Eutanasia - BastaBugie.it

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La chiamano "dolce morte", ma in realtà è l'uccisione di innocenti

  1. Offerta l'eutanasia a un sacerdote ricoverato per frattura all'anca

    4d ago

    Offerta l'eutanasia a un sacerdote ricoverato per frattura all'anca

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8563 OFFERTA L'EUTANASIA A UN SACERDOTE RICOVERATO PER FRATTURA ALL'ANCA di Giuliano Guzzo   «Sono rimasto molto scioccato». Sono le parole con cui padre Larry Holland, 79 anni, un sacerdote di Vancouver, ha ricordato un'esperienza che, in effetti, molto difficilmente avrebbe potuto lasciarlo indifferente. All'anziano prete cattolico, infatti, in un ricovero che lo ha visto come paziente a seguito di una frattura riportata all'anca in seguito a una caduta in bagno il giorno di Natale, è stata proposta... l'eutanasia. Proprio così: e per ben due volte. Lo ha raccontato lui stesso, in una intervista rilasciata al BC Catholic. La duplice offerta è stata fatta da due operatori sanitari diversi. Già questo è sconvolgente, se si pensa che Holland, come si diceva, era ricoverato per una frattura e non per qualche male incurabile. Ma colpisce ancor di più - e ha colpito, ovviamente, lo stesso sacerdote - il fatto che la proposta di morte assistita (MaiD) sia stata avanzata dal personale del Vancouver General Hospital, l'ospedale che lo aveva in cura, nonostante esso sapesse di avere a che fare con un prete. LA PROPOSTA DI MORTE Figurarsi, viene da commentare, con quale insistenza la «dolce morte» sarebbe stata proposta se il paziente fosse stato un altro... Ma torniamo alla proposta di morte. Quando l'ha ascoltata, padre Holland ha replicato che non stava morendo né allora né adesso e che il riferimento del medico all'eutanasia lo aveva lasciato «per un attimo senza parole». Non contento, secondo il racconto del sacerdote, il medico ha allora poi riproposto l'argomento, dicendo che è «qualcosa di cui bisogna discutere con chi ha ricevuto una diagnosi terminale». Che però è cosa che non riguardava (e fortunatamente non riguarda) il sacerdote di Vancouver, il quale ha voluto ribadire una cosa che dovrebbe essere ovvia. Padre Holland, secondo il suo racconto, ha infatti replicato ancora al medico di essere moralmente contrario all'eutanasia. A quel punto, il medico ha spiegato - ricorda ancora il sacerdote - che «voleva solo essere sicuro che, nel caso in cui mi fosse stata diagnosticata una malattia terminale o meno... fossi a conoscenza dei diversi servizi a cui avrei potuto accedere». Tutto questo, meglio sottolinearlo, avviene in un Paese, il Canada, dove da anni c'è un cardinale coraggioso come Frank Leo che si batte con la vita anche osteggiando le nuove derive eutanasiche in Parlamento. D'accordo, ma a quelli che invece non sono cattolici? La morte viene loro offerta - e magari viene pure accettata - solo a seguito di fratture? Purtroppo la domanda non è così surreale, anzi. In effetti, c'è poco da stare tranquilli in un Paese dove la morte assistita, più che concessa, viene ormai apertamente proposta. Si prenda, per esempio, quanto avvenuto a Roger Foley, canadese affetto da atassia cerebellare, serio disturbo neurovegetativo. Ebbene, nel 2018 l'uomo si era trovato dinnanzi ad un tragico bivio: sborsare più di 1.500 dollari al giorno per le cure di cui aveva bisogno - e che non poteva permettersi - oppure l'eutanasia. Foley decise di denunciare l'ospedale e il governo dell'Ontario, producendo pure due audio (uno del 2017, l'altro del 2018) nelle quali il personale ospedaliero cercava ripetutamente di spingerlo a farla finita. Caso isolato? Non esattamente. L'ATLETA PARALIMPICA CHRISTINE GAUTHIER Per maggiori informazioni chiedere all'atleta paralimpica Christine Gauthier, la quale qualche anno fa aveva osato protestare per i ritardi nell'installazione in casa sua d'un montascale; risultato: si è sentita proporre la morte assistita. Lo scorso dicembre era poi emersa anche sui media italiani l'assurda vicenda di Jolene Van Alstine, 37 anni, residente nella provincia canadese del Saskatchewan. La donna soffre da otto anni di iperparatiroidismo primario normocalcemico, una malattia paratiroidea molto rara ma curabile. Il punto è che nel Saskatchewan pare non ci siano chirurghi in grado di eseguire l'operazione di cui ha bisogno, motivo per cui la donna si è imbarcata in una eterna lista d'attesa a fronte della quale, disperata, ha provato a chiedere il suicidio assistito: e la sua richiesta era incredibilmente accettata. Forse perché nel Canada diventato la patria della morte on demand non è raro crepare in attesa di cure. Secondo il think tank canadese SecondStreet.org, infatti, solo tra aprile 2024 e marzo 2025 sono deceduti quasi 24.000 pazienti - 23.746, il numero esatto - che erano nelle liste d'attesa per le cure. Tornando alla vicenda di padre Larry Holland, va specificato come essa, benché incredibile, non rappresenti un caso così isolato. Altri pazienti nelle sue stesse condizioni hanno ricevuto la proposta di morire e, probabilmente, l'hanno accettata. Altrimenti non spiegherebbe come mai, a pagina 11 di un rapporto della Commissione sul fine vita del Québec con cui erano stati esaminati i casi di persone che, tra il 1°aprile 2018 e il 31 marzo 2019, hanno avuto accesso all'aide médicale à mourir, si parlava di almeno «tre casi» nei quali «la diagnosi della persona era una frattura dell'anca». Dunque il racconto del sacerdote di Vancouver va preso tremendamente sul serio. E andrebbe preso sul serio soprattutto dai quei parlamentari e politici che, anche in Italia, ancora si ostinano a considerare la morte assistita un fato privato e di libertà individuale, quando invece l'esperienza insegna che essa, una volta legalizzata, innesca processi infernali, che finiscono con il colpevolizzare i pazienti. È davvero a questo che vogliamo arrivare, a proporre - e più volte - la morte a chi semplicemente osa farsi ricoverare?

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  2. Va in ospedale per un mal di schiena... le offrono l'eutanasiai

    Apr 14

    Va in ospedale per un mal di schiena... le offrono l'eutanasiai

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8507 VA IN OSPEDALE PER UN MAL DI SCHIENA... LE OFFRONO L'EUTANASIA di Manuela Antonacci   Va in ospedale per un mal di schiena e, anziché ricevere cure, le viene proposta l'eutanasia. E' quanto accaduto ad una donna canadese che dopo essere corsa al pronto soccorso per essersi svegliata con delle fitte alla schiena, si è sentita proporre l'eutanasia, prima ancora di aver effettuato un esame. Miriam Lancaster, 84 anni, di Vancouver, è la protagonista di questa assurda vicenda avvenuta nell'aprile del 2025. Secondo il medico che le ha proposto il Maid (l'assistenza medica per morire) la signora avrebbe potuto scegliere come alternativa alle doverose cure che la struttura ospedaliera a cui si era rivolta, il Vancouver General Hospital (VGH), le doveva, la possibilità di farla finita, prima ancora di sapere quale fosse la causa del suo dolore fisico. In realtà la causa dell'infortunio era piuttosto banale: la donna aveva semplicemente un bacino fratturato a causa dell'osteoporosi. Dopo essere rimasta per una settimana in quell'ospedale, sarebbe stata poi trasferita in un'altra struttura, dove è poi guarita nel giro di un mese. La cosa più agghiacciante, oltre al fatto in sé, è che, come testimonia la figlia Weaver presente al momento dell'accaduto, il medico avrebbe cercato in qualche modo di convincere la paziente ad optare per una decisione così estrema: «Il Maid è un'opzione che porrebbe fine al dolore per sempre» le sarebbe stato detto. Ovviamente Weaver si chiede cosa sarebbe potuto succedere se lei non fosse stata accanto a sua madre in quel momento e se la donna fosse stata affetta da una patologia ben più grave o se fosse stata depressa e quindi estremamente condizionabile. Il problema è che in Canada simili episodi sono diventati frequentissimi. Pensiamo a quanto accaduto a Roger Foley, affetto da atassia cerebellare, un serio disturbo neurovegetativo. Nel 2018 l'uomo si era trovato di fronte a due tragiche alternative: sborsare più di 1.500 dollari al giorno per le cure di cui aveva bisogno - e che non poteva permettersi - oppure come unica, assurda alternativa, accettare l'eutanasia. Foley, fortunatamente, decise di non farsi sopraffare ma, al contrario, di prendere in mano la situazione e di denunciare l'ospedale e il governo dell'Ontario, realizzando due registrazioni (una del 2017, l'altra del 2018) nelle quali il personale ospedaliero, incredibilmente, cercava con insistenza di spingerlo a farla finita. E non si pensi che si tratti di casi isolati. Pensiamo anche all'atleta paralimpica Christine Gauthier, la quale qualche anno fa aveva osato protestare per i ritardi nell'installazione in casa sua d'un montascale; risultato: si è sentita proporre la morte assistita. Ce ne sono tante di situazioni e di esempi concreti che dimostrano come la teoria della pallina sul piano inclinato è veritiera. Parliamo cioè della metafora che descrive l'inarrestabile scivolamento verso derive eticamente inaccettabili, partendo da piccole concessioni iniziali apparentemente innocue o da casi estremi. E tutto ciò è provato anche da quanto contenuto in un documento officiale canadese, ovvero il rapporto della Commissione sul fine vita in Quebec. Per la precisione, a pag 11 sono stati esaminati i casi di persone che, tra il 1°aprile 2018 e il 31 marzo 2019, hanno avuto accesso all'aide médicale à mourir, si parlava di almeno «tre casi» in nei quali «la diagnosi della persona era una frattura dell'anca». Quindi perché non proporre l'eutanasia a chi ha anche un semplice mal di schiena? Tutto questo potrebbe arrivare, anche presto, da noi. Esempi così gravi dovrebbero almeno in teoria, incidere sul dibattito italiano e portare chi spinge per la morte assistita a riflettere sugli scenari agghiaccianti che si aprirebbero una volta tolti tutti i paletti che tengono ben ferma e salda la concezione della sacralità della vita.

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  3. Mar 31

    Il suicidio assistito degli uomini e delle nazioni

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8493 IL SUICIDIO ASSISTITO DEGLI UOMINI E DELLE NAZIONI di Roberto de Mattei   La cultura di morte contemporanea ha le sue ultime espressioni nell'eutanasia e nel cosiddetto "suicidio assistito", di cui oggi si discute in diversi paesi europei. Il percorso di legalizzazione dell'omicidio/suicidio, iniziato circa 50 anni fa con l'introduzione dell'aborto nelle legislazioni occidentali, giunge ora al suo logico compimento. Il suicidio, che è l'atto, volontario e deliberato, con cui un uomo si dà la morte, è più grave dell'omicidio perché, a differenza di questo non lascia la possibilità di pentimento. Certo, ci sono delle eccezioni possibili. Il santo curato d'Ars rassicurò la moglie di un suicida, dicendole che tra il ponte da cui si era buttato e l'acqua in cui era annegato, aveva avuto la possibilità di pentirsi. Non si può escludere la possibilità che nei suoi ultimi attimi di vita, un suicida, in seguito ad un'illuminazione divina, si possa pentire del suo gesto. Per questo il nuovo Catechismo della Chiesa cattolica dice che «non si deve disperare della salvezza eterna delle persone che si sono date la morte» (n. 2283). Ma si tratta appunto di eccezioni. La morale non si applica alle eccezioni, ma alla natura dell'atto umano in quanto tale. Secondo la morale cattolica, il suicidio diretto, voluto e cosciente, è un atto intrinsecamente cattivo, moralmente ingiustificabile. San Tommaso d'Aquino nella Summa Theologiae (II-II, q. 64, a. 5) lo spiega esponendo tre ragioni. In primo luogo, ogni essere tende naturalmente a conservarsi in vita. Togliersi la vita va contro questa inclinazione fondamentale ed è un atto contro la legge naturale. In secondo luogo, uccidersi significa nuocere anche agli altri, perché ogni persona vive non solo per sé, ma per la società di cui fa parte. In terzo luogo, la vita è un dono di Dio. Il suicidio equivale a usurpare un diritto che spetta solo al Creatore. Il teologo passionista Enrico Zoffoli (1915-1996) scrive giustamente: «Il suicida nega in sé l'essere, ripudia la vita, infligge un "vulnus" nel tessuto più profondo del reale, commette la più imperdonabile delle ingiustizie in quanto ritiene non-buono l'essere, al punto di rifiutarlo, evadere dal suo dominio. Col suo gesto il suicida precipita nel peggiore degli assurdi: per esso, l'essere arriva a contraddirsi negando sé stesso» (Principi di Filosofia, Edizioni Fonti Vive, 1988, p. 664).  UN PECCATO GRAVISSIMO Per questo sant'Alfonso Maria de' Liguori qualifica il suicidio come un peccato gravissimo, che a buon diritto può essere annoverato tra quelli che gridano vendetta al cospetto di Dio («Suicidium est peccatum gravissimum, et merito inter peccata vindictam a Deo clamantia annumerari potest», in Theologia Moralis, Lib. III, Tract. IV, cap. II, n. 4) Se la mente è obnubilata, se ci si toglie la vita in un momento di alterazione psichica, la responsabilità è attenuata, ma questo non è il caso del suicidio assistito, che è un suicidio premeditato e organizzato, con piena avvertenza e deliberato consenso. E quest'atto, nella sua natura, è una sfida diretta a Dio, Signore supremo dell'universo, dal momento che il suicidio, come ricorda il padre Viktor Cathrein (1845-1931), è atto di dominio, anzi uno dei supremi atti di dominio (Philosophia moralis, Herder 1959, p. 344). Il Codice penale italiano non considera reato il suicidio in sé, né quando viene tentato, né, evidentemente, quando viene portato a compimento. È invece punito chi istiga qualcuno a togliersi la vita, ne rafforza il proposito o ne agevola in qualsiasi modo l'esecuzione, come stabilito dall'articolo 580 del Codice penale. In questa prospettiva, la legge mira a tutelare la vita come bene primario, proteggendo la persona da pressioni, influenze o aiuti esterni che possano spingerla verso un atto irreversibile. Ciò che si propongono i fautori dell'eutanasia e del suicidio assistito è di rovesciare questa prospettiva giuridica, non solo eliminando ogni forma di punibilità per gli istigatori del suicidio, ma arrivando a trasformare il suicidio assistito in un diritto positivo. Di conseguenza, non sarebbero più censurati coloro che incoraggiano o facilitano la morte, ma sarebbero considerati colpevoli coloro che cercano di impedirla, anche solo sconsigliandola. Il tentativo di dissuadere, accompagnare, sostenere un suicidio sarebbe visto come una violazione dell'autonomia individuale. Ciò è previsto, ad esempio, dalla proposta di legge francese, per ora bloccata in Senato, a Palazzo del Lussemburgo. La proposta di legge italiana non è così radicale, ma è destinata ad avere questo esito, per la logica inflessibile delle idee. L'ANIMA DEL PROCESSO RIVOLUZIONARIO L'odio metafisico verso l'essere, che caratterizza il suicidio è anche l'anima del processo rivoluzionario dell'Occidente verso il nichilismo. Questo itinerario di autodissoluzione ha molte manifestazioni a cominciare dal crollo demografico e dalla "sostituzione" dei popoli attraverso l'immigrazione incontrollata, ma si compie anche attraverso la cancellazione della identità e della memoria storica di una nazione. Il tentativo di annichilire il passato dell'Occidente, e in particolare le sue radici cristiane, è stato teorizzato, negli ultimi cinquant'anni, dai "padroni del pensiero contemporaneo", come bene documenta il prof. Renato Cristin nel suo studio dedicato a I padroni del caos (Liberlibri, 2017). Nel suo classico Europe and the Faith, pubblicato nel 1920, Hilaire Belloc (1870-1953) poneva una radicale alternativa, che è stata confermata da oltre cento anni di storia: «L'Europa tornerà alla Fede o perirà. Perché la Fede è l'Europa e l'Europa è la Fede». Tre anni prima, il 13 luglio 1917, la Beata Vergine Maria si era rivolta ai tre pastorelli di Fatima con queste parole: «Dio si appresta a punire il mondo per i suoi delitti..." e, «se non si convertirà», "...diverse nazioni saranno annientate». A quale annientamento si riferisce la Madonna? La distruzione materiale delle nazioni, in seguito, ad esempio, ad un'ecatombe nucleare, o la loro auto-disintegrazione spirituale, attraverso l'oblio di quella identità culturale da cui scaturisce la vita delle nazioni? O forse entrambe le forme di annientamento, come conseguenza di una catastrofica perdita della fede? Se così è, il "suicidio assistito" da tanti invocato, non appare come una pratica individuale, ma come il simbolo di una scelta collettiva, che pone una domanda più profonda: "Qual'è il destino della società umana?". La risposta sarebbe tenebrosa, se non fosse rischiarata dalle parole conclusive della profezia di Fatima, che annunciano non la morte ma, dopo un ineluttabile castigo, la vita e la speranza al nostro orizzonte.

    8 min
  4. Kessler gemellaggio con la morte

    11/18/2025

    Kessler gemellaggio con la morte

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8353 KESSLER, GEMELLAGGIO EUTANASICO CON LA MORTE di Tommaso Scandroglio   Insieme sono nate, insieme han vissuto e insieme sono morte. Ieri le famose gemelle Kessler si sono suicidate nella loro abitazione a Grünwald, vicino a Monaco di Baviera. Avevano 89 anni. A sedici lasciarono la Repubblica democratica tedesca per traferirsi nella Germania dell'Ovest. Volevano diventare ballerine. Questa loro grande passione, unita alla capacità di cantare e recitare, le fecero diventare in breve tempo soubrette apprezzate in tutto il mondo. Per molti anni divennero una presenza iconica anche qui da noi in Italia, sulla Rai (le loro quattro gambe furono le prime gambe scoperte della storia della TV italiana, come amano ripetere tutti i media in queste ore). Ricordiamo Giardino d'inverno e Studio Uno. In Germania, come da noi, il suicidio assistito è legale a patto che si rispettino alcune condizioni. Perché sono ormai i protocolli, quindi una mera convenzione, a rendere buono ciò che non lo è. Ed una morte protocollata è stata la scelta di Alice ed Ellen le quali avevano stretto un gemellaggio con la morte tempo fa. Infatti nel 2019 ai media italiani avevano dichiarato di aver concluso un patto eutanasico: «Siamo sorelle gemelle e molto legate. Per noi sarebbe impossibile vederci soffrire. Ognuna di noi sarebbe disposta, se necessario, a dare all'altra una pillola, o qualcosa di simile, per porre fine alle sue sofferenze. Dopodiché, l'altra le porrebbe fine da sola. [...] Che senso avrebbe per la sorella sopravvissuta continuare a vivere da sola? Sarebbe una sofferenza immensa. Inoltre, dovrebbe aspettarsi problemi legali». D'altronde, aggiunsero, «non siamo religiose». GEMELLE NELLA VITA COME NELLA MORTE Nel momento in cui scriviamo non si conoscono i motivi di questo gesto estremo, che da estremo sta diventando sempre più normale. Si sa solo che la polizia tedesca ha iniziato le indagini del caso per escludere altre cause oltre a quella del suicidio assistito. La morte in coppia di coloro le quali in coppia divennero note in tutto il mondo accende alcune suggestioni estetiche ed etiche. Alice ed Ellen non furono mai due persone distinte, ma una sola persona. Come Qui, Quo, Qua, se la prima iniziava una frase l'altra la finiva. Mai un dissenso pubblico all'interno della dualità ballerina, mai un attrito capace di fratturare il monolite kessleriano: il giudizio dell'una era il medesimo dell'altra. L'una si specchiava nell'altra alla perfezione e il pubblico amava questa gemellarità omnicomprensiva, ossia estesa ad ogni più minuto particolare esistenziale, perché vedeva in loro la quintessenza della perfetta uguaglianza. Prima di essere qualsiasi altra cosa, Alice ed Ellen erano gemelle. Anzi, erano solo gemelle, nella vita come nella morte. Alice ed Ellen in realtà erano già morte da decenni e al loro posto fu messa dallo star system il fenomeno pop chiamato Gemelle Kessler: un essere a quattro gambe scoperte e bicefalo. Ed è questo fenomeno pop che pensava per loro, decideva per loro, si esibiva a posto loro. Questa unità in duplice copia, questo sistema binario elevato a spettacolo unario (sic) pare fosse diventata per loro un canone esistenziale da rispettare rigidamente, anzi teutonicamente, un copione da interpretare non a due voci, ma all'unisono. Un brand che per loro divenne uno stile di vita, sia pubblica che privata. Sicuramente l'affiatamento tra gemelli è noto, ma qui si adombra il sospetto che non fossero più capaci o addirittura non volessero più uscire da quel ruolo che così tanta fortuna portò loro. Quasi una gabbia. E questa vita monocorde non poteva che finire in modo simultaneo: con la stessa modalità e allo stesso tempo. In perfetto sincrono come quando ballavano.  QUALSIASI RAGIONE È VALIDA PER MORIRE? Speculari quando danzavano davanti al pubblico, speculari quando hanno preso una pastiglia letale davanti alla morte. Pensare ad un finale diverso, avrebbe incrinato l'ideale perfetto della gemellarità. Se muore l'una deve morire anche l'altra. E qui si scopre quanto le motivazioni che spingono una persona all'eutanasia siano affette dalla più estesa arbitrarietà. Qualsiasi ragione anche delle più irragionevoli è valida per morire. Lo abbiamo ricordato poc'anzi citando quanto detto dalle loro due bocche che in modo omofono avevano dichiarato che sarebbe stato senza senso per l'una vivere senza l'altra. Come sarebbe senza senso dividere a metà una persona e pensare che ciascuna metà possa sopravvivere. Perché, come accennato, non erano più due, ma una e ciascuna era la perfetta metà di questo intero chiamato Gemelle Kessler. Va da sé che, stando così le cose, dove stava l'una, stava l'altra (vivevano, manco a dirsi, nella stessa casa) e quindi se l'una era ad un passo di danza dalla morte l'altra non avrebbe mai potuto attardarsi. Una stortura del rapporto di fratellanza anche quando si chiama gemellanza, perché l'unione d'affetto non fonde due in uno - questo capita solo nel matrimonio, ma con molti distinguo - non fa eclissare le singole identità a scapito di un'unica identità condivisa, generale, collettiva. E dunque se l'una a torto aveva deciso che era venuto il momento di chiudere il sipario, l'altra avrebbe dovuto tenerlo aperto, sia per sé che per amore per la sorella. Perché non si esce di scena prima che la musica sia finita. Fosse anche una canzonetta senza senso come Da-da-un-pa.

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  5. 09/16/2025

    In nome della scienza le persone sono usate come cavie

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8292 IN NOME DELLA SCIENZA LE PERSONE SONO USATE COME CAVIE di Francesca Romana Poleggi   In Cina, il polmone di un maiale è stato impiantato in un uomo di 39 anni che poi è morto dopo nove giorni. Sulla rivista Nature Medicine è stato spiegato che l'uomo è rimasto stabile durante tutto il periodo post-operatorio: i parametri fisiologici, emodinamici e omeostatici sono rimasti. Durante i nove giorni seguenti il trapianto, l'uomo ha prodotto anticorpi contro l'organo estraneo, nonostante gli fossero stati somministrati potenti farmaci immunosoppressori, con conseguente crisi di rigetto. Alcune domande sorgono spontanee: come si può «mantenere in vita» un uomo «morto»? Come può un uomo morto produrre anticorpi? Come si può "morire" dopo nove giorni che uno è stato dichiarato morto? La risposta, ovviamente, è che le persone "cerebralmente morte" non sono morte. Hanno un cuore pulsante, assorbono ossigeno e rilasciano anidride carbonica attraverso i polmoni, metabolizzano i nutrienti, eliminano le scorie, combattono le infezioni e rigettano organi estranei. Si comportano esattamente come ci si aspetterebbe che si comportassero le persone con lesioni cerebrali. Sono state dichiarate morte per ottenere legalmente i loro organi per il trapianto oppure per essere usate come cavie per xenotrapianti. Gli xenotrapianti, ovvero il trapianto di organi da altre specie nell'uomo, hanno sempre fallito. Nel 2022, per esempio, un paziente americano ha ricevuto il cuore di un maiale geneticamente modificato. David Bennett Sr. - questo il nome dell'uomo - è sopravvissuto 45 giorni prima di morire apparentemente a causa di un virus suino che si è insinuato nel suo nuovo cuore. Nell'agosto del 2023, due uomini furono utilizzati come cavie dai ricercatori dell'Università dell'Alabama e del Langone Transplant Institute della New York University (ricevettero reni di maiale). Sono stati tenuti in terapia intensiva per tutta la durata dello studio. Nel marzo 2024, alcuni scienziati cinesi hanno trapiantato il fegato di un maiale in un essere umano pur sapendo che i fegati di maiale non possono sostituire quelli umani. Dopo 10 giorni il paziente è stato ucciso in modo d poter studiare il suo nuovo fegato. Il concetto di "morte cerebrale" è servito a trasformare le persone in risorse, merci o cavie. I comitati bioetici degli ospedali normalmente sostengono che tenere in vita le persone cerebralmente morte è accanimento terapeutico - se sono davvero morte. Oppure, la "morte cerebrale" non è vera morte, ma un costrutto sociale utilitaristico e una finzione giuridica. Le persone "cerebralmente morte", se sono sono ancora vive, meritano di essere trattate come persone, non usate come cavie da laboratorio.

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  6. 08/05/2025

    Eutanasia in Olanda: in un anno 517 persone uccise senza consenso

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8235 EUTANASIA IN OLANDA: IN UN ANNO 517 PERSONE UCCISE SENZA IL CONSENSO di Alex Schadenberg   C'è un dato che dovrebbe far rabbrividire ogni coscienza: nel solo anno 2021, nei Paesi Bassi, sono state soppresse 517 persone tramite eutanasia senza alcuna esplicita richiesta o consenso. Si tratta di casi classificati con l'acronimo LAWER (Life-ending Acts Without Explicit Request). Questo fenomeno, che di fatto configura l'eliminazione di vite umane da parte dei medici senza autorizzazione da parte dei pazienti, è la tragica conferma di una verità che Pro Vita & Famiglia denuncia da anni: legalizzare l'eutanasia apre a una spirale di morte fuori controllo. L'allarme arriva dallo studio quinquennale commissionato dal governo olandese per indagare i decessi derivanti da decisioni mediche di fine vita. I ricercatori, attraverso questionari anonimi rivolti ai medici, hanno tracciato un quadro impietoso: 9.799 decessi medicalmente assistiti, di cui 9.038 per eutanasia, 245 per suicidio assistito e, appunto, 517 senza alcuna richiesta esplicita. Un dato sconcertante, perché parliamo di persone uccise deliberatamente senza consenso: una pratica che, in quasi tutte le giurisdizioni del mondo, si definirebbe con una sola parola: omicidio. IL VOLTO PIÙ DISUMANO: GLI INFANTICIDI Tra i 517 casi di LAWER spiccano 6 infanticidi, probabilmente eseguiti secondo il famigerato Protocollo di Groningen, che consente di somministrare un'iniezione letale a neonati con disabilità, quando medici e genitori concordano che la loro vita sarebbe "incompatibile con la dignità". È il volto più disumano e oscuro della cultura eutanasica: la soppressione della vita innocente e fragile, valutata come inutile, scomoda, inadatta a sopravvivere. L'ennesima prova, dunque, che quando si legittima la morte come risposta alla sofferenza, quando si delega al medico il potere di "decidere per il bene del paziente", anche senza che questi lo abbia mai chiesto, si apre la strada alla sistematica violazione del diritto alla vita e alla mercificazione dell'essere umano. I neonati non sono numeri, e nemmeno vite da sopprimere per "compassione": sono persone. E lo sono anche gli anziani, i disabili, i malati mentali, i pazienti in stato di demenza, i fragili. Insomma, tutti. Ma c'è di più. Il rapporto ufficiale del 2021 sulle eutanasie in Olanda ha registrato 7.666 casi dichiarati, tra cui 206 relativi a persone con demenza iniziale, 6 con demenza avanzata e 115 affette da gravi disturbi psichiatrici. Tuttavia, lo studio governativo ha rilevato 9.799 decessi in totale. Ciò significa che 2.133 morti per eutanasia non sono mai state dichiarate ufficialmente: una sotto-dichiarazione del 22%, che si somma a quelle registrate in studi precedenti. Nel 2015, infatti, i casi ufficiali erano 5.561, ma lo studio quinquennale ne rilevava 7.254. Anche allora, oltre 1.690 decessi medicalmente assistiti erano spariti dai registri, pari al 23%. Una costante che dovrebbe far riflettere: in Olanda, dunque, più di un quinto dei casi di eutanasia sfuggono al controllo e alle statistiche ufficiali. DATI INSABBIATI ANCHE IN CANADA E USA Il caso olandese non è isolato. Anche in Canada, dove l'eutanasia (MAiD) è legale dal 2016, si registrano dati sospetti e statistiche insabbiate. L'attivista Amy Hasbrouck, già presidente della Euthanasia Prevention Coalition, ha analizzato il rapporto 2021-2022 del Québec, scoprendo 289 casi non registrati: mentre la Commissione ufficiale riportava 3.663 decessi dichiarati dai medici, il confronto con i dati delle strutture sanitarie e del Collège des Médecins du Québec portava il numero totale a 3.952. Lo stesso vale per gli Stati Uniti. In Oregon, nel 2024, si sono registrati 376 suicidi assistiti, ma in ben 178 casi non si conosce se il farmaco sia stato ingerito né se il paziente sia effettivamente deceduto per quella causa. Un vuoto di dati che lascia spazio all'arbitrio, e impedisce ogni controllo pubblico. E allora sorge spontaneo chiedersi: quante persone vengono realmente uccise senza consenso anche in quei Paesi dove l'eutanasia è legale? Chi le tutela? Chi denuncia? Chi vigila? In assenza di studi indipendenti e imparziali come quello olandese, non lo si saprà mai con certezza.  La conclusione è chiara e drammatica: legalizzare l'eutanasia sdoganta una vera e propria forma di omicidio, solo che lo si vuole chiamare "medicalizzato", pur di non ammettere la drammatica e disumana realtà. I dati, inoltre, mostrano che, una volta abbattuto il muro della tutela della vita umana, si inizia con i "casi estremi" ma si finisce per sopprimere anche chi non lo chiede, chi non può parlare, chi è fragile e indifeso. Il modello olandese è la dimostrazione tragica che aprire alla morte come "terapia" conduce ad abusi strutturali, all'eliminazione dei più vulnerabili e alla deresponsabilizzazione della società. Ed è dunque un dovere morale, culturale e giuridico.

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  7. 07/29/2025

    L'inno della Cei per il suicidio assistito

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8246 L'INNO DELLA CEI PER IL SUICIDIO ASSISTITO di Tommaso Scandroglio   Questa legge s'ha da fare. La legge è quella sul suicidio assistito all'esame al Senato e promossa dal centrodestra. L'imperativo categorico è invece pronunciato dalla Chiesa italiana. Leggasi: Conferenza episcopale italiana. La quale, con evidente certezza ha intessuto rapporti di partnership con esponenti del governo per collaborare ad avallare la legge. Non è più moralmente riprovevole che Giuda si sia tolto la vita, ma che non fu aiutato da nessuno a farlo grazie ad una legge e contro la legge di Dio. Per bocca del suo organo di stampa, il quotidiano Avvenire, la Cei da settimane sta perorando la causa (talvolta ce ne siamo occupati anche noi). Il 26 luglio scorso Avvenire ha sfornato due articoli a sostegno della legge. Il primo è a firma di Mario Marazziti. L'invito di Marazziti è quello di guardare alla legge 219/17 sul consenso informato, a cui da parlamentare contribuì nella stesura, per poter legiferare sul suicidio assistito in modo corretto. «È una legge di diritto mite, che non norma tutto ma offre strumenti per umanizzare il morire senza chiamare la morte», scrive il nostro. Una legge di diritto mite? Una legge che ha umanizzato il morire? Una norma che ha legittimato il suicidio e l'eutanasia nella sua forma di omicidio del consenziente sarebbe una legge di diritto mite e umana? Al comma 5 dell'art. 1 infatti possiamo leggere: «Ogni persona capace di agire ha il diritto di rifiutare [...] qualsiasi accertamento diagnostico o trattamento sanitario [...]. Ha, inoltre, il diritto di revocare [...] il consenso prestato, anche quando la revoca comporti l'interruzione del trattamento. [...] Sono considerati trattamenti sanitari la nutrizione artificiale e l'idratazione artificiale». Dunque se ad esempio una persona chiede, anche tramite Disposizioni anticipate di trattamento (DAT), che le venga tolta la nutrizione e l'idratazione assistita, può esigerlo e il medico deve obbedire, quindi deve ucciderla come espressamente indicato al comma 6. QUESTA LEGGE S'HA DA FARE Noticina a margine: vero è che il comma 6 dice anche che «il paziente non può esigere trattamenti sanitari contrari a norme di legge, alla deontologia professionale o alle buone pratiche clinico-assistenziali», ma il rifiuto di trattamenti salvavita non è contrario alla legge alla deontologia e alle buone pratiche, anzi è permesso da queste tre fonti. Seconda noticina a margine: la mite e umana legge 219 permette l'eutanasia anche su persona non consenziente, ossia su minori e maggiorenni incapaci, se è questo che hanno deciso genitori e rappresentanti legali (art. 3). Questa nostra noticina serve a rispondere a Marazziti laddove, trovando ammirevole coraggio, scrive: «Fosse stata in vigore già nel 2009 Eluana Englaro avrebbe continuato a vivere». Se ci fosse stata questa legge Eluana, persona incapace, molto probabilmente sarebbe morta prima e non dopo anni di battaglie legali. Su questo invece Marazziti ha perfettamente ragione: se ci fosse stata la legge 219 «Piergiorgio Welby avrebbe potuto rifiutare legalmente il sostegno vitale», prova provata che anche per il collaboratore di Avvenire la legge 219 permette l'omicidio del consenziente. Ciò detto, con sprezzo del principio di non contraddizione, il Nostro così conclude: «La legge 219 umanizza il morire quanto si può». Poi sulla legge sul suicidio assistito appunta: «La Corte ha invitato a colmare una assenza, non per introdurre il suicidio assistito, ma per dare la possibilità di non sanzionare chi assecondi, in casi molto circoscritti». Una cortina fumogena di parole nemmeno tanto fitta. Ma se non punisco Caio che ha aiutato Tizio a togliersi la vita, la legge non sta introducendo il suicidio assistito nel nostro Paese, ossia non lo sta permettendo? Passiamo al secondo articolo di Avvenire. Si tratta di una lettera siglata da sei firmatari, tra cui le ex parlamentari Paola Binetti e Luisa Santolini, che chiede di approvare la legge sul suicidio assistito perché altrimenti verrebbe approvato il ben peggiore disegno di legge Bazoli targato PD: «Alla fine l'alternativa sarà tra la legge Bazoli e l'attuale testo base». Non solo, ma la legge della Toscana che ha legittimato l'aiuto al suicidio e le sentenze della Corte costituzionali non lasciano scampo: questa legge s'ha da fare. SI FAVORISCE IL SUICIDIO ASSISTITO Anche in questa lettera aperta emerge una certa incomprensione della lingua italiana e/o della logica di base. Infatti i sei mittenti della missiva, tra cui anche due medici e un avvocato, scrivono a proposito della proposta di legge della maggioranza: «In nessun punto di tale testo si favorisce il suicidio assistito. Anzi, è vero il contrario» e citano l'art. 1 della proposta in cui si dichiara che «La Repubblica assicura la tutela della vita di ogni persona». Ma, come già appuntavamo qualche giorno fa, «l'art. 1 dice di tutelare la vita e poi già all'art. 2 ritira questa tutela permettendo l'aiuto al suicidio». E in merito al fatto che questo Ddl non favorisca il suicidio assistito facciamo un esempio semplice semplice. Fingiamo che domani ci fosse una legge che depenalizzasse la pedofilia. Secondo voi, questa legge favorirebbe o no la pedofilia? Se togli una sanzione ad una condotta questa condotta verrà scelta sicuramente da più persone proprio perché non finisci più in galera o non devi più pagare una sanzione pecuniaria. Non ci pare così difficile da capire. Senza poi aggiungere che in realtà questa norma legittimerebbe il suicidio assistito e non semplicemente prevederebbe la sua depenalizzazione. Veniamo ad una sintesi di questi due articoli. La Cei sceglie il male minore. Noi invece scegliamo un santo per rispondere al cardinal Zuppi. La scelta è caduta su Sant'Agostino: «Ammesso infatti che noi possiamo commettere un peccato più leggero per impedire che un'altra persona ne commetta uno più grave, sarà lecito impedire a un altro lo stupro con un furto commesso da noi, l'incesto con un nostro stupro; e se esiste un'empietà che a noi sembri peggiore dell'incesto, si dirà che noi possiamo commettere anche l'incesto se in questo modo si otterrà che quella empietà non venga perpetrata da quell'altra persona. In questo modo, nell'ambito di ogni singolo peccato, si crederà lecito commettere furti per furti, stupri per stupri, incesti per incesti, sacrilegi per sacrilegi; crederemo lecito commettere noi i peccati anziché farli commettere agli altri» (Contra mendacium, 9, 20). Nota di BastaBugie: Luisella Scrosati nell'articolo seguente dal titolo "Qualche domanda ai vescovi sul suicidio assistito" spiega perché sembra che i nostri pastori non abbiano chiaro come funziona la vita dell'uomo, quale sia il fine dell'unzione sacra che hanno ricevuto e cosa siano i comandamenti di Dio. Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 29 luglio 2025: La Conferenza Episcopale Italiana - la quale, grazie a Dio, non è la Chiesa cattolica in Italia - ha deciso che il proprio ruolo, nel frangente storico attuale di discussione di depenalizzazione del suicidio assistito, sarebbe quello di contrattare con il governo per porre presunti paletti legislativi nel terreno del male, che eviterebbero derive ben più gravi. Anche la Pontificia Accademia per la Vita, nella persona del suo presidente, mons. Renzo Pegoraro, ritiene atteggiamento realistico e conforme al Vangelo, quello di opporsi al principio di legittimità del suicidio assistito, ammettendone nel contempo l'effettiva praticabilità, mediante depenalizzazione. Un ragionamento da curatori fallimentari, più che da servi di Cristo Gesù, apostoli per vocazione, prescelti per annunziare il vangelo di Dio (cf Rm 1, 1), costituiti per portare un frutto che rimanga (cf. Gv 15, 16). PRIMA DOMANDA: ma i nostri pastori hanno ben presente come funziona la vita dell'uomo, singolo e in società? Sono davvero seri quando pensano che abbia minimamente senso condannare un principio, mentre acconsentono ad una legge che permette di contraddire questo principio? Chi scrive, spera che si tratti semplicemente di un disorientamento causato dalla frequentazione di labirinti giuridici, fatti di leggi, articoli, commi e sentenze... Ma sta di fatto che i nostri pastori hanno perso di vista la prospettiva del mondo reale. Se vescovi, parroci, sindaci e magistrati, colpiti dalle stragi sulle strade durante i week-end, si profondessero per spiegare quanto è sbagliato, pericoloso, immorale, irresponsabile guidare ad alta velocità, magari dopo l'assunzione di alcool e stupefacenti, ma poi gli stessi garantissero che tuttavia il trasgressore non subirà alcuna conseguenza, quale risultato reale avrà l'intransigente e accorata difesa del principio? I nostri pastori credono ancora alle conseguenze del peccato originale sulla natura umana? SECONDA DOMANDA: i nostri pastori hanno ben presente qual è il fine dell'unzione sacra che hanno ricevuto? Ricordano che la predicazione del Vangelo, in tutta la sua integrità, è un grave dovere che incombe su di loro? E ricordano che, se anziché dare luce e mettere sale in un mondo tenebroso e insipido, dovessero accontentarsi di dialogare sulle bollette della luce più o meno vantaggiose per il consumatore o su rischi e vantaggi del sale iodato nella dieta degli ipertesi, non starebbero adempiendo alla loro missione? Non solo, ma che andrebbero incontro ad un destino poco felice, che Nostro Signore riassume con l'essere gettati via e calpestati dagli uomini (cf. Mt 5, 13)? La sensazione - agghiacciante, ma solo una sensazione - è che

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  8. L'eutanasia è la quinta causa di morte in Canada

    07/01/2025

    L'eutanasia è la quinta causa di morte in Canada

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8208 L'EUTANASIA E' LA QUINTA CAUSA DI MORTE IN CANADA   In Canada, oggi, quasi una persona su venti muore per mano dello Stato. Secondo i dati ufficiali relativi al 2023, 15.343 canadesi sono morti attraverso il MAiD - acronimo di Medical Assistance in Dying - che indica il suicidio assistito o l'eutanasia su richiesta. Si tratta del 4,7% di tutti i decessi nel Paese. In altre parole: una morte su venti è stata causata intenzionalmente da un medico, con l'autorizzazione dello Stato e ciò rappresenta la 5a causa di morte in tutto il Paese. Nel 2016, anno dell'approvazione della legge, i decessi per MAiD furono "solo" 1.018. Oggi, a meno di dieci anni di distanza, sono oltre tredici volte di più. Nel 2022, infatti, il numero delle morti assistite era già salito a 13.241, con un'incidenza del 4,1% su tutti i decessi. In quell'anno, l'eutanasia è ufficialmente diventata la quinta causa di morte in Canada, superando malattie gravi come il diabete, l'ictus e le patologie epatiche. In molte province, come il Québec, si è registrata un'accelerazione ancora più allarmante, con un trend costante di crescita anno dopo anno. I "MOTIVI": POVERTÀ, SOLITUDINE, DISABILITÀ Non si tratta solo di persone con malattie terminali. Una parte crescente delle richieste di morte assistita riguarda soggetti affetti da patologie croniche, disabili, anziani soli e persino persone che denunciano povertà, abbandono e disagio psicologico. In numerosi casi documentati, cittadini canadesi hanno dichiarato di scegliere il MAiD per "non essere un peso per la famiglia", per l'assenza di supporto adeguato o per la difficoltà ad accedere a cure palliative di qualità. Altri hanno raccontato di non riuscire più a pagare l'affitto o il supporto sanitario e di aver scelto la morte come unica via d'uscita. Un tempo presentato come atto di compassione, oggi il MAiD divide profondamente la società canadese. Un numero crescente di intellettuali, medici e opinionisti denuncia il rischio che l'eutanasia stia diventando una "soluzione sociale" al disagio. Il quotidiano "The Times" ha parlato apertamente di "omicidio sociale", sostenendo che il Canada non è più un modello da seguire ma un pericoloso esempio da cui guardarsi. La diffusione capillare del MAiD - ormai disponibile anche nelle case di cura e negli ospedali psichiatrici - viene vista con crescente preoccupazione anche da molte famiglie e associazioni per i diritti dei disabili. UN CAMPANELLO D'ALLARME Il caso canadese deve suonare come un campanello d'allarme anche per l'Italia. A metà luglio, infatti, il Parlamento dovrebbe iniziare a discutere un disegno di legge proprio sul tema del fine vita e voci (che per ora purtroppo sembrano confermate) lasciano intendere che anche il centrodestra sarebbe disposto ad arrivare a una "quadra" per presentare un testo unificato. Ma il percorso del Canada dimostra che non esistono limiti che reggano nel tempo: ciò che nasce come eccezione rischia di diventare regola. E ciò che inizia come "ultima scelta" rischia di trasformarsi in una pressione implicita (o esplicita) sui più deboli, i più poveri, i più fragili. In una società che rifiuta la sofferenza, la disabilità e l'anzianità, la "libertà di morire" diventa una forma subdola di selezione sociale. Oggi il Canada, quindi, ci mostra cosa accade quando lo Stato abdica al dovere di custodire ogni vita e sceglie invece la strada della morte come risposta al disagio e alle sofferenze. Anziché rafforzare le cure palliative, i servizi di prossimità, il sostegno agli anziani e ai disabili, si offre la morte come unica soluzione. L'Italia ha ancora il tempo - e il dovere - di fare una scelta diversa: una scelta di civiltà che metta al centro la cura, non l'eliminazione.

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La chiamano "dolce morte", ma in realtà è l'uccisione di innocenti