Indagini

Il Post

Tutto quello che è successo dopo alcuni dei più noti casi di cronaca nera italiana. Una storia ogni mese, il primo del mese. Un podcast del Post, scritto e raccontato da Stefano Nazzi.

  1. 23 HR AGO

    Marcheno (Brescia) - 8 ottobre 2015 - Prima parte

    Il 27 aprile 2022 il corpo di un maialino i 13 chili fu inserito nel forno fusorio di una fonderia di Provaglio d’Iseo, nel bresciano.Si trattava di un esperimento giudiziario in scala: lo scopo era capire che cosa accade a un corpo sottoposto a una temperatura di 900 gradi. L’esperimento era stato ordinato dal presidente della Corte d’assise del tribunale di Brescia che in quei giorni stava processando un uomo accusato di aver ucciso lo zio e di averne distrutto il corpo. Mario Bozzoli era scomparso l’8 ottobre 2015 alla fine di una giornata di lavoro nello stabilimento di cui era comproprietario insieme al fratello, a Marcheno. Una settimana dopo anche un operaio di quell’azienda era scomparso: il suo corpo era stato ritrovato pochi giorni dopo. L’autopsia stabilì che si era ucciso con una dose di veleno contenuta in un’esca per animali selvatici.Le indagini sulla scomparsa di Mario Bozzoli erano state lunghe e complesse. Più di quattro anni dopo si era arrivati alla richiesta di rinvio a giudizio per il nipote Giacomo, con cui l’uomo aveva avuto duri contrasti per motivi economici. L’obiettivo finale dell’esperimento con il corpo del maialino era aiutare la giuria del processo a capire se il corpo fosse stato fatto scomparire all’interno del forno della sua azienda. La risposta dei periti incaricati dai giudici fu che sì, era possibile che Mario Bozzoli fosse stato gettato nel forno fusorio e che di lui fossero rimasti solo pochi resti poi fatti facilmente scomparire. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices

    44 min
  2. 23 HR AGO

    Marcheno (Brescia) - 8 ottobre 2015 - Seconda parte

    Il 27 aprile 2022 il corpo di un maialino i 13 chili fu inserito nel forno fusorio di una fonderia di Provaglio d’Iseo, nel bresciano. Si trattava di un esperimento giudiziario in scala: lo scopo era capire che cosa accade a un corpo sottoposto a una temperatura di 900 gradi. L’esperimento era stato ordinato dal presidente della Corte d’assise del tribunale di Brescia che in quei giorni stava processando un uomo accusato di aver ucciso lo zio e di averne distrutto il corpo. Mario Bozzoli era scomparso l’8 ottobre 2015 alla fine di una giornata di lavoro nello stabilimento di cui era comproprietario insieme al fratello, a Marcheno. Una settimana dopo anche un operaio di quell’azienda era scomparso: il suo corpo era stato ritrovato pochi giorni dopo. L’autopsia stabilì che si era ucciso con una dose di veleno contenuta in un’esca per animali selvatici. Le indagini sulla scomparsa di Mario Bozzoli erano state lunghe e complesse. Più di quattro anni dopo si era arrivati alla richiesta di rinvio a giudizio per il nipote Giacomo, con cui l’uomo aveva avuto duri contrasti per motivi economici. L’obiettivo finale dell’esperimento con il corpo del maialino era aiutare la giuria del processo a capire se il corpo fosse stato fatto scomparire all’interno del forno della sua azienda. La risposta dei periti incaricati dai giudici fu che sì, era possibile che Mario Bozzoli fosse stato gettato nel forno fusorio e che di lui fossero rimasti solo pochi resti poi fatti facilmente scomparire. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices

    1h 7m
  3. Il Cairo, 25 gennaio 2016

    10/12/2025

    Il Cairo, 25 gennaio 2016

    Il 25 gennaio 2026 saranno dieci anni dal giorno della scomparsa di Giulio Regeni. In questo decennio si sono accumulate testimonianze, indizi e responsabilità, fino ad arrivare a individuare quattro agenti dei servizi segreti egiziani come principali imputati. Ma ciò che è apparso più evidente, fin dall’inizio, è stata la sistematica mancanza di collaborazione delle autorità egiziane, che ha di fatto reso impossibile un processo regolare. L’Egitto è un paese con cui l’Italia intrattiene stretti rapporti economici e militari, ed è stato reinserito nel 2024 nella lista dei “paesi sicuri”. Nonostante questo, un cittadino italiano è stato sequestrato, torturato e ucciso dai servizi segreti locali: un trattamento efferato, che il regime egiziano riserva di solito ai propri oppositori interni, non a un ricercatore universitario di un paese europeo. E malgrado gli sforzi dei magistrati italiani, nessuno degli accusati è mai comparso davanti alla giustizia. La storia delle torture e dell’omicidio di Regeni è anche una storia di depistaggi e tentativi di insabbiamento, soprattutto in Egitto ma in parte anche in Italia. È la storia di un processo faticoso, di ostruzionismi costanti, di governi italiani che da un lato dichiaravano di voler arrivare alla verità e dall’altro ricordavano la “centralità” dell’Egitto per gli interessi del paese. Ed è la storia dei genitori di Regeni, dei loro avvocati e di chi continua a pretendere che la verità storica diventi anche verità giudiziaria. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices

    8 min
  4. 01/12/2025

    Temù (Brescia) – 8 maggio 2021 – Prima parte

    L’8 maggio 2021 due sorelle di Temù, in provincia di Brescia, denunciarono la scomparsa della madre: era uscita per una passeggiata e dopo ore non era ancora rientrata in casa. La donna si chiamava Laura Ziliani, aveva 55 anni, le figlie Silvia, 27 anni, e Paola Zani, 19. Il corpo venne ritrovato tre mesi dopo, l’8 agosto, vicino a una pista ciclabile lungo il fiume Oglio. Era stata un’esondazione del fiume a disseppellirlo. Nei tre mesi tra la scomparsa della donna e il ritrovamento del corpo le indagini si erano concentrate sulle sorelle Zani e su un ragazzo che viveva con loro, Mirto Milani, 27 anni, fidanzato della sorella più grande, Silvia, ma che aveva una relazione anche con la più piccola, Paola. In quei tre mesi, Silvia e Paola Zani e Mirto Milani avevano messo in atto una serie di depistaggi grotteschi e incredibili.  Dopo aver ammesso di essere gli autori dell’omicidio dissero di essersi ispirati ad alcune serie televisive: I Borgia, Dexter, Breaking Bad. Fu incredibile, soprattutto per la Corte d’assise e poi per quella d’appello, il motivo con cui i tre imputati tentarono di giustificare l’omicidio. I consulenti che sottoposero i tre a perizia li giudicarono totalmente capaci di intendere e di volere. Secondo i giudici che emisero la sentenza il movente non era quello raccontato dai tre ma non era nemmeno economico, come si era pensato all’inizio. L’omicidio, secondo i giudici, era stato pianificato e portato a termine per cementare la coesione del trio «con un piano cervellotico a cui le serie TV avevano offerto una forte componente di imitazione e ispirazione». Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices

    48 min
  5. 01/12/2025

    Temù (Brescia) – 8 maggio 2021 – Seconda parte

    L’8 maggio 2021 due sorelle di Temù, in provincia di Brescia, denunciarono la scomparsa della madre: era uscita per una passeggiata e dopo ore non era ancora rientrata in casa. La donna si chiamava Laura Ziliani, aveva 55 anni, le figlie Silvia, 27 anni, e Paola Zani, 19. Il corpo venne ritrovato tre mesi dopo, l’8 agosto, vicino a una pista ciclabile lungo il fiume Oglio. Era stata un’esondazione del fiume a disseppellirlo. Nei tre mesi tra la scomparsa della donna e il ritrovamento del corpo le indagini si erano concentrate sulle sorelle Zani e su un ragazzo che viveva con loro, Mirto Milani, 27 anni, fidanzato della sorella più grande, Silvia, ma che aveva una relazione anche con la più piccola, Paola. In quei tre mesi, Silvia e Paola Zani e Mirto Milani avevano messo in atto una serie di depistaggi grotteschi e incredibili.  Dopo aver ammesso di essere gli autori dell’omicidio dissero di essersi ispirati ad alcune serie televisive: I Borgia, Dexter, Breaking Bad. Fu incredibile, soprattutto per la Corte d’assise e poi per quella d’appello, il motivo con cui i tre imputati tentarono di giustificare l’omicidio. I consulenti che sottoposero i tre a perizia li giudicarono totalmente capaci di intendere e di volere. Secondo i giudici che emisero la sentenza il movente non era quello raccontato dai tre ma non era nemmeno economico, come si era pensato all’inizio. L’omicidio, secondo i giudici, era stato pianificato e portato a termine per cementare la coesione del trio «con un piano cervellotico a cui le serie TV avevano offerto una forte componente di imitazione e ispirazione». Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices

    42 min

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