Morale - BastaBugie.it

BastaBugie

L'etica ci aiuta a comprendere la distinzione tra bene e male in modo da fare buon uso della libertà

  1. 30 Jun

    Giornata dello yoga, una pratica inconciliabile con il cristianesimo

    VIDEO: Budda in fila indiana ➜ TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8587 GIORNATA DELLO YOGA, UNA PRATICA INCONCILIABILE CON IL CRISTIANESIMO di Alessandra Nucci   Nel 2014 l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha riconosciuto il 21 giugno come la Giornata mondiale dello yoga. Nel 2016 l'Unesco ha inserito ufficialmente lo yoga nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell'umanità. Nel 2017 il presidente del Consiglio italiano Paolo Gentiloni ha auspicato l'introduzione dello yoga direttamente nel programma di educazione fisica delle scuole, dove già dal 2003 lo yoga aveva diritto di cittadinanza, in virtù di un protocollo d'intesa tra il Ministero dell'Istruzione e la Federazione Italiana Yoga. Queste sono le ultime tappe che rendono ufficiale il dilagare incontrastato dello yoga in tutto il mondo, specie occidentale,  fra centri formativi, palestre e luoghi di cura, scuole e università, corsi aziendali e perfino parrocchie, monasteri e comunità religiose cattoliche e cristiane. Questa percezione dello yoga come pratica asettica universalmente benefica, per il corpo e per la mente, prese piede a partire dal 1967, quando i Beatles, all'apice del loro successo mondiale, a sorpresa andarono in India a visitare Maharishi Mahesh Yogi, il guru dalla cadillac bianca. Da allora lo yoga, e la sua stretta parente, la meditazione trascendentale, sono praticati come tecniche non-religiose e hanno dato il via all'esplosione di interesse per le forme di psicoterapia che propongono di cambiare la coscienza, dallo zen all'auto-ipnosi, dal reiki al tai-chi-chuan, a tutto l'arcipelago costantemente in espansione delle credenze New Age. LIBRI SACRI DI INDÙ E BUDDISTI In realtà lo yoga è antichissima pratica che si rifà ai libri sacri della religione indù e poi al buddhismo, ma ormai è talmente normalizzato come esercizio neutro a-religioso che, mentre avanza l'assioma secondo cui le religioni vanno relegate tutte quante nell'ambito del privato, l'area del pensiero orientale rimane al di sopra dell'invito a diffidare. Il pass che viene dato allo yoga, e per estensione anche all'induismo, è quello che ha permesso al premier indiano Narendra Modi di esaltare lo yoga davanti a tutte le nazioni dell'Assemblea generale dell'Onu, come pratica olistica universalmente benefica che promuove l'armonia con la natura e con il mondo. Va notato che questo primato dell'induismo è stato attentamente coltivato in ambito sovranazionale fin dal 1893, quando in occasione del primo Parlamento mondiale delle religioni, lo Swami Vivekananda (1863-1902) presentò la sua religione politeista non solo come sintesi e compimento di tutte le altre religioni, ma anche di tutta la scienza, il cui fine egli vedeva come la ricerca della fonte ultima di energia che crea e sostiene il mondo. Così, mentre l'Occidente, a cui si debbono le scoperte scientifiche e tecnologiche che hanno reso la vita più prospera, comoda e lunga, si lascia accusare, al contrario, di averla rovinata, massificata, militarizzata, inquinata e commercializzata, e il cristianesimo ha perso contatto con il meglio della propria tradizione spirituale, l'induismo ha cominciato ad avanzare pretese di scientificità per il pensiero monista, proprio in virtù del suo rifiuto del razionalismo occidentale, disprezzato come "dualismo" meccanicistico, e della spinta a meditare il nulla aspettando dal nulla l'illuminazione dell'intelletto. LA DIFFUSIONE DELLO YOGA Negli anni abbiamo visto le spinte interne al sistema globalista che fa perno sull'Onu portare di fatto in direzione di una mentalità compatibile con la riduzione materialista di tutto ad uno (uomo compreso), propria del monismo e alternativa a quello che viene sempre più disprezzato come "dualismo" del pensiero occidentale. Fondamentale però per la diffusione dello yoga è la possibilità di dare ad intendere che lo yoga non sia in alcun modo incompatibile con il cristianesimo, anzi. Ma è proprio rispetto a questo sincretismo che Joseph Ratzinger, nella Lettera su alcuni aspetti della meditazione cristiana (1989), mise in guardia, quando era prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. «Dovrà perciò essere interpretata rettamente la dottrina di quei maestri che raccomandano di "svuotare" lo spirito da ogni rappresentazione sensibile e da ogni concetto [...]. Il vuoto di cui Dio ha bisogno è quello della rinuncia al proprio egoismo, non necessariamente quello della rinuncia alle cose create che egli ci ha donato e tra le quali ci ha posti. [...] Sant'Agostino è, su questo punto, un maestro insigne: se vuoi trovare Dio, dice, abbandona il mondo esteriore e rientra in te stesso. Tuttavia, prosegue, non rimanere in te stesso, ma oltrepassa te stesso, perché tu non sei Dio: egli è più profondo e più grande di te. [...] "Restare in se stessi": ecco il vero pericolo. Il grande Dottore della Chiesa raccomanda di concentrarsi in se stessi, ma anche di trascendere l'io che non è Dio, ma solo una creatura» (n. 19).

    Giornata dello yoga, una pratica inconciliabile con il cristianesimo
  2. 10 Jun

    Se fossi il diavolo, come allontaneresti le persone da Dio?

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8259 SE FOSSI IL DIAVOLO, COME ALLONTANERESTI LE PERSONE DA DIO? di Don Stefano Bimbi   Fin dal suo primo discorso ai cardinali del 10 maggio, Leone XIV ha paragonato la situazione attuale e l'invenzione dell'intelligenza artificiale all'industrializzazione ottocentesca, sottolineando che la Chiesa deve rispondere a questa sfida della rivoluzione digitale con la sua dottrina sociale. Ecco le parole del Papa: «Ho pensato di prendere il nome di Leone XIV. Diverse sono le ragioni, però principalmente perché il Papa Leone XIII, con la storica Enciclica Rerum novarum, affrontò la questione sociale nel contesto della prima grande rivoluzione industriale; e oggi la Chiesa offre a tutti il suo patrimonio di dottrina sociale per rispondere a un'altra rivoluzione industriale e agli sviluppi dell'intelligenza artificiale, che comportano nuove sfide per la difesa della dignità umana, della giustizia e del lavoro». Il 21 giugno il Papa ha parlato al Giubileo dei governanti, ribadendo che l'intelligenza artificiale deve essere uno strumento al servizio dell'uomo, non un mezzo per sminuirlo o sostituirlo. Anche il 17 giugno in occasione della Seconda conferenza annuale di Roma sull'Intelligenza Artificiale, Leone XIV aveva espresso seria preoccupazione per gli effetti su bambini e giovani, in particolare sul loro sviluppo intellettuale, neurologico e spirituale, sottolineando che l'intelligenza artificiale non vada confusa con l'intelligenza: «Tutti noi, ne sono certo, siamo preoccupati per i bambini e per i giovani, e per le possibili conseguenze dell'uso dell'intelligenza artificiale sul loro sviluppo intellettivo e neurologico. [...] Nessuna generazione ha mai avuto un accesso così rapido alla quantità di informazioni ora disponibili grazie all'intelligenza artificiale. Ma di nuovo, l'accesso ai dati - per quanto vasti - non va confuso con l'intelligenza, che, necessariamente, "implica l'apertura della persona alle domande ultime della vita e rispecchia un orientamento verso il Vero e il Buono" (Antiqua et nova, n. 29). Alla fine la vera saggezza ha più a che vedere con il riconoscere il vero senso della vita che con la disponibilità di dati». Il pontificato di Leone XIV è dunque segnato da una visione in cui l'intelligenza artificiale rappresenta una sfida non solo tecnologica, ma antropologica e spirituale. Occorre quindi servirsi delle potenzialità dell'intelligenza artificiale, senza perdere di vista ciò che resta esclusivamente umano: la libertà, la creatività, le relazioni con gli altri e con Dio. Quasi per provocazione, ma anche con uno spirito di discernimento, ho posto a ChatGPT (l'intelligenza artificiale di OpenAI) una domanda spiazzante: "Se tu fossi il diavolo, come allontaneresti le persone da Dio?". Letta l'inquietante risposta, ho fatto una seconda domanda: "Che modi useresti per indurre in tentazione un giovane?". Ecco i risultati di questo esperimento su cosa ha da dire l'intelligenza artificiale riguardo l'azione del diavolo. 1) SE FOSSI IL DIAVOLO, COME ALLONTANERESTI LE PERSONE DA DIO? Se fossi il diavolo, una strategia per allontanare le persone da Dio potrebbe consistere nell'ingannarle e confonderle, facendole dubitare della verità e delle proprie convinzioni. Ecco i modi che userei punto per punto. 1. Sfumare la verità Presentare la religione in modo distorto, facendo sembrare che ci siano tante verità diverse e che tutte siano ugualmente valide. In questo modo, la persona potrebbe sentirsi sopraffatta o disinteressata a cercare la verità autentica. Ad esempio sui social circolano continuamente video e post che mescolano spiritualità, superstizioni, filosofie orientali e citazioni di santi o papi, tutto nello stesso calderone. Questo porta a confondere le persone: sembra che ogni "verità" abbia lo stesso peso. Così il Cristianesimo viene percepito come una delle tante opzioni possibili, non come la via che porta a Cristo. 2. Seminare dubbi su Dio Indurre le persone a dubitare dell'esistenza di Dio o della sua bontà, specialmente in momenti di sofferenza o difficoltà. La sofferenza può essere una leva potente per mettere in discussione il senso della vita e la presenza di un essere divino amorevole. Ad esempio durante tragedie come guerre o disastri naturali si diffondono commenti del tipo: "Se Dio fosse buono non permetterebbe questo". 3. Spostare l'attenzione sui piaceri temporanei Distrarre le persone con l'edonismo, il materialismo, il successo e il consumismo. Concentrarsi esclusivamente sul presente e sui piaceri immediati può distogliere l'attenzione dalle cose spirituali e dalla ricerca di un senso più profondo nella vita. Ad esempio il mondo della musica e delle serie TV spesso esalta la ricchezza, l'apparenza fisica, la carriera di successo o il divertimento sfrenato come unico scopo della vita. Si celebra l'idea che "devi goderti tutto e subito". Così la dimensione spirituale e la ricerca di senso passano in secondo piano. 4. Inculcare una falsa autosufficienza Spingere le persone a credere che non abbiano bisogno di Dio perché sono autosufficienti o che possano trovare felicità e realizzazione solo in se stesse, senza cercare aiuto in una forza superiore. Ad esempio oggi si sente spesso: "Basta credere in te stesso e non avrai bisogno di nessuno". Questo messaggio, che sembra positivo, diventa pericoloso se porta a pensare che non serva affidarsi a Dio o cercare il Suo aiuto, perché "basta autodeterminarsi per essere felici". 5. Promuovere indifferenza verso la religione Indurre la gente a pensare che la spiritualità sia poco importante, insignificante o antiquata. Se le persone non vedono un valore nel coltivare la loro fede, possono diventare apatiche verso la ricerca di Dio. Ad esempio oggi la domenica è ormai vista solo come giorno di shopping o relax. Andare a Messa è considerato "facoltativo" o addirittura inutile, mentre la fede è percepita come qualcosa di antiquato, non rilevante per la vita moderna. 6. Creare divisioni Incitare alla divisione tra le diverse fedi o all'interno della stessa comunità religiosa. La discordia e la separazione possono ridurre la forza della comunità e minare la fiducia in Dio. Ad esempio sui social ci sono infinite discussioni tra cristiani su questioni liturgiche, morali o pastorali che spesso degenerano in insulti e ostilità. Questo clima di polemica continua fa dimenticare che il Vangelo ci chiama prima di tutto all'unità nell'unica Chiesa di Cristo. Queste sarebbero solo alcune delle possibili strategie. Si tratta, in generale, di strategie che si basano sulla confusione, il disinteresse e la separazione, che possono portare una persona ad allontanarsi da Dio e dalla ricerca di un cammino spirituale autentico. 2) CHE MODI USERESTI PER INDURRE IN TENTAZIONE UN GIOVANE? Indurre qualcuno in tentazione è una delle cose più subdole che si possano fare, poiché implica giocare con le vulnerabilità e le debolezze di una persona. Se dovessi farlo, come "diavolo", userei metodi che sfruttano la curiosità, il desiderio di appartenenza e la ricerca di gratificazione immediata. Ecco alcune strategie che potrebbero essere utilizzate. 1. Sfruttare il desiderio di appartenenza Ogni persona, soprattutto un ragazzo giovane, cerca un senso di appartenenza e riconoscimento. Potrei metterlo in situazioni dove si sente escluso, e poi offrirgli "una via d'uscita" attraverso comportamenti che lo allontanano dai suoi valori, come l'ingresso in un gruppo che promuove abitudini dannose o poco salutari. 2. Minare la sua autostima Potrei giocare sulle insicurezze del ragazzo, facendogli credere che solo attraverso il peccato o comportamenti disordinati (come il consumo di sostanze, il rifiuto di regole morali, etc.) potrà ottenere ciò che desidera: potere, successo, attenzione e amore. 3. Creare falsi desideri Potrei fargli desiderare cose materiali o soddisfazioni temporanee, come il successo facile, l'apparenza fisica perfetta o il potere sugli altri. Promuoverei l'idea che queste cose possano dargli la felicità, mentre in realtà lo allontanano da valori più profondi e duraturi. 4. Utilizzare la curiosità e l'impulsività La tentazione può spesso venire attraverso la curiosità. Potrei spingerlo a provare cose nuove senza pensare alle conseguenze, come attività rischiose o comportamenti trasgressivi. L'impulsività giovanile rende il ragazzo vulnerabile alle tentazioni che sembrano emozionanti o gratificanti nel momento, ma che hanno un prezzo da pagare più tardi. 5. Sfruttare la solitudine e la disperazione Se il ragazzo sta attraversando un momento di solitudine o difficoltà emotiva, lo incoraggerei a cercare consolazione nelle cose sbagliate, come vizi o cattive compagnie, promettendogli che lo aiuteranno a sfuggire al dolore. 6. Promuovere il piacere a breve termine Potrei fargli credere che il piacere immediato sia più importante della felicità duratura, come nel caso di dipendenze o altre esperienze che sembrano appaganti all'inizio, ma che a lungo andare lo svuotano e lo rendono dipendente da ciò che non gli porta realmente soddisfazione. 7. Confondere i suoi principi morali Un'altra strategia potrebbe essere quella di confondere le sue convinzioni morali, spingendolo a pensare che ciò che lui pensa sia "giusto" non sia veramente tale, o che un comportamento "sbagliato" non lo sia più perché " lo fanno tutti ", facendogli credere che non ci sia nulla di male nel cedere alle tentazioni, perché in fondo "che male c'è"? L'idea sarebbe sempre quella di farlo sentire come se cedere alla tentazione fosse la cosa più naturale e soddisfacente

    Se fossi il diavolo, come allontaneresti le persone da Dio?
  3. 12 May

    Il Corriere elogia la vita da escort, ma ne tace i lati oscuri

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8534 IL CORRIERE ELOGIA LA VITA DA ESCORT, MA NE TACE I LATI OSCURI di Federica Di Vito   A leggerla sul Corriere non sembra neanche si parli di una persona, ma piuttosto di un modello di business redditizio. Con la stessa andatura di una serie tv viene tratteggiata la giornata tipo di una escort sulla quarantina attiva nel panorama milanese, tacendone i pericoli e quasi esaltando i soldi facili e la "libertà".  «Mi vendo, ma resto libera», dice Alessandra Vittiglio, "in arte" Taylor B., impegnata a gestire un telefono che squilla incessantemente. Tramite le sue parole viene restituita al lettore la narrazione patinata della vita di una prostituta che unisce competenze psicologiche (con tanto di formazione da criminologa) e freddezza imprenditoriale: dalla gestione professionale della propria immagine, alla meticolosa selezione dei clienti che spaziano da spavaldi giovani a professionisti in cerca di ascolto o compagnia durante eventi esclusivi. «Duecento euro, mezz'ora. Trecento, un'ora. Una giornata può chiudersi a tremila euro. O restare a settecento», spiega. L'incasso mensile può arrivare a ventimila euro, «nei periodi ordinari». Libertà è per Alessandra il controllo totale sulla gestione della propria "attività" con orari, tariffe, luogo e uso del proprio corpo affidati esclusivamente alla sua regia. «Comprano la mia essenza, ma poi torna a me», così Alessandra pensa di orchestrare una cessione parziale della sua persona, ignorando che già siamo stati comprati a caro prezzo (1Cor 6,20) e per questo veramente liberi.  Completamente taciuti i rischi e gli aspetti lesivi della dignità umana, il Corriere rischia di ottenere una «irresponsabile propaganda alla prostituzione» a cui qualche ragazzina potrebbe facilmente ispirarsi, avverte Marina Terragni, garante per l'Infanzia. Tuttavia, le numerose evidenze scientifiche su quanto il lavoro di prostitute sia perlomeno rischioso, ci riportano coi piedi per terra. Da una ricerca del 2024 condotta dalla Universitat Oberta de Catalunya (UOC) che ha coinvolto un campione di 76 donne residenti a Barcellona o in altre due città catalane che sono attualmente o sono state in passato lavoratrici del sesso è emerso che oltre il 90% ha subito violenze fisiche, sessuali o psicologiche nel corso del lavoro. Molte di queste poi presentano anche storie pregresse di vittimizzazione, come abusi infantili o violenza domestica. Il 67% ha fatto uso di droghe, spesso spinte dalle pressioni dei clienti o come meccanismo di fuga per gestire il trauma legato all'attività.  Uno studio pubblicato nel 2023 sulla rivista scientifica Acta Psychiatrica Scandinavica con il quale si sono esaminati 30 studi precedentemente effettuati sull'argomento, ha scoperto come «i problemi di salute mentale erano diffusi tra le lavoratrici del sesso. La depressione era il problema di salute mentale più comune; tuttavia, anche altri problemi psicologici erano frequenti, tra cui ansia, abuso di sostanze e ideazione suicidaria. Le lavoratrici del sesso sono esposte a numerosi rischi, tra cui violenza e comportamenti sessuali ad alto rischio. Nonostante l'elevata prevalenza di problemi di salute mentale, le lavoratrici del sesso incontrano spesso notevoli ostacoli nell'accesso ai servizi sanitari».  In ultimo, un rapporto globale di ZipDo delinea una crisi umanitaria con tassi di mortalità estremamente elevati tra le lavoratrici del sesso. Negli Stati Uniti il tasso di omicidi è stimato a 233 per 100.000, contro l'8,9 della popolazione femminile generale. Globalmente, il rischio di omicidio è 12 volte superiore alla media. Il tasso di morte per overdose è 20 volte superiore alla popolazione generale, il tasso di suicidio 4 volte superiore alla media negli Usa e l'aspettativa di vita media è di 35 anni, rispetto ai 72 della popolazione generale. Intanto dalla più vicina Francia non arrivano notizie più confortanti. Fiore all'occhiello europeo dell'aborto in Costituzione ha visto in quattro anni l'aumento del 43% di minorenni che si prostituiscono, secondo i dati dell'Osservatorio nazionale sulla violenza contro le donne. E nonostante l'aumento dei numeri sia in parte spiegato dal miglioramento dell'attività di identificazione e supporto svolta da associazioni e servizi governativi, quei numeri sono reali e sono persone. Badi il Corriere a scegliere una narrazione semplicistica e irresponsabile.

    Il Corriere elogia la vita da escort, ma ne tace i lati oscuri
  4. 5 May

    La correlazione tra pornografia e abusi sessuali su minori

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8524 LA CORRELAZIONE TRA PORNOGRAFIA E ABUSI SESSUALI SU MINORI   Un nuovo studio pubblicato dalla rivista Social Sciences ha rivelato l'esistenza di importanti legami tra pornografia e abuso sessuale sui minori. La ricerca, intitolata "Le testimonianze degli operatori dei servizi di tutela dell'infanzia sui legami tra pornografia e abusi sessuali sui minori", è stata condotta da docenti della New York University, dell'Università dell'Arkansas, del Virginia Polytechnic Institute e della James Madison University. Gli autori hanno osservato che l'esposizione alla pornografia è pressoché onnipresente per i giovani del XXI secolo, con un'età media della prima esposizione collocata nella prima o nella media adolescenza e con tassi di visione intenzionale tra gli adolescenti che raggiungono l'84%. In questo contesto, spiegano, il consumo di pornografia influenza atteggiamenti e comportamenti sessuali sia negli adolescenti sia negli adulti, fino a rappresentare una componente normalizzata della socializzazione di genere e sessuale dei giovani. I QUATTRO LEGAMI PORNO-ABUSI Secondo quanto riportato dal National Center on Sexual Exploitation, esistono quattro principali modalità di intreccio tra pornografia e abusi sui minori. La prima è il modellamento sociale: i bambini imitano ciò che vedono, con il rischio di riprodurre comportamenti sessuali dannosi. C'è poi la normalizzazione, che rende apparentemente "standard" comportamenti sessuali abusivi e irrealistici. Diversi operatori dei servizi sociali hanno riferito che giovani ragazze hanno subìto strangolamenti durante rapporti sessuali, poiché i ragazzi adolescenti erano stati indotti dalla pornografia a credere che si trattasse di una pratica normale. A questo si aggiungono l'adescamento, attraverso l'uso di materiale pornografico per desensibilizzare i minori all'abuso, e il potere, ovvero quando la pornografia viene usata per controllare e manipolare le vittime, minacciando di rivelarne il consumo o di diffondere immagini sessualmente esplicite. SMARTPHONE E WEB I PRIMI FATTORI DI RISCHIO Lo studio si è basato su dati qualitativi provenienti da 50 interviste, otto focus group e sondaggi post-intervista con professionisti esperti del settore. Gli intervistati hanno individuato negli smartphone dei bambini uno dei problemi principali. Tra le associazioni familiari e per l'infanzia statunitensi, a tal proposito, c'è chi ha sottolineato che spesso molti genitori non tolgono il telefono ai propri figli per paura di apparire "cattivi genitori", ma questo aumenta in modo sconsiderato il rischio che i bambini si possano imbattere in contenuti inappropriati e pornografici, anche quando guardano video apparentemente innocui come quelli sui cartoni animati. Sempre gli autori dello studio, inoltre, hanno evidenziato che uno dei fattori di rischio più rilevanti è l'accesso illimitato dei bambini a Internet tramite console per videogiochi, tablet e smartphone, spesso all'insaputa dei genitori. Nelle interviste è emerso anche il ruolo dei social media: secondo alcuni operatori, infatti, proprio attraverso strumenti come Snapchat, Facebook e Instagram i criminali riescono a entrare in contatto con i minori, e diversi bambini seguiti dai sanitari hanno raccontato di aver conosciuto un abusatore proprio tramite queste piattaforme. LA VIOLENZA RESA NORMALE La ricerca ha inoltre confermato la correlazione tra contenuti sessualmente espliciti e violenza, poiché è emerso che, quanto più precoce è l'esposizione alla pornografia, tanto più alta è la probabilità che, in seguito, la persona guardi pornografia violenta. Da qui derivano visioni perverse delle donne, delle ragazze e del sesso e della sessualità in generale. Lo studio ha inoltre spiegato che non si tratta soltanto di considerare normale un certo trattamento - violento e vergognoso - verso le donne, ma di arrivare a percepire come piacere comportamenti aggressivi e violenti, fino a parlare di strangolamento, colpi, pugni, immobilizzazione. Anche alcuni infermieri specializzati in casi di violenze sessuali - e intervistati nel corso della ricerca - hanno riscontrato le stesse dinamiche, parlando di adolescenti trasformati in predatori dalla pornografia.  Di qui, il punto conclusivo dello studio è netto: solo bloccando l'accesso a questo materiale tossico sarà possibile iniziare a invertire tendenze - e rischi - sempre più gravi per le giovani generazioni.

    La correlazione tra pornografia e abusi sessuali su minori
  5. 17 Mar

    L'autodeterminazione è una grande menzogna

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8465 L'AUTODETERMINAZIONE E' UNA GRANDE MENZOGNA di Mons. Joseph Strickland   C'è una frase che pone fine alle discussioni. Non alle conversazioni, alle discussioni. Non chiede il permesso. Non invita al dialogo. Non aspetta che tu ti senta pronto. Semplicemente afferma un fatto: "Non sei te stesso." Non spiritualmente. Non moralmente. Non fisicamente. Non privatamente. E tutto nella nostra epoca si ribella a questa sentenza. Viviamo in un mondo in cui l'autodeterminazione è considerata sacra. Ci viene insegnato, costantemente, che realizzazione significa decidere da soli chi siamo, cosa facciamo e fino a che punto chiunque - Dio incluso - può spingersi. Una visione che non è rimasta fuori dalla porta della chiesa, ma vi è entrata ormai pienamente. E così oggi la menzogna più pericolosa non viene gridata dalle strade. Viene sussurrata nel cuore del credente. La menzogna è semplice: appartengo a me stesso.  Forse non lo diciamo apertamente, ma lo viviamo. La mia vita. Il mio corpo. La mia verità. Il mio cammino. Il mio discernimento. Parliamo come se Dio desse suggerimenti e noi ci riservassimo il diritto di rifiutare. Ma nessuno nella Scrittura incontra Dio e ne mantiene il controllo. Quando Dio entra in una vita, l'autodeterminazione finisce. Abramo non negozia sul punto in cui fermare l'obbedienza. Pietro non pone limiti a quanto lontano si spingerà la sequela. Maria non chiede revisioni. Nessuno di loro dice: "Vediamo come si concilia questo con i miei piani". Dicono di sì. Altrimenti se ne vanno. Ed è questo che rende il Vangelo pericoloso. Perché non coesiste con l'autonomia. La sostituisce. Oggi l'autonomia è spesso trattata come qualcosa di innocuo: semplice indipendenza, semplice maturità, semplice responsabilità personale. Ma l'autonomia non è neutrale. L'autonomia è una rivendicazione teologica. Dire "Io appartengo a me stesso" significa dire qualcosa su Dio. Significa dire che l'autorità di Dio è condizionata, che i suoi comandamenti sono negoziabili, che la sua volontà è soggetta a revisione. LA PRIMA TENTAZIONE D'altra parte, è stata la prima tentazione. Sarete come dei.  Non tanto immorale, quanto indipendente, autosufficiente. E ogni generazione trova un nuovo modo per abbellire questa bugia in modo che appaia ragionevole. La nostra attuale versione della bugia sembra illuminata. Sembra compassionevole. Sembra psicologicamente informata. Ma è sempre la stessa menzogna. Il cattolico moderno raramente rifiuta Cristo in modo assoluto. Piuttosto, si riserva silenziosamente il diritto di prevalere su di lui. Lo seguirà finché l'obbedienza non gli costerà la comodità. Fino a quando non gli costerà la reputazione. Fino a quando non gli costerà il controllo. Fino a quando non toccherà il corpo. E poi, all'improvviso, si invoca la coscienza. Si cita il discernimento. Si sottolinea la complessità. Ma ascoltate attentamente. Nel momento in cui l'obbedienza diventa condizionata, Cristo non è più il Signore. A quel punto, è solo un consigliere. Se vuoi sapere cosa crede veramente qualcuno riguardo a Dio, non iniziare da ciò che dice. Inizia da ciò che fa. Che fa con il suo corpo. Perché il corpo è il luogo in cui la teologia smette di essere astratta. Il corpo è il luogo in cui autonomia e Vangelo si scontrano. Ecco perché il mondo è ossessionato dal corpo e infuriato contro l'insegnamento morale cristiano. Non perché la Chiesa sia crudele, ma perché la Chiesa si rifiuta di riconoscere che il corpo sia nostra proprietà. Ogni discussione morale sul corpo si conclude con la stessa domanda: a chi appartieni? Se il tuo corpo ti appartiene, il sacrificio è facoltativo. Se il tuo corpo appartiene a Cristo, l'obbedienza è inevitabile. Ecco perché la Croce è offensiva. Non perché sia violenta, ma perché afferma una pretesa. Abbiamo imparato a resistere a Dio con gentilezza. Non ci infuriamo contro di lui. Non lo rinneghiamo apertamente. Semplicemente rimandiamo l'obbedienza a tempo indeterminato. Diciamo cose come: "Non sono ancora pronto", oppure "Non è lì che mi sento chiamato", oppure "Devo pregare di più per questo". E la preghiera diventa una tattica dilatoria. Lo chiamiamo discernimento, ma in realtà è preservazione. Vogliamo un cristianesimo che ci salvi senza reclamarci, che ci perdoni senza comandarci, che ci conforti senza crocifiggerci. Ma questo cristianesimo non esiste. L'AUTONOMIA SEMBRA PIÙ SICURA DELL'OBBEDIENZA L'autonomia sembra più sicura dell'obbedienza perché promette controllo. Promette che la sofferenza sarà limitata, che la perdita sarà gestibile, che Dio non chiederà troppo. Ma questa promessa è falsa. L'autonomia non elimina la sofferenza. Rende solo la sofferenza priva di significato. Quando appartieni a te stesso, il dolore non ha scopo. È solo interruzione, solo furto, solo ingiustizia. Quando invece appartieni a Cristo, anche la sofferenza è accettata. Anche le ferite hanno un senso. Ecco perché ci opponiamo a essere posseduti. Non perché Dio sia crudele, ma perché abbiamo paura di ciò che potrebbe fare con noi. Temiamo l'oscurità. Temiamo la perdita. Temiamo di essere spesi invece che preservati. E così ci aggrappiamo a noi stessi. Ma l'ironia è questa: il peso più estenuante nasce dal fingere di appartenere a sé stessi. Parliamo della Croce come se fosse solo un simbolo di compassione. È questo, ma è di più. La Croce è una transazione. Un acquisto. La Scrittura non dice che sei stato ispirato da un prezzo. Dice che sei stato comprato a un prezzo. Comprato! Questo linguaggio offende le orecchie moderne perché contraddice l'autonomia. Ma è il linguaggio del Vangelo. Gesù Cristo non è morto per restituirti la vita. È morto per prenderla nelle sue mani. Il che significa questo: il tuo tempo non è tuo. Il tuo corpo non è tuo. I tuoi progetti non sono tuoi. Il tuo futuro non è tuo. La tua sofferenza non è tua. Niente è più neutrale. Tutto è rivendicato. Seguire Cristo non è un processo di autorealizzazione. È un processo di espropriazione. Non perché Dio ti disprezzi, ma perché ti ama troppo per lasciarti sovrano di te stesso. La domanda non è se Cristo abbia il diritto di chiedere tutto. Lui sì. L'unica domanda è se smetteremo di fingere il contrario.  Perché il Vangelo non chiede: "Quanto sei disposto a dare?". Chiede: "Ti arrenderai?". E la resa non avviene a pezzi. "Non appartieni a te stesso" suona come una minaccia per un mondo ossessionato dalla libertà. Ma è l'unica frase che davvero libera. Perché se non appartengo a me stesso non devo salvarmi. Non devo giustificarmi. Non devo controllare i risultati. Non devo portare il peso insopportabile dell'autorealizzazione. Se non appartengo a me stesso, la mia vita non è un progetto. CHI TI POSSIEDE? È un'offerta. E le offerte non vengono gestite. Vengono deposte sull'altare. Quindi la domanda non è se credi in Cristo. La domanda è più semplice e anche più difficile: chi ti possiede? Perché qualsiasi cosa tu rifiuti di cedere è ciò che ti possiede ancora. E Cristo non si contenderà il posto in una vita che insiste nel rimanere sovrana. Lui aspetta. Non perché non abbia autorità, ma perché l'amore non forza mai. Eppure, la richiesta rimane valida. Se ti stai chiedendo cosa succederà dopo una gravidanza indesiderata, non devi preoccuparti. Quella vita non è tua, non puoi scartarla o ridefinirla. Non è un'interruzione. Non è un errore. Appartiene a Dio prima ancora di appartenere a te. Affidala a lui! Se ti stai interrogando sulla confusione, sull'identità, sulla pressione di ridefinire il tuo corpo in modo che corrisponda ai tuoi sentimenti, non devi farlo. Il tuo corpo non è materia prima da inventare. Non è un problema da risolvere. È un dono già reclamato. Offrilo a Dio. E se ti stai interrogando sul tuo matrimonio, se ti stai chiedendo se ti è permesso andartene, se sei giustificato ad andartene, se la tua infelicità ti dà il permesso di infrangere ciò che un tempo avevi promesso, non devi chiedertelo. Il tuo matrimonio non è un contratto di convenienza. Non è sostenuto dai sentimenti. Non si dissolve per una delusione. Non appartiene solo a te. Ciò che è stato unito davanti a Dio non può essere disfatto semplicemente perché è diventato pesante, doloroso o solitario. Le difficoltà non cancellano un voto. La sofferenza non invalida automaticamente la fedeltà. Affidalo a Dio. Se ciò a cui stai ponendo fine è l'abuso - vero abuso, violenza, coercizione, degradazione, distruzione della tua dignità - allora non è di questo che sto parlando. Dio non ti ordina mai di sottometterti al male. Non santifica mai il male. Non ti chiede mai di rimanere dove la tua vita, la tua sicurezza o la tua anima vengono violate. L'abuso non è una croce da sopportare. È un peccato da fermare. Cercare la sicurezza non è un fallimento nella fede. Nominare l'abuso non è tradimento. Abbandonare il pericolo non è disobbedienza. Anche questo appartiene a Dio. SMETTERE DI NEGOZIARE Ma la difficoltà non è abuso. L'infelicità non è sinonimo di ingiustizia. E il disagio da solo non è il permesso di annullare ciò che è stato promesso a Dio. Quindi dobbiamo dire la verità con chiarezza, senza confusione e senza paura. Dona a Dio ciò che è ferito. Dona a Dio ciò che è rotto. E non confondere mai l'amore con il silenzio di fronte al male. Dio non chiama perché è facile. Chiama perché è necessario. Non ti viene chiesto di sentirti pronto. Non ti viene promesso conforto. Non ti viene garantita la chiarezza prima dell'obbedienza. Ti viene chiesto di arrenderti. Af

    L'autodeterminazione è una grande menzogna
  6. 21/10/2025

    Basta preti in jeans e mogli in carriera

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8326 BASTA PRETI IN JEANS E MOGLI IN CARRIERA di Don Corrado Signori   «Se l'orecchio dicesse: "Poiché io non sono occhio, non appartengo al corpo", non per questo non farebbe più parte del corpo» (1Cor 12,16). È così che il grande apostolo San Paolo, ispirato da Dio, vede e descrive la Chiesa, fratelli e sorelle: come il corpo di un uomo. In un corpo ci sono diversi organi - come l'orecchio e l'occhio per l'appunto - che hanno diverse funzioni, e che solo insieme, collaborando, accettando che nessuno di loro è il corpo intero, ma solo un suo organo limitato, permettono ad un uomo di vivere, di respirare, di camminare, di vedere, di udire, di parlare.  Ma il corpo funziona quando l'occhio fa solo l'occhio e l'orecchio fa solo l'orecchio, sapendo che entrambi sono membra indispensabili, insostituibili e uniche del corpo. Dentro la Chiesa, nostra madre e sposa di Cristo, ciascuno di noi ha ricevuto, accolto e scelto una vocazione e possiamo diventare santi e felici in questa vita terrena e salvi per l'eternità dopo la nostra morte se abbracciamo la nostra vocazione. Ma dobbiamo sempre ricordare che, per tornare a San Paolo, se sei occhio non sei orecchio, che tu hai una vocazione specifica che comporta alcuni doni, e altri no. IL COMPITO DEL SACERDOTE Ricordo come fosse ieri, appena diventato prete, il mio primo oratorio: quei bravi giovani, con il cuore entusiasta e confuso, non si capacitavano del fatto che io, a differenza del mio predecessore, non andassi con loro al bar, o ai concerti, o a suonare con loro. Mi domandavano, quei ragazzi che ancora porto nel cuore dopo 20 anni, cosa ci fosse di male in questo, e io rispondevo che non c'era nulla di male: che era buono, sano e giusto che loro, giovani, andassero al bar, purché non eccedessero nel bere, e ai concerti; ma il mio posto era restare in oratorio, perché il posto del papà è a casa, in modo che non solo loro, "la compagnia del don", ma qualsiasi ragazzo, anche meno brillante ed estroverso di loro, sapesse che c'era una casa in cui avrebbe sempre trovato un padre ad aspettarlo, perché è questo il compito di un padre: aspettarti a casa. Questa scelta, insieme all'uso frequente della veste talare, d'inverno anche del tabarro, e alle ore che dedicavo al confessionale, spesso ore in cui semplicemente aspettavo che passasse qualche penitente, inizialmente li confuse. Ma poi, col trascorrere del tempo, qualcuno di loro iniziò a venire non più in compagnia a domandarmi se andavo al concerto, ma da solo, spesso con gli occhi lucidi, a domandarmi un ascolto, un consiglio, una parola, una benedizione, e, qualche volta, anche una confessione. Fu per me una conferma importante: non c'era niente di sbagliato in sé a suonare con loro, ma non era la mia vocazione: io, sacerdote, sono chiamato ad accogliere le loro lacrime e i loro dubbi, a portare loro la carezza di una benedizione, il perdono di Cristo. Io non sono tutto il corpo, io sono un prete. L'orecchio non è occhio. LA SPOSA È PER LO SPOSO Una sposa è chiamata innanzitutto a dedicare il suo tempo, la sua dolcezza, la sua saggezza, la sua anima e il suo corpo, al suo sposo; questa è la sua vocazione, e questa è la vocazione del suo sposo.  E comprendi se qualcosa è per te la priorità innanzitutto da quanto tempo dedichi a qualcosa, perché è il tempo il primo criterio per comprendere come stiamo spendendo la nostra vita. Gli altri criteri poi sono l'impegno che metti in una cosa, il denaro che impieghi in una cosa... Fratello, sorella, qual è la tua priorità? Quanto tempo, quanta energia dedichi a chi hai sposato in Cristo? Spesso nelle liti tra sposi esplode una grande amarezza perché non ci si sente scelti come priorità: la tua sposa deve venire prima di altre cose, anche fossero cose buone: non è sufficiente che tu dica al tuo sposo, alla tua sposa, che non sei a zonzo a divertirti, ma che manchi spesso perché lavori molto o perché fai tanto volontariato, persino in parrocchia, persino nella preghiera: sono tutte cose buone e necessarie, ma c'è un ordine, c'è una gerarchia: se la tua sposa non è più la tua priorità, allora forse devi riflettere sulla possibilità di ridurre il tuo lavoro, anche se così potrete permettervi una casa meno bella. Se il tuo sposo non è più la tua priorità, allora forse devi riflettere sulla possibilità di ridurre i tuoi impegni nel volontariato, persino in parrocchia, persino nella preghiera, anche se il tuo don e i tuoi parrocchiani ti stimeranno di meno. Riuscire a fare questo è difficile, perché non stai rinunciando a qualcosa che è male in sé, ma stai scegliendo di riconoscere che sei creatura limitata, che sei un membro del corpo, e non il corpo intero, e che quindi dovrai dire dei no anche a richieste buone, per dare la priorità alla tua vocazione, dovrai accettare che non sempre potrai salvare tutti, perché è solo Uno il Salvatore. E questa riflessione vale anche per chi non è né sposo né sacerdote, perché comunque sei chiamato a comprendere la tua vocazione di battezzato, ad esempio dedicandoti completamente all'insegnamento e all'educazione dei ragazzi, ma anche in quel caso sei chiamato a riconoscerti creatura limitata che deve scegliere delle priorità, che deve dire dei no perché tu non sei Dio. L'orecchio non è occhio. Io sono innanzitutto sacerdote, tutto il resto deve venire dopo.  Tu sei innanzitutto sposa, tu sei innanzitutto sposo, tutto il resto deve venire dopo. Se intravedi una verità in questa mia riflessione ti invito ad approfondire questo pensiero nelle opere di un padre spirituale troppo poco conosciuto e di cui non sono degno di sciogliere il legaccio del sandalo: san Francesco di Sales.

    Basta preti in jeans e mogli in carriera
  7. 30/09/2025

    Figli schiavi dello schermo

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8304 FIGLI SCHIAVI DELLO SCHERMO di Francesca Romana Poleggi   Jean Twenge, dell'Istitute For Family Studies offre un prezioso consiglio ai genitori, per la salute fisica e mentale dei loro figli. Uno studio del 2023 del C.S.Mott Children's Hospital ha monitorato l'uso del telefono da parte di ragazzi dagli 11 ai 17 anni per una settimana. Ha rilevato che ben 6 su 10 usano il telefono tra mezzanotte e le 5 del mattino nei giorni di scuola. Alcuni fanno fatica ad addormentarsi perché è troppo difficile spegnere il telefono. Uno su quattro ha affermato che si sveglia per messaggi o telefonate dopo essersi addormentato.  «Alzo lo sguardo e sono le 3 del mattino e sto guardando un video di una giraffa che mangia una bistecca» ha detto il quindicenne Owen Lanahan. «E mi chiedo: 'Come sono arrivato fino qui?'». È una bella domanda. Ma è ancora meglio chiedersi: "Come possiamo uscirne?". Dormire poco è un fattore di rischio per malattie e depressione. E la maggior parte dei minori non dorme abbastanza. E se si svegliano nel cuore della notte per usare il cellulare, come ha ammesso un terzo degli adolescenti intervistati, il sonno che riescono a dormire è frammentato e di bassa qualità. È indispensabile, quindi, togliere fisicamente i dispositivi dalla camera da letto. Bisogna inoltre spiegare loro che non è sano utilizzare il dispositivo a letto, subito prima di andare a dormire. Infatti, ciò che i bambini fanno sui loro dispositivi è psicologicamente stimolante, quando invece il cervello dovrebbe rallentare. Inoltre, associano il letto alla stimolazione piuttosto che al riposo. Quindi, anche quando non usano il telefono a letto, il cervello si aspetta una stimolazione e avranno più difficoltà ad addormentarsi. Infine, la luce blu dei dispositivi inganna il cervello facendogli credere che sia ancora giorno. Quindi non producono abbastanza melatonina, l'ormone del sonno, e ci mettono più tempo ad addormentarsi e fanno più fatica a dormire profondamente. Diversi studi hanno inoltre dimostrato che il solo fatto di avere accesso al dispositivo in camera, anche se non utilizzato, è collegato a un sonno insufficiente e a un sonno non ottimale. A proposito, la regola del "niente dispositivi in camera da letto durante la notte" vale anche per gli adulti. Dorme meglio chi lascia telefono, tablet e laptop fuori dalla camera da letto.

    Figli schiavi dello schermo
  8. 20/05/2025

    Bambini schiavi dello schermo, genitori complici

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8169 BAMBINI SCHIAVI DELLO SCHERMO, GENITORI COMPLICI di Fabio Piemonte   L'iperdigitalizzazione dei minori è sempre più fuori controllo. Gli ultimi dati che arrivano dagli USA sono infatti tutt'altro che rassicuranti: già all'età di 2 anni la maggior parte dei bambini trascorre circa cinque ore al giorno davanti a uno schermo; stesse ore anch pr i bambini da 5 a 8 anni. E ancora - secondo un sondaggio condotto nell'autunno 2024 dal Pew Research Center su adolescenti tra 13 e 17 anni -, la maggior parte dei ragazzi possiede uno smartphone e utilizza i social; di questi circa il 50% afferma di essere online costantemente. LE CONSEGUENZE SUGLI ADOLESCENTI Riguardo alle cinque piattaforme social più diffuse - YouTube, TikTok, Instagram, Snapchat e Facebook - un terzo degli adolescenti ne usa almeno una quasi costantemente. L'85% degli stessi afferma di giocare ai videogiochi e circa 4 su 10 lo fanno ogni giorno. Il gioco in rete isola i più giovani, li scherma dalla realtà e ne compromette pesantemente la costruzione di legami stretti anche con i propri stessi familiari, rendendoli maggiormente vulnerabili rispetto ad ansia e depressione. Questo spiega anche il tragico incremento dei tassi di suicidio anche tra minori di appena 11 anni, come rilevato da The Washington Stand. Tra l'altro il gioco in rete ha un altro effetto particolarmente deleterio su bambini e adolescenti, come rilevato da diversi esperti, nella misura in cui li desensibilizza gradualmente a scene di sangue, violenza e pornografia, per cui talvolta costoro possono giungere anche a mettere tragicamente in pratica ciò che sperimentano online.  Di qui «come genitori, dobbiamo fare tutto il possibile per garantire che le menti dei nostri figli non siano contaminate da spazzatura, violenza e sangue. Parte di questo lavoro include fare tutto il possibile per far chiudere l'industria pornografica e quei siti web che mirano a sfruttare i bambini. Infatti, una volta che la mente dei bambini è stata esposta a certe immagini, è impossibile riparare il danno. Dovremmo lavorare tutti insieme per fermare questo male prima che inizi», ha denunciato Mary Szoch, direttrice del Centro per la Dignità Umana del Family Research Council (FRC), evidenziando anzitutto la necessità da parte di mamma e papà di vigilare sui comportamenti online dei loro figli. IL CASO LIMITE: TERRORISTA A 12 ANNI PER COLPA DEI SOCIAL Vigilanza e prudenza non sono mai sufficienti, tanto più se ci si illude che gli adolescenti siano al sicuro nel segreto della loro stanza. Recentemente l'Associated Press ha infatti raccontato il caso limite di un ragazzo francese di 12 anni radicalizzato online e diventato un islamista estremista, condannato per due capi d'accusa legati al terrorismo. Sua madre pensava stesse semplicemente giocando ai videogiochi e facendo i compiti, mentre - invece- egli stava imparando a uccidere, guardando video di decapitazioni e torture così orribili da far distogliere lo sguardo persino ai funzionari giudiziari francesi esperti che l'hanno scovato. Tutto è cominciato da ricerche in rete sull'Islam e terrorismo; poi «algoritmi automatizzati, che guidano le esperienze online degli utenti e la curiosità del ragazzo, lo hanno condotto a chat criptate e propaganda ultraviolenta diffusa dai militanti dello Stato Islamico e da altri gruppi estremisti che si stanno insinuando nelle menti dei più giovani tramite app, videogiochi e social media», osserva Tony Parkins, presidente del FRC. E non si tratta purtroppo neanche di un caso tanto sporadico se si considera che solo in Francia nel 2022 i pubblici ministeri avevano incriminato solo due minori con accuse preliminari legate al terrorismo; nel 2023 ne hanno incriminati 15 e nel 2024 ben 19. Insomma dal momento che «il medium è il messaggio» - come insegna il celebre sociologo canadese Marshall McLuhan - e che i social non sono solo banali strumenti di socializzazione, è fondamentale che genitori, docenti ed educatori non si limitino ad attuare strategie di controllo e di 'uso consapevole', ma al contrario testimonino col proprio buon esempio prima che con le parole l'importanza di ricercare e vivere relazioni autentiche con gli altri e l'esigenza vitale di guardarsi negli occhi, giocare e anche litigare concretamente, ossia 'corpo a corpo' e non a colpi di tasti, cominciando a partire da sé a distogliere lo sguardo dallo smartphone.

    Bambini schiavi dello schermo, genitori complici

About

L'etica ci aiuta a comprendere la distinzione tra bene e male in modo da fare buon uso della libertà