LE RECENSIONI IGNORANTI

BLACKCANDY PRODUZIONI

“Nella vita di ognuno arriva prima o poi quel momento in cui siamo troppo logorroici, troppo felici, troppo paranoici o lamentosi anche per chi ci ha sempre voluto bene. Di certo non sono io quella che si sostituisce a loro, non ne ho né tempo né voglia e poi chi vi conosce, ma con questo podcast vorrei trovare una soluzione salvifica che ovvia al problema di dover tediare amici e parenti. I libri sono un mezzo incredibile se usati con criterio: possono risollevare gli animi, gettare nello sconforto, accendere l’adrenalina, rispondere a domande che neanche sapevamo di avere e farcene di nuove (mannaggia), ci danno un La, ci divertono, ci riportano indietro nel tempo e un sacco di altre cose belle (ma pure brutte). Eccallà, la soluzione: vorrei semplicemente dare un’idea, un perché sì (un perché no), una situazione in cui leggere quel determinato libro può essere una finestra per un dialogo con sé stessi invece che sfrantumare in mille minuscoli pezzi le gonadi degli altri, oppure convincervi che se le cose vanno alla grande perché dovete andare a pescare libri motivazionali – in caso contrario la responsabilità non è mia. Roba breve, senza pretese, ma soprattutto senza volermi spacciare per una critica d’alto rango; quando veniva distribuita l’abilità letteraria io ero in fila da lampredottaro: sono venuta su con qualche disagio nell’eleganza, ma com’era bòno quel panino.”

  1. Montare mobili dell'IKEA - LA VITA GIOVANE di Mattia Insolia (Mondadori)

    17 mar

    Montare mobili dell'IKEA - LA VITA GIOVANE di Mattia Insolia (Mondadori)

    Chi decide quando e in che modo diventiamo adulti non siamo noi - neanche gli altri. È un po’ tutto il contesto e questa frase è un enorme grazie al c. Appurato questo, ciò che mi ha toccato profondamente è che potremmo essere giovani per sempre solo in relazione a noi stessi, ma diventiamo adulti in base ai rapporti con gli altri: gli amici che fanno i figli, le persone che si sposano, i genitori che invecchiano, cose fuori da noi a scandire anche il nostro tempo. Quand’è che io fuori da questo divento adulta? O meglio: quand’è che io sarei dovuta diventare adulta? Quando ho iniziato a lavorare anche in condizioni spiacevoli per camparmi con quello che guadagnavo? Quando sono andata a vivere da sola? No, ché quando ho gli incubi mi sveglio pensando che vorrei una rassicurazione della mia mamma. C’è un pezzo de I Cani che finisce così «Tutto quello che ci vuole (un brutto dolore), un lampo di tuono, un salto nel buio, un grande rimpianto (un grande dolore)». Quand’è che si diventa adulti? Ho scoperto di essere diventata adulta per me stessa quando ho iniziato a collezionare rimpianti? O a disilludermi? Guardandomi indietro, in effetti, non ho realizzato nessuno dei sogni che mi ero prefissata da bambina o da adolescente. Ora ho nuovi sogni ma una consapevolezza diversa rispetto a quando ero giovane: che potrebbero non realizzarsi e quindi forse mi dovrò riorganizzare. Sarà questo diventare adulti? Non l’ho neanche mai saputo - credo - chi volevo essere, a posteriori penso che mi bastasse solo andar bene agli altri senza pestare i piedi a nessuno. E magari chi sono adesso l’ho iniziato a disegnare proprio in quei momenti, quando il rifiuto pesava, o quando mi sono snaturata per semplicità comunicativa e mi cercavo nei miei spazi felici. Forse è questo che provano a fare Teo, Sofia, Matilde, Giorgio e Marta: cercare di ritagliarsi un posto nel caos quotidiano provando a non nuocere al resto dei viventi abitando i propri lati buoni, con le paure e il futuro in faccia. Forse la chiave sono proprio quegli angoli luminosi - quei sogni che sognavamo e che ci sembrano ora così ombrosi e mancati - che ci rendono ancora giovani, capaci di rinnovarci grazie a tutto e nonostante tutto.

    14 min
  2. In piazza nei vicoli e fuori città - ILARIA NELLA GIUNGLA di Ilaria Camilletti (Accento)

    9 feb

    In piazza nei vicoli e fuori città - ILARIA NELLA GIUNGLA di Ilaria Camilletti (Accento)

    Onestamente non so da dove iniziare e infatti la giungla è caotica, credo che ci possa stare. Parto dal caos perché io il caos lo detesto proprio, ma è proprio vero che leggere un po’ ti cambia e Ilaria Camilletti mi ha fatto capire che il calore e l’entropia sono strettamente collegate; non inizierò ad amarlo di certo, però quanto calore c’è in questo romanzo non riesco a quantificarlo e più aumentava e meno le cose si ordinavano. Questa non è una storia di ordine, piuttosto è una storia di apprezzamento del disordine perché nessuna realtà è perfetta e questa mi è uscita proprio come una banalità. Penso che sia importante parlare banalmente di libri speciali, un po’ perché sennò si appesantiscono e non lo meritano, un po’ perché i sentimenti sono una cosa facile; siamo noi che li rendiamo difficili con sovrastrutture progettate da mio cugggino e costruite da Renzo Piano che inspiegabilmente si fida e porta avanti il disegno - ma certo che è bellissimo questo ponte sospeso tra due corde che splendida idea e lo vuoi fatto di seta ma certo! Delle volte camminare su ponti di seta ci aiuta a non guardare nel futuro, a legarsi al qui e ora, a sentirsi importanti perché ci hanno abituato che essere indispensabili è una qualità che ci insostituibili. E allora forse ammiocuggino ha progettato coscienziosamente questo ponte sgangherato, perché avere paura del futuro è correre più avanti della strada e lo ha disegnato così per farci insegnare qualcosa dalle persone che abbiamo intorno e farci fidare della vita che condividono con noi. La giungla è colori, suoni, abitudini, interazioni. Ogni storia è un microcosmo: noi pure, individui, siamo una giungla e c’abbiamo mille animali dentro. Io però sento che per la maggior parte sono un ruzzolam3rde e sapete come ho scoperto che si orienta? Con le stelle. Pensate voi, un insettino minuscolo che fa centinaia di metri rotolando una paletta di cacca nel pericolo e nell’incertezza costante, ma seguendo le stelle.

    13 min
  3. Parappapapapararapara - A SANREMO. DIETRO LE QUINTE DEL FESTIVAL di Roberta Lancellotti (Giulio Perrone)

    4 feb

    Parappapapapararapara - A SANREMO. DIETRO LE QUINTE DEL FESTIVAL di Roberta Lancellotti (Giulio Perrone)

    L’altra sera, un amico mi ha chiesto come mai fossi così appassionata di Sanremo. Aveva ragione, essendo in primo luogo un evento musicale con un trilione di cantanti - e senza considerare l’edizione presentata da Claudio Baglioni, che avevo rimosso e rispolverato non senza traumi in questo momento - e ascoltando io tutt’altro sia nel panorama italiano che proprio come genere non si spiegava il mio fervore. Nello specifico la domanda era anche molto divertente e sagace: «Ma se domani Carlo Conti venisse con un cd (sì, siamo millennials. NdA) e ti dicesse che ha selezionato per te il meglio della musica italiana…lo ascolteresti fiduciosa?». Sapeva benissimo che era una domanda retorica e io in questo saggio leggero ma esaustivo sulla kermesse ho trovato la mia risposta. Le canzoni di Sanremo sono semplicemente la cornice di ciò che è Sanremo stesso: il frutto del contrasto tra sociale e mercificabile, della socializzazione, del gossip, dell’attualità (e del significato della sua eventuale assenza). Sanremo monopolizza tutti i canali comunicativi dei quali usufruisco; nella settimana della kermesse credo di guardare la tv più di tutto il resto dei giorni dell’anno - pure guardando La vita in diretta. E se questo evento prima era appannaggio soltanto delle vecchie casalinghe e a questo punto anche di appassionati imbarazzati, c’è chi ha trovato il modo di guadagnarci attraverso tutte le generazioni. Parlare di etica per una gara canora della portata di Sanremo mi sembra esagerato e fuori contesto, una parte di me lo guarda con la presa di coscienza degli sceneggiatori di Boris “Un paese di musichette mentre fuori c’è la m0rt3”, l’altra vorrebbe semplicemente godersi cinque giorni di meme, cene a tema con gli amici, gente che stona, brutti vestiti e canzoni inascoltabili. Questo saggio racconta il magico evento con un’analisi che intreccia storia, musica e sociale ed esprime bene il dualismo nel quale mi trovo quando se ne parla, un’impalcatura degna della NASA per poi lasciarla arredare a René Ferretti.

    11 min
  4. Un bicchiere di vino con un panino - L'ORACOLO VI PARLA di Liv Strömquist (Fandango Libri)

    01/12/2025

    Un bicchiere di vino con un panino - L'ORACOLO VI PARLA di Liv Strömquist (Fandango Libri)

    Kierkegaard diceva (la cito spesso questa cosa perché per me è un punto cardine - credo - del mio problema con l’esistere poco serenamente) che la vita inizia come un ventaglio di possibilità. Via via che si avanza e si sceglie, contemporaneamente non scegliamo altre vie, escludendo di fatto una possibile via. E giù altri ventagli; e giù altre scelte. Ora pensate ad un tizio dagli occhi azzurri che dice questa cosa nel 1800 e pensate alla moltitudine e varietà di possibilità che abbiamo nel 2025 rispetto a 200 anni fa - più o meno la stessa proliferazione dei partiti di sinistra e della conseguente confusione nell’elettorato eheh. Aggiungiamo al pentolone anche la platea di buoni consigli di amici e non (ecco le Pizie moderne); De André diceva “Si sa che la gente dà buoni consigli sentendosi come Gesù nel tempio. Si sa che la gente dà buoni consigli se non può più dare cattivo esempio” e quale occasione migliore riflettendo sul fatto che De André ha scritto questa canzone negli anni ‘60, bel lontano dai reel sulle “Sei cose da non fare se non vuoi farti cadere la faccia, l’ultima ti stupirà”. Parla una che ora beve due litri di acqua al giorno e che una volta ogni tanto ha un guizzo di sdegno così forte verso la propria quotidianità che passa un paio di settimane ad allenarsi come una forsennata sotto l’occhio di una personal trainer su YouTube che le dice di amare i dolori che sta provando perché questo significa che il suo corpo sta lavorando sodo! In un etere sovraffollato di consigli e di conseguenza di insoddisfazione, Liv Strömquist mette ordine nel caos della società moderna, tra capitalismo e mercificazione delle emozioni con la brillantezza che contraddistingue la sua analisi e i suoi disegni. Posso consigliarvelo per ritrovare pace nelle vostre giornate piene di cose che volete fare per essere performativi? Lo faccio.

    10 min
  5. Team malessere 1 o malessere 2? - TWILIGHT (Cosa resta della sua eredità scintillante) di Paola Zanghì e Licia Cascione (Beccogiallo)

    19/11/2025

    Team malessere 1 o malessere 2? - TWILIGHT (Cosa resta della sua eredità scintillante) di Paola Zanghì e Licia Cascione (Beccogiallo)

    Appena uscita da un rewatch - non ancora terminato - con una mia cara amica (con la quale, ora che ci penso, condivido letterariamente e cinematograficamente due colossi “Twilight” e “Orgoglio e pregiudizio”, mica sarà un caso?) mi imbatto in questo saggio serio (ma fa pure ridere) su ciò che ci ha lasciato Twilight: prevalentemente traumi, oserei dire. Solo ora, (dopo anni di concentrazione sugli scarsi effetti speciali) riguardandolo con una consapevolezza sociale, mi accorgo di quanto sia perfettamente inserito nella logica patriarcale per la quale la donna si deve mostrare con le palle in onore al penzolante scroto maschile ma che comunque non basterà perché deve essere protetta (=controllata)e ok le palle ma prima di tutto i suoi scopi nella vita dovranno diventare l’amore, il matrimonio e la procreazione - in quest’ordine. E infatti, Bella, che nasce già di per sé con una serie di traumi inflitti prevalentemente da sua madre, ma pur carica di interessi e sogni, cade v1tt1ma del primo pendaglio che le fa delle lusinghe strutturalmente ben create (tipo tratte dalla letteratura, io la capisco Bella); pure gli uomini però non è che riescano a salvarsi, perlomeno nella visione che ci è concessa di loro: due ragazzi dediti al macismo che devono conquistare il cuore dell’amata Bella (passando anche sopra al rispetto per quest’ultima). Quindi nel 2025, avendo più coscienza della società che ci plasma e che contribuiamo a plasmare - perché è impossibile pensare di esserne indenni, la scintillante eredità di Twilight mi svela molto altro oltre alla bambina fatta al computer o al collo struccato di Carlisle. Ti amo Carlisle. Mi conferma che la letteratura è importante nella crescita di un individuo, che il contesto della sua nascita ci racconta delle idee portate avanti da chi lo ha scritto e non necessariamente la società ha gli strumenti per decodificare le storie (e che palle comunque doverle decodificare). Ma pensare alla me tredicenne che si abitua a credere che l’amore sia essere strattonata da più individui, che l’amore e la risoluzione della vita sentimentale ad ogni costo siano l’obiettivo finale che ognuno dovrebbe avere, cose a cui cedo a credere irrazionalmente tuttora mi fa tenerezza. La consapevolezza non è tutto, ce lo insegnano le nostre sedute dallə psicologə ma è pur qualcosa per involarci tra magari altri 25 anni e vederci fuori da certe dinamiche che sono ancora nostre.

    13 min
  6. 8, 32 - L'ERA DELL'ACQUARIO di Fabio Bacà (Adelphi)

    28/10/2025

    8, 32 - L'ERA DELL'ACQUARIO di Fabio Bacà (Adelphi)

    L’era dei Pesci la stiamo salutando adesso. Pare che sia un’epoca guidata dalla gerarchia della spiritualità, a partire dalla nascita delle religioni monoteiste. Alcune testate giornalistiche titoleggiano tutte un grande benvenuto all’era dell’Acquario, un’era di fratellanza, spiritualità e verità interiore. Una ragazza che usciva con un ragazzo con cui uscivo io un giorno gli disse (non so se lui se lo fosse inventato, per rimanere in tema) che io ero vera come un castello di carte, parafrasi: costruita e poco stabile. Questa definizione mi imbizzarrì. Come osava? Come si permetteva di dire di me cosa fossi, che sì e no mi aveva rivolto la parole tre o quattro volte mentre friggevamo coccoli e polenta. Sono passati 10 anni e giusto l’era dell’Acquario mi interroga sul relativismo della verità, riportandomi alla mente questa frase che ai tempi mi colpì tanto - soprattutto perché (forse) uscita dai denti affilati di una sconosciuta. Nella mia storia personale mi scopro indulgente con alcune persone, spietata con altre; accetto le verità di alcuni e trovo il modo di confutare quelle che non voglio suggellare. Ridurre la verità ad una mera “cosa” relativa è una banalità che dopo questo romanzo non ho intenzione di fare: piuttosto credo che la verità sia fluida e ci serva a convivere con la realtà che abbiamo davanti agli occhi - oggi è così, domani ci stacchiamo le cuticole a morsi pervasi dal dubbio. Appiccichiamo la verità sui corpi evidenti, sui corpi nudi, sui corpi non conformi: diamo loro un significato senza porci questioni sul vissuto, sui desideri, sui compromessi; non ascoltiamo le storie che ci vengono raccontate ma pretendiamo che ascoltino le nostre. Le nostre scuse, giustificazioni a come viviamo il mondo. Le storie che ci siamo raccontati per dirci che era chiaro agire in un determinato modo, quelle che ci raccontiamo consapevoli che ce la stiamo raccontando. Diciamo di cercare noi stessi chi nei libri chi nei viaggi chi nella musica, scappare e rifugiarci non salverà nessuno di noi dal crescente e dilagante dubbio su cosa siamo e sull’immagine che regaliamo agli altri. Su dove stiamo veramente al posto di questa congiunzione. Me lo chiedo ogni giorno, soprattutto negli ultimi mesi, dove risieda la verità di certe circostanze così ancora indissolubili dai miei sentimenti, mi chiedo valga la pena cercarla a costo di annientare il mio vissuto più recente e più colpito. Forse la verità potrebbe renderci liberi, ma a costo di quale percorso se permane la nuvolosa, torbida e incombente sensazione del dubbio; a questo punto meglio disegnarla come una scelta - questo sì che potrebbe renderci liberi.

    10 min
  7. Dalle padelle al cuore - SUGO di Mariachiara Montera (Blackie Edizioni)

    19/08/2025

    Dalle padelle al cuore - SUGO di Mariachiara Montera (Blackie Edizioni)

    L’ultimo compleanno della nonna Maria, sapevo che non avrebbe tratto gioia da alcun regalo materiale se non qualcosa di consumabile, che le avrebbe effettivamente dato una sensazione. Il senso a cui ha sempre dato più importanza, credo, sia sempre stato quello del gusto: l’espressione e il movimento della bocca con cui assaporava i dolci (che non poteva mangiare in quanto diabetica), delle volte con gli occhi chiusi e battendo mano e piede rispettivamente su ginocchio e pavimento sono quelli di una persona che godeva dell’istante della masticazione - non so come altro definirlo. Insomma, le regalo sei Estathè al limone, con la raccomandazione che non deve finirli subito e che al massimo uno al giorno. Era felice ed io con lei. Due giorni dopo non si è svegliata, tre di quegli Estathè al limone sono rimasti nel mobile e vederli mi ha chiuso la bocca dello stomaco. Una cannuccia però l’ho mandata insieme a lei, con la speranza che possa continuare a berne all’infinito. Per me questo libro è stato principalmente memoria, è stato la spesa alla Conad e da Giordano, l’ortolano di Via Gramsci, è “le pere” intese come “poppe”, sono i calzini comprati fuori dal supermercato per dare qualche spicciolo al ragazzo fuori, è la paura che tutti quei Kinder merendero peggiorassero il diabete: tutto ciò che se ci penso, delinea tuttora i lati principali del mio carattere. Questo saggio è una stanza con finestre infinite, sulla nostra espressione culturale, sociale, emotiva, fisiologica e in questi due giorni mi sono affacciata a tutte, con timore o con coraggio. Ho scelto di riaffacciarmi su quella della memoria perché è quella ancora oggi più dolorosa e credo che sia per questo che quando anche adesso dopo tre anni bevo un Estathè, una parte di me sogna sempre di tornare a quella mano che batte sul ginocchio e a quel piede che batte sul pavimento.

    13 min
  8. Arrivo dopo i fuochi - L'AMICA GENIALE di Elena Ferrante (Edizioni E/O)

    12/08/2025

    Arrivo dopo i fuochi - L'AMICA GENIALE di Elena Ferrante (Edizioni E/O)

    Il primo verso di Paradise circus dei Massive Attack riporta una frase molto discussa dai fan: “It's unfortunate that when we feel a storm/stone, we can roll ourselves over 'cause we're uncomfortable”. C’è chi pensa Storm-tempesta come qualcosa da cui scappare all’infinito, e chi dice Stone-pietra, come qualcosa che effettivamente può rotolare ma che non riesce ad uscire dal disagio, per quello è sfortunato sentirtici, non puoi fuggire. Per me questa diatriba linguistica (che forse ha avuto poi una soluzione, che non intendo ricercare per continuare a filosofeggiare) rappresenta il cuore de L’amica geniale. È difficile descrivere in poche righe l’universo che Elena Ferrante ha creato con grande dovizia, che permea chi lo vive ed è permeato dai suoi personaggi; starci dentro -insieme a loro- per questo mese e mezzo è stato bellissimo, doloroso, illuminante: una storia che fa riflettere su quanto sia nullo il confine tra individuo e società, su quanto il lato oscuro dei sentimenti sia opprimente e totalizzante. Lo definirei - esagerando - un metalibro da quanto è riuscito a farmi riportare nella realtà sensazioni ed emozioni lette in questi giorni - e infatti, come a metà giugno ho iniziato il primo volume come immersa in una nube densa che si andava rischiarandosi, ho finito il quarto che quasi le parole si dissolvevano. Non so che altro dire se non un pubblico ringraziamento alle mie amiche che mi hanno convinta a leggerlo, e poi che sì, avevate tutti ragione: Nino Sarratore è un ommemm3rd.

    19 min

Valutazioni e recensioni

5
su 5
2 valutazioni

Descrizione

“Nella vita di ognuno arriva prima o poi quel momento in cui siamo troppo logorroici, troppo felici, troppo paranoici o lamentosi anche per chi ci ha sempre voluto bene. Di certo non sono io quella che si sostituisce a loro, non ne ho né tempo né voglia e poi chi vi conosce, ma con questo podcast vorrei trovare una soluzione salvifica che ovvia al problema di dover tediare amici e parenti. I libri sono un mezzo incredibile se usati con criterio: possono risollevare gli animi, gettare nello sconforto, accendere l’adrenalina, rispondere a domande che neanche sapevamo di avere e farcene di nuove (mannaggia), ci danno un La, ci divertono, ci riportano indietro nel tempo e un sacco di altre cose belle (ma pure brutte). Eccallà, la soluzione: vorrei semplicemente dare un’idea, un perché sì (un perché no), una situazione in cui leggere quel determinato libro può essere una finestra per un dialogo con sé stessi invece che sfrantumare in mille minuscoli pezzi le gonadi degli altri, oppure convincervi che se le cose vanno alla grande perché dovete andare a pescare libri motivazionali – in caso contrario la responsabilità non è mia. Roba breve, senza pretese, ma soprattutto senza volermi spacciare per una critica d’alto rango; quando veniva distribuita l’abilità letteraria io ero in fila da lampredottaro: sono venuta su con qualche disagio nell’eleganza, ma com’era bòno quel panino.”