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Gender, gay pride, movimento LGBTQIecc. hanno conquistato tutti gli spazi possibili e immaginabili: come possiamo difenderci da questi attacchi alla legge naturale (e al buon senso)?

  1. Anche a Napoli la drag queen indottrina i bambini

    5d ago

    Anche a Napoli la drag queen indottrina i bambini

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8564 ANCHE A NAPOLI LA DRAG QUEEN INDOTTRINA I BAMBINI di Fabio Piemonte   «Il rosa non è solo per le femmine e il celeste non è solo per i maschi». È stato questo il leitmotiv de "L'ora delle storie con Priscilla", uno spettacolo e laboratorio di lettura per bambini tenuto da una drag queen all'insegna dell'indottrinamento ideologico alla fluidità di genere che si è svolto domenica 19 aprile, presso la sede della Foqus Fondazione Quartieri Spagnoli, nell'ambito del Napoli Queer Festival. Svoltosi dal 14 al 19 aprile, il Napoli Queer Festival si autodefinisce come «un festival multidisciplinare dedicato all'esplorazione e alla promozione della cultura e delle arti performative queer. Attraverso spettacoli, musica, talk, mostre, percorsi formativi, mira a costruire e rafforzare luoghi di espressione queer: proponendo artistx ineditx nel panorama culturale della città per creare nuove connessioni col territorio; aprendo spazi di discussione e di confronto sulla queerness e sulle identità non conformi», secondo quanto si legge sul sito ufficiale della kermesse. Ebbene, sempre nell'ambito di questa iniziativa, l'evento con la drag queen veniva già prima del suo svolgimento presentato come un incontro dove «Priscilla legge favole a bambin3. Nessun trauma. Nessuna fuga verso mamma o papà. Nessuna paura. Solo risate, domande, curiosità. Bambin3 che hanno visto semplicemente una persona che ama truccarsi e vestirsi con colori vivaci. Hanno ascoltato la storia. Hanno partecipato. Hanno detto la loro. Con naturalezza». Il tutto è stato organizzato dal Collettivo Favolos*, in collaborazione con MagnaVeg, che coniuga la dieta vegana con la cultura delle «identità libere» - ossia fluide - in nome dell'inclusione.  LO "SPETTACOLO" DELLA DRAG QUEEN Attraverso questo spettacolo laboratoriale si è dunque instillata nei più piccoli la menzogna che maschi e femmine siano soltanto convenzioni sociali, poiché si può essere ogni giorno ciò che si vuole, a prescindere dal proprio sesso biologico. D'altra parte, il progetto "L'ora delle storie con Priscilla" nasce proprio per far incontrare l'infanzia con «la diversità senza filtri ideologici e senza paure indotte. Non si parla di orientamento sessuale. Non si fa propaganda. Non si "indottrina"» è la descrizione degli stessi promotori, che sa tanto di excusatio non petita, accusatio manifesta.  Ma soprattutto di una palese contraddizione. Durante le stesse letture ai bambini, infatti, si insegna «l'autodeterminazione. Si parla di diritto di essere se stess3. Si parla di educazione affettiva, rispetto e libertà di espressione», come si legge sempre nella descrizione dell'evento. E ancora: «Questo progetto rappresenta un gesto chiaro: offrire strumenti, parole e immagini che aiutino i più piccoli a crescere senza vergogna, senza paura, senza silenzi imposti» e «sostenere percorsi educativi fondati sull'ascolto e sull'inclusione». Ecco, dunque, che alla luce di queste considerazioni l'obiettivo pedagogico della drag queen appare evidente: introdurre precocemente i bambini alla fluidità di genere e alla libertà sessuale. E, come se non bastasse, nelle ultime righe della presentazione dello spettacolo traspare ancor più esplicitamente l'intento ideologico - sovversivo della realtà e conseguentemente della stessa grammatica italiana - di quest'azione pedagogica: «La rivoluzione non è uno slogan. È una voce che legge una fiaba. È una stanza in cui ogni bambino e ogni bambina può sentirsi liber@ di esistere». CHI E' PRISCILLA, LA DRAG GIA' OSPITE IN UN LICEO La drag queen Priscilla - all'anagrafe Mariano Gallo - non è nuova ad incontri con bambini e adolescenti. A gennaio dello scorso anno è stata infatti protagonista di un incontro con i ragazzi del liceo artistico Munari di Acerra nell'ambito della settimana dello studente, con il pieno coinvolgimento dei docenti e della dirigente scolastica. Allora si presentò a scuola in abito fucsia e kefiah e disse con orgoglio: «È la prima volta in assoluto che una drag queen incontra gli studenti e le studentesse di un liceo». Eppure, gli studenti si trovarono allora di fronte a un'attivista Lgbt, non certo a un'esperta in materia di discriminazioni o bullismo. Dunque, «niente a che vedere con un pedagogista, uno psicologo dell'età evolutiva o un esperto di comunicazione: solo un soggetto che, senza alcuna competenza, fa formazione, dicendo ai nostri ragazzi che "spesso, quello che viene costruito a scuola, viene distrutto a casa dalle famiglie"», ebbe modo di dire al tempo il deputato Rossano Sasso, nel corso di un'interrogazione parlamentare sulla scia delle polemiche che scaturirono dopo quell'incontro. In tale prospettiva, e proprio in tema di scuola e libertà educativa dei genitori, appare urgente e fondamentale ciò che sta per accadere proprio in questi giorni in Senato, ovvero la discussione - e, si auspica, l'approvazione - del Ddl Valditara sul consenso informato proprio su iniziative inerenti la sessualità e l'affettività. [...]

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  2. L'agenda Lgbt minaccia le suore con il carcere

    May 19

    L'agenda Lgbt minaccia le suore con il carcere

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8546 L'AGENDA LGBT MINACCIA LE SUORE CON IL CARCERE di Luca Marcolivio   L'agenda gender non risparmia nessuno. Neanche alcune suore che da oltre un secolo si prodigano per la carità, la solidarietà e la cura degli ultimi. Sembra assurdo, ma è quanto di vergognoso sta succedendo alle suore domenicane di Hawthorne, congregazione fondata nel 1901 dalla venerabile Rose Hawthorne Lathrop. Da 125 anni, infatti, le religiose - che come unica fonte di finanziamento hanno le donazioni dei fedeli - gestiscono la casa di cura Rosary Hill Home, nello Stato di New York, offrendo servizi di carità come l'assistenza ai malati terminali, con particolare riguardo per i malati oncologici. Ebbene, la fedeltà delle domenicane di Hawthorne alla dottrina sociale della Chiesa e ai principi non negoziabili sta suscitando la netta opposizione delle autorità statali. Il motivo? Pur accogliendo tutti, le suore si rifiutano di piegarsi all'ideologia gender: nel caso specifico, lo Stato di New York vorrebbe imporre loro l'uso dei pronomi scelti dai pazienti e l'assegnazione delle stanze ospedaliere in base all'identità di genere dichiarata. Una contrapposizione in cui i nuovi principi politicamente corretti dell'amministrazione dem entrano in collisione con il Primo Emendamento, che tutela la libertà religiosa e di espressione, oltre che con il pensiero e la fede delle domenicane. Il contenzioso va avanti dall'aprile 2024 e le autorità dello Stato di New York non si limitano ad esigere l'utilizzo dei pronomi secondo la volontà dei pazienti transgender, ma vorrebbero anche dei servizi sanitari "neutri", nonché l'affissione di specifici avvisi "antidiscriminazione", che certificherebbero, anche a livello simbolico, la resa di un importante istituto cattolico all'ideologia Lgbt+. LA DIFESA DELLE SUORE Le domenicane di Hawthorne, tuttavia, non sono disposte a piegare il capo al laicismo dem e proseguono nella loro battaglia legale. La causa, presentata presso il Tribunale distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto Meridionale di New York a White Plains, vede come imputati la governatrice di New York, Kathy Hochul, e quattro funzionari del Dipartimento della Salute dello stesso Stato. «Credo che la cosa più importante sia la nostra ferma volontà di mantenere la nostra identità cattolica. Senza di essa, ciò che facciamo non avrebbe senso», ha dichiarato in un'intervista Madre Marie Edward, OP, superiora della congregazione religiosa. Le religiose non sono dunque disposte a negoziare sulla loro fede cattolica. Tutto nasce dall'approvazione di una legge statale approvata nel 2023, intitolata "Carta dei diritti dei residenti delle strutture di assistenza a lungo termine per i newyorkesi Lgbtqia+ e le persone che vivono con l'Hiv". La normativa fu approvata ad amplissima e trasversale maggioranza, potendo contare anche sull'appoggio di una parte dei parlamentari dell'opposizione repubblicana. Nella fattispecie, il disegno di legge passò con 144 voti favorevoli e 2 contrari alla Camera e 55 voti favorevoli e 7 contrari al Senato, dopodiché la governatrice Hochul firmò la legge il 30 novembre 2023, alla vigilia della Giornata Mondiale contro l'Aids. «Gli anziani Lgbtqia+ e sieropositivi sono tra le nostre popolazioni più vulnerabili e oggi stiamo prendendo provvedimenti per garantire che tutti i newyorkesi, indipendentemente da chi siano, da chi amino o dal loro stato sierologico, trovino sicurezza e sostegno nei luoghi in cui ne hanno più bisogno. L'odio non avrà mai posto a New York», dichiarò allora Hochul. Da parte loro, le suore di Hawthorne erano rimaste ignare dell'entrata in vigore della nuova legge, fino al giorno in cui, circa due anni fa, erano iniziati ad arrivare dei solleciti dall'amministrazione statale, senza che fosse avviato alcun procedimento legale contro l'istituto religioso, sebbene le suore ritengano tale rischio reale. L'avvocato L. Martin Nussbaum, legale delle domenicane, ha rimarcato che la legge del 2023 rappresenta una «forma di ostentazione dell'ideologia di genere, che obbliga queste suore a essere formate secondo un'ideologia totalmente contraria alla loro fede cattolica. Perché ci viene imposto questo? Non abbiamo nemmeno pazienti di questo tipo [transgender, ndr]», ha continuato Nussbaum. «È lo Stato che obbliga queste sante suore a piegarsi a un'ideologia contraria alla loro fede». IL RISCHIO DEL CARCERE Quel che è peggio, però - come riporta il sito ufficiale delle suore domenicane che ripercorre l'intera vicenda - è che la legge sanitaria statale di cui si è appena parlato esenta le strutture gestite dalla "Church of Christ", da "Scientist" e da altre realtà sia laiche che religiose, ma non prevede alcuna esenzione per le organizzazioni cattoliche. Di conseguenza, se i membri della Catholic Benefits Association - di cui fanno parte, appunto, le suore domenicane e la Casa di Riposo Rosary Hill - non si conformano, rischiano multe, ingiunzioni, la potenziale revoca della licenza, fino addirittura alla reclusione. Rosary Hill Home, la struttura gestita dalle domenicane di Hawthorne, è situata a Hawthorne, una frazione della città di Mount Pleasant, nella contea di Westchester, a circa 50 chilometri a Nord-Est di Manhattan. L'hospice dispone di 42 posti letto ed è gestito da 14 suore coadiuvate da assistenti infermieristici laici qualificati. La struttura non prevede limiti di durata per il soggiorno, al punto che alcuni pazienti vi rimangono per anni, sebbene la permanenza media sia di circa due o tre mesi, e la maggior parte dei pazienti, data la gravità delle condizioni, purtroppo spesso muore proprio all'interno della casa di cura. «L'assistenza infermieristica è un lavoro meraviglioso di per sé, ma le nostre suore, tutte noi, siamo consacrate, abbiamo pronunciato i voti, abbiamo consacrato la nostra vita a Dio, e certamente la preghiera è la cosa più importante, primaria. Consideriamo questo un lavoro, e le suore vivono una vita di preghiera molto intima, che poi si riversa nella cura dei pazienti, in modo che dobbiamo prenderci cura di loro come se fossero Cristo, il Cristo sofferente», ha affermato sempre Madre Marie Edward. «E per fare ciò, dobbiamo essere molto salde nella nostra identità di cristiane e seguire gli insegnamenti di Cristo - ha aggiunto - quindi fare qualcosa che vada contro questo non funzionerebbe». Va da sé che tutta questa vicenda sia non solo vergognosa, ma a suo modo storica. La violazione della libertà religiosa e di coscienza nei confronti delle suore domenicane di Hawthorne sta infatti rappresentando un precedente gravissimo e un esempio drammatico di quanto possa essere crudele e liberticida l'ideologia Lgbt.

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  3. Sconfitto Orban, l'Europa impone all'Ungheria la propaganda Lgbt

    May 12

    Sconfitto Orban, l'Europa impone all'Ungheria la propaganda Lgbt

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8531 SCONFITTO ORBAN, L'EUROPA IMPONE ALL'UNGHERIA LA PROPAGANDA LGBT di Luca Marcolivio   Dopo la sconfitta di Viktor Orbán in Ungheria, l'Unione Europea non perde tempo e ricomincia a fare pressioni sui presunti diritti Lgbt+. Un vero e proprio ultimatum è infatti arrivato dalla Corte di Giustizia dell'UE che, in una sentenza emessa lo scorso 21 aprile, ha ordinato alle autorità magiare di abrogare la norma del 2021, che stabiliva il divieto o la severa limitazione della promozione dell'omosessualità e della transizione di genere nei media accessibili ai minori. L'introduzione della norma da parte del governo Orbán era avvenuta all'atto dell'adozione del regolamento UE sui contenuti audiovisivi e delle sue disposizioni sulla protezione dei minori dai contenuti dannosi. Da parte sua, la Corte di Giustizia dell'UE ha ritenuto che le restrizioni di Budapest sulla propaganda Lgbt+ rappresentino la violazione di una serie di leggi comunitarie e costituirebbero «un'ingerenza particolarmente grave in diversi diritti fondamentali». La Commissione ha deferito il caso alla Corte, con il sostegno di 15 Stati membri e del Parlamento Europeo. Al momento dell'adozione delle norme ungheresi, il presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen aveva definito il provvedimento «una vergogna» e aveva promesso di usare «tutti i poteri della Commissione per garantire i diritti di tutti i cittadini dell'UE, chiunque essi siano e ovunque vivano». Nonostante le pressioni giunte dall'UE, il governo ungherese era andato avanti, implementando ulteriormente la norma, attraverso il divieto dei Pride, stabilito lo scorso anno. Secondo il principale consulente legale della Corte di Giustizia dell'UE, l'Ungheria «si è discostata significativamente dal modello di una democrazia costituzionale», criticando le norme in quanto «basate su un giudizio di valore secondo cui la vita omosessuale e non cisgender non ha lo stesso valore o status della vita eterosessuale e cisgender». «Accogliamo con favore la storica sentenza odierna della Corte. È la prima volta che la Corte riscontra una violazione di tale disposizione fondamentale di un trattato sui valori dell'UE», ha dichiarato da parte sua la portavoce della Commissione, Eva Hrncirova. «Ora la palla passa all'Ungheria: spetta al governo ungherese dare attuazione alla decisione». Cosa farà il nuovo premier dell'Ungheria? Starà quindi al nuovo premier ungherese Péter Magyar la scelta se obbedire ai diktat dell'Unione Europea o, al contrario, stabilire una continuità con il suo predecessore. Se da un lato, durante la campagna elettorale, lo sfidante di Orbán aveva usato toni più morbidi dinanzi alla questione Lgbt+, è altrettanto vero che il programma di Tisza (il partito che adesso controlla i due terzi del Parlamento magiaro) - forse per ragioni di opportunità elettorale - non prevedeva l'abolizione delle restrizioni orbaniane. Rimane il fatto che la dissuasione nei confronti di qualunque promozione dell'immaginario Lgbt+ presso i minori (il Pride ne è l'esempio più lampante ma non l'unico, visto che la legge ungherese si focalizza molto sui contenuti attraverso i media) dovrebbe essere un principio universalmente condivisibile e da difendere strenuamente, a prescindere dall'appartenenza politica. La Corte di Giustizia dell'UE si è assunta quindi una responsabilità gravissima nei confronti dei bambini del vecchio continente, mentre il possibile cedimento del nuovo governo magiaro a queste pressioni e a quelle lobby arcobaleno costituirebbe un precedente importante e preoccupante.  Nota di BastaBugie: Luca Volontè nell'articolo seguente dal titolo "Come previsto: Magyar cambia linea per ingraziarsi l'Ue" parla del nuovo premier ungherese Magyar che va alla corte di Bruxelles e riceve promesse sui soldi, ma dovrà vendere l'anima del paese per ottenerli. I cambi più vistosi nei ministri meno ostili alla causa Lgbt. Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 1 maggio 2026: Peter Magyar va alla corte di Bruxelles, riceve promesse sui soldi ma dovrà vendere l'anima del paese per ottenerli. Alti funzionari dell'UE e il nuovo governo ungherese discutono da mercoledì i cambiamenti legislativi che Budapest dovrà attuare per sbloccare 17 miliardi di euro di fondi UE trattenuti per condizionare la vittoria delle opposizioni e limitare l'azione del governo Orban in questi anni. Alcuni dei fondi congelati, come gli 11 miliardi di euro (13 miliardi di dollari) del Fondo per la ripresa post-pandemia, dovranno essere prelevati entro metà agosto, altrimenti andranno persi irrimediabilmente. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il futuro primo ministro ungherese Peter Magyar partecipano ai colloqui, visto che i funzionari di entrambe le parti si sono già incontrati due volte dopo la vittoria elettorale del partito Tisza del 12 aprile. In questi giorni Péter Magyar, è a Bruxelles per ristabilire le relazioni tra il Paese dell'Europa centrale e i suoi alleati dell'UE per sbloccare la situazione, sostenuto senza mezzi termini anche dal leader del PPE Manfred Weber, a conferma della assoluta politicizzazione delle misure che hanno colpito da un decennio il governo Orban. «Questi incontri sono interamente incentrati su come compiere progressi nello sblocco dei fondi UE destinati all'Ungheria», ha dichiarato lunedì in una conferenza stampa il portavoce della Commissione Olof Gill perchè, ha proseguito, «vogliamo collaborare in modo strutturato e mirato con il nuovo governo ungherese per garantire che, fin dalle prime fasi, vengano intraprese tutte le azioni necessarie affinché il popolo ungherese, a beneficio del quale erano destinati questi fondi, possa usufruirne il prima possibile». Partire col passo giusto è dunque fondamentale, perciò il futuro Premier Peter Magyar ha cambiato idea repentinamente sul prossimo Ministro dell'istruzione ungherese, passando dalla preferenza per la cattolica e stimatissima Rubovszky Rita, alla nomina di Judit Lannert, attivista favorevole all'educazione sessuale ed al gender nelle scuole. La Professoressa Rubovszky Rita, direttrice generale dell'Autorità scolastica cistercense, già vicepresidente degli insegnanti cattolici europei, apprezzatissima dai vertici della Chiesa Cattolica e dall'intera comunità educativa del paese era in pole position sino allo scorso weekend, successivamente, anche a seguito della sentenza del 21 aprile della Corte di Giustizia europea contraria alla legge ungherese che limita propaganda LGBTI e aggrava le pene ai pedofili, il futuro Premier Magyar deve aver capito l'aria che tirava da est e si è immediatamente adeguato. Due giorni dopo la sentenza europea, il 23 aprile, è stata resa nota la notizia della presentazione all'Autorità nazionale per i media e le telecomunicazioni ungherese di una richiesta per il lancio di un nuovo servizio televisivo e social denominato "Rainbow TV" che opererebbe sia come canale televisivo lineare che come piattaforma di streaming online, combinando la trasmissione tradizionale con l'accesso digitale, con una programmazione di 24 ore con contenuti vari ma tutti caratterizzati dal fil rouge della propaganda LGBTI. Successivamente, in questi giorni, la nomina di Ministro dell'Istruzione e degli Affari relativi all'Infanzia per Judit Lannert che sul suo profilo Facebook personale utilizza simboli arcobaleno e ha più volte espresso solidarietà alle comunità LGBTQ in Ungheria. La nomina della Lannert all'incarico, porterà presumibilmente un approccio più "aperto", "inclusivo" e "creativo" all'istruzione ungherese anche con la chiusura delle piccole scuole per far fronte alla carenza di insegnanti in Ungheria e non eccepirà in nulla nei confronti dei desiderata di Bruxelles visto il suo sostegno ai Pride di Budapest e la sua opposizione alla legge ungherese, bocciata dalla Corte europea, che vieta qualsiasi tipo di educazione e propaganda LGBTQI nelle scuole ed in pubblico. Nel frattempo, per meglio affrontare le riforme necessarie nei rispettivi partiti e promuovere il cambiamento necessario nei gruppi parlamentari, molti politici di lungo corso ed i leader dei cristiani democratici (KDNP) Zsolt Semjén e quello di Fidesz Viktor Orban, hanno deciso di rinunciare al seggio parlamentare e lasciare la guida delle agguerrite e preparate pattuglie dell'opposizione a due giovani preparati, rispettivamente all'ex Segretario di Stato Bence Rétvári per i democristiani e all'ex Ministro Gergely Gulyás per Fidesz. Ennesimo esempio di statura politica e morale che nessun critico di Orban mai si sognerebbe di imitare. In ogni caso, Peter Magyar ha celebrato i colloqui avuti a Bruxelles come «estremamente costruttivi e positivi», assicurando un pronto rilascio dei fondi dovuti per rilanciare l'economia ungherese e ad attuare gli interventi necessari per costruire un «paese funzionante e umano». Un prossimo incontro si svolgerà il 25 maggio ma a che prezzo? Al momento le assicurazioni che l'UE non imporrà condizioni in contrasto con gli interessi dell'Ungheria appaiono delle vere e proprie bugie dalla "gambe corte".

    10 min
  4. Coppia gay deride il figlio ottenuto con l'utero in affitto

    Apr 21

    Coppia gay deride il figlio ottenuto con l'utero in affitto

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8512 COPPIA GAY DERIDE IL FIGLIO OTTENUTO CON L'UTERO IN AFFITTO di Federica di Vito   Si può arrivare a ridere di un bambino che non ha la mamma? A quanto pare nel tollerante e sempre gaio mondo arcobaleno sì. Una coppia gay di Nahsville ha pubblicato un video divenuto virale di un dialogo con il neonato ottenuto da surrogata. Sottotitolo del video: «Il bambino ha 2 papà... non ha scelto nessuno dei due». «Chi vuoi, dada o papa?», «mamma», risponde il bambino, «la mamma non c'è». I due scoppiano a ridere mentre il neonato piange e l'indignazione - oltre al cattivo gusto - esplode. Non contenti, hanno proseguito con la serie definendo in un altro video il bambino «omofobo» per aver aggrottato la fronte mentre l'uomo gli spiega che ha due papà. «È una cosa malvagia e disgustosa. Perché affidare un bambino a due uomini? Dato che lo stile di vita che hanno scelto non permette la continuità della vita, perché permettere loro di avere accesso a un bambino tramite persone normali? È da malati», ha commentato una persona su X. «Perché due omosessuali hanno il diritto di privare un bambino della madre? Quando questo abuso verrà riconosciuto per quello che è realmente? È traffico di minori», ha scritto un altro. Qualcuno ha ricondotto queste naturali e logiche reazioni all'«ascesa del conservatorismo negli Stati Uniti» che «ha incoraggiato i repubblicani a esprimere apertamente il loro disprezzo per la genitorialità omosessuale e la maternità surrogata» citando gli studi che dimostrano che i figli di coppie omogenitoriali non stanno peggio di quelli delle coppie naturali. Su altri media si legge che sarebbero state «voci conservatrici» a indignarsi di fronte alla clip. SMASCHERARE LA RETORICA TOLLERANTE DEL MONDO LGBT A sostegno del fantomatico "clima di odio" che affliggerebbe il mondo Lgbt negli Stati Uniti viene riportato un sondaggio del Pew Research Center del 2023 in cui si rileva che il 26% degli adulti statunitensi afferma che una coppia gay o lesbica sposata che cresce figli insieme è inaccettabile. Ma anziché pensare a fazioni politiche, chiedersi dov'è finito il buon senso è troppo? Quando abbiamo smesso di pensare che un bambino può essere prodotto e strappato dal seno di sua madre? Quando abbiamo normalizzato due finti padri che ridono di un neonato? Quando la ricerca naturale di un neonato verso la madre è stata tacciata di "omofobia"? Episodi come questo permettono innanzitutto di smascherare la retorica inclusiva e tollerante del mondo Lgbt dimostrando quanto sia naturale l'inclinazione del bambino verso la madre. In secondo luogo, danno l'occasione di mettere a confronto con gli studi che dimostrerebbero la bontà sempreverde delle famiglie arcobaleno altri, ben più rigorosi. Per esempio, uno studio europeo del 2023 ha messo a confronto i figli nati da coppie gay attraverso la maternità surrogata con quelli nati da coppie eterosessuali. I partecipanti allo studio includevano 67 coppie gay che sono diventate genitori tramite maternità surrogata gestazionale e 67 coppie eterosessuali che hanno concepito i loro figli in modo naturale; l'età dei figli dei partecipanti era compresa tra 18 mesi e 10 anni. I ricercatori hanno scoperto che i bambini con padri gay erano più felici e si comportavano meglio, mostrando problemi come aggressività e violazione delle regole con un tasso di 4.58 rispetto a un tasso di 10.30 con genitori eterosessuali, e mostrando problemi interiorizzati, come ansia e depressione, con un tasso di 3.40 rispetto a 6.43. Inoltre, i ricercatori hanno riferito che i padri gay avevano stili genitoriali più efficaci, maggiori capacità di co-genitorialità e una maggiore soddisfazione relazionale rispetto ai genitori eterosessuali. Lo studio ha poi concluso che quando i figli di coppie omosessuali avevano qualche problema veniva ricondotto ad aggressioni omofobe. I dati per questo studio sono stati raccolti tramite un questionario via e-mail rivolto ai genitori che riferivano i propri stili genitoriali, problemi comportamentali e soddisfazioni relazionale. LOVE IS LOVE? Questo studio ha messo in atto la stessa discutibile metodologia di molti altri studi che finiscono per non mostrare nessuna differenza nei risultati dei bambini cresciuti da genitori dello stesso sesso rispetto a quelli cresciuti da genitori eterosessuali. Va specificato che i campioni utilizzati sono mirati: vengono spesso reclutati partecipanti attraverso reti di amici o organizzazioni di patrocinio e i partecipanti sono consapevoli che lo scopo del sondaggio è quello di indagare sulla genitorialità omosessuale. Inoltre, un campione così esiguo garantisce risultati che non logicamente non mostrano differenze statisticamente significative tra genitorialità omosessuale e genitorialità eterosessuale. Di contro, il sociologo Mark Regnerus, con una metodologia scientifica ben più rigorosa, ha raggiunto risultati molto diversi studiando i risultati per i figli di coppie dello stesso sesso. Come citato dal professor Richard P. Fitzgibbons, Regnerus «ha scoperto che i figli giovani-adulti (di età compresa tra 18 e 39 anni) di genitori che avevano avuto relazioni omosessuali prima che i soggetti raggiungessero i 18 anni avevano maggiori probabilità di soffrire di un'ampia gamma di problemi emotivi e sociali». Lo studio citato è rilevante su più fronti: il campione di studio era ampio, rappresentativo e basato sulla popolazione (non un gruppo piccolo e autoselezionato), le risposte sono state date dai figli adulti invece che ai genitori e sono stati messi a confronto differenti categorie di famiglie. Questo e altri studi concordano sul fatto che i bambini cresciuti da due genitori biologici in un matrimonio stabile ottengono risultati migliori rispetto ai bambini di altre forme di famiglia in una vasta gamma di situazioni.  Love is love. È l'amore a fare una famiglia. I bambini hanno bisogno di amore. Queste frasi sdolcinate nascondono una realtà in cui la biologia tende a non contare più nulla e l'interesse del bambino viene calpestato dagli arroganti capricci degli adulti. La parola «mamma» compare in quasi tutte le lingue della terra. «Ma» è uno dei primi suoni che il bambino sa pronunciare perché per farlo la bocca assume la stessa naturale posizione che assume durante l'allattamento. La mamma non è un'invenzione, la mamma nasce col bambino che la riconosce. E un mondo dove la mamma non c'è è semplicemente un mondo che non esiste.

    9 min
  5. Due milioni alla prima detransitioner a vincere una causa in tribunale

    Mar 10

    Due milioni alla prima detransitioner a vincere una causa in tribunale

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8475 DUE MILIONI DI DOLLARI ALLA PRIMA DETRANSITIONER A VINCERE UNA CAUSA GIUDIZIARIA di Fabio Piemonte   Ammonta a due milioni di dollari il risarcimento che la Corte suprema della contea di Westchester, nello stato di New York, ha recentemente accordato alla ventiduenne Fox Varian, detransitioner pentita di aver effettuato il cambio di sesso, giudicato dallo stesso tribunale come affrettato e zeppo di conseguenze negative sulla salute e il benessere psicofisico della giovane donna. La sentenza, che giunge al termine di un processo durato tre settimane, è destinata a passare alla storia, perché si tratta di fatto del primo risarcimento in denaro per danni alla salute provocati dal percorso di transizione di genere. Nel caso di specie si tratta di un risarcimento di 1,6 milioni di dollari per la sofferenza e i dolori passati e futuri e di 400mila quale anticipo per le spese mediche che Varian dovrà ancora affrontare per riappropriarsi del proprio autentico sé femminile. LA VICENDA DI FOX VARIAN Sul banco degli imputati sono finiti lo psicologo Kenneth Einhorn e il chirurgo plastico Simon Chin, che nel 2019 hanno dato il loro assenso e parere positivo all'intervento di transizione della giovane americana - per farla diventare "uomo" - senza neanche confrontarsi tra loro in maniera adeguata e violando gli stessi protocolli di cura vigenti in materia. «Ho pensato subito che fosse sbagliato e che non poteva essere vero», ha dichiarato Adam Deutsch, avvocato di Varian, riprendendo alcune considerazioni della giovane messe su carta a ridosso della mastectomia. In esse Varian raccontava di «un calore bruciante, una sensazione di lacerazione al petto» accompagnata da un forte senso di «vergogna: è difficile accettare di essere trasfigurati a vita». Nel corso del processo, la madre di Varian, Claire Deacon, ha testimoniato di aver accettato a malincuore - a suo tempo - la scelta della figlia di sottoporsi a un intervento chirurgico e di non averla osteggiata, pur essendo contraria a questa decisione. Anche a lei i medici avevano infatti raccontato il solito ritornello: "Meglio un figlio vivo che una figlia morta", facendole credere che, se non si fosse operata, la giovane avrebbe corso il grosso rischio di suicidarsi. Sulla portata storica di questa sentenza è intervenuto anche l'avvocato Josh Payne, noto in quanto co-fondatore dello studio Campbell Miller Payne che negli ultimi anni ha sviluppato varie azioni legali per presunti danni e mancanza di consenso informato legati a percorsi medici di "transizione", anche su minori. «Questa giuria - ha dichiarato Payne - ha inviato un messaggio chiaro: giustizia sarà fatta per le persone vulnerabili che sono state indotte a procedure di transizione di genere senza le opportune garanzie». E in effetti, di 28 cause intentate dai detransitioner ancora in corso, questa è la prima a giungere al termine e a ottenere il relativo risarcimento davanti a un tribunale federale. I DETRANSITIONER Purtroppo quello dei detransitioner non è un fenomeno nuovo, né questo è pertanto un caso isolato. Si tratta infatti della drammatica realtà vissuta da tante persone, prima sedicenti trans - giovani e meno giovani non soltanto Oltreoceano ma anche in Europa -, le quali scelgono liberamente di tornare indietro nel percorso di transizione di genere, dunque di riappropriarsi della propria identità e sessualità biologica, dopo averne sperimentato tragicamente anche numerosi danni irreversibili sulla propria pelle. La loro voce è scomoda per il "politicamente corretto" che cerca con ogni mezzo di censurarla e metterla a tacere, proprio perché costituisce quel bastone tra le ruote capace di far inceppare i meccanismi ideologici della teoria gender. Quelle dei detransitioner, insomma, sono storie drammatiche e molto toccanti anche sul piano emotivo, perché raccontano di una sofferenza e di dolori fisici e psicologici che continuano a segnare corpi e anime. Lo sa bene Pro Vita & Famiglia, che già nell'ottobre 2024 ha portato in tour, nelle principali città italiane, la storia della detransitioner americana Luka Hein, la quale nella sua testimonianza ha acceso i riflettori non solo sui danni irreversibili del percorso di transizione di genere sperimentati in prima persona, ma anche sul peso del contagio sociale, che arriva da social, ambienti scolastici e spesso anche da medici ideologizzati. Anche di recente l'associazione è tornata sul tema, con un'altra testimonianza, quella del venticinquenne di origine ceca Daniel Black, il quale - durante una conferenza stampa a Bruxelles, nella sede dell'Unione Europea - ha raccontato senza sconti né infingimenti gli anni di medicalizzazione, gli interventi chirurgici irreversibili e le cicatrici fisiche e psicologiche con cui deve fare purtroppo ancora i conti quotidianamente per aver creduto alla menzogna ideologica di essere nato nel corpo sbagliato.

    6 min
  6. Vescovo argentino dichiara nullo il matrimonio di una coppia trans

    Mar 3

    Vescovo argentino dichiara nullo il matrimonio di una coppia trans

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8467 VESCOVO ARGENTINO DICHIARA NULLO IL MATRIMONIO DI UNA COPPIA TRANS  di Federica Di Vito   Il 28 gennaio padre Fernando Luis Gómez ha officiato il matrimonio di una coppia composta da Solange Ayala, nato uomo e ora identificatosi come "donna" e Isaías Díaz Núñez, nata donna e identificatasi come "uomo", presso la chiesa di Nostra Signora di Pompeya a Corrientes, in Argentina. Intanto l'arcivescovo José Adolfo Larregain ha dichiarato all'agenzia Crux che emetterà un decreto formale di nullità. Ayala, attivista Lgbt, ha raccontato alla radio locale Radio Sudamericana che la coppia ha seguito le procedure «proprio come tutti gli altri». A detta sua il frate che ha celebrato il matrimonio si sarebbe prima consultato con l'arcivescovo e successivamente avrebbe acconsentito alla cerimonia, perché, parlando in termini biologici «non c'erano obiezioni» - qualcuno deve essersi scordato il «maschio e femmina li creò», non proprio un dettaglio. I due infatti avevano legalmente modificato i propri dati personali sui documenti in conformità con la legge. Tra le altre cose, Ayala ci ha tenuto a specificare di non essere «ultra-cattolico o super devoto alla Chiesa», ma di voler «dare visibilità» a quanti dei suoi amici trans sono cattolici e desiderano sposarsi. NESSUNA DOCUMENTAZIONE ECCLESIASTICA Dopo che la notizia è stata resa pubblica, sia l'arcidiocesi di Corrientes sia la parrocchia hanno emesso comunicati ufficiali dichiarando che «in nessun momento è stata ricevuta la documentazione ecclesiastica corrispondente alle formalità richieste per la gestione di questi casi». In una dichiarazione ha poi ribadito che il matrimonio cristiano richiede condizioni essenziali per la validità e la liceità secondo il Diritto canonico. Il comunicato sottolinea che l'omissione di queste condizioni non solo distorce il profondo significato del sacramento, ma può anche creare confusione nella comunità dei fedeli. L'arcivescovo di Corrientes ha agito in conformità con le disposizioni del diritto canonico, emettendo «le appropriate ammonizioni e le eventuali misure disciplinari canoniche che potrebbero essere necessarie». L'arcidiocesi ha riaffermato il suo impegno per una Chiesa che accoglie, accompagna e cammina accanto alle persone, sempre in fedeltà al Vangelo, alla dottrina della Chiesa e all'ordine giuridico che garantisce la corretta celebrazione dei sacramenti. Ogni sacerdote ragionevolmente formato sa che secondo il diritto canonico questo matrimonio non doveva essere celebrato (Can. 1095, 3°, per la precisione). Il matrimonio cristiano è infatti possibile tra un uomo e una donna disposti - e non per questo capaci, al nostro "sì" risponde infatti la Grazia di Dio da accogliere abbondantemente ogni giorno - a camminare verso la santità. Due persone transgender abbracciano un'ideologia che è contraria alla Dottrina cattolica, questa è la verità. Dirlo alla coppia avrebbe significato davvero accoglierli e accompagnarli come si propone di fare la Chiesa.  LA SANTITÀ DEI SACRAMENTI Padre Gómez da parte sua ha affermato che verranno rafforzate le procedure di intervista, preparazione e verifica per salvaguardare la santità dei sacramenti e prevenire confusione nella comunità. L'arcivescovo intanto ha spiegato a Crux che, in casi come questo, un matrimonio è considerato nullo ipso facto - cioè nullo di per sé - perché non soddisfa i requisiti di "materia e forma" necessari per un sacramento valido, sebbene venga emesso un decreto formale per attestarlo. «È importante prendere in considerazione la dichiarazione di Papa Francesco Fiducia Supplicans riguardo alle benedizioni e alla necessità di evitare confusione con il rito del matrimonio», ha spiegato l'arcivescovo. Anche se, di confusione, pare se ne sia generata già abbastanza. L'avvocato Ricardo Lugo, esperto di diritto canonico intervistato da Crux, ha dichiarato che la richiesta del matrimonio è stata accettata dalla parrocchia perché formalmente i due «hanno generi distinti» spiegando che dal suo punto di vista «i requisiti civili ed ecclesiastici che regolano entrambe le istituzioni sono soddisfatti». Lugo ha anche raccontato che la maggior parte della comunità cattolica locale non si era opposto alla cerimonia, ma «un gruppo minore ha presentato una denuncia all'arcivescovo, ed è stata avviata una procedura canonica».  A Crux ha detto la sua anche Sergio Petroni, un attivista cattolico Lgbt di Buenos Aires ed ex seminarista: «Capisco che la Chiesa si muove molto più lentamente della cultura e della società - fa dei passi indietro per non commettere errori». Ha poi spiegato: «So che se il Papa dicesse che le persone Lgbt possono ricevere tutti i sacramenti, seguirebbero grandi divisioni». Petroni ha affermato che se più sacerdoti osassero celebrare i matrimoni Lgbt, il cambiamento potrebbe arrivare prima, anche se «non dipende solo dai sacerdoti, perché le loro comunità possono opporsi alle loro azioni. Ciò di cui abbiamo davvero bisogno è una trasformazione culturale». A noi sembra piuttosto che con queste trasformazioni culturali ci si stia facendo prendere un po' troppo la mano, ahinoi, anche in casa cattolica.

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  7. Le infermiere che non si sono piegate ai diktat Lgbt

    Feb 24

    Le infermiere che non si sono piegate ai diktat Lgbt

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8462 LE INFERMIERE CHE NON SI SONO PIEGATE AI DIKTAT LGBT di Luca Marcolivio   Una delle implicazioni più ricorrenti nella limitazione della libertà di espressione ad opera dell'ideologia gender sono i licenziamenti ed i demansionamenti sul lavoro. Ciò avviene in vari ambiti, anche in quello sanitario. E, nonostante alla fine - quasi sempre - la verità vinca, le odissee lavorative e giudiziarie colpiscono, non poco, chi non si allinea ai diktat Lgbt, come in due casi particolari di cui abbiamo notizia dal mondo anglosassone. LE RIPERCUSSIONI UMANE E PROFESSIONALI Una disavventura ai limiti del paradossale è quella capitata a Jennifer Melle, 40enne infermiera londinese di origine ugandese, vittima di un'aggressione da parte di un detenuto transgender, furibondo per essersi sentito appellato come «Mr.» (signore), essendo effettivamente un uomo sul piano biologico. Nel maggio 2024, la donna era andata a prestare cure durante un ricovero in ospedale, concessogli dal carcere dove era in quel momento detenuto con l'accusa di aver adescato dei ragazzi sui social, fingendosi adolescente. La signora Melle era stata pesantemente insultata per il pronome utilizzato, subendo peraltro ingiurie razziali. Al danno, si è aggiunta la beffa: invece di ricevere la solidarietà della propria categoria, l'infermiera è stata redarguita e messa all'angolo. Il Nursing and Midwifery Council (Nmc) ha definito Melle un «potenziale rischio» per non aver utilizzato l'identità di genere scelta dal detenuto transgender al centro della controversia. Al contempo, gli avvocati del Servizio Sanitario Nazionale britannico hanno etichettato le convinzioni religiose dell'infermiera sulle questioni di genere «non degne di rispetto in una società democratica». Poco meno di un anno fa, quando la vicenda è finita sui media britannici, Jennifer Melle si dichiarò «vittima di abusi, molestie, bullismo e discriminazione razziale da parte delle istituzioni. Da quando ho espresso le mie convinzioni cristiane sotto forti pressioni - confidò l'infermiera lo scorso marzo, - sono stata una donna marchiata. Non mi sento supportata dai miei colleghi, né dal Servizio Sanitario Nazionale, a seguito degli abusi razziali e delle minacce di violenza fisica che ho ricevuto dal paziente». Effettivamente, le ripercussioni sulla vita professionale di Melle sono state devastanti. Dopo aver ribadito davanti ai dirigenti della sua azienda ospedaliera che, in base alle sue convinzioni religiose, Dio ha creato gli esseri umani come maschio e femmina, per tutta risposta i superiori hanno demansionato l'infermiera, cancellando il suo nome dal sistema interno, impedendole di fare straordinari, con conseguenti ripercussioni sulla retribuzione. I responsabili sanitari l'hanno inoltre accusata di «non aver rispettato l'identità preferita del paziente», affermando che le sue azioni e il suo comportamento erano «in contrasto con il valore del rispetto del trust». Soltanto dopo molti mesi e molti disagi e danni, l'odissea giudiziaria di Jennifer Melle si è conclusa felicemente proprio pochi giorni fa, con la piena reintegrazione da parte degli ospedali universitari di St Helier ed Epsom, che hanno archiviato la causa per «violazione dei dati» contro l'infermiera.  OTTO INFERMIERE CONTRO L'ABUSO DELLO SPOGLIATOIO FEMMINILE Lieto fine anche per otto infermiere del Darlington Memorial Hospital. Le donne hanno vinto la causa dopo la penalizzazione riservata loro dai dirigenti sanitari per essersi opposte all'utilizzo dello spogliatoio femminile da parte di "Rose" Henderson, un uomo che si identifica come donna. Secondo il tribunale di Newcastle, i dirigenti dell'ospedale hanno violato la dignità delle otto dipendenti. È stato quindi riconosciuto l'«ambiente ostile» determinato dalla dirigenza durante il contenzioso. Il caso iniziò nel 2019, anno in cui Henderson aveva utilizzato lo spogliatoio femminile. La politica aziendale del County Durham and Darlington Nhs Foundation Trust sulla transizione di genere sul posto di lavoro, tuttavia, consentiva a una persona di utilizzare lo spazio riservato a un solo sesso, conforme alla propria identità di genere, e chiunque di quel sesso si opponesse poteva cambiarsi altrove. Ben 26 infermiere firmarono una lettera in cui lamentavano l'uso e la condotta di Rose Henderson all'interno dello spogliatoio. Henderson tuttavia dichiarò al tribunale che le accuse, tra cui quella di fissare le donne che si spogliavano, erano «false». Alla fine, nella sentenza di 134 pagine, la Corte ha affermato che l'ospedale avrebbe molestato e discriminato le infermiere chiedendo loro di condividere lo spogliatoio con una «donna transgender biologicamente maschile», oltretutto non prendendo sul serio le loro preoccupazioni. L'esito della causa intentata dalle infermiere del Darlington Memorial Hospital ha suscitato l'approvazione anche da parte della scrittrice J. K. Rowling. «Le donne hanno il diritto di non spogliarsi davanti agli uomini sul posto di lavoro. Vent'anni fa, questa frase sarebbe stata un'affermazione così ovvia che la gente vi avrebbe riso in faccia per averla pronunciata ad alta voce. Ora è motivo di festa. Congratulazioni, eroine», ha scritto l'autrice di Harry Potter su X.

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  8. Il progressismo woke agisce come una setta

    Jan 27

    Il progressismo woke agisce come una setta

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8430 IL PROGRESSISMO WOKE AGISCE COME UNA SETTA di Francesco Filipazzi   La sinistra americana, a partire dal '68 in poi, sembrava aver sposato definitivamente l'ideale libertario. La liberazione dei costumi, l'aborto, la droga libera, la rivoluzione della morale familiare, un nuovo ruolo della donna nella società, le proteste pacifiste contro la guerra in Vietnam, sembravano tendere ad una società in cui la libertà personale e di espressione fossero i valori di riferimento. Eppure il diavolo sta nei dettagli. Dietro un libertarismo spinto si celava, pronta ad uscire allo scoperto, la reale identità della Contestazione sessantottina, che era quella progressista. Il progressismo non ha nulla a che vedere con la libertà dell'individuo, ma è al contrario un'inclinazione mentale per cui la società deve "progredire", nei suoi valori e nelle sue forme, abbandonando tutto ciò che è tradizionale. Dunque, per chi professa l'ideologia del progresso, esiste solo la libertà di aderire a questo processo. La sinistra americana si è quindi velocemente discostata dal libertarismo per approdare senza indugi allo stadio successivo, con l'obiettivo di chiarato apertamente di eliminare qualsiasi identità sessuale, personale, familiare e nazionale. Poiché negli Usa tutto ciò che concerne il cambiamento della società è vissuto con toni messianici, il processo progressista si è saldato con il modus puritano di intendere la vita, soprattutto quella altrui. I new puritans, come vengono chiamati da tanti osservatori critici, hanno abbandona to la religione, ma hanno mantenuto la fissazione di voler imporre un codice morale alla società corrotta, che tramite la costante e ossessiva applicazione dei loro dog mi può essere resa perfetta. I neopuritani, così come i loro predecessori, si occupano di tutti gli ambiti della vita pubblica e privata. Instillano il senso di colpa e vogliono convincere tutti, ma soprattutto i bianchi, di do ver chiedere scusa per qualche arcaico errore. Una sfera privata propriamente detta non esiste, per ché l'individuo deve costantemente essere sotto pressione affinché aderisca ai dogmi prescritti. L'obiettivo è infatti quello di imporre uno stile di vita, mettendo alla gogna pubblica i malcapitati che hanno la ventura di dissentire. Il wokeismo, che potremmo definire un progressismo purulento, parte dal presupposto che la società americana sia intrinsecamente razzista e discriminante. I valori negativi diventano quindi connaturati alla stessa esistenza degli Stati Uniti e dunque, per estirparli, quindi per far progredire la società, è necessaria un'azione continuativa. I militanti progressisti, come una setta, sono in servizio permanente ed effettivo. The work, il lavoro su se stessi e sulla società, non finisce mai. Come i puritani che dovevano costantemente lavorare per di mostrare di essere i Santi, i neo puritani devono costantemente lavorare per dimostrare di essere puri, per adempiere la loro missione redentiva. La woke culture ha un suo codice e un suo linguaggio. Oltre alla famosa sigla lgbtqi2s+, i militanti parlano costantemente di microaggressioni, triggering, bias, razzismo strutturale, patriarcato tossico... concetti che possono essere applicati a qualsiasi situazione e dunque difficili da capire per i non avvezzi e dunque per le potenziali vittime dell'attacco woke.

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Gender, gay pride, movimento LGBTQIecc. hanno conquistato tutti gli spazi possibili e immaginabili: come possiamo difenderci da questi attacchi alla legge naturale (e al buon senso)?