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Blog sul vino e sull'enologia con articoli ascoltabili anche in podcast

Enoagricola - Audio blog su vino e agricoltur‪a‬ Fabio Ciarla - Enoagricola

    • Society & Culture

Blog sul vino e sull'enologia con articoli ascoltabili anche in podcast

    Enoagricola in tour n. 1 – Da Straforno con i vini di Marrone, Podernuovo a Palazzone e Pizzolato

    Enoagricola in tour n. 1 – Da Straforno con i vini di Marrone, Podernuovo a Palazzone e Pizzolato

    Di “normale” ormai è rimasto veramente poco, quindi perché non cambiare anche e ancora una volta le “Degustazioni Partecipate” di Enoagricola Blog? Siamo partiti facendole a casa con un gruppo di amici e sommelier e degustando i vini di una sola azienda, poi siamo passati a più aziende cominciando anche ad uscire dal salotto, a questo punto il salto era fatto e… E la scorsa settimana mi sono preso le mie bottiglie e me ne sono andato a pranzo da Straforno a Roma. L’idea di “Enoagricola in tour” è proprio questa, andare a fare la degustazione nei locali che con la nuova stretta anti-covid possono rimanere aperti solo a pranzo. Assaggiamo i vini ma parliamo anche della situazione. Inoltre, per quanto possibile, faccio conoscere posti che meritano una visita, a pranzo e in futuro anche a cena!

    Straforno è un locale ricco di spunti, con proprietari sempre attivi, che hanno risposto alle difficoltà di questo 2020 mettendosi in gioco su diversi fronti. Il locale lo permette, nasce con il “forno” nel nome e quindi pizza, ma speciale. Cotta in teglia e sulla brace, una procedura che è il passo finale di una grande attenzione agli ingredienti, alle materie prime, alle diverse esigenze (c’è anche una cucina apposita per il gluten free e un’area bimbi con animatori tutte le sere). Ma non c’è solo questo, primi piatti, soprattutto della tradizione, innovazioni nei fritti, curiosità, insomma siamo all’imbarazzo della scelta. La famiglia Pavani ha pensato e strutturato il locale per poter accogliere tante persone, rimodulandolo ora ma – mi conferma Matteo – anche per il futuro, su un numero di sedute più basso, offrendo così un servizio migliore e curando al massimo i dettagli. Straforno si era già attivato durante il lockdown con la consegna a domicilio, non solo tramite le piattaforme dedicate ma anche con personale proprio (lo stesso Matteo, che potete seguire anche sui Social, se ne occupa a volte). In questa fase di semi-chiusura le attività sono state moltiplicate: consegna a domicilio, asporto, brunch domenicale, aperitivi fino alle 18… La voglia di fare non manca, le difficoltà e le preoccupazioni nemmeno, ma qui si è deciso di rispondere rimboccandosi le maniche e cercando soluzioni. Normale dunque che la prima tappa di Enoagricola Tour si tenesse qui…

    Arriviamo quindi alla degustazione, preceduta però da una splendida “Gricia” e da un tris di fritti davvero eccezionali (Chips di patate, Stra-olive, Sfilacci di pollo), così buoni che non ho fatto in tempo a fotografarli!

    Sul tavolo i vini dell’Azienda Agricola Marrone (Langhe), di Podernuovo a Palazzone (Toscana) e Cantina Pizzolato (Veneto). Dieci le bottiglie, con una partenza scoppiettante dedicata ai vitigni PIWI. Sapete cosa sono? No? Bene, è l’ora di fare una ricerca su internet, io intanto vi racconto come erano nel bicchiere (e magari vi dico anche come la penso a riguardo). Saltano un po’ gli stili delle altre degustazioni partecipate, nessun punteggio per singolo vino ma giudizi complessivi (il panel è troppo ristretto per giocare con i numeri). Il tutto nel pieno rispetto delle regole attuali, perché lo scopo non è “fare i furbi” aggirando le misure di precauzione consigliate, ma lavorare come si può e facendo del nostro meglio, che tanto criticare qualsiasi cosa è diventato sport nazionale ormai.

     

    Cantina Pizzolato e i vitigni PIWI
    Abbiamo iniziato da qui per vari motivi, non ultimo

    • 14 min
    Codice Vino, la cooperazione abruzzese verso l’alto

    Codice Vino, la cooperazione abruzzese verso l’alto

    Montepulciano, Pecorino e Passerina, sono questi i cavalli di battaglia della prima annata della linea Codice Oro di “Codice Vino”, il nuovo progetto nato dalle migliaia di ettari vitati che fanno capo alla maxi-cooperativa Codice Citra.

    La nuova sfida, una vera e propria “Cantina Boutique”, vede confluire il meglio delle nove zone vitivinicole comprese nella base sociale di Citra sotto la guida di due mostri sacri italiani dell’enologia e dell’agronomia, Riccardo Cotarella e Attilio Scienza. Codice Vino punta all’eccellenza, senza mezzi termini, sia in vigna sia in cantina, e conta di riuscirci anche e proprio perché può contare su una scelta di zone e uve praticamente sconfinata. Una idea “illuminata” come ha detto Attilio Scienza, anche perché “quando le cooperative assumono caratteri imprenditoriali non ce n’è per nessuno” potendo scegliere il meglio della produzione su migliaia di ettari.

    La presentazione della prima annata di Codice Vino doveva avvenire a inizio 2020, poi il lockdown ha rinviato tutto a giugno, quando – sfruttando comunque l’abilità acquisita nelle videoconferenze durante il periodo di chiusura forzata – l’amministratore delegato Valentino Di Campli, insieme a Cotarella, Scienza e a Nerina Di Nunzio, che cura la comunicazione e l’immagine del progetto, hanno coinvolto una serie di giornalisti di tutta Italia in una presentazione-degustazione in diretta a distanza. Protagonisti dell’appuntamento dello scorso 26 giugno i vini Torrepasso – Montepulciano d’Abruzzo 2017, Tegeo – Pecorino 2018, Coda D’Oro – Passerina 2018 e Solante – Cerasuolo d’Abruzzo 2018. Un appuntamento che, al netto delle note di degustazione, ha aperto una importante finestra sul ruolo delle cooperative nel centro Italia e, allo stesso tempo, sulla qualità espressa dai vitigni e dai vini storici dell’Abruzzo.

    Grande impatto olfattivo per i vini bianchi, in particolare il Pecorino con un carico di frutti tropicali che speriamo possa integrarsi meglio nell’invecchiamento in bottiglia, Montepulciano d’Abruzzo moderno e piacevole mentre il Cerasuolo, in stile provenzale, non ha raccolto la totale fiducia di tutti gli esperti coinvolti. Sul tema il confronto si è basato ovviamente sull’avvicinamento a prodotti più facilmente riconoscibili dal mercato, l’intervento in merito di Riccardo Cotarella ha chiarito il punto di partenza delle scelte fatte: “Se il gusto del consumatore varia verso un certo tipo di scelta, e il disciplinare lo consente, trovo masochistico non adeguarsi”.

    Rimane forte la convinzione, comunque la si pensi sui singoli dettagli, che il progetto sia importante per l’Abruzzo, oltre che per Citra, e che ha tutte le potenzialità per diventare un grande player sul mercato dei vini di fascia media, anche per le capacità operative di una realtà commerciale di notevoli dimensioni. Altro aspetto che si può sottolineare è la scelta, corretta, di puntare su una interessante operazione di comunicazione e coinvolgimento, che sicuramente non si esaurirà con questa presentazione.

    • 3 min
    Chianti Classico Gran Selezione, un “regalo” la splendida vendemmia 2016

    Chianti Classico Gran Selezione, un “regalo” la splendida vendemmia 2016

    Nel 2016 si festeggiavano i 300 anni dalla perimetrazione della zona di produzione del Chianti (allora non c’era bisogno di specificare “Classico”) per volontà del Granduca di Toscana Cosimo III de’ Medici, una vendemmia considerata un “regalo” dall’attuale Presidente del Consorzio Vino Chianti Classico Giovanni Manetti che si è spinto a definirla “la migliore dal 2000”.

    Quando? Prima dell’interruzione di tutte le manifestazioni a causa dell’emergenza da Covid-19, precisamente il 18 novembre 2019 quando nello splendido Palazzo Rospigliosi a Roma è stata organizzata una interessante degustazione dedicata appunto all’annata 2016. Protagonista la Gran Selezione, ma presenti nella Capitale anche alcune Riserve e Annate dello stesso millesimo, per un racconto corale di un territorio che vuole riconquistare i vertici delle classifiche mondiali dei vini rossi.

    Per farlo però, come ha raccontato l’altro protagonista della degustazione guidata dedicata agli operatori del settore, Ian D’Agata, deve passare per una riscoperta della varietà delle differenti zone dalle quali è composto. Il critico e scrittore di vino di caratura internazionale ha anche chiarito: “Prima queste degustazioni non si facevano, c’era poca attenzione ai diversi terroir. Si potevano trovare zonazioni aziendali ma nulla di più, invece ora siamo in un momento storico favorevole, dal Barolo all’Etna si comincia a parlare di zone più che di aziende. In questo modo si dà valore alle Denominazioni, non si tratta di fare una classifica interna ma raccontare la diversità: parliamo di vini che sono tutti buoni ma diversi”. Un lavoro molto difficile per l’area del Chianti Classico, “qui non basta parlare di geologia – ha specificato D’Agata – ma bisogna integrare altitudini, indici di piovosità, temperature ecc.”. Focus poi sui vitigni, con la raccomandazione di non esagerare nell’aggiunta – per quanto storicamente necessaria per completare a volte il Sangiovese -, soprattutto per quanto riguarda gli internazionali. Splendida in questo senso l’immagine riportata da Manetti, che parlando del gruppo di uve chiamate a formare il Chianti Classico aveva specificato come si trattasse spesso di vitigni dai caratteri non fortissimi ma capaci “come una pellicola fotografica” di riprodurre il territorio in modo eccezionale. Perché questo è anche l’obiettivo scelto dal Consorzio, “riprodurre il territorio in bottiglia”, come ha detto sempre Manetti, anche perché è l’unica cosa non trasferibile/replicabile quando si parla di vino.

    Dopo la presentazione si è passati alla degustazione di 12 etichette rappresentative di diverse zone, tutte magistralmente raccontate da Ian D’agata e Giovanni Manetti, con un fiorire di aneddoti sulla storia dei luoghi e delle famiglie chiamate a descrivere la Denominazione nell’appuntamento romano. Di seguito la lista completa, un viaggio ricco di spunti e con vini (tutti) di alto livello, dal quale riporto l’esperienza che più mi ha colpito, ovvero la Gran Selezione “Coltassala” di Castello di Volpaia. Al naso la frutta matura elegante e il sentore di viola sono incastonati in una cornice assolutamente austera, un equilibrio di forme che si può ritrovare anche al palato, dove i tannini sono ben presenti ma senza invasioni di campo rispetto ad una freschezza e una persistenza davvero incredibili.


    I dodici vini in assaggio nell’appuntamento con la stampa e gli operatori:
    Chianti Classico Gran Selezione 2016 – I Fabbri (Greve in Chianti)

    Chianti Classico Gran Selezione 2016 “Vigna Vecchia” – Vecchie Terre di Montefili (Greve in Chianti – Siena)/

    • 3 min
    Monti Cecubi, Albamarina e Vini Monti: la Degustazione Partecipata si fa in tre!

    Monti Cecubi, Albamarina e Vini Monti: la Degustazione Partecipata si fa in tre!

    Da anomala, per la seconda volta, è diventata “normale” la Degustazione Partecipata con più aziende. Se all’inizio era una sola quella coinvolta, nell’ultima sono diventate due e in questa addirittura tre (ma non salirò ancora). In questo caso siamo partiti dal mio Lazio, passando per la Campania fino ad arrivare all’Abruzzo. Quali le cantine interessate? Per la mia regione Monti Cecubi, azienda interessante per il suo lavoro di riscoperta di antichi vitigni autoctoni – l’Abbuoto su tutti – e per la bellezza del posto, tra Itri e Sperlonga. La seconda è Fattoria Albamarina, siamo in Cilento e ho avuto la fortuna di fare un breve viaggio in quella splendida terra a settembre 2019, un Fiano e un Aglianico leggermente fuori dalle aspettative (per fortuna) grazie ad un territorio diverso da quelli più noti. Infine l’Abruzzo, terra di Montepulciano, sicuramente, ma anche di vini bianchi di genuina beva, come il Pecorino e il Controguerra Doc (uvaggio) con l’azienda Monti. Un gruppo di vini assaggiato da un gruppo di esperti nuovo, come nuova era la location. Niente casa, siamo stati ospiti dell’amica Francesca Bueti che a Lariano, sempre in provincia di Roma, gestisce il bar-enoteca “RCaffè” (grazie Francesca!). Nel complesso un’altra bella serata di conoscenza e scambi di opinione, con alcune divergenze e una netta sensazione che alcuni vini siano stati penalizzati dal poco “riposo” dopo il trasferimento (per la prossima bisognerà stare più attenti). Di seguito il racconto dei vini degustati, con i consueti voti, e in fondo una breve scheda delle tre aziende per chi volesse approfondire

     

    Il panel

    Enoagricola: Fabio Ciarla

    Francesca: neo-sommelier Fisar

    Simona: sommelier Fisar

    Leonardo: sommelier e relatore Fisar

    Paolo: sommelier Fisar

     

    I vini (anche se li abbiamo degustati nella corretta sequenza ho preferito presentarli divisi per azienda):

     

    Monti Cecubi

    Thymos 2018 – IGT Lazio Bianco 2018

    Amyclano 2018 – IGT Lazio Vermentino 2018

     

    Vini Monti

    Raggio di Luna – Controguerra DOC 2018

    VIR – Controguerra DOC Pecorino 2018

    Senior – Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane DOCG Riserva 2010

    Pignotto – Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane DOCG Riserva 2010

     

    Fattoria Albamarina

    Valmezzana – Fiano del Cilento DOP 2016

    Futos – Paestum IGT Aglianico 2016

     

    Monti Cecubi / Thymos 2018 – IGT Lazio Bianco 2018

    Uva base è la Falanghina, che in questa zona dell’estremo sud laziale sembra congiungersi con le espressioni campane. Questo vino si presenta vivace, di beve bene ed è piacevole, riuscendo a coniugare le sensazioni calde con quelle più fresche.

    Enoagricola: 88/100

    Francesca: 88

    Simona: 88

    Leonardo: 89

    Paolo: 89

     

    Monti Cecubi / Amyclano 2018 – IGT Lazio Vermentino 2018

    Dopo il Thymos sem

    • 6 min
    Top 20 Enoagricola 2019 (+1). La lista dei migliori assaggi e un auspicio per il 2020!

    Top 20 Enoagricola 2019 (+1). La lista dei migliori assaggi e un auspicio per il 2020!

    E anche quest’anno ci siamo, il 31 dicembre si avvicina ed è tempo di bilanci. Già il numero, lo scorso anno eravamo quasi a 30, la dice lunga su che tipo di periodo è stato. Non è che non abbia trovato buoni vini, il problema è che, contrariamente a quello che sembra, ho girato e assaggiato meno del consueto. Anche perché, lo ripeto, personalmente non sono un assaggiatore da fiera, non riesco a concentrarmi al banco d’assaggio e ho bisogno invece di tempo e calma per riflettere. Per fortuna quest’anno sono riuscito a ritagliarmi diverse occasioni utili al Vinitaly, una fiera che è così ricca di occasioni da dover essere affrontata al meglio, il consiglio utile è quindi di leggere bene i programmi e prenotare gli appuntamenti migliori! Eccovi dunque la lista dei migliori assaggi di questo 2019, con alcune conferme e tante novità. E la promessa, soprattutto, di bere di più il prossimo anno! Soprattutto vini non italiani, comincerei da un approfondimento sull’Europa diciamo, poi spazio a tutti ovviamente. Intanto, un po’ per caso e un po’ no, già in questa selezione ci sono due grandi vini della Mosella… A conferma, se ce ne fosse bisogno, che il sottoscritto ama i grandi bianchi da invecchiamento (Grechetto compreso). E poi c’è il +1, un vino sì, ma “speciale”!




    Buona lettura e buon 2020 a tutti!

     

    Georges Lelektsoglou – Vieilles Vignes de Gervans Crozes-Hermitage 2015

    Dalla Francia un Syrah di grande compattezza, frutto intenso, ricco al naso e poi al palato. Coerente e complesso, un bel vino pieno di spunti e di cose da dire nei prossimi anni. Bere o tenere: tenere

     

    Elena Fucci – Titolo 20th anniversary 2017

    Splendido nella sua iniziale rotondità, frutto di una selezione nelle vigne più vecchie dell’azienda e un affinamento in tonneaux che lascia una bella impronta. Sembra più pronto del suo omologo, tuttavia l’eleganza e la potenza che esprime fanno presupporre una piacevolezza che andrà a crescere. Chiedersi se sia il miglior “Titolo” in circolazione non ha senso, intanto godetevelo che è meglio. Bere o tenere: tenere

     

    Scala – Cirò Rosso Classico Superiore 2013

    Bellissima sorpresa, anche perché non sono un esperto di vini calabresi. Si presenta con un naso ricco e molto interessante, una successione di sentori netti di liquirizia insieme a frutta rossa, resina, boisé e note ematiche. Al palato è morbido ma equilibrato, persistente e piacevole. Bere o tenere: bere (è perfetto ora)

     

    Gancia – Cuvée 60 mesi Alta Langa Brut Metodo Classico 2010

    Gran bel Metodo Classico, ricco ed elegante, uno spumante che riesce a dare tanto sia al naso che al palato. Il packaging è di impatto e molto elegante ma aggiunge qualcosa ad una sostanza ben delineata e importante. Felice di rivedere ad alti livelli un’azienda che ultimamente si era fatta vedere solo per i prodotti di fascia bassa (e ci voleva un russo per risollevarla!). Bere o tenere: bere

     

    Carpineto – Vino Nobile di Montepulciano Riserva 2013

    Ancora una volta Carpineto entra in classifica, merito anche dalla fortuna di poter assaggiare ogni anno quasi tutta la loro produzione, nonché alcune “chicche” (come nella degustazione Fisar Roma di fine dicembre). Questo Vino Nobile del 2013, 11esimo nella Top 100 Wine Spectator, si presenta con un naso ampio di ciliegia e prugna, ma anche spezie dolci. Al palato è ovviamente lungo ed equilibrato, si beve bene e dà tanto anche nel finale. Davvero di classe… Bere o tenere: bere

     

    Clemens Busch – Marienburg “Fahrlay-Terrassen” 2016/stro

    • 12 min
    Alla ricerca della (definizione di) qualità nel vino. Il lunedì 3D di Trimani tra degustazioni e dibattiti

    Alla ricerca della (definizione di) qualità nel vino. Il lunedì 3D di Trimani tra degustazioni e dibattiti

    L’obiettivo era ovviamente molto ambizioso, ma almeno si guardava oltre. Il lunedì 3D di Trimani, la storica rivendita di via Goito a Roma divenuta ormai qualcosa di più tra distribuzione e wine bar, è iniziato infatti con il dibattito “Elaborare una definizione contemporanea di qualità per il vino, una discussione dopo le guide”. Nell’auditorium dello spazio WeGil sono saliti sul palco Paolo Trimani a fare da conduttore, insieme a Paula Prandini e Fabrizio Pagliardi per il “mercato”, Federico Staderini e Daniele Proietti per la “produzione”. Tra provocazioni e approfondimenti il discorso è virato subito sul fenomeno del “naturale”, con tutto quello che ad esso è collegato. Se da una parte si considera già il movimento come un qualcosa di “finito” (Prandini), per colpa di chi ci si è infilato maldestramente, che si tratti dell’industria o di alcuni produttori improvvisati, dall’altra si è tornati al problema centrale della mancanza di definizioni, parametri, cornici normative. Trattandosi di “movimento” è normale che non sia facilmente classificabile in rigide norme, il problema è appunto capire come però identificare cosa ne fa parte e cosa no. Qualcosa di non poco conto, soprattutto partendo dal dato citato, per esperienza diretta, da Pagliardi: “Gli under 35 bevono praticamente solo naturale, così come gli appassionati del nord Europa. Forse anche perché a differenza degli anni 90, quando nel mondo patinato del vino c’erano delle elite e dei vini normali, nel mondo naturale questa differenza non c’è. Si parla di vini interessanti, da bere, mentre qui per lungo tempo il vino è stato qualcosa di elitario“. Per Staderini si deve tornare al concetto di onestà, i suoi esempi hanno citato la “disciplina interna e interiore” di personaggi come Mario Incisa della Rocchetta o Emidio Pepe, concludendo: “chi fa le cose per bene e con onestà lo può con fierezza rappresentare“. Per Proietti il problema nasce proprio dalla presunta necessità di definizioni precise, così come il dibattito sulla questione etica: “in fondo alcuni regolamenti sono nati proprio per far emergere alcune scorciatoie“. Paula Prandini segna infine la visione che forse potremmo definire più ideologia: “è impossibile tracciare limiti etici o disciplinari, parliamo di un movimento di avanguardia e rivoluzione, siamo comunque andati avanti. L’unico modo di comunicare per i produttori è tramite il proprio lavoro“.

    E qui torna lo snodo cruciale, ovvero come comunicare qualcosa che non ha cornici ma solo tanti singoli punti? Nel dibattito la questione è stata risolta segnalando come la stampa classica abbia sempre visto come qualcosa di negativo il mondo naturale – e può essere vero – e come ci sia stata molta confusione per esempio nella gestione di termini, e regolamenti, legati a pratiche come quelle biologiche da una parte e biodinamiche dall’altra. In realtà Fabrizio Pagliardi ha anche ribadito come sia necessaria una maggiore formazione del personale addetto al servizio del vino, per lui la base di partenza devono continuare ad essere i corsi, in particolare quelli da sommelier, strutturati secondo gli schemi classici: “importante e fondamentale è imparare il linguaggio base, per poi magari spingersi verso il naturale. Io non ho creato la cantina del mio locale pensando di voler vendere vino naturale, ho cominciato a scegliere quello che mi piaceva e alla fine mi sono accorto che avevo quasi tutti vini naturali“.

    Tranne un intervento dal pubblico dal sapore di conventicola del tipo “io c’ero prima e quindi sono io che stabilisco chi può parlare e chi no“, il dibattito

    • 6 min

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