Pillole di Nonsolosuoni.it

Radio Nonsolosuoni.it

Qui sono raccolte tutte le "Pillole di Nonsolosuoni", ovvero tutte le puntate della rubrica di Radio Nonsolosuoni.it nella quale ogni giorno parliamo di un artista o gruppo musicale che ha fatto la storia della musica. Su Radio Nonsolosuoni, la rubrica va in onda dal lunedì al sabato dopo i notiziari delle ore 7, 11, 18 e 23. Un viaggio che, giorno dopo giorno, racconta la storia della musica dagli anni 60 fino agli anni 2000.

  1. 4h ago

    Amy Winehouse: le cover che hanno raccontato la sua voce

    Lo spazio di oggi è dedicato alle cover e a chi ha saputo trasformarle in qualcosa di speciale. Tra queste, una figura spicca più di tutte: Amy Winehouse, artista capace di assorbire influenze diversissime e restituirle con una voce unica, personale, irripetibile. Prima di trovare il proprio stile, Amy aveva ascoltato di tutto: Sinatra e James Taylor in famiglia, mentre il fratello le aveva fatto scoprire Sonic Youth, Pearl Jam e Therapy?. Poi erano arrivati il soul, il jazz, i girl group, il reggae. Un mosaico di generi che avrebbe plasmato la sua identità musicale. Winehouse, scomparsa il 23 luglio 2011, non si limitò a trasformare queste influenze in ispirazione: tornò spesso alle canzoni che amava, reinterpretandole dal vivo o in studio. Seguendo la selezione di Ultimate Classic Rock, ecco 12 cover che raccontano la sua storia musicale: A Song for You di Leon Russell (1970)Cupid di Sam Cooke (1961)Hey Little Rich Girl dei The Specials, con cui Amy aveva un legame speciale: nel 2009 salì a sorpresa sul palco del loro festival per cantarla con la bandI Heard It Through the Grapevine di Gladys Knight & The Pips (2006)Will You Still Love Me Tomorrow delle ShirellesAll My Loving dei BeatlesI Love You More Than You’ll Ever Know dei Blood, Sweat & Tears (1968)Beat It di Michael Jackson, cantata due volte nell’ottobre 2006(Quinn the Eskimo) The Mighty Quinn di Bob DylanDon’t Look Back in Anger degli OasisRemember (Walking in the Sand) delle Shangri-LasA Message to You, Rudy di Dandy Livingstone Tra tutte, Beat It assume un valore particolare: Michael Jackson era uno degli artisti che Amy aveva amato di più da ragazza. “Sono cresciuta in una casa di Michael Jackson, non in una di Prince”, raccontava. Il suo rapporto con quella musica era profondo, viscerale, più di una semplice cover.

    Amy Winehouse: le cover che hanno raccontato la sua voce
  2. 2d ago

    Amanda Lear vs Miley Cyrus – Il mistero di The Sphinx

    “Grazie Miley per aver copiato la mia canzone The Sphinx, ne sono lusingata.” Con queste parole, Amanda Lear ha acceso una delle polemiche musicali più discusse dell’autunno, accusando Miley Cyrus di aver ripreso la melodia del suo celebre brano del 1978. Tutto è iniziato con un post su Instagram, dove Lear ha condiviso la copertina del nuovo album di Cyrus, Bus Persuades, accompagnandola dagli hashtag #ripoff e #copycat. Al centro della disputa c’è Red Lights, singolo della popstar americana che, secondo la cantante francese, presenterebbe forti somiglianze con The Sphinx. Lear ha dichiarato a Le Parisienne che anche il produttore e la casa discografica del brano originale avrebbero riscontrato “un plagio totale”. La sua posizione è chiara: “O si raggiunge un accordo amichevole o si procede per via legale.” Non è la prima volta che Miley Cyrus viene accusata di somiglianze musicali: in passato, Flowers era stata paragonata a I Will Survive di Gloria Gaynor. La polemica è anche l’occasione per riscoprire The Sphinx, tredicesimo singolo di Amanda Lear, estratto dal suo terzo album Never Trust a Pretty Face. Composto e prodotto da Anthony Monn, il brano segna un cambio di stile: una ballata disco dal ritmo lento e dal testo malinconico, in cui Lear si paragona alla mitica sfinge, simbolo di mistero e seduzione. Lei stessa ha dichiarato che è “probabilmente la più bella canzone che abbia scritto”.

    Amanda Lear vs Miley Cyrus – Il mistero di The Sphinx
  3. 2d ago

    Ivano Fossati – 75 anni di musica, poesia e vita

    Ha compiuto 75 anni a settembre Ivano Fossati, uno dei più grandi autori della musica italiana. Genovese, classe 1951, ha firmato brani entrati nella storia come La mia banda suona rock, Pensiero stupendo, Un’emozione da poco, Non finisce mica il cielo e I treni a vapore. Figlio di Aldo Fossati e Germana Ricci, sarta del teatro dell’opera, si avvicinò alla musica grazie alle lezioni di pianoforte e decise di imparare la chitarra dopo aver ascoltato un 45 giri dei Beatles. Nel 1967 fondò il suo primo gruppo beat, I Poeti, e nel 1971 entrò nei Delirium, con cui partecipò a Sanremo nel 1972. Da lì iniziò la carriera solista che lo avrebbe reso uno dei cantautori più raffinati e poetici del panorama italiano. Negli anni Settanta nacque la collaborazione e la tormentata storia d’amore con Mia Martini, per la quale scrisse brani indimenticabili come E non finisce mica il cielo e La costruzione di un amore. Fossati ha poi vissuto altre relazioni intense, tra cui quella con Nancy Brilli, e dal 1997 è legato all’attrice e regista Mercedes Martini, che ha sposato nel 2015. Nel 2011 ha annunciato il suo addio alle scene con l’album Decadancing, chiudendo una carriera lunga oltre quarant’anni. “Non ho più l’esposizione di me stesso al pubblico”, raccontò allora, “anche un mestiere come il mio nasconde una fortissima componente di routine”. Un artista che ha saputo unire introspezione, eleganza e verità, lasciando un’eredità musicale che continua a emozionare.

    Ivano Fossati – 75 anni di musica, poesia e vita
  4. 4d ago

    The Beatles - Rubber Soul: la nuova ristampa e la magia di Norwegian Wood

    We Can Work It Out, Michelle, Let It Be: i Beatles hanno firmato alcuni dei brani più celebri della storia della musica. Eppure, accanto ai grandi classici, esistono canzoni meno note ma altrettanto affascinanti. È proprio da qui che parte la nuova ristampa ampliata di Rubber Soul, il sesto album dei Fab Four, pubblicato originariamente nel 1965 e oggi riproposto in una versione ricchissima. La nuova edizione, uscita il 2 ottobre, presenta mix stereo e Dolby Atmos curati da Giles Martin e Sam Oakel, oltre al mix mono originale e alla versione Capitol US. Le varianti includono la special edition con 14 brani, la deluxe con 30 tracce e la blu‑ray edition con 16 brani e 4 video. Le edizioni super deluxe aggiungono anche un libro rilegato di 88 pagine con una nuova introduzione di Paul McCartney e una prefazione ricavata dalle parole di John Lennon. Tra i brani più amati dai fan tornano Norwegian Wood, Nowhere Man, Michelle e In My Life, insieme ai singoli Day Tripper e We Can Work It Out, oltre a sessioni inedite e demo casalinghe. Rubber Soul fu registrato in sole quattro settimane, tra ottobre e novembre 1965, poco dopo il celebre concerto allo Shea Stadium di New York davanti a 55.000 spettatori. La puntata si concentra poi su Norwegian Wood, seconda traccia dell’album: una canzone fondamentale nella maturazione artistica dei Beatles, scritta principalmente da John Lennon e influenzata dallo stile narrativo di Bob Dylan. È il primo brano pop occidentale a includere il sitar, suonato da George Harrison, e racconta in modo ironico e surreale un’avventura extraconiugale di Lennon. Un pezzo che ha contribuito alla diffusione del raga rock e della psichedelia, diventando un tassello chiave dell’evoluzione musicale degli anni Sessanta.

    The Beatles - Rubber Soul: la nuova ristampa e la magia di Norwegian Wood
  5. 5d ago

    Bocca di Rosa – La nuova lettura Treccani e il dibattito su De André

    Ci sono canzoni che rimangono identiche a se stesse, e altre che cambiano perché cambia il modo in cui le interpretiamo. È il caso di Bocca di Rosa, uno dei brani più celebri di Fabrizio De André, tornato al centro del dibattito dopo l’annuncio della direttrice del dizionario Treccani, Valeria Della Valle, che ha anticipato una possibile ridefinizione dell’espressione “Bocca di Rosa” come donna libera. La questione nasce da una rilettura del brano e da un presunto commento attribuito a De André nel 1996, secondo cui Bocca di Rosa non sarebbe una prostituta, ma una donna che “l’amore lo faceva per passione”. Non è chiaro se il cantautore abbia davvero pronunciato quelle parole, ma il tema è stato rilanciato dal Corriere della Sera, generando un confronto acceso tra chi vede in questa revisione un segno dei tempi e chi invece la considera un tradimento della poetica dell’artista. De André, infatti, ha cantato con fierezza e dignità le prostitute, da Via del Campo a La città vecchia, figure che nei suoi versi diventano specchi di umanità e libertà. E anche Bocca di Rosa, pur più allegra e spregiudicata, resta una donna che vive l’amore per passione ma anche per remunerazione, come suggerisce il verso finale della canzone. Nel dibattito è intervenuta anche Dori Ghezzi, vedova del cantautore e custode della Fondazione De André, che ha dichiarato di apprezzare questa nuova interpretazione, ritenendola coerente con il modo di comunicare dell’artista. Una discussione che va oltre la linguistica: racconta l’evoluzione del concetto di libertà sessuale, il modo in cui la società guarda alle scelte delle donne e il potere che una canzone può avere nel ridefinire il nostro immaginario.

    Bocca di Rosa – La nuova lettura Treccani e il dibattito su De André

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