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J-TACTICS - Dove osano le aquile (S04 E10‪)‬ J-TACTICS's show

    • Soccer

ll titolo della decima puntata della quarta stagione di J-TACTICS, trae spunto da​ “Dove osano le aquile", (Where Eagles Dare) che è un film britannico del 1968 diretto da Brian G. Hutton.
Interpretato da Clint Eastwood e Richard Burton.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, un aereo britannico viene colpito e cade in una regione nel sud della Germania.
I nazisti catturano l'unico supersitite, il Generale Carnaby, dell'alto comando delle Forze Armate USA, e lo portano al castello Adler, (Fortezza di Hohenwerfen), il castello delle aquile, quartiere generale delle SS, per poterlo interrogare in quanto fonte più che preziosa di informazioni sulle strategie di guerra degli Alleati.
Viene scartata l'ipotesi di bombardare il castello per impedire che il Generale riveli qualcosa, perché la sua vita è più preziosa di quanto le SS stesse immaginino, e nessun aereo può arrivare vicino al castello senza venire prima abbattuto. L'unica soluzione è mandare una squadra per infiltrarsi nel castello e liberare il Generale.
Il maggiore britannico Smith e il tenente americano Shaffer riescono a sfuggire alla cattura e a introdursi abilmente nel castello tramite la teleferica, aiutati da Mary, un'agente del servizio britannico in supporto al gruppo.
I due riescono a raggiungere, non visti, il salone dove si sta svolgendo l'interrogatorio del generale americano catturato.
A questo punto svelano che la reale missione era proprio smantellare la rete di spie tedesche in terra inglese e che il generale è in realtà il caporale Cartwright Jones, un sosia del generale stesso.
Il commando, con non poche difficoltà e dopo aver arrecato alcuni danni con gli esplosivi, abbandona il castello e raggiunge l'aeroporto militare dove li aspetta l'aereo per portarli a casa.
Facendo la nostra solita trasposizione dalla cinematografia al mondo del calcio, ed in modo particolare alle vicende juventine, potremo utilizzare il titolo e le vicende narrate nella pellicola per analizzare
il match andato in scena sabato pomeriggio allo stadio Olimpico tra le "aquile" biancocelesti della Lazio e i bianconeri della Juve.
Nella sfida tra i due tecnici ed il loro modo differente (agli antipodi sarebbe più corretto dire) di intendere il gioco del calcio, parafrasando la pellicola da cui trae spunto l'odierna puntata di J-TACTICS, legittima sarebbe stata la domanda, "dove osano le aquile"?
Quale sarebbe stato l'atteggiamento tattico delle "aquile" laziali guidate da Sarri, e quali contromisure avrebbe adottato Allegri?
Alla luce del risultato finale e della prestazione delle due squadre, la sfida tra Max e Maurizio, così come presentata alla vigilia, ossia giochisti contro risultatisti, la vince il tecnico livornese.
Una Juve pragmatica che come accaduto diverse volte in passato con Max in panchina, rinuncia a comandare il gioco in attesa delle mosse e degli eventuali errori dell'avversario.
Errori appunto, come il rigore scioccamente procurato da Cataldi su Morata dopo 23 minuti, accompagnato dalle inspiegabili ed altrettanto sciocche proteste da parte della panchina laziale.
Da quel momento in poi, dopo la trasformazione del penalty di Bonucci, la Juve è stata praticamente perfetta.
Baricentro basso, chiusure attente, e ripartenze in contropiede rapide, anche se non sempre sfruttate adeguatamente, si pensi alla fuga di un Chiesa inarrestabile vanificata maldestramente da Kulusevski.
Nella partita perfetta giocata dalla squadra bianconera all'Olimpico si sono visti nuovamente applicazione mentale, concentrazione, spirito di sacrificio, elementi caratteristici del DNA della Juve e del suo attuale allenatore.
In un match caratterizzato anche da una ritrovata solidità difensiva ancora una volta monumentale è stata la prova dell'olandese volante De Ligt.
Matthijs ancora una volta è risultato essere imprescindibile per la tenuta difensiva e la rimonta della Juve.
È stato...

ll titolo della decima puntata della quarta stagione di J-TACTICS, trae spunto da​ “Dove osano le aquile", (Where Eagles Dare) che è un film britannico del 1968 diretto da Brian G. Hutton.
Interpretato da Clint Eastwood e Richard Burton.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, un aereo britannico viene colpito e cade in una regione nel sud della Germania.
I nazisti catturano l'unico supersitite, il Generale Carnaby, dell'alto comando delle Forze Armate USA, e lo portano al castello Adler, (Fortezza di Hohenwerfen), il castello delle aquile, quartiere generale delle SS, per poterlo interrogare in quanto fonte più che preziosa di informazioni sulle strategie di guerra degli Alleati.
Viene scartata l'ipotesi di bombardare il castello per impedire che il Generale riveli qualcosa, perché la sua vita è più preziosa di quanto le SS stesse immaginino, e nessun aereo può arrivare vicino al castello senza venire prima abbattuto. L'unica soluzione è mandare una squadra per infiltrarsi nel castello e liberare il Generale.
Il maggiore britannico Smith e il tenente americano Shaffer riescono a sfuggire alla cattura e a introdursi abilmente nel castello tramite la teleferica, aiutati da Mary, un'agente del servizio britannico in supporto al gruppo.
I due riescono a raggiungere, non visti, il salone dove si sta svolgendo l'interrogatorio del generale americano catturato.
A questo punto svelano che la reale missione era proprio smantellare la rete di spie tedesche in terra inglese e che il generale è in realtà il caporale Cartwright Jones, un sosia del generale stesso.
Il commando, con non poche difficoltà e dopo aver arrecato alcuni danni con gli esplosivi, abbandona il castello e raggiunge l'aeroporto militare dove li aspetta l'aereo per portarli a casa.
Facendo la nostra solita trasposizione dalla cinematografia al mondo del calcio, ed in modo particolare alle vicende juventine, potremo utilizzare il titolo e le vicende narrate nella pellicola per analizzare
il match andato in scena sabato pomeriggio allo stadio Olimpico tra le "aquile" biancocelesti della Lazio e i bianconeri della Juve.
Nella sfida tra i due tecnici ed il loro modo differente (agli antipodi sarebbe più corretto dire) di intendere il gioco del calcio, parafrasando la pellicola da cui trae spunto l'odierna puntata di J-TACTICS, legittima sarebbe stata la domanda, "dove osano le aquile"?
Quale sarebbe stato l'atteggiamento tattico delle "aquile" laziali guidate da Sarri, e quali contromisure avrebbe adottato Allegri?
Alla luce del risultato finale e della prestazione delle due squadre, la sfida tra Max e Maurizio, così come presentata alla vigilia, ossia giochisti contro risultatisti, la vince il tecnico livornese.
Una Juve pragmatica che come accaduto diverse volte in passato con Max in panchina, rinuncia a comandare il gioco in attesa delle mosse e degli eventuali errori dell'avversario.
Errori appunto, come il rigore scioccamente procurato da Cataldi su Morata dopo 23 minuti, accompagnato dalle inspiegabili ed altrettanto sciocche proteste da parte della panchina laziale.
Da quel momento in poi, dopo la trasformazione del penalty di Bonucci, la Juve è stata praticamente perfetta.
Baricentro basso, chiusure attente, e ripartenze in contropiede rapide, anche se non sempre sfruttate adeguatamente, si pensi alla fuga di un Chiesa inarrestabile vanificata maldestramente da Kulusevski.
Nella partita perfetta giocata dalla squadra bianconera all'Olimpico si sono visti nuovamente applicazione mentale, concentrazione, spirito di sacrificio, elementi caratteristici del DNA della Juve e del suo attuale allenatore.
In un match caratterizzato anche da una ritrovata solidità difensiva ancora una volta monumentale è stata la prova dell'olandese volante De Ligt.
Matthijs ancora una volta è risultato essere imprescindibile per la tenuta difensiva e la rimonta della Juve.
È stato...

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