Gameromancer, il podcast videoludicamente scorretto

Gameromancer

Unisciti alla community – Segui la newsletter – Dona su Patreon Questo non è il solito podcast di videogiochi. Gameromancer è una ribellione contro chi si occupa di videogiochi per (e con) lucro, riducendoli a mera merce. I videogiochi sono Cultura, sono Arte, sono Vita. E in quanto tali assolutamente personali.

  1. Ep. 238: Quando c’era L’Ubi – Ubisoft ha fatto anche cose buone

    FEB 9

    Ep. 238: Quando c’era L’Ubi – Ubisoft ha fatto anche cose buone

    Unisciti alla ribellione su Telegram – Iscriviti alla newsletter – Supportaci su Patreon Quando c'era l'Ubi non so se i treni arrivassero in ritardo, ma i bei videogiochi arrivavano puntuali. Parliamo di una software house che nella sua epoca d'oro non aveva problemi ad imbarcarsi a palle di fuori in follie come "sviluppiamo la risposta Xbox a Metal Gear Solid 2", tirando fuori poi perle come il primo Splinter Cell che facevano sembrare per tanti versi Snake indietro di una generazione. La fisica, l'approccio full-sandbox allo stealth, tutto dannatamente plausibile e serio laddove Kojima infilava tamarrate tipo la scena "Infinite Ammo" alla fine di Sons of Liberty che ti smonta l'erezione. Parliamo di chi si è comprato Prince of Persia e l'ha sempre spinto ben oltre quello che Jordan Mechner da solo era riuscito a fare. Le Sabbie del Tempo che ancora oggi è un platform 3D della madonna, il Dahaka di Spirito Guerriero che ti fa ancora cacare addosso se ci ripensi, il Principe Oscuro ne I Due Troni e quel livello tutto nella mente dove dovevi semplicemente accettarlo piuttosto di combatterlo, come aveva già fatto Mechner nel 1989, ma coi mezzi del 2003. E poi il capitolo strano del 2008, Assassin's Creed che nasce da qui per diventare una delle serie che ha caratterizzato di più la nostra adolescenza, il grande ritorno con The Lost Crown finito malissimo soprattutto per colpa nostra. Parliamo di Assassin's Creed, che prima di diventare una minestra riscaldata ha tirato fuori della roba veramente pazzesca. Di Watch Dogs e di come speravamo potesse rifarlo (e in realtà Watch Dogs 2 un po' lo rifà), della roba "minore" fatta in UbiArt che minore manco per il cazzo visto che Rayman Legends è ancora il miglior platform che puoi giocare al di fuori del Vangelo secondo Nintendo. Ubisoft ha fatto anche cose buone. Cose davvero buone. E ricordarle oggi che probabilmente siamo ad un passo dal vederla fare la fine di Atari fa molto più male del Far Cry pacco coi Mammut.

    1h 11m
  2. Ep. 236: Corto muso – videogiochi risultatisti contro giochisti

    JAN 26

    Ep. 236: Corto muso – videogiochi risultatisti contro giochisti

    Unisciti alla ribellione su Telegram – Iscriviti alla newsletter – Supportaci su Patreon Nel calcio come nei videogiochi il corto muso paga sempre. Ci piace raccontarci come esteti del bel giuoco, intenditori a cui fa proprio schifo l'idea dello sviluppatore che si piega alle necessità commerciali, al "design by spreadsheet" imposto da qualche executive che impone l'ennesimo RPG Open World da duemila ore sul mercato. Solo che poi quando dobbiamo scegliere tra un clone da discount di The Witcher 3 e un Fumito Ueda originale indovina un po' in quali tasche vanno a finire i nostri 80€? Il botteghino alla fine ha quasi sempre premiato i risultatisti. Di The Last Guardian parli ancora della telecamera scassata, del frame-rate che lo rendeva fluido più o meno quanto Michael Shumacher oggi, di quel cazzo di Trico che però alla fine chissà fino a che punto era studiato apposta per non ascoltarti e quanto fossero i bug. Cyberpunk 2077 invece è quel giochino che nonostante i problemi alla fine sotto sotto funzionava, per quanto di corto muso i tre punti (rigorosamente in borsa) li portava a casa e alla fine divertirsi non è importante, è l'unica cosa che conta come diceva Gianpiero Boniperti. L'unica differenza tra Hideo Kojima e Cesc Fabregas è che Kojima non rosica. Il tiki-taka non paga. A Death Stranding abbiamo preferito Death Stranding 2, infinitamente meno d'autore ma più giocattolone. Non lo dico io. Lo dice Metacritic. Lo dice il mercato. Lo dicono i nostri cazzo di 80€.

    1h 14m
  3. Quando Pokémon fa sesso con Slay the Spire: Aethermancer (rece?)

    JAN 23

    Quando Pokémon fa sesso con Slay the Spire: Aethermancer (rece?)

    Unisciti alla ribellione su Telegram – Iscriviti alla newsletter – Supportaci su Patreon A un’occhiata distratta sembra l’ennesimo monster collector clonazzo di Pokémon che prova a fare quei lavori che Game Freak non vuole più fare. Niente di più sbagliato. Aethermancer assomiglia di più a Slay the Spire. Qui non ci sono le carte, ma i mostri. Ne controlli tre alla volta cercando di costruire delle build che siano sinergiche tra di loro e ti permettano di spuntarla in un po’ tutte le situazioni. E in una run di Aethermancer succedono delle cose pazze. Avvii Aethermancer e ti accorgi quanto poco sarebbe bastato a Game Freak per rendere un’idea pigra come le lotte a tre una ficata clamorosa. Quanto si possa dire ancora tanto partendo da un combattimento a turni che conosciamo a memoria da trent’anni quest’anno semplicemente perché si vivono i videogiochi. Si gioca la roba che sviluppa altra gente, la si ama, magari la si odia, ma ci si lascia contaminare. Dal vuoto non è mai nato un gran cazzo. moi rai (la minuscola non è un typo) s’è sicuramente ispirata a Slay the Spire, ma te ne accorgi solo quando ci fai caso. È quella storia che i bravi artisti copiano, ma i grandi cazzo, rubano. E non lasciano nemmeno il biglietto con la firma, devi essere tu a fare 2+2 mentre cerchi di capire com’è che a quasi 35 anni riesci ancora a finirci così sotto coi videogiochi. Non sempre, anzi forse sempre meno negli ultimi anni, ma succede ancora. Non può non succedere davanti a cose come Aethermancer. Ti chiedi anzi com’è che non succeda così spesso, perché debba pensarci un piccolo studio tedesco e non il brand più redditizio del mondo.

    1h 10m

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