Le banconote dell'euro cambieranno nei prossimi anni, e la cosa più sorprendente è un'altra: il disegno si può votare. Raffaele e Matteo guardano i due temi in gara — i personaggi famosi della cultura europea oppure i fiumi e gli uccelli — e scoprono che sulle banconote di oggi non c'è nessun edificio vero. Nella seconda parte si scende a Genova, la tappa italiana della crociera: i caruggi, la Lanterna, una bomba che non è esplosa e un piatto di vetro verde che qualcuno chiama Santo Graal. Trascrizione interattiva e Vocab Helper Support Easy Italian and get interactive transcripts, live vocabulary and bonus content: easyitalian.fm/membership Parole della settimana il faccione — Una faccia grande. In italiano il suffisso -one rende le cose più grandi: da faccia nasce faccione. Si usa spesso per i ritratti grandi, quelli sui manifesti o, appunto, sui soldi. Nell'episodio è la posizione di Raffaele su come devono essere fatte le banconote: "sono vecchia scuola, sono abituato ad avere i faccioni delle persone sui soldi". English: a big face; here, a large portrait il sorteggio — Quando si sceglie a caso, senza decidere, per esempio con i bigliettini o con i numeri. Il verbo è sorteggiare, ma nell'episodio Raffaele usa anche estrarre e pescare. A Genova serviva per una cosa molto seria: decidere quale famiglia doveva ospitare un re o un papa. English: a draw, a drawing of lots Note dell'episodio È metà agosto e si sente: Raffaele ha le finestre spalancate in una città mezza vuota, Matteo si è chiuso in una stanza al piano di sopra perché a casa ci sono ospiti con bambini, e spera di non diventare "una pizza" con il sole che batte sui vetri. Prima di cominciare, una nota per Cristina: il suo messaggio vocale è arrivato ma non si sente niente, è un messaggio muto — e siccome il podcast è solo audio, non c'è modo di capirlo. Per favore, Cristina, rimandacelo. Poi si parla di soldi, con una precisazione subito corretta: "non parliamo dei nostri soldi... o meglio, parliamo dei nostri soldi. Dell'aspetto dei nostri soldi". Le banconote in euro cambieranno nei prossimi anni e la Banca Centrale Europea lascia votare il disegno. È questa la parte che stupisce Matteo: "sono stupefatto quasi dall'Unione Europea". I temi in gara sono due, e non è ancora stato scelto niente. Il primo sono i personaggi famosi della cultura europea. Il secondo è la natura, e in particolare i fiumi e gli uccelli: l'idea è bella, perché in Europa un fiume nasce in un Paese, ne attraversa altri e finisce in mare in un altro ancora, quindi unisce invece di dividere, e gli uccelli migratori fanno la stessa cosa. Raffaele però non riesce a immaginarseli nel portafoglio: gli uccelli si somigliano troppo, "sarebbe difficile dire 'il 5 euro è quello dove c'è il picchio, mentre invece il 10 euro è quello in cui c'è il martin pescatore'" — e Matteo, che è "pro uccelli", risponde che è un ottimo modo per imparare. Il rischio, dice Raffaele, è ripetere l'errore di adesso: sulle banconote di oggi ci sono archi e ponti in sei stili, dal classico all'Art Nouveau, e sono tutti edifici inventati, così nessun Paese poteva sentirsi escluso. Il risultato? "Se chiedi all'uomo della strada cosa è rappresentato sul 5 euro, ti dice 'boh, un edificio'". Se invece vincesse il primo tema, le facce sarebbero sei: Maria Callas sul 5, Beethoven sul 10, Marie Curie sul 20, Cervantes sul 50, Leonardo da Vinci sul 100 e, sul 200, un nome che i due non conoscevano: Bertha von Suttner. Tre donne e tre uomini, e quasi tutti appartengono a due Paesi insieme — Callas nasce cittadina americana da famiglia greca e diventa italiana, Curie è polacca naturalizzata francese, "più europea che francese o polacca". Von Suttner è stata la prima donna a vincere il Premio Nobel per la pace e ha scritto Giù le armi nel 1889: "non ha portato bene, perché dopo sono scoppiate due guerre mondiali". "Ci ha provato." Con Leonardo arriva anche un quiz sulla lira: su quale banconota era? Non sulle 1.000 — quello era Marco Polo, dice Raffaele, ma non ne è sicuro — e nemmeno sulle 10.000: era sulle 50.000. Le monete, invece, non cambiano: ne parleranno un'altra volta. Nella seconda parte si scende a Genova, la tappa italiana della crociera della settimana scorsa. Matteo ci è stato due volte e la trova molto simile a Napoli; il dispiacere è lo stesso per tutti e due, la strada sopraelevata davanti al mare, "come se ci fosse una cicatrice in mezzo", anche se nessuno dei due vuole girare il dito nella piaga dei genovesi. Poi però c'è tutto il resto: il porto industriale da una parte e dall'altra il porto antico rifatto da Renzo Piano, i palazzi con i portici, la Lanterna che è il simbolo della città, e i caruggi, cioè i vicoli stretti e pieni di vita del centro storico. Nella Cattedrale di San Lorenzo, a strisce bianche e nere, ci sono tre storie in una: le ceneri di San Giovanni Battista ("ce l'hanno tutti", commenta Matteo), il Sacro Catino, un piatto di vetro verde di duemila anni fa che secondo alcuni è il Santo Graal, e una bomba della Seconda Guerra Mondiale caduta lì dentro e mai esplosa — l'originale è stato disinnescato, dentro la chiesa c'è una copia. C'è anche la casa di Cristoforo Colombo, che era genovese. E si chiude con le Strade Nuove e i Palazzi dei Rolli, patrimonio UNESCO, costruiti tra Cinquecento e Seicento con i soldi dei mercanti: siccome non c'era un palazzo solo per gli ospiti importanti, le famiglie erano divise in categorie e quando arrivava un re, un imperatore o un papa se ne estraeva una a sorteggio. Da quel momento quella famiglia ospitava a nome di tutta la città. È anche il periodo in cui la Repubblica di Genova diventa quasi un'oligarchia. Nella sala VIP si continua con l'Acquario. Trascrizione Matteo: [0:24] Buongiorno. Raffaele: [0:26] Buongiorno a te, Matteo. Come stai e dove stai? Matteo: [0:30] Tutto bene e sono dove ero settimana scorsa, ma al piano di sopra. Raffaele: [0:39] Alla ricerca di un po d'aria fresca? Matteo: [0:42] No, non proprio: alla ricerca di uno spazio in cui posso registrare senza disturbare, mettiamola così, mettiamola al contrario. Raffaele: [0:52] O essere disturbato, dai, diciamola tutta. ... 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