Donna&Leadership Journal

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Ciao e Benvenuta nella serie Podcast “Donna & Leadership Journal”. In ogni puntata troverai un’articolo della nostra rivista fatta dalle Donne per le Donne, preparato appositamente per te per guidarti a realizzare la migliore versione della donna che è già in te. Buon Ascolto!

  1. Sep 9

    Gli uomini che mi hanno camminato a fianco

    AccantoC'è una parola che ho imparato tardi, e che ha cambiato il modo in cui guardo agli uomini della mia vita. La parola è «accanto».La imparai, senza saperlo, da giovanissima. Avevo appena cominciato a collaborare con un professionista, in uno studio, all'inizio di tutto — con quella miscela di ambizione e insicurezza che hanno le ragazze a cui nessuno ha ancora detto quanto valgono. E lui, un giorno, mi disse una cosa che non mi aspettavo.Mi disse che ero tagliata per l'indipendenza. Che avevo una propensione alla crescita — personale e professionale — che in un ruolo circoscritto si sarebbe sprecata. Usò proprio quella parola: sprecata. Mi disse che dovevo prendere sul serio l'idea di lavorare in proprio, di non lasciarmi contenere.Ci penso ancora, a quella frase. Perché quell'uomo non aveva alcun interesse a dirmela — anzi. Ero una giovane collaboratrice appena arrivata: la cosa più comoda, per lui, sarebbe stata tenermi dov'ero. Invece mi ha indicato la porta. Mi ha vista più grande dello spazio in cui mi trovavo, e me l'ha detto prima che lo vedessi io.Mi sono sentita riconosciuta. Non aiutata, non protetta: riconosciuta. Nella mia voglia di imparare e di migliorare, e in quella spinta all'autonomia che avevo dentro fin da bambina, e che fino a quel giorno avevo quasi considerato un difetto da correggere. Lui la chiamò per nome, e la chiamò talento. È una cosa diversa dall'aiuto, ed è più rara.Ci ho messo anni a capire cosa aveva fatto, quel giorno. Non si era messo davanti a me a proteggermi, né dietro a spingermi. Mi aveva camminato accanto per un tratto — il tempo di indicarmi una direzione — e poi mi aveva lasciata andare. Non davanti, non dietro. Accanto. Alla stessa altezza, nella stessa direzione, allo stesso passo. È una postura rara, e quando la incontri la riconosci subito, perché è l'unica in cui non devi né difenderti né appoggiarti. Eppure — devo confessarlo — per una lunga stagione della mia vita, dopo di lui, quella postura ho smesso di saperla vedere. Mi ero costruita, come tante donne della mia generazione, dentro un'idea precisa: che per essere forte dovessi bastarmi. Che chiedere fosse debolezza. Che un uomo che mi aiutava mi stesse, in qualche modo, togliendo qualcosa. Mi sbagliavo. E per capirlo ho dovuto tornare proprio lì, a quello studio, a quella parola — sprecata — detta da qualcuno che non ci guadagnava niente. Questo articolo è la terza tappa di un viaggio. A maggio abbiamo mappato le Radici: le donne che ci hanno fatte donne. A luglio le Sorelle: quelle che abbiamo scelto. Adesso viene la parte più scomoda, e forse per questo la più necessaria — gli alleati. Gli uomini che ci hanno camminato accanto. E quel maschile che vive anche dentro di noi, e che troppe di noi hanno imparato a temere invece che ad abitare.

    Gli uomini che mi hanno camminato a fianco
  2. 07/15/2025

    Quella vocina interiore che ti dice non sei abbastanza come liberartene una volta per tutte

    Care amiche, quante volte vi è capitato di raggiungere un traguardo importante, di ricevere complimenti sinceri e, nonostante tutto, di sentire una vocina interna sussurrare: ”Non è merito tuo,è stata fortuna. Prima o poi ti scopriranno!”? Se questa sensazione vi suona familiare, benvenute nel club (purtroppo molto affollato!) della Sindromedell’Impostore. Di recente ho visto un video particolare su questo tema in cui la dottoressa RobertaMilanese, psicologa, psico-terapeuta, coach ne ha parlato. Oltre a lei anche Maria Cristina Nardone lo illustra nei percorsi di formazione in Counsel Coching Strategico e non poteva mancare nella Accademia di Leadership Femminile di cui occupo. Questo tema è più che mai attuale in un mondo che ci chiede sempre di più,spingendoci a superare li-miti che spesso non sappiamo nemmeno di avere. Vediamo insieme di cosa si tratta. La sindrome dell’impostore è una forma di auto-sabotaggio che porta a non riconoscere i propri successi, vivendoli come frutto di fortuna o inganno piuttosto che di reali competenze. Si manifesta con la convinzione persistente di non essere all’altezza, nonostante le evidenze oggettive del contrario, e con la paura di essere scoperti come “impostori”. Il Giudice Più Severo? È Dentro di Te! La Sindrome dell’Impostore è subdola,quasi invisibile. Non è la classica paura del giudizio altrui. Qui, il giudice più implacabile siamo noi stesse. È quella vocina interna,quel tribunale spietato che ci condanna costantemente: Non hai fatto abbastanza, non l’hai fatto bene, non l’hai fatto al momento giusto. E il verdetto è sempre lo stesso: siamo inadeguate.

    Quella vocina interiore che ti dice non sei abbastanza come liberartene una volta per tutte

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