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ARTICOLI DI BIOETICA SU ABORTO E LE SUE CONSEGUENZE NEGATIVE www.bastabugie.it

  1. Aborti in aumento negli Usa, le leggi pro viita non bastano

    Apr 21

    Aborti in aumento negli Usa, le leggi pro viita non bastano

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8513 ABORTI IN AUMENTO NEGLI USA, LE LEGGI PRO VITA NON BASTANO   Negli Stati Uniti il numero di aborti continua ad aumentare nonostante, in molti Stati, siano state approvate restrizioni più severe contro l'uccisione di un essere innocente. Secondo le stime pubblicate dall'ex sezione di ricerca di Planned Parenthood, il Guttmacher Institute, nel 2025 sono stati effettuati circa 1.126.000 aborti, un dato in lieve crescita rispetto agli 1.124.000 del 2024. Si tratta di un incremento eloquente perché mostra come le misure approvate in diversi territori non siano bastate a invertire la tendenza generale delle cliniche abortiste a incentivare e spingere per far abortire le donne, anche con la cosiddetta "telemedicina" e l'aborto per corrispondenza, riducendo la soppressione di una vita nel grembo materno alla mera assunzione di un farmaco. E a puntare il dito proprio contro la crescente diffusione degli aborti per corrispondenza sono le associazioni pro life statunitensi. Tra loro, Michael New - ricercatore associato senior del Charlotte Lozier Institute - ha spiegato che, nel complesso, ben 91.000 donne residenti in Stati con leggi fortemente a favore della vita hanno usufruito di aborti tramite telemedicina nel 2025, con un aumento di oltre il 26% rispetto all'anno precedente. COSÌ GLI ABORTISTI ELUDONO LE LEGGI Il punto centrale, secondo New, è che gli aborti per corrispondenza stanno volutamente aggirando e indebolendo le leggi a favore della vita approvate da molti Stati dopo la sentenza Dobbs. Basti pensare che il rapporto segnala che il numero di donne che hanno abortito per corrispondenza è salito da 72.000 a 91.000 tra il 2024 e il 2025, mentre 62.000 donne residenti in aree con leggi che vietano l'aborto si sono recate in un altro Stato per sottoporsi all'intervento, con un calo del 16% rispetto al 2024; ma, per il fronte pro life, il dato non è rassicurante proprio perché a compensare quel calo è stato l'aumento dell'accesso all'aborto chimico tramite telemedicina e invio postale, una modalità che rende meno incisive, nei fatti, le norme pro vita approvate a livello statale. I dati mostrano con chiarezza anche quanto le decisioni politiche dei singoli Stati incidano sui tassi di aborto a livello locale. La ricerca cita infatti i casi della Florida e dell'Iowa, dove nel 2024 hanno iniziato ad applicarsi leggi che vietano l'aborto una volta che il battito cardiaco del feto diventa rilevabile. In entrambi gli Stati, nel 2025 gli aborti praticati all'interno del territorio statale sono diminuiti di ben il 25%. All'opposto, altri Stati che hanno reso la propria legislazione più permissiva - come Missouri e North Dakota - hanno registrato un forte aumento della soppressione di una vita umana nel grembo materno nel 2024. Sempre Michael New ha però, allo stesso tempo, messo in guardia dal fatto che la crescente diffusione degli aborti per corrispondenza potrebbe ridurre la precisione delle rilevazioni più recenti, proprio perché il fenomeno si sta spostando sempre più su canali che sfuggono ai modelli tradizionali di monitoraggio. LO SCONTRO POLITICO IN CORSO Su questo scenario si innestano le dinamiche politiche tra le associazioni pro life, l'amministrazione Trump e la Food and Drug Administration. Gli attivisti pro-vita chiedono da tempo un intervento deciso contro il traffico di farmaci abortivi, ma denunciano un costante stallo da parte della FDA, che mina quindi gli sforzi degli Stati pro-vita per proteggere i nascituri. A rafforzare questa preoccupazione ci sono anche i dati diffusi il mese scorso dall'Ethics & Public Policy Center, che ha esaminato gli eventi avversi legati al mifepristone prima e dopo l'eliminazione dell'obbligo di visita medica in presenza da parte della FDA. Secondo l'analisi, il tasso di eventi avversi gravi è passato dal 10,15% all'11,50%. Un altro studio pubblicato dallo stesso centro un anno fa, nell'aprile 2025, aveva rilevato che il 10,93% delle donne sperimenta sepsi, infezioni, emorragie o altri eventi avversi gravi entro 45 giorni dall'aborto con mifepristone e, sempre secondo quello studio, il tasso di eventi avversi riscontrato nelle donne che assumono la pillola abortiva sarebbe almeno 22 volte superiore alla soglia dello 0,5% citata sulla base di studi clinici.  In questo quadro, dunque, il dibattito non riguarda più soltanto il numero degli aborti - e quindi delle vite umane uccise nel grembo materno - ma anche il modo in cui vengono (non) protette le donne.

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  2. Germania e Austria danno ragione a chi prega davanti alle cliniche abortive

    Mar 24

    Germania e Austria danno ragione a chi prega davanti alle cliniche abortive

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8485 GERMANIA E AUSTRIA DANNO RAGIONE A CHI PREGA DAVANTI ALLE CLINICHE ABORTIVE di Salvatore Tropea   In un momento in cui, su aborto e "diritti", qualcuno vorrebbe imporre il pensiero unico dominante, addirittura censurando la Fede e chi prega a favore della vita nascente, dalle autorità giudiziarie di Germania e Austria arriva un messaggio netto: la preghiera pacifica non è un crimine né si può vietare.  STOP AI DIVIETI DI PREGHIERA Vediamo nel dettaglio i casi. Innanzitutto a Ratisbona, nella regione tedesca della Baviera, le autorità avevano provato a mettere a tacere le veglie di preghiera vicino alle strutture abortive imponendo una "buffer zone" di 100 metri: un'area di esclusione che, di fatto, impediva a cittadini pacifici di sostare e pregare nei pressi delle cliniche. Un gruppo pro-life attivo sul territorio, con il supporto legale di ADF International, ha contestato la misura e il Comune è stato costretto a fare marcia indietro dopo gli stop arrivati in sede giudiziaria. La vicenda, secondo quanto riportato proprio da ADF International, ha coinvolto il Tribunale amministrativo di Regensburg e anche la giustizia amministrativa bavarese, fino al ritiro dell'esclusione di 100 metri stabilita inizialmente nell'estate 2025. A Vienna, in Austria, lo schema è stato simile: la polizia aveva tentato di vietare una veglia di preghiera programmata da "Jugend für das Leben" (Youth for Life), un'associazione di giovani pro-life. Anche qui è intervenuto un tribunale a ristabilire le libertà fondamentali: il Verwaltungsgericht Wien, il tribunale amministrativo della città, ha infatti annullato i provvedimenti della polizia e, in una sentenza dello scorso 8 gennaio, ha chiarito che una veglia di preghiera pacifica è una riunione lecita ai sensi del diritto di assemblea e non può essere esclusa dallo spazio pubblico. ADF International, che anche in questa occasione ha sostenuto la causa, ha sottolineato il punto decisivo: in uno Stato di diritto non si possono bandire cittadini pacifici dai luoghi pubblici semplicemente perché qualcuno non condivide il contenuto della loro espressione di fede. Due pronunce, quindi, che insieme dicono una cosa molto semplice e molto "scomoda" per l'ideologia abortista: le libertà di riunione, espressione e culto non svaniscono perché un luogo viene dichiarato "sensibile". E la preghiera, anche silenziosa, resta ciò che è: un atto pacifico e legittimo. UNA LEZIONE PER L'ITALIA E... PER L'EMILIA-ROMAGNA Questa vicenda riguarda da vicino anche l'Italia, perché ciò che in Germania e Austria è stato respinto dai giudici rischia di ripresentarsi qui sotto un altro nome: quello delle cosiddette "zone sicure". È esattamente l'allarme lanciato da Pro Vita & Famiglia con la petizione "Arrestati per un'Ave Maria?", che - con quasi 20.000 firme già raccolte - chiede al Presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, di non istituire le "zone sicure" previste dalla Risoluzione 284/2025. Il punto è chiarissimo: vietare ai cittadini iniziative pacifiche a sostegno della vita e della maternità o momenti di preghiera silenziosa nei pressi di ospedali e cliniche significa trasformare lo spazio pubblico in un'area a libertà condizionata, dove a essere "tollerate" sono solo alcune idee, mentre le altre vengono allontanate con la forza o con le sanzioni. Ecco perché le sentenze di Ratisbona e Vienna possono e devono "fare scuola": mostrano che, in democrazia, non si difendono donne e bambini zittendo la preghiera o cancellando dal territorio qualunque presenza pacifica pro-life. Al contrario: si tutela davvero la libertà quando lo Stato garantisce i diritti di tutti, anche di chi non si adegua al dogma dell'aborto come "bene intoccabile". In Emilia-Romagna, invece, con la Risoluzione 284/2025 si tenta la strada opposta: creare aree in cui perfino un'Ave Maria, anche solo nel silenzio, diventa un bersaglio. È una deriva che va fermata prima che diventi un pericoloso precedente.

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  3. Aborto impensabile: e anche papa Leone marcia per la vita

    Feb 3

    Aborto impensabile: e anche papa Leone marcia per la vita

    VIDEO: March for Life 2026 ➜ https://www.youtube.com/watch?v=y4oO0T9VtQU TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8442 ABORTO IMPENSABILE: E ANCHE PAPA LEONE MARCIA PER LA VITA (INVECE LA CEI...) di Luca Volontè   Alla "Marcia per la vita" di Washington, Papa Leone ribadisce l'impegno totale per la vita e dall'Amministrazione Trump, dopo alcuni tentennamenti, ripartono le misure contro l'industria dell'aborto americana e mondiale. L'attenzione della "Marcia per la Vita" quest'anno, «non è solo quella di cambiare le leggi a livello statale e federale, ma anche di cambiare la cultura per rendere l'aborto impensabile», si legge nel sito web ufficiale della Marcia 2026. Perché ancora marciare per la vita, chiedono gli organizzatori. «Purtroppo, il numero di aborti ogni anno è ancora ben superiore a 900.000 e si prevede che tale numero diminuirà solo di circa 200.000 all'anno nell'America post-Roe. Si profilano all'orizzonte molte battaglie legislative nazionali, tra cui anche il mantenimento delle protezioni Hyde di lunga data, che limitano i finanziamenti governativi per l'aborto nei disegni di legge di bilancio annuali. L'emendamento Hyde ha salvato milioni di vite ed è senza dubbio la politica pro-vita più incisiva nella storia della nostra nazione, ma ora non può essere dato per scontato...continueremo a marciare ogni gennaio a livello nazionale fino a quando non sarà ripristinata una cultura della vita negli Stati Uniti d'America». ROE VS WADE Siamo infatti alla 52^ manifestazione (53° anniversario dalla sentenza "Roe vs Wade") annuale, infatti la prima "Marcia per la Vita" si era svolta nel gennaio 1974, in occasione del primo anniversario della sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti che legalizzava l'aborto a livello federale. 50 anni dopo, lo scorso 2021 la Corte Suprema aveva rivisto e annullato la "Roe vs Wade" con lo storico caso "Dobbs contro Jackson Women's Health Organization", decisione descritta dalla Bussola. Ora l'obiettivo è si culturale ma, la precondizione necessaria e sufficiente per combattere questa nuova battaglia, è che le riforme legislative per la tutela della vita del concepito ed i tagli contro l'aborto si mantengano e se possibile accrescano.  Nel messaggio diffuso in vista della manifestazione annuale pro-life nella capitale degli States, Papa Leone XIV, primo pontefice statunitense della storia, ha espresso calorosi saluti e vicinanza spirituale ai manifestanti e ricordato il suo recente e cruciale discorso fatto al corpo diplomatico del 9 gennaio, di cui diversi autori hanno presentato alcuni contenuti sulla Bussola, ribadendo che «la tutela del diritto alla vita costituisce il fondamento indispensabile di ogni altro diritto umano». Infatti, ha ricordato il Papa, «una società è sana e progredisce veramente solo quando tutela la sacralità della vita umana e si adopera attivamente per promuoverla... affinché la vita sia rispettata in tutte le sue fasi, attraverso iniziative appropriate a tutti i livelli della società, anche attraverso il dialogo con i responsabili civili e politici». Difendendo i «nascituri», ha sottolineato il Papa, «sappiate che state adempiendo al comando del Signore di servirlo nei nostri fratelli e sorelle più piccoli». Oltre alle decine di interventi e testimonianze toccanti e forti, il Vice Presidente degli Stati Uniti JD Vance ha tenuto un discorso alla folla ribadendo l'impegno personale ed il messaggio dell'amministrazione Trump nella "Giornata Nazionale sulla Santità della vita umana" (22 gennaio), dopo le recenti contraddizioni.  LA RETROMARCIA DEI REPUBBLICANI Infatti, lo scorso 6 gennaio il presidente USA aveva chiesto ai repubblicani del Congresso di essere più flessibili sul finanziamento pubblico degli aborti, soprattutto sull'emendamento Hyde, nato come disposizione bipartisan nei disegni di legge sul finanziamento che ha vietato l'uso di fondi federali alle multinazionali dell'aborto per oltre 45 anni, sempre rinnovato dal 1976, sino all'ultima amministrazione Biden e che ha salvato, secondo uno studio del "Charlotte Lozier Institute", circa 2.6 milioni di bimbi. Nei giorni successivi, non solo Marjorie Dannenfelser, presidente dell'importante associazione prolife "Susan B. Anthony Pro-Life America", ma anche altri leaders prolife avevano criticato Trump e previsto una sconfitta certa per il partito del presidente se avesse tradito gli impegni a favore della vita. Il tanto atteso disegno di legge sul programma sanitario del presidente Donald Trump, presentato alla stampa ed al Congresso il 15 gennaio, non menziona l'Emendamento Hyde, pur garantendo la collaborazione con il Congresso perché fossero incluse «le più forti protezioni possibili a favore della vita». La retromarcia dei Repubblicani è stata repentina, il 19 gennaio, con un comunicato congiunto, i Repubblicani membri della Commissione Bilancio del Congresso, assicuravano che il disegno di legge proveniente dalla Casa Bianca era stato per includere l'Emendamento Hyde e «proteggere la vita dei bambini non ancora nati». Giovedì 22 gennaio, la "Small Business Administration" (SBA) ha avviato una indagine federale sulle agenzie abortiste affiliate a Planned Parenthood per verificare se abbiano ricevuto illegalmente 88 milioni di dollari in prestiti del "Paycheck Protection Program" (PPP), programma di ristoro economico, durante la pandemia di COVID-19. Infine, ieri, giorno della Marcia, il Dipartimento di Stato ha ampliato la cosiddetta "Mexico City Policy", norma che impedirà che gli aiuti esteri sovvenzionino l'aborto e, in un importante ampliamento, anche ai programmi di "gender e diversità, equità e inclusione" (DEI). Trump, Vance e l'intera amministrazione, dunque, compiono un passo avanti deciso ed economicamente concreto a favore della vita e contro le multinazionali dell'aborto, tutte decisioni che favoriranno la battaglia culturale pubblica a cui i movimenti pro life sono chiamati con il sostegno limpido di Papa Leone XIV. Nota di BastaBugie: Riccardo Cascioli nell'articolo seguente dal titolo "Giornata per la Vita, rituale stanco perché dimentica le origini" parla degli scopi originali della Giornata nazionale per la Vita istituita a seguito dell'approvazione della legge 194 che legalizzò l'aborto in Italia. Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 31 gennaio 2026:  47 anni e li dimostra tutti. Domani, prima domenica di febbraio, come ogni anno dal lontano 4 febbraio 1979 la Chiesa italiana celebra la Giornata nazionale per la vita. Ma sempre più stancamente, sempre più distrattamente: qualche prete lo ricorderà tra gli avvisi alla fine della Messa; un numero minore ne farà cenno durante l'omelia; all'esterno di diverse chiese eroici volontari dei Centri di Aiuto alla Vita venderanno le primule, fiore-simbolo, anche per autofinanziarsi; forse qualche parrocchia organizzerà un convegno o una veglia di preghiera. E poi si chiude e ci si dà appuntamento all'anno prossimo, sempre più stancamente, sempre più distrattamente. Non aiuta certo la Conferenza Episcopale Italiana con i suoi messaggi per la Giornata, così generici da suscitare qualche buon pensiero (se va bene) e poco più. Prendiamo quello di quest'anno, dal titolo "Prima i bambini": per carità, nulla di sbagliato, forse un po' di eccesso sentimentale nella definizione di una «visione evangelica dell'infanzia» che sa tanto di Mulino Bianco; però poi un lungo elenco di violazioni dei diritti dei bambini su cui fare un esame di coscienza. E si va dai bambini «vittime collaterali delle guerre degli adulti» ai «bambini "fabbricati" in laboratorio», dai bambini-soldato a quelli «fatti oggetto di attenzioni sessuali». A un certo punto si citano anche «bambini cui viene sottratto il fondamentale diritto di nascere», modo elegante di definire le vittime dell'aborto, parola che nel messaggio non viene citata neanche una volta. Perché ci soffermiamo su quest'ultimo particolare? Perché la stanchezza e la distrazione rispetto alla Giornata per la Vita sono il frutto di una dimenticanza - per non dire della rimozione - dell'origine, del motivo per cui è stata istituita. Essa è infatti la risposta all'approvazione della legge 194 del 22 maggio 1978 che legalizza l'aborto in Italia, ma è anche figlia di una battaglia condotta dalla CEI fin dall'inizio degli anni '70 per contrastare il tentativo di approvare una legge abortista; battaglia che a legge fatta la CEI intende continuare a tutti i livelli: ecclesiale, caritativo, culturale, politico. Di quelle intenzioni oggi è rimasto praticamente nulla, se addirittura abbiamo eminenti prelati che parlano di legge 194 come «pilastro della società» e politici cattolici che «nessuno tocchi la 194». Per capire meglio cosa è cambiato nella Chiesa in questi anni basta riprendere in mano l'Istruzione pastorale La comunità cristiana e l'accoglienza della vita umana nascente, approvata dal Consiglio permanente della CEI nella sessione del 23-26 ottobre 1978, la stessa che istituisce la Giornata per la Vita alla prima domenica di febbraio. Essa si presenta come una vera e propria «catechesi sulla responsabilità relativa all'accoglienza della vita nascente» e una chiamata all'azione, sia nelle opere di accoglienza della vita nascente (per le madri, le famiglie, le comunità ecclesiali fino agli operatori socio-sanitari) sia nell'impegno socio-politico che arriva fino alla richiesta di «operare per un superamento della legge attuale, moralmente inaccettabile, con norme totalmente rispettose del diritto alla vita». Tutto il documento è percorso dalla consapevolezza della gravità dell'aborto, definito «un grave crimine morale» e un «gravissimo

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  4. La campana pro-life di Suetta ci richiama al diritto naturale

    Jan 27

    La campana pro-life di Suetta ci richiama al diritto naturale

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8437 LA CAMPANA PRO-LIFE DI SUETTA CI RICHIAMA AL DIRITTO NATURALE di Stefano Fontana   Il vescovo di Ventimiglia-San Remo, mons. Antonio Suetta, fa suonare ogni giorno una campana per ricordare i bambini impediti a nascere dalla legge sull'aborto. Ovviamente ne è nata una polemica e, come era scontato, le donne del Partito Democratico hanno esecrato l'iniziativa considerata da loro "molto grave" perché lesiva del diritto delle donne. Tuttavia in questo articolo non ci occuperemo di queste stanche e stancanti contestazioni ideologiche, ma affronteremo alcune questioni che dovrebbero interessare i cattolici, sulle quali pochi o nessuno si è esercitato. Prima di tutto va chiarito che il vescovo Suetta, con questa sua iniziativa, è intervenuto su un tema di diritto e di morale naturali. Ossia ha semplicemente difeso l'ordine delle cose, un principio di senso comune, una norma ragionevole: è moralmente vietato uccidere una persona innocente. Lo ha riassunto egli stesso con la frase «l'aborto non è un diritto ma un delitto» (QUI). Il vescovo ha stabilito il diritto come fonte di doveri e quindi i doveri come fonte dei diritti. Ha ricordato la giusta successione logica. Prima dei diritti soggettivi, c'è il diritto, vale a dire l'ordine oggettivo della giustizia, il quale pone alla ragione il dovere di rispettare i suoi articoli non scritti, sui quali - a questo punto sì ... - si fondano i diritti soggettivi. Non tutti, quindi, ma solo quelli resi veri e legittimi proprio da questa dipendenza dal diritto e dalla giustizia. I diritti ingiusti non sono diritti. Sarebbe un errore assegnare alla campana di Suetta un senso immediatamente solo religioso, saltando la sua dimensione di buon senso comune. Si leggono nella rete interventi di cattolici che sostengono l'iniziativa del Vescovo, ma tralasciano l'aspetto ora visto. Motivano la difesa della scelta di Suetta sottolineando che la laicità dello Stato non consiste nel combattere una religione, ma nel permettere a tutte di dire la loro: quindi anche Suetta ha questo diritto. Interventi di questo genere sbagliano il bersaglio, nel senso che attribuiscono un primario senso religioso ad una disposizione - quella di Suetta - il cui primo senso è invece di ragione naturale. Lo Stato deve difendere i principi della ragione naturale perché non facendolo andrebbe contro al bene comune, che è il suo fine costitutivo. Se invece il primo dovere dello Stato fosse di dare la parola a tutte le religioni, dovrebbe ipoteticamente farlo anche per religioni che prevedessero l'aborto come lecito. Il suono di quella campana prima di tutto ricorda a tutti e non solo ai cattolici, che esiste questo ordine naturale, che la ragione umana è in grado di conoscerlo e che il potere politico ha il dovere di difenderlo. Il discorso tuttavia non finisce qui. Suetta è un vescovo cattolico, ha sì difeso il diritto naturale e un principio della legge morale naturale, ma lo ha fatto, oltre che da uomo e da cittadino, anche da vescovo. Sarebbe riduttivo fermarsi solo al primo livello, posta la necessità di non trascurarlo. Ciò ha un grande significato: vuol dire che la religione cattolica illumina e protegge il diritto naturale, vuol dire che la Chiesa ha il compito di difenderlo, come del resto fa da sempre, a parte alcune diffuse incertezze dei nostri tempi. Non va dimenticato quanto insegnato da Paolo VI nella Humanae vitae (1968): «Nessun fedele potrà negare che al magistero della chiesa spetti di insegnare anche la legge morale naturale... infatti anche la legge naturale è espressione della volontà di Dio, l'adempimento fedele di essa è parimenti necessario alla salvezza eterna degli uomini». La campana di Ventimiglia-San Remo, ogni giorno, non ricorderà solamente che esiste una legge di natura, ma anche che la Chiesa cattolica la conferma, la difende e la purifica con la legge evangelica. E lo ricorderà a tutti, compresi quanti, nella stessa Chiesa, se ne sono dimenticai o addirittura lo negano. C'è infine un altro sviluppo, per certi versi ancora più decisivo: quella campana vuol dire ancora di più di quanto appena visto. Non ci sono oggi altre religioni che facciano suonare le loro campane in difesa dell'ordine naturale, solo quella campana "cattolica" lo fa. Essendo l'unica a farlo, essa esprime e nello stesso tempo rivendica un primato di unicità agli occhi di un potere politico che intendesse difendere il diritto naturale ("se" intendesse difenderlo). Il vescovo Suetta ha come riaffermato questo primato di unicità. I cattolici che nella rete sostengono l'iniziativa Suetta dicendo allo Stato che la laicità consiste nel far parlare le religioni e su ciò difendono il diritto della campana di Suetta, non tengono conto di questo primato della religione cattolica. La campana di Suetta costringe lo Stato a tornare al suo dovere di perseguire il bene comune difendendo il diritto naturale, e spinge la Chiesa a rivendicare il suo ruolo primaziale nel conseguimento del medesimo scopo. Su questo punto la voce della Chiesa cattolica non è una opinione tra le tante, non è nemmeno solo una opinione. Se queste nostre considerazioni hanno un senso, allora bisognerebbe che altri vescovi, che tutti i vescovi cattolici d'Italia facessero suonare la loro campana, ogni giorno, alla stessa ora. Nota di BastaBugie: Riccardo Cascioli nell'articolo seguente dal titolo "Aborto, Paglia contro Suetta. I vescovi italiani si sveglino" parla dell'ex presidente della Pontificia Accademia per la Vita che va a Sanremo e prende le distanze dall'iniziativa della "Campana dei bambini non nati" presa dal vescovo Suetta. Scandaloso ma non sorprendente visti i precedenti. Ma gli altri vescovi da che parte stanno? Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 20 gennaio 2026: Una settimana fa lamentavamo il fatto che dai vescovi italiani non fosse venuta una sola parola di solidarietà nei confronti del vescovo di Ventimiglia-San Remo, monsignor Antonio Suetta, attaccato ferocemente dai media e dai partiti di sinistra per l'iniziativa della "Campana dei bambini non nati". Quel rintocco serale della campana collocata sulla torretta della Curia alla fine di dicembre, ha mandato in tilt tutta la sinistra (e non solo) che della tragedia dell'aborto, dell'eliminazione della creatura più indifesa, ha fatto un diritto umano. Polemiche feroci dettate da chi conta visto che le proteste non hanno grande seguito popolare, come dimostrano le poche decine di persone che sabato 17 gennaio hanno partecipato alla manifestazione in piazza a Sanremo chiamata a gran voce dal Partito Democratico locale. Lamentavamo dunque che davanti a questa bufera mediatica gli uomini di Chiesa rimanessero in silenzio. Però oggi siamo al punto che dobbiamo rimpiangere quel silenzio, visto che l'unico uomo di Chiesa che si è espresso - l'ineffabile monsignor Vincenzo Paglia - lo ha fatto per prendere le distanze da monsignor Suetta, e per giunta ha scelto proprio la città di Sanremo per farlo. Infatti monsignor Paglia, presidente emerito della Pontificia Accademia per la Vita (PAV) che sotto la sua guida ha preso una direzione contraria a quella per cui san Giovanni Paolo II l'aveva fondata, questo fine settimana era nella città ligure, al Teatro del Casinò, per partecipare a un convegno sulla terza età. Convegno, bisogna dire per quanti hanno polemicamente rilevato l'assenza tra il pubblico del vescovo Suetta, che è stato ampiamente pubblicizzato sul sito della diocesi. Cortesia non ricambiata da Paglia, al quale - come era logico attendersi - a margine del convegno è stata fatta la fatidica domanda sull'iniziativa della Campana. La risposta è sconcertante: «Io vorrei - ha detto l'ex presidente della PAV - che si suonassero le campane per i vecchi, affinché siano accompagnati con serenità e amore, cosicché nessuno sia lasciato solo. La campana della fraternità deve suonare forte». Classico espediente clericale: parlare d'altro per evitare di esprimere apertamente il dissenso su un'iniziativa. Ma il messaggio è comunque chiaro: quell'iniziativa non mi rappresenta. Messaggio ancora più pesante se si considera che Paglia è stato fino a pochi mesi fa il presidente della Pontificia Accademia per la Vita, e peggio ancora perché lo ha fatto in coincidenza con le manifestazioni anti-Suetta. Del resto non ci si può nemmeno stupire più di tanto: ben ricordiamo quando nel 2022, partecipando a un programma di RaiTre, monsignor Paglia dichiarò a proposito della legge che ha legalizzato l'aborto in Italia nel 1978: «Penso che la legge 194 sia ormai un pilastro della nostra vita sociale». E poi, incalzato dalla giornalista che gli chiedeva se la 194 fosse in discussione, rispose risoluto: «No, ma assolutamente, assolutamente!». Le parole a Sanremo di monsignor Paglia spiegano bene il silenzio di tutti gli altri vescovi in Italia. Anche se non tutti pensano alla legge 194 come a un pilastro della società italiana e probabilmente tanti desidererebbero fosse abolita, nessuno però si sente di mettersi al centro di polemiche e contestazioni prendendo posizione su una materia che scatena reazioni ideologiche tanto forti. A molti piace credere che non prendendo alcuna posizione sgradita saranno per questo ascoltati meglio dal mondo, piace illudersi che nascondendo la Verità si favorisca quel clima di fraternità evocato da Paglia. Illusi, appunto. Davvero costoro pensano che ci possa essere fraternità in una società che uccide i propri figli? C'è solo da augurarsi che l'improvvida uscita di Paglia, con il suo implicito appoggio a chi contesta il vescovo Suetta, scuota la

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  5. La campana dei bambini abortiti a Sanremo non offende nessuno

    Jan 21

    La campana dei bambini abortiti a Sanremo non offende nessuno

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8427 LA CAMPANA DEI BAMBINI ABORTITI A SANREMO NON OFFENDE NESSUNO di Fabio Piemonte   Nella diocesi di Ventimiglia-Sanremo, sulla torretta campanaria della curia di Villa Giovanna d'Arco, dal 28 dicembre scorso una campana suona ogni sera puntualmente alle 20 in memoria dei bambini non nati. Ormai l'iniziativa è arcinota, soprattutto per le vergognose e strumentali polemiche che fin dal suo annuncio l'hanno caratterizzata e che sono arrivate da sinistra, progressisti, femministi e persino dalla galassia Lgbt. Tutti a scagliarsi contro la campana e contro il vescovo, monsignor Antonio Suetta. «L'iniziativa offende», «colpevolizza le donne che hanno abortito», «criminalizza», addirittura c'è chi - come la Cgil Liguria - l'ha definita «violenta». Ma è davvero così? Ma davvero il semplice suono di una campana può offendere o giudicare qualcuno? Ovviamente no. Innanzitutto partiamo dalle stesse parole del vescovo di Ventimiglia-Sanremo, il quale ha fin da subito chiarito che l'idea è nata semplicemente «dal desiderio di dare voce a chi non ha potuto avere voce, di custodire nel cuore della Chiesa il ricordo dei bambini non nati a causa dell'aborto». Insomma un invito a elevare una preghiera comune alla stessa ora per ogni piccolissimo nascituro che non ha mai visto la luce e che dunque non vuole colpevolizzare né attaccare nessuno. Le motivazioni di Suetta, però - come già accennato - non sono bastate ed ecco quindi che sono arrivate le proteste di chi si dice favorevole alla libertà d'espressione, ma solo quando la si pensa allo stesso modo. IL VERO SCOPO DELLA CAMPANA Non serve scomodare proclami teologici per spiegare - e comprendere - quale sia il reale scopo - innocuo - di tale campana, di fatto assimilabile a quello di tutte le altre campane: mediante i suoi rintocchi intende richiamare ogni fedele alla preghiera. Nello stesso tempo certamente essa rompe la cortina di silenzio sul tema dell'aborto, ma lo fa senza giudicare. Il suo suono non riecheggia per condannare le madri che abortiscono, né per metterle pubblicamente alla gogna, ma costituisce un'occasione per interrogare la propria coscienza sul valore della vita. Tale campana, inoltre, è stata fusa in occasione dei 40 Giorni per la Vita 2021-2022, quindi nel corso di un'altra significativa iniziativa di preghiera per tutti i bambini abortiti e per le loro mamme, per cui con i suoi rintocchi esorta semplicemente a un gesto di compassione cristiana, ribadendo la preziosità della preghiera, del raccoglimento e della memoria. Eppure, nonostante le buone intenzioni, il vescovo di Ventimiglia-Sanremo è finito in un tritacarne mediatico che ha addirittura portato la consigliera di Pari Opportunità della Regione Liguria, Laura Amoretti, a scrivere una lettera di "protesta" indirizzata a Papa Leone XIV, mostrando tra l'altro in questo modo anche una certa ignoranza sulla Dottrina e sul magistero della Chiesa sul tema dell'aborto. Torniamo ora al suono della Campana per i bambini non nati e al suo reale scopo. In generale tutte le campane - e questa non fa eccezione - costituiscono, come detto, per fedeli di ogni epoca storica un invito prezioso alla preghiera. Non si tratta dunque semplicemente di segnalare l'ora esatta - che pure un tempo aveva un ruolo importante anche per il lavoro nei campi -, bensì di ricordare anche alle orecchie distratte dell'uomo contemporaneo che c'è un tempo per ogni cosa, anche per pregare, per andare a messa, per festeggiare, persino per il lutto. Ecco dunque che, per esempio, gli scampanellii prolungati - le cosiddette "campane a festa" - preannunciano generalmente l'inizio di una celebrazione eucaristica o la preghiera dell'Angelus alle 12; oppure con ritmo più accelerato e disteso proclamano la gioia del Natale e della Pasqua. Allo stesso modo, anche i ritocchi lenti intervallati da pochi secondi di silenzio - le cosiddette "campane a morto" - che annunciano un funerale sono sì un segno sonoro del dolore che colpisce una comunità, ma costituiscono nel contempo un invito ai fedeli a raccogliersi in preghiera, anche semplicemente dal luogo in cui ci si trova, proprio come il suono di ogni sera alle 20 a Sanremo vuole fare. LE ALTRE CAMPANE PER I NON NATI Ebbene sì, la Campana per i bambini non nati di Sanremo non è affatto un unicum: segue un'iniziativa già diffusa in altri Paesi che spesso prende il nome di "La voce dei non nati" e che tra l'altro in passato ha ricevuto la benedizione del Santo Padre. Già nel 2021, infatti, fu Papa Francesco, in Vaticano, a benedire alcune campane di questo tipo. È accaduto, per esempio, il 27 ottobre 2021, quando il Pontefice diede la sua benedizione ad alcune campane destinate all'Ecuador e all'Ucraina, ricordando che il loro suono deve «annunciare al mondo il Vangelo della vita», «destare le coscienze» e tenere vivo il ricordo dei non nati, affidando «alla preghiera ogni bambino concepito, la cui vita è sacra e inviolabile». Ma ancora prima, nel settembre 2020, sempre Francesco, e sempre in riferimento ad alcune campane che risuonavano per i bambini vittime dell'aborto, aveva auspicato che il loro rintocco «risvegli le coscienze» dei cittadini e di legislatori nel mondo. Ma c'è di più: alcune di queste campane, infatti, recano un'incisione con le parole del beato polacco Jerzy Popiełuszko ("La vita di un bambino inizia sotto il cuore della madre") e il quinto comandamento, "Non uccidere". Un'altra benedizione è poi arrivata il 21 marzo 2023, sempre da parte di Papa Francesco, quella volta per una campana per la Vita destinata allo Zambia. Va da sé, dunque, che il polverone di polemiche in atto a Sanremo - con tanto di manifestazione di protesta tenuta dai Radicali sabato pomeriggio - sembra più che altro un tentativo di censurare e tappare la bocca a chi la pensa diversamente rispetto alle posizioni abortiste e progressiste. Ecco perché anche Pro Vita & Famiglia si è impegnata in prima linea, fin dai primi giorni di polemiche, per manifestare la propria solidarietà al vescovo Suetta, dando voce alle sue motivazioni e lanciando una petizione che in pochi giorni ha superato le 30.000 firme. E lo stesso vescovo si è sempre detto fermo nella sua decisione, saldo nel portare avanti l'iniziativa e ha per di più esortato proprio Pro Vita & Famiglia, con un messaggio rivolto direttamente all'associazione, a «non desistere da questa battaglia per il bene della vita» e ad essere «campane squillanti senza paura!».

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  6. Tutte le strategie woke svergognate da chi ha lavorato all'Onu

    12/16/2025

    Tutte le strategie woke svergognate da chi ha lavorato all'Onu

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8380 TUTTE LE STRATEGIE WOKE SVERGOGNATE DA CHI HA LAVORATO ALL'ONU di Giulia Tanel «Le persone oggi sono prive di identità», e quindi completamente manipolabili. Non usa giri di parole per descrivere la situazione in cui siamo immersi Amparo Medina, un passato da militante atea nelle fila della sinistra radicale e da ex responsabile delle Nazioni Unite dei progetti di educazione sessuale e oggi felice figlia della Chiesa e strenua attivista pro life, anche in qualità di presidente della Fondazione Creciendo Contigo Mujer e di coordinatrice della Red Vida y Familia Ecuador. Il Timone la ha incontrata in Italia, in una calda sera di fine agosto. Medina, partiamo dal suo passato: le posizioni che porta avanti oggi a livello nazionale internazionale non sono le stesse di un tempo... «Infatti. Quando ero giovane ero impegnata nell'area politica della sinistra e nel suo braccio armato, che era un movimento per portare la rivoluzione in Ecuador». Quali sono, in base alla sua esperienza, i tratti distintivi del mondo radicale? «Principalmente la divisione e l'odio. La cosa sulla quale lavora di più la sinistra è la divisione: dividi e vincerai. Allo stesso tempo, la prima cosa che ti insegnano è a odiare: la Chiesa, gli uomini, la ricchezza, i proprietari di aziende... odia! Ti insegnano a odiare e ti dicono che l'unico modo per risolvere un problema è eliminare l'altro, sia fisicamente che psicologicamente. Una persona capisce che l'ideologia la sta inghiottendo, la sta danneggiando, perché prima le viene tolta l'identità, poi la famiglia... divisione e odio». Lei ha lavorato anche per le Nazioni Unite. Che ruolo ricopriva e quale "missione" portavate avanti come istituzione? «Ho lavorato come consulente delle Nazioni Unite. Essere consulente vuol dire che sei la parte operativa: le Nazioni Unite preparano dei termini di riferimento di un progetto che vogliono implementare a li propongono alle varie Ong, le quali partecipano al bando, e quella che si avvicina di più a quanto richiesto viene selezionata per implementare il progetto.  Il progetto più grande che ho seguito si e articolato tra il 2000 e il 2004, per un valore complessivo di sei milioni e mezzo di dollari: con un'associazione di nome Cidet, della quale ero presidente esecutivo, abbiamo lavorato per diffondere l'uso dei contraccettivi, l'aborto, l'ideologia femminista in Sud America, e questo entrando nelle scuole, nel consultori e formando gli insegnanti, i medici e i gruppi giovanili. Ho lavorato inoltre per portare avanti altri progetti governativi e con altre Ong locali e internazionali, anche in ltalia e in Germania, per organizzare conferenze e convegni interistituzionali con il medesimo scopo». Insomma, alcuni fini che l'Agenda 2030 persegue non sono una novità degli ultimi tempi... «Esatto. Solamente che negli anni ha cambiato nome: prima erano gli obiettivi di sviluppo sostenibile, poi si è sviluppata l'Agenda 21, con l'idea della Pachamama, della Madre Terra intesa come entità, e con l'idea che gli animali siano come le persone, che abbiano gli stessi diritti, con tanto di sanzioni per chi non si adegua a tale visione. Ora l'Agenda 2030 sta occupando spazi nuovi, ha uno spettro d'azione molo più grande ed è molto più ambiziosa: coi suoi 17 obiettivi di sviluppo sostenibile, la sorveglianza della popolazione è più pervasiva e stringente, togliendo alle persone sempre più libertà e mezzi con la scusa dei "diritti" che devono essere riconosciuti: dal controllo economico con la moneta elettronica, per cui non si è più liberi di gestire i propri soldi, al controllo alimentare, proibendo i fertilizzanti, implementando il biologico, o spingendo a mangiare insetti...». Con quale strategia viene portato avanti tutto questo? «Se con l'Agenda 21 vi era una strategia di "coscienza" e si puntava a uno sviluppo più in ambito politico ed economico, l'Agenda 2030 lavora maggiormente sotto il profilo della manipolazione emozionale; e sono in primis i giovani a venir agganciati a livello emotivo, anche perché questa volta l'implementazione degli obiettivi avviene soprattutto attraverso le scuole». Tornando alla sua storia di vita, quando ha maturato la sua conversione di fede e di mentalità?  «Ho cominciato il mio cammino di conversione grazie a un'esperienza mistica con la Vergine Maria che ho avuto il 27 novembre 2004, giorno della Festa della Medaglia Miracolosa. Quando mi sono convertita non è stato facile, mi sono trovata in mezzo a due fuochi: le mie amicizie femministe mi hanno abbandonata e anche i cattolici mi guardavano con sospetto, pensando che mentissi. Ma io ero cosi innamorata del Signore, ero talmente grata di tutto quello che avevo visto e sentito ed ero così convinta di dover creare una rete pro vita, che non m'importava nulla, andavo avanti». In seguito, la cosa più difficile per me è stata passare dall'emozione a una fede "ordinaria": all'inizio sentivo la presenza della Vergine, il suo odore, e quando tutto questo è finito mi sentivo abbandonata. Ma la Madonna mi aveva promesso che non mi avrebbe mal lasciata sola, che sarebbe sempre stata sopra di me per governarmi, sotto di me per sostenermi, davanti a me per guidarmi, accanto a me per accompagnarmi. E cosi è stato. Gli esempi sono tanti, nel corso della vita mi sono successe molte cose, alcune veramente incomprensibili: come quando mi hanno avvelenata in Perù e l'ospedale mi ha curata gratuitamente, o quando hanno rapito mia figlia, e quando hanno provato a uccidermi lanciando una bottiglia di vetro da un cavalcavia e ne sono uscita illesa...». Come giudica la questione "vita" nel mondo odierno? L'aborto e l'eutanasia sono ormai temi normalizzati, quasi dei "diritti" acquisiti... «A mio avviso l'aborto è il danno più grande che il Maligno ha fatto nella nostra esistenza; uccidiamo i nostri figli per avere soldi, una posizione, una vita fatta di viaggi e di piacere, per poter essere più indipendenti...». Possiamo dire che l'ideologia di morte oggi è quasi un dogma?  «Si, l'ideologia ha tre caratteristiche fondamentali: parte da problemi reali, oggettivi; per tali problemi presenta soluzioni emozionali, "veloci", percepite come buone per la popolazione: per esempio, se una donna viene stuprata, le si fornisce l'aborto, e lo stesso se ha problemi economici nell'accogliere la nuova vita; infine, porta le persone a non riconoscere più la verità: per esempio, oggi non si può tagliare un albero o uccidere un animale, ma puoi amputare i bambini per far loro "cambiare" sesso, o contaminare il proprio corpo di sostanze "farmaceutiche"... se questo avviene, è perché le persone hanno subito un completo lavaggio del cervello e vivono come ipnotizzate, tanto da non percepire più l'impatto fisiologico, psicologico e spirituale di tutto questo». Insomma, dalla rivoluzione sociale sessantottina, oggi siamo nel pieno della rivoluzione sessuale, che ha come focus principale i bambini e i ragazzi: rapporti sessuali precoci, contraccezione, ideologia gender, pornografia dilagante... Quali conseguenze provoca tutto questo nelle persone e, di riflesso, nella società?  «La conseguenza fondamentale è che le persone oggi sono prive di identità: se sono capace di dire che tu non sei quello che sei e ti convinco che non sei né uomo né donna, posso fare con te tutto quello che voglio, ti posso dire cosa mangiare, dove andare, cosa fare, come vestirti... sei un essere umano completamente manipolabile, senza appartenenza, incapace di pensare più in là di quello che altri vogliono che tu pensi. Per anni si è combattuto affinché le donne e i bambini potessero passare dall'essere "oggetti sociali" all'essere "soggetti sociali", mentre ora queste ideologie stanno facendo il processo inverso, in quanto la cosa che più conta è legata al consumo». Perché i cristiani cattolici danno tanto fastidio a questo tipo di ideologie?  «Perché la persona cristiana cattolica ha il sentimento del trascendente, è capace di discernere, ha un senso nella vita, non si lascia prendere dal sentimentalismo, dalla lussuria...». Un tema molto caro anche al nuovo Papa è quello dei social network: una rete che amplia la libertà individuale o che, in definitiva, ingabbia nell'ideologia? «Ritengo sia importante allontanare innanzitutto i bambini e i ragazzi dai social media; questo non significa bloccare la loro libertà, al contrario è un modo per curarsi della loro innocenza, della loro vita e della loro evoluzione emozionale».

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  7. Arrivano i gioielli fatti con gli embrioni

    11/11/2025

    Arrivano i gioielli fatti con gli embrioni

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8347 ARRIVANO I GIOIELLI FATTI CON GLI EMBRIONI di Paola Belletti   È arrivata una novità in gioielleria. E per questo siamo costretti ad aggiungere un nuovo capitolo alla storia degli orrori nata sotto l'albero della morte dell'ideologia pro aborto e dei diritti senza limiti: ora è possibile trasformare gli embrioni crioconservati, che i genitori-produttori non intendono più trasformare in bambini, in gioielli. Un'idea originale, nemmeno così recente in realtà, sbocciata nelle isole britanniche che, data l'enormità di risorse inutilizzate dello stesso tipo, potrebbe diffondersi anche altrove. Chissà, magari nell'ottica di una mefistofelica economia circolare, si saranno domandati in una sessione di brainstorming del reparto creativo, come sfruttare una risorsa che giace inutilizzata, ma viva, in quantità spaventose e che non viene impiegata allo scopo per cui altri articoli simili sono utilizzati. Tra le domande che saranno circolate ci sarà stata quella sul margine di profitto che un simile prodotto avrebbe garantito. A pressione fiscale come siamo messi? Perché quella morale non pare lambirli. L'azienda in questione è la Blossom Keepsake e la sua pagina Instagram è tutto un susseguirsi di storie che ci spiegano come per loro sia ok che non a tutti vada giù l'idea di incastonare in un ciondolo degli embrioni (ma anche latte materno, cordoni ombelicali e ceneri di defunti). Non è da tutti, insomma, apprezzare la dolcezza che si nasconde dietro lo sterminio di vite create in modo moralmente illecito per trasformarle in un ricordo da tenere al collo o al dito, previa loro soppressione. Va tutto bene, loro sono inclusivi e tanto pazienti e vogliono esserlo addirittura con i fratellini sfortunati di altri embrioni crioconservati che sono riusciti a nascere, per la volontà di genitori e medici e una certa dose di buona sorte.  LA CHIESA LO AVEVA DETTO D'altronde per togliersi ogni dubbio basta leggere la loro dichiarazione d'intenti sul sito aziendale: «Al centro del nostro lavoro c'è un profondo rispetto per la vita e per l'incredibile viaggio che le famiglie intraprendono per crearla. Siamo specializzati nella creazione di ricordi unici e significativi utilizzando embrioni di fecondazione in vitro non utilizzati». Sembrano due o tre persone diverse che si contendano la tastiera. E ancora: «La nostra missione è offrire alle famiglie un modo meraviglioso per onorare questo capitolo della loro storia, trasformando questi embrioni in pezzi senza tempo che possono essere custoditi per sempre». Non hanno trasformato niente che nella loro mente non fosse già tale: anche prima di venire soppressi per finire incastonati in una pietruzza, quegli esseri umani allo stato di embrioni per loro era solo pezzi, semilavorati, risorse. In esubero, per giunta. Il mercato non si ferma mai e se non riesce a smaltire con gli stockisti gli eccessi di articoli rimasti invenduti deve inventarsi qualcosa; la discarica è l'ultima spiaggia e anche da lì, volendo, si può ricavare qualcosa. Eppure la Chiesa lo aveva detto, e per tempo: no, la fecondazione artificiale, che sposta al di fuori del corpo della madre il concepimento escludendo l'atto coniugale e affidandolo a decisioni tecniche umane, non porterà niente di buono. Non è moralmente lecita e ferisce tutte le persone coinvolte in gradi diversi, il più colpito è il concepito che non ha alcun potere di difendersi. Ma lo sono anche la madre, il padre e persino il medico e gli operatori che si rendono complici di questa operazione. EMBRIONI CONGELATI: NESSUNA SOLUZIONE MORALMENTE ACCETTABILE L'umanità tutta si trova sulle spalle questa tragedia: solo gli Stati Uniti si stima che abbiano un milione di embrioni congelati. E per queste vite, purtroppo, non esiste nessuna soluzione moralmente accettabile: nell'istruzione Dignitas personae del 2008 la Chiesa afferma che l'embrione umano non può essere trattato come «mero materiale di laboratorio perché ciò viola la sua dignità, che "appartiene in egual misura a ogni singolo essere umano, indipendentemente dai desideri dei suoi genitori, dalla sua condizione sociale, dalla sua formazione educativa o dal livello di sviluppo fisico». San Giovanni Paolo II, nel 1996, rivolgendosi a medici e scienziati di tutto il mondo interpellò con la forza che gli era tipica la loro coscienza affinché, disse, venisse «fermata la produzione di embrioni umani, tenendo conto che non sembra esserci alcuna soluzione moralmente lecita per quanto riguarda il destino umano delle migliaia e migliaia di embrioni 'congelati' che sono e rimangono soggetti di diritti essenziali e pertanto dovrebbero essere protetti dalla legge come persone umane». E anche ora a lanciare l'allarme e a gridare la propria indignazione sulle piazze digitali sono (solo?) i cattolici.

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  8. Dopo la Francia, anche la Spagna vuole l'aborto in costituzione

    10/14/2025

    Dopo la Francia, anche la Spagna vuole l'aborto in costituzione

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8315 DOPO LA FRANCIA, ANCHE LA SPAGNA VUOLE L'ABORTO IN COSTITUZIONE di Giuliano Guzzo   Un piccolo e rapido esercizio. Provate a pensare ad un Paese pesantemente flagellato dalla denatalità, dove gli ultimi dati parlano del numero più basso di nascite dal remoto 1941, e dove il tasso di fertilità sia ormai cimiteriale: 1,16 figli per donna, perfino peggio - ed è tutto dire - di ciò che si registra in Italia (1,24). Immaginate che in quello stesso Paese l'aborto stia dilagando, con una gestante su quattro che vi ricorre (mentre nel 2013 era una su cinque). Insomma, pensate ad un Paese in pieno suicidio demografico Ecco a voi, in contesto simile, verrebbe forse in mente d'incensare l'aborto, inserendolo in Costituzione? C'è da sperare di no. Eppure chi questo Paese, che esiste veramente - è la Spagna -, è chiamato a governarlo, il premier Pedro Sanchez, sta procedendo esattamente in questa direzione. È delle scorse, difatti, la notizia che il governo ispanico presenterà al Congresso dei deputati una proposta di riforma per includere l'aborto nella Costituzione. A dichiararlo è stato lo stesso Sanchez, che con l'occasione ha pure attaccato l'opposizione: «Il Partito popolare (Pp) ha deciso di allearsi con l'estrema destra. Che facciano pure. Possono farlo. Ma non a scapito delle libertà e dei diritti delle donne». A dispetto delle apparenze, pare non sia un'iniziativa del tutto a sorpresa. L'ideona di blindare l'aborto volontario inserendolo in Costituzione sembra sia una reazione al fatto che il partito di destra Vox ha poco approvato, nel Comune di Madrid, una mozione che prevede che le donne che si accingono ad abortire siano bene informate sui rischi di una sindrome post aborto che - viene detto da più fonti progressiste - «non ha alcuna base scientifica». In realtà, sulla sindrome post-aborto esiste una corposa letteratura fatta anche di ricerche pubblicate su riviste peer review; dopodiché, queste ricerche possono essere pure contestate da alcuni (e difatti lo sono), ma affermare che le conseguenze sulla donna dell'aborto siano tutte una favoletta terroristica senz'«alcuna base scientifica», ecco, è decisamente forzato. Ma torniamo all'aborto in Costituzione, che rappresenterebbe - se passasse in Spagna, dov'è già stato sancito da una sentenza della Corte costituzionale del 1985 - una triste scopiazzatura di quanto già approvato in Francia, che nel marzo 2024 è divenuta (come, attraverso il racconto di Aliette Espieux, la portavoce ufficiale della Marcia per la Vita d'Oltralpe, abbiamo spiegato sulle pagine della nostra rivista: qui per abbonarsi) il primo Paese al mondo a includere esplicitamente l'accesso all'aborto nella propria Costituzione. Sanchez mira insomma a prendere lezioni da Emmanuel Macron, probabilmente il leader europeo più allo sbando del momento; il che la dice lunga, purtroppo, anche sulla lungimiranza della sinistra iberica che, nonostante il quadro demografico devastante che già ha davanti, anziché porvi rimedio decide di premere il piede sull'acceleratore dell'aborto. Sono scelte, per carità. Scelte suicide però. Scelte davanti alle quali pure chi non sia francese o spagnolo ha tutto il diritto non solo d'interrogarsi, ma anche di indignarsi. Perché se questo inizia ad essere il trend europeo, beh, non ha neppure più senso interrogarsi sul futuro del Continente; per il semplice fatto che quel futuro mai ci sarà. Esageriamo? Vorremmo tanto farlo, ma davanti alla forza bruta dei numeri e delle statistiche, c'è poco da scherzare. Non c'è infatti pressoché Paese al mondo - inclusa la Cina che, quanto a decisionismo, ha le mani infinitamente più libere delle democrazie parlamentari - che stia vincendo l'inverno demografico. Viceversa ce ne sono tanti che, siccome stanno già perdendo questa sfida, decidono di peggiorare la propria situazione. Proposta: in Costituzione, in Spagna, ci si inserisca direttamente il suicidio di civiltà. Almeno ci si evita l'ipocrisia.

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