TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8535 LETTERE ALLA REDAZIONE: NON SEGUO PIU' DON LEONARDO MARIA POMPEI di Don Stefano Bimbi Gentile Redazione, vi scrivo per condividere una riflessione personale, nata dopo aver ascoltato la comunicazione pubblica di Don Leonardo Maria Pompei che, il 3 settembre scorso, ha annunciato la propria dolorosa decisione di lasciare la piena comunione visibile con la Chiesa cattolica. Non scrivo con spirito polemico, né con il desiderio di giudicare la coscienza di una persona. Scrivo, piuttosto, da fedele cattolica che ha ricevuto molto da quel sacerdote e che, proprio per questo, ha vissuto con grande sofferenza quanto accaduto. Ho seguito in diretta la sua comunicazione e ho ascoltato con sincero struggimento il racconto del suo cammino, segnato da difficoltà, incomprensioni, ferite e sofferenze. Mentre parlava, mi venivano in mente altri sacerdoti che conosco, pochi in verità, i quali hanno dovuto integrare con fatica la formazione ricevuta in seminario e che oggi portano avanti il loro ministero con fedeltà al Signore e al Vangelo, spesso nel nascondimento, tra mille difficoltà, dosando coraggio e prudenza, sopportando compromessi e sofferenze. Li porto tutti nel cuore, perché in questi tempi di grande confusione la loro opera è più che mai preziosa. Purtroppo, nella zona in cui vivo, è molto difficile trovare sacerdoti capaci di offrire una guida sicura nella fede cattolica. Per questo, insieme a mio marito, abbiamo spesso fatto molti chilometri in giro per l'Italia, pur di incontrare pastori rimasti fedeli al Signore e capaci di guidare le anime sulle Sue vie. È proprio questa ricerca di pastori fedeli al Pastore grande che mi aveva portato a conoscere e seguire anche Don Leonardo. Gli devo molto. Da lui ho ricevuto insegnamenti, esempi e richiami che hanno inciso concretamente sulla mia vita cristiana. Non posso dimenticare, per esempio, che anche il mio modo di vestire è cambiato in seguito ai suoi accorati inviti alla modestia e al decoro. Anche la recita del rosario intero, la coroncina delle dodici stelle, la preghiera all'angelo custode ogni volta che mi metto al volante, insieme ad altre preghiere e buone abitudini, hanno avuto origine dalle sue catechesi e dal suo esempio. A lui devo anche uno sguardo nuovo sui sacerdoti: sulla loro dignità, legata al ministero ricevuto, e sul rispetto che è loro dovuto. Per tutto questo provo una sincera gratitudine. Lo ringrazio di cuore per essersi speso, negli anni, per aiutare tanti fedeli a sollevare lo sguardo dalla terra al Cielo, soprattutto in un tempo segnato da confusione, smarrimento e tradimenti dentro la Chiesa. Tutta questa gratitudine, però, non mi ha spinta a seguirlo nella strada che ha deciso di intraprendere. Appena terminata la sua comunicazione del 3 settembre, dissi a mio marito: "Capisco perfettamente, ma non condivido". E dopo vari mesi è ancora questa la mia posizione. Comprendo il dolore. Comprendo lo scandalo davanti a tante deviazioni dottrinali, liturgiche e morali. Comprendo la fatica di vedere la Chiesa attraversata da crisi profonde e da comportamenti che feriscono le anime. Ma comprendere non significa approvare ogni scelta che da quel dolore nasce. Non posso condividere la decisione di rompere con la Chiesa Cattolica visibile, perché il rischio spirituale è troppo grande. Lo stesso Don Leonardo, in passato, parlando del caso di P. Giorgio Maria Farè, aveva osservato che seguire un sacerdote sospeso o separato dalla disciplina ecclesiale poteva mettere in confusione le anime e comportare rischi anche per i fedeli. Trovai allora quella riflessione molto condivisibile, e sono rimasta nella stessa posizione anche davanti alla sua scelta, sebbene con grande dispiacere. Il punto decisivo, per me, è questo: se Nostro Signore non confermasse il giudizio di chi ritiene decaduta l'autorità delle attuali gerarchie della Chiesa, il rischio sarebbe quello di trovarsi, magari senza volerlo, fuori dalla Chiesa Cattolica. E questo significherebbe mettere a repentaglio il proprio destino eterno. Non sono disposta a correre questo rischio. Per questo, a malincuore, ho smesso di seguire Don Leonardo. Non per ingratitudine. Non perché abbia dimenticato il bene ricevuto. Non perché non riconosca la sua sofferenza. Ma perché, davanti al dubbio, preferisco restare aggrappata alla Chiesa Cattolica, anche quando è ferita, anche quando è umiliata, anche quando i suoi uomini danno scandalo. Sono certa che il Signore non abbandona chi cerca sinceramente la verità. Infatti, poco dopo, la Provvidenza mi ha offerto l'occasione di approfondire il rapporto con un altro sacerdote che già conoscevo e stimavo, e questo mi è sembrato una conferma della scelta fatta. Continuo comunque a pregare per Don Leonardo. Chiedo al Signore che lo illumini, lo custodisca, lo guidi in ogni passo e gli faccia comprendere qual è la strada più sicura per il Paradiso. Questa lettera nasce dunque da un sentimento duplice: da una parte la gratitudine per il bene ricevuto, dall'altra la convinzione che nessun dolore, nessuna crisi, nessuno scandalo possa giustificare una scelta che espone le anime al rischio di separarsi dalla Chiesa cattolica. In tempi come questi, forse, la prova più grande non è solo riconoscere gli errori e le infedeltà presenti nella Chiesa. La prova più grande è rimanere cattolici fino in fondo, senza chiudere gli occhi davanti al male, ma senza neppure lasciarsi trascinare fuori dall'unico ovile di Cristo. Con gratitudine e preghiera, Nadia RISPONDE IL SACERDOTE Gentile Nadia, ti ringrazio sinceramente per la tua lettera. L'ho letta con attenzione, con rispetto e anche con commozione, perché dalle tue parole traspare non solo una sofferenza autentica, ma anche un amore vero per la Chiesa e per il sacerdozio. Hai saputo distinguere il bene ricevuto da una persona dalla scelta che quella stessa persona ha poi compiuto. Questo è un segno di grande equilibrio cristiano. Non hai rinnegato il bene, non hai cancellato la gratitudine, non hai ceduto alla durezza del giudizio; ma, nello stesso tempo, non hai trasformato la gratitudine in dipendenza spirituale. È una distinzione decisiva. Nella vita della Chiesa può accadere che un sacerdote, anche capace di fare del bene, anche dotato di zelo, anche capace di richiamare i fedeli alla preghiera, alla modestia, alla devozione, alla serietà della vita cristiana, giunga poi a compiere scelte oggettivamente pericolose. Questo non cancella automaticamente il bene fatto in precedenza, ma obbliga i fedeli a esercitare prudenza, discernimento e obbedienza alla Chiesa. Tu hai colto bene il punto centrale: il rischio non è piccolo. Quando un sacerdote si pone fuori dalla disciplina della Chiesa, o invita i fedeli a seguirlo in un cammino di rottura, non si tratta più soltanto di una questione personale. Le anime possono entrare in confusione. La sofferenza per la crisi della Chiesa, se non è custodita nell'umiltà e nell'obbedienza, può trasformarsi in una via di separazione. E questo è sempre un pericolo grave. È vero: oggi molti fedeli soffrono. Vedono ambiguità, scandali, silenzi, cedimenti, e talvolta si sentono spiritualmente abbandonati. Non bisogna minimizzare questa sofferenza. Sarebbe ingiusto e anche poco pastorale. Ma proprio perché la crisi è reale, occorre essere ancora più saldi nel principio cattolico: la Chiesa non è nostra, è di Cristo. E si rimane nella Chiesa non perché tutto vada bene, non perché tutti i pastori siano esemplari, non perché ogni decisione umana sia prudente o santa, ma perché lì Cristo ha posto la sua Chiesa, i suoi sacramenti, la sua autorità e la via ordinaria della salvezza. Il Signore non ci ha promesso una Chiesa senza croce. Ci ha promesso che le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. Questa promessa non elimina le prove, ma ci impedisce di cercare una "Chiesa più pura" fuori dalla Chiesa reale, visibile, ferita, umiliata e tuttavia ancora santa perché fondata da Cristo e vivificata dallo Spirito Santo. Per questo la tua decisione di non seguire quel sacerdote nella rottura è cristianamente saggia. Non è una decisione impulsiva, né superficiale. È una decisione sofferta, ma ordinata. Tu non hai detto: "Non ho ricevuto nulla da lui". Hai detto, piuttosto: "Ho ricevuto molto, ma non posso mettere a rischio la mia comunione con la Chiesa". Questa è una posizione cattolica. Ti direi anche di non trasformare questa ferita in amarezza. Continua a pregare per quel sacerdote, come già stai facendo. Prega perché il Signore lo riconduca a una piena comunione ecclesiale. La preghiera per un sacerdote in difficoltà è un'opera di carità grande. Ma la carità non chiede di seguirlo nell'errore; chiede di volere sinceramente il suo bene eterno. Quanto al tuo cammino personale, continua a cercare buoni sacerdoti, ma senza dimenticare che il punto fermo non può mai essere il carisma di un singolo. Un sacerdote può aiutare molto, ma il centro resta Cristo nella sua Chiesa. Quando un fedele lega troppo la propria vita spirituale a una persona, anche ottima, rischia di essere travolto se quella persona cade, cambia strada o si smarrisce. La Provvidenza, come tu stessa hai riconosciuto, non ti ha lasciata sola. Il fatto che tu abbia già trovato un altro sacerdote capace di accompagnarti è un dono. Accoglilo con gratitudine, ma sempre con quella libertà interiore che nasce dalla fede: i sacerdoti sono strumenti, preziosi e necessari, ma non sono il fondamento ultimo della nostra speranza. La tua lettera può fare bene a molti lettori, perché esprime una verità s