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    • Pets & Animals

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    La costipazione nel cane e nel gatto

    La costipazione nel cane e nel gatto

    Ebbene sì, la salute dei nostri animali è un aspetto molto importante e uno dei segnali di benessere o malessere arriva anche dalle feci.⁣

    Oggi parliamo di un tema che non riguarda solo gli umani, ma anche i nostri amici animali. E nello specifico parliamo di costipazione, ovvero una diminuzione o difficoltosa evacuazione delle feci.⁣

    A dire il vero si tratta di un problema che si riscontra più nei gatti che nei cani e, tra i gatti, colpisce soprattutto quelli di mezza età con una percentuale maggiore nei maschi.⁣

    Il primo segnale è naturalmente l'assenza di feci per alcuni giorni oppure la presenza di feci dalla consistenza eccessivamente secca. Nei casi più gravi ci sono altre segnali che accompagnano la costipazione, come anoressia, vomito o perdita di peso. ⁣

    Se vedi un cambiamento nelle feci del tuo animale, i primi esami che controllerà il tuo veterinario saranno quelli del sangue e delle urine che potrebbero svelare cause metaboliche come disidratazione o altre alterazioni, anche nel caso di valori normali.⁣

    Negli animali giovani, soprattutto gatti, che presentano episodi frequenti di costipazione il veterinario controllerà anche il funzionamento della tiroide. Inoltre, le radiografie addominali dovrebbero essere effettuate per valutare l’entità del problema e cercare eventuali cause. ⁣

    Altri esami che possono aiutare il veterinario a trovare le cause che portano alla costipazione sono l’ecografia addominale o l’endoscopia. ⁣

    In ogni caso, è molto importante ripristinare e mantenere l'idratazione dei nostri amici animali e provvedere alla rimozione delle eventuali feci indurite. Con un po' di attenzione e cura la funzione intestinale dei pazienti tornerà regolare.⁣


    👩‍⚕️ Ringraziamo la dott.ssa Magda Gerou-Ferriani per questo approfondimento.⁣⁣⁣⁣⁣⁣ ⁣ ⁣ ⁣⁣


    saluteanimale.net

    • 1 min
    L'esofagite negli animali

    L'esofagite negli animali

    Ti sei mai chiesto se il mal di stomaco, il reflusso o l'infiammazione che a volte colpiscono noi umani, riguardano anche i nostri amici animali?⁣

    Eh sì, anche loro possono avere dei disturbi e cerchiamo di fare un po' di chiarezza partendo da uno dei primi componenti dell'apparato digerente.⁣

    Oggi parliamo di esofagite che è il termine che viene usato per indicare l'infiammazione della mucosa dell'esofago.⁣

    Le cause che portano a questa infiammazione possono essere varie e nei casi cronici si può arrivare a stenosi esofagea e megaesofago, due termini molto medici ma che indicano il grado di estensione dell'infiammazione e di danno.⁣

    Nei casi più lievi gli animali potrebbero non mostrare segni di infiammazione e quindi essere completamente asintomatici. Quando invece l'infiammazione è più forte, i segnali potrebbero andare dalla ipersalivazione, alla perdita di peso o al rigurgito.⁣

    Ma si tratta di un'infiammazione difficile da individuare?⁣

    No, non in modo particolare perché già con gli esami del sangue si possono riscontrare delle alterazioni. A seconda della situazione, il medico veterinario potrà sottoporre l'animale a lastre o endoscopie.⁣

    Le terapie per l'esofagite si possono basare sull'eliminazione delle cause come ernie o presenza di corpi estranei. Negli altri casi, si scelgono medicazioni appropriate e una dieta con piccoli e frequenti pasti che aiutino a ridurre il reflusso. ⁣

    Quando un animale non può nutrirsi adeguatamente a causa del vomito, è possibile applicare un sondino alimentare gastrico per far arrivare i nutrimenti saltando l'esofago.⁣

    In ogni caso è difficile che si arrivi alla chirurgia e infatti deve rappresentare l'ultima soluzione. ⁣

    La durata della terapia scelta è variabile e stabilita in base al grado di infiammazione. Dopo averla iniziata sarebbe opportuno far rivedere l'animale a distanza di qualche giorno o settimana per valutare i risultati ottenuti. ⁣

    È una buona pratica somministrare acqua negli animali che prendono medicinali orali per evitare infiammazione e conseguente esofagite.⁣

    Nella maggior parte dei casi il trattamento precoce dell'esofagite riesce a risolvere l'infiammazione.⁣


    👩‍⚕️ Ringraziamo la dott.ssa Magda Gerou-Ferriani per questo approfondimento.⁣⁣⁣⁣⁣⁣

    • 2 min
    Parliamo di... zecche!

    Parliamo di... zecche!

    Lo sappiamo, lo sappiamo che è successo anche a te... Accarezzi il tuo cane e all'improvviso senti qualcosa di strano. La tua mano si scontra con una... zecca!

    Si sente tanto parlare di zecche e oggi cerchiamo di fare un po' di chiarezza partendo dalle malattie che potenzialmente potrebbero trasmettere ai nostri amici animali.

    Se ti diciamo Ehrlichiosi, Anaplasmosi e Babesiosi probabilmente sono termini che non hai mai sentito, ma nei primi due casi sappi che si tratta di batteri intracellulari della famiglia delle Rickettsiacee.

    Questi batteri portano a febbre, ingrossamento dei linfonodi nelle fasi acute e ad alterazioni gravi della componente ematica o artriti in quelle croniche. Quando un animale risulta positivo è necessaria la ricerca diretta dei batteri o indiretta degli anticorpi, per verificare che l’infezione sia realmente in atto e per poter iniziare la terapia più indicata.

    La Babesia è invece un protozoo che si localizza all’interno dei globuli rossi causando la loro distruzione con conseguente anemia. In questi casi si ricorre a un esame microscopico oppure la ricerca del suo DNA per individuare questo protozoo.

    Per proteggere il cane da tutte queste malattie è fondamentale usare degli antiparassitari definiti ad azione topica o sistemica. Questi farmaci devono riuscire a far morire entro 8-12 ore la zecca che ha raggiunto il cane. 8-12 ore perché è il tempo minimo che serve alla zecca per trasmettere patogeni.

    Ma dove vivono le zecche? Questi animaletti preferiscono i luoghi con molta vegetazione e con un clima umido. Se questo è l'habitat preferito, in realtà riescono a vivere anche in zone molto più calde e secche e con poca vegetazione. Diciamo che vivono benissimo tra pascoli, stalle e cucce di animali.

    In ogni caso, la loro attività si concentra soprattutto nei mesi più caldi, dalla primavera alla fine dell'autunno. E infatti in inverno cercano di proteggersi dal freddo riparandosi e nascondendosi.

    A seconda della zona in cui si abita e del periodo, la prevenzione rimane la migliore soluzione di difesa.


    👨‍⚕️ Ringraziamo il dott. Luigi Venco per questo approfondimento.⁣⁣⁣⁣⁣⁣⁣⁣⁣⁣⁣



    saluteanimale.net

    • 2 min
    Animali e COVID-19, facciamo chiarezza

    Animali e COVID-19, facciamo chiarezza

    Se ne sentono di tutti i colori, ma vediamo di fare un po' di chiarezza in merito ai nostri amici animali e al Covid-19 cercando di spiegare perché il cane e il gatto non hanno un ruolo epidemiologico nella pandemia.

    Rispetto ai quasi 80 milioni di persone contagiate dal virus in tutto il mondo, ad oggi non esiste un solo caso noto di trasmissione dal cane e nemmeno dal gatto verso l'essere umano.

    Se proprio dobbiamo dirla tutta, in alcuni casi i cani sono contagiati dall’uomo, ma non viceversa.

    Specifichiamo questi aspetti in quanto la recente segnalazione di un caso di positività in un cane in provincia di Bari ha causato un ingiustificato allarmismo tra le persone e in particolare nei proprietari di animali domestici.

    Il cane è un barboncino di 1 anno e mezzo appartenente a una famiglia composta da persone positive al virus. Il tampone è stato effettuato anche al cane pur in assenza di sintomi ed è risultato positivo al test per alcuni giorni consecutivi per poi negativizzarsi. In tutti i tamponi positivi effettuati sull’animale è stata riscontrata una bassissima carica virale, per cui il cane non avrebbe potuto infettare alcun essere umano o altro animale.

    Nel corso della pandemia ci sono stati altri casi segnalati che hanno riguardato altri cani e solo pochi infetti hanno sviluppato una modesta sintomatologia respiratoria che si è risolta in pochi giorni. Mentre la maggior parte delle infezioni è stata asintomatica.

    In tutti i casi segnalati, gli animali si sono infettati a causa del contatto stretto e prolungato con pazienti umani positivi riuscendo però a mantenere la carica virale molto bassa senza diventare a loro volta infettanti.

    Anche le prove di infezione sperimentale hanno confermato che il cane non ricopre assolutamente un ruolo epidemiologico nella pandemia. Non tutti si sono infettati sperimentalmente e quelli che si sono infettati hanno sempre sviluppato infezioni asintomatiche con una bassa carica virale.

    Invece, le prove di isolamento su colture cellulari che possono dimostrare l’infettività del campione biologico sono risultate negative.

    Uno studio condotto dal Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università di Bari, in collaborazione con Università di Milano, Liverpool School of Tropical Medicine e laboratori diagnostici veterinari come MyLav Laboratorio LaValloena e i-Vet, ha dimostrato che alcuni cani e gatti che vivevano nelle regioni maggiormente interessate dalla prima ondata pandemica, possedevano anticorpi specifici.

    La maggior parte degli animali sieropositivi appartenevano a famiglie con casi di Covid-19, testimoniando ancora una volta che è lo stretto contatto con persone infette a favorire il passaggio dell’infezione ai nostri animali domestici.

    Proprio per questo, i cani e i gatti che vivono in famiglie positive per Covid-19 devono essere protetti dal contagio.

    In conclusione, sia i casi di infezione naturale che le prove di infezione sperimentale documentano una scarsa sensibilità del cane nei confronti del Covid-19.

    Ringraziamo il dott. Nicola Decaro, Professore ordinario di Malattie Infettive degli Animali presso l’Università degli Studi di Bari e consulente esperto MYLAV

    • 3 min
    Il canarino

    Il canarino

    Il canarino, serinus canaria, è il più allevato tra gli uccelli da gabbia e da voliera.

    Il canarino selvatico è originario delle Isole Canarie, è di colore verde e non supera i 12 cm di lunghezza.

    I primi soggetti furono importati in Europa e, a causa della comparsa di mutazioni, sono state create differenti tipologie raggruppate in tre categorie.

    Nella prima categoria abbiamo i canarini da canto, selezionati per riprodurre suoni e note.

    La capacità al canto è in parte innata e in parte appresa grazie ai giovani che imitano le melodie dei canarini più anziani, i maestri cantori.

    Nella seconda categoria troviamo i canarini di colore che vengono definiti anche sassoni.

    Si distinguono proprio per le bellissime varietà di colore che possono essere a fondo chiaro o a fondo scuro.

    Infine, fanno parte della terza categoria i canarini di forma e posizione. Il piumaggio è liscio o arricciato e ci può essere la presenza del ciuffo.

    Anche la forma del corpo può variare, da canarini più rotondi ad altri più sottili.

    Tra le tipologie di canarini abbiamo razze più antiche come il lizard, il lancashire, lo yorkshire, il border e razze più recenti come il Gloster, il fife fancy, il salentino, l’Arlecchino Portoghese e il Llarguet Spagnolo.

    Ma cosa mangia il canarino? Prima di tutto è un granivoro, quindi la dieta è costituita prevalentemente da miscele di semi.

    Il seme principale è la scagliola, che costituisce la base dell’alimentazione, alla quale si aggiungono altre tipologie di semi come niger, colza, ravizzone, lino, perilla, avena decorticata e canapa in percentuale minore.

    La dieta deve essere bilanciata e nutriente durante tutto l’anno ed è sufficiente aggiungere uovo sodo, piselli decongelati, carota, broccoli.

    A completamento della dieta si possono usare prodotti specifici contenenti sali minerali, vitamine, aminoacidi essenziali e fermenti lattici.

    È possibile aggiungere all’interno della gabbia un osso di seppia per permettere la limatura del becco e l’integrazione di calcio.

    Negli ultimi anni sono disponibili in commercio degli alimenti estrusi, che si presentano in forma di piccole sfere oppure in polvere.

    In questi prodotti c’è tutto ciò di cui il canarino ha bisogno e sono molto pratici perché già sono alimenti già bilanciati.

    Si consiglia di effettuare un paio di visite veterinarie durante l’anno. Il veterinario esperto in animali non convenzionali controllerà lo stato di nutrizione, la lunghezza del becco e delle unghie, la qualità del piumaggio, l’aspetto e la consistenza delle feci.



    👨‍⚕️ Ringraziamo il dott. Gustavo Picci per questo approfondimento.⁣⁣⁣⁣⁣⁣⁣⁣⁣⁣⁣

    • 2 min
    Il criceto

    Il criceto

    Il criceto è un roditore che si adatta facilmente alla vita in appartamento grazie alla sua piccola taglia.

    È un compagno vivace, iperattivo, simpatico, che richiede spazi ridotti e non ha esigenze particolari.

    I criceti hanno un’aspettativa di vita piuttosto breve, compresa tra i due e i tre anni, anche se può cambiare da specie a specie.

    Sono animali notturni, tendono a dormire durante il giorno e ad attivarsi dalla sera alle prime ore del mattino.

    Queste abitudini potrebbero cambiare quando vengono cresciuti in cattività.

    In natura si nutrono di semi e di alimenti sia di origine animale sia vegetale come piante, semi, germogli, tuberi, insetti, vermi e frutta.

    Il criceto che vive in casa deve avere una dieta bilanciata costituita da pellet specifici per la specie ed è necessario completare l’alimentazione commerciale con l’aggiunta di una piccola quantità di proteine animali come uovo sodo, formaggio fresco e yogurt.

    Questi animali possono nutrirsi di alimenti vegetali cotti o freschi, come trifoglio, radicchio, insalata, broccoli e carote.

    Anche la frutta va bene ma solo in piccole quantità scegliendo tra mela, fragola, pera, albicocca, prugna e banana.

    Gli alimenti controindicati sono i semi di girasole, i cibi zuccherati e ricchi di grassi.

    La dieta alimentare si adatta alle varietà di criceti più diffuse e, tra quelle che si possono acquistare presso rivenditori specializzati, troviamo:

    Il Criceto russo detto anche orsetto russo o criceto Campbell. È originario della Russia, della Cina settentrionale e dell’Asia centrale e può pesare circa 30 grammi e raggiungere i 13 centimetri di lunghezza.

    Il Criceto siberiano che proviene dal Kazakistan e dalla Siberia. Il peso può variare dai 30 ai 60 grammi e non supera i 10 centimetri di lunghezza.

    Il Criceto Dorato è originario della Turchia e della Siria ed è stato il primo criceto ad essere allevato. Esistono varietà a pelo lungo, a pelo raso, di colore nero, cannella, bianco e nero, pezzato e albino.

    Il Criceto di Roborovskij è originario della Russia, della Cina del Nord e della Mongolia, prende il nome dall'esploratore russo che lo scoprì. È tra i più longevi perché può superare i tre anni d’età e raggiunge i 6 cm di lunghezza e i 50 grammi di peso.

    Al di là della varietà, è consigliabile far visitare il criceto al momento dell’acquisto e un paio di volte all’anno, rivolgendosi ad un veterinario esperto in animali non convenzionali.

    La visita dovrà sempre essere effettuata in caso di variazioni delle abitudini o in presenza di sintomi come la riduzione dell’appetito, l'aumento o la diminuzione della sete, la diarrea, l'alopecia, la forfora o la difficoltà respiratoria.

    Il veterinario controllerà tutto il corpo e farà una valutazione della funzionalità cardiaca e respiratoria tenendo presente che i criceti hanno una frequenza cardiaca molto elevata compresa tra 250-500 battiti al minuto.

    Per i criceti anziani si raccomanda di effettuare dei controlli periodici perché sono predisposti a sviluppare patologie tumorali.



    👨‍⚕️ Ringraziamo il dott. Gustavo Picci per questo approfondimento.⁣⁣⁣⁣⁣⁣⁣⁣⁣⁣⁣



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    • 3 min

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