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  1. Il signore degli anelli non ci sarebbe senza Lo hobbit

    12/30/2025

    Il signore degli anelli non ci sarebbe senza Lo hobbit

    VIDEO: Audiolibro integrale de ''Lo Hobbit'' ➜ https://www.youtube.com/watch?v=AIM93r4DE2w TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8401 IL SIGNORE DEGLI ANELLI NON CI SAREBBE SENZA LO HOBBIT di Paolo Gulisano   "In un buco della terra viveva un Hobbit". Questa strana frase venne improvvisamente alla mente del giovane professore che in un caldo pomeriggio estivo, nella sua casa di Oxford, correggeva i compiti di ammissione all'università. Uno degli esaminandi aveva lasciato il suo elaborato di letteratura inglese in bianco, e il professor Tolkien, per una misteriosa ispirazione, scrisse su quel foglio bianco quella frase. Era nato un nome, Hobbit, e in breve tempo il nome sarebbe diventato un personaggio, la più originale creatura del vasto mondo fantastico del più geniale scrittore di Letteratura dell'Immaginario.  Quella ispirazione improvvisa fu all'origine non solo del racconto che sarebbe stato pubblicato anni dopo, il 21 settembre 1937, col titolo The Hobbit, There and Back Again, cioè "Andata e ritorno", ma anche di tutta l'opera successiva di John Ronald Tolkien, e in particolare il suo capolavoro Il Signore degli Anelli. Senza quel buffo personaggio, lo Hobbit, probabilmente tutto l'universo fantastico che Tolkien andava elaborando da anni non avrebbe mai conosciuto la pubblicazione: il timido professore avrebbe continuato a scrivere a matita sui suoi quaderni storie di elfi, di ascese e cadute di antichi regni, storie mitiche collocate in epoche arcaiche che quasi sicuramente nessun editore avrebbe mai pubblicato.  Storie che avevano avuto, a loro volta, una genesi piuttosto particolare: nel marzo del 1916 Tolkien, che aveva da poco terminato col massimo dei voti gli studi a Oxford, si trovava in un campo d'addestramento dell'esercito, pronto per essere inviato in Francia nell'inferno delle trincee della Prima Guerra Mondiale. Tolkien così scriveva alla fidanzata, Edith Bratt: "In questo triste pomeriggio piovigginoso, ho letto vecchi appunti di lezioni militari ed ero già stufo dopo un'ora e mezza. Ho apportato dei ritocchi alla lingua delle fate che ho inventato, per migliorarla. Spesso mi viene voglia di lavorarci ma me lo proibisco perchè, anche se mi piace tanto, mi sembra un'occupazione così pazza!"  IL LIBRO DEI RACCONTI PERDUTI Ciò a cui faceva riferimento il giovane ufficiale era quel mondo di trame, di leggende, di genealogie di elfi e antichi eroi, che aveva preso a modellare nella sua fantasia, l'opera cui il suo autore lavorò tutta la vita e non portò mai a compimento, la materia che fu la fonte di ogni racconto e di ogni avventura scaturita dalla penna del genio di Oxford. Era quel grande corpus di racconti che costituiscono Il Silmarillion, o meglio: The Book of the Lost Tales - il libro dei racconti perduti, come Tolkien denominava queste prime storie, storie di cui appunto egli non si sentiva il creatore, ma lo scopritore. Cominciò a prendere forma su quaderni scolastici in cui Tolkien - a matita - prese a dispiegare le affascinante cosmogonia, iniziò la sua lunga attività di cronista degli avvenimenti delle età della Terra di Mezzo e delle terre situate in un remoto Occidente, portando alla luce imprese di eroi, gesta di valore e fatti terribili, esaltando la bellezza, esecrando il male, offrendo il senso del mistero. Ma tutto quanto abbiamo conosciuto e amato nel Signore degli Anelli non sarebbe stato possibile senza lo Hobbit. Questa storia è molto più che un prequel del Signore degli Anelli, come molti dei lettori - o spettatori - più recenti potrebbe credere. Non è una storia - come molto spesso accade nel caso dei prequel, appunto - per spiegare a posteriori gli antecedenti, i segreti, i misteri di un'opera. Il racconto delle avventure di Bilbo Baggins e di altri personaggi ormai familiari ai lettori della saga dell'Anello, come Gandalf, Gollum, Elrond, nani ed elfi, uscì dalla fantasia di Tolkien molto tempo prima che le vicende della Guerra dell'Anello venissero immaginate. In realtà, il Signore degli Anelli fu concepito come il seguito de Lo Hobbit, e per molto tempo, nella corrispondenza che intercorreva tra Tolkien e l'editore, il libro in gestazione veniva chiamato "il nuovo Hobbit". La storia dello Hobbit invece era una bellissima favola, nella quale erano entrati altri elementi - oltre a quelli mitici ed epici - dell'immaginario tolkieniano. DUE FINALI: LA RESTAURAZIONE DEL REGNO DEI NANI E IL RITORNO A CASA DI BILBO La storia era nata certamente, nelle intenzioni dello scrittore, come una fiaba per bambini, narrata con un tono colloquiale in cui il narratore si rivolge ai piccoli lettori invitandoli ad avventurarsi loro stessi nella storia. Nel corso dei diversi anni di preparazione del libro, tuttavia, il racconto si arricchì progressivamente dei contenuti del Legendarium tolkieniano. Ciò che alla fine ne uscì, fu un'opera caratterizzata da diversi elementi che richiamavano, e non solo nei nomi e nei personaggi, le antiche mitologie nordiche, ma anche le leggende medievali, con il loro simbolismo. Per certi aspetti Bilbo ricorda Perceval, uno dei principali protagonisti dei cicli arturiani. Perceval è un ragazzo di campagna, che un giorno vede passare dalle sue terre dei cavalieri di Camelot, magnifici nelle loro armature, e decide che diventerà uno di loro. Ma il cammino è duro e difficile: a Camelot gli fanno fare solo lo scudiero, lo prendono in giro per le sue origini e le sue maniere poco raffinate, ma gradualmente Perceval si sgrezza e alla fine diventerà il cavaliere per eccellenza della Cerca del Graal. Il romanzo di Chretienne de Troyes si può dunque definire il capostipite del cosiddetto romanzo di formazione, dove l'eroe della storia diviene tale solo attraverso un faticoso cammino di prove che progressivamente lo forgiano. Possiamo dire lo stesso per lo Hobbit di Tolkien. Un romanzo di formazione che si rivela tale soprattutto nel finale. La storia infatti si conclude in due modi: la restaurazione del Regno dei Nani, con Dain che diventa il successore di Thorin e distribuisce saggiamente le ricchezze conquistate, e il ritorno a casa di Bilbo. Nei due finali della storia Tolkien si confronta, implicitamente, con l'opera letteraria che forse più amava, il Beowulf, il primo poema al mondo interamente dedicato al tema della lotta di un eroe umano contro un Mostro. E' il tema profondo e metafisico del controllo del Caos, del conflitto tra cultura e natura, dello sforzo di dare ordine all'esistente, dominando e vincendo la paura. La grande fiaba dello Hobbit dunque ci trasmette tutto questo. Non è quindi solo una storia con ambientazione simil-medievale, uno scontro tra il Bene e il Male, ma anche il racconto della nostalgia di un'età dell'oro, di un Eden che l'uomo ha perduto, e dalla riproposizione del senso religioso, visto come necessario per frenare la caduta di valori e la rovina dell'umanità.

    8 min
  2. Louis De Whol l'autore di romanzi storici cattolici

    08/19/2025

    Louis De Whol l'autore di romanzi storici cattolici

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8241 LOUIS DE WOHL, L'AUTORE DI ROMANZI STORICI CATTOLICI di Rino Cammilleri   Molti di noi hanno i suoi libri in casa, anche perché li consigliava don Giussani. Sto parlando di Louis de Wohl, che fu sceneggiatore di film, astrologo e infine scrittore esclusivamente cattolico. Qualcuno, lo so, storcerà il naso a sentir parlare di astrologia, perché la Chiesa la condanna. In verità la condanna è per l'astrologia "predittiva", quella che pretende di conoscere il futuro, non per quella "descrittiva". Mi spiego con un esempio: vuoi fare un viaggio dopodomani ma gli astri sono sfavorevoli. Ebbene, nulla toglie che tu faccia un piacevole viaggio anche con astri sfavorevoli. In realtà la Chiesa cominciò a prendere le distanze dall'astrologia solo nel XVI secolo, quando certi "maghi" rinascimentali pretesero di fare l'oroscopo a Gesù, nato il 25 dicembre; dunque, secondo loro, nel Capricorno. In realtà Cristo non è "nello" Zodiaco, ma ne è il centro, il Sole, come ben lo dipinse Leonardo nell'Ultima Cena. Ma veniamo al Nostro. Si chiamava Mucsinyi Wohl Lajos, ed era un ungherese nato a Berlino nel 1903. Suo padre era capitano degli ussari, ebreo ma di religione cattolica. Sua madre era austriaca, cattolica anch'ella e anch'ella ebrea (baronessa Dreyfus). Il padre, congedatosi, divenne avvocato e poi giudice. Infine, fu braccio destro dell'ambasciatore austro-ungarico a Berlino, ruolo che gli valse un titolo nobiliare da parte di Francesco Giuseppe. L'impero cattolico, infatti, era tutto fuorché antisemita: le famiglie ebraiche premiate con la nobiltà per servizi allo Stato erano quasi 300. Il padre si arricchì con affari minerari, ma morì nel 1914. La Grande guerra causò la rovina economica della famiglia. Il giovane Ludwig (traduzione di Lajos) dovette lasciare gli studi e impiegarsi in una banca berlinese, il cui direttore, Guttman, era amico di famiglia. Ma era troppo creativo per restarci. Infatti, nel 1924 lasciò l'impiego per fare il disegnatore di moda. RACCONTI SUI GIORNALI Da lì, grazie a Guttman, passò alla cinematografia, scrivendo sceneggiature prima mute e poi sonore. Conobbe Alexandra Betzold detta Putti, figlia di un uomo d'affari ebreo e di una nobile romena. In realtà Putti era figlia della sola romena, che l'aveva avuta con un tedesco ariano fuori del matrimonio. Anche lei, comunque, era spiantata, perciò Louis si mise a scrivere racconti d'avventura a puntate per i giornali. A quei tempi la cosa era abbastanza redditizia: i capolavori di Dickens, Verne, Dumas erano nati cosi. Da qui, anche, la mole delle opere: più puntate scrivevano e più incassavano. Ludwig, dalla fervida fantasia, poté così permettersi la frequentazione del bel mondo, grazie anche al suo titolo. Nel 1930, a un ballo, il principe Enrico, consorte della regina Guglielmina d'Olanda, presentò a Ludwig von Wohl il barone Harald van Hoogerwoerd, il quale, dopo averlo stupito con alcune descrizioni del carattere suo e di sua moglie rivelatesi esatte, lo affascinò all'astrologia, e da allora Wohl non ebbe altro per la testa. Venne il 1933, i tedeschi elessero Hitler come cancelliere. Il Nostro, cattolico come Edith Stein ma come lei ebreo, risolse che era meglio cambiare aria. Si trasferì in Inghilterra e Lajos-Ludwig cambiò nome per la terza volta, diventando Louis de Wohl. Seconda guerra mondiale. Fino all'ingresso degli americani, gli inglesi ebbero gravi problemi con il fin lì invincibile Reich. Quel che temevano di più era un'invasione, arrivando, secondo una certa leggenda, a schierare sulla Manica una serie di "streghe" che lanciavano maledizioni contro i tedeschi. ARRUOLATO DAI SERVIZI, POI IL SUCCESSO MONDIALE Sia come sia, forse le streghe no, ma gli astrologi sì, visto che il Nostro, col grado di capitano, venne arruolato nei servizi segreti britannici e assegnato al Soe (Special operation executive) del MI5. Fu incaricato di creare un falso di Nostradamus, una serie di quartine manoscritte in francese, "ritrovate" e tradotte in tedesco, che profetizzavano le vittorie di Hitler a cui seguiva il di lui assassinio. Per convincere i riluttanti Usa a entrare in guerra al loro fianco gli inglesi ricorsero a ogni mezzo. Anche a quello di mandare il loro astrologo ufficiale a New York. Qui il Nostro aprì un ufficio di propaganda e si diede, in conferenze, a spiegare gli oroscopi comparati di Napoleone e Hitler, tesi ad assicurare gli uditori che gli astri stavano dalla loro parte. Tornato a Londra, venne consultato a proposito del previsto sbarco in Normandia. L'operazione era troppo estesa perché le spie tedesche non si accorgessero dei preparativi. Insomma, i tedeschi sapevano bene che la Fortezza Europa sarebbe stata attaccata. Ma non sapevano in quale punto. De Wohl disse ai suoi superiori di star tranquilli perché gli astri erano favorevoli a Hitler, perciò quest'ultimo sarebbe stato indotto a sottovalutare gli allarmi. Come ricompensa, a cose finite, nel 1946 il Nostro ebbe la sospirata cittadinanza britannica. Rimasto vedovo, andò a stabilirsi in Svizzera, a Lucerna, dove nel 1953 si risposò con la cattolica Ruth M. Lorch. Quest'ultima era una Dama dell'Ordine del Santo Sepolcro e tramite lei il marito venne insignito del titolo di Commendatore nello stesso Ordine. Louis de Wohl divenne così conte palatino lateranense. Dedicatosi esclusivamente alla scrittura, pubblicò alcune opere di astrologia nelle quali esaminò i temi natali di personaggi come Gandhi, Hitler, Mussolini, Roosevelt, Churchill, Chamberlain, Daladier, Göring, Pio XII e altri vip. Anche un romanzo, di fantasia, nel quale adombrò la figura del famigerato occultista Aleister Crowley (che Mussolini aveva espulso dall'Italia). Ma durò poco, perché la sua vera vocazione erano i romanzi storici con protagonisti gli eroi della tradizione cattolica. Ne scrisse moltissimi, in inglese, e furono tradotti in tutto il mondo; qualcuno di essi ebbe anche la riduzione cinematografica. Qui elencherò solo quelli che hanno una versione italiana: Il gioioso mendicante (su san Francesco d'Assisi); La città di Dio (su san Benedetto da Norcia); L'albero della vita (su sant'Elena, madre di Costantino); L'ultimo crociato (su don Giovanni d'Austria, il comandante di Lepanto); La liberazione del gigante (su san Tommaso d'Aquino); La mia natura è il fuoco (su santa Caterina da Siena); Attila, la tempesta d'Oriente; Una fiamma inestinguibile, l'avventurosa vita di Sant'Agostino; Giovanna la fanciulla guerriera (su santa Giovanna d'Arco); La lancia di Longino; Il filo d'oro (su sant' Ignazio di Loyola); Infiammare ogni cosa (su san Francesco Saverio); Davide di Gerusalemme; Giuliano, l'imperatore apostata; La gloriosa follia (su san Paolo). Papa Pio XII in persona gli chiese di scrivere una storia della Chiesa. Eseguì e Fondata sulla roccia fu la sua ultima fatica, prima di morire nel 1961.

    10 min
  3. La Bibbia registra nuovi record di vendite

    12/17/2024

    La Bibbia registra nuovi record di vendite

    VIDEO: Trump promuove la Bibbia ➜ https://www.youtube.com/watch?v=noezEB6BKno&list=PLolpIV2TSebVCcy1WwB32e6_HB-NO8WCC TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8009 LA BIBBIA REGISTRA NUOVI RECORD DI VENDITE di Manuela Antonacci   È un segnale che sicuramente infonde speranza, quello che riguarda l'aumento delle vendite, non dell'ultimo best seller di grido dell'industria editoriale, ma niente meno che della Bibbia. Parliamo del 22% in più nelle vendite. Una tendenza commerciale analizzata in un recente articolo di Jeffrey A. Trachtenberg sul Wall Street Journal in cui, riguardo alla vendita di Bibbie schizzata alle stelle negli Stati Uniti, in questi ultimi anni, si leggono percentuali davvero impressionanti: da 9,7 milioni di copie vendute nel 2019, si è passati a 14,2 milioni nel 2023, con un aumento del 46% in 4 anni. Mentre nel 2024 parliamo di una vendita pari a 13,7 milioni di Bibbie che rappresenta una crescita, appunto, del 22% rispetto all'anno precedente. I dati sono forniti da Circana Bookscan che, in America, misura l'andamento delle vendite nel mercato editoriale e indicano che l'aumento delle vendite generali di libri, durante i primi dieci mesi dell'anno, è dell'1%, e quello delle Bibbie più del venti. E questo nonostante il fatto che Circana Bookscan non includa nelle sue inserzioni un'edizione che probabilmente sta ricevendo, nelle sue vendite, l'impulso di essere stata pubblicizzata da Donald Trump, la scorsa primavera. Si tratta della Bibbia sponsorizzata dall'amico cantante Lee Greenwood, autore della canzone "God Bless the USA" che dà il nome, appunto, alla Bibbia "God Bless the USA", la cui edizione "King James" include anche la Costituzione, la Dichiarazione di Indipendenza e altri testi prettamente civili. In realtà la Bibbia di Greenwood è stata rilanciata da un video di una grande efficacia promozionale in cui Trump lamenta il fatto che l'allontanamento degli Stati Uniti dal cristianesimo rappresenta uno dei principali problemi del Paese: «Ogni americano ha bisogno di una Bibbia a casa propria. È il mio libro preferito e ci ricorda che la cosa fondamentale che dobbiamo restituire all'America per renderla di nuovo grande è la nostra religione. Dobbiamo difendere la presenza di Dio nella pubblica piazza. Dobbiamo fare in modo che l'America preghi di nuovo». Tuttavia, né la tradizionale identificazione del sistema politico americano con il cristianesimo protestante, né la vittoria di Trump alle recenti elezioni presidenziali, giustificano da sole questo successo della vendita di Bibbie. Secondo Bethany Martin, manager della libreria Faith & Life Bookstore di Newton, Kansas, che vende le Scritture in tutti i tipi di formati e fasce di prezzo, tra le cause, ci sarebbe il processo di secolarizzazione e il processo di disgregazione sociale dovuto allo sfascio dell'istituzione familiare, che provocano una perdita dei punti di riferimento che le persone ricercano in altri modi. A suo dire molte di queste Bibbie vengono vendute «a nuovi acquirenti che cercano la speranza di fronte al mondo in rovina, e la cercano nella Bibbia». Jeff Crosby, presidente dell'Associazione degli editori cristiani evangelici, aggiunge che «le persone provano ansia o preoccupazione per i propri figli e nipoti in tempi caratterizzati da instabilità politica e sociale e dal rischio della guerra e tutto ciò alimenta il bisogno di sentirsi rassicurati sul fatto che andrà tutto bene». Di conseguenza, molti, si aggrapperebbero alle certezze offerte dalla Parola di Dio. Le vendite, secondo il Wall Street Journal, stanno conoscendo un'impennata, sia nelle librerie religiose, che in quelle laiche, che sulle piattaforme di vendita online, e non solo in formato cartaceo, ma anche in formato digitale e audiolibro. Forse le ragioni del successo del Libro per antonomasia possono essere sintetizzate nelle dichiarazioni rilasciate al quotidiano economico di New York, da Cely Vázquez, ex concorrente del reality show "Love Island USA", cattolica praticante dichiarata e da un po' di tempo assidua lettrice della Bibbia, il cui studio ha rilanciato su tutti i suoi social: «Ho sentito il bisogno di iniziare il mio percorso. Sentivo che mancava qualcosa, e che il senso delle cose e quella tranquillità si possono trovare solo nella Bibbia».

    5 min
  4. Il fuoco segreto che anima Tolkien è la sua fede cattolica

    01/16/2024

    Il fuoco segreto che anima Tolkien è la sua fede cattolica

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7673 IL FUOCO SEGRETO CHE ANIMA TOLKIEN E' LA SUA FEDE CATTOLICA di Fabio Piemonte «Ho esposto il mio cuore perché gli sparassero», scrive Tolkien all'indomani della pubblicazione del primo volume de Il Signore degli Anelli. I suoi detrattori ne liquidarono subito l'opera, poiché delineava a loro avviso in maniera semplicistica il confine tra bene e male. Eppure i «temi dell'opera sono la chiave d'accesso alle sue più profonde preoccupazioni, comprese la morte e l'immortalità, la nostalgia del paradiso, la creazione e la creatività, la realtà della virtù e del peccato, della corretta gestione della natura, dei rischi morali che il possesso del potere tecnologico comporta. Dal momento che credeva nelle verità di certi dogmi, egli le utilizzò come torce o lampade di cristallo, che diffondevano la luce nei luoghi bui. Si tratta di una storia che ci dice cose che abbiamo bisogno di sapere». Nel prezioso saggio Il fuoco segreto (Lindau 2023, pp. 191) recentemente ripubblicato, Stratford Caldecott - direttore del Chesterton Institute di Oxford - illumina così il tema della ricerca spirituale di Tolkien a partire da un'analisi acuta di opere, personaggi e simboli che popolano l'immaginario epico del grande scrittore britannico. «Tolkien era un esploratore. Le storie a cui dedicò così tanto tempo ed energia sono appunti delle sue spedizioni alla ricerca di un mondo più antico o "interiore". Sapeva di scrivere finzioni, ma allo stesso tempo sentiva che stava raccontando la verità sul mondo». Tolkien fa esperienza infatti dell'amore vero per Edith che diventerà presto sua moglie; del dolore familiare (orfano del padre, perde anche la madre a 12 anni) e collettivo (partecipa alla Prima Guerra Mondiale); dell'amicizia in particolare con Lewis. Tutte esperienze che trasfigura nella mitopoiesi dei suoi racconti epici, dove il linguaggio è rivelativo della realtà profonda, nel contempo misteriosa e concreta, delle cose. L'EROE CRISTIANO Di qui, rileva Caldecott, «la 'Terra di mezzo' prende il nome dalla sua posizione tra paradiso e inferno». Come Lo Hobbit anche il suo capolavoro è un viaggio «"andata e ritorno" dal terreno all'epico, dal quotidiano all'eroico, per poi far ritorno al terreno». Al contrario de Lo Hobbit ne Il Signore degli Anelli «non vi è la riconquista di un tesoro, ma la sua perdita: l'anello deve essere "disfatto" nel fuoco in cui era stato forgiato. Il nemico non può sospettare che coloro che custodiscono l'Anello si rifiutino di utilizzarlo, o addirittura vogliano distruggerlo». In questo modo, «via via che l'avventura procede, Frodo emerge come modello d'eroe molto "cristiano". L'eroe cristiano si lascia umiliare e crocifiggere, rifiuta il rispetto e la gloria terreni in nome di qualcosa di molto più grande: non solamente la propria integrità, ma la volontà del Padre nei cieli; non per se stesso, ma per Dio e per il prossimo. Frodo fa quello che sa di dover fare per il bene degli altri: "Ho tentato di salvare la contea ed è stata salvata, ma non per merito mio"». Una missione che inizia, non a caso, il 25 dicembre. E in effetti i riferimenti cristologici sono, fuor di metafora, molteplici. Per esempio, come Gesù nell'orto degli ulivi, così nella tana di Shelob Frodo subisce le conseguenze del tradimento di Gollum; oppure, come Gesù cade sotto il peso della croce e necessita dell'aiuto del Cireneo, così quando l'Anello cresce in peso e potere l'hobbit cade a terra e Sam si offre di portare "il fardello". Tuttavia nell'ora finale non è Frodo a salvare il mondo, né Gollum che gli stacca il dito con un morso; «la salvezza giunge come conseguenza della misericordia e del perdono che Frodo aveva dimostrato precedentemente nei confronti di Gollum», ossia in sostanza è Dio che, nella sua provvidenza, sa volgere al bene anche gli errori umani e i piani del nemico. LA NOSTALGIA DI CRISTO Riguardo alla figura di Aragorn, Caldecott sottolinea che in lui, «come in Artù, il sangue regale si deve dimostrare meritevole del regno attraverso l'eroismo». Aragorn, che percorrendo i Sentieri dei Morti libera l'esercito fantasma di Isildur e svela le insegne del suo regno che solo i morti viventi vedono e seguono, allude alla figura del Re che dorme e sveglia le anime dei giusti nel sabato santo. Di qui, «una volta che il Re si prende il suo trono, potremo far ritorno al nostro mondo con l'autorità di amici e servitori del Re, per dare inizio al compito che ci attende una volta tornati a casa». È la «conoscenza di una luce e di una bellezza che vale la pena difendere a ispirare l'eroismo» della Compagnia dell'Anello. Sam, fedele a Frodo, fa ritorno dalla sua famiglia e assume il potere di guarire la Contea dalle ferite della guerra. Galadriel, immacolata per non aver compiuto azioni malvage, «visione di saggezza, bellezza, grazia e luce senza ombre», è figura della Vergine Maria, in quanto ha «la bellezza sia come maestà che come semplicità»; e ancor più Elbereth, Regina delle Stelle, la quale «ha il ruolo di trasmettere la luce alle regioni celesti». Esiste dunque «uno spirito elfico infuso negli uomini che significa il risveglio di un'insoddisfazione divina, un eros per il trascendente». È la nostalgia di Cristo che il lembas, il «Pan di via» degli Elfi che allude all'Eucarestia, rinsalda. Ne è ben consapevole Tolkien che cerca perciò di partecipare quotidianamente alla Santa Messa per attingere quel «fuoco segreto», ossia «l'amore di Dio che brucia nel cuore del mondo» e di ogni uomo. Nota di BastaBugie: per sapere tutto, ma proprio tutto, su Tolkien e il Signore degli anelli, leggendo recensioni, guardando video di approfondimento, spezzoni e trailer dei film, e molto altro, visita il sito Film Garantiti cliccando sul seguente link. http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=8

    6 min
  5. Gender, sesso degli angeli e oblio dell'occidente

    12/05/2023

    Gender, sesso degli angeli e oblio dell'occidente

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7619 GENDER, SESSO DEGLI ANGELI E OBLIO DELL'OCCIDENTE di Fabio Piemonte «Il gender è il prodotto di una società il cui obiettivo è quello di condurre una guerra totale alla natura in modo tale che tutto, assolutamente tutto, diventi artefatto, prodotto, cosa, artificio, utensile. La sinistra aveva promesso di cambiare la società e ha fallito; ora si propone di cambiare l'uomo. Sopprimere la differenza sessuale con il pretesto che una differenza è una disuguaglianza è intraprendere la strada della costruzione di un nuovo essere umano, liberato dal suo sesso. La teoria del gender è il tentativo di liberare l'uomo e la donna dalla costrizione identitaria prima e ultima, quella della nascita. I transgender sono eroi del nostro tempo, incarnazione della dignità assoluta dell'uomo divinizzato che vuole disfarsi delle catene di ciò che siamo originariamente e autenticamente». Così scrive con grande acume Giulio Meotti nel suo recente saggio "Gender. Il sesso degli angeli e l'oblio dell'Occidente" (Liberliberi 2023, pp. 150). Sembrava una moda passeggera e invece l'ideologia di genere «è diventata dogma e la libertà di pensiero e di espressione diminuisce man mano che si espande questo regno dell'irragionevolezza e dell'indottrinamento. È partito dalle accademie per arrivare al cuore pulsante della nostra società, con i suoi simboli, le sue aziende, le sue pubblicità, ossia con le immagini che ci mostrano ciò che vogliamo desiderare, ciò che vorremmo essere». Lo sanno bene le sue vittime illustri, come la Rowling ostracizzata per le sue esternazioni, e quelle comuni, come i genitori che, per esempio in Spagna, se si oppongono alla transizione di genere dei propri figli rischiano la denuncia dei servizi sociali. Sul piano culturale invece il lavaggio del cervello lo fa la neolingua: persino l'Oxford Dictionary, accanto ai dizionari dei Paesi scandinavi, ha accolto il pronome personale di genere neutro. La scrittura inclusiva fa scuola anche negli ospedali. Al Brighton and Sussex University Hospitals Nhs Trust si parla ormai, contro ogni senso comune, di «allattamento al torace», «latte umano» e «genitore che partorisce». A New York la festa della mamma è diventata la festa «delle persone che partoriscono». Le più importanti riviste scientifiche a livello internazionale sono prone a tale ideologia al punto che The Lancet parla di «corpi con la vagina» al posto di donna; Nature si propone di rifiutare articoli con «punti di vista esclusivisti», quali quelli di quanti sostengono la binarietà dei sessi. Di qui, in barba alla genetica dei cromosomi, si arriva alle formule grottesche di slogan quali «Non solo le donne possono avere figli» o «I maschi trans sono donne». Insomma, come rivela la finestra di Overton, un'idea dapprima ritenuta impensabile può divenire gradualmente condivisibile al punto da dettar legge. Coi suoi dogmi, precetti e riti, adepti e apostati, l'ideologia di genere si presenta ormai alla stregua di una nuova religione di matrice chiaramente gnostica che ha alle sue fondamenta la cancellazione del dato biologico e della differenza sessuale. Assume il dualismo cartesiano mente corpo, demonizza il corpo, all'insegna di un'assoluta fluidità di genere, allo scopo di «consentire ai bambini di considerare la loro identità di genere non correlata al loro sesso biologico; e anzi incoraggiarli in questa direzione; facilitare l'accesso dei bambini ai trattamenti ormonali, ai bloccanti della pubertà e agli interventi chirurgici che cambiano irreversibilmente i loro corpi; persuadere i giovani che le difficoltà tipiche dell'adolescenza - accettazione delle trasformazioni del proprio corpo, scoperta della propria sessualità, adattamento alla vita in società - sono principalmente causate dalla disforia di genere e possono essere risolte solo da un cambiamento di identità di genere; dare agli uomini che si dicono donne pieno accesso alle competizioni sportive, alle carceri e ai rifugi riservati alle donne», come osserva ancora Meotti. Il credo gender ha i suoi «simboli, canti, bandiere, sfilate, ricorrenze; i suoi eretici omofobi e transfobici». I suoi acerrimi nemici sono i detransizionisti, ossia quanti «non aderendo più alla teoria, sono simili agli apostati». Relativamente all'insidiosità di tale ideologia Joseph Ratzinger, nel libro-intervista con Vittorio Messori del lontano 1984, puntualizzava con lungimiranza profetica: «Questo cosiddetto cambio di sesso non modifica in alcun modo il corredo genetico dell'interessato. É solo un artefatto esterno che non risolve alcun problema ma costruisce solo realtà fittizie». Intuendone i risvolti tragici sul piano pratico lo stesso fine teologo aggiungeva come «non sia un caso che le leggi si siano subito adeguate a tale richiesta. Se tutto è solo un 'ruolo' culturalmente e storicamente condizionato, e non una specificità naturale inscritta nel profondo dell'essere, anche la maternità è solo una funzione accidentale». Di qui, sottolinea infine Meotti, «quest'uomo sradicato è chiamato a diventare qualsiasi cosa, un ventre in vendita o un essere ibrido che genera se stesso, liberatosi dalla sua ingombrante umanità, e che si crede un piccolo dio».

    7 min
  6. Tolkien e il Signore degli anelli 50 anni dopo

    09/19/2023

    Tolkien e il Signore degli anelli 50 anni dopo

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7543 TOLKIEN E IL SIGNORE DEGLI ANELLI 50 ANNI DOPO di Paolo Gulisano Il 2 settembre del 1973, cinquant'anni fa, moriva in Inghilterra John Ronald Tolkien. È trascorso mezzo secolo, e questo autore deve essere ormai considerato un vero e proprio classico della Letteratura. L'opera di Tolkien ha continuato a conoscere un grande successo di pubblico, incrementato dalle versioni cinematografiche dei suoi libri. Sono finiti i tempi degli ostracismi ideologici nei confronti del professore di Oxford, e anzi si tenta di darne nuove letture politicamente corrette. Tentativi che lasciano il tempo che trovano, perché Tolkien si staglia con la sua opera al di sopra di ogni lettura riduttiva. La chiave interpretativa per comprendere tutta la bellezza offerta dal Signore degli Anelli, dallo Hobbit, dal Silmarillion, è quella religiosa. Tolkien era un cattolico inglese, perfettamente consapevole della storia religiosa del suo Paese, dai monaci santi del Medioevo ai Martiri che avevano reso la loro testimonianza fino al sangue sotto Enrico VIII, sotto Elisabetta I, sotto Cromwell. Tolkien rivela nitidamente una propria teologia della storia, che riprende la concezione agostiniana delle due città: la Città terrena, opera degli uomini in cui agisce il male, e la Città di Dio, meta verso la quale indirizzare attese, sforzi e speranze. È da sottolineare che sant'Agostino si trovò a vivere al confine tra il crepuscolo di un mondo antico un tempo grandioso e l'alba di una nuova era dai contorni ancora incerti, e insegnò che la storia è guidata dalla Provvidenza e che quindi ogni avvenimento - dalla piccola vicenda personale alle grandi svolte dell'umanità - possiede un significato che dissipa l'oscurità e sorregge le forze dell'uomo. Le rovine, i numerosi segni di civiltà cresciute, ascese a grandezza e poi irrimediabilmente finite e dimenticate costellano ovunque la Terra di Mezzo, ricordandoci la caducità della Città terrena. L'EROISMO, LA BELLEZZA E LA GRAZIA Se la storia è questa, è necessario affrontarla con eroismo, secondo la concezione che ne offre Tolkien: non è quello della forza e dell'orgoglio, ma dell'amore e del sacrificio. Riecheggiano in questa via le parole di uno degli autori più cari al professore di Oxford, G.K.Chesterton: «È assolutamente necessario essere un uomo buono: avere il senso dell'amicizia e dell'onore e una tenerezza profonda. Soprattutto è necessario essere apertamente e indecorosamente umani, confessare appieno tutte le pietà e le paure primordiali di Adamo». Oltre all'eroismo, Tolkien ci invita a cercare la bellezza, che è segno visibile della grazia. La bellezza trova la sua origine e la sua consistenza in Dio, e rende presente nelle realtà create la bellezza divina. Nella teologia medievale la bellezza sensibile era considerata un riflesso, una traccia di Dio che ne può favorire la percezione. Tolkien riprende questa concezione della bellezza come luce della forma e splendore della verità. Nella contemplazione dello spettacolo di un bosco, dei fiori, delle montagne, degli alberi tanto cari al professore di Oxford, nell'ammirazione per le cose ben fatte dei nani o degli hobbit, c'è l'amore per questa bellezza che ci può ricondurre a Dio e salvare il mondo. Questa bellezza, che come dimostra la tanta sofferenza che percorre la Terra di Mezzo, la fatica del cammino di rinuncia di Frodo, la dura condizione dell'esilio di Aragorn e la sua lotta per la giustizia e il diritto, non prescinde dal problema del male, è visibile e presente come grazia. LA LEGGIADRIA DEGLI ELFI È grazia la sensazione che si prova di fronte alle cose per la loro naturale armonia, per la loro delicatezza, per la loro semplicità; è grazia la gradevolezza del creato con i suoi sapori e profumi; è grazia la leggiadria degli elfi, in particolare di Galadriel, la Regina, figura che - come Tolkien stesso aveva confermato all'amico padre Murray - fu inspirata dalla Vergine Maria, Colei che per definizione è la piena di grazia. Ancora è grazia l'amabilità, la gentilezza negli atti della vita quotidiana, l'assenza di sgarbo e di grossolanità; la grazia è così nel regale Aragorn, nel nobile Faramir, nel sapiente mago Gandalf, così come nel giardiniere Sam Gamgee. È grazia la gratitudine, la riconoscenza, la magnanimità, che non mancano mai nei personaggi tolkieniani, così come il loro contrario, ovvero l'avarizia, l'ingratitudine, l'avidità insaziabile sono i segni distintivi del rifiuto della grazia, della caduta. Segno di questa grazia è infine Gandalf, il grande protettore dei piccoli hobbit e dei fragili uomini, il cui ruolo assomiglia a quello dell'Angelo Custode: illuminare le menti con i suoi saggi consigli, custodire le vite in pericolo dei suoi amici, reggere i loro sforzi e le loro fatiche, governare sulle loro coscienze, affinandole e tenendo desto e pronto il loro spirito. Tolkien, 50 anni dopo, continua ad indicare la strada ad una compagnia sempre in viaggio.

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  7. Don Camillo, Peppone e la costruzione dei muri

    08/01/2023

    Don Camillo, Peppone e la costruzione dei muri

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7487 DON CAMILLO, PEPPONE E LA COSTRUZIONE DEI MURI di Lorenzo Bertocchi L'impresa per la costruzione del muro di confine della canonica procedeva e Don Camillo supervisionava i lavori perché tutto filasse secondo il progetto regolarmente autorizzato. Supervisionava anche di notte, perché la faccenda aveva fatto scaldare i motori a possibili sabotatori di crinale. "Io l'avverto" gli aveva ricordato Peppone al bar, "la sua muraglia è considerata un atto reazionario contro la liberta del popolo". Ma Don Camillo, che delle libertà che si prendevano Gianni e la sua gang nel prato della canonica non ne poteva più, aveva sventolato il regolare permesso e dichiarò la sua intenzione a procedere. "Il prato della canonica", rispose, "è di proprietà privata e riguarda la corte della Chiesa, quindi il popolo e la sua libertà può andare ad esercitarla da un'altra parte oppure chiedere permesso passando dalla porta". La vicenda era arrivata persino sulla stampa. "Il parroco di crinale costruisce muri e non ponti", aveva titolato in prima pagina L'Eco di crinale. E si faceva presente che "chi alza i muri ne resta prigioniero". Don Camillo aveva chiamato a raccolta quelli della Confraternita per dire di tenersi pronti a tutto, ma che il muro si sarebbe fatto. La questione muraria era nata perché il prato della canonica rimaneva in una strada buia e risultava comoda per combinare affari che si addicevano alle pertinenze di un edificio sacro. Il Gianni e la sua gang si appartavano regolarmente per combinare i loro traffici conditi alla solita gazzarra. Una mattina sul muro in costruzione apparve una scritta lasciata per mano ignota: "più prati, meno preti" e fu la goccia che fece traboccare Don Camillo. Si precipitò dal Cristo dell'altar maggiore: "Signore non c'è più rispetto per un povero prete!" "Don Camillo... non sarà certo un muro a liberare il cuore dell' uomo. Hai visto la fine che hanno fatto i muri della storia?" "Mi perdoni Signore se oso precisare, ma il mio è un muro che non vuole fare della storia, si accontenta della geografia locale" Peppone intanto stava già tenendo il suo comizio davanti al muro. "Il prato è del popolo il popolo risponde all'arroganza clericale che non si apre alla fratellanza e alla diversità. Non fatevi ingannare da coloro i quali vi parlano di patrie e di regole da rispettare. Noi, il popolo, siamo la libertà! Noi, il popolo, siamo la democrazia! E noi i muri li buttiamo giù!". partì un applauso liberatorio. Don Camillo uscì dal sagrato e, mani sui fianchi, richiamò l'attenzione della piccola folla. " Cari cittadini, sono sicuro che in nome della fratellanza e della libertà il nostro amico Peppone saprà offrirvi libera ospitalità nel giardino di casa sua, che è ampio e ben servito. Anche lui così saprà mettere il suo mattone per la conquista della libertà". L'applauso fu più debole, ma la gang di Gianni parve gradire. Peppone incassò il colpo. E la sera aprì il suo cancello al libero bivacco dei moderni giovani. Il giorno dopo Peppone si recò in Chiesa. "Don Camillo, lei questa volta ha passato il limite! Quelli mi hanno distrutto il giardino e poi io ho dei nipoti che non possono vedere e sentire certe cose... mi capisce no!?" "Eh no, caro Peppone non mi parli di limiti. Certe parole non stanno bene in bocca ai profeti di libertà. Però la capisco, perché siamo liberi davvero solo quando ci sono dei muri che ci ricordano che non siamo dei Padreterni. E che per entrare c'è una porta sola, quella di Nostro Signore. Chi non passa da lì è un ladro e un brigante". E il giorno dopo i muri ripresero ad essere costruiti. " Signore", disse Don Camillo al crocifisso, " forse con i muri un cuore lo abbiamo cambiato. Ma questi sono i muri con le porte, che fanno solo la geografia locale, quelli della storia per fortuna che sono caduti". "Amen", rispose il Crocifisso.

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  8. Ci hanno preso per il Covid, il primo libro che raccoglie gli articoli di BastaBugie 2020-2023

    06/27/2023

    Ci hanno preso per il Covid, il primo libro che raccoglie gli articoli di BastaBugie 2020-2023

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7463 CI HANNO PRESO PER IL COVID, IL PRIMO LIBRO CHE RACCOGLIE GLI ARTICOLI DI BASTABUGIE 2020-2023 Per non dimenticare tre anni di lockdown, mascherine, vaccini e abusi di potere (prefazione del direttore della Bussola Quotidiana al corposo volume di 512 pagine) di Riccardo Cascioli «Per non dimenticare». Perché è giusto non dimenticare e addirittura raccogliere gli articoli che hanno giudicato i tre anni di follia che vanno dallo scoppio della pandemia da Covid-19 alla fine della furia vaccinista? A cosa serve continuare a ricordare? Mantenere il ricordo delle ingiustizie subite, dei soprusi di Stato, delle menzogne dei nostri governanti, delle cure negate, dei ricatti che hanno messo in difficoltà lavoratori e famiglie, potrebbe certo favorire il permanere del risentimento, del rancore verso chi questo male ha provocato e verso chi ne è stato complice. Ma non è per questo che noi vogliamo "non dimenticare", coltivare il risentimento non ripara le ingiustizie e non costruisce nulla. "Non dimenticare" è invece e anzitutto uno stimolo a comprendere il senso di quanto è accaduto, è una spinta a capire come è stato possibile paralizzare un popolo con la paura di un virus, rendendolo inebetito e docile a qualsiasi comando dall'alto. E più irrazionale il comando era, più l'adesione si faceva cieca: a passeggio con il cane sì, col bambino no; puoi fare 5 chilometri per attraversare la città, ma non puoi attraversare la strada perché entri in un altro comune; al bar soltanto in piedi, poi soltanto seduti; chiusi a Pasqua per salvare l'estate, poi in casa in autunno per salvare il Natale, e ancora sacrificio a Natale per salvare la Pasqua; il vaccino che arriva in processione come il Sacro Graal con un frigorifero a -70°C e poi si può distribuire anche in spiaggia senza problemi; una puntura e tutto passa, poi cinque punture e la prospettiva di continuare ogni anno. Potremmo continuare a lungo, ma su ognuno di questi argomenti guai a porre domande o a mettere in rilievo le contraddizioni: tuttora sei coperto di improperi e di maledizioni. È importante capire perché quel che è accaduto non è un episodio estemporaneo, un incidente di percorso, ma è l'esito di un processo iniziato da molto tempo e preparazione di tempi ancora peggiori. "Non dimenticare" significa prendere consapevolezza che la questione sanitaria è stata il pretesto per un grande esperimento di controllo sociale fondato sulla paura. La paura è uno strumento fondamentale per acquisire il potere sugli altri, è un fantastico strumento di dominio. Diceva Edmund Burke: «Nessuna passione priva la mente così completamente delle sue capacità di agire e ragionare quanto la paura». PICCOLE E GRANDI PAURE E si può dire che dalla fine della Seconda Guerra Mondiale è stato un susseguirsi di piccole e grandi paure che hanno condizionato prima il nostro pensiero e poi il nostro comportamento. Si è cominciato con la paura della sovrappopolazione, "la bomba demografica" come è stata definita con una immagine molto efficace visto che è stata coniata pochi anni dopo l'esplosione di Hiroshima e Nagasaki (1945) e il rischio di guerra nucleare nel conflitto di Corea (1950-1953). Paura che si è poi coniugata con quella della catastrofe climatica, oggi più attuale che mai. Basta vedere le dichiarazioni dei ragazzi che vandalizzano le città per lottare contro i cambiamenti climatici: sono veramente terrorizzati dall'idea che il mondo possa finire a causa delle emissioni di CO2. E nel frattempo abbiamo vissuto paure più limitate nel tempo come quella per il famoso bug del 2000 che avrebbe dovuto bloccare tutti i computer paralizzando di fatto tutta la nostra società. E poi la famosa fine del mondo nel 2012, basata su una "profezia" Maya. E infine eccoci alla pandemia, realizzazione di quella paura di una "Nuova Spagnola" (riferimento a quell'influenza che tra il 1918 e il 1919 colpì un miliardo di persone, metà della popolazione mondiale di allora, con un bilancio tra i 20 e i 40 milioni di morti) che da allora ha accompagnato ogni accenno di virus influenzale più pesante della media. Ebbene questa è stata la grande occasione per instillare nella popolazione mondiale un vero e proprio clima di terrore che ha portato all'accettazione della rinuncia a ogni libertà personale, ivi compresa quella di recarsi in chiesa. Intere popolazioni completamente paralizzate dalla paura, con una disponibilità via via crescente ad accettare misure tanto restrittive quanto irrazionali: uno spettacolo impressionante. È NECESSARIO UN RISVEGLIO DELLA RAGIONE È chiaro che se non ci sarà un risveglio della ragione, per il futuro si prepara un mondo in cui le decisioni della nostra vita saranno sempre più accentrate nelle mani di una ristretta élite. Ne sono un esempio i processi di concentrazione del potere in alcune grandi agenzie internazionali dell'ONU, come l'Organizzazione Mondiale della Sanità per il governo delle pandemie e il Programma ambientale dell'ONU (UNEP) per la lotta ai cambiamenti climatici. Ma come si risveglia la ragione? E qui bisogna fare un passo indietro, perché la paralisi della ragione si è accompagnata alla secolarizzazione del mondo cristiano. Non sorprendentemente, perché è davvero la fede cattolica ad esaltare la ragione; quando la fede va in crisi si perde anche la ragione. Se si perde il timor di Dio si comincia ad avere paura di tutto. È quello che è successo anche nella Chiesa cattolica: impauriti al punto di chiudere le chiese e cancellare le messe, che dovrebbero essere invece la fonte di speranza anche e soprattutto nelle situazioni più difficili. I preti erano così impauriti che hanno disertato in massa lasciando il popolo senza sacramenti, lasciando morire migliaia di persone in ospedale da sole e senza neanche il conforto religioso, per mesi hanno evitato di celebrare funerali. Una opera massiccia di desertificazione delle anime. Per difendere la vita si è rinunciato a vivere e soprattutto ad annunciare il Signore della vita, contribuendo così a questo smarrimento della ragione. "Non dimenticare" allora deve stimolarci anzitutto a ritornare alla vera fede, tornare a desiderare e perseguire la verità prima di ogni altro interesse, a giudicare la vita terrena alla luce della vita eterna. Solo questo rimette in moto la ragione e ci libera dalla paura, rendendoci capaci di resistere al Potere. E gli articoli raccolti in questo volume - scelti proprio perché nel riportare le notizie esprimono su tutti gli aspetti della pandemia un giudizio che nasce da uno sguardo di fede - sono allora un valido strumento in questo cammino che abbiamo davanti, un compito che riguarda ciascuno di noi.

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