Tommaso Scandroglio - BastaBugie.it

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Il professore Tommaso Scandroglio, autore di diversi libri sulla legge naturale, sulla morale e sulla bioetica, sviluppa riflessioni interessanti sui temi più caldi del dibattito contemporaneo

  1. 2d ago

    Emma Bonino è morta, ora sa la verità che ha combattuto

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8663 EMMA BONINO E' MORTA, ORA SA LA VERITA' CHE HA COMBATTUTO di Tommaso Scandroglio   Preghiamo per te, Emma, perché in questo preciso momento ti trovi davanti al trono di Dio. E davanti a te non c'è solo l'Onnipotente, ma anche, alla sua destra, una immensa schiera di bambini. Davanti a tutti, tuo figlio che hai abortito. Subito dietro, quella innumerevole folla di bambini figli di altre donne che hai aiutato a far abortire, a volte anche con una pompa di bicicletta. Dietro a loro, infine, i milioni di bambini mai venuti alla luce anche per colpa delle tue campagne politiche, delle tue lotte che chiamavi sociali. E tutti costoro ti guardano muti e tu muta e sgomenta guardi loro e poi Lui. Ma nel Suo sguardo trovi ancora tutti gli sguardi di quei bambini i cui occhi non hanno potuto posarsi sul mare, sul cielo, sul viso della loro mamma. Ogni sguardo un capo d'accusa, ma ora non ci sono media, social, politici, vescovi e papi a difenderti, a sostenerti. Sei solo tu con la tua coscienza davanti a Dio, che ti apparirà terribile. Preghiamo per te, perché la mano di Dio giudice sia ingentilita dal guanto della misericordia, perché tu non continui ad odiare Dio, preferendo un'eterna condanna, come quando lo hai odiato ogni volta che come un virus letale diffondevi il tuo credo ateo perché disumano. Preghiamo per te, perché la verità abbacinante che ora ti ha squarciato in due, facendoti inorridire nel guardare il tuo passato, non ti scaraventi nell'abisso infernale, luogo di non ritorno. Quell'abisso infernale che tu hai tentato con radicale convinzione e tenacia di diffondere su questa terra, ferendo a morte la famiglia con il divorzio, sterminando innocenti nel ventre delle loro madri con l'aborto e la fecondazione artificiale, soffocando gli ultimi respiri di vita dei morenti con l'eutanasia, devastando le coscienze dei giovani con la droga, emancipando la donna dai figli e dal marito e precipitandola nella solitudine con il femminismo, attaccando e dileggiando la tua nemica di sempre, la Chiesa cattolica, il cui Capo è ora di fronte a te. Preghiamo per te, perché le tue idee hanno astutamente infettato le menti e i cuori di generazioni di persone, anche di quei cattolici alla Francesco che ti definirono «una grande italiana», «un esempio di libertà e resistenza». Sì, di resistenza al bene. Preghiamo per te, non solo perché ora tu senti di averne un disperato bisogno - e se così fosse sarebbe un enorme segno di speranza - ma perché noi abbiamo sempre agito così con te e i tuoi pari: alla menzogna abbiamo risposto con la verità, alla strumentalizzazione del dolore abbiamo scelto l'aiuto a chi soffre, all'utile in politica abbiamo preferito la giustizia, alla rivendicazione il perdono. Preghiamo per te come credenti e perché la preghiera è espressione di quella semplice e naturale umanità che a tanti tuoi compagni di lotta è mancata: verso il nascituro, il morente, il coniuge, il tossicodipendente, il credente. Preghiamo per te, perché in questo momento tutta la tua retorica sui diritti civili è stata polverizzata in un miliardesimo di secondo dai diritti di Dio che ora, sfolgoranti, ti stanno innanzi accusandoti. Li hai volutamente e ostinatamente calpestati e dietro te hai lasciato una lunga scia di sangue. Preghiamo per te perché nutriamo una «speranza contro ogni speranza» che tu ti possa salvare. Perché ora hai capito tutto, hai compreso che ogni vita spezzata è una piaga che tu hai inferto in quel corpo del Cristo risorto che ora ti guarda ad un palmo di naso. E che questo serva di monito a noi tutti. Preghiamo per te perché non siamo animati da vendetta, ma dalla speranza che tu, inaspettatamente, sia il buon ladrone che ha rubato il Paradiso all'ultimo, perché negli ultimi istanti in cui la tua anima è stata vigile abbia avuto l'umiltà di ricevere la grazia del pentimento e della conversione. Preghiamo per te, Emma, perché ora ti sei resa conto che l'ultima parola non spetta agli uomini, tanto meno ai Parlamenti, bensì a Dio. Requiem. Nota di BastaBugie: Stefano Fontana nell'articolo seguente dal titolo "Bonino, la grande italiana che ha radicalizzato anche la Chiesa" spiega perché neanche il mondo cattolico è scampato agli inganni di Emma Bonino, complici gli elogi di papa Francesco. Il suo operato è una conferma in negativo della validità dei principi (e non solo "valori") non negoziabili: rifiutandoli frana tutto il resto. Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 12 settembre 2026: La vita politica di Emma Bonino ha rappresentato un disastro per la società italiana. Il cuore delle persone non si giudica, ma la loro attività politica sì. Oggi si parla, spesso in modo improprio, di discernimento, ora il discernimento richiede la valutazione, ossia il giudizio sulla storia che viviamo a partire da principi superiori alla storia, altrimenti a giudicare sarebbe la storia stessa, ossia dal principio di effettualità: quello che si fa è buono solo perché lo si è fatto. Se ci attenessimo a questo principio dell'effettualità dovremmo lodare l'operato di Emma Bonino ed esaltarne la figura politica. Su tutti i fronti - almeno fino ad ora - ha avuto successo. Perfino vescovi e cardinali parlano il suo linguaggio. Un Pontefice l'ha chiamata "una grande italiana". Tutti i partiti - più o meno - si sono "radicalizzati", nel senso che sono diventati una specie di "partito radicale" alla Bonino. Il divorzio e l'aborto come diritti trovano tutti d'accordo, e guai ad ogni piccolo dissenso. La sua idea di libertà intesa come autodeterminazione ha investito tutti i campi della bioetica, più in là di divorzio e aborto, raggiungendo i temi delle coppie omosex e dell'eutanasia. Non c'è stato scampo alle sue idee e infatti in questi momenti, dopo la sua morte, la valutazione da parte di questa testata è piuttosto isolata dal contesto politicamente corretto dei molti interventi di maniera. Questo se ci attenessimo al principio da essa invocato come fondativo: l'autodeterminazione di volontà intesa come diritto assoluto. La volontà è incapace di auto-fondarsi, sa solo porsi senza argomenti, perché questi la dovrebbero precedere e allora essa non sarebbe più assoluta. Assoluto è ciò che si fonda da sé, ciò che è "causa sui", come diceva la filosofia cristiana a proposito di Dio. Applicato alla volontà umana un simile principio è distruttivo, perché immotivato e privo di ragione. Fonda i diritti senza alcun riferimento al diritto e ad un ordine oggettivo e quindi libero dai desideri (spesso perversi) individuali. Pone i diritti in balia delle scelte immotivate, anche le più stravaganti, anche le più dannose, basta che siano decise liberamente, ossia senza motivo. Questo è il nichilismo radicale che Emma Bonino ha seminato a lungo e che è stato distruttivo di ogni riferimento della società italiana ad un ordine dato. Quanti fanno riferimento a questo ordine naturale, oggettivo, finalistico non possono che dare un giudizio totalmente negativo sull'opera politica della Bonino. Nei commenti a caldo di questi giorni abbiamo letto molti elogi spesso stucchevoli, pochissime critiche e, quando qualcuno se ne è permessa una, ha comunque lodato la sua "coerenza" il suo "impegno", il suo "coraggio". Ma sulla strada del male la coerenza è un male mentre l'incoerenza è un bene. Viva l'incoerenza del malefico. Così si dica anche per l'impegno e per il coraggio che sono deleteri nel fare il male. Siamo d'accordo che l'attività di Emma sia stata pienamente coerente secondo i principi di un pensiero liberale puro ed estenuato, che parte da una situazione originante di anarchia individualista che poi non è più possibile ordinare, perché o l'ordine c'è fin da subito e quindi può diventare criterio ordinativo delle nostre azioni, o non ci sarà più, perché l'ordine né si impone con la forza né si instaura con dei patti. Il "sistema" Bonino ha toccato così i temi della vita e della distruzione della famiglia ma anche l'economia in senso puristicamente liberista e l'Unione Europea nella quale - fondando il partito +Europa - voleva trasferire i medesimi principi del liberalismo del nulla e dell'autodeterminazione volontarista. Mentre sul piano della vita e della famiglia le reazioni stentano a farsi vedere, su questo piano europeo qualche novità rispetto alla "direttiva Emma" sembra emergere proprio in questi giorni. Valutando l'operato complessivo in sede sociale e politica di Emma Bonino si ha una chiara conferma - in negativo - della validità della dottrina dei principi non negoziabili. Si dice che Emma ha sì voluto l'aborto e l'eutanasia, ma anche la lotta alla fame e il rispetto dei carcerati. Si tratterebbe di valori sia negli uni che negli altri casi, da commisurare e bilanciare tra loro. Forse per questo Avvenire ieri titolava dicendo che Bonino ha creato divisioni sulla vita ma anche unità su altri temi. Ora, questa visione è da rifiutare. I principi non negoziabili - tra cui vita e famiglia - sono non solo dei valori ma dei principi. Chi li danneggia provoca danni a tutta la società, in mille altri campi, perché fa crollare i pilastri del vivere insieme. Approvate l'aborto, priverete la società di un fondamento di verità e di ordine che si ripercuoterà in altre situazioni, anche nel trattamento dei carcerati o in quello degli affamati. Per questo la politica di Emma è stata un disastro, non è situabile solo in un ambito, fa franare tutto. E per questo le lodi anche delle più alte cariche istituzionali lasciano perplessi. Emma Bonino è stata dapprima vezzeggiata e poi decisamente accolta anche nel mondo

    Emma Bonino è morta, ora sa la verità che ha combattuto
  2. Sep 8

    Le due contraddizioni di Vannacci su aborto e legge Cirinnà

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8656 LE DUE CONTRADDIZIONI DI VANNACCI SU ABORTO E LEGGE CIRINNA' di Tommaso Scandroglio   Il 24 agosto Futuro Nazionale, partito fondato da Roberto Vannacci, ha pubblicato la seconda parte del suo programma. Mettiamo sotto la lente d'ingrandimento due temi presenti in questa seconda parte: la legge sull'aborto e quella sulle unioni civili. Sulla 194 possiamo leggere: «Sul tema dell'aborto, occorre innanzitutto constatare che la vigente legge 194/1978 [...] di fatto non prevede l'istituzione di un presunto "diritto di aborto", [...] ma procedeva di fatto ad una depenalizzazione circostanziata dell'aborto che, comunque la si pensi, non istituisce un diritto». Un appunto: per la 194 l'aborto è un diritto, non una mera facoltà di fatto non più costituente reato. Indichiamo il primo motivo, tra gli altri, per sostenere che l'aborto è purtroppo qualificato come un diritto: l'azienda ospedaliera e quindi in subordine il medico sono tenuti a praticare l'aborto laddove richiesto. Se dunque esiste un dovere di praticare l'aborto vuol dire che in capo alla donna esiste il corrispettivo diritto di chiedere l'aborto. Chiarito ciò, proseguiamo. Lodevolmente Futuro Nazionale propone alcune misure di deterrenza all'aborto: «più sostegno alla maternità difficile, alternative come l'adozione facile già dal giorno del parto, zero pressioni sociali verso l'interruzione di gravidanza. Futuro Nazionale è anche favorevole alla presenza delle associazioni pro-vita nei consultori, per favorire la scelta delle madri di dare alla luce i propri figli e non interromperne l'esistenza durante la gravidanza, così come a proposte che promuovano la piena informazione, quali mostrare alle madri il proprio figlio e farne ascoltare il battito cardiaco». Inoltre il programma afferma che l'aborto è un omicidio, che il nascituro dovrebbe essere riconosciuto in modo esplicito come soggetto di diritto, che il partito vuole istituire un Piano Nazionale per la Vita Nascente, la Prevenzione dell'Aborto e il Sostegno alle Donne ed altre iniziative rilevanti. Pubblicata questa seconda parte la stampa si scatena e attacca Vannacci anche sul tema aborto. Il generale, il 25 agosto, su Instagram così ribatte: «Futuro Nazionale non propone di cancellare la legge 194/1978, anzi, la conferma». Il problema è il verbo "confermare". Tale verbo implica l'approvazione giuridica e quindi, più a monte, l'approvazione morale/valoriale della 194. Ma, e qui sta l'inciampo, non è mai eticamente lecito approvare una legge ingiusta. Le premesse contenute nel programma di Futuro Nazionale, sia quelle prima indicate sia altre in cui esplicitamente si afferma che il partito intende tutelare la vita nascente, conducono necessariamente non alla conferma della 194, ma alla sua contestazione, alla sua critica. LA LEGGE SULL'ABORTO Dunque, viste queste premesse, ci saremmo aspettati in merito alla 194 alcune conclusioni coerenti con queste premesse tra cui la seguente o una simile: il partito riconosce l'attuale impossibilità dell'abrogazione totale o anche parziale della 194, ma, nonostante questo, si impegna a contrastarne in ogni modo le sue ricadute effettive, valida premessa per una sua futura abrogazione. In tal modo da una parte e con sano realismo si sarebbe riconosciuta l'impossibilità attuale di mandare in soffitta la 194 e su altro fronte si sarebbe rifiutata la ratio della 194, ossia la legittimazione dell'aborto. In sintesi quel "confermare" è in contrasto con alcuni passaggi del programma in cui in modo esplicito si afferma che la vita deve essere tutelata sin dal suo concepimento e che l'aborto è un assassinio. Dunque "confermare" è un verbo non coerente con alcune premesse di principio, ma forse è coerente con l'intento di non apparire troppo radicali e quindi di non scontentare parte della base del partito e una fetta di possibili elettori. Quella radicalità espressa su tematiche come l'immigrazione, l'Europa, l'educazione etc. è venuta meno proprio su una materia che non accetta compromessi. Passiamo alla tematica delle unioni civili. Volendo fare opera di sintesi, nel suo programma Futuro Nazionale afferma che vorrebbe gettare nel cestino le unioni civili, facendo però salvi i diritti presenti nella legge Cirinnà e declinandoli solo nell'ambito individuale, al di là dell'orientamento sessuale. Leggiamo infatti nel programma: «riporteremo la codifica di quelle facoltà [presenti nella legge Cirinnà] nell'ambito dei diritti dell'individuo, esercitabili da parte di ogni cittadino non coniugato, indipendentemente dalla sua condizione abitativa e dai suoi gusti sessuali, e nei confronti di chiunque, anche dell'amico coniugato». Ricordiamo che la legge Cirinnà riconosceva i diritti e doveri coniugali, eccetto quelli derivanti dalla filiazione e il dovere di fedeltà, ai membri delle coppie omosessuali e inoltre alcuni diritti ai conviventi di fatto, eterosessuali o omosessuali. Ora, affermare, come ha fatto Futuro Nazionale, di voler convertire quei diritti propri di una coppia coniugata in diritti di un singolo che si relaziona con un altro singolo o con altri singoli significa giocare con le parole. Infatti nella realtà giuridica si tratteranno sempre di diritti matrimoniali, se i due o più singoli che si relazionano tra loro sono eterosessuali, e nel caso di due o più singoli omosessuali di diritti propri dell'unione civile e questo accadrà anche quando le due persone saranno semplicemente amiche. In breve si qualificano come meri diritti individuali, esercitabili quindi da chiunque, diritti che sono propri della coppia coniugata (con inevitabili cortocircuiti giuridici). DUE PROBLEMI Da qui almeno due problemi. Il primo: si confermano de facto le unioni civili, anche se vengono vendute sul piano giuridico come diritti di singole persone omosessuali che si relazionano tra loro. Il secondo: anche due singoli eterosessuali non coniugati tra loro potranno esercitare buonissima parte dei diritti propri dei coniugi. In entrambe le ipotesi i due singoli potranno essere due innamorati oppure due o più semplici amici. Come nel caso dell'aborto, pubblicato il programma, i media titolano che Vannacci vuole eliminare le unioni civili, affermazione, come abbiamo visto, che da una parte è corretta perché in effetti la sua proposta formalmente scavalca la Cirinnà e propone una soluzione ben più libertaria, ma che, su altro fronte, è affermazione errata perché la proposta di Futuro Nazionale sostanzialmente conferma la Cirinnà e contemporaneamente ne amplia la portata. Insomma si tratterebbe di una nuova Cirinnà perché implementata. Attaccato, Vannacci risponde via social e sulle unioni civili dichiara: «Non vogliamo eliminarle, anzi, siamo ancora più libertari: le vogliamo allargare agli eterosessuali non coniugati e non coabitanti col proprio affetto più rilevante». Dichiarazione che, come abbiamo appena illustrato, è corretta: Vannacci vuole una Cirinnà per eterosessuali e omosessuali, che formino una coppia di innamorati o che siano solo una coppia o un gruppo di amici. Quindi sul piano morale questa proposta giuridica è ben peggiore della Cirinnà perché, per l'appunto, allarga il suo bacino di utenza: conferma le unioni civili e distribuisce i diritti coniugali a chi sposato non è. La volontà di cancellare la Cirinnà, volontà espressa nel programma al fine di tutelare la famiglia naturale, sostituendola con una nuova legge si risolve in un attacco alla famiglia naturale proprio perché si riconoscono i diritti coniugali a persone eterosessuali e addirittura omosessuali non coniugate. La bontà sostanziale del programma di Vannacci rischia di essere compromessa da questi due scivoloni. Il generale è ancora in tempo per rimediare. Siamo certi che la sua credibilità ne uscirebbe rafforzata. Nota di BastaBugie: Stefano Fontana nell'articolo seguente dal titolo "Vannacci, un programma che merita di essere discusso" parla di denatalità, immigrazione, economia, relazioni estere: le proposte di Futuro Nazionale spaziano dai propositi operativi a un quadro culturale di riferimento. E presenta delle novità che non vanno liquidate in modo sprezzante, ma dovrebbero essere argomento di dibattito. Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 13 agosto 2026: Il partito Futuro Nazionale del generale Vannacci ha pubblicato il suo Programma politico valevole addirittura per un decennio: 2027-2037. Si tratta di un testo piuttosto corposo, avendo la pretesa di analizzare ogni aspetto della vita politica del Paese come progetto «integrale, decisivo e costruttivo». Il linguaggio è spesso pomposo e retorico, non semplicemente detto, ma proclamato a voce spiegata e con la mano sul cuore: si parla di «alba di una nuova avventura» e della necessità di «scegliere adesso per cosa vivere e morire». È più di un semplice elenco di "cose che faremo", perché rivela dietro di sé una filosofia della politica e della storia. Espone ripetutamente i suoi "valori non negoziabili" di alto lignaggio culturale: «difesa della vita dal concepimento alla morte naturale, identità cristiana, concezione romana del diritto». Si diffonde perfino in articolate analisi del rapporto tra Stato e sovranità dal trattato di Westfalia a noi, ricorda le invasioni dei Longobardi e dei Normanni, conduce analisi politologiche sull'era Trump, cita numerosi autori, compresi San Paolo, Dante, Chesterton, Guareschi e perfino il cardinale Ottaviani. Ha la pretesa di enunciare propositi operativi, ma anche un quadro culturale di riferimento fatto di diritto naturale, principio di

    Le due contraddizioni di Vannacci su aborto e legge Cirinnà
  3. Aug 18

    Oltre 270 medici contro il suicidio assistito: snatura la professione

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8635 OLTRE 270 MEDICI CONTRO IL SUICIDIO ASSISTITO: SNATURA LA PROFESSIONE di Tommaso Scandroglio   Tempi oscuri i nostri. Oscuri e strani. Bizzarri. È infatti bizzarro che si debba essere costretti a sottoscrivere nero su bianco l'evidenza. Come quella che afferma che il medico non deve procurare la morte del paziente. Lapalissiano, no? Non più oggi, tanto che due anestesisti-rianimatori e un radiologo hanno deciso di scrivere una lettera aperta per ribadire l'ovvio: un medico non può aiutare un paziente a togliersi la vita. La forza dell'ovvietà, una volta che viene resa pubblica, può avere un effetto trascinante: più di 270 medici di tutta Italia e più di 10 mila persone hanno sinora sottoscritto questa lettera. Un gruppo di persone, addette ai lavori e non, che forse potrebbe far spostare nel tempo l'ago della bilancia che ad oggi pende verso l'eutanasia. Infatti, nel settembre del 2025 l'Associazione Italiana Oncologia Medica pubblicò i risultati di un sondaggio: il 63% dei medici è a favore dell'eutanasia per i pazienti oncologici. Spigoliamo qua e là nel testo della lettera: «L'attività medica è ontologicamente in opposizione al suicidio: si studia anni per cercare di curare al meglio il paziente, non per eliminarlo. Pertanto, il suicidio medicalmente assistito è deontologicamente non accettabile», scrivono i medici anche sulla scorta delle prese di posizione coraggiose di alcuni presidenti di ordini locali. Il richiamo alla vera identità e quindi alla vera natura del munus del medico è anche ben espresso in un passo successivo della lettera: «Desideriamo, pertanto, richiamare le radici della professione medica, il cui obiettivo è il perseguire il bene dei pazienti in scienza e coscienza, con lo scopo di guarire quando possibile o di curare ed accompagnare il malato inguaribile rispettando la sua dignità. Come diceva Cicely Saunders, fondatrice degli Hospice e contraria a forme di eutanasia: "Tu sei importante perché sei tu, e sei importante fino all'ultimo momento della vita. Faremo tutto ciò che è in nostro potere non solo per aiutarti a morire in pace, ma anche per farti vivere fino al momento della tua morte"». LA SOLUZIONE DEI PROBLEMI DELLA VITA NON È LA FINE DELLA VITA Poi, gli autori della missiva con sano realismo così proseguono: «Qualunque testo di legge, anche il più garantista, introdurrebbe, nei fatti, il suicidio come diritto, secondo l'illusione che la soluzione dei problemi della vita possa essere la fine della vita stessa, aprendo ad un piano inclinato che porta al suicidio persone malate di depressione o solo perché anziane, come già accade in altri paesi dove queste leggi sono approvate da anni e da cui occorre imparare». Inoltre aggiungono una considerazione: «La possibilità da parte del paziente di rifiutare le cure è già chiaramente garantita dall'attuale ordinamento; ogni persona, infatti, oggi ha il diritto di non acconsentire a terapie che ritiene eccessivamente gravose, pur proposte dal medico in "scienza e coscienza" e secondo criteri di appropriatezza clinica». Questa considerazione merita però da parte nostra una precisazione. I medici, noi crediamo, stanno semplicemente fotografando una situazione, non formulando un giudizio etico sulla stessa: alcuni pazienti che vogliono morire anche contro il parere medico già oggi lo possono fare, rifiutando trattamenti salvavita. Non serve quindi una legge, almeno per costoro (diverso sarebbe il caso per quei pazienti che non sono tenuti in vita da mezzi di sostentamento vitale). Ciò detto, accanto alla registrazione di questo mero dato giuridico, occorre aggiungere che anche questa scelta di lasciarsi morire cessando le cure è contraria a morale (caso differente sarebbe il giusto rifiuto dell'accanimento terapeutico). Infatti esiste un dovere morale, seppur contingente, di vivere e quindi di fare tutto quello che ragionevolmente si può fare per vivere. E qualora il paziente rifiutasse le terapie salvavita, a motivo dell'incommensurabile preziosità della sua vita, l'ordinamento giuridico sarebbe giustificato ad obbligare il paziente a curarsi, allo stesso modo in cui sarebbe legittimo strappare a forza dal cornicione l'aspirante suicida che ha intenzione di buttarsi di sotto. DIRITTO AL SUICIDIO ASSISTITO GRATUITO Torniamo alla lettera: «Le successive sentenze della Consulta dal 2019 in poi hanno introdotto una sorta di diritto al suicidio assistito "gratuito". Infatti, tramite una assai discutibile se non indebita invasione di campo nei confronti del potere legislativo, mediante un'interpretazione di parte dei diritti costituzionali non solo si è arrivati a forzare il Parlamento a legiferare in materia di suicidio assistito, ma anche a deciderne le condizioni di attuazione: esiste forse un diritto a disporre della propria vita obbligando la società a farsi carico di terminarla?». Gli estensori della lettera mettono ben in luce almeno quattro storture della sentenza del 2019 della Corte Costituzionale che ha legittimato il suicidio assistito: la mancanza di competenza del potere giudiziario nel legiferare, perché quella sentenza è una vera e propria legge, non nella forma, ma nella sostanza; una torsione innaturale dei principi costituzionali piegati all'ideologia tramite un'esegesi partigiana; l'indebita pressione psicologica sul Parlamento affinché legiferi; la pretesa che il portafogli del privato cittadino si accolli le spese di una decisione mortifera. Infine una sottolineatura che consideriamo decisiva: «Da ultimo, desideriamo anche richiamare la società a ripensare il suo ruolo in questo delicato momento storico, perché è attraverso forme di carità e solidarietà civile che offrono una prossimità umana al bisogno del malato e della sua famiglia, che un popolo cresce e si educa alla speranza». L'implicito in queste poche righe è il seguente: senza una cultura pro-vita non potremo avere leggi pro-vita e sentenze pro-vita. E un'autentica cultura pro-vita si svilupperà solo vivendo la carità cristiana. Perciò solo il risvegliarsi di una cultura che prenda profonda coscienza dell'indisponibilità della persona potrà frenare anche in ambito politico e giuridico l'attuale discesa agli inferi in tema di eutanasia e suicidio assistito.

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  4. Aug 18

    Il vescovo di Milano sposa il pride e si piega alle blasfemie Lgbt

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8632 IL VESCOVO DI MILANO SPOSA IL PRIDE E SI PIEGA ALLE BLASFEMIE LGBT di Tommaso Scandroglio   Ma se un vescovo, anzi un arcivescovo, celebrasse una messa per persone LGBT nel mese dedicato al Pride sareste legittimati a pensare che il tal arcivescovo appoggia il Pride? Sì, eccome. Siamo oltre lo scandalo, siamo all'apologia dell'omosessualità e transessualità che diventa blasfemia perché si usa del sacro per incensare il turpe. Il Gruppo del Guado, uno dei molti gruppi che vogliono infiltrare realtà arcobaleno nella Chiesa cattolica, ha organizzato una messa venerdì scorso presieduta dall'arcivescovo di Milano Mario Delpini presso la Chiesa di San Carlo al Lazzaretto nel quartiere più gay di Milano. Il manifesto che pubblicizzava l'evento raffigura una chiesa arcobaleno e ricorda che la celebrazione eucaristica cade nella festa del Sacro Cuore di Gesù. Tanto per rendere la celebrazione ancor più dirompente e per far sanguinare ancor di più quel Cuore. Delpini durante l'omelia, tra le altre cose, ha detto: «Il Signore si è legato a voi e vi ha scelti, non perché siete il popolo più numeroso, siete anzi i più piccoli, ma perché vi ama». GESÙ VESTITO CON PANNI ARCOBALENO Un partecipante ha postato su Instagram, colmo di "pride" per il suo gesto, la maglietta con cui si è presentato a ricevere la comunione. Sulla maglietta vediamo Gesù vestito con panni arcobaleno e sopra la sua testa la scritta «Ah Men». Un gioco di parole tra il termine "amen" e l'espressione inglese che significa "Ah gli uomini!". Un esplicito riferimento all'attrazione omosessuale. Dato che la protervia non conosce limiti, il soggetto in questione, rivelando le sue intenzioni sempre tramite Instagram, ha fatto sapere che quando ha ricevuto la comunione ha pronunciato la medesima locuzione davanti all'arcivescovo: «Ah Men». Una vera e propria irrisione a danno di Nostro Signore. Vi ricordate il Vangelo? «Gli uomini che tenevano Gesù lo schernivano percuotendolo» (Lc 22, 63). Ma torniamo al fatto che un arcivescovo celebri una messa non in riparazione degli atti sacrileghi commessi durante il Pride, ma per appoggiare condotte di vita che il Pride promuove e che la Chiesa condanna. Non nascondiamoci dietro un dito: la misericordia, l'accoglienza, l'ascolto, l'inclusività se fossero autentiche griderebbero a gran voce a queste persone che le loro scelte possono spalancare a loro la dannazione eterna. Se un vostro amico stesse per finire in un burrone non fareste di tutto per avvertirlo? Non arrivereste al punto di afferrarlo per un braccio per strapparlo all'abisso? Qui, siamo all'opposto. Qui si spinge l'amico nell'orrido. PERCHÉ ACCADE TUTTO QUESTO? Ora viene da domandarsi perché accade tutto questo. Andiamo per ipotesi, anzi per mere intuizioni. Lo sfacelo dottrinale può spiegare solo in parte l'avventatezza, perché è di questa che si tratta, di celebrare una santa messa, presieduta dall'arcivescovo, per un gruppo militante di gay a ridosso del Pride cittadino. Qui c'è di più, altrimenti non si spiegherebbe una scelta che rischierebbe nel percepito collettivo, nonostante tutto il favor gay del mondo cattolico, di provocare grande scandalo, così come lo ha provocato. A parer fallibile nostro, può essere che la Diocesi sia sotto ricatto. È un'arma che da sempre le lobby gay hanno adottato all'interno della Chiesa. Forse, e sottolineiamo forse, anche Papa Francesco siglò Fiducia supplicans, il documento che ha legittimato le benedizioni di coppie gay, perché sotto ricatto da parte della Conferenza episcopale tedesca, favorevole alle unioni omosessuali: o firmi o scisma. Francesco, sicuramente favorevole alle coppie gay, era comunque un rivoluzionario di professione e il vero rivoluzionario non avrebbe mai compiuto un passo più lungo della gamba come fu, invece, la pubblicazione di quel documento, questo perché i tempi non erano ancora maturi. Vedi infatti i danni prodotti da quella firma: la rivolta di un intero continente, l'Africa, contro quella Dichiarazione, la divisione nell'episcopato mondiale, la chiusura del dialogo ecumenico con le Chiese ortodosse. Lo ripetiamo: è una mera ipotesi, la nostra, non suffragata da nessun riscontro oggettivo. Può essere che, anche nel caso di Milano e per rimanere sempre nel campo delle ipotesi, i militanti arcobaleno sappiano che armadi aprire per trovarci dentro ammassi di scheletri. Casi di pedofilia tra i sacerdoti, preti dalla condotta finanziaria disinvolta, amanti in talare e collarini sopra grembiulini e questi forse anche sotto zucchetti. Non ci riferiamo ovviamente a Mons. Delpini. Quest'ultimo, conosciuto da tutti come uomo moderato, può essere che sia finito tra l'incudine e il martello e abbia scelto il martello tenuto in mano dai gruppi LGBT. Ovviamente questo non può giustificare in nessun modo una "messa pride".

    Il vescovo di Milano sposa il pride e si piega alle blasfemie Lgbt
  5. Aug 18

    Alois, il principe della vita, che difende i bambini dall'aborto

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8631 ALOIS, IL PRINCIPE DELLA VITA CHE DIFENDE I BAMBINI DALL'ABORTO di Tommaso Scandroglio   Siamo in Liechtenstein. A giugno il partito di opposizione Freie Liste (Lista Libera, di centrosinistra) e gruppi femministi come Women in Good Health e Women's Network avevano lanciato l'iniziativa Fristenlösung für Liechtenstein tesa a proporre un referendum sulla legalizzazione dell'aborto: possibilità di abortire entro la dodicesima settimana e di fornire informazioni mediche per incentivare l'aborto, nonché copertura assicurativa per i costi della procedura abortiva. Lo scorso 31 luglio i promotori hanno depositato presso la cancelleria del Governo 4.970 firme, più che sufficienti per indire il referendum. Nel Liechtenstein l'aborto è vietato, eccetto nelle seguenti ipotesi: se la vita della madre è a rischio, se vi è il pericolo di un grave danno alla sua salute fisica, in caso di stupro, se la madre è minore di 14 anni. Inoltre è vietata qualsiasi forma di pubblicità all'aborto. Da aggiungere che dal 2015 le donne che si recano all'estero per abortire (una quarantina in media) non vengono più perseguite penalmente. DOBBIAMO CONVINCERE SOLO UN UOMO Gabriella Alvarez-Hummel, attivista pro-choice, ha scritto sul Guardian che lei e gli altri suoi compagni attivisti sono riusciti a convincere 4.970 persone, ma ora «dobbiamo convincere solo un uomo», perché senza il suo consenso anche un referendum che raccogliesse il 100% dei "sì" non potrebbe mai diventare legge. Quell'uomo che fa la differenza è il principe ereditario Alois, reggente al posto del padre. Infatti il principe, già a giugno, fece sapere che, in caso di approvazione del referendum, lui avrebbe posto il suo veto, impedendo a qualsiasi legge pro-aborto di vedere la luce. Il suo Ufficio della Comunicazione ha chiarito che «il motivo principale va rinvenuto nel fatto che nelle disposizioni relative all'interruzione di gravidanza non viene sufficientemente protetto il bene giuridico fondamentale della tutela della vita». Nel 2011 il fronte abortista riuscì a far approvare un referendum sull'aborto. Ma gli andò male: il 52,3% dei votanti si dichiarò contrario alla legalizzazione. Anche in quell'occasione il principe regnante dichiarò che se avessero vinto i "sì" avrebbero comunque trovato sulla loro strada il suo "no". A seguito di questa sconfitta e consci che la dichiarazione di contrarietà del principe aveva orientato il voto dei cittadini, si lanciò nel 2012 un altro referendum. Questa volta non riguardava la legalizzazione dell'aborto, ma il problema principale alla sua legalizzazione: il potere di veto del principe. Fu un disastro per i promotori: il 76,1% si dichiarò contrario all'abolizione del veto. I poteri del re non si toccano. Nel 2016 anche i pro-vita proposero un loro referendum per vietare in tutti i casi l'aborto, ma l'81,3% dei votanti decise di non modificare l'assetto normativo che, come abbiamo visto, permette di abortire in alcune ipotesi. NON È IL POPOLO A FARE LA STORIA, MA LE ÉLITE Due rapide riflessioni. La prima: Francesco De Gregori cantava La storia siamo noi. Il più delle volte non è vero. Non è la massa a fare la storia, ma le élite, le tecnocrazie, le oligarchie di potere che influenzano la collettività e, spesso, singoli uomini che trascinano le masse. La scriminante, non di rado, la fa un politico, un pensatore, un finanziere, un banchiere, un emiro o pochi di questi soggetti che stringono alleanze tra loro. E sempre non di rado ciò che decidono per le masse non è per il loro bene. Anche il caso del veto del principe Alois conferma che la storia di un Paese può venire disegnata dalla decisione di un solo uomo, però in questa occasione la decisione presa è stata per il bene del popolo. In passato quest'uomo ha già salvato dall'aborto qualche centinaio di bambini, facendo eccome la differenza. Facendo la storia. Seconda riflessione: sembra di leggere una favola, ma la più bella mai scritta perché vera. Abbiamo un principe che lotta per i più indifesi e fragili, per i bambini. Che non ha paura di andare controcorrente, che non teme che gli tolgano il potere perché sa che nessuna autorità umana potrà mai sottrargli ciò che gli spetta per diritto divino. Un principe che non cede al compromesso, al lurido pragmatismo, ma che è principe di princìpi, principe della vita. Oggi anche e soprattutto di questo hanno bisogno le persone: di uomini coraggiosi, integerrimi, fedeli a valori che li trascendono, irriducibili, forti e tenaci, pronti a pagare care le proprie scelte. E qualsiasi uomo, la cui corazza interiore risplende di queste virtù, è già principe.

    Alois, il principe della vita, che difende i bambini dall'aborto
  6. Aug 18

    Denatalità, un problema con radici culturali

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8633 DENATALITA', UN PROBLEMA CON RADICI CULTURALI di Tommaso Scandroglio   Lo scorso 24 marzo il presidente dell'Accademia della Crusca, in occasione della cerimonia di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Ferrara, ha avvertito tutti noi che l'italiano si sta estinguendo: «Probabilmente, per citare una famosa poesia di Thomas Stearns Eliot del 1925, The Hollow Men (Gli uomini vuoti), la fine dell'italiano avverrà "non con uno schianto ma con un lamento", [...] ma, ineluttabilmente, anche se dopo di noi, avverrà». Ma l'italiano si sta estinguendo non solo come lingua, ma anche come civis italicus. È questo il pronostico, che si consolida di anno in anno, che si può dedurre dall'ultimo rapporto dell'Istat sugli indicatori demografici del 2025. Qualche dato: «Diminuiscono le nascite, stabili i decessi: nel 2025, 355mila i nati, 652mila i decessi». Dunque la differenza tra i decessi e i nati è pari a 297 mila persone. Eppure la popolazione italiana negli ultimi anni è sì diminuita (un milione di abitanti in 10 anni), ma non in modo così pronunciato come ci si aspetterebbe da questo saldo negativo, presente anche nell'ultima decade, tra nati e morti. Per quale motivo? «Popolazione stabile grazie alle migrazioni». In breve: sempre meno italiani vengono alla luce; i nati non riescono a sostituire gli italiani che muoiono; la compensazione deriva dagli immigrati. Una compensazione quasi millimetrica. Leggete qui: «Al 1° gennaio 2026 la popolazione residente di cittadinanza straniera è pari a 5 milioni e 560mila unità [quasi il 10% della popolazione, ndr], in aumento di 188mila individui, quella di cittadinanza italiana ammonta a 53 milioni 383mila unità, in calo di 189mila individui». Risultato: l'Italia sta scomparendo - intesa ovviamente come portato culturale, tradizioni, sensibilità, orientamenti valoriali (se ancora esistono) - e al suo posto troveremo un agglomerato culturale in cui una quota significativa, ma non maggioritaria, è rappresentata dalla tradizione islamica (albanesi, marocchini e rumeni sono sul podio). Si chiama sostituzione etnica e dunque culturale e religiosa. Anche la religione cattolica ovviamente sta morendo senza far troppo rumore, parafrasando Eliot, sia perché diminuendo gli italiani diminuiscono anche i cattolici sia perché gli italiani rimasti credono sempre meno. IN ITALIA SI NASCE SEMPRE MENO Torniamo al rapporto dell'Istat che ci informa che in Italia si nasce sempre meno: il tasso di fecondità «scende a 1,14 figli per donna [era 1,18 nel 2024, ndr]. [...] Nel 2025 le nascite sono 355mila, con una diminuzione del 3,9% sul 2024». Se gli stranieri sono il 10% della popolazione, tra i nati la percentuale sale: «un nato su otto ha cittadinanza straniera», dato comunque in calo del 5% rispetto al 2024. I matrimoni «sono 165mila, 8mila in meno sul 2024», diminuzione addebitabile sia alla contrazione demografica sia a motivi culturali. «Diminuiscono soprattutto quelli celebrati con rito religioso (-11,7%)», quelli con rito civile, che sono circa il 60% del totale, sono sostanzialmente stabili. Insomma ci si sposa di meno soprattutto in chiesa. Potremmo dire che, nel calo del numero delle nozze, il matrimonio inteso come istituto regge di più del matrimonio inteso come sacramento. Altro dato inquietante: «Oggi oltre un terzo delle famiglie è formato da una sola persona (il 37,1%)». Questo è dovuto soprattutto all'aumento della popolazione anziana. Altresì, si rileva «una costante diminuzione della dimensione media familiare che passa dai 2,6 componenti di 20 anni fa agli attuali 2,2 (media 2024-2025)». Per spiegare questo naufragio della natalità, dell'italianità e dei matrimoni e per spiegare la conquista del nostro Paese senza sparare un colpo da parte degli immigrati, in genere si fa riferimento - e con ottime ragioni - all'individualismo, all'edonismo, alla paura del futuro, alle sfavorevoli congiunture economiche (e quando mai non ci sono state?) e, in certe stanze della casa cattolica, alla mancanza di fede. Tra tutte queste e molte altre cause importanti che i sociologi indicano, ne vogliamo aggiungere una, di certo non la principale ma altrettanto certamente suggestiva, prendendo a prestito una felice espressione di Marcello Veneziani e declinandola nell'ambito che qui stiamo indagando. Veneziani parla di egocentrismo del presente. L'hic et nunc diventa l'unico tempo esistente. L'ASSOLUTIZZAZIONE DEL PRESENTE Viviamo cioè nell'assolutizzazione del presente. Si tratta di una conseguenza dell'individualismo narcisista. Non importa il passato - le tradizioni, la storia patria e familiare - non importa il futuro. Il baricentro esistenziale è nell'oggi perché la fame smodata di gratificazioni si disinteressa del passato, essendo cimelio museale inutile, e non può aspettare il domani, perché segnato inevitabilmente da fatica e insuccessi. È il "voglio tutto e subito" dei bambini: un infantilismo che rimane intatto anche dopo 40 o 50 anni dalla nascita. Concentrata così l'esistenza nel momento presente - dimensione biologica propria degli animali - ridotta ad un punto temporale che non si proietta né indietro né, per il tema che stiamo affrontando, avanti, la progettualità non può trovare spazio. Il figlio, infatti, prima di tutto vive nel futuro. E così il matrimonio. Non si vuole un figlio non solo perché quest'ultimo ha perso sempre più importanza e di contro ha acquistato sempre più alcuni tratti di lesività: il bambino è quel piccolo essere che toglie soldi, energie, opportunità, tempo, relazioni, libertà. Ma non si vuole il figlio anche perché non c'entra con noi stessi, quel "noi stessi" che vive chiuso in un presente che, senza futuro, non può che ripetersi uguale a se stesso all'infinito, incastrato in un oggi che è privo di proiezioni temporali (quante vite che girano a vuoto perdendosi in un labirinto esistenziale costruito minuziosamente negli anni dalle persone stesse). Il disinteresse del futuro è poi disinteresse del destino della propria patria. L'immigrazione diventa un problema solo se è un problema per il singolo. Che poi un giorno l'Italia diventerà solo un nome presente nei libri di storia non ha rilievo. Questo perché Dante, Rossini, Michelangelo, Colombo, Marconi, san Francesco sono avi di cui abbiamo rifiutato l'eredità. Non innervano più la nostra cultura, la nostra sensibilità. Non ci appartengono. Nessuno più li capisce, nessuno più si sente toccato nell'intimo dalle loro opere, dal loro insegnamento, dalla loro vita, proprio perché alieni in terra straniera. Sono nomi ormai rimpiccioliti a stereotipi di facile consumo, brand di carattere turistico, che al massimo possono indicare esami di letteratura e storia da superare o già superati (e che spesso non si sono superati). L'egocentrismo del presente ha cancellato lo spirito italico e così ci siamo imbastarditi e imbarbariti tutti. E quindi chi se ne importa se l'Italia morirà per mancanza di italiani? A nessuno importa lasciare il testimone nelle mani delle generazioni future perché quel testimone non ha alcun valore. È l'esito naturale di una morte che è già avvenuta, quella della cultura italiana, ridotta oggi solo al cibo, alla moda, allo sport e alla Ferrari. La sterilità culturale non può che portare alla sterilità degli uteri.

    Denatalità, un problema con radici culturali
  7. Aug 18

    Fingersi gay per ottenere asilo politico

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8598 FINGERSI GAY PER OTTENERE ASILO POLITICO di Tommaso Scandroglio   Una inchiesta della BBC ha scoperto che alcuni studi legali chiedono ingenti somme (tra le 2.500 e le 7.000 sterline per iniziare) agli immigrati per escogitare una truffa ai danni dello Stato e di tutti i cittadini inglesi: fingersi gay per chiedere asilo nel Regno Unito. Questo perché in alcuni Paesi come il Pakistan o il Bangladesh l'omosessualità è sanzionata penalmente. Ritornare in patria potrebbe dunque essere rischioso. Ridotta all'osso, la procedura truffaldina è la seguente: i migranti, sia quelli appena sbarcati nel Regno Unito sia quelli il cui visto è in scadenza, vengono istruiti dai legali su come fingersi gay tramite la presentazione di lettere di supporto in cui si conferma che Tizio ha avuto rapporti sessuali con Caio, fotografie in cui vengono ritratti come abituali frequentatori di locali gay e referti medici in cui si attesta ad esempio che la persona è sieropositiva. Pur essendo minima la quota di persone omosessuali nella popolazione, nel 2025 ben il 35% delle richieste di asilo prodotte nel Regno Unito provenivano da migranti che si erano dichiarati omosessuali. In quell'anno hanno superato le 100.000 richieste. Già questo dato fa pensare che non tutte le richieste provengano da persone realmente omosessuali. Il Ministero dell'Interno ha reso noto che i cittadini del Pakistan sono in testa nella richiesta di asilo per motivi legati all'omosessualità. Nel 2023 il 43% delle richieste per questi motivi veniva da cittadini pakistani, pur essendo solo il 6% tra tutti i richiedenti asilo. Nel 2023 quasi i due terzi di richieste basate sull'orientamento sessuale sono stati accolti nella fase iniziale della procedura. L'INCHIESTA DELLA BBC Ma veniamo all'inchiesta della BBC. Un giornalista sotto copertura contattò l'avvocato Tanisa Khan, consulente per la Worcester LGBT, un'organizzazione che, come si poteva leggere sul suo sito, «ha ottenuto il riconoscimento ufficiale del Ministero dell'Interno [...] a testimonianza del nostro continuo contributo al sostegno dei richiedenti asilo LGBT+ in tutto il Regno Unito». Abbiamo usato l'imperfetto perché il 16 aprile scorso, dopo la pubblicazione dello scoop della BBC, l'organizzazione ha chiuso i battenti. L'avvocato Khan confidò al giornalista della BBC sotto copertura: «Ascoltami. Non esiste nessuno che sia per davvero gay. C'è solo un modo per sopravvivere qui, ed è proprio quello che tutti stanno adottando». L'avvocato aggiunse che fingersi gay sarebbe stato l'unico modo per rimanere nel Regno Unito: «Si tratta di un visto per asilo... riguarda i diritti umani e viene definito caso gay o per persone dello stesso sesso. Non c'è speranza di ottenere un altro tipo di visto». Poi consigliò al giornalista sotto copertura di inventarsi una storia di sana pianta da ripetere per il colloquio con il Ministero dell'Interno. «Non esiste alcun controllo per scoprire se una persona è gay. La cosa principale è ciò che dici. Devi solo dire loro: "Sono gay e questo è tutto"», chiarì l'avvocato dopo aver aggiunto che era da 17 anni che fabbricava prove false. Poi il giornalista rilanciò: avrebbe voluto essere raggiunto da sua moglie che era in Pakistan. L'avvocato non mostrò esitazioni: «Se la fate venire qui, richiederemo anche il suo asilo. Una volta che sarà qui, potremo farla diventare lesbica». LA MAGGIOR PARTE DELLE PERSONE QUI NON SONO GAY Il legale aveva infine chiesto al giornalista di far parte dell'associazione: in tal modo la richiesta sarebbe stata accettata più facilmente. «Vi rilasceremo una lettera in cui affermeremo che [...] siete un nostro membro, un membro autentico, affiliato a noi e una persona che conosciamo personalmente. Questo tipo di prova è molto convincente», tenne a precisare la Khan. Il giornalista frequentò anche le riunioni dell'associazione e ciò fu molto istruttivo. Una persona che incontrò lì, un certo Fahar, gli disse: «La maggior parte delle persone qui non sono gay». Un altro, di nome Zeeshan, fu ancora più netto: «Qui non c'è nessuno gay. Nemmeno l'1% è gay. Nemmeno lo 0,01% è gay». Insomma, pare proprio che questa organizzazione riunisse immigrati che si fingevano gay per ottenere asilo nel Regno Unito. Un altro avvocato, di nome Aqeel Abbasi, chiese al medesimo giornalista sotto copertura di farsi delle foto in locali gay e di trovare un uomo che avrebbe dovuto fingere di essere il suo compagno. Insomma il copione era analogo. Le falle nel sistema della gestione dell'immigrazione erano già note al governo, seppur ignaro di questo particolare scandalo. Infatti, a marzo, il ministro dell'Interno Shabana Mahmood aveva annunciato modifiche alle norme che regolano l'immigrazione: ai richiedenti asilo verrà offerta solo protezione temporanea. Infatti, i loro casi verranno riesaminati ogni trenta giorni. Insomma, un asilo a tempo determinato. La frode scoperta dalla BBC è sicuramente la punta dell'iceberg di un fenomeno molto più esteso, tenendo conto, come accennato sopra, di quante sono le persone che chiedono asilo per motivi legati all'omosessualità. Un numero sproporzionato per essere reale. La frode funziona perché è facile provare di essere una persona omosessuale ed è facile perché è agevole produrre prove false. In caso di tortura, invece, le prove sono molto più oggettive (ad esempio segni sul corpo) e molto più difficilmente falsificabili. A ciò si deve aggiungere il fatto che dichiararsi gay offre già probabilmente una sorta di immunità sociale. Vogliamo dire che sicuramente c'è una certa ritrosia a verificare che una persona che si dichiara omosessuale lo sia veramente, dal momento che c'è il timore di venire tacciati di omofobia.

    Fingersi gay per ottenere asilo politico
  8. Aug 18

    L'intelligenza artificiale, una conoscenza amputata e di parte

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8634 L'INTELLIGENZA ARTIFICIALE, UNA CONOSCENZA AMPUTATA E DI PARTE di Tommaso Scandroglio   Torniamo ad analizzare la nota del 4 marzo scorso della Commissione teologica internazionale dal titolo Quo vadis, humanitas? Pensare l'antropologia cristiana di fronte ad alcuni scenari sul futuro dell'umano. La nota, almeno in due passaggi, mette sotto la lente d'ingrandimento il rapporto tra conoscenza e intelligenza artificiale (IA). Al numero 41 possiamo leggere: «Un tipo di sapere e di calcolo che faccia a meno di un'intelligenza vissuta in un corpo e situata, come pure di un tipo di conoscenza relazionale e trasmessa di generazione in generazione attraverso processi educativi che si giocano sull'identità e sul senso da dare al proprio destino e al proprio ruolo nel mondo, costituisce una minaccia rispetto al vero bene dell'umanità». Il documento parla di un «tipo di conoscenza senza corpo, né limiti, né legami, né senso morale». La nota paventa un pericolo: se la conoscenza venisse appaltata unicamente all'IA, questo tipo di conoscenza non solo non sarebbe completa, ma falsa. Non completa perché priva di quella conoscenza che si attiva tramite i racconti da nonno a nipote, le favole della buona notte, la lezione frontale docente-discente, le confidenze da amico ad amico. In modo ancor più preciso potremmo dire che sarebbe una conoscenza incompleta perché amputata della conoscenza che nasce dai rapporti interpersonali, dagli sguardi, dagli abbracci, dalla gioia e dalla sofferenza, dall'esperienza. Per richiamare alcune espressioni usate nella nota, quella proposta dall'IA è dunque una conoscenza senza corpo e senza legami. Sarebbe allora un conoscere irrealistico, astratto e, perciò, per sua natura senza limiti né di tempo, né di spazio, né di risorse. Una conoscenza assoluta perché sganciata dal reale. Tale conoscenza risulta poi falsa perché inumana, appunto artificiale, artefatta, avulsa dalla persona che è carne, cuore e anima e, quindi, non è essere a due dimensioni come lo schermo di uno smartphone, ma a tre dimensioni perché incarnato in una realtà solida e non impalpabile come gli algoritmi che governano i processi dell'IA. Quest'ultima quindi disconosce la parte più profonda dell'uomo e perciò non sa rispondere ai suoi quesiti più intimi, non sa orientare le scelte in vista del proprio destino. E di certo non vorremmo che un giorno riuscisse a valicare questi confini. Però moltissimi, soprattutto tra i giovani, invece si ingannano e interrogano l'IA sui drammi e le aspirazioni della propria vita come se questa fosse un oracolo o uno psicologo o il migliore amico o addirittura Dio. Chiedono all'IA ciò che essa non potrà mai dare loro. In un altro punto della nota si analizza il rapporto tra conoscenza e IA: «Il pericolo maggiore è quello di ridurre l'orizzonte della conoscenza umana, delimitandola a quelle forme di sapere che corrispondono a ciò che l'IA può elaborare, con una forte ricaduta sull'ambiente educativo (nelle scuole e nelle università). Possono essere escluse, come non pertinenti, domande di senso e questioni etiche, ma anche questioni filosofiche (ontologiche) e teologiche. Così l'IA potrebbe decidere di fatto ciò che è consentito di sapere, relegando le altre questioni all'ambito soggettivo o a questioni di gusto» (46). È il problema delle fonti attraverso cui l'IA è stata addestrata al fine di rispondere alle nostre domande. I chatbot, software che simulano conversazioni umane, attingono perlopiù ad Internet. Altre tipologie di IA vengono anche addestrate tramite dati scientifici e tecnici. Ma l'IA ha un accesso molto parziale alla fonte di sapere principale dell'umanità: i testi cartacei. Per millenni il sapere è stato trasmesso soprattutto attraverso la scrittura e anche oggi la maggior parte del sapere è conservato nei libri, nelle riviste, nei giornali, etc. L'IA non ha praticamente accesso a questo patrimonio direttamente. Indirettamente sì, attraverso sintesi o commenti critici. Ma sono appunto sintesi e pareri. Il pericolo è quindi che se, per motivi di studio, lavoro, interesse personale, noi consultassimo solo l'IA, questa ci formerebbe e informerebbe in modo parziale, scartando l'immenso patrimonio del sapere umano stampato su carta. L'unico mondo esistente sarebbe quello descritto dall'IA. Non solo, ma l'IA non è uno strumento eticamente neutro. Questo almeno per due motivi. Il primo: i contenuti forniti dall'IA vengono selezionati all'origine. Ossia gli sviluppatori e, più precisamente, i proprietari delle Big Tech hanno un loro preciso orientamento morale che è un orientamento liberal. Questa impronta etica viene impressa nelle risposte fornite dall'IA. In secondo luogo gli assistenti virtuali basati sull'intelligenza artificiale generativa, come ChatGPT, pescano dalla rete le proprie risposte. E le informazioni, i giudizi, i commenti presenti nella rete hanno anche loro un orientamento prevalente che è, anche in questo caso, liberale, progressista, utilitarista e soggettivista. Provate a testare ChatGPT su argomenti sensibili come l'aborto e l'omosessualità e ne avrete la prova. Insomma, il pericolo paventato dalla nota, tra i molti, è quello di affidarci mani, piedi e soprattutto testa all'IA credendo che sia onnisciente - e non lo è - e super partes - e non lo è. Sarebbe un gesto di fiducia fatale per l'intera umanità.

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Il professore Tommaso Scandroglio, autore di diversi libri sulla legge naturale, sulla morale e sulla bioetica, sviluppa riflessioni interessanti sui temi più caldi del dibattito contemporaneo