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La radio diventa narrazione nel racconto degli anniversari più importanti della storia.
Ne "Gli occhi della Storia” i giornalisti di Giornale Radio descrivono e contestualizzano i principali eventi del passato, per rivivere e comprendere a pieno gli avvenimenti che hanno cambiato la nostra società.

Gli occhi della storia Giornale Radio

    • Cultura e società

La radio diventa narrazione nel racconto degli anniversari più importanti della storia.
Ne "Gli occhi della Storia” i giornalisti di Giornale Radio descrivono e contestualizzano i principali eventi del passato, per rivivere e comprendere a pieno gli avvenimenti che hanno cambiato la nostra società.

    G8 di Genova | Gli Occhi della Storia

    G8 di Genova | Gli Occhi della Storia

    A distanza di vent’anni il ricordo di ciò che è avvenuto nei giorni precedenti il G8 di Genova, durante e dopo, è svilente da qualunque parte lo si osservi ma il tempo scolora le cose e polarizza la memoria. Molti ragazzi non sanno niente di quell’evento, gonfio di storie nella storia e angolazioni opposte.
    Per capire quello che è successo c’è bisogno di conoscere gli attori e il contesto.
    L’11 giugno, un mese prima dell’evento, cambia il governo, torna in carica per la seconda volta Silvio Berlusconi e il ministro dell’interno è Claudio Scajola. Siamo a tre mesi esatti dall’11 settembre.
    Tutto parte con la scelta di Genova come sede del G8 che, per intenderci era un forum politico che riuniva gli otto Paesi più industrializzati del mondo: Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito, Russia e Stati Uniti e i rappresentanti dell'Unione europea.
    Il gruppo si riunisce come forum economico ogni anno e discute questioni di politica internazionale, per definire i futuri assetti del mondo. A contrapporsi a questa riunione e ai significati che si porta appresso c’è il movimento no global. È un periodo storico in cui la globalizzazione è il principale argomento di dibattito in tutto il mondo occidentale. Globalizzazione, intesa come processo economico per il quale mercati, produzioni, consumi e persino i modi di vivere e pensare vengono connessi su scala mondiale, grazie ad un continuo flusso di scambi che omogeneizza tutto. La volontà di una manifestazione politica è garantita anche da Vittorio Agnoletto e Luca Casarini, portavoce del Genoa Social Forum, nato a Genova nel 2000 come "Patto di Lavoro”, composto da ben 1187 sigle tra cui associazioni, partiti, centri sociali, sindacati e ONG italiane ed estere. Agnoletto è noto soprattutto per essere il presidente della Lila, la lega italiana per la lotta all’Aids.
    In mezzo a loro ci sono però i Black bloc, nome che rivela l’esistenza di persone di diverse nazionalità unite allo scopo di attuare una protesta violenta, devastazioni, disordini e scontri con le forze dell'ordine. Una strategia priva di senso se non quella di creare caos.
    L’Italia si trova ad ospitare il G8, come sette anni prima a Napoli, e vuole farsi trovare pronta ma fin dalla scelta della città, Genova, vengono fatti errori che si riveleranno fatali.
    I fatti vanno da mercoledì 18 luglio a domenica 22 luglio e partono nel migliore dei modi, con dibattiti e un clima di festa.
    Giovedì si riparte con una manifestazione di rivendicazione dei diritti degli extracomunitari e degli immigrati a cui partecipano molti gruppi stranieri, cittadini genovesi, rappresentanti della Rete Lilliput e anche un piccolo gruppo di anarchici; il tutto per un totale di ben 50.000 persone ma non si registrano incidenti, tranne qualche lancio di bottiglia.
    Venerdì 20 luglio i cortei si moltiplicano.
    Palazzo Ducale, il luogo in cui si è svolge il vertice G8 è una fortezza. La polizia di Genova divide la città in varie zone, altamente monitorate proprio perché consapevole del rischio incidenti o attentati.
    Molti attivisti sono comunque decisi a violare la zona rossa, l’area riservata nel centro della città vietata al pubblico per ragioni di sicurezza.
    Durante la mattina i Black Bloc però creano il vero elemento disfunzionale alla grammatica della protesta. Il principio è quello di aggirarsi per il centro della città distruggendo vetrine, incendiando mezzi e cassonetti, attaccando le banche e lo fanno a ritmo di tamburi.

    I black bloc poi si disperdono e si riuniscono altrove, pronti a creare altri disordini. Questa volta verso il carcere di Marassi con le molotov, dove gli agenti della polizia penitenziaria riescono a respingerli.
    Un gruppo di loro si dirige in piazza Manin dove riesce a creare altra confusione ma in quella zona ci sono persone della rete Lilliput, i manifes

    • 19 min
    Paolo Borsellino: un giudice condannato a morte | Gli Occhi della Storia

    Paolo Borsellino: un giudice condannato a morte | Gli Occhi della Storia

    Iniziamo così la storia di Paolo Borsellino, intervistato poco dopo morte di Giovanni Falcone. Iniziamo così perché l’inscindibilità dei due amici e colleghi è tale da rendere la vita dell’uno intrecciata all’altro e perché in fondo questa è una delle poche confidenze umane di un uomo entusiasta, retto, ironico e disciplinato, la cui vicenda è legata a quella dell’amico.
    Falcone e Borsellino sono ormai quasi un solo cognome che alimenta un simbolo di coraggio ma che all’interno di quella fetta di storia rivela anche l’Italia meschina, che congiurava alle spalle e persino davanti, mostrandosi ipocritamente solidale. Mostra l’italietta vigliacca che aspetta la morte per parlare di martiri e si nasconde di fronte al male.
    La storia di Paolo Borsellino parte il 19 gennaio 1940. Cresce in in una famiglia borghese, nell'antico quartiere di origine araba della Kalsa, dove vivono tra gli altri proprio Giovanni Falcone e Tommaso Buscetta.
    Paolo Borsellino si laurea in Giurisprudenza il 27 giugno 1962 all'età di 22 anni con il massimo dei voti. Nel 1963 supera il concorso per entrare in magistratura, nel 1967 diventa pretore a Mazara del Vallo, nel 1969 pretore a Monreale. Nel 1975 Borsellino viene trasferito al tribunale di Palermo; a luglio entra all'Ufficio istruzione processi penali sotto la guida di Rocco Chinnici. Con il Capitano Basile lavora alla prima indagine sulla mafia: da questo momento comincia il suo grande impegno sconfiggere l'organizzazione mafiosa.
    Il 1980 vede l'arresto dei primi sei mafiosi grazie all'indagine condotta da Basile e Borsellino, ma nello stesso anno Emanuele Basile viene ucciso vigliaccamente davanti alla moglie e la figlia.
    Una barbarie che spinge le autorità a dare la scorta per la famiglia Borsellino.
    È un anno dove i vertici mafiosi subiscono un cambiamento e salgono al potere i corleonesi di Totò Riina. Sanguinari, autentici macellai privi di coscienza che innescano un’era dove anche le poche regole della mafia vengono ignorate.
    Da quel momento viene costituito un pool che comprende quattro magistrati: Falcone, Borsellino e Barrile lavorano uno a fianco all'altro, sotto la guida di Rocco Chinnici. Un uomo che conosce e segue da tempo l’evoluzione della mafia che qui spiega in un’intervista del 1983.

    Rocco Chinnici per Borsellino è quasi una figura paterna, considerata tale probabilmente per aver perso il padre troppo giovane, appena pochi giorni dopo la laurea. Il pool antimafia è una novità in ambito giudiziario come racconta lo stesso Borsellino.

    Chinnici scrive una lettera al presidente del tribunale di Palermo per sollecitare un encomio nei confronti di Paolo Borsellino e Giovanni Falcone, utile per eventuali incarichi direttivi futuri. L'encomio richiesto non arriverà.
    Al contrario anche Chinnici viene ucciso da un attentato mafioso il 4 agosto 1983 Borsellino è distrutto: dopo Basile anche Chinnici viene strappato alla vita. Il leader del pool, il punto di riferimento, viene a mancare.
    A sostituire Chinnici arriva a Palermo il giudice Caponnetto e il pool, riesce ad andare avanti raggiungendo altri risultati importanti.
    Nel 1984 viene arrestato Vito Ciancimino e Tommaso Buscetta diventa un pentito di straordinaria importanza. Borsellino sottolinea in ogni momento il ruolo fondamentale dei pentiti nelle indagini e nella preparazione dei processi.
    Viene istituito il celebre Maxiprocesso ma viene ucciso il commissario Beppe Montana. Il clima è terribile: Falcone e Borsellino vengono immediatamente trasferiti all'Asinara per concludere le memorie, predisporre gli atti senza correre ulteriori rischi.
    Per quanto oggi sembri sconcertante l'opinione pubblica inizia a criticare i magistrati, le scorte e loro il ruolo, con allusioni imbarazzanti per chi le pronuncia.
    Il 19 dicembre 1986 Borsellino viene trasferito alla Procura di Marsala. Una scelta la sua

    • 21 min
    27 giugno: Ustica, Punto Condor | Gli Occhi della Storia

    27 giugno: Ustica, Punto Condor | Gli Occhi della Storia

    27 giugno 1980. L'aereo Dc 9 Itavia IH870 parte con ritardo dall'aeroporto Guglielmo Marconi di Bologna. Il suo arrivo a Palermo è previsto intorno alle 21, ma il velivolo non atterrerà mai.

    27 giugno 1980, cade di venerdì. Aeroporto Guglielmo Marconi di Bologna. Sono le 17,30.
    Il caldo quasi non si sente, un forte temporale rinfresca l'aria, pioggia d'estate, nulla di più.. I bocchettoni dell'aria condizionata raffreddano il salone dell'aeroporto. I taxi scaricano passeggeri con valigie e pacchi. Sembrano non avere fretta alcuna. L'orario di partenza previsto del DC9 IH 870 dell'Itavia per la tratta Bologna-Palermo è fissato alle 18,15. Chi legge un giornale, chi si guarda intorno, chi si reca al duty free. Un profumo, una stecca di sigarette, l'ultimo settimanale, il libro, il quotidiano che non si è potuto leggere al mattino.

    Luigi Andres è un medico dentista.E' con lui Cinzia Benedetti, appena laureata in lingue all'Università di Pavia. Francesco Baiamonte commercia in carni. Paola Bonati amministra la società Emir. Alberto Bonfietti, insegnante di scuola media a Mantova, giornalista del quotidiano Lotta Continua. Alberto Bosco si occupa di macchinari per l'estrazione del marmo come Andrea Guarano. Maria Vincenza Calderone torna nella sua casa a Palermo. Giuseppe Cammarata è un carabiniere, proprio come Giacomo Guerino. Arnaldo Campanini è un esperto di macchine per l'industria alimentare. Antonella Cappellini é avvocato. Accanto a lei c'è Guelfo Gherardi e molte altre persone.
    Nomi comuni, volti che puoi incontrare al supermercato, al bar, allo stadio di domenica, vicini di tavolo in una trattoria, ad un concerto. Nomi, cognomi e mestieri.

    Il Dc 9 dell'Itavia IH870 é come un mulo. Di chilometri ne deve avere fatti molti prima di quel giorno. L'aereo ha volato per tutto il giorno, ma gode comunque di buona salute. L'aereo imbarca i passeggeri all'aeroporto Guglielmo Marconi di Bologna-Borgo Panigale. E' la sua ultima fatica. L'aereo é terra. Poi diventerà aria e cielo.

    20,08. Il volo DC9 Itavia decolla da Bologna con centotredici minuti di ritardo. La torre di controllo gli ha già assegnato un numero di identificazione:IH870. Sale sull'aerovia Ambra 12. 20,26. Il volo del DC 9 sembra inarrestabile. Il pilota comunica ancora con il radar del centro di controllo di Ciampino. Per raccontare il viaggio del DC 9 ci viene incontro il teatro civile di Marco Paolini.

    20,40. L'aereo giunge all'altezza di Roma, è spostato leggermente ad est sull'incrocio tra l'Ambra 14 e la Green 23. Per le carte militari aeronautiche il punto si chiama Puma. Vira a destra, abbandona l'Ambra 14 e taglia verso il mare, sorvola Pratica di Mare ed è sopra la lunga distesa di acqua. Mar Tirreno. 20,44.
    20,50. Il DC9 è sull'isola di Ponza, la sorvola ed imbocca l'aerovia Ambra 13 che va giù fino a Tripoli, passando per Palermo Punta Raisi dove l'aereo è atteso per le 21,13. Roma Radar vede l'aereo passare leggermente spostato ad Ovest dell'isola.

    Punto Condor. Sono le 20,59. Il Pilota forse vede qualcosa di inverosimile, lo stupore, la lingua piegata sul palato, neanche una frase, le mani che non rispondono, nemmeno il cervello, la radio proprio non riesce ad attivarla. La paralisi. Una frazione di secondo. Un attimo.

    Il Dc 9 sparisce dai radar,sepolto ad oltre 3 mila metri negli abissi del mare Tirreno.Nei siti radar c'é agitazione. In questa registrazione inedita che potete trovate sul sito che ho realizzato insieme al collega Fabrizio Colarieti stragi80.it si può ascoltare la conversazione tra la sala operativa di Licola (in codice Barca, e il centro di Marsala).

    Intanto gli operatori di Ciampino tentano di chiamare l'ambasciata americana.
    Sempre in quelle ore concitate Martina Franca chiama il sito di Licola,Barca.

    A distanza di molti anni si conoscono numerosi particolari dell'abbattimento del DC 9 IH870 dell'It

    • 18 min
    6 giugno: Bob Kennedy | Gli occhi della storia

    6 giugno: Bob Kennedy | Gli occhi della storia

    Iniziamo con le parole di Piero Angela, all’epoca conduttore sgomento per le immagini e la cronaca dell’omicidio di Bob Kennedy
    Ci sono uomini che avrebbero potuto cambiare in meglio il nostro modo di vivere, i nostri valori, uomini che avrebbero dato un contributo al Paese e forse anche all’Umanità, uomini a cui è stata tolta la vita prima o durante un percorso. Uno di loro era proprio Robert Francis Kennedy, chiamato amichevolmente e amorevolmente Bob, uno dei tanti, troppi Kennedy che ha subito una fine atroce ancora molto giovane, ucciso nella hall dell’hotel Ambassador di Los Angeles, il 6 giugno del 1968,
    Solo due mesi prima l’America ha assistito sgomenta a un altro assassinio, quello di Martin Luther King, a cui lo stesso Bob si sentiva molto vicino. La sera di quell’omicidio Robert Kennedy doveva parlare in un sobborgo di afroamericani a Indianapolis. Era stato lui a dare la notizia e mentre in molte altre parti degli Stati Uniti quella notte ci furono duri scontri e proteste, ad Indianapolis la situazione rimase calma..
    La storia di Bob Kennedy la facciamo partire dalla laurea all'università di Harvard nel 1948, dopo una breve esperienza nella marina militare. Consegue la specializzazione in Legge all'Universita della Virginia nel 1951 e guida la campagna per le elezioni al Senato (1952) che vede candidato, poi vincente, il fratello maggiore John.
    Appena uscito dalla facoltà di giurisprudenza, Kennedy si unsce alla Divisione Criminale del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti nel 1951. Nel 1953 diviene consigliere della sottocommissione per le indagini del Senato sotto il senatore Joseph McCarthy. Kennedy lascia la posizione solo sei mesi dopo, obiettando alle ingiuste tattiche investigative di McCarthy che stava dando vita al temuto e odioso maccartismo e contro il quale si scontrerà alle primarie delle elezioni presidenziali. Nel 1954 Kennedy si unisce alla sottocommissione permanente per le indagini del Senato come consigliere principale per la minoranza democratica. Kennedy ha giustamente espresso il suo approccio per aiutare le minoranze a raggiungere gli stessi diritti in un discorso agli studenti sudafricani: Ogni volta che un uomo si batte per un ideale, o agisce per migliorare la maggioranza degli altri, o si batte contro l'ingiustizia, invia scatenando una piccola increspatura di speranza, e attraversandosi a vicenda da un milione di diversi centri di energia e audacia, quelle increspature costruiscono una corrente che può spazzare giù le pareti più potenti dell'oppressione e della resistenza."
    Che Bob Kennedy fosse illuminato, un idealista con i piedi per terra lo dimostra anche questo bellissimo discorso in cui Pierfrancesco favino traduce e recita un suo discorso sul PIL.
    Robert Kennedy si costruisce un nome entrando tra i principali consulenti legale del senato che lavorano per le udienze del "Comitato anti-rackets", nel 1956. Lascia il comitato nel 1959 per guidare e sostenere la campagna presidenziale del fratello. Durante la presidenza di John Fitzgerald Kennedy, Robert svolge un ruolo di consigliere chiave nelle questioni cubane dell'invasione della baia dei porci del 1961 e la crisi dei missili 18 mesi più tardi, nell'escalation dell'azione militare del Vietnam e la diffusione e l'allargamento del Movimento per i Diritti Civili e della relativa violenza di rappresaglia. Nel 1960 Kennedy gestìsce la campagna presidenziale del fratello John. Quando viene eletto JFK, Kennedy fu nominato procuratore generale degli Stati Uniti e diviene uno dei consiglieri di gabinetto più vicini a JFK. Quando JFK fu assassinato nel 1963, Kennedy si dimette da procuratore generale nel settembre successivo e annuncia la sua intenzione di candidarsi per un seggio al senato. La sua carriera prosegue in modo travolgente.
    Vince le primarie in Indiana e Nebraska, perde in Oregon, ma vince poi ne

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    2 Giugno: la festa della Repubblica | Gli occhi della storia

    2 Giugno: la festa della Repubblica | Gli occhi della storia

    Oggi è la Festa della Repubblica: cioè l’anniversario di quando, nel 1946, 24 milioni di italiani furono chiamati a votare per scegliere la forma di governo dell’Italia dopo la fine del fascismo, repubblica o monarchia. Anche se il 2 giugno viene celebrato come una festa nazionale, 74 anni fa il clima era tutt’altro che festoso. L’Italia era appena uscita dalla Seconda guerra mondiale e il voto si svolse tra le macerie dei bombardamenti alleati e quelle delle demolizioni dei nazisti in ritirata, con centinaia di migliaia di italiani ancora sparsi per i campi di prigionia in tutto il mondo, intere province sotto governo militare straniero e un clima che sembrava vicino a quello di una guerra civile. Alla fine gli italiani scelsero la Repubblica, con 12.718.641 voti contro i 10.718.502 della Monarchia.

    Lunedi 10 giugno 1946. Ore 18,00, Montecitorio, Salone della Lupa
    La corte di cassazione è riunita al gran completo. Il Presidente della corte Giuseppe Pagano sta per leggere i risultati finali del referendum istituzionale del 2 giugno. All’improvviso il colpo di scena il presidente Pagano si limita solo a comunicare il numero dei voti senza proclamare come tutti si aspettavano la vittoria della Repubblica sulla Monarchia. La formula utilizzata da Pagano sorprende la platea. Alcide De Gasperi presidente del consiglio, si dice meravigliatissimo
    Ore 19.10, De Gasperi sale al Quirinale da Re Umberto II. Per il Governo non ci sono dubbi: i risultati comunicati della Corte di Cassazione sono sufficienti per il passaggio immediato dei poteri al presidente del consiglio e per la nascita di fatto della Repubblica.

    Non tutti gli italiani ebbero l’opportunità di votare. Ad esempio, non parteciparono alle elezioni i militari prigionieri di guerra nei campi degli alleati e gli internati in Germania che stavano cominciando lentamente a ritornare. Non si votò nella provincia di Bolzano, che dopo la creazione della Repubblica di Salò era stata annessa alla Germania e che dopo la fine della guerra era stata messa sotto governo diretto degli Alleati. Non si votò nemmeno a Pola, Fiume e Zara, tre città italiane prima della guerra, ma che sarebbero passate alla Jugoslavia. E non si votò nemmeno a Trieste, sottoposta ad amministrazione internazionale e al centro di un complicato contenzioso diplomatico che si sarebbe risolto soltanto nel 1954, con il ritorno della città all’Italia.

    Non ci fu alcun broglio, anche se la leggenda è ancora molto diffusa.
    Storici ed esperti, che hanno analizzato i risultati con tecniche moderne, concordano nel dire che il voto si svolse in maniera tutto sommato regolare. Un distacco di quasi due milioni di voti è difficilissimo da creare artificialmente: richiede la complicità di migliaia di persone e lascia dietro di sé una lunghissima scia di prove. La leggenda, comunque, è rimasta viva: in parte a causa del clima teso che si respirava in quelle settimane e che continuò per anni a incombere sull’Italia, in parte perché lo spoglio e il processo con cui venne annunciato il referendum furono gestiti in maniera incerta e a volte decisamente pasticciata…

    Il periodo immediatamente successivo al referendum fu complicato e poco chiaro, finendo per alimentare il sospetto di irregolarità. I primi risultati arrivarono il 4 giugno e sembravano dare in vantaggio la monarchia. Durante la notte e la mattina del 5, la Repubblica passò in netto vantaggio e il 10 la Corte di Cassazione proclamò il risultato: 12 milioni di voti a favore della Repubblica e 10 a favore della monarchia. A sorpresa, nel comunicato utilizzò una formula dubitativa, che rimandava l’annuncio definitivo al 18 giugno dopo l’esame delle contestazioni presentate soprattutto dai monarchici.

    Il Referendum tra Monarchia e Repubblica, vide le italiane al voto per la prima volta. "Per andare a votare per la prima volta com

    • 15 min
    23 maggio: Il coraggio di Giovanni Falcone | Gli occhi della storia

    23 maggio: Il coraggio di Giovanni Falcone | Gli occhi della storia

    23 maggio 1992. La mafia compie il primo di una lunga serie di attacchi allo Stato. Il vertice di Cosa Nostra (Riina, Bagarella, Provenzano, Messina Denaro), decide di colpire in alto e organizza la strage di Capaci, uccidendo il magistrato Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli uomini della loro scorta. Nulla sarà più come prima. Occhi osservano dall’alto della collina. Occhi minacciosi, pieni di odio. Occhi che hanno il colore del tritolo incrociano occhi buoni di uomini e donne. Sono dentro un’automobile che corre verso la morte. L'ultima corsa di Giovanni Falcone inizia all'aeroporto di Ciampino, a Roma, sabato 23 maggio 1992. Sono le 16:50. Un jet dei servizi segreti decolla con a bordo il giudice e la moglie Francesca Morvillo. Destinazione Palermo, aeroporto di Punta Raisi. Atterrerà 53 minuti dopo. Li attendono 6 agenti con le loro auto, 3 Fiat Croma blindate. Le vetture si muovono dall'aeroporto alle 17:50. Falcone sceglie la Croma bianca. Lui è al volante, la moglie gli siede accanto. Imboccano l'A29. La campagna siciliana sfila ai lati con i suoi colori di maggio. Il sole taglia di traverso i finestrini mentre un caldo vento di scirocco accarezza tutti i loro volti. C’è odore di mare. Sulla statale che corre parallela all'autostrada, una Lancia Delta si mette in moto. E’ quella di Gioacchino la Barbera. Palermo dista solo 7 chilometri. Le auto si stanno lentamente avvicinando allo svincolo Capaci-Isola delle Femmine. Dalle colline che sovrastano l'autostrada alcuni uomini seguono la scena, scatto dopo scatto, come se fosse la sceneggiatura di un film.

    Ma un film proprio non è.
    L'interruttore che mette in moto il meccanismo della strage è un segnale in codice.

    Una telefonata " sbagliata", entrata nella storia di sangue di Capaci.

    " Pronto Mario? "

    " No, ha sbagliato numero.

    " Il cellulare di La Barbera squilla alle 17:02. Sa che quella telefonata non è un errore ma un segnale preciso. Con lui, in un casolare vicino alla statale, ci sono altri sette uomini. Sono al vertice di Cosa Nostra. La Barbera sale sulla sua Lancia Delta e imbocca la strada che corre parallela alla Palermo - Punta Raisi. Arrivato ad un punto prefissato si ferma e aspetta. Ferrante e Salvatore raggiungono l'aeroporto. Gioè e Troìa inseriscono una ricevente vicino a 500 chilogrammi di esplosivo, in un tombino dell'autostrada. Poi salgono con Brusca e Battaglia sulle colline di Capaci, sotto lo sperone di rocce bianche che interseca il profilo di Montagna Grande. Dall'autostrada, spuntano 3 Fiat Croma. La Barbera riparte e le segue a distanza. Alle 17:49 chiama Gioè sulle colline. Meno di un secondo e la telefonata s'interrompe. Sono le 17,56 minuti e 48 secondi, l'uomo della collina, Giovanni Brusca, sfiora il tasto del comando a distanza. L'impulso raggiunge il tombino dove è collocata la ricevente. I cinque quintali di tritolo, seppelliti nel canale di scolo, divampano, il boato è enorme, solleva cento metri di asfalto. Si apre una voragine, larga trenta metri e profonda otto, che risucchia metallo, uomini, alberi, massi. Sull'altra carreggiata una Fiat Uno verde con due turisti austriaci, e una Opel Corsa sono investite dai detriti. Fiamme e fumo, poi solo silenzio. Nella prima auto catapultata a 5 metri gli agenti di scorta muoiono sul colpo: Antonio Montinaro, Rocco Di Cillo e Vito Schifani. Nella seconda, spezzata in due tronconi, il giudice e la moglie, respirano ancora. Una pattuglia della polizia accosta. Giovanni Falcone e Francesca Morvillo moriranno all'Ospedale Civico di Palermo, un'ora più tardi. L'autista del giudice e gli altri due poliziotti, feriti gravemente, sopravvivono. L'uomo della Lancia Delta è ormai lontano. Costanza è uno dei sopravvissuti. La rabbia è immensa, lo sdegno del Paese è totale. Durante i funerali di Giovanni Falcone e degli uomini della scorta Rosaria, la vedova

    • 17 min

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