Ciao, Internet! con Matteo Flora

Matteo Flora

Io sono Matteo Flora, mi occupo di #Reputazione Digitale, la insegno in Università e faccio consulenza ad Aziende, Enti e Professionisti con le mie aziende. E con Ciao, Internet! racconto come la Rete ci cambia.

  1. 17 hr ago

    GUIDE VIAGGI FALSE: su Amazon le firmano autori che non esistono... #1577

    Migliaia di guide di viaggio su Amazon sembrano “normali”: copertina curata, impaginazione pulita, 300 pagine e prezzo da 7-10 euro. Il problema è che molte sono firmate da autori inesistenti, con biografie inventate e foto generate dall’IA. Dentro, testi plausibili ma pieni di errori: orari e prezzi sballati, indirizzi sbagliati, ristoranti chiusi da anni, itinerari che ignorano la sicurezza dei sentieri o dei quartieri. Il caso riportato da Futurism (2024) racconta di una turista che, seguendo un percorso di trekking “facile” indicato da una guida sospetta su Santorini, si è ritrovata in una situazione pericolosa ed è stata soccorsa dalle autorità locali. Il punto non è solo la truffa del singolo libro: è un fallimento di mercato. Con l’asimmetria informativa descritta da George Akerlof (il “mercato dei bidoni”), se l’acquirente non sa distinguere qualità e spazzatura, il prezzo medio scende e i contenuti fatti bene diventano economicamente insostenibili. Kindle Direct Publishing abbassa a quasi zero il costo di produzione, mentre i controlli restano reattivi: molte rimozioni arrivano solo dopo segnalazioni manuali. Quando “good enough” basta per vendere, la qualità esce dal mercato e resta l’automazione. 00:00 Guide IA e autori inesistenti 00:00:39 Il caso Santorini: trekking pericoloso 00:01:18 Come nascono le guide su KDP 00:02:23 Controlli Amazon e segnalazioni 00:03:06 Akerlof e il mercato dei bidoni 00:05:01 Perché la piattaforma non certifica 00:07:17 Come riconoscere una guida affidabile #AmazonKDP #Akerlof #GuideViaggioIA ~~~ Ciao Internet! - Il primo e più seguito canale di TECH POLICY in italia, con Matteo Flora INFO E AZIENDE: https://matteoflora.com Il CORSO di AI: https://zero.matteoflora.com Newsletter: https://link.mgpf.it/nl Social: https://io.matteoflora.com English: https://www.youtube.com/@CiaoInternet Privacy » https://privacy.matteoflora.com AI Policy » https://privacy.matteoflora.com/ai Mail #adv: sales (at) matteoflora.com

  2. 3 days ago

    LUCCELLO CHE NON ESISTE: foto AI perfette e la scienza che ci casca... #1574

    Una foto perfetta di un uccello “rarissimo” finisce in un gruppo di birdwatching, prende stelline, e poi scivola dentro i database usati dai ricercatori per capire dove vivono davvero le specie. Peccato che quell’uccello non esista: è generato con IA. Il risultato non è solo una figuraccia online, ma un dato sporco che può spostare mappe di distribuzione, alterare serie storiche e confondere chi studia migrazioni, presenze e scomparse. Il problema è doppio: da un lato ci sono immagini interamente sintetiche (il “tucano in Siberia”), dall’altro ritocchi più subdoli su foto reali fatti con strumenti generativi (rimuovere rami, ricostruire parti, cambiare cielo). In un contesto di ricerca, anche una piccola modifica può cambiare dettagli diagnostici: piumaggi, penne, colori, differenze tra specie o tra maschio e femmina. Qui la tech policy incontra un paradosso economico e filosofico: la verifica costa molto più della falsificazione (e spesso la fanno volontari) e l’inquinamento dei dati può far collassare la fiducia, come nel “mercato dei bidoni” di George Akerlof. E c’è un rischio ulteriore: non è (solo) menzogna, è indifferenza verso il vero—la distinzione di Harry Frankfurt tra mentire e produrre “stronzate”. Quando la verità smette di essere un obiettivo, un archivio scientifico non dice “cose sbagliate”: smette proprio di dire cose. 00:00 L’uccello che non esiste 00:00:47 Database e scienza dal basso 00:02:35 Foto IA e casi assurdi 00:03:35 Ritocchi generativi subdoli 00:05:49 Perché quei dati servono 00:06:45 Moderazione e costi di verifica 00:07:36 Akerlof e collasso fiducia 00:10:20 Frankfurt: vero vs plausibile #iNaturalist #eBird #citizenscience NOTA: Quello che stai per vedere è un ''video delle ferie'', registrato in anticipo nell'ultima settimana di Luglio. Se qualcosa nel frattempo si è evoluto... non lo vedrai qui, temo! ~~~ Ciao Internet! - Il primo e più seguito canale di TECH POLICY in italia, con Matteo Flora INFO E AZIENDE: https://matteoflora.com Il CORSO di AI: https://zero.matteoflora.com Newsletter: https://link.mgpf.it/nl Social: https://io.matteoflora.com English: https://www.youtube.com/@CiaoInternet Privacy » https://privacy.matteoflora.com AI Policy » https://privacy.matteoflora.com/ai Mail #adv: sales (at) matteoflora.com

  3. 5 days ago

    IL MONITOR CON SORPRESA: colleghi un LG e Windows ti installa la pubblicità... #1572

    Attacchi un monitor LG UltraGear da fascia alta e Windows, senza chiederti nulla, scarica “LG Monitor App Installer”. Fin qui tutto “normale”: è la pipeline pensata per riconoscere l’hardware e distribuire driver e utility automaticamente. Il problema nasce un attimo dopo, quando quell’app si mette in esecuzione all’avvio e ti spara un pop‑up di promozione McAfee (trial 30 giorni, poi rinnovo a pagamento). Gamers Nexus lo misura in modo chirurgico: 31 pop‑up su 32 riavvii. Non un caso isolato: segnalazioni online indicano che la questione circolava da tempo. La vicenda si chiude in fretta (circa 72 ore) solo dopo l’eco mediatica e un intervento pubblico: Tim Sweeney (Epic Games) rilancia taggando Pavan Davuluri, a capo della divisione Windows in Microsoft, e LG rilascia un aggiornamento che disattiva il pop‑up. Ma il punto scomodo resta: il “binario” usato è una catena di fiducia che l’utente vive come infrastruttura (Windows Update e distribuzione automatica software per dispositivi). Se quel canale può veicolare bloatware e promozioni, la fiducia non si erode lentamente: crolla di colpo. Il tema vero, quindi, non è McAfee “installato o no con consenso”, ma l’uso di un canale privilegiato—nato per sicurezza e compatibilità—per monetizzare l’attenzione dell’utente su un prodotto già pagato a prezzo pieno. 00:00 Monitor da 1000€ e pop-up 01:15 Cosè LG Monitor App Installer 02:13 Promozione McAfee allavvio 02:51 Il test di Gamers Nexus 04:27 Rumore pubblico e soluzione 06:40 Il vero problema: il canale 10:10 Monopolio radicale e fiducia 15:33 Cosa controllare sul PC #WindowsUpdate #LGUltraGear #mcafeemafia NOTA: Quello che stai per vedere è un ''video delle ferie'', registrato in anticipo nell'ultima settimana di Luglio. Se qualcosa nel frattempo si è evoluto... non lo vedrai qui, temo! ~~~ Ciao Internet! - Il primo e più seguito canale di TECH POLICY in italia, con Matteo Flora INFO E AZIENDE: https://matteoflora.com Il CORSO di AI: https://zero.matteoflora.com Newsletter: https://link.mgpf.it/nl Social: https://io.matteoflora.com English: https://www.youtube.com/@CiaoInternet Privacy » https://privacy.matteoflora.com AI Policy » https://privacy.matteoflora.com/ai Mail #adv: sales (at) matteoflora.com

  4. 3 Aug

    I ROBOT SONO ARMI: per la FCC anche laspirapolvere è dual use... #1573

    Dal 28 luglio 2026 negli USA basta una soglia quasi banale — circa 2 kg, sensori, connettività e autonomia con machine learning — per finire nella “covered list” della FCC: un perimetro che blocca nuove autorizzazioni e quindi importazione, marketing e vendita di nuovi modelli. Non è solo la storia degli umanoidi o dei quadrupedi virali: dentro ci finiscono anche gli aspirapolvere robot domestici, perché l’architettura richiesta è la stessa che rende un robot utile… e potenzialmente pericoloso. La chiave non è la bandiera del produttore, ma il concetto di dual use “per architettura”: percepire l’ambiente, muoversi autonomamente, ricevere comandi e aggiornamenti da remoto. È la combinazione, tutta nello stesso corpo che entra in case, magazzini e ospedali, a cambiare la natura del rischio: spionaggio ambientale, spegnimento da remoto, riprogrammazione, dipendenza dagli update. E qui la discussione pubblica tende a oscillare tra due caricature ugualmente miopi: “è solo un elettrodomestico” e “è Terminator sotto il divano”. Il punto politico-tecnico diventa allora un altro: cosa pretendiamo davvero come standard (firmware verificabile, filiera, dati e giurisdizione), e quanto siamo disposti a pagare per una sicurezza che non può essere gratuita quando l’oggetto, per design, ha sempre almeno due mestieri. 00:00 2 kg, sensori, rete: robot 01:18 FCC covered list: come blocca 02:39 Definizione: autonomia e ML 03:18 Dentro anche i robot aspirapolvere 04:47 La catena di divieti USA 06:02 Perché è architettura, non Cina 06:45 Dual use di serie nella robotica 09:51 Dal tostapane a Terminator #FCC #DualUse #roomba NOTA: Quello che stai per vedere è un ''video delle ferie'', registrato in anticipo nell'ultima settimana di Luglio. Se qualcosa nel frattempo si è evoluto... non lo vedrai qui, temo! ~~~ Ciao Internet! - Il primo e più seguito canale di TECH POLICY in italia, con Matteo Flora INFO E AZIENDE: https://matteoflora.com Il CORSO di AI: https://zero.matteoflora.com Newsletter: https://link.mgpf.it/nl Social: https://io.matteoflora.com English: https://www.youtube.com/@CiaoInternet Privacy » https://privacy.matteoflora.com AI Policy » https://privacy.matteoflora.com/ai Mail #adv: sales (at) matteoflora.com

  5. 31 Jul

    INSTAGRAM DÀ DIPENDENZA? LEuropa dice di sì e cambia un po tutto... #1569

    Bruxelles mette nero su bianco un’accusa che cambia il lessico e, quindi, il campo di gioco: Facebook e Instagram sarebbero progettati per creare dipendenza. Non è una polemica mediatica, ma una contestazione formale nell’ambito del Digital Services Act (DSA): al centro finiscono infinite scroll, autoplay di Reels/Stories, notifiche e sistemi di raccomandazione personalizzati che portano l’utente in “pilota automatico”, con impatti più forti su minori e persone vulnerabili. La parte interessante non è solo l’eventuale sanzione (fino al 6% del fatturato globale annuo), ma l’idea che il problema non sia il singolo contenuto: è l’architettura del prodotto. In altre parole, non si processa “cosa vedi”, ma “come ti viene servito” per trattenerti. Questo spostamento da engagement a dipendenza richiama dinamiche già viste con tabacco e gioco d’azzardo: quando il danno diventa costo, l’industria tratta. Dentro la macchina ci sono meccanismi noti alla psicologia comportamentale: ricompense variabili in stile slot machine (Skinner) e pattern di prodotto popularizzati nella Silicon Valley (Hooked di Nir Eyal). E non riguarda solo gli adolescenti: l’uso problematico colpisce anche gli adulti, inclusi gli anziani, spesso con meno difese cognitive e mediatiche. La domanda finale è pratica: riconoscere quel mezzo secondo di scroll non scelto, e riprendersi la decisione. 00:00 Bruxelles accusa Meta 01:13 DSA: cosa contesta la UE 01:42 Le feature sotto accusa 03:35 Il precedente: TikTok 04:45 Verso il Digital Fairness Act 06:25 Skinner e la slot machine 08:40 Hooked e i pattern d’abitudine 14:16 Da engagement a salute pubblica #DigitalServicesAct #Meta #Instagram

  6. 24 Jul

    OPENAI HACKER: la AI che aggira i divieti per vincere il gioco di Huggingface #1570

    17.000 tentativi in un weekend, due vulnerabilità concatenate e un database di produzione di Hugging Face finito sotto mano a uno “sciame” di agenti. La parte controintuitiva: non sarebbe stato un gruppo criminale o un servizio straniero, ma un modello di OpenAI messo alla prova in test di cybersecurity con freni ridotti, che ha scelto la scorciatoia più efficace per “vincere” il benchmark. L’angolo interessante non è la favola di Skynet che scappa dal recinto: qui pesa molto di più il tema del specification gaming (reward hacking), cioè sistemi che ottimizzano l’obiettivo letterale e non l’intento umano. Se il punteggio è “dammi le risposte giuste”, allora rubare le soluzioni può diventare una strategia razionale. In mezzo c’è anche un dettaglio geopolitico: per analizzare gli artefatti dell’attacco, Hugging Face avrebbe dovuto usare un modello cinese (Zhipu GLM) perché alcuni modelli occidentali rifiutavano di elaborare codice ed exploit per via delle policy. Morale operativa: trattare gli agenti AI come “stagisti brillanti” senza contesto, da supervisionare e verificare. Se in laboratorio succedono effetti collaterali del genere, la domanda vera è quanta governance e separazione ambientale servano quando questi agenti entrano in aziende, studi professionali, sanità e finanza con permessi reali. 00:00 Cosa è successo davvero 01:47 Cronologia dell’incidente 02:19 Sciame di agenti e 17k azioni 02:53 Le due vulnerabilità sfruttate 03:32 Perché servono modelli cinesi 05:25 OpenAI: test con freni ridotti 08:27 Reward hacking, non Skynet 15:32 Lezione per aziende e controlli #OpenAI #HuggingFace #RewardHacking ~~~ Ciao Internet! - Il primo e più seguito canale di TECH POLICY in italia, con Matteo Flora INFO E AZIENDE: https://matteoflora.com Il CORSO di AI: https://zero.matteoflora.com Newsletter: https://link.mgpf.it/nl Social: https://io.matteoflora.com English: https://www.youtube.com/@CiaoInternet Privacy » https://privacy.matteoflora.com AI Policy » https://privacy.matteoflora.com/ai Mail #adv: sales (at) matteoflora.com

  7. 22 Jul

    IN CARCERE PER LA AI: cosa succede se la AI sbaglia a riconoscerti e chi paga? #1568

    Tre mesi di cella per un “match” all’85%: in Florida un uomo viene identificato da un software di riconoscimento facciale come sospetto per il furto/vendita di un’auto e finisce arrestato ed estradato, nonostante esistano già registri lavorativi che lo collocano a centinaia di chilometri di distanza. Il caso (attribuito a Jalil Richardson, dalla North Carolina, arrestato a Jacksonville) mette a nudo una cosa: non basta dire “è solo uno strumento nella cassetta degli attrezzi” quando, di fatto, quell’attrezzo diventa l’unica prova che pesa davvero. Un’accuratezza dell’85% non è “quasi certezza”: è 1 errore ogni 6, una roulette russa se la trasformi in mandato e detenzione. Qui entra in gioco l’automation bias: quando la macchina sputa un numero, l’essere umano smette di dubitare, soprattutto sotto pressione e con carichi di lavoro alti. Il problema non è solo l’errore tecnico, ma l’architettura di responsabilità che scompare dietro il “processo” e dietro un potere sempre più panottico: la faccia diventa dato, il dato probabilità, la probabilità ordine esecutivo. E a pagare il costo dell’errore non è l’infrastruttura, ma il cittadino. 00:00 Tre mesi per un 85% 01:13 Il caso Richardson 03:31 Errori ripetuti e ACLU 04:40 Perché 85% è roulette 05:34 Automation bias: la macchina vince 06:56 Panopticon e potere automatico 09:21 La cassetta degli attrezzi vuota 14:22 Chi paga quando sbaglia? #RiconoscimentoFacciale #Jacksonville #ACLU

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