TRAPPIST

The Submarine

Il mondo visto da lontano: conversazione sulle notizie piú importanti della settimana, dalla redazione di the Submarine.

  1. 17 MAR

    224: Con ragioni per il Sì come queste, chi ha bisogno di ragioni per il No

    Mancano pochi giorni al voto, che nelle ultime settimane le forze di governo hanno politicizzato con quella che sembra crescente disperazione. In questa puntata di Trappist passiamo in rassegna i momenti più assurdi di una campagna elettorale per il Sì che si è rivelata la migliore pubblicità per il No. La piú clamorosa è una delle piú recenti: Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del ministero della Giustizia, che in tv invita a votare sì per "toglierci di mezzo la magistratura,” paragonandola a “un plotone d'esecuzione." Nordio, che da mesi colleziona uscite imbarazzanti — dalla magistratura come sistema "paramafioso" ai magistrati "inetti" che vanno “colpito nella carriera” — fino alla leghista Matone che ammette, senza sapere che nella stanza erano presenti giornalisti, che il ministro dice "cose che tutti pensano, ma almeno noi non le diciamo." Una menzione speciale per Tony Tajani, che ha dichiarato che la riforma onorerebbe la memoria di Silvio Berlusconi, e che alla possibilità dello spostamento della polizia giudiziaria fuori dall'autorità della magistratura. Quello che doveva restare un referendum tecnico ha finito per smascherare le reali ambizioni della coalizione: non il magistrato inetto, ma il magistrato che applica la legge in un modo che non piace al governo.  Meloni ha aspettato l'ultima settimana per esporsi in prima persona, e lo ha fatto con un crescendo allarmante: al Teatro Parenti di Milano ha evocato "immigrati illegali, stupratori, pedofili, spacciatori rimessi in libertà" come conseguenza di una vittoria del no, non è chiaro come. Tutto questo nel contesto di mesi in cui la magistratura è stata attaccata frontalmente.  Se dovesse vincere il No, e in modo solido, sarebbe la seconda sconfitta su tre grandi riforme costituzionali dopo il naufragio dell'autonomia differenziata, con il premierato ormai fuori portata a un anno dalle elezioni. Il governo si ritroverebbe senza agenda di riforme, senza margini economici e con una finanziaria difficilissima all’orizzonte tra impegni europei e NATO. Per Meloni, che ha scelto di metterci la faccia negli ultimi dieci giorni, il rischio è quello di una sconfitta simbolica paragonabile a quella di Renzi sul referendum costituzionale o della Lega in Emilia-Romagna.  Con Arianna Bettin e Alessandro Massone  Sostieni the Submarine, abbonati: https://www.thesubmarine.it/#/portal/signup

    44 min
  2. 8 MAR

    223: Thumbs Up*

    A una settimana dall'inizio della guerra contro l'Iran, l'unica cosa chiara è che niente sta andando come previsto — né per Washington, né per Tel Aviv, né tantomeno per un'Europa che si muove senza direzione. In questa puntata di Trappist facciamo il punto su una settimana di bombardamenti, diplomazia inesistente e politica italiana in stato confusionale. Partiamo dall’inizio: gli attacchi di "decapitazione" non hanno decapitato nulla. I Guardiani della rivoluzione non si sono sgretolati, la popolazione iraniana non si è sollevata, i militanti curdi non si sono mobilitati. L'intelligence statunitense aveva scommesso su uno scenario tipo Venezuela — eliminare i vertici, trovare un successore addomesticabile, trovare un accordo commerciale — ma l'Iran non è il Venezuela, e il governo Netanyahu guarda piuttosto al modello Libia: disgregazione totale e permanente. Trump, intanto, ha ammesso senza pensarci troppo di aver fatto ammazzare tutti i potenziali successori che gli Stati Uniti avevano individuato come papabili. In Europa, von der Leyen si è mossa in totale autonomia su posizioni filoisraeliane e filostatunitensi, scavalcando Kaja Kallas, il resto della Commissione e i leader degli stati membri. L'unico paese a mantenere una linea dignitosa e indipendente è la Spagna di Sánchez. In Italia, Crosetto ammette che l'attacco è illegale ma si limita a minimizzare il ruolo di Sigonella. A fine puntata parliamo del DDL Romeo, approvato al Senato in queste ore, che adotta la definizione di antisemitismo dell'IHRA includendo nell'etichetta anche le critiche all'azione dello Stato di Israele e il boicottaggio dei prodotti israeliani. Il Partito democratico si è astenuto — spaccato tra 6 senatori dell'ala riformista che hanno votato a favore e il resto che non ha avuto il coraggio di votare contro. In un momento in cui le violazioni del diritto internazionale umanitario da parte del governo Netanyahu sono squadernate in maniera palese, l'astensione è un atto di pavidità politica che resterà scritto nella storia. Il tutto in un contesto italiano in cui, tra decreto sicurezza e DDL Romeo, lo spazio per organizzarsi ed esprimersi al di fuori del canone riconosciuto dal governo si restringe, pezzo dopo pezzo.  Sostieni the Submarine, abbonati e ricevi la newsletter tutte le mattine

    56 min
  3. 5 MAR

    222: Una legge elettorale su misura

    Priorità: il governo ha bocciato la proposta di congedo parentale paritario delle opposizioni e ha presentato una nuova legge elettorale su misura. La proposta di legge, a prima firma Schlein, avrebbe portato il congedo di entrambi i genitori a 5 mesi retribuiti al 100%, finanziandolo con il taglio dei sussidi ambientalmente dannosi — che in Italia valgono circa 123 miliardi di euro all'anno. Il governo ha risposto che non ci sono le coperture: la stessa scusa usata per il salario minimo, mentre i soldi per i centri in Albania, il ponte sullo Stretto e l'aumento delle spese militari saltano fuori senza problemi. Oggi in Italia il congedo obbligatorio per le madri è di 5 mesi pagato all'80%, quello per i padri è di 10 giorni — fino al 2018 erano due. La sproporzione è la radice strutturale della disparità salariale tra uomini e donne: i dati mostrano che le retribuzioni femminili subiscono una flessione in corrispondenza della maternità che non viene mai recuperata lungo l'intera carriera lavorativa. Equiparare i congedi significherebbe anche eliminare l'alibi con cui molte imprese preferiscono assumere uomini. Schlein ha fatto notare che questa bocciatura arriva "dal primo governo che ha un presidente del Consiglio donna." Il tema si allarga alla questione della riduzione dell'orario lavorativo — la proposta Conte delle 6 ore giornaliere, tutt'altro che populista alla luce degli studi sulla produttività — e alla contraddizione di fondo di un sistema che chiede alla gente di fare figli e poi tratta la genitorialità come un problema. Intanto, di fronte a sondaggi sempre meno incoraggianti — in particolare sul referendum sulla giustizia, dove il fronte del No è in netta rimonta — il governo corre ai ripari con una nuova legge elettorale. Lo "Stabilicum," che suona più come un farmaco per la regolarità intestinale che come una riforma istituzionale, è un proporzionale con soglia di sbarramento al 3% e un premio di maggioranza flessibile: chi supera il 40% dei voti ottiene fino al 55% dei seggi. Non ci sono le preferenze — una vecchia battaglia di Meloni, silenziosamente abbandonata — e sulla scheda dovrà comparire il nome del candidato presidente del Consiglio, una mossa pensata per mettere in difficoltà un centrosinistra che dovrebbe scegliere in fretta il proprio candidato.  Una simulazione YouTrend parla chiaro: con il sistema attuale, centrodestra e centrosinistra arriverebbero sostanzialmente in parità; con la nuova legge, la destra avrebbe il 57% dei seggi in Parlamento. Il tempismo è rivelatore. La proposta arriva mentre il fronte del Sì al referendum perde terreno di giorno in giorno, e la comunicazione del governo è diventata più nervosa e flamboyant. Più fanno campagna per il Sì, più la gente si mobilita per il No: una posizione di lose-lose da cui sembra difficile uscire.  Sostieni the Submarine, abbonati alla newsletter

    45 min
  4. 8 FEB

    220: I nemici dell’Italia

    Torniamo a parlare del “pacchetto sicurezza,” ora varato dal governo, un provvedimento che era già scritto prima dei fatti di Torino ma che è stato strumentalizzato con una velocità impressionante per creare il clima favorevole alla sua approvazione. La misura più grave è il fermo preventivo di 12 ore per i manifestanti — parzialmente stemperato dopo le perplessità del Quirinale, ma il cui impatto rischia di essere gravissimo. Non è un mistero che si tratti di una risposta sproporzionata: il ministro della Giustizia è arrivato a evocare il rischio di un ritorno delle Brigate Rosse — un parallelo che prepara il terreno per etichettare come terrorismo qualsiasi forma di dissenso, esattamente come sta facendo Trump negli Stati Uniti. A Torino, intanto, la polizia ha usato violenza eccessiva contro i manifestanti — persone anziane e giovanissimi finiti in ospedale con ferite gravi, e poi schedati — una pratica che apre scenari in cui le persone non si sentano più al sicuro nel cercare cure mediche dopo una manifestazione in cui ci sono stati scontri. Nelle scorse ore, dopo la registrazione di questo podcast, c’è stata un’ulteriore conferma di questa direzione: la presidente del Consiglio che, in merito agli scontri ai margini delle proteste a Milano contro le Olimpiadi, ha parlato addirittura di “nemici dell’Italia e degli italiani.” Apriamo la puntata su una notizia che è un risultato di Arianna: la mozione approvata dal consiglio comunale di Monza, che invita le 11 farmacie comunali gestite dalla partecipata Farmacom a sospendere la commercializzazione dei prodotti Teva — un'importante azienda farmaceutica israeliana precedentemente sanzionata dalla Commissione europea per abuso di posizione dominante sul Copaxone, un farmaco per la sclerosi multipla. La mozione, che tutela la continuità terapeutica e prevede la sostituzione con farmaci equivalenti, si inserisce nel solco di iniziative analoghe di altre città italiane, ma sta incontrando resistenze fortissime sia dalla stampa sia dal centrodestra, con una mistificazione immediata: i giornali hanno raccontato che le farmacie avrebbero smesso di distribuire farmaci dall'oggi al domani, ignorando completamente il motivo politico dell'iniziativa — l'assenza totale di sanzioni italiane ed europee contro Israele a fronte di violazioni del diritto internazionale ormai acclarate.  Con: Arianna Bettin, Stefano Colombo, Alessandro Massone

    37 min
  5. 1 FEB

    219: Spettro ICE → Modello ICE

    Nei giorni scorsi il governo ha finalmente confermato — dopo una serie di smentite al limite dell’imbarazzante — che agenti dell'ICE saranno presenti alle Olimpiadi di Milano-Cortina. L'ICE è l'agenzia preposta alla repressione delle migrazioni, che negli Stati Uniti ha piú di una volta ucciso civili in strada, con 3 morti in meno di un mese. Dopo le dichiarazioni sommesse dei giorni scorsi, giovedì Antonio Tajani ha rassicurato: "Non stanno arrivando le SS." Ma, mentre la preoccupazione per la violenza senza controllo degli agenti federali statunitensi era ancora tema al centro del dibattito italiano, in realtà le forze di governo guardavano a quel confronto piú violento e di repressione come a un modello. Sabato, a Torino, la protesta per Askatasuna è finita con veri e propri scontri tra manifestanti e Fdo. La risposta del governo? Crosetto ha definito i manifestanti "nemici, terroristi, guerriglieri" da trattare "senza sconti." Tajani ha rilanciato: "Ecco perché servono le nuove norme sulla sicurezza." Piantedosi ha annunciato nuove misure repressive. Salvini ha detto che "per questa gentaglia il carcere non basta." Senza chiarire cosa si potesse fargli di peggio: pestarli? Ucciderli direttamente? La pressione per ulteriore repressione arriva in un momento in cui le infiltrazioni d’estrema destra sono ormai continue: giovedì l’opposizione è riuscita a impedire solo in extremis una conferenza stampa alla Camera che avrebbe visto esponenti dell’estrema destra, e direttamente del movimento skinhead, per parlare di “remigrazione.”  con: Arianna Bettin, Stefano Colombo, e Alessandro Massone  Sostieni the Submarine e ricevi la newsletter tutte le mattine ✨

    42 min

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