Scegliamo di commentare oggi la memoria di san Giuseppe, anche se è diventata facoltativa. Di lui non ne sappiamo molto. Giuseppe, anche lui, come la Madonna Santissima, è uomo di fede, di fede e di speranza. Anche lui ha creduto alla Parola, senza pretendere di capire tutto. E il Vangelo ci presenta proprio la famiglia di Giuseppe, una famiglia semplice... Eppure Gesù, anche se figlio di un semplice carpentiere, sa parlare bene; sebbene non abbia studiato nelle scuole di Gerusalemme, stupisce comunque per la sua saggezza. Oggi, però, la nostra attenzione viene spostata al lavoro: san Giuseppe lavoratore. La reazione della gente di Nàzaret, nel Vangelo di oggi, a proposito della sapienza di Gesù, fa pensare al capitolo del Siràcide, che contrappone il lavoro manuale e la Legge. La gente del popolo (operai, contadini), dice il Siràcide, mette tutta la sua attenzione nelle cose materiali; lo scriba, invece, ha pensieri profondi, cerca le cose importanti e può essere consultato per il buon andamento della città. La gente di Nàzaret si domanda: «Da dove mai viene a costui questa sapienza? Non è il figlio del carpentiere?», uno che non ha studiato e non può avere cultura? È chiaro: la sapienza di Gesù è sapienza divina ed egli ha insistito varie volte sul mistero di Dio, che viene rivelato ai piccoli, ai semplici, e nascosto ai sapienti; ha anche criticato gli scribi che «dicono e non fanno». D'altra parte, il Vangelo insiste anche sulla Parola: è necessario, dobbiamo accogliere la parola di Dio! E soltanto se ci ispiriamo alla parola di Dio il nostro lavoro vale, il nostro lavoro ha un valore costruttivo: costruiamo, creiamo il mondo con Dio. «Tutto quello che fate, in parole e opere, tutto si compia nel nome del Signore Gesù, rendendo per mezzo di lui grazie a Dio Padre». Tutto quello che facciamo, tutti i lavori, materiali e intellettuali, sia lo studio sia la carità fraterna, lo facciamo per il Signore. Il Vangelo ci dice che il nostro servizio deve essere sincero, umile: dobbiamo avere disponibilità nella carità; tutto questo per essere uniti a Gesù, figlio del carpentiere, quel Figlio che ha dichiarato di essere venuto a servire e non per essere servito. La vera dignità consiste proprio in questo: nel servizio dei fratelli, secondo le proprie capacità, in unione con Gesù, Figlio di Dio. Verifichiamo la nostra scala di valori, per renderla sempre più aderente ai pensieri di Dio.