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"Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente, che striscia sulla terra" (Genesi 1, 28)

  1. Una società che preferisce gli animali ai figli

    04/15/2025

    Una società che preferisce gli animali ai figli

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8131 UNA SOCIETA' CHE PREFERISCE GLI ANIMALI AI FIGLI di Fabio Piemonte   Le coppie oggi mostrano di preferire prendersi cura degli animali anziché di avere figli. È quanto attesta uno studio recente realizzato dal Dipartimento di Etologia dell'Università Elte in Ungheria, il quale ha rilevato una stringente correlazione tra l'aumento del numero di persone che desiderano un animale domestico (in particolare un cane) e il calo dei nuovi nati. Un trend in crescita non solo in Ungheria ma in tutta Europa, Italia compresa. «Il 19% delle persone senza figli e il 10% dei genitori con un cane considerano il proprio amico a quattro zampe non solo parte integrante della famiglia, ma anche in grado di dare vita a relazioni intense e più vere di quelle tra esseri umani», ha osservato la docente Enikő Kubinyi, capo del Dipartimento di Etologia della stessa università, nel commentare i dati della ricerca. Kubinyi ammette altresì che, per quanto il volersi prendere cura di un cane non sempre sostituisca il desiderio di genitorialità di una coppia, è pur vero che «molti proprietari di cani non desiderano diventare genitori, ma si sentono già 'mamme e papà' dei propri amici a 4 zampe». E in effetti, secondo la medesima ricerca, oggi «il 90% dei genitori ungheresi non dedica neanche un'ora alla settimana alla cura dei bambini piccoli» o sceglie ancor più gravemente di non metterli proprio al mondo, nel timore «che non avranno alcun aiuto nell'educazione dei loro figli». Meglio allora dunque l'affetto che si presume incondizionato di un cane a quello di un bambino. Senza nulla togliere alle cure pur doverose e apprezzabili nei confronti degli amici a quattro zampe, è necessario precisare che queste non potranno mai sostituire l'atteggiamento squisitamente umano di prendersi cura intenzionalmente, e dunque a maggior ragione quando ciò richiede impegno, fatica e sacrificio, dei propri simili e cari, in particolare di quanti - come neonati, bambini, anziani e malati - hanno anche un bisogno maggiore di cure e premure. Se insomma da un lato è sicuramente lodevole prendersi cura degli animali, dall'altro rivolgere il proprio affetto a un animale invece di un altro essere umano costituisce un fattore decisamente preoccupante, sintomatico di una società in cui domina ormai un individualismo egolatrico che preferisce le responsabilità minime che richiede un cucciolo rispetto a quelle oggettivamente più impegnative ma nel contempo decisamente più gratificanti legate al prendersi cura in special modo di un "cucciolo" d'uomo. Bisogna infine, altresì, evidenziare che nel nostro Paese i pochi aiuti concreti sul piano economico e la precarietà lavorativa contribuiscono a infondere nelle giovani generazioni l'ansia rispetto al futuro e ad amplificare i timori legati al prendersi cura dei figli; tuttavia se il tasso di natalità continua a scendere ai minimi storici di anno in anno, ciò non dipende esclusivamente da queste ragioni. Per rilanciare la natalità non bastano quindi i 'bonus' una tantum, occorrono politiche lungimiranti e ancor più un cambiamento culturale radicale, che comporti una fuoriuscita dal cerchio della propria autoreferenzialità individualista ed edonista che non riesce a guardare al di là del proprio ombelico e produce solo schiavitù dal piacere e dalle proprie comodità.

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  2. In Germania la vita di un insetto vale più di un bambino

    09/03/2024

    In Germania la vita di un insetto vale più di un bambino

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7906 IN GERMANIA LA VITA DI UN INSETTO VALE PIU' DI UN BAMBINO di Manuela Antonacci Germania: benvenuti nel paese in cui una vespa vale più della vita di un bambino. Di cosa stiamo parlando? Della contraddizione forte di un paese in cui le vespe sono considerate una specie protetta, ma i bambini evidentemente no, se si considera il numero di aborti che si attesta intorno ai 100.000 l'anno. Eppure in Germania piovono multe di 5.000 euro (in Baviera) e addirittura 65.000 euro (in Brandeburgo) se si osa uccidere una vespa. Sono inclusi nel divieto anche lumache e farfalle, coleotteri, scoiattoli, talpe, lupi: viene punita anche l'uccisione degli uccelli selvatici così come la loro cattura. Insomma, tutte specie protette, tranne l'uomo! Perché, se è vero che in base all'articolo 218 del Codice Penale l'aborto, in Germania, è illegale, tuttavia la donna non è perseguibile se la procedura avviene entro la dodicesima settimana di gestazione, dopo aver fatto visita ad un consultorio in cui viene rilasciato un certificato usato come "giustificativo" e aver rispettato un "tempo di riflessione" di tre giorni. Tuttavia, lo scorso aprile, una Commissione istituita dal governo tedesco ha presentato una relazione sull'interruzione di gravidanza chiedendo leggi meno restrittive su aborto e maternità surrogata. La Commissione "per l'autodeterminazione e la medicina riproduttiva", era formata da 18 esperti in medicina, psicologia, etica e diritto e ha sottolineato come «l'illegalità di fondo dell'aborto nelle prime fasi della gravidanza non è sostenibile». Perciò ha sostenuto che gli aborti dovrebbero essere vietati solo dopo la ventiduesima settimana di gravidanza, invitando il legislatore a intervenire. Dunque una nuova legge sull'aborto potrebbe essere approvata entro la fine della legislatura. Interessante è, inoltre, scoprire che nonostante l'attuale legge "restrittiva" in Germania, nei consultori è vietato l'ingresso ai pro life e alle associazioni di ispirazione cristiana. Non solo, nella sua seduta del 5 luglio scorso, il Bundestag ha approvato un disegno di legge governativo con cui è stata modificata la normativa che disciplina le attività di consulenza relative all'interruzione di gravidanza. L'emendamento è stato sostenuto da un ampio margine di voti favorevoli e osteggiato solo dall'Unione Cristiano-Democratica e da Alternative für Deutschland, di destra. Tutto ciò ha portato a una modifica importante che in teoria andrebbe a salvaguardare i "diritti delle donne", ma in pratica ostacola alcune libertà costituzionali. In particolare parliamo del cosiddetto "divieto di molestie" per i pro life che manifestano davanti ai consultori o alle strutture ospedaliere e persino del divieto di pregare in silenzio in questi luoghi, se tali attività avvengono nel raggio di 100 metri. Diversamente, i pro life potranno essere multati fino a 5.000 euro. Viene da chiedersi se, come la si vuol far passare, tutto ciò sarebbe a tutela di taluni "diritti" da tutelare, che fine facciano i diritti alla libertà di espressione, alla libertà di riunione e alla libertà di religione e, soprattutto, i diritti del bambino nel grembo materno che potrebbe magari essere salvato per il rotto della cuffia, da un ripensamento improvviso, grazie all'attività di questi volontari. In questi casi, il parlamento tedesco parla addirittura di "molestie da marciapiede" - ma non si registrano denunce in questo senso. Non solo, sicuramente, nonostante a livello europeo si critichi tanto l'articolo 218 del codice penale, consultando i dati statistici emerge che non è affatto difficile abortire in Germania. Parliamo infatti di cifre non di certo microscopiche che partono da picchi di quasi 135.000 aborti tra il 2000 e il 2001, fino al più recente 2022 con 104.000 aborti. Un numero, questo, che indica un aumento di quasi il 10% rispetto all'anno precedente. Ad abortire sono soprattutto donne tra i 25 e i 35 anni di età. Insomma, se si viene multati per aver ucciso una vespa ma allo stesso tempo si viene multati anche per il tentativo di aver salvato un bambino - per giunta condannato di fatto a morte nel grembo materno -, non si sta forse mettendo su un piano decisamente superiore, non i casi estremi, non il bene collettivo, ma addirittura un insetto? E tutto questo, nell'interesse di chi?

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  3. A processo per aver "stressato" un cinghiale

    07/24/2024

    A processo per aver "stressato" un cinghiale

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7857 A PROCESSO PER AVER ''STRESSATO'' UN CINGHIALE di Massimo Balsamo I cinghiali rappresentano uno dei principali problemi per il mondo agricolo, è piuttosto noto. I proclami non mancano, ma la situazione non sembra destinata a migliorare. Anzi, secondo Andrea Busetto al peggio non c'è mai fine. Marchigiano, di Pesaro, il 64enne è in prima linea contro gli animali selvatici da diversi decenni, denunciando sottovalutazione, sciatteria e collusioni varie. "Non potete neanche immaginare le condizioni degli agricoltori. La mia era l'aziendina più bella delle Marche", ci racconta in una giornata particolarmente delicata. Oggi, infatti, è stato sottoposto all'interrogatorio di garanzia dai carabinieri forestali che lo hanno denunciato per bracconaggio. Ma andiamo per gradi. Allevatore di vacche dal 1985 al 2010, Andrea Busetto, che recentemente si è dimesso recentemente da presidente provinciale e vice presidente regionale della Confederazione Italiana Liberi Agricoltori, è da sempre in prima fila per l'allarme cinghiali. "Si è arrivati a questo punto per sottovalutazione, sciatteria e collusione", il suo j'accuse, con tanto di disinteresse per i rischi per l'impatto ambientale e la sanità, considerando le potenzialità esiziali della peste suina africana. "Io ho le spalle molto larghe, la battaglia la faccio per chi è meno fortunato e strutturato di me: ci sono molto agricoltori in difficoltà, distrutti da lupi e da cinghiali", la sua visione, la visione di un uomo con tanti nemici ma che non ha voltato le spalle davanti alle ingiustizie. MIA MOGLIE AGGREDITA DA UN CINGHIALE Nitido il ricordo di quanto accaduto nel 1997, quando trovò un gruppo di cinghiali nella sua abitazione: "Mia moglie, incinta di 8 mesi, venne quasi aggredita da un cinghiale. All'epoca non si parlava di cinghiali, eravamo in pochi a farlo. E la politica ci disse di aggiustarci. Mia moglie decise di denunciare il presidente della Provincia, perché la fauna selvatica è di proprietà dello Stato, ma tutto venne archiviato. Se mi fosse scappata una vacca per strada e avesse ammazzato un cristiano, io sarei andato in galera, ma in Italia per i cinghiali non paga nessuno". Una tragedia sfiorata, alla quale rispose con una provocazione. Nel 1997 andò a comprare un cinghialetto d'allevamento - non selvatico - lo portò negli uffici della Provincia, facendo finta di averlo trovato nella sua stalla: "Da quel giorno iniziò l'inferno: non ero mai stato denunciato, da quel momento in poi fu una valanga contro di me". Le autorità sequestrarono l'animale e l'uccisero. La denuncia nei suoi confronti fu per "aver indotto l'animale a comportamenti contrari alla sua natura di selvatico". Il processo fu un caso mediatico: "Mi hanno processato e denunciato per qualunque cosa. Io ho tenuto duro e ho mantenuto la mia famiglia". "Ci sono stati molti morti, molti incidenti, milioni di danni all'agricoltura", racconta Busetto, che due anni fa ha rischiato la pelle proprio per colpa dei cinghiali. Alcuni animali scavarono uno dei suoi campi: "Tornando a casa dopo aver riseminato un campo distrutto, il trattore entrò in una buca causata dai cinghiali e sono finito in un burrone: sono vivo per miracolo". Quattro mesi e mezzo a letto, ma con la pelle in salvo. NUOVA DENUNCIA PER UNA GABBIA Ma al peggio non c'è mai fine. A 27 anni da quell'incredibile denuncia per bracconaggio, ecco la nuova denuncia per una gabbia di cattura di cinghiali. "La gabbia è di proprietà della Provincia di Pesaro, che le aveva comprate ma non le usava. Io chiesi di darle a noi agricoltori, così da sfruttarle. La ricevo anche io con il decreto del dirigente che me la consegnava in comodato d'uso gratuito. Io feci il corso obbligatorio di tre ore e ottenni l'abilitazione. Ogni volta che ho preso i cinghiali, ho comunicato alla polizia provinciale, come previsto dalla legge", la ricostruzione di Busetto: "Un mese fa sono venuti degli ignoti dentro la mia proprietà e hanno danneggiato la gabbia. Ho fatto la denuncia ai carabinieri forestali. Dopo aver parlato con il loro comandante provinciale, sono venuti e mi hanno anche ringraziato. Ma dopo una settimana sono tornati per una denuncia contro di me. Il motivo? Io, avendo in comodato d'uso la gabbia, avrei dovuto comunicare ogni anni il possesso della gabbia secondo quanto previsto dal regolamento regionale. Io non lo sapevo ovviamente". Seguiremo gli sviluppi della vicenda, ma Busetto è pronto a dare battaglia: "Spero che questo processo venga celebrato, perché finalmente verrebbe tutto a galla. Ci sarebbe da scrivere un libro. Muore la gente per strada, c'è la peste suina africana fuori controllo, la Coldiretti dice quello che dicevo io dieci anni fa, ma denunciano me come bracconiere con la gabbia della Provincia. Robe da pazzi. Non ci sono le parole. Ma io sono sereno, gli farò vedere i sorci verdi".

    6 min
  4. La Costituzione tutela gli animali, quindi non l'uomo

    08/16/2022

    La Costituzione tutela gli animali, quindi non l'uomo

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7111 LA COSTITUZIONE TUTELA GLI ANIMALI, QUINDI NON L'UOMO Sarà ancora possibile abbattere un animale se fosse l'unico modo per salvare la vita di una persona? di Francesca Romana Poleggi Scrivendo in modo critico dell'animalismo e dell'anti-specismo non vorrei essere accusata di avere un cuore arido e insensibile nei confronti degli animali e dell'ambiente. Allora ci tengo a precisare che sono convinta che ogni essere umano degno di tale qualifica debba amare e rispettare gli animali e il creato (meglio di "ambiente") e mi permetto di condividere con i lettori la foto mio amatissimo e bellissimo Gattuccio. È morto alcuni anni fa, ma ancora ne sento molto la mancanza. L'8 febbraio 2022 Il Parlamento ha varato la modifica degli articoli 9 e 41 della Costituzione. L'art. 9, tra i «Principi fondamentali», «tutela il paesaggio, il patrimonio storico e artistico della Nazione». Ora si aggiunge: «La Repubblica tutela l'ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell'interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali». Quindi, gli animali, gli ecosistemi e la biodiversità diventano "valori" costituzionalmente garantiti. L'art. 41 recitava: «L'iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana». Ora dopo «danno» si aggiunge «alla salute, all'ambiente», che quindi vengono anteposti alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana. Il secondo comma pone limiti alla libertà economica privata dicendo: «La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali». Ora si aggiunge alla fine «e ambientali". IL GORILLA DELLO ZOO DI CINCINNATI È questo il compimento di un percorso: di ambiente ed ecosistema si parla già nel nuovo testo dell'art. 117 che ripartisce il potere legislativo fra Stato e Regioni. E la Corte costituzionale da una trentina d'anni ha lavorato sul concetto di "paesaggio", fino a trasformarlo in "ambiente", bene unitario, che va salvaguardato nella sua interezza. Alla luce di quanto sopra, l'insigne giurista Francesco Mario Agnoli si chiede se si chiuda così la bocca agli ambientalisti che di solito protestano contro le pale eoliche e i pannelli solari che deturpano il "paesaggio". Inoltre, Tommaso Scandroglio, su La Nuova Bussola Quotidiana, stigmatizza l'anteposizione della tutela della salute e dell'ambiente rispetto alla tutela della dignità umana. «Dovrebbe essere l'opposto perché è il riferimento alla dignità della persona a costituire il paradigma che orienta il nostro agire morale. Un'azione è buona o malvagia a seconda che sia in accordo o disaccordo con la dignità umana, questo è il principio fondamentale della morale naturale. In tal senso io posso lecitamente arrecare un danno ambientale se è di vantaggio per la dignità personale. Ad esempio, sarebbe bene radere al suolo un intero bosco se fosse l'unico modo per salvare la vita di una persona». Invece, nel 2016 quando un gorilla dello zoo di Cincinnati è stato abbattuto per salvare un bambino caduto nel recinto, il web si è indignato e i genitori sono finiti sotto processo. E di storie analoghe ce ne sono parecchie. D'ora in poi, dunque, le leggi del Parlamento dovranno tutelare gli animali tanto quanto le persone. NESSUN DIRITTO SENZA DOVERI Chissà se verrà data loro anche la "capacità giuridica", cioè la capacità di avere diritti e doveri, che finora appartiene solo agli esseri umani (art. 1 cod. civ.). In Spagna ed in alcuni Stati federati americani ci provano da tempo. Ma poiché non possono esserci diritti senza doveri (il dovere è il comportamento che consente la realizzazione dei diritti altrui), come potrà un animale essere tenuto ad adempiere i suoi doveri? Sarà un "soggetto" dotato di soli diritti? Lo stesso art. 1 del codice civile, riconosce in qualche modo anche la capacità giuridica del concepito: la qualcosa è stata in mille modi aggirata e calpestata con la legalizzazione dell'aborto e della fecondazione artificiale. Il concepito, quindi, è di fatto considerato un "sub-umano" perché non ha diritto di vivere. Invece gli animali potranno essere considerati come persone? La risposta già si sa, visto che le leggi (in Italia e all'estero) tutelano i cuccioli di cani, gatti e animali da allevamento molto di più dei cuccioli d'uomo. Bisogna fare molta attenzione nel voler mettere gli animali allo stesso livello delle persone, perché in tal modo non si eleva la loro dignità, ma si abbassa quella della persona, che così, come un qualsiasi animale, diventa un oggetto disponibile, che si può comprare, vendere, manipolare, sopprimere in base all'utilità che ne può trarre il più forte. Così già è, se si pensa all'aborto alla fecondazione artificiale, all'ingegneria genetica o all'eutanasia. Il grande G. K. Chesterton, in The Thing (del 1939) aveva parlato del ‘comunismo cosmico'. Una nuova ideologia che, affermando l'indifferenza tra il corpo umano e quello animale, si esprimeva «lasciando che un uomo muoia come un cane e pensando che la morte di un cane sia più patetica di quella di un uomo». Dai tempi di Chesterton ad oggi, riforma costituzionale compresa, l'umanizzazione degli animali prosegue inesorabile. Ma all'umanizzazione dell'animale corrisponde la bestializzazione dell'uomo. E chi ne fa le spese è la porzione di umanità più fragile e indifesa. L'idea secondo la quale "l'uomo non è che un animale" vuol dire che siamo solo una specie tra gli animali della foresta, dove vale la legge del più forte. Se animali ci definiamo, come animali agiremo.

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  5. Proposta di Legge Costituzionale per tutelare animali e ambiente... a scapito dell'uomo?

    10/26/2021

    Proposta di Legge Costituzionale per tutelare animali e ambiente... a scapito dell'uomo?

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6770 MODIFICARE LA COSTITUZIONE PER TUTELARE GLI ANIMALI E L'AMBIENTE... A SCAPITO DEGLI UOMINI? di Giuliano Guzzo Grande giubilo, nei giorni scorsi, per l'approvazione di una proposta di legge costituzionale volta ad inserire nella nostra Carta due solenni tutele: quella degli animali e quella dell'ambiente. Il testo approvato impegna infatti la Repubblica italiana alla «tutela» di «ambiente, biodiversità ed ecosistemi anche nell'interesse delle future generazioni», stabilendo altresì per lo Stato il compito di disciplinare «i modi e le forme di tutela degli animali». Come prevedibile, questo atto legislativo ha allietato gli animi di molti. Per esempio, l'ex Ministro all'Istruzione Lucia Azzolina, ha condiviso la sua gioia sui social scrivendo che «finalmente è stata conferita dignità costituzionale ai nostri cari amici animali. Possiamo esserne tutti felici». «Si è anche dato un segnale importante alle giovani generazioni», ha aggiunto, spiegando che la «Terra non è una nostra proprietà privata, appartiene a tutti e va rispettata» e che «poche parole nuove nella Costituzione hanno aperto la strada ad un modello culturale nuovo». [...] VIVA GLI ANIMALI, ABBASSO L'UOMO Però, come si suol dire, c'è un però: e il concepito? Che ne è del nascituro? Perché [...] non ci si può dimenticare che, se di vita vogliamo parlare, quella più indifesa è bistrattata, e non da oggi, è una: quella dell'essere umano nel grembo materno. In realtà, la questione non riguarda neppure solo il concepito, ma l'uomo in generale. Torna in mente, su questo, quanto ebbe a dire, nel maggio 2016, Papa Francesco, criticando apertamente «chi ama cani e gatti e ignora le sofferenze dei vicini». In effetti, la storia è costellata di esempi di un animalismo privo o comunque scarso di compassione umana. Nei tempi antichi, per esempio, non risulta che il filosofo Plutarco abbia mai avuto da ridire sulla schiavitù - pratica certo non rispettosa della dignità umana e a suoi tempi diffusissima - mentre invece tuonò senza pietà contro i cittadini facoltosi, colpevoli di mangiare carne animale: «Che crudeltà! E' terribile vedere imbandite le mense dei ricchi, che usano i cuochi, professionisti o semplici cucinieri, come acconciatori di cadaveri». Lo stesso Friedrich Nietzsche, per passare a epoche meno remote e più vicine alla nostra, una volta ebbe - com'è noto - pietà per le pene d'un cavallo, ma non pare coltivasse grande simpatia per gli umani poco prestanti: «I deboli e in malriusciti devono perire, questo è il principio del nostro amore gli uomini [...] Che cos'è più dannoso di qualsiasi vizio? Agire pietosamente verso tutti i malriusciti e i deboli». IL CICLONE ZAPATERO IN SPAGNA Tra gli amanti degli animali, venendo ai nostri anni, si segnala anche José Luis Zapatero, durante il cui governo il Parlamento spagnolo, il 25 giugno 2008, approvò Gran Simios, un progetto con cui s'è deciso che i grandi primati - oranghi, gorilla, scimpanzé - hanno alcuni diritti umani. All'attenzione verso gli animali, pure in questo caso, non è però seguita quella verso l'uomo, se si considera la parallela entrata in vigore - sotto Zapatero - di una nuova legge che ha consentito alle donne di età superiore ai 16 anni l'aborto entro le prime 14 settimane di gestazione senza l'obbligo di motivare in alcun modo la scelta. Ecco che allora, alla luce di simili precedenti, vien spontaneo temere che anche la svolta legislativa green, per così dire, della Costituzione italiana, possa essere accompagnata non solo da scarsa attenzione verso l'uomo, ma addirittura da disprezzo nei confronti del nascituro, per abortire il quale i metodi chimici, grazie a pillole e preparati, vanno proprio in questi anni moltiplicandosi. Il che, oltre che paradossale e ingiusto, risulta anche grottesco dal momento che sono proprio i bambini di oggi coloro i quali saranno, domani, chiamati a prendersi cura dell'ambiente e degli animali. E se non loro, infatti, chi? Sarebbe bello condividere questo interrogativo con gli ideologi di certo ambientalismo estremo. Chissà che costoro non riescano a comprendere la natura contraddittoria di tante loro battaglie. Mai dire mai

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  6. Gli animali hanno gli stessi diritti degli uomini?

    01/23/2020

    Gli animali hanno gli stessi diritti degli uomini?

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5994 GLI ANIMALI HANNO GLI STESSI DIRITTI DEGLI UOMINI? di Raffaella Frullone Domenica scorsa gli animalisti milanesi si sono ritrovati in piazzale Cuoco, all'esterno del Circo Orfei, per protestare contro l'utilizzo degli animali nei circhi. Il sit in si è svolto praticamente in contemporanea con lo spettacolo: gli attivisti si sono presentati con megafoni e cartelli, su uno c'era la fotografia che mostrava un elefante in catene e la scritta «lo trovi divertente?». Con loro Luigi Piccirillo, consigliere regionale lombardo del Movimento 5 Stelle, che si prepara a presentare una mozione sul tema e che su Facebook ha commentato così: «Nei pochi minuti di spettacolo in pista vengono nascosti i quotidiani, faticosi e umilianti momenti dell'addestramento; volti a piegare l'animale alla volontà dell'uomo che li costringe ad esibirsi in quanto di più lontano dalle caratteristiche etologiche». GLI ANIMALI HANNO DIRITTI? Lo stesso giorno moriva a 75 anni il filosofo Roger Scruton, tra i più autorevoli esponenti del pensiero conservatore di matrice anglosassone dell'ultimo mezzo secolo, protagonista del dibattito culturale nel mondo di lingua inglese e non solo. Un cristiano anglicano, che in un'intervista disse: «Sono sempre stato attratto dalla Chiesa cattolica per il suo rispetto per la tradizione, per la continuità apostolica che rappresenta e per i suoi tentativi di infondere sacramenti nella vita ordinaria». Tra i temi di cui l'eclettico Scruton si è occupato non ultimo è stato quello condensato in un libro uscito anche in italiano, dal titolo "Gli animali hanno diritti?" (Raffaello Cortina). Ecco alcuni estratti: «I partigiani della "liberazione degli animali" hanno enfatizzato e reiterato il punto che gli animali soffrono quanto noi: provano dolore e paura, sentono fame e freddo e quindi, come sostiene Peter Singer, hanno "interessi" che formano, o dovrebbero formare, parte della questione morale Anche se ciò è vero è comunque solo una parte della verità» [...] Dobbiamo comunque fare tre distinzioni e precisamente tra: 1) infliggere deliberatamente dolore fine a se stesso e in modo da poter godere dello spettacolo della sofferenza; 2) infliggere deliberatamente dolore in modo da raggiungere un altro scopo, per ottenere il quale il dolore è un mezzo necessario; 3) la scelta deliberata di agire in un modo del quale il dolore è un sottoprodotto inevitabile, ma non voluto. [...] ANCHE LA CORRIDA È ETICAMENTE CORRETTA Devono essere condannati senza appello i combattimenti fra cani e fra cani e orsi, poiché comportano una sofferenza deliberatamente inflitta, fine a se stessa e con l'obiettivo di godere del risultato. Tuttavia non tutto il dolore inflitto deve essere paragonato in questi casi. Gli animali non possono essere addestrati senza una punizione occasionale, che deve essere dolorosa per ottenere l'effetto voluto, ma che non è inflitta per provocare sofferenza fine a se stessa bensì per ottenere il risultato desiderato: se fosse possibile ottenerlo senza dolore sarebbe allora giusto scegliere la maniera che non lo comporta. Però nel momento in cui l'addestramento di un cavallo o di un cane risulti migliore con un sistema punitivo, infliggergli qualunque forma di dolore sia necessaria a tal fine non è crudeltà, ma gentilezza». Scruton arriva a parlare della corrida di cui dice: «Potrebbe essere condannata ipso facto solo se l'interesse degli spettatori fosse crudele e sadico, e bisognerebbe chiedersi se, in generale, i tori vivano meglio in una società che pone fine alla loro vita in un'arena o in una società dove non sono utili se non come carne di manzo». Scritte nel 1996 (titolo originale Animal Rights and Wrongs) come verrebbero accolte le sue parole oggi? Passerebbero il vaglio del politicamente corretto che inneggia alla libertà solo quando non si infrangono certi tabù? Nota di BastaBugie: per approfondire il motivo per cui la corrida non è contraria alla morale, si possono leggere i due articoli seguenti. LA CORRIDA: STUPENDA TRADIZIONE LEGATA ALLA PASQUA In Spagna ognuna delle 400 Plaza de Tores ha una cappella dove il torero riceve la benedizione dal prete prima di entrare nell'arena http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3024 UNA DECINA D'ANNI FA LA PRIMA TORERA ITALIANA Eva Florencia ha affermato: ''Il torero ama il suo toro'' http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3120 EUTANASIA PER ANIMALI NO, MA PER GLI UOMINI SÌ Giuliano Guzzo nell'articolo seguente dal titolo "Il paradosso: eutanasia per animali no, ma per gli uomini sì" parla della dichiarazione del governatore della California, il democratico Gavin Newsom, di voler porre fine all'eutanasia praticata nei rifugi per animali. Nessuna preoccupazione, invece, per gli esseri umani, in uno Stato in cui il suicidio assistito è legale da anni. Uno strabismo etico che purtroppo, lungi dall'essere un fulmine a ciel sereno, ha radici lontane. Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 17 gennaio 2020: Basta eutanasia per gli animali, è una vergogna; per gli umani, invece, va benissimo, anzi già che ci siamo incoraggiamola. Certo, messa così la cosa può apparire una provocazione, eppure è precisamente in questa sconvolgente contraddizione che sta finendo lo Stato americano della California, il cui governatore, il democratico Gavin Newsom, in una conferenza stampa dei giorni scorsi - secondo quanto conferma la testata Sacramento Bee - ha dichiarato di voler porre fine all'eutanasia praticata nei rifugi per animali. «Dobbiamo diventare uno Stato "no-kill"», sono state le parole esatte di Newsom, il quale, con l'occasione, ha pure annunciato uno stanziamento una tantum di 50 milioni di dollari a supporto di un programma per rifugi per animali. Il che, beninteso, è del tutto in linea con la politica del governatore della California, che già nell'ottobre 2019, firmando la AB44, una delle leggi più stringenti a difesa dei diritti degli animali, aveva fatto del suo Stato il primo in cui, a partire dal 2023, sarà vietata la vendita e la produzione di nuovi prodotti di pelliccia animale. Dunque, tutto bene? Non proprio. Infatti, nella California che si vuole "no-kill" verso gli animali, analogo impegno non vale nei confronti degli esseri umani. «Ironia della sorte», ha notato in tal senso National Review, «mentre il governatore lavora per salvare gli animali dalla morte, la California non solo ha legalizzato il suicidio assistito, ma consente anche di incoraggiare il suicidio ai malati terminali». Il riferimento è all'Assembly Bill n. 282, che in buona sostanza stabilisce che se qualcuno - poniamo un familiare in attesa di eredità, un caregiver esausto, un tifoso della «dolce morte» o addirittura un medico o un' infermiera - si rende persuasore e aiuta attivamente una persona morente a farla finita, ebbene costui - fa osservare sempre National Review - non è punibile. Un paradosso? Certo che lo è. Ma non una novità. Esiste difatti un filone culturale consolidato che dimostra ampiamente come alla cura verso gli animali non corrisponda sempre, per usare un eufemismo, rispetto verso la vita. Si pensi al filosofo Friedrich Nietzsche, il quale una volta ebbe - com'è noto - pietà per le pene d'un cavallo, eppure non riservava grande rispetto verso gli uomini poco prestanti. «I deboli e i malriusciti devono perire», scrisse infatti Nietzsche ne L'Anticristo, subito aggiungendo: «Questo è il principio del nostro amore gli uomini [...]. Che cos'è più dannoso di qualsiasi vizio? Agire pietosamente verso tutti i malriusciti e i deboli». Analogamente, per venire ai giorni nostri, il celebre oncologo Umberto Veronesi, scomparso nel 2016, da un lato era favorevole alla legalizzazione di droghe leggere, aborto, eutanasia e provetta, dall'altro, oltre a dichiararsi vegetariano convinto, giungeva ad essere - come scrisse nel suo La libertà della vita (Raffaello Cortina, 2006) - estimatore dell'intelletto e della spiritualità degli elefanti: «Se gli elefanti di cui parlava Montaigne potessero parlare, sarebbero quasi come noi... Magari ci racconterebbero i contenuti delle loro preghiere [...]. Probabilmente ne concluderebbero che non vi è alcuna ragione evolutiva che li induca necessariamente a credere». Tutto questo per dire che lo strabismo etico di certo animalismo e del governatore della California - dove il suicidio assistito è legale da anni - non è affatto un fulmine a ciel sereno. Al contrario, non fa che confermare l'incapacità di certo animalismo di mettere a fuoco il fatto che battersi per il diritto alla vita di cani, gatti e non solo, per poi chiudere gli occhi dinnanzi alla vita umana più fragile non rende solo poco credibile chi sposa un simile atteggiamento. Danneggia e soprattutto impoverisce i concetti stessi di diritto e di umanità.

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  7. Gli animali domestici possono colmare la solitudine?

    01/14/2020

    Gli animali domestici possono colmare la solitudine?

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5965 GLI ANIMALI DOMESTICI POSSONO COLMARE LA SOLITUDINE? di Giuliano Guzzo «Mentre noi ci lasciamo di notte, piangiamo, e poi dormiamo coi cani», canta Cesare Cremonini in Nessuno vuole essere Robin, evidenziando come i quadrupedi siano sempre più spesso, di fatto, chiamati a colmare solitudini. Neppure il creativo cantautore bolognese, però, avrebbe forse immaginato un legame tra possesso di animali domestici e scarsa frequenza ai luoghi di culto. Un dato sorprendente che non è stato riportato su qualche bollettino parrocchiale conservatore, bensì sul Journal for the Scientific Study of Religion, una rispettata rivista scientifica peer reviewed. In breve, Samuel Perry, ricercatore dell'Università dell'Oklahoma e principale autore della ricerca, è partito da un dato: quello che registra come il 60 per cento degli americani abbia un animale domestico. Fatto questo, ha provato a verificare - cosa che mai era stata fatta prima - l'esistenza di un legame tra la religiosità e l'avere o non avere, appunto, cani e gatti. Ebbene, non senza sorpresa, attingendo al database della General Social Survey del 2018, egli ha constatato come esista una netta differenza tra chi non è religioso (o non si dichiara tale) e chi frequenta la chiesa assiduamente. Infatti, nel primo caso la media di animali domestici posseduti è risultata essere di due, nel secondo di 1.4. SIAMO TUTTI PIÙ SOLI PERCHÉ SIAMO MENO RELIGIOSI Una difformità non di poco, che deve aver messo in imbarazzo lo stesso Perry, il quale per tentare di spiegare quanto riscontrato ha subito avanzato due ipotesi. La prima riguarda una non meglio precisata personalità diversa, e quindi i diversi gusti, tra non religiosi e devoti; una seconda ipotesi, già più concreta, si basa sulla supposizione che chi possiede più animali avverta meno il bisogno di quella interazione umana che la partecipazione attiva a una comunità religiosa assicura. Esiste però, anche se Perry non pare averla considerata, una terza spiegazione, per così dire, demografica e forse più lineare e convincente delle altre. Si allude all'evidenza, ampiamente riscontrata in numerosi Paesi, secondo cui le persone religiose hanno più figli delle altre. Ne consegue come sia difficile, per un padre di famiglia che abbia due o tre bambini, badare adeguatamente a più animali domestici: un cane o un gatto già bastano e avanzano. Ecco che allora, per dirla con Cremonini, il mondo in cui «dormiamo coi cani» è il mondo dove siamo tutti più soli. E siamo tutti più soli anche perché siamo meno religiosi o, se si preferisce, meno praticanti. UNA SOCIETÀ SEMPRE MENO CRISTIANA E SEMPRE PIÙ ANIMALISTA Viceversa, una società, come la nostra, dove gli animali domestici e non solo godono di sempre maggior attenzione e perfino ormai di «diritti» (dichiararsi cacciatore, oggi, è quasi un rischio), rischia di essere una società dove la fede è sempre più messa in secondo piano. Ma questo, ben prima dei sociologi, lo aveva compreso san Giovanni Maria Vianney, il quale un secolo e mezzo fa profeticamente denunciava: «Lasciate una parrocchia per vent'anni senza prete, vi si adoreranno le bestie». Intendiamoci: il problema, in tutto questo ragionamento, non sono certo gli animali domestici né tantomeno lo è il miglior amico dell'uomo, come viene meritatamente chiamato il cane. Del resto, dal lupo di Gubbio ammansito da san Francesco all'orso che san Romedio, in Trentino, avrebbe addirittura cavalcato, la stessa storia dei santi è costellata di episodi in cui figurano degli animali, per giunta feroci e selvaggi, ma non per questo abbattuti in modo scriteriato, anzi. Il punto qui è un altro, ed è quello di una società sempre meno cristiana e, al tempo stesso, sempre più animalista; un accostamento che finora era sempre suonato un po' provocatorio e molto semplicistico. Ebbene, ora sappiamo che così non è, e che l'avanzata della cultura animalista non si sa se sia una buona notizia per gli animali; ma di certo, ed è la cosa più rilevante, non lo è per la Chiesa.

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  8. Consumo di carne umana al posto di quella animale per limitare il riscaldamento globale

    09/26/2019

    Consumo di carne umana al posto di quella animale per limitare il riscaldamento globale

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5826 CONSUMO DI CARNE UMANA AL POSTO DI QUELLA ANIMALE PER LIMITARE IL RISCALDAMENTO GLOBALE di Roberto De Mattei La notizia, riportata da tutti i media nel mondo, è agghiacciante. Un professore svedese alla Stockholm School of Economics, Magnus Söderlund, ha detto, durante un programma televisivo, che il consumo di carne umana al posto di quella animale potrebbe rappresentare una proposta sostenibile per limitare il riscaldamento globale. Secondo il ricercatore svedese, mangiare cadaveri umani anziché carne e verdure potrebbe essere la soluzione ideale al problema ambientale, perché questo consumo sostituirebbe l'industria della carne e l'agricoltura che, secondo molti ambientalisti, è in gran parte responsabile del "global warming". L'assunzione di questo tipo di cibo, secondo Soderlund, "libererebbe" la civiltà da uno dei tabù più antichi dell'umanità: mangiare altri esseri viventi. "Oggi consumare il corpo di un cadavere significa oltraggiare in qualche modo il defunto", ha spiegato Soderlund. Domani potrebbe essere la soluzione ai nostri problemi. Quando gli è stato chiesto se fosse stato disposto a mangiare anche lui carne umana, Soderlund ha detto di essere aperto all'idea. Il cannibalismo, o antropofagia, è forse la prima caratteristica che viene attribuita ai popoli primitivi. Non tutti i popoli primitivi sono cannibali, ma cannibali sono solo i selvaggi. Come meravigliarsi se il ritorno al tribalismo, sempre più diffuso tra gli ambientalisti, implica anche il cannibalismo? L'antropofagia è la logica conseguenza della scelta indigenista che caratterizza la cultura postmoderna. Il Documento preparatorio al prossimo Sinodo sull'Amazzonia, imbevuto di indigenismo, insiste sulla necessità di riscoprire la saggezza ancestrale dei selvaggi, le loro tradizioni e i loro riti. Tra questi riti c'è il cannibalismo ancora oggi praticato da alcuni di questi popoli. Gli yanomami dell'Amazzonia, per esempio, praticano il cannibalismo rituale: in un rituale funebre collettivo di carattere sacro, bruciano il cadavere di un parente morto e mangiano le ceneri delle sue ossa, poiché credono che nelle ossa risieda l'energia vitale del defunto, che in questo modo è reintegrato nel gruppo familiare. Allo stesso modo uno yanomami che uccide un avversario nel territorio nemico pratica questa forma di cannibalismo per purificarsi. I missionari impiegarono secoli per estirpare queste aberrazioni, di cui rimangono poche sopravvivenze. La nuova missiologia non si propone di civilizzare i selvaggi, ma di imbarbarire i popoli civilizzati. È pazzesco, ma la saggezza dei selvaggi è il tema del prossimo Sinodo di ottobre in Vaticano. Nota di BastaBugie: vogliamo ricordare un fatto storico emblematico che ci è tornato in mente leggendo l'articolo sopra riportato. "Nel 1553 il primo vescovo del Brasile, Pedro Sardina, sbarcò in queste terre. Tre anni dopo, a sud di Alagoas, venne mangiato dagli indios Caeté." (tratto da: Eduardo Galeano, I figli dei giorni). Si avete letto bene. Mangiato. Letteralmente. Anzi, fisicamente. Per ricordare com'era la situazione americana prima dell'evangelizzazione dell'intero continente non si può che consigliare ancora una volta Apocalypto, lo stupendo film di Mel Gibson sui sacrifici umani dei Maia e degli altri popoli precolombiani. Tutte le informazioni sul film e il trailer si possono vedere sul sito Film Garantiti al seguente link: http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=17

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"Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente, che striscia sulla terra" (Genesi 1, 28)