Ciao, Internet! con Matteo Flora

Matteo Flora

Io sono Matteo Flora, mi occupo di #Reputazione Digitale, la insegno in Università e faccio consulenza ad Aziende, Enti e Professionisti con le mie aziende. E con Ciao, Internet! racconto come la Rete ci cambia.

  1. 4 dgn geleden

    ROCCELLA E LODIO: il branco, capro espiatorio e algoritmi #1561

    L’odio online non è (solo) “colpa dei cattivi”: funziona come un branco transitorio che si coagula attorno a un bersaglio, lo travolge e poi si scioglie per riformarsi altrove. Il singolo commento è individuale nell’esecuzione, ma collettivo nel “permesso”: scrivi perché vedi migliaia di altri farlo e ti senti una goccia nel mare. E quando la vittima è trattata come un simbolo, non come una persona, il dolore sparisce e resta soltanto lo scontro tra bandiere. La dinamica è antica: capro espiatorio (René Girard) e massa che cerca un bersaglio (Elias Canetti). I social cambiano soprattutto tre cose: abbassano il costo dell’aggressione (un like, un commento), tolgono la chiusura rituale (l’odio non finisce mai) e - qui sì - introducono un incentivo economico: piattaforme e algoritmi premiano ciò che genera engagement. La compassione è lenta, la rabbia vola. Gli algoritmi non inventano l’odio, ma ne falsano le proporzioni: rendono ipervisibili pochi nodi rumorosi e trasformano la visibilità in contagio, abbassando la soglia di chi era indeciso. Il punto finale è politico e sociale: se mancano spazi reali dove elaborare il conflitto, la rete diventa il luogo in cui lo si scarica, scegliendo una vittima alla settimana. 00:00 Dal caso al meccanismo 01:14 Le domande chiave 03:04 Odio di branco transitorio 07:40 Quando una persona diventa simbolo 08:55 Disimpegno morale (Bandura) 11:46 Girard e Canetti: dinamiche antiche 14:29 Cosa cambiano i social 18:27 Viralità: rabbia batte empatia #odioonline #algoritmi #psicologiasociale #socialmedia #caproespiatorio

    40 min.
  2. 5 dgn geleden

    W33K Ep.27 - Sono vivo, Roccella e lOdio, la polarizzazione di meglio una di meno... ~ 29.06.2026

    ✨ W33K: il Lunedì che fa la differenza! Sono tornato, sono vivo, e parliamo un po' di cosa è successo. Ma parliamo anche di odio... L’odio online non è (solo) una somma di individui cattivi: è un comportamento di branco che si forma, travolge un bersaglio e si scioglie, pronto a ricomporsi sul prossimo pretesto. Il singolo commento è personale nell’esecuzione, ma collettivo nel “permesso”: scrivo perché vedo migliaia di altri farlo e mi convinco di essere irrilevante, quindi innocente. Quando una persona diventa simbolo, smette di essere percepita come individuo: diventa una lavagna su cui proiettare un conflitto più grande. Qui entra il “disimpegno morale” (Albert Bandura): ci si racconta di stare punendo il Male, non infierendo su qualcuno che soffre. Girard (capro espiatorio) e Canetti (massa e potere) descrivevano già dinamiche simili: i social non cambiano la natura umana, ma abbassano il costo dell’aggressione, eliminano la chiusura rituale e soprattutto monetizzano l’engagement. Gli algoritmi non inventano l’odio, ma ne falsano le proporzioni: rendono ipervisibile la minoranza rumorosa e trasformano rabbia e indignazione in carburante. Il risultato è una società che perde spazi fisici di elaborazione del conflitto e delega alle piattaforme una liturgia continua: un bersaglio alla settimana, un linciaggio, poi il prossimo. 00:00:00 Sigla e apertura 00:03:22 Ritorno in live e saluti alla chat 00:03:51 Racconto del grave incidente stradale in moto 00:07:09 Spiegazione delle sigle musicali generate con intelligenza artificiale 00:13:08 Festeggiamenti per il traguardo di 312.000 iscritti sul canale 00:16:12 Novità sul corso e moduli multi-agente 00:27:38 Introduzione del tema: l'odio online e il caso Roccella 00:31:02 Sociologia del branco virtuale come massa transitoria e indeterminata 00:33:05 Teoria dei ''Transit Dogpile Groups'' e gradiente della rabbia 00:35:52 Trasformazione delle persone in simboli e bersagli senza colpa 00:36:36 Il meccanismo psicologico del disimpegno morale di Albert Bandura 00:39:39 Teorie classiche del capro espiatorio e della folla (Girard e Canetti) 00:42:25 Effetto disinibizione online e crollo dell'empatia senza contatto visivo 00:43:19 Modello economico dei social basato sulla monetizzazione dell'indignazione 00:46:40 Algoritmi e viralità delle emozioni negative rispetto alla compassione 00:50:41 Analisi dei dati della mappa delle intolleranze di Vox Diritti 00:53:51 I premi intangibili del branco: appartenenza e superiorità morale 01:00:35 La scomparsa degli spazi fisici di mediazione del conflitto sociale 01:06:14 Analisi del caso fake news del falso gruppo Facebook antifemminista 01:08:32 Manipolazione dei troll, gaslighting ed esibizionismo morale degli attivisti 01:23:00 Chiusura della live, saluti finali

    1 u 36 m
  3. 17 jun

    ANTITRUST contro APPLE: backup iPhone solo iCloud e lock-in (DMA) #1559

    Cambiare iPhone per passare ad altro è “libero” solo sulla carta: il problema vero è portarsi dietro la propria vita digitale. L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha avviato un’istruttoria su Apple perché il backup completo di iPhone e iPad (app, impostazioni, messaggi, preferenze) risulta effettuabile solo tramite iCloud, mentre i servizi cloud concorrenti possono sincronizzare al massimo porzioni dei dati (foto e file), non l’intero dispositivo. Il punto non è un divieto scritto, ma l’assenza di interoperabilità: secondo l’ipotesi investigativa, Apple non renderebbe disponibili API e permessi necessari a terze parti per realizzare un backup “device-level” equivalente. L’AGCM inquadra il tema nel Digital Markets Act (DMA) e nella designazione di Apple come “gatekeeper” per iOS (settembre 2023) e iPadOS (aprile 2024), richiamando gli obblighi di interoperabilità dell’art. 6(7). Essendo il DMA applicato dalla Commissione Europea, il ruolo nazionale è soprattutto istruttorio: raccolta elementi e trasmissione del dossier a Bruxelles. Dietro la tecnica c’è una dinamica di potere: l’infrastruttura del backup è invisibile finché funziona, ma diventa una gabbia quando provi a uscire. La libertà tecnologica si misura sull’exit cost: quanto è facile migrare senza abbandonare dati, memorie e relazioni digitali. 00:00 Libertà di uscire da Apple 00:00:32 Indagine AGCM: i backup 00:01:52 Backup completo: solo iCloud 00:02:52 DMA, art. 6(7) e gatekeeper 00:04:13 Ruoli: AGCM vs Commissione UE 00:05:17 Il potere del design 00:06:41 Infrastrutture invisibili, lock-in 00:10:29 Sanzioni e costo dell’uscita

    15 min.
  4. 1 jun

    FERRARI LUCE: chi non se la può permettere, brand e non clienti... #1555

    Scoppia il caso sulla prima Ferrari 100% elettrica, chiamata “Luce”: il punto non è solo se sia bella o brutta, ma cosa comunica. Perché il valore non sta nel garage di chi compra, ma nello sguardo di chi resta fuori. L’argomento “deve piacere a chi la compra” sembra buon senso, ma per un brand di lusso è un autogol: il valore-segno (Baudrillard) e la distinzione (Bourdieu) funzionano solo se una comunità ampia riconosce quel confine e lo convalida. Persino il desiderio del cliente “dentro” passa dal desiderio mimetico (René Girard): il miliardario vuole l’oggetto anche perché sa che tutti lo vorrebbero. E poi ci sarebbe anche un secondo tema: la trasparenza degli influencer invitati all’evento e la compliance con le regole italiane su contenuti pubblicitari e disclosure, ma non divaghiamo... Quando un mito smette di “donarsi” simbolicamente alla collettività (Mauss) e diventa pura merce per pochi, il conto non arriva subito dal sold-out, ma dal tempo: dall’immaginario condiviso, da ciò che i ragazzi continueranno (o smetteranno) di sognare. 00:00 Due cose che fanno discutere 00:01:08 Influencer e trasparenza mancata 00:03:27 L’autogol: “piace a chi compra” 00:04:48 I fatti del reveal 00:06:20 Borsa, meme e reazioni 00:07:52 Ferrari come valore-segno 00:10:31 Distinzione e desiderio mimetico 00:16:22 Il mito come dono collettivo #Ferrari #Branding #Marketing #AutoElettrica

    30 min.

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