Maxima Performa

Gian Mario Migliaccio

PhD, Professore Associato all'Università San Raffaele Roma. Dottore di Ricerca, Biologo, Psicologo. Sport Scientist per atleti internazionali. www.migliaccio.it

  1. 2d ago

    [PROFONDO] Sonno profondo: non basta dormire tanto, difendi le prime ore

    #SonnoProfondo #RecuperoAtletico #PreparazioneAtletica #ScienzeDelloSport Il sonno profondo si concentra nella prima parte della notte ed è lì che si costruisce gran parte del recupero fisico e nervoso: per questo un atleta può passare sette ore a letto e svegliarsi comunque a pezzi. In questo episodio vediamo perché il monte ore da solo non basta e come proteggere la fascia di sonno che conta davvero. Podcast Maxima Performa di Scienze dello Sport, per preparatori atletici, allenatori, chinesiologi, nutrizionisti, psicologi e fisioterapisti dello sport. Il Prof. Gian Mario Migliaccio spiega perché il sonno non è un blocco unico ma una sequenza di cicli, e perché la quota di sonno profondo, concentrata nelle prime ore, pesa più del numero totale di ore passate a letto. Capirai perché una notte apparentemente sufficiente può lasciare un recupero povero quando è frammentata, tardiva o superficiale, e perché molti atleti dormono poco, spesso attorno alle sei ore e mezza e in modo spezzato. Il punto non è solo quanto dorme l'atleta, ma come dorme e quando si costruisce la parte più preziosa della notte. Non è una questione di quantità, è una questione di struttura. Nel finale trovi i tre passaggi da applicare da lunedì con i tuoi atleti: smettere di giudicare il sonno solo dal monte ore, proteggere le prime ore della notte, e osservare il trend del sonno profondo nel tempo come indicatore in più, mai come verità assoluta. Contenuto tratto dal percorso "Sonno Profondo applicato alla Performance" di Scienze dello Sport, la piattaforma di formazione evidence-based nata nel 2017 come Sport Science Academy. Capitoli 00:00 Sette ore a letto, sveglio a pezzi 01:25 Il sonno non è un blocco unico: cicli e sonno profondo 02:19 Il caso di Davide: le ore ci sono, il blocco profondo no 03:08 Proteggere le prime ore della notte 04:01 Per chi è questo podcast 04:44 Il mito da smontare: "bastano tante ore a letto" 05:10 Cosa fare da lunedì: tre passaggi concreti 06:25 Il take-home e la prossima puntata Approfondisci Guida pratica di questo episodio: https://sds.academy/guide/profondo Il corso completo "Sonno Profondo applicato alla Performance": https://app.scienzedellosport.it/sonno-profondo Tutto su https://www.scienzedellosport.it Altre info con me? 1) NOVITA', SEI UN ATLETA? Cerca dove siamo in Tutta Italia, https://sds.academy/mappa 2) VUOI I PODCAST? Qui https://www.migliaccio.it/audiolibro/ 3) VUOI CONTATTARMI? Qui https://www.migliaccio.it/about-chi-sono/#contatto Gian Mario Migliaccio, Ph.D., Fellow ECSS

  2. Jul 13

    [Nap]: non conta quanto dormi, ma come ti svegli

    #Nap #RecuperoSportivo #FisiologiaDelSonno #ScienzeDelloSport Il nap, cioè il pisolino usato come strumento di recupero, non funziona in base a quanto dormi ma a in quale stadio del sonno entri e a quando ti risvegli. In questo episodio vediamo perché un pisolino troppo lungo può lasciarti più intontito di prima, e come collocare il nap nella giornata perché lavori a favore della performance invece che contro. Podcast di Scienze dello Sport, per preparatori atletici, allenatori, chinesiologi, nutrizionisti, psicologi e fisioterapisti dello sport. Il Prof. Gian Mario Migliaccio spiega perché nel nap il rapporto tra durata e recupero non è lineare: la durata del pisolino decide lo stadio di sonno che attraversi, e lo stadio decide l'effetto che ti porti addosso quando ti rialzi. Capirai come cambiano gli effetti a seconda della durata: breve, quindici o venti minuti, resti nel sonno leggero; intermedio, trenta o sessanta minuti, puoi entrare nel sonno profondo; lungo, novanta o centoventi minuti, arrivi a un ciclo più completo con la fase REM. Capirai anche perché un nap troppo lungo o collocato male espone all'inerzia del risveglio, quella pesantezza immediata che confonde chi pensa che dormire di più sia sempre meglio. La fascia intermedia, tra i trenta e i sessanta minuti, può produrre un effetto da moderato ad alto sia sulla performance cognitiva sia su quella fisica, a patto che il nap sia collocato bene: la finestra utile è tra le tredici e le sedici, con un punto spesso favorevole attorno alle quattordici. Andare troppo tardi, dopo le sedici o le diciassette, rischia di disturbare il sonno notturno o di appesantire la seconda parte della giornata. Nel finale trovi le quattro regole da applicare da lunedì con i tuoi atleti: decidere prima il contesto (reset breve o recupero più profondo), usare la finestra tredici-sedici come riferimento operativo, lasciare almeno un'ora tra un nap di trenta o sessanta minuti e una riattivazione impegnativa, e non spostare il nap troppo tardi pensando di recuperare meglio. Contenuto tratto dal percorso "Sonno Profondo Applicato alla Performance" di Scienze dello Sport, la piattaforma di formazione evidence-based nata nel 2017 come Sport Science Academy. Capitoli 00:00 Novanta minuti di nap possono essere un problema 00:23 Il nap come ingegneria del recupero 00:56 La durata decide lo stadio del sonno 01:59 Il caso di Davide e l'inerzia del risveglio 02:41 La fascia trenta-sessanta minuti e il timing 03:46 Per chi è questo podcast 04:43 Il mito da smontare: più lungo è meglio 05:32 Cosa fare da lunedì: quattro regole 06:06 Il take-home e la prossima puntata Approfondisci Guida pratica di questo episodio: https://sds.academy/guide/nap Il corso completo "Sonno Profondo Applicato alla Performance": https://app.scienzedellosport.it/sonno-profondo Tutto su https://www.scienzedellosport.it Altre info con me? 1) NOVITA', SEI UN ATLETA? Cerca dove siamo in Tutta Italia, https://sds.academy/mappa 2) VUOI I PODCAST? Qui https://www.migliaccio.it/audiolibro/ 3) VUOI CONTATTARMI? Qui https://www.migliaccio.it/about-chi-sono/#contatto Gian Mario Migliaccio, Ph.D., Fellow ECSS

  3. Jul 12

    [Deriva] cardiaca: se la frequenza sale, non rallentare subito

    #FrequenzaCardiaca #DerivaCardiaca #PreparazioneAtletica #ScienzeDelloSport La deriva cardiaca è l'aumento della frequenza a parità di passo o di potenza nelle sedute lunghe: non è sempre un peggioramento, spesso è una risposta fisiologica normale. In questo episodio vediamo come leggerla con un semaforo semplice, invece di rallentare l'atleta al primo battito che sale. Podcast Maxima Performa di Scienze dello Sport, per preparatori atletici, allenatori, chinesiologi, nutrizionisti e psicologi dello sport. Il Prof. Gian Mario Migliaccio spiega perché nei lavori aerobici lunghi la frequenza cardiaca non è un tachimetro perfetto: dopo una certa durata la gittata sistolica tende a calare e il cuore compensa alzando i battiti, anche se l'intensità esterna resta uguale. Capirai il meccanismo della deriva (calore, perdita di liquidi, costo termoregolatorio, fatica accumulata), perché un aumento dei battiti non significa automaticamente che l'atleta stia peggiorando, e come trasformare quel dato in un criterio operativo. La regola pratica: nei lunghi si programma per passo o per potenza, e la frequenza cardiaca si osserva come segnale di deriva, non come comando istantaneo. Nel finale trovi i quattro passaggi da applicare da lunedì con i tuoi atleti e il semaforo operativo della deriva: sotto il 3% zona tranquilla, tra il 3 e l'8% osserva e contestualizza, oltre l'8% valuta se reintegrare o scalare. Contenuto tratto dal percorso "Frequenza Cardiaca applicata alla Performance" di Scienze dello Sport, la piattaforma di formazione evidence-based nata nel 2017. Capitoli 00:00 Il caso di Matteo: +8 battiti a parità di passo 00:24 Cos'è la deriva cardiovascolare 01:06 Perché la FC inganna nelle sedute lunghe 01:59 Il meccanismo: gittata sistolica e compenso del cuore 02:52 Il semaforo della deriva: 3% e 8% 03:58 Per chi è questo podcast 04:24 Il mito da smontare: "se la FC sale, rallenta" 05:01 Cosa fare da lunedì: 4 passaggi concreti 06:07 Il take-home e la prossima puntata Approfondisci Guida pratica di questo episodio: https://sds.academy/guide/deriva Il corso completo "Frequenza Cardiaca applicata alla Performance": https://sds.academy/offer/frequenza-cardiaca-applicata Tutto su https://www.scienzedellosport.it Altre info con me? 1) NOVITA', SEI UN ATLETA? Cerca dove siamo in Tutta Italia, https://sds.academy/mappa 2) VUOI I PODCAST? Qui https://www.migliaccio.it/audiolibro/ 3) VUOI CONTATTARMI? Qui https://www.migliaccio.it/about-chi-sono/#contatto Gian Mario Migliaccio, Ph.D., Fellow ECSS

  4. Feb 2

    HRDP: Soglia Anaerobica Senza Laboratorio

    HRDP: Soglia Anaerobica Senza Laboratorio L'Heart Rate Deflection Point stima la soglia anaerobica con bias mediano inferiore a 3 battiti rispetto al test del lattato, senza prelievi invasivi. In questo episodio di Scienze dello Sport parliamo delle soglie metaboliche e dell'HRDP come metodo non invasivo per determinarle sul campo con i tuoi atleti. L'umbrella review su 24 studi high-impact pubblicati fino al 2025 include la meta-analisi di Ferri-Marini che ha validato HRDP con accuratezza simile ai test sul lattato e ventilatori. Gli studi comparativi riportano limiti di accordo tra meno 5 e più 5 battiti, accettabili per applicazioni pratiche. La correlazione tra approccio ventilatorio e deflection point da HRV supera 0,85. Analizziamo il protocollo applicativo per professionisti dello sport: ramp test progressivo con incrementi 20-30 watt ogni 60-90 secondi, registrazione continua tramite fascia toracica validata, identificazione dell'inflection point nella curva FC, zonizzazione immediata dall'allenamento base al lavoro specifico.  Lo studio su 10 triatleti mostra valori medi 165±7 bpm con lattato contro 163±5 bpm con HRDP, correlazione r=0,88, bias -2 bpm. L'applicazione pratica ha migliorato la compliance del 25% e ridotto i disagi del 12% rispetto ai prelievi capillari ripetuti durante sforzo. 📚 RISORSE: 🎯 Corsi completi: www.scienzedellosport.it 📧 Contatti: info@scienzedellosport.it #ScienzeDelloSport #FormazioneProfessionisti #EvidenceBased #GianMarioMigliaccio #AggiornamentoContinuo #FREQUENZA #HRDP #SoglieMetaboliche #SogliaAnaerobica #TestNonInvasivi #Zonizzazione #AllenamentoEndurance

  5. Jan 26

    HRV per Prevenire Overtraining: Guida Evidence-Based

    HRV per Prevenire Overtraining: Guida Evidence-Based La variabilità della frequenza cardiaca predice stati di sovraccarico fino a 7 giorni prima dei sintomi soggettivi negli atleti. In questo episodio di Scienze dello Sport parliamo della HRV come marker di readiness e overtraining e scopriamo come applicare questo parametro nella pratica quotidiana con i tuoi atleti. L'umbrella review su 24 studi high-impact pubblicati fino al 2025 documenta che valori elevati di HRV si associano a recupero rapido e minore incidenza di infortuni, mentre HRV ridotta è predittiva di sovrallenamento e stress cronico secondo la review sistematica di Dong e colleghi. La meta-analisi di Amekran ha quantificato miglioramenti medi della HRV del 12% dopo programmi di almeno 8 settimane. Analizziamo gli indici pratici per professionisti dello sport: RMSSD come marker parasimpatico, protocolli di misurazione mattutina in 5 minuti, costruzione del baseline individuale su 7 giorni, e interpretazione delle variazioni percentuali. Un calo del 10-15% per 2-3 giorni richiede attenzione, oltre il 20% per più di 3 giorni è segnale rosso. Le linee guida ESC e BJSM raccomandano l'integrazione di HRV nei protocolli di riabilitazione e nella prescrizione clinica dell'esercizio, con monitoraggio continuo tramite dispositivi indossabili validati secondo protocolli INTERLIVE. 📚 RISORSE: 🎯 Corsi completi: www.scienzedellosport.it 📧 Contatti: info@scienzedellosport.it #ScienzeDelloSport #FormazioneProfessionisti #EvidenceBased #GianMarioMigliaccio #AggiornamentoContinuo #FREQUENZA #HRV #Overtraining #Readiness #RMSSD #MonitoraggioAtleti #PrevenzioneInfortuni #RecuperoSportivo

  6. Jan 19

    La Formula 220-Età Non Funziona: Ecco le Alternative

    La Formula 220-Età Non Funziona: Ecco le Alternative La formula 220 meno età per calcolare la frequenza cardiaca massima presenta errori sistematici fino al 15% rispetto ai test ergometrici validati. In questo episodio di Scienze dello Sport parliamo della frequenza cardiaca massima applicata e scopriamo perché la formula più usata al mondo compromette la zonizzazione dell'allenamento dei tuoi atleti. L'umbrella review su 24 studi high-impact pubblicati fino al 2025 documenta scostamenti medi tra meno 10 e più 15 battiti al minuto nei confronti con test diretti su oltre 5000 soggetti.  Le meta-analisi confermano che gli errori sono maggiori in atleti anziani o con bassa fitness di base, rendendo inaffidabile la prescrizione dell'intensità basata solo sulla formula classica. Analizziamo le alternative pratiche per professionisti dello sport: test ergometrici incrementali con errore tipico di 2-3 battiti, modelli bayesiani submassimali che riducono l'errore a 6-7 battiti, e protocolli da campo in 6-9 minuti applicabili senza laboratorio costoso. Il metodo Karvonen con frequenza cardiaca di riserva compensa le differenze individuali meglio della percentuale semplice della FC max. Uno studio su 20 ciclisti amatoriali mostra come l'applicazione di test submassimali riduca del 20% la variabilità delle prestazioni in quattro settimane di allenamento strutturato.  🎯 Corsi completi: www.scienzedellosport.it 📧 Contatti: info@scienzedellosport.it  #ScienzeDelloSport #FormazioneProfessionisti #EvidenceBased #GianMarioMigliaccio #AggiornamentoContinuo #FREQUENZA #FrequenzaCardiaca #FCMax #Zonizzazione #TestErgometrico #MetodoKarvonen #AllenamentoScientifico

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