Pillole di Nonsolosuoni.it

Radio Nonsolosuoni.it

Qui sono raccolte tutte le "Pillole di Nonsolosuoni", ovvero tutte le puntate della rubrica di Radio Nonsolosuoni.it nella quale ogni giorno parliamo di un artista o gruppo musicale che ha fatto la storia della musica. Su Radio Nonsolosuoni, la rubrica va in onda dal lunedì al sabato dopo i notiziari delle ore 7, 11, 18 e 23. Un viaggio che, giorno dopo giorno, racconta la storia della musica dagli anni 60 fino agli anni 2000.

  1. 10h ago

    Fiction Factory – “(Feels Like) Heaven”: quel paradiso malinconico degli anni ’80

    Un salto nel cuore degli anni ’80, tra sintetizzatori, atmosfere sospese e quella particolare malinconia che ha reso inconfondibile un’intera stagione musicale. Protagonista della puntata è “(Feels Like) Heaven”, il grande successo degli scozzesi Fiction Factory, pubblicato alla fine del 1983 e successivamente incluso nell’album d’esordio “Throw the Warped Wheel Out” del 1984. Scritta da Kevin Patterson ed Eddie Jordan, la canzone nasconde dietro una melodia apparentemente romantica un significato molto meno rassicurante. La stessa band l’ha descritta come una sorta di “anti-love song”, legata a un rapporto sentimentale tutt’altro che idilliaco. Il singolo diventò un importante successo europeo: raggiunse il numero 2 in Svizzera, il 6 nel Regno Unito, il 10 in Germania, il 12 nei Paesi Bassi, il 14 in Svezia e il 20 in Austria. I Fiction Factory nacquero a Perth, in Scozia, inizialmente attorno a Kevin Patterson, Eddie Jordan e Chic Medley. Al nucleo originario si aggiunsero successivamente Graham McGregor al basso e Mike Ogletree alla batteria, quest’ultimo già nei Simple Minds. La storia del gruppo sarebbe stata relativamente breve, ma “(Feels Like) Heaven” ha continuato a vivere ben oltre la stagione che l’ha generata, diventando un classico delle raccolte dedicate alla new wave e agli anni ’80. Anche Ariel Pink, molti anni dopo, avrebbe richiamato esplicitamente il brano nella propria omonima “Feels Like Heaven”. Una di quelle canzoni capaci di racchiudere un’epoca in pochi minuti: sintetizzatori, malinconia e una melodia che, dopo più di quarant’anni, riesce ancora a farci sentire per un momento dentro il paradiso degli anni ’80.

    Fiction Factory – “(Feels Like) Heaven”: quel paradiso malinconico degli anni ’80
  2. 1d ago

    Michele Zarrillo – “Una rosa blu”: quando una canzone aspetta il suo momento

    Ci sono canzoni che sembrano destinate a rimanere nell’ombra e che, invece, aspettano semplicemente il momento giusto per essere riscoperte. È la storia di “Una rosa blu”, uno dei brani più amati di Michele Zarrillo. Presentata al Festival di Sanremo nel 1982, nella sezione Aspiranti, la canzone non riuscì inizialmente a superare la fase eliminatoria. Ma la sua storia era tutt’altro che conclusa: quindici anni più tardi Michele Zarrillo la ripropose in una nuova versione, trasformandola in uno dei successi più riconoscibili della sua carriera. “Una rosa blu” racconta un sentimento intenso e complicato attraverso l’immagine di una figura affascinante, indipendente e difficile da trattenere. La rosa blu diventa così il simbolo di qualcosa di raro e fuori dagli schemi, ma anche di un amore capace di lasciare un segno profondo. È un racconto fatto di attrazione e distanza, desiderio e malinconia, nel quale il protagonista comprende quanto sia difficile allontanarsi da un sentimento che ormai gli è entrato nel cuore. Ed è forse proprio questa la seconda vita più bella di “Una rosa blu”: una canzone che nel 1982 non trovò immediatamente il proprio pubblico, ma che seppe aspettare fino a diventare, molti anni dopo, parte della memoria della musica italiana. A volte anche le canzoni hanno bisogno di tempo per fiorire: “Una rosa blu” ne è la dimostrazione, trasformando un esordio difficile in una storia musicale destinata a rimanere.

    Michele Zarrillo – “Una rosa blu”: quando una canzone aspetta il suo momento
  3. 2d ago

    Rick Astley – “Cry for Help”: quando chiedere aiuto diventa una canzone

    Si può piangere per chiedere aiuto? È proprio da questa domanda che parte la puntata dedicata a Rick Astley e a “Cry for Help”, ballata pubblicata nel 1991 come primo singolo del suo terzo album, Free. Scritta dallo stesso Astley insieme a Rob Fisher, la canzone segnò anche un allontanamento dalle sonorità dance che avevano caratterizzato i suoi primi grandi successi. Con “Never Gonna Give You Up” e “Together Forever”, Astley era diventato alla fine degli anni ’80 una delle figure più riconoscibili del pop britannico, conquistando le classifiche internazionali. Dopo gli anni della maggiore popolarità, la sua carriera ha però attraversato stagioni differenti. Un ritorno particolarmente significativo arriva nel 2016 con “50”, pubblicato proprio nell’anno del suo cinquantesimo compleanno e capace di raggiungere il primo posto della classifica britannica. Nel 2018 segue “Beautiful Life”, mentre nel 2023 arriva “Are We There Yet?”, ulteriore capitolo di una carriera che ha saputo reinventarsi nel tempo. Al centro della puntata rimane però “Cry for Help”, una canzone lontana dall'esuberanza del primo Astley e costruita intorno alla vulnerabilità e alla necessità di non nascondere il bisogno degli altri. Il singolo raggiunse il numero 7 sia nel Regno Unito sia nella Billboard Hot 100 statunitense. Un percorso che dimostra come cambiare non significhi necessariamente rinnegare le proprie origini: a volte significa semplicemente trovare una voce nuova per raccontare una fase diversa della propria vita.

    Rick Astley – “Cry for Help”: quando chiedere aiuto diventa una canzone
  4. 3d ago

    Mina omaggia Pino Daniele: un nuovo capitolo di eccellenze mai pubblicate

    La puntata di oggi racconta un incontro speciale, avvenuto a distanza di tempo e di destino: quello tra Pino Daniele, la cui mancanza continua a pesare nel panorama musicale italiano, e Mina, che ha scelto di dedicargli un omaggio nel suo nuovo progetto discografico. A ottobre è uscito infatti un nuovo capitolo delle dilettevoli eccellenze, una raccolta composta interamente da registrazioni mai pubblicate, incise da Mina tra gli anni ’70 e la primavera del 2026. Dieci cover, dieci interpretazioni personali di brani già editi, custodite per decenni e ora finalmente rese disponibili. Il primo estratto è “Vento di passione”, brano di Pino Daniele originariamente interpretato insieme a Giorgia nel 2007. La versione di Mina, registrata nella primavera 2026, è accompagnata da un video diretto da Ferzan Özpetek, con Luca Argentero protagonista: un incontro di sensibilità artistiche che aggiunge un ulteriore livello emotivo al progetto. Il disco contiene anche un secondo omaggio a Pino Daniele, oltre a una reinterpretazione di Ivano Fossati e una nuova lettura di un brano dei Beatles. Accanto alle tracce musicali, il progetto include dieci fotografie inedite di Mina, scattate da Mauro Balletti, che completano la dimensione visiva del lavoro. La puntata torna poi all’originale “Vento di passione”, pubblicato nel 2007 come secondo singolo dell’album Il mio nome è Pino Daniele e vivo qui, e presente anche nella raccolta di Giorgia Spirito libero – Viaggi di voce 1992–2008. Un brano scritto interamente da Pino Daniele, che oggi rivive attraverso la voce di Mina e attraverso il ricordo di chi continua ad ascoltarlo.

    Mina omaggia Pino Daniele: un nuovo capitolo di eccellenze mai pubblicate
  5. 4d ago

    Ron – Lo stop prolungato e la fragilità di un artista che cerca di guarire

    La puntata di oggi parte da una riflessione: non è un periodo semplice per alcuni artisti italiani, costretti a fermarsi per motivi di salute. Dopo il recente rientro di Claudio Baglioni, che ha raccontato la sua preoccupazione per una polmonite, arriva ora un nuovo aggiornamento su Ron, all’anagrafe Rosalino Cellamare. Il cantautore ha infatti annunciato il prolungamento dello stop ai concerti, dopo un primo blocco avvenuto già lo scorso luglio. La causa è una infezione virale contratta nel 2025, che pur essendo stata temporaneamente risolta, non è mai stata completamente debellata. Negli ultimi mesi il virus si è ripresentato, provocando debolezza fisica, ricadute, e un quadro di astenia generale che ha reso necessario sospendere ogni attività dal vivo e in studio. Il comunicato diffuso dallo staff parla anche di ripercussioni psicologiche, con fragilità emotive emerse durante la lunga convalescenza. Una situazione complessa, che ha inciso sulla quotidianità dell’artista e sulla possibilità di “ricominciare a fare quello che ama più di ogni altra cosa: suonare, cantare e incontrare il pubblico”. Il percorso di recupero richiederà ancora tempo, ma l’augurio è che possa essere definitivo e portare Ron a ritrovare serenità, energia e musica. La puntata si chiude con un pensiero di buon auspicio, dedicato a una delle sue canzoni più amate: Tutti quanti abbiamo un angelo (1994). Un pensiero di vicinanza per un artista che ha dato tanto alla musica italiana: che questo tempo di cura possa riportarlo presto a ciò che ama, con nuova forza e nuova luce.

    Ron – Lo stop prolungato e la fragilità di un artista che cerca di guarire
  6. 5d ago

    Beatles – Rubber Soul torna in Top 5 e la storia di “Day Tripper”

    La settimana si apre con un ritorno clamoroso: Rubber Soul dei Beatles è rientrato nella Billboard 200 alla posizione n.4 nella settimana del 17 ottobre 2026, grazie alla nuova edizione Deluxe che ha riportato l’album ai vertici delle classifiche dopo quasi sessant’anni. Il disco, pubblicato originariamente nel dicembre 1965, entrò per la prima volta nella Top Ten l’8 gennaio 1966, balzando dalla posizione 60 alla numero 1 e restando in vetta per sei settimane consecutive, prima di essere superato da Whipped Cream & Other Delights di Herb Alpert’s Tijuana Brass . Con Rubber Soul, i Beatles arrivarono a un solo album di distanza dal record di Elvis Presley per numero di dischi al primo posto, primato che avrebbero poi superato con Revolver nel settembre 1966. Oggi contano 19 album n.1, un record ancora imbattuto. La nuova edizione Deluxe include: un nuovo mix stereo curato da Giles Martin e Sam Okell,un disco con 16 tracce di sessioni, versioni iniziali e demo,i brani del doppio singolo Day Tripper / We Can Work It Out,un libretto di 40 pagine con foto rare e dettagli di produzione.La puntata si chiude proprio parlando di Day Tripper, singolo del 1965 scritto da John Lennon con contributi di Paul McCartney, nato sotto la pressione di pubblicare un brano per il mercato natalizio e ricco di allusioni e doppi sensi. Il testo è stato interpretato sia come riferimento a relazioni brevi, sia come allusione alla controcultura psichedelica dell’epoca. McCartney ha raccontato che il brano strizzava l’occhio ai coetanei, mentre Lennon lo definì una “drug song” e un commento ironico sui “weekend hippies”. Registrata il 16 ottobre 1965, la canzone si distingue per il celebre riff di chitarra e per il suo successo internazionale: n.1 nel Regno Unito, n.5 negli Stati Uniti, e uno dei singoli più venduti degli anni ’60. Un inizio settimana che unisce storia, attualità e una delle pagine più affascinanti della discografia dei Beatles. Un ritorno che dimostra come certi album non invecchiano mai: la storia continua, e ogni nuova edizione ci permette di ascoltarla con orecchie diverse.

    Beatles – Rubber Soul torna in Top 5 e la storia di “Day Tripper”
  7. Oct 17

    Neil Young & Willie Nelson – Il ritorno sul palco e la forza di “Rockin’ in the Free World”

    La puntata di oggi è dedicata a Neil Young, protagonista di un ritorno sul palco che ha il sapore della rinascita. Dopo aver cancellato il tour europeo all’inizio dell’anno per motivi di salute, il cantautore canadese è tornato a esibirsi a settembre insieme a Willie Nelson, prima in Connecticut e poi a Filadelfia: due concerti attesissimi, segnati da storie personali, legami artistici e una lunga amicizia. Young è salito sul palco con la sua nuova backing band, i Chrome Hearts, formazione che unisce collaboratori storici come Spooner Oldham e una sezione ritmica solida con Anthony Logerfo e Corey McCormick. Alla chitarra c’era Mika Nelson, figlio proprio di Willie Nelson, a testimonianza di un intreccio familiare e musicale che attraversa generazioni. Il tempismo di questi concerti è stato perfetto: coincide con l’uscita di Second Song, il nuovo album registrato con la stessa band. Ma le esibizioni di Bridgeport e Philadelphia hanno avuto un significato ancora più grande: sono state il preludio al Farm Aid 2026, il festival fondato nel 1985 da Young, Nelson e John Mellencamp per sostenere gli agricoltori americani. Due artisti leggendari, 93 anni Willie Nelson e 80 Neil Young, ancora mossi dalla stessa passione civile che li accompagna da decenni. Nel finale di puntata andiamo al 1989, per ricordare l’album Freedom, considerato una rinascita artistica di Young dopo un periodo difficile. Il disco conteneva Rockin’ in the Free World, brano simbolo della sua produzione, nato da una frase pronunciata da un membro della band dopo la cancellazione di un concerto nell’allora Unione Sovietica: “We have to keep rockin’ in the free world.” Da quella frase, Young costruì uno dei suoi pezzi più celebri, registrato in due versioni – una acustica e una elettrica – che aprono e chiudono il disco. Un finale di settimana che celebra la resilienza, la musica che cura, e due artisti che continuano a ricordarci cosa significa suonare “nel mondo libero”. Un ritorno che profuma di libertà, amicizia e musica che non smette di resistere: un modo perfetto per chiudere la settimana e ricordare che certi artisti continuano a suonare anche quando la vita chiede una pausa.

    Neil Young & Willie Nelson – Il ritorno sul palco e la forza di “Rockin’ in the Free World”
  8. Oct 16

    Steeplejack – Maurizio Curadi, il chitarrista che trasformava la psichedelia in visione

    La puntata di oggi è dedicata a Maurizio Curadi, chitarrista degli Steeplejack, scomparso nel corso dell’anno. Una figura appartata ma fondamentale per la scena neo‑psichedelica italiana degli anni ’80, capace di trasformare la chitarra in un territorio di ricerca, libertà e sperimentazione. Nato nel 1964, autodidatta innamorato del blues e del rock, Curadi aveva sviluppato un linguaggio personale: accordature aperte, tecniche estese, improvvisazioni che convivevano con strutture più tradizionali. Dopo le esperienze con gli Useless Boys e i Birdmen of Alcatraz, nel 1986 fondò gli Steeplejack, una delle realtà più singolari dell’underground italiano, diventando uno dei protagonisti della rinascita neo‑psichedelica. La sua chitarra era difficile da etichettare: partiva dal blues più primitivo, sfiorava la psichedelia, lambiva il rock and roll, arrivava persino a echi orientali e a improvvisazioni vicine al jazz più libero. Per questo, nel tempo, Curadi è diventato una figura di culto, un artista che ha scelto i margini per poter esplorare senza compromessi. Tra i suoi lavori più recenti c’è Fonorama, viaggio elettro‑acustico tra suoni naturali, tessiture arcaiche e sperimentazione pura. Tra i brani più amati degli Steeplejack ricordiamo No One’s Land, dall’album Pow Wow del 1988, descritto da Federico Guglielmi come una musica “intensa e strana, figlia della psichedelia, del blues e del rock and roll, ma niente affatto confusa”, generata da un talento capace di “trasformare le note in messaggi subliminali”. Una puntata che rende omaggio a un artista visionario, a una band che ha lasciato un segno profondo nell’underground italiano, e a una stagione musicale che continua a vivere nelle sue sonorità uniche e irregolari. Un omaggio a una chitarra libera, visionaria, capace di trasformare la psichedelia in emozione pura: un modo per ricordare come, anche nei margini, la musica sappia lasciare tracce che restano.

    Steeplejack – Maurizio Curadi, il chitarrista che trasformava la psichedelia in visione

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