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Gender, gay pride, movimento LGBTQIecc. hanno conquistato tutti gli spazi possibili e immaginabili: come possiamo difenderci da questi attacchi alla legge naturale (e al buon senso)?

  1. Sep 15

    Bambole trans per bimbi di 4 anni

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8661 BAMBOLE TRANS PER BIMBI DI 4 ANNI di Giuliano Guzzo   La buona notizia è che l'ideologia gender risulta effettivamente in frenata. Dopo aver sposato le battaglie arcobaleno molti marchi hanno incassato batoste economiche, diverse produzioni televisive estere pro Lgbt ultimamente non sono state rinnovate e l'identità transgender, negli Usa dove tante tendenze hanno inizio, risulta in calo. Tuttavia, chi sposa l'antropologia fluida - questa è la cattiva notizia - non si arrende. Anzi, rilancia con nuove trovate davanti alle quali è difficile non restare perplessi. Ne è un esempio un progetto dell'Università del Minnesota per la creazione di bambole transgender «terapeutiche» destinate a bambini a partire dai 4 anni. Si tratta di prodotti pensati «per bambini di età compresa tra i 4 e i 10 anni» dei quali abbiamo solo delle prime bozze grafiche, ma che comunque - pare - verranno lanciati ufficialmente quest'anno. In effetti, esiste un sito - eloquente fin dal nome, Mygenderdolls.com - che esplicitamente invita «ad iscriversi alla lista d'attesa» dato il «lancio previsto nel 2026». Da quanto è dato sapere, queste bambole - che dalle prime bozze mostrano davvero un aspetto inquietante, altro che «terapeutiche» - sono l'esito, come si diceva, di un progetto universitario; per l'esattezza di un progetto pluriennale portato avanti dai docenti dell'Eli Coleman Institute for Sexual and Gender Health dell'università. Alcuni link sul sito non funzionano ancora e c'è chi ha provato a contattare il portale, come il sito Collegefix.com, per il momento senza ottenere ulteriori chiarimenti su questi giocattoli che è difficile non giudicare sconvolgenti; e non solo per l'estetica, come già detto, tutt'altro che gradevole. Quel che infatti più colpisce di questo progetto sono le finalità sottese, vale a dire, anzitutto, quella di attribuire un'identità fluida o incerta a bimbi di appena 4 anni; e in secondo luogo, quella più in generale di diffondere l'idea - perfino tra i piccoli che si sentono maschi o femmine - che non si è solo maschi o femmine, ma possano esistere «terze identità», per così dire. Quentin Van Meter, presidente uscente dell'American College of Pediatricians, avvicinato da Collegefix.com, ha affermato che minori di età compresa tra i 3 e i 7 anni che venissero persuasi a credere che il sesso possa essere cambiato diventeranno «confusi» e «vulnerabili all'ansia». Difficile dubitarne. A ciò si aggiunga che queste bambole (udite udite) «pensate per medici o per educatori» rappresentano uno strumento chiaramente favorevole all'«affermazione di genere», in un periodo storico non solo di ripensamento internazionale sulla transizione dei minori ma anche di pubblicazioni scientifiche che ne evidenziano i rischi. Come quelli richiamati in uno studio scientifico pubblicato ad aprile sulla rivista Acta Paediatrica - esito di un'analisi di oltre 2.000 persone monitorate per un lasso di tempo di 23 anni, tra il 1996 e il 2019 - ha messo in luce come la transizione peggiori, anziché migliorarla, la salute dei giovani con disforia. Non è finita. A fine maggio anche un altro lavoro pubblicato sull'European Journal of Developmental Psychology aveva sollevato forti perplessità sul cosiddetto «protocollo olandese», che è il modello terapeutico secondo cui - quando il disallineamento fra genere percepito e biologico, che a volte insorge nella prima infanzia, persiste - si può interrompere lo sviluppo bloccando la pubertà sin dalla fase iniziale, per «guadagnare tempo», e poter quindi decidere con calma la propria identità di genere, senza «l'ostacolo» del corpo in crescita. Chiaro che in un contesto simile le bambole transgender siano qualcosa non solo di inopportuno, ma perfino potenzialmente pericoloso. Non pare infine inutile ribadire un ultimo aspetto. Veniamo da anni nei quali ai giocattoli sessualmente tipizzati - quelli cioè considerati «tipicamente maschili» o «tipicamente femminili» - è stata fatta quasi una guerra, esortando i genitori ad acquistare il più possibile giocattoli neutri se non addirittura a regalare giocattoli «maschili» alle bambine e «femminili» ai bambini; e tutto questo per scardinare i temibili stereotipi di genere dei quali anche una bambola rosa sarebbe effigie e megafono. Bene, ma allora come la mettiamo con le bambole transgender? Non è forse anche questo un modo - ammesso e non concesso possa esserci qualche insidia, nel regalare ai piccoli la bambola rosa o la navicella spaziale blu - per veicolare stereotipi, oltre che per rendere dei bambini «confusi» e «vulnerabili all'ansia»? Sarebbe interessante capirlo. Perché secondo un certo modo di guardare il tema dell'identità sessuale e dei ruoli, esisterebbero solo gli stereotipi di genere; mentre quelli pro gender, chissà perché, andrebbero benissimo.

    Bambole trans per bimbi di 4 anni
  2. Sep 8

    Il tennis professionistico femminile introduce il test genetico del sesso

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8649 IL TENNIS PROFESSIONISTICO FEMMINILE INTRODUCE IL TEST GENETICO DEL SESSO   La Women's Tennis Association ha stabilito che tutte le giocatrici dovranno sottoporsi a un test genetico per la determinazione del sesso al fine di poter competere nel circuito WTA. Una decisione storica per il bene delle donne e per la tutela della loro salute, dei loro diritti e della loro dignità. Secondo l'ultima versione del regolamento, infatti, le atlete dovranno fornire un campione di saliva, sangue o tampone per verificare la presenza del gene SRY, che fa parte del cromosoma Y e causa lo sviluppo di caratteristiche maschili, lo stesso che ha portato all'esclusione dell'atleta Imane Khelif e che ha fatto sì che il CIO - finalmente - rivedesse le sue politiche. Tornando al tennis, il test sarà effettuato una sola volta nella vita di ciascuna giocatrice e solo un risultato negativo, che dimostri l'assenza del gene, consentirà loro di competere nelle competizioni della WTA. In caso di positività, le giocatrici saranno sottoposte a ulteriori accertamenti medici prima di poter scendere in campo. La nuova politica prevede inoltre che le atlete firmino un documento in cui dichiarano di poter essere soggette a provvedimenti disciplinari qualora si rifiutassero di sottoporsi ai test. La precedente politica della WTA, aggiornata l'ultima volta nel 2024, consentiva alle cosiddette "donne transgender" - uomini biologici - di competere nel circuito se avevano mantenuto i propri livelli di testosterone al di sotto di 2,5 nmol/L in modo continuativo per i due anni precedenti, anche se attualmente non risultano "donne" transgender note che giocano nel circuito WTA. «La politica di ammissibilità delle donne della WTA è pensata per promuovere pari opportunità atletiche nel tennis professionistico femminile e per garantire una competizione equa per tutte le giocatrici che partecipano ai tornei WTA», ha dichiarato l'organo di governo della federazione. «Fin dalla sua introduzione nel 1975, la politica di ammissibilità è stata soggetta a revisioni periodiche alla luce degli sviluppi nello sport internazionale e a seguito della più recente revisione, che ha incluso la consultazione con i membri della WTA e l'evoluzione degli standard nello sport femminile, il consiglio della WTA ha approvato una politica aggiornata sull'ammissibilità delle donne alle competizioni WTA, in vigore dal 2026, basata sul sesso biologico». La stessa WTA ha inoltre precisato che «si tratta di una questione delicata e complessa» e si è impegnata «a trattare tutte le giocatrici con dignità e ad attuare la politica in modo rispettoso e ponderato». Il cambio di politica della WTA arriva - come già accennato - dopo la svolta storica del Comitato Olimpico Internazionale in vista delle Olimpiadi di Los Angeles 2028, ma anche dopo che altre federazioni sportive hanno fatto altrettanto, come la World Athletics che, circa un anno fa, ha annunciato nuove normative, entrate poi in vigore nel settembre 2025, che richiedono alle atlete che desiderano competere nella categoria femminile per le gare valide per la classifica mondiale di sottoporsi a un test genetico una tantum. Oppure il caso della World Boxing, che ha approvato l'utilizzo del test SRY nel maggio 2025, quando ha introdotto il test obbligatorio del sesso per tutte le atlete che desiderano competere nella categoria femminile.

    Il tennis professionistico femminile introduce il test genetico del sesso
  3. Aug 25

    Violenza e dolore al Trans pride di Londra

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8641 VIOLENZA E DOLORE AL TRANS PRIDE DI LONDRA di Francesca Romana Poleggi   A fine luglio si è tenuto a Londra il Trans+ Pride. Ne ha scritto un resoconto Julie Bindel, nota giornalista femminista e lesbica: una persona che non può essere bollata come integralista cattolica o omofoba, evidentemente. Ma la Bindel, da vera femminista, si batte contro l'ideologia gender e contro la legalizzazione della prostituzione. Motivo per cui è odiata a morte in quanto TERF (trans exclusionary radical feminist) da quella parte del mondo LGBTQIA+ e femminista che odia le donne (vere). Scrive la Bindel su The Telegraph: «Ero con Michael Kerr, che ha vissuto per sette anni come Caitlin prima di interrompere la transizione l'anno scorso, e che ora è considerato un nemico del movimento trans . Da oltre 20 anni mi batto contro l'ideologia gender e non mi aspettavo certo un'accoglienza calorosa. Quello che non avevo previsto era quanto mi avrebbe sconvolto la vista di centinaia di giovani donne che mostravano con orgoglio le cicatrici della doppia mastectomia: mi ha straziato fino alle lacrime». QUESTA È LA MIA ULTIMA ESTATE CON LE TETTE «La prima cosa che ho visto al mio arrivo sono state due donne, entrambe con la barba, che si passavano la crema l'una all'altra, facendo una smorfia di dolore mentre massaggiavano le cicatrici lasciate dagli interventi chirurgici.Molte presentavano gravi eruzioni acneiche, presumibilmente dovute agli ormoni sessuali. E, nonostante le modifiche chirurgiche e chimiche, rimanevano chiaramente identificabili come donne. C'era anche una percentuale di partecipanti disabili superiore alle aspettative». Oltre a scritte come questa, c'erano anche molti cartelli violenti e cori minacciosi sono stati gridati contro di lei quando qualcuno l'ha riconosciuta.  «Alcuni dei cartelli più osceni minacciavano violenza contro J.K. Rowling. Un uomo teneva un cartello con la scritta: "Vore tutti i transfobici". La vorarefilia è una perversione sessuale che consiste nell'eccitarsi all'idea di mangiare un'altra persona. Aveva del sangue finto che gli colava sul viso. [...] Ma forse il peggiore è stato: "Il 90% dei maiali nel Regno Unito viene ucciso con il gas, ma le TERF esistono ancora"». L'attivista trans Sarah Jane Baker inneggiava ai diritti dei prigionieri, avendo scontato in un carcere maschile fino al 2019 una lunga pena per sequestro di persona, tortura e tentato omicidio. [...] La scritta "Free Gaza" era dipinta sul suo petto nudo. [...] Molti paragonavano il "genocidio" delle persone trans a quello che sta accadendo a Gaza. Erano presenti anche attivisti per la legalizzazione della prostituzione». Manifestavano con i trans molte persone che promuovevano diverse parafilie (uomini-cani, sado-maso, ecc.) DOLORE E DISPERAZIONE CHE SI POTREBBERO EVITARE Continua la Bindel «Un uomo con il volto coperto da un velo nero ha puntato il dito in modo teatrale contro di me e Kerr, e poi ha mimato il gesto di volerci tagliare la gola. Ho chiesto poi a un gruppo di uomini gay perché fosse necessario il Trans+ Pride in aggiunta al classico gaypride estivo. Hanno risposto che alle "donne" trans veniva impedito l'accesso ai "loro" bagni e ad altri spazi, e che non era riconosciuto loro alcun diritto. Quando ho menzionato i diritti delle donne (vere) - capivano forse che gli spazi riservati alle donne sono stati creati per difendersi dalla violenza maschile? - sono rimasti sbalorditi. Se una "donna" trans commettesse un'aggressione sessuale, hanno detto, sarebbe come se lo facesse una donna qualsiasi». «Mi è stato sventolato davanti al viso il cartello con la scritta "Ogni volta che colpisci una TERF, un ragazzo trans ottiene più diritti". Ma in quel mare di misoginia di minacce e di violenza, tutto ciò che volevo fare era piangere per tutti quei corpi femminili mutilati, travolti dalla forma più pericolosa di contagio sociale che si possa immaginare». È davvero uno strazio assistere a una manifestazione di piazza in cui si festeggia con rabbia il dolore di un corpo (maschile o femminile che sia) massacrato e mutilato. Si festeggia l'odio per sé stessi, che viene sbandierato come una conquista, una liberazione. Ed è davvero sconvolgente pensare che tanto dolore potrebbe evitarsi: se non venisse dato credito alla folle ideologia gender, le persone che non accettano se stesse potrebbero essere aiutate a superare l'odio per il proprio corpo. O quantomeno non sarebbero illuse e ingannate dall'idea che, facendosi del male con gli ormoni e con la chirurgia, possono "diventare" quello che non sono e non saranno mai.

    Violenza e dolore al Trans pride di Londra
  4. Jul 7

    La propaganda Lgbt entra a gamba tesa sui mondiali, ma il pride match è un flop

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8590 LA PROPAGANDA LGBT ENTRA A GAMBA TESA SUI MONDIALI, MA IL PRIDE MATCH E' UN FLOP   Alla fine, dopo tanto clamore, è stata una partita come le altre quella che è andata in scena la notte tra venerdì e sabato scorsi, alle cinque di notte ora italiana, a Seattle, negli Stati Uniti. Stiamo parlando della gara tra Iran ed Egitto, valida per la terza e ultima giornata del gruppo G dei Mondiali di calcio FIFA 2026. Una partita che, già a dicembre scorso prima ancora dei sorteggi dei vari gruppi, fu a sua volta sorteggiata come "Pride Match", dunque una sorta di partita simbolo della Coppa del Mondo per quanto riguarda il mondo arcobaleno. La scelta è ricaduta su questo match poiché si è giocato a ridosso della storica data - per il movimento Lgbt statunitense e globale - dei "famosi" moti di Stonewall, ovvero la rivolta dei clienti del bar gay "Stonewall Inn" di New York contro la polizia locale. Ebbene, nonostante la scelta sia stata casuale, il fatto di insistere - nel corso dei mesi - a voler etichettare come "Pride Match" proprio Iran-Egitto è stato visto da alcuni come una scelta politica. In entrambi i Paesi, infatti, l'omosessualità è considerata illegale e attivamente criminalizzata. Di fatto, quindi, la martellante propaganda mediatica ha fatto scattare un cortocircuito di accuse e polemiche. In tal senso è doveroso e sacrosanto sottolineare che qualsiasi criminalizzazione, così come qualsiasi violenza contro le persone omosessuali, è da condannare senza se e senza ma, dunque bisogna assolutamente prendere le distanze dalle leggi egiziane e iraniane in tal senso. Questo però sembra avere poco - o niente - a che fare con una partita di calcio, soprattutto perché non si vede l'utilità - se non meramente ideologica e propagandistica - di colorare di arcobaleno un match della Coppa del Mondo. Negli scorsi mesi e fino al giorno stesso del match la "paura" dei due Paesi era quella di ritrovarsi uno stadio pieno zeppo di bandiere arcobaleno, tanto che per settimane le federazioni calcistiche di Egitto e Iran hanno chiesto espressamente alla FIFA di vietare tali bandiere o striscioni. Il risultato è stato quello di ricevere altrettante settimane di silenzio dalla FIFA, che si è "mascherata" dietro la scusa che le bandiere arcobaleno non sarebbero assimilabili a simboli politici o partitici, e quindi non si potrebbero vietare. L'unica risposta è arrivata da Eric Wall, membro del comitato consultivo del "Seattle Pride Match", il quale non solo ha difeso la scelta della partita arcobaleno, ma ha rincarato la dose: «Non abbiamo nulla a che fare con ciò che accade all'interno dello stadio, ma avere bandiere Progress Pride dentro lo stadio è tipico di Seattle». Una dichiarazione che, lungi dal placare gli animi, ha rischiato di alimentare ulteriori tensioni.  Alla fine si è rivelato tutto fumo e niente arrosto. O meglio, tutto clamore mediatico e niente di concreto sugli spalti del Lumen Field Stadium. Pochissime se non praticamente inesistenti, infatti, le bandiere arcobaleno sulle tribune, almeno stando alle immagini televisive che si sono susseguite nella notte italiana. Le inquadrature non hanno infatti mai inquadrato alcun tifoso "pro-Lgbt", se non sporadicamente - si sono potuti contare sulle dita di una mano, sul totale di circa 67.000 spettatori - alcuni tifosi con la bandiera Lgbt disegnata sul volto. Per l'ennesima volta, dunque, abbiamo assistito a una totale mistificazione della realtà, con i media mainstream completamente allineati a una narrazione "rainbow", che ha presentato per settimane questo match come "storico" e che avrebbe dovuto essere tutto colorato di arcobaleno. Alla fine, i fatti hanno svelato una semplice e normale partita di calcio (per la cronaca, finita col punteggio di 1-1), senza propagande ideologiche né politiche, come è giusto sia.

    La propaganda Lgbt entra a gamba tesa sui mondiali, ma il pride match è un flop
  5. Jun 23

    L'Agesci apre ai capi scout Lgbt

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8581 L'AGESCI APRE AI CAPI SCOUT LGBT di Fabio Piemonte   L'Agesci si piega all'ideologia gender: da giorni, infatti, tiene banco la novità dell'associazione "cattolica" secondo cui anche i capi dichiaratamente Lgbt potranno, appunto, svolgere tale ruolo. È quanto infatti ha stabilito il documento "Identità di genere e orientamento sessuale e affettivo", recentemente diffuso dalla stessa Associazione Guide e Scout Cattolici Italiani. In nome del consueto richiamo ad accoglienza e inclusione, l'Agesci rivendica così il diritto per gli aderenti che si autodefiniscano omosessuali, lesbiche, queer o transgender di poter essere capi scout, e di conseguenza di poter essere dei modelli d'esempio per bambini e adolescenti, come del resto sono chiamati a fare, dal Patto Associativo, proprio i capi. Ma si può dire che in questo modo l'Agesci sconfessa quella 'C' del proprio acronimo e le profonde radici cristiane dello scoutismo, oltre che la Dottrina Sociale della Chiesa, il Magistero e il Catechismo della Chiesa Cattolica? Vediamo se sì e perché. IL DOCUMENTO DELL'AGESCI «Sguardo, ascolto, presenza sono la postura fondamentale che contraddistingue il nostro approccio. Nella consapevolezza di essere in primis educatori cristiani al servizio della crescita delle ragazze e dei ragazzi e non teologi, abbiamo maturato il desiderio di dare ulteriore concretezza ai nostri valori di accoglienza e di riconoscimento dei vissuti personali sapendo che in essi è all'opera il Signore». Questo afferma sin dal suo preambolo il documento Identità di genere e orientamento sessuale e affettivo pubblicato dall'Agesci. In ossequio al mantra dell'inclusione, si subordina dunque a essa senza mezzi termini la verità dell'essere umano, riconosciuta anzitutto dalla biologia, prima ancora che dalle Scritture e dal magistero della Chiesa. Alla luce di tale premessa ne consegue «la convinzione che nel profilo del capo cristiano educatore l'orientamento affettivo e l'identità di genere non possono costituire un criterio di esclusione nel discernimento che le Comunità capi sono chiamate ad esercitare quando una persona adulta chiede di entrare in Associazione per svolgere un ruolo educativo». Per quanto nel testo si richiamino principi condivisibili quali il rispetto della dignità della persona e l'esigenza di non discriminare, il problema si amplifica allorquando si presume di poter far dell'orientamento sessuale e dell'identità di genere del capo scout soltanto una "questione di vita privata". Nei fatti purtroppo le cose non stanno in questi termini, dal momento che la vita di un capo scout è essa stessa testimonianza. E ciò a maggior ragione quando si è chiamati a incarnare la fede cristiana che si professa. Nel Profilo del Capo - approvato dal Consiglio Generale 2025 con mozioni 22 e 23 - si legge infatti proprio che la guida scout deve vivere una testimonianza cristiana integrale, ossia è chiamata a educare attraverso l'esempio personale, perché i ragazzi apprendono soprattutto dall'adulto che «vive ciò che insegna». Di qui la stessa Comunità Capi deve valutare l'idoneità dell'adulto proprio sulla base di questa coerenza di vita cristiana. Di conseguenza, riguardo al Patto Associativo, il problema decisamente più rilevante rimane quello educativo. Il rischio concreto è infatti che tali guide scout, anziché educare allo sviluppo della propria identità maschile o femminile in conformità al proprio autentico Sé, indottrinino bambini e adolescenti alla fluidità di genere e alle tematiche care al mondo Lgbt.  IL MONITO DI LEONE XIV Dopo questa "svolta" sono arrivate però alcune affermazioni di Papa Leone XIV che, invece, ha ribadito come la Chiesa si ponga in una posizione totalmente opposta a quella paventata da Agesci. Ci riferiamo alle parole che - sicuramente per pura casualità - sono arrivate proprio pochi giorni dopo, seppur rivolte a un'altra associazione scoutistica, quella degli Scouts d'Europa Cattolici. «Siete testimoni per i ragazzi a voi affidati: la coerenza della vostra vita e la maturità delle vostre scelte sono ai loro occhi un esempio molto importante che li aiuta a crescere. Insieme a loro, vivete dunque la bellezza della fede nei gesti quotidiani e nella preghiera condivisa, nei Sacramenti e nel discernimento della vocazione di ciascuno», ha infatti detto il Pontefice lo scorso 1 giugno in occasione del cinquantesimo anniversario dell'Associazione Italiana Guide e Scouts d'Europa Cattolici. Il Santo Padre, evidenziando proprio il cuore dello stile educativo di chi è chiamato al ruolo di capo scout, ha ricordato l'intuizione del fondatore, Baden-Powell, e ha sintetizzato la missione di un capo scout in questi termini: «Voi accompagnate ragazzi e ragazze all'incontro con Gesù, Maestro di vita buona, Amico fedele, Guida giusta e forte per il nostro cammino». UNA REPLICA IMPLICITA (MA FORSE NON TROPPO) ALL'AGESCI Dopo aver rilevato che «il metodo scout mette al centro la persona, curandone tutti gli aspetti relazionali e la ricchezza umana», Papa Leone ha lodato in special modo il coraggio di tale «scelta pedagogica della vostra Associazione nell'educare in distinte sezioni maschili e femminili, per dedicare ai ragazzi e alle ragazze un'attenzione specifica. Esplorare in questo modo le caratteristiche fondanti dell'essere donna e dell'essere uomo è una dinamica propedeutica all'incontro autentico e consapevole con l'altro, che può favorire la reciproca maturazione. La formazione di buoni cristiani e buoni cittadini rappresenta il fine del metodo scout, realizzato attraverso l'intesa pedagogica dei capi con ogni ragazza e ragazzo nelle varie tappe del percorso». In questo modo, Leone XIV sembra aver voluto ribadire con forza quale presupposto fondamentale di ogni relazione educativa proprio l'irriducibile e strutturale diversità - e ricchezza - sussistente tra maschi e femmine. In quanto biologicamente differenti, bambini e bambine, ragazzi e ragazze necessitano infatti di strategie pedagogiche specifiche, orientate alla crescita e maturazione umana - e dunque anche emotivo-affettiva - in conformità alla propria identità maschile o femminile. In tale prospettiva - ha concluso il Santo Padre - «l'avventura dello scoutismo aiuta a scoprire come la nostra umanità viene illuminata e coinvolta dall'opera di Dio, vero educatore di tutti noi». Insomma attraverso il discorso agli Scout d'Europa, Papa Leone, proprio a partire dalla relazione educativa, ha ribadito con fermezza e con un linguaggio chiaro la posizione del Catechismo, della Dottrina Sociale e del Magistero della Chiesa. Custodendo la sua inviolabile dignità, la Chiesa accoglie ogni persona e nello stesso tempo rifiuta ogni ingiusta discriminazione, ma non può approvare atti «intrinsecamente disordinati», né tanto meno relazioni omosessuali attive, convivenze, matrimoni gay e transizioni di genere. Essendo oggettivamente in contrasto con il disegno di Dio sulla sessualità e il matrimonio, fluidità di genere e indottrinamento gender restano pertanto mera ideologia.

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  6. Jun 16

    Il gender nega scienza ed evidenza, lo dicono gli ormoni

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8576 IL GENDER NEGA SCIENZA ED EVIDENZA, LO DICONO GLI ORMONI di Roberto Marchesini   Recentemente ho tenuto una conferenza sul tema del maschile e del femminile che, ovviamente, ho trattato dal punto di vista aristotelico-tomista. Durante il momento di confronto con il pubblico, un giovane astante mi ha rivolto questo appunto: «Gli atteggiamenti e i comportamenti sono certamente influenzati dalla cultura, dall'educazione e dallo stile di vita; non credo sia possibile che siano in qualche modo influenzati dalla biologia». Lo confesso: ho faticato a credere alle mie orecchie. Questa affermazione contrasta, innanzitutto, con l'esperienza comune, almeno degli esseri umani delle classi sociali meno giovani. Io avevo una cagnolina che faceva la pipì accovacciata. Inoltre, la pipì solo quando ne aveva bisogno, tranne quando era in calore; in quel periodo, lasciava tracce di pipì qua e là, per segnalare la sua disponibilità alla riproduzione. Il suo amico Edo, invece, faceva la pipì alzando la zampina; e usava la pipì per "marcare il territorio", lasciando tracce del suo passaggio nei luoghi dove altri maschi avevano fatto la stessa cosa in precedenza. Posso assicurare al gentile lettore che non ho insegnato io, alla mia cagnolina, a fare pipì accovacciata; e - ho verificato - nessuno ha insegnato a Edo quel modo di liberarsi la vescica. Esclusa l'ipotesi "costruzione sociale" (società cinofila patriarcale e maschilista), resta evidentemente l'ipotesi biologica e istintuale (che fa, cioè, riferimento ad una anima). Comportamenti e atteggiamenti diversi tra i sessi - il lettore mi creda o no - li ho riscontrati personalmente in altre specie animali: gatti, pollame, pesci... Maschi e femmine hanno, in diverse circostanze della loro vita, atteggiamenti e comportamenti diversi; e non ho mai visto nessuno educare al predominio maschile polli o avannotti. L'UNICA FONTE DI CONOSCENZA Tuttavia, se i moderni si limitavano a deridere le verità metafisiche, i contemporanei faticano a credere anche ai propri occhi: l'unica fonte di conoscenza certa sembra essere la scienza, che si esprime principalmente attraverso social media e fonti di informazione mainstream; ma anche, marginalmente, mediante ricerche e paper peer reviewed. Facciamo una verifica rapida e semplice, tramite il secondo strumento (paper scientifici): la biologia - in particolare gli ormoni - ha un'influenza su atteggiamenti e comportamenti? Non prendiamo una sola ricerca ma una rassegna. Leggiamo: «Con questa rassegna illustriamo il ruolo cruciale che gli ormoni svolgono nel comportamento e nella cognizione umana, dall'interazione immediata tra fisiologia e situazioni ai processi di sviluppo a lungo termine che si estendono per tutto l'arco della vita. Il primo ormone, la secretina, fu scoperto nel 1902, ma anche a più di 120 anni di distanza la nostra comprensione dell'endocrinologia sociale e comportamentale è tutt'altro che completa. Tuttavia, è ormai evidente che esistono interazioni tra fattori ormonali e sociali, aprendo una moltitudine di quesiti di ricerca rilevanti per le scienze sociali». In sostanza: non ci si pone più la domanda se gli ormoni (cioè la biologia) influenzino comportamenti e atteggiamenti, lo lo diamo ormai per accertato; la domanda è come questo avvenga. Apprendiamo anche che questo tipo di ricerca non è recente o recentissimo; cosa che ne giustificherebbe l'ignoranza: risale a più di centoventi anni fa. Esiste addirittura una scienza (una scienza che, stranamente, merita ancora il nome di scienza; non junk-science) dedita esclusivamente a questo tema e che si chiama neuro-endocrinologia, definita come branca multidisciplinare della medicina che studia le complesse interazioni reciproche tra il sistema nervoso e il sistema endocrino. IL TESTOSTERONE Prendiamo come esempio (facile, abbiamo detto) il testosterone, un ormone steroideo appartenente alla famiglia degli androgeni. Esso viene prodotto soprattutto nei testicoli nell'uomo, in quantità minori nelle ovaie nella donna e, in entrambi i sessi, anche dalle ghiandole surrenali; è, quindi, un ormone prevalentemente (ma non esclusivamente) maschile. Bene, il testosterone non influenza solo lo sviluppo corporeo (crescita dei genitali;  comparsa della barba e dei peli; abbassamento della voce; aumento della massa muscolare; incremento della densità ossea; distribuzione tipicamente maschile del grasso corporeo, conformazione cerebrale "maschile"...). Esso influenza anche il comportamento, come è ampiamente dimostrato dalla ricerca (appunto) endocrinologica. E non nel senso che «aumenta l'aggressività», come sostiene la vulgata ufficiale: nel senso che riduce la tendenza a mentire; contrasta il conformismo e le strategie di reputazione ingannevoli; favorisce la perseveranza; è correlato con l'intelligenza «fluida». In sostanza: il testosterone influenza eccome atteggiamenti e comportamenti; soprattutto aumentando la vita "virtuosa". Non a caso, la parola virtù, così come virilità, ha la sua radice nella parola latina vir, che indicava l'uomo adulto pienamente realizzato... Per concludere: l'ideologia gender, essendo una ideologia, nega l'esperienza comune; ma, in questo caso, nega persino la scienza, quella con la S maiuscola. È, per usare il linguaggio contemporaneo, negazionista e antiscientifica. Il che richiede, evidentemente, un lungo percorso di indottrinamento e di lavaggio (con tanto di risciacquo e centrifuga) del cervello; da effettuarsi nelle più rinomate istituzioni scolastiche. La biologia, nel frattempo, continua imperterrita a fare il suo lavoro.

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  7. Jun 2

    Anche a Napoli la drag queen indottrina i bambini

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8564 ANCHE A NAPOLI LA DRAG QUEEN INDOTTRINA I BAMBINI di Fabio Piemonte   «Il rosa non è solo per le femmine e il celeste non è solo per i maschi». È stato questo il leitmotiv de "L'ora delle storie con Priscilla", uno spettacolo e laboratorio di lettura per bambini tenuto da una drag queen all'insegna dell'indottrinamento ideologico alla fluidità di genere che si è svolto domenica 19 aprile, presso la sede della Foqus Fondazione Quartieri Spagnoli, nell'ambito del Napoli Queer Festival. Svoltosi dal 14 al 19 aprile, il Napoli Queer Festival si autodefinisce come «un festival multidisciplinare dedicato all'esplorazione e alla promozione della cultura e delle arti performative queer. Attraverso spettacoli, musica, talk, mostre, percorsi formativi, mira a costruire e rafforzare luoghi di espressione queer: proponendo artistx ineditx nel panorama culturale della città per creare nuove connessioni col territorio; aprendo spazi di discussione e di confronto sulla queerness e sulle identità non conformi», secondo quanto si legge sul sito ufficiale della kermesse. Ebbene, sempre nell'ambito di questa iniziativa, l'evento con la drag queen veniva già prima del suo svolgimento presentato come un incontro dove «Priscilla legge favole a bambin3. Nessun trauma. Nessuna fuga verso mamma o papà. Nessuna paura. Solo risate, domande, curiosità. Bambin3 che hanno visto semplicemente una persona che ama truccarsi e vestirsi con colori vivaci. Hanno ascoltato la storia. Hanno partecipato. Hanno detto la loro. Con naturalezza». Il tutto è stato organizzato dal Collettivo Favolos*, in collaborazione con MagnaVeg, che coniuga la dieta vegana con la cultura delle «identità libere» - ossia fluide - in nome dell'inclusione.  LO "SPETTACOLO" DELLA DRAG QUEEN Attraverso questo spettacolo laboratoriale si è dunque instillata nei più piccoli la menzogna che maschi e femmine siano soltanto convenzioni sociali, poiché si può essere ogni giorno ciò che si vuole, a prescindere dal proprio sesso biologico. D'altra parte, il progetto "L'ora delle storie con Priscilla" nasce proprio per far incontrare l'infanzia con «la diversità senza filtri ideologici e senza paure indotte. Non si parla di orientamento sessuale. Non si fa propaganda. Non si "indottrina"» è la descrizione degli stessi promotori, che sa tanto di excusatio non petita, accusatio manifesta.  Ma soprattutto di una palese contraddizione. Durante le stesse letture ai bambini, infatti, si insegna «l'autodeterminazione. Si parla di diritto di essere se stess3. Si parla di educazione affettiva, rispetto e libertà di espressione», come si legge sempre nella descrizione dell'evento. E ancora: «Questo progetto rappresenta un gesto chiaro: offrire strumenti, parole e immagini che aiutino i più piccoli a crescere senza vergogna, senza paura, senza silenzi imposti» e «sostenere percorsi educativi fondati sull'ascolto e sull'inclusione». Ecco, dunque, che alla luce di queste considerazioni l'obiettivo pedagogico della drag queen appare evidente: introdurre precocemente i bambini alla fluidità di genere e alla libertà sessuale. E, come se non bastasse, nelle ultime righe della presentazione dello spettacolo traspare ancor più esplicitamente l'intento ideologico - sovversivo della realtà e conseguentemente della stessa grammatica italiana - di quest'azione pedagogica: «La rivoluzione non è uno slogan. È una voce che legge una fiaba. È una stanza in cui ogni bambino e ogni bambina può sentirsi liber@ di esistere». CHI E' PRISCILLA, LA DRAG GIA' OSPITE IN UN LICEO La drag queen Priscilla - all'anagrafe Mariano Gallo - non è nuova ad incontri con bambini e adolescenti. A gennaio dello scorso anno è stata infatti protagonista di un incontro con i ragazzi del liceo artistico Munari di Acerra nell'ambito della settimana dello studente, con il pieno coinvolgimento dei docenti e della dirigente scolastica. Allora si presentò a scuola in abito fucsia e kefiah e disse con orgoglio: «È la prima volta in assoluto che una drag queen incontra gli studenti e le studentesse di un liceo». Eppure, gli studenti si trovarono allora di fronte a un'attivista Lgbt, non certo a un'esperta in materia di discriminazioni o bullismo. Dunque, «niente a che vedere con un pedagogista, uno psicologo dell'età evolutiva o un esperto di comunicazione: solo un soggetto che, senza alcuna competenza, fa formazione, dicendo ai nostri ragazzi che "spesso, quello che viene costruito a scuola, viene distrutto a casa dalle famiglie"», ebbe modo di dire al tempo il deputato Rossano Sasso, nel corso di un'interrogazione parlamentare sulla scia delle polemiche che scaturirono dopo quell'incontro. In tale prospettiva, e proprio in tema di scuola e libertà educativa dei genitori, appare urgente e fondamentale ciò che sta per accadere proprio in questi giorni in Senato, ovvero la discussione - e, si auspica, l'approvazione - del Ddl Valditara sul consenso informato proprio su iniziative inerenti la sessualità e l'affettività. [...]

    Anche a Napoli la drag queen indottrina i bambini
  8. May 19

    L'agenda Lgbt minaccia le suore con il carcere

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8546 L'AGENDA LGBT MINACCIA LE SUORE CON IL CARCERE di Luca Marcolivio   L'agenda gender non risparmia nessuno. Neanche alcune suore che da oltre un secolo si prodigano per la carità, la solidarietà e la cura degli ultimi. Sembra assurdo, ma è quanto di vergognoso sta succedendo alle suore domenicane di Hawthorne, congregazione fondata nel 1901 dalla venerabile Rose Hawthorne Lathrop. Da 125 anni, infatti, le religiose - che come unica fonte di finanziamento hanno le donazioni dei fedeli - gestiscono la casa di cura Rosary Hill Home, nello Stato di New York, offrendo servizi di carità come l'assistenza ai malati terminali, con particolare riguardo per i malati oncologici. Ebbene, la fedeltà delle domenicane di Hawthorne alla dottrina sociale della Chiesa e ai principi non negoziabili sta suscitando la netta opposizione delle autorità statali. Il motivo? Pur accogliendo tutti, le suore si rifiutano di piegarsi all'ideologia gender: nel caso specifico, lo Stato di New York vorrebbe imporre loro l'uso dei pronomi scelti dai pazienti e l'assegnazione delle stanze ospedaliere in base all'identità di genere dichiarata. Una contrapposizione in cui i nuovi principi politicamente corretti dell'amministrazione dem entrano in collisione con il Primo Emendamento, che tutela la libertà religiosa e di espressione, oltre che con il pensiero e la fede delle domenicane. Il contenzioso va avanti dall'aprile 2024 e le autorità dello Stato di New York non si limitano ad esigere l'utilizzo dei pronomi secondo la volontà dei pazienti transgender, ma vorrebbero anche dei servizi sanitari "neutri", nonché l'affissione di specifici avvisi "antidiscriminazione", che certificherebbero, anche a livello simbolico, la resa di un importante istituto cattolico all'ideologia Lgbt+. LA DIFESA DELLE SUORE Le domenicane di Hawthorne, tuttavia, non sono disposte a piegare il capo al laicismo dem e proseguono nella loro battaglia legale. La causa, presentata presso il Tribunale distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto Meridionale di New York a White Plains, vede come imputati la governatrice di New York, Kathy Hochul, e quattro funzionari del Dipartimento della Salute dello stesso Stato. «Credo che la cosa più importante sia la nostra ferma volontà di mantenere la nostra identità cattolica. Senza di essa, ciò che facciamo non avrebbe senso», ha dichiarato in un'intervista Madre Marie Edward, OP, superiora della congregazione religiosa. Le religiose non sono dunque disposte a negoziare sulla loro fede cattolica. Tutto nasce dall'approvazione di una legge statale approvata nel 2023, intitolata "Carta dei diritti dei residenti delle strutture di assistenza a lungo termine per i newyorkesi Lgbtqia+ e le persone che vivono con l'Hiv". La normativa fu approvata ad amplissima e trasversale maggioranza, potendo contare anche sull'appoggio di una parte dei parlamentari dell'opposizione repubblicana. Nella fattispecie, il disegno di legge passò con 144 voti favorevoli e 2 contrari alla Camera e 55 voti favorevoli e 7 contrari al Senato, dopodiché la governatrice Hochul firmò la legge il 30 novembre 2023, alla vigilia della Giornata Mondiale contro l'Aids. «Gli anziani Lgbtqia+ e sieropositivi sono tra le nostre popolazioni più vulnerabili e oggi stiamo prendendo provvedimenti per garantire che tutti i newyorkesi, indipendentemente da chi siano, da chi amino o dal loro stato sierologico, trovino sicurezza e sostegno nei luoghi in cui ne hanno più bisogno. L'odio non avrà mai posto a New York», dichiarò allora Hochul. Da parte loro, le suore di Hawthorne erano rimaste ignare dell'entrata in vigore della nuova legge, fino al giorno in cui, circa due anni fa, erano iniziati ad arrivare dei solleciti dall'amministrazione statale, senza che fosse avviato alcun procedimento legale contro l'istituto religioso, sebbene le suore ritengano tale rischio reale. L'avvocato L. Martin Nussbaum, legale delle domenicane, ha rimarcato che la legge del 2023 rappresenta una «forma di ostentazione dell'ideologia di genere, che obbliga queste suore a essere formate secondo un'ideologia totalmente contraria alla loro fede cattolica. Perché ci viene imposto questo? Non abbiamo nemmeno pazienti di questo tipo [transgender, ndr]», ha continuato Nussbaum. «È lo Stato che obbliga queste sante suore a piegarsi a un'ideologia contraria alla loro fede». IL RISCHIO DEL CARCERE Quel che è peggio, però - come riporta il sito ufficiale delle suore domenicane che ripercorre l'intera vicenda - è che la legge sanitaria statale di cui si è appena parlato esenta le strutture gestite dalla "Church of Christ", da "Scientist" e da altre realtà sia laiche che religiose, ma non prevede alcuna esenzione per le organizzazioni cattoliche. Di conseguenza, se i membri della Catholic Benefits Association - di cui fanno parte, appunto, le suore domenicane e la Casa di Riposo Rosary Hill - non si conformano, rischiano multe, ingiunzioni, la potenziale revoca della licenza, fino addirittura alla reclusione. Rosary Hill Home, la struttura gestita dalle domenicane di Hawthorne, è situata a Hawthorne, una frazione della città di Mount Pleasant, nella contea di Westchester, a circa 50 chilometri a Nord-Est di Manhattan. L'hospice dispone di 42 posti letto ed è gestito da 14 suore coadiuvate da assistenti infermieristici laici qualificati. La struttura non prevede limiti di durata per il soggiorno, al punto che alcuni pazienti vi rimangono per anni, sebbene la permanenza media sia di circa due o tre mesi, e la maggior parte dei pazienti, data la gravità delle condizioni, purtroppo spesso muore proprio all'interno della casa di cura. «L'assistenza infermieristica è un lavoro meraviglioso di per sé, ma le nostre suore, tutte noi, siamo consacrate, abbiamo pronunciato i voti, abbiamo consacrato la nostra vita a Dio, e certamente la preghiera è la cosa più importante, primaria. Consideriamo questo un lavoro, e le suore vivono una vita di preghiera molto intima, che poi si riversa nella cura dei pazienti, in modo che dobbiamo prenderci cura di loro come se fossero Cristo, il Cristo sofferente», ha affermato sempre Madre Marie Edward. «E per fare ciò, dobbiamo essere molto salde nella nostra identità di cristiane e seguire gli insegnamenti di Cristo - ha aggiunto - quindi fare qualcosa che vada contro questo non funzionerebbe». Va da sé che tutta questa vicenda sia non solo vergognosa, ma a suo modo storica. La violazione della libertà religiosa e di coscienza nei confronti delle suore domenicane di Hawthorne sta infatti rappresentando un precedente gravissimo e un esempio drammatico di quanto possa essere crudele e liberticida l'ideologia Lgbt.

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