Io so' io e voi nun siete un...

Alessandro Valdina, giornalista e consulente di organizzazione aziendale

Del rapporto patologico di noi italiani col potere e di come un po' di Lean, Agile e Psicologia potrebbero aiutarci. Si chiama "Io so' io e voi nun siete..." perché ritengo che il Marchese del Grillo racconti tanto di noi. Infatti "Non ho paura del Marchese del Grillo in sé, ma del Marchese del Grillo in me", per parafrasare il grande Giorgio Gaber.

Puntate

  1. #10 Dritto nei denti

    26 APR

    #10 Dritto nei denti

    "Su questo ci torniamo”. “Non so se è una priorità in questo momento". “Idea fantastica, ma per il momento mettiamola un attimo nel parcheggio”. Quante volte vi hanno detto di no senza dirvelo davvero? In questa puntata parto da una targhetta sui finestrini dei treni (grazie a un monologo geniale di Gioele Dix) per arrivare a un tema molto meno innocuo: lo svuotamento del linguaggio nelle organizzazioni. Quando la diplomazia smette di proteggere le relazioni e inizia solo a nascondere le intenzioni, la comunicazione diventa passivo-aggressiva. E lì aumenta il nostro tempo e la nostra energia per capire che diavolo volesse dirmi l'altro.Dentro la puntata ci sono un po' di riferimenti a libri e film che ho amato molto: la “Mappa delle culture” di Erin Meyer, il modello dell’assertività di Smith e Alberti, gli studi di Amy Edmondson sulla sicurezza psicologica nelle squadre, una scena chirurgica dal fim Spencer (2021) su Diana che spiega meglio di mille teorie che cosa si "rompe" in noi esseri umani quando la forma prende il sopravvento sulla sostanza. È una critica all’eccesso di cortesia, quando diventa un modo elegante per non prendersi la responsabilità di dire quello che pensiamo, di dire quello che serve. Si trasforma in ipocrisia. Se lavorate in aziende con troppa politica, probabilmente sapete meglio di me di che cosa sto parlando. Tracce dei contributi audio Gioele Dix - La targhetta dei finestrini del treno Spencer (2021) - La scena di Carlo e Diana attorno al biliardo

    22 min
  2. 19 GEN

    #8 Gianni Agnelli non ne aveva capito una beata mazza

    Miglioramento continuo sospeso per preparare l’audit delmiglioramento continuo. No, non è una supercazzola, l’ho sentito dire davvero. Qualche anno fa, in uno stabilimento di compressori: tutte le attività di miglioramento furono bloccate per mesi per “mettere a posto le carte” in vista dell’audit World ClassManufacturing. L’obiettivo? Prendere almeno la medaglia d’argento, altrimenti ci chiudono. Lo stabilimento ha chiuso lo stesso. Non per il WCM, ma per ragioni economiche e politiche globali. Il WCM, semmai, servì a tirarla lunga. In ogni caso: le certificazioni che correlano con la qualità ma non lacausanogli standard che migliorano l’efficienza a breve ma uccidonol’apprendimentogli audit che producono documenti, non comportamentiLe medaglie non sostituiscono la responsabilitàDue secoli e mezzo fa Kant l’aveva già spiegatomeglio di noi: la legge morale non viene dall’esterno, ma da dentro e vale anche per le organizzazioni. Se la qualità esiste solo quando arriva l’auditor, è un'altra cosa, è teatro. È un articolo lungo, argomentato, referenziato, figlio dellamia esperienza e di un po’ di letture. E’ la sintesi di quello che alla fine ho capito dopo tanti anni nelle aziende. È la puntata di cui vado più “orgoglione”. Se la condivideste, fareste un favore a me ma anche all’umanità :-D Per capire che cosa c’entri il “povero” Agnelli dovetearrivare alla fine, vi avviso. Poi non si dica che non ve l’abbia detto: l'ascolto potrebbedare molto fastidio a chi vive di bollini, persone di cui ho rispetto perché chi sono io per giudicare, “tengo famiglia pur’ io”.  Ma davvero i bollini non fanno per me, li tollerosolo per l’autostrada svizzera quando dicono agli altri che ho pagato e all’Esselunga così poi ci ritiro i piatti.

    21 min

Descrizione

Del rapporto patologico di noi italiani col potere e di come un po' di Lean, Agile e Psicologia potrebbero aiutarci. Si chiama "Io so' io e voi nun siete..." perché ritengo che il Marchese del Grillo racconti tanto di noi. Infatti "Non ho paura del Marchese del Grillo in sé, ma del Marchese del Grillo in me", per parafrasare il grande Giorgio Gaber.

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