AMI DAVVERO I TUOI FIGLI? METTI AL PRIMO POSTO IL TUO CONIUGE, NON LORO di ANTONIO E LUISA DE ROSA
    Per diventare genitori davvero dobbiamo riconsegnare i nostri figli. Riconsegnarli a Dio. Comprendere che non sono nostri, ma sono persone altre. Un'alterità che non ci appartiene e che noi abbiamo il compito di accompagnare, educare, sostenere, ma che non sarà mai nostra. È importante comprenderlo, ma comprenderlo davvero, con il cuore. Non sono nostri! Soprattutto non dipende da loro la nostra felicità. Ci sono alcuni pericoli da disinnescare.

    1° PERICOLO: NON POSSIAMO RIVERSARE SUI NOSTRI FIGLI IL BISOGNO DI ATTENZIONE E DI AFFETTO
    Rischiamo davvero di rovinare tutto. Di rovinare il nostro matrimonio e di non permettere ai nostri figli una capacità di staccarsi da noi quando sarà il momento per loro di formare una nuova famiglia. Non significa non amarli, ma amarli nel modo giusto.
    La mia vocazione di sposo è prima di tutto amare la mia sposa. La vocazione della mia sposa è prima di tutto amare me. I figli sono il frutto dell'amore che ci unisce. È sbagliato quindi smettere di nutrire l'amore sponsale e la relazione di coppia per dedicarsi quasi esclusivamente al ruolo genitoriale. Non significa che l'amore per i figli venga dopo e valga di meno. Significa che i nostri figli hanno bisogno di nutrirsi non solo dell'amore diretto dei due singoli genitori ma anche di percepire l'amore che i due genitori provano tra loro, perché loro sono il frutto di quell'amore.
    È un errore gigantesco per gli sposi smettere di trovare momenti di intimità, di dialogo e di cura reciproca. Smettere magari anche di fare l'amore. Significa rovinare tutto. La stanchezza c'è, lo so bene. Abbiamo anche noi quattro figli nati a breve distanza l'uno dall'altro, ma non si può prescindere dalla nostra relazione sponsale. Ci occupiamo di tante cose anche quando siamo stanchi perché dovremmo trascurare la nostra relazione che dovrebbe essere messa al primo posto? Poi i nodi vengono al pettine.

    2° PERICOLO: LA NOSTRA REALIZZAZIONE NON PUÒ DIPENDERE DAI NOSTRI FIGLI
    Luisa è insegnante e si rende benissimo conto di una dinamica malata. Lei, come tutti gli insegnati, deve valutare gli alunni. A volte deve scrivere delle note disciplinari. È diventato un problema. I genitori spesso non accettano queste "critiche" o giudizi negativi e si precipitano a chiedere spiegazioni. Luisa sbaglierà sicuramente alcune valutazioni, ma non è questo il punto. Questi genitori si sentono giudicati direttamente. L'errore del figlio diventa il loro personale errore. Capite che così non funziona. Non tanto con mia moglie che ormai sa come comportarsi. Con i loro figli stessi.
    Spesso i nostri figli non si sentono amati. Proprio perché sentono l'amore dei genitori condizionato al loro comportamento o ai loro risultati. Dobbiamo uccidere le nostre aspettative. È importante accogliere quel figlio per quello che è altrimenti passiamo l'idea di amarlo per quello che fa e non semplicemente per chi è. Passiamo l'idea di un amore condizionato che, in definitiva, non è amore.
    I nostri figli hanno bisogno di essere guidati da piccoli e accompagnati quando diventano un po' più grandi. Dobbiamo mettere in evidenza i loro errori, ma mai identificare i nostri figli con il loro errore. Soprattutto mai colpevolizzarli se noi ci sentiamo infelici o falliti. Devono già sopportare le difficoltà della loro vita, non credo abbiano bisogno di dover sopportare anche la colpa per la nostra infelicità.

    • 5 min
    L'arte di amare la propria moglie

    L'arte di amare la propria moglie

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6052

    L'ARTE DI AMARE LA PROPRIA MOGLIE di Pierre Dufoyer
    Lo scopo, che caratterizza l'aspetto propriamente coniugale del matrimonio, è il progresso reciproco degli sposi, attraverso lo scambio che li arricchisce.
    Così ci è offerto il compito di delineare quello che uno sposo deve donare alla moglie, per farla felice.
    Egli deve conoscere quello che la donna attende da lui e quello che essa veramente cerca nel matrimonio.
    Studiando la psicologia della donna, l'uomo è in grado di penetrare sempre più la natura della compagna della sua vita e di farsi un concetto esatto delle sue idee sull'amore.
    L'esperienza dimostra che vi sono numerosi matrimoni infelici, nei quali l'uomo e la donna non si comprendono sufficientemente e non si fanno reciprocamente e totalmente felici.
    Vorremmo perciò aiutare gli sposi ad evitare gli errori ed a realizzare meglio il loro compito.
    Noi ci atterremo ai soli elementi essenziali ed universali dell'anima femminile. Si incontrano però sempre sfumature ed ombreggiature individuali ed anche casi anormali, che tralasceremo di considerare perché richiederebbero uno studio speciale.
    La chiave per conoscere la psicologia della donna è costituita prevalentemente dalla ricchezza del suo cuore, dalla sua vita sentimentale e dalla sua sensibilità psichica spiccata. (...)

    LA SUA FORZA È IL SUO CUORE
    Essa possiede una capacità di sentimento particolarmente sveglia, perciò reagisce anche in modo straordinariamente intenso a tutte le impressioni.
    Un contegno gentile e premuroso nei suoi riguardi, le prove tangibili di affetto le recano una vivida gioia, quale raramente o per nulla si riscontra nell'uomo.
    Al contrario, una canzonatura, una indifferenza, una distrazione, un biasimo ed una critica lasciano nella donna un'impressione più durevole che nell'uomo. (...)
    Una donna che ama conosce mille possibilità per essere premurosa, mostrare delicatezze e recare piacere. In quest'arte è straordinariamente ingegnosa. Essa sì domanda di continuo che cosa possa piacere all'amato e si dà premura per realizzarla.
    D'altra parte, nelle donne dominano antipatie, scaltrezze, malignità più marcate, piccole gelosie più accentuate. Il marito non trascuri mai queste caratteristiche psicologiche e pensi quale importanza possano aver per la moglie quelle minime piccolezze, che ai suoi occhi sono "ridicole", può essere certo che non esagererà mai mostrandosi pieno di riguardi e di gentilezze, poiché la felicità della sua sposa dipende ampiamente dalla sua accentuata sensibilità psicologica. (...)
    Lo sposo dovrà ricordarsi che farà felice la moglie innanzi tutto e soprattutto quando la circonderà di un amore ricco di sentimento e che sgorga dal cuore, di quell'amore che rimane il primo sogno di una fidanzata. (...)
    Senza amore, la sua anima s'atrofizza.
    Certamente da suo marito si attende fermezza, però una fermezza amorevole. In lui ricerca forza, però una forza unita alla delicatezza. Vuole forza maschia, che però deve essere intessuta di amore e di affetto.

    LE QUALITÀ MASCHILI
    Allorché si sforza di scoprire cautamente la natura della propria moglie, l'uomo deve preoccuparsi di possedere tutte le qualità veramente maschili, però senza i difetti concomitanti. Sia calmo, padrone di sé, dotato di carattere, sicuro ed energico nel suo contegno. Con il suo comportamento risoluto nelle vicende e difficoltà della vita, egli infonde alla moglie un rasserenante sentimento di sicurezza e di fiducia.
    Per contro, le brame di dominio conducono facilmente ad un atteggiamento che si estrinseca in violenza brutale o mancanza di riguardo, in freddezza glaciale o in gretto sfoggio di potenza, di boria e tirannia: tutti pericoli che minacciano l'uomo incapace di disciplinare le sue forze...

    • 7 min
    La festa della donna secondo Edith Stein

    La festa della donna secondo Edith Stein

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6049

    LA FESTA DELLA DONNA SECONDO EDITH STEIN
    Visto che oggi i media ci ricordano la cosiddetta "Festa della Donna", vogliamo "sostare" su queste belle parole di Santa Teresa Benedetta della Croce (1891-1942), la famosa Edith Stein.
    Nel suo La donna: il suo compito, la natura e la grazia, così scrive: "L'orientamento al fine naturale e a quello soprannaturale è comune all'uomo e alla donna, ma vi si nota una differenziazione di compiti, consona alle diverse proprietà naturali dei due sessi. La missione primaria dell'uomo è dominare la terra; in ciò la donna gli è posta a fianco come aiuto. La missione primaria della donna è procreare ed educare la prole; e in questo compito l'uomo le è dato come difesa. Ne deriva che nell'uno e nell'altra si manifestano gli stessi doni, ma in misura e in rapporto diversi. Nell'uomo, i doni necessari per la lotta, la conquista, il dominio: la forza muscolare con cui domina esteriormente la materia, l'intelletto con cui penetra intenzionalmente il mondo, la volontà e l'energia attiva con cui può plasmarlo. Nella donna, l'attitudine a proteggere, custodire e far sviluppare l'essere in formazione e in crescita: perciò il dono, di carattere più corporeo, di saper vivere strettamente unita a un altro, di raccogliere con calma le forze, e di sopportare il dolore e la privazione, e adattarsi; il desiderio di cooperare al loro sviluppo".
    È molto bello questo completarsi tra l'uomo e la donna. Si tratta di due forze che si armonizzano. La forza muscolare dell'uomo e la forza dell'accoglienza della donna.
    Ed è proprio su queste due forze che è bene fare una breve riflessione.
    L'armonia tra due forze d'intensità diverse, ma entrambe necessarie, è solo del genere umano; a dimostrazione di ciò che dice la buona filosofia, ovvero che l'anima è forma del corpo. Il corpo femminile, infatti, è "informato" dall'anima e ciò fa sì che esso (il corpo) assuma l'espressione della delicatezza.
    Negli animali non è così. Se nel genere umano, infatti, la donna è più "debole" dell'uomo, tra gli animali ciò può non verificarsi. Prendiamo lo sport. In alcune discipline le donne non possono raggiungere gli stessi risultati degli uomini. Tra gli animali ciò è possibile. Nell'ippica le cavalle possono essere ugualmente o anche più veloci dei cavalli.
    Insomma è la dimensione spirituale che rende ancora più diverso il corpo maschile da quello femminile.
    Ed ecco perché, da quando si è dimenticata la priorità dell'anima, tutto si è indistinto, annullato... e in tal modo non riusciamo più a capire la bellezza della diversità!

    Nota di BastaBugie: nel seguente video di Matteo Montevecchi (durata: 3 minuti) dal titolo "La vera storia dell'8 marzo" si sbugiardano le fake news delle femministe che per anni hanno inventato un inizio "glorioso" della festa della donna, nascondendo che fu inventata nella russia sovietica sotto Lenin.

    • 3 min

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