Quarta puntata di Darknet, in cui parliamo di stereoscopia e di un mistero di seicento anni. Danilo — la percezione del 3D. Tutto parte da un binocolo di plastica azzurra portato dai nonni da Lourdes, dentro cui si vedevano Madonne tridimensionali: tecnologia del 1832, altro che souvenir religioso. Da lì il giro completo delle tecniche per fregare due occhi — gli occhialini rossi e blu disegnati a mano con un pennarello, punto per punto, fino a farsi venire il mal di testa; gli ologrammi che lo hanno ossessionato fin da bambino, incisi con un laser prima ancora che qualcuno sapesse come costruirne uno funzionante; gli stereogrammi Magic Eye, quei poster di puntini che nascondono un delfino e che lui stesso fatica ancora a vedere. E un promemoria a chi ascolta: se non ci credete, un autostereogramma si guarda gratis, il delfino c'è davvero. Irene — il manoscritto Voynich. Lo ha scoperto per vie traverse, nella bibliografia del gioco di ruolo di Cthulhu, insieme al Necronomicon e al Malleus Maleficarum — e anche XKCD ci ha fatto una striscia, sospettando fosse un manuale di D&D di seicento anni fa. Duecentoquaranta pagine di pergamena, datate al 1400 col radiocarbonio, scritte in un alfabeto che nessuno ha mai decifrato: un secolo dopo l'altro il libro passa di mano — un alchimista di Praga, un gesuita erudito che si arrende, un libraio che per anni non riesce a venderlo a nessuno e alla fine, sconfortato, lo regala a Yale, dove oggi si può sfogliare gratis online senza capirci niente lo stesso. La sezione più inquietante non è quella con le formule alchemiche: è quella con decine di donne nude collegate da tubi, immerse in vasche — e in tutto il libro non compare mai un solo uomo, né un bambino. Perfino la squadra che ha decifrato Enigma ci ha rinunciato; l'intelligenza artificiale, di recente, ha almeno confermato che è una lingua vera, con una grammatica coerente — solo che non sa ancora dire cosa dica.