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Gli islamici applicano il Corano sull'esempio del loro fondatore Maometto... perché stupirsi delle conseguenze?

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Gli islamici applicano il Corano sull'esempio del loro fondatore Maometto... perché stupirsi delle conseguenze?

    Nel 2021 in Afghanistan l'islam ha vinto e l'occidente ha perso

    Nel 2021 in Afghanistan l'islam ha vinto e l'occidente ha perso

    VIDEO: Perché i terroristi hanno scelto l'11 settembre? ➜ https://www.youtube.com/watch?v=dJNFYEn8DkM

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6733

    NEL 2021 IN AFGHANISTAN L'ISLAM HA VINTO E L'OCCIDENTE HA PERSO di Roberto de Mattei
    In un articolo sul Corriere della Sera del 28 agosto 2021, Ernesto Galli della Loggia pone la seguente domanda: "Sono ancora in grado le nostre società di fare la guerra? Di sostenere psicologicamente l'urto terribile di una dimensione per così dire volontaria della morte? Siamo ancora noi capaci di accettare l'eventualità di dare o ricevere consapevolmente la morte, così come da sempre vuol dire "fare la guerra".
    A questa domanda cruciale il politologo italiano risponde esaminando il peso militare che nelle operazioni contro i talebani hanno assunto i cosiddetti contractor. Utilizzati dagli Stati Uniti in tutti i teatri di operazione (dai Balcani all'Iraq) questi combattenti civili sono assunti da ditte private le quali hanno stipulato appositi contratti con il Pentagono. Essi sono l'espressione di un dato storico di fondo: la fine in Occidente dell'esercito nazionale, sostituito da un vero e proprio outsourcing della guerra affidata ad un esercito di specialisti che in Afghanistan hanno perso la vita in numero maggiore dei soldati della US Army. Ma, osserva Galli della Loggia, "con un'armata di specialisti e di mercenari si possono fare al massimo operazioni di polizia; e anche quelle si finisce inevitabilmente per perderle nella maniera più rovinosa se ci si ostina a farle passare per qualcos'altro" [spesso infatti le azioni di guerra sono chiamate dai media "missioni di pace", proprio per nascondere dietro alle parole la cruda realtà, anche perché non si capisce se i soldati le missioni di pace le facciano con i fiori oppure con i fucili, N.d.BB].
    Un popolo combatte se è disposto a sacrificare la propria vita per gli ideali in cui crede.
    Oggi, però, il bene comune sembra coincidere con quello della massima "sicurezza". L'Occidente pretende di combattere una guerra a morti zero, e se ciò non accade la reazione non è controllata, ma ansiosa ed emotiva.
    L'immagine del presidente degli Stati Uniti di America Joe Biden che piange in diretta tv, osserva Alessandro Sallusti sul quotidiano Libero del 28 agosto, non è un segnale incoraggiante per il mondo occidentale. Il comandante in capo della prima potenza mondiale non può farsi prendere dall'emozione come un qualsiasi anziano pensionato, ma deve essere in grado di mascherare la propria fragilità. Il dato psicologico di questa scena, osserva sullo stesso quotidiano Renato Farina, "non solo corrisponde in pieno alla durezza della catastrofe che stiamo vivendo, ma è pure una profezia per il futuro". Un futuro di lacrime appunto per l'Occidente.
    Quando Winston Churchill disse di non avere altro da offrire che "sangue, fatica, lacrime e sudore", aggiunse: "Chiedete qual'è la nostra politica? Rispondo che è condurre la guerra per mare, per terra e per cielo, con tutta la forza e lo spirito battagliero che Dio può infonderci".
    Chi è in grado oggi di affrontare i nemici con tanta determinazione? L'Occidente non ha ancora compreso qual è il nemico esterno che ha di fronte. Come osserva Maurizio Molinari su "La Repubblica" del 29 agosto, la faida jihadista per il controllo di Kabul fra i talebani di Abdul Ghani Baradar e l'Isis del Khorasan contrappone due modelli rivali per l'Afghanistan: "I talebani con la riedizione del loro Emirato islamico puntano a diventare l'esempio più rigido di Stato fondamentalista". L'Isis del Khorasan "persegue invece la creazione di un "Califfato" nei territori di Afghanistan e di ampie regioni limitrofe in Iran, Turkmenistan, Uzbekistan, Kirghistan e Tagikistan, fino a toccare i confini con la...

    • 14 min
    Libertà religiosa violata per 5 miliardi di persone

    Libertà religiosa violata per 5 miliardi di persone

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6579

    LIBERTA' RELIGIOSA VIOLATA PER 5 MILIARDI DI PERSONE
    Il Rapporto sulla libertà religiosa nel mondo 2021, pubblicato dalla fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs) e giunto alla sua XV edizione, evidenzia che in una nazione su tre si registrano gravi violazioni della libertà religiosa. Secondo lo studio, presentato oggi ufficialmente a Roma con la partecipazione di Asia Bibi (in collegamento) e in altre grandi città in tutto il mondo, questo diritto fondamentale non è stato rispettato in 62 dei 196 Paesi sovrani (31,6% del totale) nel biennio 2018-2020.

    IL CALIFFATO TRANSCONTINENTALE E L'ABUSO DELLA TECNOLOGIA DIGITALE
    «In 26 di queste nazioni si soffre la persecuzione», dichiara Alessandro Monteduro, direttore di Acs Italia. «Nove Paesi per la prima volta si sono aggiunti alla lista: sette in Africa (Burkina Faso, Camerun, Ciad, Comore, Repubblica Democratica del Congo, Mali e Mozambico) e due in Asia (Malesia e Sri Lanka). La causa principale è la progressiva radicalizzazione del continente africano, specie nelle aree sub-sahariana e orientale, dove la presenza di gruppi jihadisti è notevolmente aumentata», prosegue Monteduro.
    Violazioni della libertà religiosa si sono verificate nel 42% delle nazioni africane. Burkina Faso e Mozambico rappresentano due casi eclatanti. «Questa radicalizzazione non si limita tuttavia all'Africa. Il Rapporto - sottolinea Monteduro - descrive il consolidamento di un network islamista transnazionale che si estende dal Mali al Mozambico, dalle Comore nell'Oceano Indiano alle Filippine nel Mar Cinese Meridionale, il cui scopo è creare un sedicente califfato transcontinentale».
    Il Rapporto evidenzia una nuova frontiera: l'abuso della tecnologia digitale, delle cyber networks, della sorveglianza di massa basata sull'intelligenza artificiale (Ai) e sulla tecnologia del riconoscimento facciale per assicurare un maggiore controllo con finalità discriminatorie. Questo fenomeno è evidente soprattutto in Cina, dove il Partito Comunista sta reprimendo i gruppi religiosi con l'ausilio di 626 milioni di telecamere di sorveglianza con tecnologia Ai e con l'aiuto dei sensori degli smartphone. Anche i gruppi jihadisti stanno impiegando la tecnologia digitale per favorire la radicalizzazione e per il reclutamento di nuovi terroristi.
    In 42 Paesi (21% del totale), abbandonare o cambiare la propria religione può determinare gravi conseguenze legali e/o sociali, con uno spettro di possibili conseguenze che va dall'ostracismo familiare alla pena di morte. La ricerca di Acs denuncia anche l'incremento della violenza sessuale impiegata come un'arma contro le minoranze religiose, in particolare i crimini contro donne adulte e minorenni le quali vengono rapite, violentate e costrette a ripudiare la loro fede per abbracciare coattivamente quella maggioritaria.

    LA PERSECUZIONE "EDUCATA" E L'IMPATTO DEL COVID-19
    Il 67% circa della popolazione mondiale, pari a circa 5,2 miliardi di persone, vive attualmente in nazioni in cui si verificano gravi violazioni della libertà religiosa. Fra di esse vi sono quelle più popolose: Cina, India e Pakistan. Anche la persecuzione religiosa da parte dei governi autoritari si è intensificata. La promozione della supremazia etnica e religiosa in alcune nazioni asiatiche a maggioranza indù e buddista ha contribuito a intensificare l'oppressione ai danni delle minoranze, riducendone spesso i componenti a livello di cittadini di seconda classe. L'India rappresenta il caso più eclatante, ma tali politiche vengono applicate anche in Pakistan, Nepal, Sri Lanka e Myanmar.
    In Occidente si registra una diffusione della «persecuzione educata», secondo l'espressione coniata da papa Francesco per descrivere il conflitto fra le nuove tendenze culturali e i diritti...

    • 5 min
    Coprifuoco duro per i cristiani in Europa, mentre per i musulmani...

    Coprifuoco duro per i cristiani in Europa, mentre per i musulmani...

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6559

    COPRIFUOCO DURO PER I CRISTIANI IN EUROPA, MENTRE PER I MUSULMANI... di Mauro Faverzani
    Inutile illudersi. L'islam è islam. E vani sono i tentativi d'occidentalizzarlo o di "democratizzarlo" (ammesso che, in merito, l'Europa abbia realmente qualcosa da insegnare e modelli da "esportare"). Ma non tutti lo capiscono, c'è chi ancora si ostina.
    Come la Germania. Si è saputo che in dieci anni ha concesso oltre 750 milioni di euro «per erigere istituzioni democratiche» nei Paesi, che furono teatro delle cosiddette «primavere arabe». Benché anche Berlino le consideri un sostanziale fallimento, alla fin fine ritiene che per certi cambiamenti politici occorrano anni. Da qui i rubinetti ancora abbondantemente aperti. Non solo. Il ministro degli Affari esteri tedesco, Heiko Maas, ha evidenziato come il suo governo sia il solo a dare ancora credito ad un'eventuale svolta "democratica" di quei Paesi, chissà perché...
    Le «primavere arabe» - val la pena ricordarlo - iniziarono nel dicembre 2010 e coinvolsero una dozzina di Stati del Nord-Africa e del Medio Oriente, dalla Tunisia all'Egitto, dallo Yemen alla Siria sino alla Libia; ma le riforme invocate in piazza e finanziate in buona parte da agenzie straniere (come, ad esempio, la Open Society Foundation di George Soros, secondo quanto dichiarato dalla rivista Eurasia) si tradussero, in realtà, in una recrudescenza di assolutismi, di radicalismi e di terrorismo islamico dagli effetti devastanti. Perché finanziare ancora tutto questo? Ed a chi sono andati quei 750 milioni di euro tedeschi? Per farne che?

    LIBERTÀ PER IL RAMADAN
    Eppure la sudditanza, la voglia matta di cancel culture e la sostanziale ignavia dell'Occidente nei confronti dell'islam partono anche dalle piccole cose (che poi tanto piccole non sono...) di casa nostra. Lo scorso 13 aprile ha avuto inizio il periodo del Ramadan, che si concluderà il prossimo 12 maggio. Ebbene, secondo quanto pubblicato da Le Figaro, «la direzione dipartimentale dell'Hérault avrebbe ricevuto un'informativa dal ministero dell'Interno, con cui si comunica che una certa "tolleranza venga accordata" ai "fedeli" [musulmani-NdR], che desiderino pregare al mattino, prima del termine previsto per il coprifuoco"». Lo stesso dicasi alla sera. E non si tratta di una concessione isolata, poiché è stata fatta anche altrove. Prosegue, infatti, l'articolo del prestigioso quotidiano francese: «Nel Tarn le forze dell'ordine sono state incaricate dalla Prefettura di non sanzionare i musulmani circolanti» durante il coprifuoco imposto con l'emergenza Covid, né di verbalizzare eventuali «assembramenti in strada o nei pressi delle moschee» o ancora «consegne di cibo ad amici e familiari». Indicazioni analoghe anche nel dipartimento della Gironda. Una disponibilità al «deconfinamento», che si scontra col pugno duro viceversa utilizzato nei confronti dei cattolici per l'intero periodo della Quaresima, quando non furono ammesse né concessioni, né deroghe alle norme previste.
    Stesso copione in Spagna, dove il presidente della Città autonoma di Melilla, Eduardo de Castro, dallo scorso 22 aprile, su richiesta della locale Commissione islamica, ha fatto ampie concessioni circa il coprifuoco sia per gli spostamenti che per gli assembramenti, affinché i musulmani, durante il Ramadan, possano riunirsi in preghiera nelle moschee. È lo stesso presidente, che viceversa a febbraio decretò la chiusura domenicale delle chiese dalle otto del mattino sino a mezzanotte, per "contenere" la pandemia, nonostante le proteste del Vicariato episcopale.

    IL CASO DELLA TUNISIA
    Provvedimenti ampiamente discriminatori, ma dovrebbe far riflettere quanto accaduto in Tunisia, dove si è registrato un rapido e preoccupante incremento dei casi di Covid-19 proprio a partire dall'inizio del...

    • 6 min
    Incubo terrorismo in Francia, ma in televisione nessuno ce lo dice

    Incubo terrorismo in Francia, ma in televisione nessuno ce lo dice

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6556

    INCUBO TERRORISMO IN FRANCIA... MA IN TELEVISIONE NESSUNO CE LO DICE di Caterina Giojelli
    Quartiere popolare di Devèze a Béziers (Hérault, sud della Francia). È la notte del 4 aprile, l'orologio segna l'1.55, quando le forze dell'antiterrorismo e della Direction générale de la sécurité intérieure (Dgsi) sfondano la porta dell'appartamento della famiglia B. Le quattro donne presenti, una madre e le sue tre figlie, finiscono in manette mentre inizia la perquisizione.
    Pochi giorni prima la Dgsi aveva ricevuto una segnalazione dall'intelligence: una giovane francese convertita all'islam si appresta a compiere un attentato nel weekend di Pasqua, aggredendo i fedeli di una chiesa di Montpellier o Strasburgo con una sciabola. I servizi di sicurezza marocchini hanno individuato il suo account e pseudonimo Telegram, "Ab-2770" e l'indirizzo Ip da cui si connette postando video dei bambini soldato dell'Isis che giustiziano ostaggi: corrisponde a quello della signora B.
    Coltelli, sure, la testa di Paty
    Inizia come un film, la straordinaria inchiesta pubblicata da Le Parisien sull'arresto di Leila B., la diciottenne incriminata per associazione terroristica internazionale che prometteva di dare il proprio sangue per spargere quello cristiano. Una vendetta meditata e raccontata nel suo spaventoso diario di adolescente trovato la notte dell'irruzione, quando, spalancando la porta della stanza di Leila, gli agenti si sono trovati davanti a un santuario dell'orrore: al muro è appeso un poster delle Torri gemelle in fiamme, stampe del corpo mutilato di Samuel Paty, sul comodino un coltello da cucina da 30 centimetri.
    E poi bottiglie di acido solforico, acetone, alcolici metilati, siringhe, cavi elettrici, ingredienti per fabbricare ordigni esplosivi, tracce di bruciature sul pavimento, bottiglie collegate con cavi alla batteria di un cellulare, sure che incitano al jihad. Scrive Le Parisien: «Non ha la personalità di un'ordinaria apprendista terrorista. Leila B. cresce in un ambiente socialmente e culturalmente svantaggiato. Terza di cinque figli, il più piccolo dato in affido, figlia di un padre alcolizzato e gravemente malato, ha abbandonato due anni fa la scuola dopo essere stata espulsa da un corso professionale di moda in un liceo di Béziers. Da allora ha passato le giornate chiusa nella sua stanza, arrivando a smontare la maniglia della porta perché nessuno potesse entrarvi, uscendo in rare occasioni e parlando solo con sua madre».

    ANDRÒ A FARE UN MASSACRO AL LICEO, TAGLIERÒ TESTE
    Nella sua stanza Leila passa le giornate sui siti "gore", i più macabri e pericolosi del deep web. Guarda e riguarda i video delle stragi scolastiche, come il massacro della Columbine High School, e le decapitazioni diffuse dai fanatici dell'Isis. Ha già una denuncia all'attivo: ha minacciato una studentessa su Instagram, ha affermato che avrebbe ammazzato qualcuno sparando dal balcone prima di suicidarsi. La polizia l'ha già interrogata, «mi piace guardare le persone decapitate, vedere qualcuno che soffre, vedere chi taglia la testa, la morte», ha ammesso agli agenti. Fantasie macabre, eppure c'è molto più di quanto temeva l'intelligence nel suo diario, dove la ragazza annota il sogno di comprare «fucili d'assalto» e uccidere «centinaia» di persone, arrivando a pianificare l'assalto della sua ex scuola:
    «Il D-Day mi alzerò al mattino, preparerò tutto in anticipo. Verso le 9-10 ucciderò uno dei miei vicini e poi deciderò se ucciderne altri tre [...]. Dopodiché andrò al liceo e inizierò il massacro. Farò saltare in aria, distruggerò cose, ucciderò tutte le persone sul mio cammino. Il piano dettagliato consiste in bombe posizionate in luoghi diversi, saranno posizionate in anticipo».
    Al di là dei "sogni", c'è soprattutto nel suo diario la piantina della...

    • 12 min
    La Svizzera dice no al burqa

    La Svizzera dice no al burqa

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6544

    LA SVIZZERA DICE NO AL BURQA di Lorenza Formicola
    Domenica gli svizzeri hanno votato a maggioranza ristretta a favore del divieto di nascondere il volto. Un segnale forte contro l'islam e l'islamizzazione d'Europa, per chi lo ha proposto; iniziativa xenofoba e sessista per gli altri.
    Votando contro l'uso del velo integrale nella sfera pubblica, la Svizzera si unisce a Francia, Austria, Bulgaria, Belgio e Danimarca, dopo anni di dibattiti. Le Courrier si domanda se la Svizzera abbia "paura del burqa o dell'islam", Liberation sul confine della xenofobia e islamofobia.
    Il testo, proposto dal partito di destra Udc, ha ottenuto il 51,21% dei voti e la maggioranza dei cantoni, come raccontano i risultati ufficiali pubblicati dal governo federale. Il referendum non faceva riferimento a burqa o niqab esplicitamente, motivo per cui da oggi in Svizzera sarà vietato coprirsi integralmente il viso in pubblico in qualsiasi occasione. Il che vale anche per i manifestanti incappucciati, ma sono previste eccezioni per i luoghi di culto. Dalle urne elvetiche sono usciti, domenica 7 marzo 2021, così, contemporaneamente un ‘sì' all'iniziativa popolare per il divieto di velarsi e un ‘no' alla legge sull'identità elettronica, che prevedeva un sistema misto, pubblico-privato, per la gestione dell'identità digitale per gli acquisti online.

    SCONFITTE IPOCRISIA E RETORICA
    Per entrambi i quesiti identitari, il Comitato di Egerkingen, animato dall'Udc, destra moderata e primo partito svizzero, ottiene una vittoria. Il quesito sull'identità digitale era stato promosso da ecologisti e socialisti. E in questo caso la vittoria del fronte referendario è andata addirittura al di là dei sondaggi, oltrepassando ampiamente il 60% dei no. In 18 Cantoni su 23 hanno sostenuto, e quindi approvato, l'iniziativa referendaria. In testa il Giura (60,7% di sì), seguito dal Ticino e da Svitto. Interessanti i risultati del Vallese (58,3% di sì) e di Friburgo (55,9% di sì). "Significativo che i cinque cantoni citati siano rispettivamente francofono, italofono, tedescofono e gli ultimi due bilingui francese-tedesco", scrive Giuseppe Rusconi sul sito Rossoporpora.org.
    Alla vigilia della festa della donna, la Svizzera mette così di fatto al bando il burqa nei luoghi pubblici. E stende un velo su ipocrisia e retorica. Anche se già quando si annunciò il referendum si parlava di "razzismo". Oggi la querelle è solo più esasperata. In Italia, nel 2009, fu Souad Sbai a proporre l'abolizione del velo islamico con una proposta di legge presentata in Parlamento. Inutile scrivere che quella legge non vide mai la luce. Nel commentare il risultato del referendum la Sbai dichiara, "È una bellissima notizia. La mia proposta di legge del 2009 fu fermata da una richiesta mandata all'allora Presidente della Repubblica, Ciampi. Tra i firmatari di questa petizione c'erano alcuni personaggi che, a distanza di qualche anno, si recarono in Siria per combattere con l'Isis. In ogni caso, è un bell' 8 marzo. Spero che l'Occidente apra gli occhi su questo, perché non è vero che danneggia la libertà della donna. Sì, qualcuna non uscirà di casa, ma tante avranno la libertà e non saranno sottomesse, come forse vorrebbero alcune donne di sinistra. Oggi saranno arrabbiati radicali e estremisti che vedono la donna come loro proprietà". E aggiunge, "forse questa legge darà fastidio anche agli esponenti di una certa sinistra. A questo punto, speriamo che in tanti prendano esempio e abbiano il coraggio di dire ‘no' all'estremismo islamista che avanza, e rallentarne il processo. Questa legge - conclude Souad Sbai - è più che altro rivolta alla sicurezza. Quante persone possono nascondersi dietro a quel burqa e niqab e passare inosservate, magari per compiere un atto terroristico?".

    IL VELO RAPPRESENTA LA...

    • 7 min
    All'islam piace l'Europa e... vuole conquistarla a tutti i costi

    All'islam piace l'Europa e... vuole conquistarla a tutti i costi

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6526

    ALL'ISLAM PIACE L'EUROPA E... VUOLE CONQUISTARLA A TUTTI I COSTI di Mauro Faverzani
    Una cosa è certa. All'islam l'Europa piace. Al punto da farne spesso campo per la jihad. Presente e futura. Lo confermano le cronache dei giorni scorsi.
    In Spagna l'intelligence della Polizia Nazionale, in collaborazione con l'Europol, è riuscita a smantellare una banda dedita al finanziamento del terrorismo camuffato da donazioni per i bambini orfani siriani: il denaro, in realtà, è stato raccolto presso la moschea Abu-Bakr di Madrid, seconda per importanza nella capitale, e poi in gran parte inviato all'ong al-Bashaer, legata all'organizzazione jihadista Yeish-al-islam ovvero «Esercito dell'islam», a sua volta collegata al Fronte al-Nusra, in Siria. I soldi finivano così in una scuola di addestramento per futuri mujaheddin gestita dalle milizie di al-Qaeda, dove effettivamente i minori c'erano, sì, ma per imparare ad usar le armi, con cui emulare e vendicare i loro padri caduti in combattimento.
    Il giudice del Tribunale nazionale, Joaquín Gadea, ha pertanto spedito in galera, con le pesanti accuse d'appartenere ad un'organizzazione terroristica e d'averne finanziato l'attività, Mohamed Hatem Rohaibani, tesoriere dell'Ucide-Unione delle Comunità islamiche di Spagna, che, con le circa 800 realtà religiose aderenti, fa parte della Cie-Commissione Islamica di Spagna, entrambi organismi retti da Ayman Adlbi, già arrestato e poi rilasciato nell'ambito delle stesse indagini, in attesa d'esser chiamato a testimoniare assieme ad un altro individuo, di cui sono state diffuse al momento soltanto le iniziali, M.S.B.K.

    LE STRATEGIE ISLAMISTE
    In effetti, molti sono i gruppi jihadisti, che, in un groviglio quasi inestricabile di sigle, proseguono le azioni terroristiche in Siria, beneficiando delle campagne di reclutamento e dei canali di finanziamento tessuti in Europa, ora nel mirino dei servizi d'intelligence di tutto il mondo. I più importanti sono tre, tutti sunniti: al primo posto si mantiene saldamente al-Qaeda, seguita dall'Isis e dalle milizie di Hayat Tahrir al-Sham, composte per lo più da siriani decisi a riconquistare una fetta del Paese, per imporvi la sharia.
    In un'intervista pubblicata sul settimanale L'Express il ministro francese per la cittadinanza, Marlène Schiappa, ha sollevato il caso dei 2,5 milioni di finanziamento inviati dalla giunta municipale di Strasburgo all'associazione islamica Millî Görűs, evocando pericolose prossimità ideologiche tra il sindaco, Jeanne Barseghian, esponente della lista EELV-Europa Ecologia I Verdi, e l'islam politico. Il contributo, destinato alla costruzione di un grande centro religioso comprendente la moschea, è permesso dalla legge francese, che non applica il principio di «laïcité» in tre dipartimenti della regione del Grande Est, di cui Strasburgo è capoluogo. Ciò detto, va anche aggiunto che l'associazione Millî Görűs si trova attualmente nel mirino del ministero dell'Interno francese, per il fatto d'essersi rifiutata di firmare la Carta sul rispetto dei valori della Repubblica e del principio di laicità (con annessi appositi corsi di formazione), imposta a tutti i soggetti morali pubblici e privati, specialmente se beneficiari di fondi pubblici. E c'è un precedente: i soldi dati dal sindaco di Grenoble, Eric Piolle, pure dell'EELV¸ al CCIF-Collettivo contro l'islamofobia in Francia, sorto nel 2003 e disciolto l'anno scorso con apposito decreto del consiglio dei ministri, poiché ritenuto dal ministro dell'Interno, Gérald Darmanin, «un'officina islamista operante contro la Repubblica».

    DANTE CENSURATO
    Tutto ciò appartiene, del resto, a quella sorta di «cultura dell'annullamento» e di sottomissione ideologica all'islam, di cui è preda parte dell'Occidente e dell'Europa in particolare, come...

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