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  1. 6d ago

    Speranza è senza speranza: conferma gli errori e li rivendica

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8706 SPERANZA E' SENZA SPERANZA: CONFERMA GLI ERRORI E LI RIVENDICA di Andrea Zambrano   Come era prevedibile l'audizione dell'ex ministro della Salute Roberto Speranza in Commissione Covid ha riservato scintille e polemiche con gli esponenti della maggioranza. Ma al termine dell'audizione lunghissima durata fino alle 20, le domande che si auspicava ricevessero risposte adeguate dall'allora titolare della gestione pandemica, sono rimaste inevase. La Tachipirina e vigile attesa? «Propaganda»; i danneggiati da vaccino? «Beh, lo sapevamo, abbiamo anche stanziato 150 milioni di euro per gli indennizzi, ma io sto dalla parte del vaccino»; chiedere scusa ai danneggiati offesi da lui? Nessuna risposta. Il green pass e gli obblighi vaccinali? «Li rivendico». HO SEGUITO LA SCIENZA DEL MOMENTO Speranza ha riferito a Palazzo San Macuto in quello che è diventato uno dei momenti più importanti dell'attività della Commissione Bicamerale Covid per difendere la sua attività di governo. Ha rivendicato le sue decisioni politiche e ha chiesto di essere giudicato come politico. Due le direttrici fondamentali nel suo discorso: il diritto alla salute e la fiducia nella scienza. «Sono stato accusato di essere rigido e rigorista, ho avuto contro tanti interessi, prendiamo ad esempio il mondo delle discoteche - ha esordito citando la giustezza, a suo avviso, dei lockdown -, ma rivendico a testa a alta di aver assunto decisioni per la vita delle persone perché i danni economici sono riparabili». Sui lockdown: «Siamo stati i primi in occidente a imporre i lockdown», ha riferito citando i dati pubblicati su Nature che hanno stimato in 630mila le persone salvate in Italia solo con il primo lockdown. E ha detto di aver sempre confidato nella «miglior conoscenza scientifica del momento». Questo concetto della scienza come in evoluzione, con la migliore evidenza possibile che emergeva, è stato il tratto distintivo della sua difesa: «Le decisioni sono state prese ascoltando la scienza del momento». E dopo aver annunciato una citazione di Papa Francesco, imbeccato dal presidente Lisei che lo ha "rimproverato" perché la sua relazione era già finita sulle agenzie, si è congedato con un giudizio molto pesante sulla Commissione Covid: «Ho avuto la sensazione in questi mesi leggendo i vostri resoconti che fosse costruita per colpire gli avversari politici, ma non ci porta lontano serve per raccogliere qualche consenso ma dove ci porta?» RIVENDICO I VACCINI I vaccini: «Io penso che i vaccini siano stati il game changer di questa pandemia. Lo dico sulla base di evidenze» e ha citato tre studi: quello dell'Iss («in un solo anno in Italia da gennaio '21 a gennaio '22 grazie ai vaccini si salvano 200mila vita e si evitano 507mila ospedalizzazioni»); quello dell'Oms («tra dicembre 2020 e marzo 2023 grazie ai vaccini in Europa si salvano 1,6 milioni di vite») e quello pubblicato su Jama nel dicembre 2025 e che per Speranza è lo studio che smonta tutte le pretese di incolpare i vaccini: «In Francia, su 28 milioni di persone analizzate e seguite per 4 anni, 22 milioni di vaccinati e 5 milioni di non vaccinati, i vaccinati hanno il 75% di possibilità in meno di morire per il covid e il 25% di possibilità in meno nei vaccinati di morire di altre patologie». GREEN PASS GIUSTO «Confermerebbe Green pass e obblighi vaccinali?», lo incalza il deputato di FdI Filini. «Sì, perché l'obiettivo era salvare delle vite col vaccino». Anche col presidente Lisei è emerso il problema del Green pass come strumento politico perché il vaccino non preveniva il contagio. «Possiamo affermare con certezza che il Green pass non preveniva i contagi? Ce lo hanno detto tutti gli esperti». Risposta: «Il Green pass aveva la funzione - ha detto - di sostenere la vaccinazione, ma la capacità del vaccino di prevenire il contagio non era né zero né 100%. Era una capacità all'inizio molto alta che scemava col passare dei mesi e che è cambiata anche con l'evoluzione del Covid con le varianti successive. E anche una capacità relativa di ridurre il contagio ci aiutava». Peccato però che queste informazioni non emersero quando venne introdotto il Green pass. Insiste Lisei: «Dicevate che era sterilizzante e chi lo aveva era certo di non trasmettere il contagio, cosa che era falsa. I vostri esperti del Cts, Richeldi e Rezza ce lo hanno confermato in audizione». Silenzio. Anche Borghi lo ha incalzato sul Gp: «Il tasso di occupazione delle terapie intensive era al 4% nel dicembre 2021, ma lei e Draghi avete sacrificato il lavoro della gente sulla base di balle». Speranza ha continuato a ripetere a macchinetta che la sua capacità sterilizzante era in evoluzione. A seconda delle varianti successive. Anche Buonguerrieri gli ha risposto: «Anche le case farmaceutiche dicevano che il vaccino non era stato autorizzato per la prevenzione. La sua è una narrativa», ha concluso rimarcando la sua tendenza autoassolutoria. DANNEGGIATI OFFESI Effetti avversi e danneggiati da vaccino? «I danneggiati meritano rispetto - ha detto Speranza per la prima volta - voglio solo ricordare che da Ministro della Salute ho fatto parte di un governo che nel gennaio '22 col Decreto Sostegni Ter ha stanziato 150 milioni di euro per finanziare gli indennizzi ai cittadini vaccinati e danneggiati dal vaccino covid». Ma Speranza non ha avuto la forza di ammettere che questi indennizzi sono impossibili da raggiungere perché il meccanismo della legge per accedervi è proibitivo. Infatti, Lucio Malan lo ha incastrato ricordandogli «l'obbligo surrettizio del Super Green Pass per costringerli a firmare il consenso informato» cosa che «ha costretto tanti cittadini danneggiati a veri e propri calvari burocratici e legali, arrivando persino a voltare loro le spalle nelle occasioni pubbliche». Gli scontri con la deputata Alice Buonguerrieri (FdI) e con il deputato leghista Claudio Borghi sono stati decisamente al calor bianco. Ad esempio, quando la capogruppo di FdI gli ha chiesto se pensasse di chiedere scusa al danneggiato (Andrea Sillo di Persone in cammino che sarà ascoltato giovedì) che aveva offeso: «Nel febbraio 2025 - ha detto la Buonguerrieri - rispondendo ad una contestazione ha detto: "Il protocollo vigile attesa non esiste è una vostra invenzione è un'invenzione dei no vax". Da cittadino, da parlamentare, da ex ministro alla salute, nel chiamare con disprezzo no vax quelli che fidandosi di lei si sono vaccinati e oggi lamentano effetti avversi e danni da vaccino, non prova un po' di vergogna?». Speranza a quel punto ha attaccato la Buonguerrieri dicendole che parlava per qualche like sui social. Ma tutto è stato ricondotto a bollare queste evidenze come «propaganda, campagna denigratoria» nei suoi confronti. «Gridare in Commissione Covid "No, non chiedo scusa e non mi vergogno" è la fotografia definitiva dell'arroganza politica di Roberto Speranza e di una sinistra che si ritiene infallibile anche davanti ai disastri certificati dalle carte», ha poi detto la Buonguerrieri. VIGILE ATTESA È PROPAGANDA Sulla Tachipirina e vigile attesa, l'ex ministro ha ribadito che si è trattato di «parole improprie, figlie di una propaganda che è stata montata». Ma nonostante sia la Buonguerrieri («lei cerca di negare l'esistenza di questa circolare perché forse ne è pentito?») sia il presidente Marco Lisei («le evidenze che lei porta sono tutte ex post, con scienziati di vostro riferimento») lo abbiano smentito, lui ha insistito sulla linea. Con Borghi, il siparietto è stato il medesimo: «Lei dice che l'Italia è stata un modello. Ma dove? In realtà l'Italia è stata il Paese che ha avuto più morti in rapporto alla popolazione, non può dire che è stata un modello». E ancora: «Ha parlato di democrazia, ma la democrazia è il potere di un popolo informato. Io presentai 8 interrogazioni al suo ministero. A quante ha risposto? A nessuna», ha detto Borghi con Speranza che lo liquida così: «Non lo so, le interrogazioni le lasciavo ai miei sottosegretari». Il presidente dei senatori di FdI Lucio Malan gli chiede quali fossero gli studi a sostegno della Tachipirina e vigile attesa. Ma anche qui l'ex ministro ha glissato. E Bignami lo ha accusato di aver scaricato sui tecnici del Ministero. C'ERANO PRESSIONI SUI VACCINI Un altro momento di scontro acceso con la maggioranza è stato quando Alice Buonguerrieri gli ha chiesto conto delle pressioni che avrebbe fatto sugli esperti del Cts per non interrompere le vaccinazioni dopo le perplessità sul vaccino AstraZeneca sotto i 60 anni. Pressioni confermate in audizione dall'allora presidente di Aifa Giorgio Palù e da alcuni audio in Cts che coinvolgevano il presidente del Cts Locatelli. L'ex ministro nega, si agita poi minaccia querela. A quel punto la Buonguerrieri gli cita una seduta del comitato cui Speranza era presente. «Lei disse che "siamo oltre le più rosee aspettative, ma dobbiamo spingere. Non bisogna mostrare dubbi adesso, dobbiamo spingere sull'entusiasmo, non dobbiamo macchiare in nessun modo questo patrimonio. Essere insicuri vi prego di gestire la materia insieme con prudenza e cautela abbiamo un clima fantastico sulla campagna vaccinale rischiamo un contraccolpo". Le chiedo conto di questo».

    Speranza è senza speranza: conferma gli errori e li rivendica
  2. 6d ago

    Don Alberto Ravagnani, dal sacerdozio a Ballando con le stelle

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8702 DON ALBERTO RAVAGNANI, DAL SACERDOZIO A BALLANDO CON LE STELLE di Federica Di Vito   All'indomani del suo esordio a Ballando con le stelle, Alberto Ravagnani ha affidato ai social e alle interviste uno sfogo per chiedere di non essere più etichettato esclusivamente per la sua vita precedente: «Spero che non si ritorni più solo sul mio passato, ma si guardi al presente e al futuro». Il trentatreenne ex sacerdote si è detto infastidito dai continui riferimenti alla vita sacerdotale, dalle domande sulla sua vicinanza alle donne e dai giudizi di chi in giuria lo ha definito «troppo puro». Ma a riportarlo alla realtà del format è stata Barbara D'Urso durante la diretta: «Ti sei lamentato perché abbiamo parlato di quello che eri prima, ma sei qui per la tua storia». Come notato anche da alcuni media, pretendere che il pubblico e i giudici cancellino da un giorno all'altro sostanzialmente l'unico elemento biografico che gli ha spalancato le porte della prima serata è una mossa quantomeno ingenua. «È come se a un bambino dici sempre che è un teppista: lui ci prova, ma...», tenta di abbozzare Alberto, apparso in difficoltà e incalzato da tempi televisivi ben diversi dai ritmi dei suoi monologhi su YouTube. Ma Barbara D'Urso taglia corto, stroncando un paragone apparso forzato e fuori luogo. Del resto, a meno di un anno dall'abbandono del sacerdozio, la pretesa di azzerare la memoria collettiva è incomprensibile: è stato proprio il suo ruolo da prete-influencer a garantirgli la visibilità mediatica di cui gode oggi. Teso e al tempo stesso trepidante di lasciarsi cucire addosso il giudizio della giuria, Alberto sperava forse di trovare ben altro in questa sua ricerca di una nuova identità. «Cosa stai cercando?», gli hanno chiesto durante la diretta, «sono in viaggio, continuo il mio cammino», ha risposto lui. Interessante che persino nei meccanismi del gossip televisivo traspaia un punto fondamentale, ben sintetizzato dalle domande pressanti dei giudici: «Non sei qui per essere un futuro Roberto Bolle, ma per la tua storia che ci piacere indagare perché ci pone tanti interrogativi». O ancora: «Mi saresti piaciuto come prete, ma cominci a piacermi da ballerino». Non è strategia, è ricerca di autenticità, risponde Alberto annaspando fra i commenti. Non c'è più un ruolo «istituzionale», come lo definisce Ravagnani, ma le aspettative da cui credeva di essersi emancipato si sono semplicemente ricalibrate sulle pretese dei giudici e di un pubblico tutt'altro che indulgenti. Le curiosità che lo infastidiscono sono la prassi di chi plasma personaggi televisivi a uso e consumo dello share. Ma il punto di fondo è un altro: Alberto continua a suscitare domande perché il sacerdote non interpreta una parte e non riveste semplicemente un ruolo, ma risponde a una vocazione, a una chiamata che pone fragili vasi di argilla nelle mani del migliore vasaio. Non sono nel nostro stile il verdetto immediato o la morale preconfezionata in due battute senza approfondimento; tanto che c'è mai stato alcun intento di puntare il dito contro la persona e non lo abbiamo fatto neppure quando gli abbiamo dedicato la copertina del mensile di marzo 2026. Ciò che però lascia senz'altro perplessi è la pretesa di stupirsi per l'attenzione sul proprio passato. Il percorso da "don Alberto" non è un dettaglio da liquidare con insofferenza: è, tra le altre cose, la prima ragione per cui oggi si trova in prima serata. «Sarò prete per sempre, in un certo senso sì», diceva Alberto in un salotto televisivo a poche settimane dalla scelta di abbandonare il sacerdozio. E anche, caro Alberto, la tua dichiarazione, piaccia o meno, è ancora valida.

    Don Alberto Ravagnani, dal sacerdozio a Ballando con le stelle
  3. Oct 20

    Addio a padre Dermine, testimone della vittoria di Cristo

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8698 ADDIO A PADRE DERMINE, TESTIMONE DELLA VITTORIA DI CRISTO di Roberto Viglino   Mercoledì sera 14 ottobre nel Convento Patriarcale San Domenico di Bologna è improvvisamente mancato all'età di 77 anni padre François-Marie Dermine, per molti anni docente di Teologia morale, esorcista e presidente nazionale del GRIS (Gruppo di Ricerca e Informazione Socio-religiosa). Padre François, nato nel 1949 a Saint-Hyacinthe, in Canada, dopo gli studi in Storia e Scienze politiche presso la McGill University di Montréal nel 1972 si era trasferito in Italia, entrando nell'Ordine Domenicano. Ricevuta la propria formazione teologica a Bologna, successivamente ha conseguito il Dottorato in Sacra Teologia presso la Pontificia Università San Tommaso d'Aquino di Roma, con una ricerca sul rapporto tra mistica e medianità, tema che avrebbe anticipato la sua successiva attività di ricerca e di impegno pastorale. A lungo docente di Teologia morale nella Facoltà Teologica dell'Emilia-Romagna, la sua riflessione teologica, morale e spirituale si è accompagnata ad una particolare attenzione alle dinamiche e alle trasformazioni culturali e religiose della nostra società, in modo particolare attraverso la promozione e la guida dell'attività del GRIS. STUDIO CRITICO DEI NUOVI MOVIMENTI RELIGIOSI Profondo conoscitore della teologia di san Tommaso d'Aquino (che riconosce nella ragione una risorsa essenziale per l'intelligenza della Fede), padre François è stato molto attento allo studio critico dei nuovi movimenti religiosi, delle pratiche esoteriche e delle diverse espressioni della spiritualità contemporanea (così confusa, frammentata e incline al sincretismo), aiutando sempre a distinguere l'autentica esperienza di Fede dalle forme di religiosità magica (che tendono a sostituire il rapporto personale con Dio con la ricerca di poteri, conoscenze straordinarie o rassicurazioni immediate e autoreferenziali), facendo confluire la sua riflessione nel libro Carismatici, sensitivi e medium. I confini della mentalità magica (Edizioni Studio Domenicano 2015) e mettendo in guardia contro la tentazione di esercitare un controllo sulle realtà spirituali attraverso pratiche, formule o presunti poteri straordinari. Una concezione opposta all'esperienza cristiana, in cui il rapporto con Dio non nasce dalla pretesa di dominare il sacro ma dall'accoglienza libera della Grazia santificante, dono di Cristo e fonte di Salvezza: non una conoscenza riservata a pochi ma dono offerto all'umanità, nella Chiesa. Ma soprattutto padre François si è dedicato per tutta la sua vita al servizio pastorale, aiutando tante persone, con il suo ministero di accompagnamento spirituale e di insegnamento, i suoi libri e la sua seguitissima trasmissione su Radio Maria, a conoscere, ad amare e a seguire il Signore Gesù, nella Fede della Chiesa, e a riscoprire e a vivere la vita spirituale cristiana. IL MINISTERO DI ESORCISTA Per circa 30 anni ha svolto in modo instancabile e generoso il ministero di esorcista, facendo anche un'ampia opera di divulgazione sul tema del combattimento spirituale contro il maligno, confluito nel suo libro Ragioniamo sul demonio. Tra superstizione, mito e realtà (Edizioni Studio Domenicano, Bologna 2020), nonché attraverso il corso su Esorcismo e preghiera di liberazione, di cui è stato cofondatore, organizzato dall'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum e dal GRIS, e ricoprendo inoltre anche incarichi di rilievo nella nostra Provincia religiosa domenicana San Domenico in Italia. Padre François, con cui il sottoscritto ha avuto l'onore di condividere per diversi anni la vita conventuale, è stato un religioso esemplare e buono, totalmente dedito al ministero a servizio delle anime, in un ambito particolarmente impegnativo e gravoso, a servizio della Chiesa e del nostro Ordine, e ci ha aiutati a fissare lo sguardo su Cristo Crocifisso, Risorto e Glorioso, già vittorioso nell'anima e nella vita di chi si affida a Lui: e, per mezzo di Maria, a confidare sempre nella Provvidenza d'Amore e nella Misericordia del Signore, operante nei sacramenti della Chiesa e più grande di ogni mala arte del maligno. Il Signore faccia fiorire in tutti noi la sua testimonianza di Fede nel Signore Risorto, ricordandolo con le parole di un messaggio (tra i tanti ricevuti) di una persona che lo ha conosciuto: «Gli devo la Fede. Il Signore lo accolga nella Sua Gloria. Grazie a Lui per avercelo donato. È stata una Sua grazia per tanti».

    Addio a padre Dermine, testimone della vittoria di Cristo
  4. Oct 20

    Flydubai la strage sfiorata e l'eroismo di passeggeri e pilota

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8681 FLYDUBAI LA STRAGE SFIORATA E L'EROISMO DI PASSEGGERI E PILOTA di Stefano Magni   Alle 7.05 del mattino del 30 settembre, ora locale (le 5,05 in Italia) decollava da Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, il volo FZ1073, un Boeing 737 Max della compagnia emiratina FlyDubai, diretto a Tel Aviv, Israele. A bordo c'erano 174 passeggeri, quasi tutti israeliani, più l'equipaggio. Il pilota, l'indiano Smit Machchhar era un ufficiale esperto, con 13 anni di servizio e più di 10mila ore di volo. Il copilota, un cittadino omanita, forse con doppia cittadinanza emiratina (non ancora confermata), era stato assunto dalla compagnia otto mesi prima. Due ore e mezza dopo, quando l'aereo iniziava a sorvolare la Giordania, l'equipaggio ha emesso il codice transponder 7700 che indica "emergenza". Poco dopo il codice diventa 7500, "interferenza", dunque un possibile dirottamento. In due minuti l'aereo aveva perso quasi 5mila metri di quota e sembrava destinato a schiantarsi al suolo. Poi però si è stabilizzato, ha fatto rotta sull'Arabia Saudita ed è atterrato a Tabuk. Quel che è successo in un paio di ore ha del miracoloso. Poteva finire come lo United 93, schiantato in Pennsylvania dopo che i passeggeri erano riusciti a sopraffare i dirottatori. Oppure poteva andare ancora peggio. Perché di tentativo di attentato si è trattato, non solo di una "lite nella cabina di pilotaggio" come tuttora recita lo scarno comunicato della compagnia. La "lite" è stata un'aggressione deliberata. E non c'entrava nulla la "rissa fra un pilota russo e un copilota ucraino", come si leggeva nelle prime (surreali) cronache dell'evento. Stando a tutte le testimonianze raccolte finora, il copilota ha aggredito il pilota, lo ha pugnalato più volte e poi ha danneggiato i comandi dell'aereo, facendolo andare in picchiata. Il pilota Machchhar è riuscito a difendersi e a mantenere la lucidità necessaria ad aprire la porta della cabina di pilotaggio, permettendo ad alcuni passeggeri di intervenire e sopraffare l'attentatore. LE TESTIMONIANZE Quel che sappiamo è attraverso le testimonianze di chi ha agito per fermare l'aggressore. Il passeggero che ha preso in mano per primo la situazione si chiama Yaniv Hayoun. Intervistato dal quotidiano The Free Press, racconta: «Ho visto mia moglie e i miei figli e ho capito che dovevo fare qualcosa». Hayoun, che lavora nella manutenzione e non ha alcuna esperienza nel settore della sicurezza, ha dimostrato una forza straordinaria. «C'era il caos più totale - prosegue nel racconto - Uno dei piloti ha accoltellato un altro. Ha cercato di farci schiantare. Quando l'aereo si è stabilizzato un po', solo un po', siamo riusciti a riprendere quota. Sono riuscito ad aprire la porta della cabina di pilotaggio con l'aiuto di un altro membro dell'equipaggio. Abbiamo lottato fisicamente con il copilota; era fuori di sé. L'ho immobilizzato con una presa alla gola e l'ho trascinato fuori dalla cabina di pilotaggio». Assaf Rajwan, un altro degli israeliani che hanno contribuito a immobilizzare il copilota, ha dichiarato a Canale 12 israeliano che l'esperienza «è stata proprio come nei film. Non pensavo che una cosa del genere potesse accadere nella vita reale». Tzvika Manes ha raccontato che sua moglie stava accompagnando la figlia piccola in bagno, nella parte anteriore dell'aereo, quando ha sentito delle urla e una colluttazione provenire dalla cabina di pilotaggio. La moglie di Manes ha quindi attirato l'attenzione di un'assistente di volo della FlyDubai e le ha detto di andare in cabina di pilotaggio per controllare cosa stesse succedendo. Manes ha raccontato di aver portato fuori la figlia dal bagno prima di affrontare l'attentatore. Gli altri due israeliani lo hanno raggiunto e Yaniv Hayun è riuscito ad afferrare la cloche e a riportare l'aereo in volo. «Seguo Indagini ad alta quota in televisione», racconterà poi a The Free Press. «Ho tirato indietro la cloche, poi è arrivato un altro pilota e ha detto che avrebbe preso il controllo dell'aereo». Due piloti a bordo per il volo di ritorno hanno quindi preso il controllo e sono riusciti a stabilizzare l'aereo, prima di atterrare in Arabia Saudita. STORIA A LIETO FINE, MA POTEVA ESSERE UNA TRAGEDIA Inizialmente hanno legato l'attentatore usando i cavi degli auricolari. Poi hanno trovato delle fascette di plastica e lo hanno immobilizzato con quelle. «Abbiamo tenuto il terrorista neutralizzato per 55 minuti», ha raccontato Rajwan, «e siamo atterrati sani e salvi». Il pilota Smit Machchhar è stato curato dal dottor Shota Musayev, un dentista israeliano che si trovava a bordo. «Quando ho sentito le urla, dopo 10 secondi sono corso, non ho aspettato», ha raccontato Musayev al Times of Israel al suo ritorno in patria. «Quando sono entrato nella cabina di pilotaggio, il pilota era in condizioni davvero critiche, con una forte emorragia, soprattutto alla testa». Musayev era l'unico medico a bordo. Ha salvato il pilota che ora è ricoverato in Arabia Saudita e "in condizioni stabili", secondo l'ultimo bollettino. È una storia a lieto fine, ma poteva andare molto peggio, se non fosse stata per lo straordinario spirito di iniziativa personale dei passeggeri. Ora però restano irrisolte molte domande. Che scopo aveva l'attentatore? I colleghi della FlyDubai, intervistati da Times of Israel, lo descrivono come un uomo molto religioso "che rifiutava di stringere la mano alle donne". L'Oman non ha relazioni con Israele e un pilota omanita non può atterrare in un aeroporto israeliano. Di qui la spiegazione del suo doppio passaporto. Le indagini accerteranno come abbia fatto a salire a bordo, armato di coltello e delle peggiori intenzioni. Chi ha diffuso la notizia falsa di una lite fra un pilota russo e un copilota ucraino? Le indagini si occupano anche di questo "dettaglio" tutt'altro che secondario, un esempio di disinformazione che mirava a depistare e confondere e che è stata rilanciata da quasi tutti i media. Risalire alla fonte della disinformazione può contribuire a scoprire un eventuale mandante. Resta un mistero anche l'identità di questo copilota di cui non è ancora stato diffuso il nome, mentre questo articolo va online. Ha agito da solo? Era un "lupo solitario"? O era membro di un'organizzazione? Capirlo sarà fondamentale per conoscere il movente del dirottamento e un eventuale mandante. Qual era l'obiettivo? Difficile pensare a un dirottamento a fini estorsivi, stando alle descrizioni del dirottatore e del suo modus operandi furioso. Voleva uccidere i passeggeri israeliani? Dirottare l'aereo per farlo schiantare contro un bersaglio israeliano, come nell'11 settembre? Queste sono ancora le domande irrisolte che ci permetteranno di capire, man mano che procederanno le indagini, cosa e quanto abbiamo rischiato in un 30 settembre che è a cavallo fra l'11 settembre e il 7 ottobre. Nota di BastaBugie: Stefano Magni nell'articolo seguente dal titolo "Hamam al Hammami, chi è il jihadista che ha dirottato il volo FlyDubai" parla del profilo del dirottatore del volo FZ1073 che emerge dai dettagli diffusi dagli inquirenti sauditi ed emiratini. Tutt'altro che un disperato, Hamam al Hammami era un uomo colto che aveva studiato in Occidente. Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 5 ottobre 2026: Il tentativo di dirottamento del volo FlyDubai FZ1073, diretto a Tel Aviv e quasi precipitato in Giordania, ha dato origine a una serie di indagini in parallelo, in tutto il mondo. Indagano i diretti interessati: Emirati Arabi Uniti (la compagnia privata è emiratina), indaga Israele (166 passeggeri su 174) e l'Arabia Saudita (l'aereo è atterrato in emergenza a Tabuk, nel suo territorio). Indaga l'Oman, perché il dirottatore, il copilota di cui ora si sa anche il nome, Hamam al Hammami, 29 anni, era di padre omanita e nato nel paese, anche se è poi cresciuto in Siria, paese natale della madre. Indagano anche gli Usa, perché l'aereo era un Boeing 737 Max. E indaga anche l'Australia, dall'altra parte del mondo, perché il fallito dirottatore vi aveva vissuto per studio per due anni. E, sempre a proposito della sua formazione, anche nel Dipartimento all'Istruzione britannico si stanno ponendo qualche domanda, perché, secondo un'inchiesta del Telegraph, il percorso di radicalizzazione islamica dell'attentatore è avvenuto proprio mentre studiava (a distanza) in un'università britannica. Quel che si sa finora è già tanto e si rafforza l'ipotesi che al Hammami abbia agito da solo, dopo un percorso di auto-radicalizzazione. La chiave per capire la dinamica del fallito "11 settembre mediorientale" è tutta nella sua mente ed è su quella che si stanno concentrando le indagini. Nato in Oman, cresciuto in Siria, Hamam ha vissuto anche per anni nel mezzo della guerra civile. Gli inquirenti emiratini sospettano che il percorso di radicalizzazione sia iniziato proprio in quel contesto, anche se ancora sotto traccia. Nel 2015, con un visto di studio, emigra in Australia per studiare Ingegneria. Due anni dopo, terminati gli studi, lascia il paese e torna in Oman. La sua carriera di pilota inizia nella compagnia di bandiera, la Oman Air.

  5. Oct 6

    Brillanti ma erranti: perchè l'ingegno non basta per essere sapienti

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8679 BRILLANTI, MA ERRANTI: PERCHE' L'INGEGNO NON BASTA PER ESSERE SAPIENTI di Samuele Pinna   Sfogliando i giornali cartacei o scorrendo quelli virtuali si scoprono ogni giorno sempre più brutte notizie. Se è importante tenersi informati su quello che non va nel mondo, nello stesso tempo - soprattutto se cristiani - bisogna nutrirsi anche di buone nuove o quantomeno di buone letture. In fondo, si finisce sempre per diventare ciò di cui ci si alimenta, interiormente e spiritualmente. Ecco perché nella mia biblioteca personale non mancano i libri di Giovannino Guareschi, di Jerome K. Jerome, di P.G. Wodehouse... ed è per questo che mi sono lanciato a scrivere libri umoristici, come il mio ultimo Tre per uno: Tre libri in uno: Gita a Milano - I pericoli dell'amore - Storie di famiglia. Ciò nonostante, rimango sempre perplesso davanti a prese di posizione infelici che purtroppo fanno scalpore, soprattutto quando riguardano il cristianesimo o la Chiesa, come - cito quasi a caso e senza troppa precisione - la manifestante che si rammarica che l'attentatore al corteo non sia un bianco cristiano (mentre è un musulmano fondamentalista), oppure il vescovo che vorrebbe far dire mezza Messa alle donne o ancora l'altro presule che promette che a breve anche gli uomini sposati saranno ordinati sacerdoti nella sua diocesi e così via. Davanti a queste e ad altrettante notizie mi sono domandato come sia possibile arrivare a dichiarazioni come quelle sopra menzionate. Non solo, mi sono chiesto come uomini di Dio possano proclamare serenamente determinate cose (e ho in mente non solo vescovi, ma anche sedicenti teologi o ritenuti tali, preti o ex preti più o meno social, giornalisti credenti à la page e pure quelli non credenti ma che trattando del Credo cattolico fanno quattrini, eccetera). La risposta mi è arrivata da un passo del Libro dei Re che si sofferma sulla ingloriosa fine del regno del re Salomone. Nel panorama biblico poche figure risultano tanto luminose e, insieme, tanto enigmatiche quanto lui. Re d'Israele, costruttore del Tempio di Gerusalemme, autore di sentenze memorabili, personaggio a cui la tradizione attribuisce un'intelligenza fuori dal comune e un cuore capace di ascoltare il Signore. Eppure, proprio lui, che aveva ricevuto la Sapienza come dono divino, termina la sua vita in una spirale di compromessi, idolatrie e scelte che la Sacra Scrittura non esita a definire «malvagie agli occhi del Signore». Mi interrogo: com'è possibile che il più sapiente dei sovrani del mondo antico sia caduto così in basso? La risposta mi sembra sorprendentemente attuale: la Bibbia non presenta la Sapienza come un superpotere o un talento naturale, ma come una forma di vita, un modo di stare davanti a Dio. È fatta quindi di ascolto, di memoria e di fedeltà. Per questo, anche chi la riceve può perderla. La parola di Dio è chiara: «Quando Salomone fu vecchio, le sue donne gli fecero deviare il cuore per seguire altri dèi e il suo cuore non restò integro con il Signore, suo Dio, come il cuore di Davide, suo padre» (1 Re, 11, 3). Il versetto citato non dice che Salomone divenne improvvisamente sciocco, ma che il suo cuore si divise, non fu più integro. La Sapienza non lo abbandonò: fu lui a smettere di custodirla. La caduta di Salomone non fu un crollo improvviso, ma un logoramento progressivo. Il re più saggio della storia si ritrovò vittima della più antica delle fragilità: la presunzione di bastare a sé stesso. Mutatis mutandis oggi basta sostituire al sovrano quegli uomini un tempo stimati perché dotati di grande intelligenza che oggi sembrano averla smarrita. La Scrittura, difatti, non censura la caduta di Salomone, ma la espone con crudezza perché questa dinamica può riguardare chiunque. Nessun dono di Dio, neppure il più grande, elimina la libertà di scelta. Sicché, la Sapienza illumina la strada, ma non costringe a seguirla. Il dramma di Salomone diventa così un monito universale: si può essere brillantissimi e sbagliare; si può essere religiosi e perdere la direzione; si può essere uniti a Dio e a poco a poco allontanarsi da Lui. La Sapienza nella fede è, quindi, un dono da custodire nella relazione con il divino e nell'obbedienza all'insegnamento della Chiesa. La vicenda del re sapiente che si smarrisce ricorda che la lotta spirituale tra bene e male - dentro di noi e attorno a noi - troverà compimento solo nell'ultimo istante della nostra esistenza. La vita eterna si ottiene, dunque, attraverso la fedeltà: è in questo spazio interiore che la Sapienza divina viene custodita oppure smarrita. E forse è proprio questo il punto più attuale della storia di Salomone: la Sapienza va scelta giorno dopo giorno vivendo nel mondo, ma non essendo e non scadendo nelle logiche del mondo, quali l'odio, la partigianeria, gli insulti senza freni, l'appartenenza a gruppi tribali che si scagliano contro altri gruppi tribali, la tifoseria violenta su ogni argomento, i giudizi affettivi ma non veritieri... Prego allora di avere sempre al fianco un don Camillo quando, come Peppone, perdo il contatto con la realtà; oppure amici come Harris e George - e soprattutto il fox terrier Montmorency - capaci di ricordarmi quanto si possa essere goffi nelle situazioni più ordinarie; o ancora un Jeeves, sempre pronto a dipanare le faccende più ingarbugliate con il suo perfetto aplomb anglosassone.

    Brillanti ma erranti: perchè l'ingegno non basta per essere sapienti
  6. Sep 22

    Il Reiki apre le porte al diavolo

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8666 IL REIKI APRE LE PORTE AL DIAVOLO di Manuela Antonacci   «Chi pratica il Reiki cade nel peccato di superstizione e si espone all'azione straordinaria del maligno»: è ferale e decisa la condanna dell'Associazione internazionale esorcisti che ultimamente ha denunciato l'apertura di uno spazio dedicato non solo alle cure palliative ma anche a non ben precisate "terapie complementari" nel reparto di oncologia degli Ospedali Riuniti Marche Nord di Pesaro. L'intervento critico dell'Associazione internazionale esorcisti è avvenuto attraverso una nota esplicativa che non lascia spazio a dubbi perché definisce il Reiki come "insidioso pericolo".  Il riferimento, qui è in particolare alla cosiddetta "Stanza del benessere" dell'ospedale di Muraglia, all'interno del reparto oncologico, si praticherebbe la tecnica giapponese denunciata dagli esorcisti che predica il contenimento del dolore e dello stress attraverso "flussi di energia" che passerebbero attraverso le mani. Questi progetti stanno interessando, ormai, anche altre strutture sanitarie italiane, tra cui l'Ospedale Infantile Regina Margherita di Torino e l'Ospedale Carlo Poma di Mantova. L'Associazione internazionale esorcisti ha richiamato, inoltre, le linee guida pubblicate dalla Commissione per la dottrina della Conferenza episcopale degli Stati Uniti nel 2009, secondo le quali questa pratica non trova fondamento nella scienza, né tantomeno è compatibile con il cristianesimo. Una sottolineatura doverosa, secondo l'Associazione degli esorcisti, perché riflette il timore per nulla infondato, che questa tecnica possa essere proposta come medicina alternativa, generando nei pazienti drammatiche illusioni, confondendola, cioè, con una vera e propria terapia. Per non parlare, poi, dei danni spirituali della pratica stessa. Infatti, secondo l'Associazione internazionale esorcisti, chi si dedica al Reiki «cade nel peccato di superstizione e si espone all'azione straordinaria del maligno». Spiegano gli esorcisti nel loro comunicato: «Il Reiki, nome derivante dalla pronuncia di due caratteri giapponesi che descrivono l'energia in sé, rei ('l'aldilà' o 'spirituale') e ki ('energia' o 'forza vitale'), altro non è che una tecnica di channeling (o spiritismo) e ricorre alla presunta guarigione per mezzo di tecniche per le quali verrebbe trasmessa l'energia dal Reiki Channelizer (colui che canalizza l'energia Reiki) al Receiver (colui che riceve il trattamento)». La Chiesa cattolica, infatti, critica il Reiki proprio perché si basa sull'utilizzo e sulla manipolazione di una presunta "energia vitale universale" (il ki), laddove, nel cristianesimo, la guarigione è semplicemente frutto della Grazia che si ottiene attraverso la preghiera e l'umile sottomissione alla volontà divina. Per questo l'associazione ha invitato i cattolici a tenersi ben lontani da tecniche di questo tipo che, peraltro, in alcun modo, possono sostituire la medicina tradizionale. Ricordiamo che anche nel mondo scientifico c'è chi invita a non osannare troppo queste pratiche. Come Jonathan Jarry, scienziato e divulgatore scientifico canadese dell'Università McGill, che al riguardo ha scritto: «Non ho alcun dubbio che il Reiki e le sue imitazioni possano essere rilassanti e migliorare l'umore. Il pericolo, tuttavia, è che i suoi seguaci non si accontentino sempre di alleviare lo stress [...] Mi addolora dover constatare che il Reiki viene offerto in centri medici di prim'ordine [...] Se si chiamasse "guarigione Jedi", non sono sicuro che verrebbe preso sul serio». Comunque il richiamo degli esorcisti non ha lasciato indifferente il direttore generale del Muraglia, Alberto Carelli, che avendo anche alle spalle una solida formazione salesiana, non ha lasciato cadere nel vuoto l'appello degli esorcisti. Per cui è partita una comunicazione dalla Direzione medica di presidio all'attenzione della direttrice dell'Oncologia Rita Chiari. «Pur nel rispetto delle convinzioni personali dei pazienti - si legge - si ritiene opportuno evitare che tale attività (il Reiki, ndr), venga svolta all'interno della nostra azienda. La sua introduzione potrebbe infatti esporre l'azienda a contestazioni di carattere etico e istituzionale». Ciò è bastato per bloccare l'attività. Ma la direttrice del reparto Rita Chiari, per tutta risposta ha replicato: «I sanitari, medici, infermieri e gli oss non hanno niente a che vedere con l'attività svolta dalle associazioni, siano clown dottori o operatori di 'et therapy. I pazienti prenotano queste prestazioni che l'associazione fornisce ai propri associati direttamente con l'associazione. I sanitari, i medici, gli infermieri e Oss non hanno niente a che vedere con questa attività. Io - ha concluso - faccio il medico». Se guardiamo alla vicenda di Pesaro con gli occhi della fede e non solo con gli occhi del mondo, possiamo ben capire la preoccupazione degli esorcisti. In un'epoca del tutto e subito, di guru che predicano guarigioni fai da te e immediate, l'Associazione internazionale esorcisti ci ricorda che il mondo spirituale non è affatto un campo neutro ma è un campo di battaglia in cui si combattono bene e male e il bottino è l'anima. Per questo certi moniti non vanno tacciati di oscurantismo, anzi, sono l'occasione preziosa per esercitare spirito critico e discernimento che in un mondo confuso e allo sbando come il nostro, sono più necessari che mai.

    Il Reiki apre le porte al diavolo
  7. Sep 8

    Il piu giovane prof nero dell'università... quando la cultura woke si impone sul merito

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8655 IL PIU' GIOVANE PROF NERO DELL'UNIVERSITA'... QUANDO LA CULTURA WOKE SI IMPONE SUL MERITO di Manuela Antonacci   Jason Arday, 41enne docente nero dell'Università di Cambridge, nominato a soli 37 anni professore di Sociologia dell'Educazione, era diventato il simbolo del riscatto sociale e del trionfo e della bontà delle politiche inclusive, ma oggi si trova al centro di tali scandali e polemiche, da essere stato costretto dall'università stessa in cui lavorava e che l'avrebbe per un po' di tempo difeso, a rassegnare le sue dimissioni. La sua storia aveva, in effetti, sin dall'inizio, dell'incredibile: tanto per incominciare a 3 anni gli sarebbe stato diagnosticato un ritardo globale dello sviluppo e un disturbo dello spettro autistico, con conseguenti difficoltà di apprendimento e nel linguaggio. L'uomo ha dichiarato di essere stato non verbale fino all'età di 11 anni e di aver imparato a leggere e a scrivere solo a 18 anni . Singolare come meno di vent'anni dopo sia stato nominato il più giovane professore nero nella storia dell'Università di Cambridge. Diverse incongruenze su questo caso le ha tirate fuori anche Alice Sullivan, docente di sociologia alla Univeristiy College London, a partire dalla storia personale dell'uomo. Sullivan in un suo post su X per la precisione si esprime così: «La storia di Jason Arday sarebbe perfetta per un film drammatico: avrebbe imparato a leggere a 18 anni e sarebbe arrivato fino al punto di ottenere una cattedra a Cambridge a 37, il tutto accompagnato da imprese atletiche straordinarie. Poi, però, la storia inizia a scricchiolare... Le accuse di plagio sono gravi. Ma ciò che mi lascia sbalordita, da corridore, è che Arday abbia affermato di aver corso 600 miglia in 6 giorni. Se fosse vero, sarebbe un atleta a livello internazionale». E affondando ancora di più il colpo continua: «Cambridge potrebbe sostenere che non importa se uno dei suoi accademici ha una fervida immaginazione. E sarebbe un'osservazione legittima, a patto che la sua nomina sia avvenuta per merito e non grazie alla sua storia di vita, tanto ispiratrice quanto inverosimile». IL RIGORE SCIENTIFICO NELLE UNIVERSITÀ INGLESI La professoressa Sullivan non ha twittato questo aneddoto per caso, su X, la donna rappresenterebbe, infatti, una delle voci più autorevoli nel dibattito accademico britannico, in difesa del rigore scientifico nelle università inglesi. Più e più volte la docente si sarebbe opposta alla cultura woke ed è stata una delle figure chiave che hanno portato all'attenzione pubblica il caso Arday. In passato Sullivan, avrebbe, anche più volte sostenuto che nelle università britanniche si siano istituzionalizzati comportamenti che compromettono libertà di parola e libertà di ricerca, soprattutto sul sesso e sull'identità di genere, diventando una delle voci più nette contro l'inclusivismo universitario: dalla cancellazione del sesso biologico nei dati, al "no-platforming", ovvero la pratica di negare uno spazio pubblico a chi si faccia portavoce di pensieri considerati "inaccettabili", fino alla subordinazione della libertà accademica alle politiche identitarie.  Sullivan ha, inoltre, avuto il coraggio di criticare apertamente il lavoro dell'ex docente, parlando esplicitamente di "plagio", intervenendo anche nelle indagini portate avanti dal Daily Telegraph e The Spectator. Sul The Guardian, a riguardo, si leggono una serie di dettagli sul lavoro di Arday che avrebbero portato alle indagini: più di 100 passaggi della sua tesi di dottorato del 2015 sono risultati quasi identici a una tesi presentata nel 2009 da un'altra ricercatrice presso la Brunel University. Inoltre Ci sono crescenti richieste da parte di altri accademici di riesaminare il suo dottorato. LAVORI PIENI DI LACUNE Arday ha dovuto anche affrontare accuse secondo cui alcuni dei suoi lavori pubblicati più recentemente sarebbero pieni di lacune. The Telegraph avrebbe pubblicato anche un'analisi che rileverebbe come alcune sue ricerche conterrebbero prove "impossibili" e sarebbero piene di incongruenze. Inoltre, anche la sua carriera accademica non risulterebbe chiarissima: Arday avrebbe affermato di aver ricoperto numerose prestigiose borse di studio e cattedre in diverse università. La sua biografia pubblicata sul sito web del Jesus College, dove Arday era borsista, indicava che era stato professore ospite presso l'Ohio State University nell'Ufficio per la Diversità e l'Inclusione e presso l'Università di Glasgow nella School of Education. Entrambe le università hanno negato questa affermazione. La biografia affermava inoltre che Arday era ancora «professore onorario presso l'Università di Durham nel dipartimento di sociologia», dove aveva precedentemente lavorato. Ma l'università ha dichiarato al Daily Mail che non ricopriva più alcun ruolo all'istituto. Arday ha anche affermato di aver conseguito un master in pratiche psicodinamiche presso Birkbeck, University of London, e successivamente di essere diventato consulente a pieno titolo, il che gli avrebbe conferito una «profonda comprensione della salute mentale». Tuttavia, quando il Guardian contattò la Birkbeck, l'università dichiarò di non essere riuscita a trovare documenti di alcuno studente di nome Jason Arday. Tra l'altro, uno dei giornalisti che indagava su Arday, Jake Grove, celebre giornalista d'inchiesta britannico, che lavora attualmente per la Times Higher Education, tra i primi ad aver condotto una ricerca sul lavoro del giovane docente, dopo aver analizzato la tesi di dottorato dell'ormai ex professore e aver riscontrato effettivamente un caso di plagio e veri e propri nodi critici sull'integrità scientifica, sarebbe stato minacciato da Arday di azioni legali se avesse osato pubblicare le sue osservazioni su Times Higher Education, non prima di averlo accusato di razzismo e di molestie. VITTIMA DI UNA VILE CAMPAGNA? All'emergere delle prime accuse, l'Università di Cambridge e diversi colleghi lo avrebbero difesi compatti. L'ateneo lo aveva definito vittima di «una vile campagna tesa a minarne la credibilità», mentre centinaia di accademici e dirigenti di college avevano firmato lettere aperte definendo le critiche come meri attacchi volti a screditare accademici di minoranze etniche, in posizioni di rilievo.  Tuttavia, man mano che le accuse venivano confermate da analisi dettagliate da parte della stampa d'inchiesta (The Times, The Guardian, Retraction Watch) la posizione dell'uomo è diventata poco credibile quindi indifendibile. A questo punto l'Università di Cambridge avrebbe annunciato l'apertura di un'indagine formale sulla sua condotta. Di conseguenza, nell'agosto 2026 Jason Arday ha rassegnato le dimissioni dalla cattedra. Probabilmente quello di Arday non costituisce un caso isolato ma forse la punta dell'iceberg di un sistema in cui un non ben inteso concetto di "diversità" avrebbe preso il sopravvento sul merito. Dunque l'impalcatura ideologica, forse, comincia a scricchiolare, soprattutto se un'università così celebre come Cambridge, agli occhi del mondo, rischia di diventare famosa non più per la sua ricerca del vero basata su brillanti verifiche empiriche, ma per il suo essere diventata teatro di battaglie pseudo culturali. Ci chiediamo allora se le dimissioni di Arday abbiano un impatto così profondo a livello accademico e mediatico da mostrare in modo chiaro che, prima o poi, l'assenza di merito viene allo scoperto. E le altre università occidentali impareranno la lezione o si terranno cari i loro scheletri nell'armadio, frutto dei sacrifici sull'altare del politicamente corretto?

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  8. Aug 25

    Internet è ormai un dialogo tra macchine

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8642 INTERNET E' ORMAI UN DIALOGO TRA MACCHINE di Lorenzo Bertocchi   Per la prima volta nella storia digitale, il velo si è squarciato: l'umanità è diventata minoranza nel suo stesso regno virtuale. Gli ultimi dati di Cloudflare Radar descrivono un sorpasso epocale: il 57,4% del traffico web mondiale è oggi generato da sistemi automatizzati, lasciando agli esseri umani in "carne e ossa" solo il restante 42,6%. Quello che doveva essere un traguardo previsto per la fine del 2027 è arrivato con un anno e mezzo di anticipo, spinto da un'accelerazione che persino gli esperti definiscono sbalorditiva. NON SOLO ALGORITMI, MA SOSTITUTI A guidare questa carica non sono più i vecchi "crawler" che si limitavano a indicizzare le pagine per i motori di ricerca. Oggi domina l'intelligenza artificiale agente (o agentica): sistemi capaci di comprendere contenuti, confrontare fonti e agire autonomamente per conto dell'utente. Il divario di efficienza è brutale. Mentre un essere umano consulta in media cinque siti prima di un acquisto, un agente intelligenza artificiale può scansionarne 5.000 nello stesso lasso di tempo. Questa potenza di calcolo sta riscrivendo le regole del gioco: non siamo più noi a navigare, ma i nostri delegati digitali che "mangiano" dati per servirci risultati pronti all'uso. Il pericolo più insidioso è la trasformazione dell'utente e del lettore da protagonista a semplice comparsa. Se l'intelligenza artificiale filtra tutto, il lettore non si trova più davanti all'articolo originale, alla sfumatura del pensiero o all'inchiesta, ma a sintesi preconfezionate. È il trionfo dei "riassunti su riassunti". In questo scenario, l'approfondimento muore sotto il peso dell'efficienza algoritmica, e il web rischia di diventare un'eco di se stesso, dove le macchine leggono macchine. Questo fenomeno alimenta la cosiddetta "Dead Internet Theory" (teoria dell'Internet morto), l'ipotesi secondo cui la rete diventerà presto un ecosistema di bot che interagiscono esclusivamente tra loro, rendendo i contenuti umani irrilevanti. L'ULTIMO BALLO E IL RITORNO ALLA CARTA Il cambiamento è già visibile nei social media. Da un lato, persistono le "fabbriche di troll" utilizzate per la propaganda e la semina di notizie false o falsificate. Dall'altro, nascono realtà inquietanti come Moltbook, un'infrastruttura social preclusa agli umani dove, in una sola settimana, 1,6 milioni di agenti autonomi hanno iniziato a interagire, creando codici di comunicazione e persino sistemi di religione propri. È il "social" senza l'elemento sociale umano. Siamo di fronte all'ultimo ballo per il web come frontiera di libertà e democrazia? Se l'intelligenza artificiale si muove tra software come OpenClaw, Scout o Operator per compiere azioni al posto nostro, lo spazio per l'autenticità si restringe drasticamente. In questo contesto, riemerge il caro vecchio supporto cartaceo che smette di essere un feticcio romantico per diventare un presidio di libertà. Le pagine di carta, per loro natura, sono immuni alle scansioni incessanti dei bot e agli algoritmi imperanti. Leggere su carta significa recuperare anche una paternità umana certificata, un'esperienza culturale che non può essere sintetizzata o "cliccata" da un software. Un po' come vivere un evento in presenza o in streaming, la differenza è palpabile. Su questo, si perdoni l'autocitazione, noi de Il Timone non abbiamo mai smesso di credere che la carta, gli autori, e la possibilità di sfogliare informazione e formazione sono un valore aggiunto insostituibile. Il web non morirà, sia chiaro, ma la sua profonda ridefinizione che è in atto ci pone davanti a una scelta: accettare il ruolo di spettatori di un mondo automatizzato o rivendicare quegli spazi di autenticità dove la macchina, semplicemente, non può entrare.

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