Musica e Mondo

Giovo

La musica come punto di vista sul mondo. Sono Giovo, racconto del pianeta terra attraverso le sette note.

  1. 4 days ago

    "Woke 1 era una follia": Alexandra Ocasio Cortez, Bob Vylan e il vero prezzo della protesta

    Domenica 9 agosto, ABC, il giornalista Jonathan Karl intervista Alexandria Ocasio-Cortez riguardo la candidata Francesca Hong, che nel 2020 chiedeva di abolire la polizia e cancellare la Festa del  Ringraziamento. AOC ride e cita un consigliere comunale: "Woke 1 era una follia". Torniamo al 2 giugno 2020: due dirigenti nere di Atlantic Records lanciano The Show Must Be Paused, l'industria musicale si ferma per un giorno. In ventiquattro ore diventa Blackout Tuesday, un quadrato nero postato da Universal, Sony, Taylor Swift, Beyoncé: ventotto milioni di quadrati che seppelliscono le informazioni utili sotto l'hashtag Black Lives Matter per trovare i presidi e le manifestazioni delle organizzazioni politiche. Da gennaio 2025 Trump smonta i programmi DEI. Le donne nere perdono trentottomila posti di lavoro in un mese. Nel frattempo chi decide riguardo le armi non cambia mai, e su quello destra e sinistra spesso votano insieme. A febbraio 2025 Kendrick Lamar fa il Super Bowl con un pezzo politico davanti a Trump in tribuna: un messaggio potente, ma sull'identità. Cosa succede a chi parla di guerra? Il 28 giugno 2025, a Glastonbury, i Bob Vylan guidano un coro contro l'esercito israeliano. Perdono l'agenzia, i visti americani, i festival, e a giugno 2026 il cantante viene fermato ed espulso da Berlino, con il divieto ritirato a fine luglio senza spiegazioni. Un quadrato nero non costa(va) niente. Una frase su Gaza oggi costa tutto.  Musica e Mondo è la newsletter gratuita di Giovo.  🎵 La puoi ascoltare gratis su tutti i servizi audio  📩 Se la vuoi leggere la trovi su Substack. 📢 RSS per gli altri servizi audio IG: @giovodust / @musicaemondo_news

  2. 5 days ago

    Salvini fischiato al tributo a De André, Meloni cita Guccini e Vannacci usa la musica AI

    Mercoledì 5 agosto Salvini pubblica un video sui ritardi dei treni. Giovedì 6 muore Francesco Guccini, 86 anni. Meloni scrive di aver amato la sua musica, cita "Cirano" e "Cristoforo Colombo", e aggiunge che continuerà a cantarlo nonostante le sue "dichiarazioni livorose" verso di lei. Domenica 9 agosto, all'Agnata, la tenuta sarda di Fabrizio De André, va in scena il concerto tributo del festival Time in Jazz. Salvini è seduto in prima fila accanto a Dori Ghezzi. Una ragazza si alza, dice di sentirsi offesa dalla sua presenza, se ne va tra fischi e applausi. Parla Dori Ghezzi: la musica deve unire. Parla Diodato: non sono il padrone di casa. Lunedì Alice De André, nipote di Fabrizio, pubblica un video ironico: si chiede cosa Salvini abbia davvero capito dei testi di suo nonno, e se De André non sia diventato un santino nazionale, citato da tutti senza applicarne le idee. Salvini risponde rivendicando il diritto di ascoltare chi vuole. Ma Guccini non era di "supersinistra", lo ha detto lui stesso. E con De André il meccanismo è identico: si cantano le canzoni, si lascia fuori  i ladri, il conflitto, i rom di Khorakhanè. Mentre l'Italia discute chi abbia diritto alla prima fila, un pezzo della destra il problema del repertorio se l'è già tolto: a luglio i canali di Vannacci hanno diffuso un video con canzoni generate dall'intelligenza artificiale. Quella roba non ha vedove da convincere, né nipoti che si arrabbiano.  Musica e Mondo è la newsletter gratuita di Giovo.  🎵 La puoi ascoltare gratis su tutti i servizi audio  📩 Se la vuoi leggere la trovi su Substack. 📢 RSS per gli altri servizi audio IG: @giovodust / @musicaemondo_news

  3. 6 days ago

    Brooklyn Vegan chiude: Live Nation e la fine della critica musicale

    Il 30 luglio Live Nation, la più grande società di musica dal vivo del mondo, pubblica i conti del secondo trimestre: sette miliardi di dollari di ricavi, utile netto in crescita del trentatré per cento. Cinque giorni dopo, di notte, senza comunicato né preavviso ai lavoratori, cinque testate musicali storiche vengono svuotate del personale: BrooklynVegan, Alternative Press, Revolver, Metal Edge, Goldmine. Centoquarantacinque anni di archivio giornalistico, dal punk agli anni Ottanta dell'hair metal. Chi le possedeva? Veeps, piattaforma di concerti in streaming fondata nel 2017 da Joel e Benji Madden, i gemelli dei Good Charlotte, la band che nel 2002 cantava contro i ricchi e finiva in copertina su Alternative Press. Nel 2021 Live Nation compra la maggioranza di Veeps. Live Nation organizza i concerti, possiede Ticketmaster, gestisce le arene, fa management degli artisti. E per un paio d'anni possedeva anche i giornali che recensivano quei concerti: si chiama integrazione verticale. Il 15 aprile 2026 una giuria federale ha dichiarato Live Nation colpevole all'unanimità di monopolizzazione del mercato dei biglietti, con un sovrapprezzo calcolato di un dollaro e settantadue centesimi a biglietto. In Italia il mercato è diviso tra Live Nation e la tedesca CTS Eventim, che controlla TicketOne e i promoter più grandi. Su questo, in Italia, non è stata aperta nessuna istruttoria.  Musica e Mondo è la newsletter gratuita di Giovo.  🎵 La puoi ascoltare gratis su tutti i servizi audio  📩 Se la vuoi leggere la trovi su Substack. 📢 RSS per gli altri servizi audio IG: @giovodust / @musicaemondo_news

  4. 5 Aug

    Black Gold: come il rap ha fatto l'aliyah in Israele e ha cancellato i palestinesi. Tamer Nafar e Kobi Shimoni

    Dal 21 luglio la televisione pubblica israeliana trasmette Black Gold, docu-serie in sette puntate sui quarant'anni di hip hop israeliano. Nella scheda di presentazione c'è una parola precisa: aliyah, l'immigrazione ebraica in Israele, alla lettera "ascesa". Il testo dice che il genere, in Israele, ha fatto la aliyah. Il 2 agosto uno dei rapper che quella scena l'ha fondata spiega su Haaretz perché ha rifiutato di comparire. Si chiama Tamer Nafar, palestinese con cittadinanza israeliana, nato nel 1979 a Lod. Nel 2000 fonda i DAM, probabilmente il primo gruppo hip hop palestinese di sempre. Nel suo articolo usa un paragone netto: immaginate un rapper bianco che racconta la storia dell'hip hop senza mai nominare schiavitù, segregazione, polizia. L'hip hop israeliano, dice, vuole l'estetica della protesta senza la sua politica. C'è un precedente che rende tutto più pesante. Nel 2003 esce Channels of Rage, di Anat Halachmi: segue proprio Nafar e Subliminal, la voce più nazionalista del rap israeliano, amici prima della seconda Intifada, poi separati dalla politica. Quel film vinse un premio in Israele. Ventitré anni dopo, la stessa storia non si può più raccontare allo stesso modo. Nel mezzo, lo scontro del 2016 con la ministra della Cultura Miri Regev, che chiese di escludere Nafar da un festival pubblico.  Musica e Mondo è la newsletter gratuita di Giovo.  🎵 La puoi ascoltare gratis su tutti i servizi audio  📩 Se la vuoi leggere la trovi su Substack. 📢 RSS per gli altri servizi audio IG: @giovodust / @musicaemondo_news

  5. 3 Aug

    Phil Collins, l'alcol e chi in Italia va in carcere per droga

    L'altroieri il Sunday Times ha pubblicato un'intervista in cui Phil Collins, per la prima volta, racconta nel dettaglio la sua dipendenza dall'alcol: il ricovero in Svizzera a fine 2023, la terapia intensiva di aprile 2024, i reni che cedevano, i cinque figli chiamati per decidere se staccare le macchine. Oggi non beve da due anni, ha un'infermiera in casa ventiquattr'ore su ventiquattro, e a novembre entrerà nella Rock and Roll Hall of Fame. Sei giorni fa, in Italia, la Camera ha approvato la detenzione domiciliare terapeutica: chi è condannato a non più di otto anni per un reato legato alla propria dipendenza può scontare la pena in una comunità invece che in carcere. Una buona legge, dicono le associazioni di categoria. Il problema è il resto: nelle carceri italiane oltre ventimila persone hanno una dipendenza, il trentadue per cento del totale, il dato più alto dal 2006. Il ministro Nordio parla di diecimila persone coinvolte. Il suo stesso ministero ammette che i fondi bastano per cinquecento. Phil Collins ha rischiato di morire per una sostanza legale. Nessuno lo ha denunciato. Piero Ciampi e Fabrizio De André convivevano con l'alcol, e oggi sono maestri della canzone italiana. La differenza tra loro e chi finisce a Poggioreale non è clinica. È il conto in banca e la tabella delle sostanze.  Musica e Mondo è la newsletter gratuita di Giovo.  🎵 La puoi ascoltare gratis su tutti i servizi audio  📩 Se la vuoi leggere la trovi su Substack. 📢 RSS per gli altri servizi audio IG: @giovodust / @musicaemondo_news

  6. 2 Aug

    Shabjdeed e il dissing a Saint Levant - Il rap palestinese si spacca ad Amman

    Il primo agosto il rapper palestinese Shabjdeed, all'anagrafe Oday Abbas, pubblica "SLV", un dissing di due minuti contro un altro artista palestinese: Saint Levant, nome d'arte di Marwan Abdelhamid, nato a Gerusalemme, cresciuto tra Gaza e la California, oggi tra i volti pop più seguiti del mondo arabo. Il motivo scatenante è un concerto ad Amman: Saint Levant ha annunciato una data lì per il suo tour mondiale da quarantuno show con Live Nation, proprio due settimane dopo che Shabjdeed aveva annunciato la propria. Ma nel testo l'attacco vero è un altro: Shabjdeed lo accusa di mescolare la causa palestinese con canzoni d'amore, e lo prende in giro per il tatuaggio a forma di anguria, uno dei simboli della solidarietà palestinese, dicendo che ne ha fatto un'estetica da vendere. La lite arriva mentre a Gaza la tregua dal 10 ottobre 2025 non è mai stata una vera tregua, con oltre duemila morti da allora, e mentre il Board of Peace guidato dagli Stati Uniti annuncia un accordo per il disarmo di Hamas. Il Libano vive una nuova offensiva israeliana dal 2 marzo. E proprio in Libano, a Kfardebian, Saint Levant terrà uno dei concerti del tour. Cosa deve fare un artista di un popolo sotto occupazione quando il mercato occidentale finalmente lo scopre? Non è una lite per un concerto. È una lite nata dal fatto che i concerti, in Palestina, non si possono fare.  Musica e Mondo è la newsletter gratuita di Giovo.  🎵 La puoi ascoltare gratis su tutti i servizi audio  📩 Se la vuoi leggere la trovi su Substack. 📢 RSS per gli altri servizi audio IG: @giovodust / @musicaemondo_news

  7. 31 Jul

    Ceuta: la crisi migranti e il processo al rapper Mehdi Black Wind

    Giovedì 30 luglio migliaia di persone aggirano a nuoto il molo di Ceuta, il confine spagnolo in Africa, davanti allo stretto di Gibilterra. Le stime variano da ventimila a quasi cinquantamila ingressi in ventiquattro ore. Decine i morti recuperati in mare nelle ultime settimane. La Spagna manda l'esercito, il premier Pedro Sánchez raggiunge la città. Tre le ragioni dietro l'ondata: una sentenza del Tribunale Supremo spagnolo più favorevole a chi arriva via mare, una mobilitazione nata su gruppi Facebook, e sullo sfondo la tensione tra Madrid e Rabat sul Sahara Occidentale. Lo stesso giorno, a Casablanca, si apre il processo al rapper marocchino Mehdi Black Wind, in carcere da metà luglio. L'accusa è oltraggio a un'istituzione costituzionale, legata a una sua canzone su Pegasus, lo spyware israeliano usato dal regno marocchino per sorvegliare oppositori e giornalisti. Era stato tra le voci vicine a GenZ212, il movimento di protesta nato in Marocco nel 2025. E la musica racconta anche l'altra faccia di questa frontiera: "Frontera Nada", il pezzo di Morad e TiiwTiiw che descrive un Mediterraneo senza confini, tra Tangeri e Marbella. Dodici milioni di ascolti su Spotify. Ma quella frontiera, per chi non ha il documento giusto, resta un frangiflutti da nuotare.  Musica e Mondo è la newsletter gratuita di Giovo.  🎵 La puoi ascoltare gratis su tutti i servizi audio  📩 Se la vuoi leggere la trovi su Substack. 📢 RSS per gli altri servizi audio IG: @giovodust / @musicaemondo_news

  8. 30 Jul

    Boy George e "We Will Dance Again": la canzone pro Israele

    Boy George pubblica su X una canzone intitolata "Od Nirkod", "We Will Dance Again", con la didascalia "Shalom". È un pezzo reggae fatto con l'aiuto dell'intelligenza artificiale, disponibile solo sui social. Esce un mese dopo il 23 giugno, giorno in cui una commissione delle Nazioni Unite ha stabilito che a Gaza è in corso un genocidio. Boy George non è ebreo, ma dopo il 7 ottobre è diventato una delle voci britanniche più attive nella propaganda pro Israele. Per capire dove sta arrivando, bisogna guardare da dove è partito. Londra, 1979: il locale Blitz, i Blitz Kids, il New Romantic. Una scena che prende l'androginia dal glam rock e la stranezza dal punk, togliendo a entrambi ogni rivendicazione politica. Poi i Culture Club, la stagione di Band Aid e Live Aid, e soprattutto Ferry Aid: la cover di "Let It Be" organizzata dal Sun, il giornale che aveva venduto i biglietti scontati per il traghetto Herald of Free Enterprise, affondato nel 1987 con 193 morti. Boy George canta lì dentro, un anno prima di pubblicare "No Clause 28", il suo unico vero gesto politico, quando la legge omofoba del Regno Unito tocca direttamente lui. E oggi è un ultras pro Israele con il microfono (e l'AI) in mano.   Musica e Mondo è la newsletter gratuita di Giovo.  🎵 La puoi ascoltare gratis su tutti i servizi audio  📩 Se la vuoi leggere la trovi su Substack. 📢 RSS per gli altri servizi audio IG: @giovodust / @musicaemondo_news

About

La musica come punto di vista sul mondo. Sono Giovo, racconto del pianeta terra attraverso le sette note.