Movimento Estensione Vita

Fulvio Dominici

Portare in Italia la conoscenza riguardo le recentissime tecnologie per l’estensione della durata della vita umana e il mantenimento di uno stato di vitalità e gioventù anche in età avanzata. Diffondere un nuovo punto di vista, già ufficializzato in molti paesi stranieri: la vecchiaia non è una condizione normale e inevitabile, ma uno stato curabile e reversibile. Iscriviti al podcast e resta aggiornato su tutte le tecnologie di estensione vitale e inversione dell’invecchiamento in sviluppo o già disponibili nel mondo, con contenuti tutti in italiano.

  1. 3d ago

    VIDEO - Il pigro attivo: un'ora di sport non basta

    Fai la tua ora di ginnastica, la tua camminata, la tua piscina… e poi? E se quell'ora venisse cancellata da tutto il resto della giornata? Restate con me, perché la scienza ha un nome per questo… e una soluzione semplicissima. Si chiama "pigro attivo". Lo ha fotografato uno studio dell'Università di Oulu, in Finlandia, su più di tremilasettecento persone, misurate per una settimana con un accelerometro sul fianco… non con un questionario, con un sensore. Quasi un terzo di loro faceva regolarmente la sua mezz'ora di esercizio al giorno. Esattamente quello che raccomandano le linee guida. Eppure… glicemia più alta, trigliceridi più alti, insulina più alta, più grasso addominale. Peggio di chi non si allenava affatto, ma passava la giornata a muoversi un po'. Perché? Perché dopo quella mezz'ora, stavano seduti dieci, undici, dodici ore. Il meccanismo è questo. Nei muscoli delle gambe c'è un enzima che ripulisce il sangue dai grassi dopo i pasti. Quando stiamo fermi, quell'enzima si spegne nel giro di poche ore… e l'allenamento del mattino non lo tiene acceso per il resto della giornata. Il corpo non fa la media. Conta ora per ora. E c'è una soglia. Una grande analisi pubblicata sul British Medical Journal, sempre con accelerometri, l'ha fissata intorno alle nove ore e mezza di sedentarietà al giorno: oltre quel punto, il rischio di mortalità sale rapidamente. Nove ore e mezza sembrano tante. Facciamo il conto di una giornata normale: colazione seduti, giornale, un po' di computer, pranzo, il riposino sul divano, la televisione del pomeriggio, la cena, la televisione della sera… Ci siamo già. Senza accorgercene. E non è solo questione di cuore e metabolismo. Uno studio pubblicato su Alzheimer's & Dementia ha seguito adulti anziani, quasi tutti sportivi, in regola con le raccomandazioni. Ebbene, chi stava più seduto aveva una memoria peggiore e un rischio maggiore di Alzheimer… indipendentemente da quanto esercizio faceva. Il cervello, come i muscoli, non si accontenta dell'ora di palestra. Ora la buona notizia, perché c'è. Keith Diaz, della Columbia University, ha studiato quasi ottomila persone over quarantacinque. Non contava solo quanto stavano sedute… ma per quanto tempo di fila. Risultato: chi interrompeva la seduta prima della mezz'ora aveva il rischio più basso. A parità di ore totali. A parità di sport. Quindi la regola è una sola: ogni trenta minuti, in piedi. Due o tre minuti. Una camminata fino alla finestra, due rampe di scale, riordinare qualcosa, bere un bicchiere d'acqua in cucina. Non serve sudare. Serve interrompere l'immobilità. Mettete un timer, se vi aiuta… il corpo non vi chiederà di più. L'ora di sport resta preziosa. Ma sono le altre ventitré a decidere quanto vale. Ricorda che la medicina ufficiale è importante e vannoseguite le indicazioni dei medici abilitati. Parte dei contenuti è stata generata con sistemi IA; lepersone sono immaginarie o rappresentate digitalmente con il loro consenso. Non diciamo che queste cose si vanno a sostituire ad unavita sana, a una dieta equilibrata e al fatto di andare a farsi controllare tutte le volte che serve e assumere tutti i medicinali che ci vengono prescritti. Questi sono potenziamenti che ci fanno rimanere operativi,lucidi e in grado di goderci la vita. Iscrivendosi al canale ed attivando le notifiche con l'iconadella campanella (metti anche un “mi piace”, grazie) si resterà aggiornati su tutte le tecnologie di estensione vitale e inversione dell’invecchiamento in sviluppo o già disponibili nel mondo, tramite articoli e video tradotti in italiano. Registrati sul sito per ricevere automaticamente tutti gliaggiornamenti del Movimento rilevanti per la tua vita estesa e la tua salute potenziata: https://movimentoestensionevita.org/registrazione/ Rimani sempre aggiornato anche con il nostro canaletelegram, basta un click qui: https://t.me/vitaestensione

    VIDEO - Il pigro attivo: un'ora di sport non basta
  2. 3d ago

    RICERCA - Il pigro attivo: un'ora di sport non basta

    Fai la tua ora di ginnastica, la tua camminata, la tua piscina… e poi? E se quell'ora venisse cancellata da tutto il resto della giornata? Restate con me, perché la scienza ha un nome per questo… e una soluzione semplicissima. Si chiama "pigro attivo". Lo ha fotografato uno studio dell'Università di Oulu, in Finlandia, su più di tremilasettecento persone, misurate per una settimana con un accelerometro sul fianco… non con un questionario, con un sensore. Quasi un terzo di loro faceva regolarmente la sua mezz'ora di esercizio al giorno. Esattamente quello che raccomandano le linee guida. Eppure… glicemia più alta, trigliceridi più alti, insulina più alta, più grasso addominale. Peggio di chi non si allenava affatto, ma passava la giornata a muoversi un po'. Perché? Perché dopo quella mezz'ora, stavano seduti dieci, undici, dodici ore. Il meccanismo è questo. Nei muscoli delle gambe c'è un enzima che ripulisce il sangue dai grassi dopo i pasti. Quando stiamo fermi, quell'enzima si spegne nel giro di poche ore… e l'allenamento del mattino non lo tiene acceso per il resto della giornata. Il corpo non fa la media. Conta ora per ora. E c'è una soglia. Una grande analisi pubblicata sul British Medical Journal, sempre con accelerometri, l'ha fissata intorno alle nove ore e mezza di sedentarietà al giorno: oltre quel punto, il rischio di mortalità sale rapidamente. Nove ore e mezza sembrano tante. Facciamo il conto di una giornata normale: colazione seduti, giornale, un po' di computer, pranzo, il riposino sul divano, la televisione del pomeriggio, la cena, la televisione della sera… Ci siamo già. Senza accorgercene. E non è solo questione di cuore e metabolismo. Uno studio pubblicato su Alzheimer's & Dementia ha seguito adulti anziani, quasi tutti sportivi, in regola con le raccomandazioni. Ebbene, chi stava più seduto aveva una memoria peggiore e un rischio maggiore di Alzheimer… indipendentemente da quanto esercizio faceva. Il cervello, come i muscoli, non si accontenta dell'ora di palestra. Ora la buona notizia, perché c'è. Keith Diaz, della Columbia University, ha studiato quasi ottomila persone over quarantacinque. Non contava solo quanto stavano sedute… ma per quanto tempo di fila. Risultato: chi interrompeva la seduta prima della mezz'ora aveva il rischio più basso. A parità di ore totali. A parità di sport. Quindi la regola è una sola: ogni trenta minuti, in piedi. Due o tre minuti. Una camminata fino alla finestra, due rampe di scale, riordinare qualcosa, bere un bicchiere d'acqua in cucina. Non serve sudare. Serve interrompere l'immobilità. Mettete un timer, se vi aiuta… il corpo non vi chiederà di più. L'ora di sport resta preziosa. Ma sono le altre ventitré a decidere quanto vale. Ricorda che la medicina ufficiale è importante e vannoseguite le indicazioni dei medici abilitati. Parte dei contenuti è stata generata con sistemi IA; lepersone sono immaginarie o rappresentate digitalmente con il loro consenso. Non diciamo che queste cose si vanno a sostituire ad unavita sana, a una dieta equilibrata e al fatto di andare a farsi controllare tutte le volte che serve e assumere tutti i medicinali che ci vengono prescritti. Questi sono potenziamenti che ci fanno rimanere operativi,lucidi e in grado di goderci la vita. Iscrivendosi al canale ed attivando le notifiche con l'iconadella campanella (metti anche un “mi piace”, grazie) si resterà aggiornati su tutte le tecnologie di estensione vitale e inversione dell’invecchiamento in sviluppo o già disponibili nel mondo, tramite articoli e video tradotti in italiano. Registrati sul sito per ricevere automaticamente tutti gliaggiornamenti del Movimento rilevanti per la tua vita estesa e la tua salute potenziata: https://movimentoestensionevita.org/registrazione/ Rimani sempre aggiornato anche con il nostro canaletelegram, basta un click qui: https://t.me/vitaestensione

  3. 5d ago

    VIDEO - L'udito che cala in silenzio

    Chiedi spesso di ripetere? Alzi il volume della televisione? E se quel piccolo fastidio fosse uno dei segnali più importanti per la salute del tuo cervello? Vediamo cosa dice la scienza... In Italia oltre sette milioni di persone convivono con un calo dell'udito... è la percentuale più alta tra i grandi Paesi europei. Ma solo quattro su dieci usano un apparecchio acustico. Gli altri... fanno finta di niente.Il motivo è che l'udito non se ne va di colpo. Cala piano, un po' ogni anno, e il cervello compensa. Si alza il volume della televisione, si chiede di ripetere, al ristorante si annuisce senza aver capito. E intanto passano gli anni.Ma questa fatica ha un prezzo. Quando l'orecchio manda segnali deboli, il cervello deve lavorare di più solo per decifrare le parole... e toglie risorse alla memoria e al ragionamento. Poi c'è l'effetto più subdolo: chi sente male, a poco a poco, si isola. Evita le cene, le conversazioni di gruppo, le telefonate. E l'isolamento, lo sappiamo, accelera l'invecchiamento.Nel duemilaventiquattro la commissione internazionale di The Lancet sulla demenza ha messo in fila i fattori di rischio su cui possiamo intervenire. In cima alla classifica, a pari merito con il colesterolo alto, c'è proprio il calo dell'udito.Non a caso, tra le raccomandazioni della commissione c'è proprio questa: rendere gli apparecchi acustici accessibili a tutti quelli che ne hanno bisogno... e proteggere le orecchie dal rumore. Perché l'udito, una volta perso, non torna indietro. Ma si può difendere.Quest'anno è arrivato un dato in più. Uno studio pubblicato su Neurology ha seguito quasi duemilaottocento australiani, con un'età media di settantacinque anni. Chi aveva un apparecchio acustico ha sviluppato demenza nel cinque per cento dei casi... contro l'otto per cento di chi non lo aveva. Circa un terzo di rischio in meno. E più l'apparecchio veniva usato, più il rischio scendeva.Attenzione però: è uno studio osservazionale, che mostra un'associazione e non una prova definitiva. E gli apparecchi non hanno migliorato i punteggi nei test di memoria. Ma il segnale va nella stessa direzione di tutto quello che sappiamo... e il messaggio è chiaro: un udito curato è un cervello meno affaticato.E allora perché sei italiani su dieci rinunciano? Spesso per vergogna. L'apparecchio viene ancora visto come il segno che si è diventati vecchi. Eppure nessuno pensa che chi porta gli occhiali sia vecchio. Gli apparecchi di oggi sono piccoli, quasi invisibili... e due utilizzatori su tre dicono la stessa cosa: avrei dovuto farlo prima.Quindi, se hai superato i cinquantacinque anni, fai un esame dell'udito. È veloce e non fa male. E se l'apparecchio ce l'hai già... non lasciarlo nel cassetto. Portalo. Ogni giorno.Perché proteggere l'udito... significa proteggere il cervello.Ricorda che la medicina ufficiale è importante e vanno seguite le indicazioni dei medici abilitati.Parte dei contenuti è stata generata con sistemi IA; le persone sono immaginarie o rappresentate digitalmente con il loro consenso.Non diciamo che queste cose si vanno a sostituire ad una vita sana, a una dieta equilibrata e al fatto di andare a farsi controllare tutte le volte che serve e assumere tutti i medicinali che ci vengono prescritti.Questi sono potenziamenti che ci fanno rimanere operativi, lucidi e in grado di goderci la vita.Iscrivendosi al canale ed attivando le notifiche con l'icona della campanella (metti anche un “mi piace”, grazie) si resterà aggiornati su tutte le tecnologie di estensione vitale e inversione dell’invecchiamento in sviluppo o già disponibili nel mondo, tramite articoli e video tradotti in italiano.Registrati sul sito per ricevere automaticamente tutti gli aggiornamenti del Movimento rilevanti per la tua vita estesa e la tua salute potenziata:https://movimentoestensionevita.org/registrazione/Rimani sempre aggiornato anche con il nostro canale telegram, basta un click qui:https://t.me/vitaestensione

    VIDEO - L'udito che cala in silenzio
  4. 5d ago

    RICERCA - L'udito che cala in silenzio

    Chiedi spesso di ripetere? Alzi il volume della televisione? E se quel piccolo fastidio fosse uno dei segnali più importanti per la salute del tuo cervello? Vediamo cosa dice la scienza... e cosa puoi fare da domani. In Italia oltre sette milioni di persone convivono con un calo dell'udito... è la percentuale più alta tra i grandi Paesi europei. Ma solo quattro su dieci usano un apparecchio acustico. Gli altri... fanno finta di niente. Il motivo è che l'udito non se ne va di colpo. Cala piano, un po' ogni anno, e il cervello compensa. Si alza il volume della televisione, si chiede di ripetere, al ristorante si annuisce senza aver capito. E intanto passano gli anni. Ma questa fatica ha un prezzo. Quando l'orecchio manda segnali deboli, il cervello deve lavorare di più solo per decifrare le parole... e toglie risorse alla memoria e al ragionamento. Poi c'è l'effetto più subdolo: chi sente male, a poco a poco, si isola. Evita le cene, le conversazioni di gruppo, le telefonate. E l'isolamento, lo sappiamo, accelera l'invecchiamento. Nel duemilaventiquattro la commissione internazionale di The Lancet sulla demenza ha messo in fila i fattori di rischio su cui possiamo intervenire. In cima alla classifica, a pari merito con il colesterolo alto, c'è proprio il calo dell'udito. Non a caso, tra le raccomandazioni della commissione c'è proprio questa: rendere gli apparecchi acustici accessibili a tutti quelli che ne hanno bisogno... e proteggere le orecchie dal rumore. Perché l'udito, una volta perso, non torna indietro. Ma si può difendere. Quest'anno è arrivato un dato in più. Uno studio pubblicato su Neurology ha seguito quasi duemilaottocento australiani, con un'età media di settantacinque anni. Chi aveva un apparecchio acustico ha sviluppato demenza nel cinque per cento dei casi... contro l'otto per cento di chi non lo aveva. Circa un terzo di rischio in meno. E più l'apparecchio veniva usato, più il rischio scendeva. Attenzione però: è uno studio osservazionale, che mostra un'associazione e non una prova definitiva. E gli apparecchi non hanno migliorato i punteggi nei test di memoria. Ma il segnale va nella stessa direzione di tutto quello che sappiamo... e il messaggio è chiaro: un udito curato è un cervello meno affaticato. E allora perché sei italiani su dieci rinunciano? Spesso per vergogna. L'apparecchio viene ancora visto come il segno che si è diventati vecchi. Eppure nessuno pensa che chi porta gli occhiali sia vecchio. Gli apparecchi di oggi sono piccoli, quasi invisibili... e due utilizzatori su tre dicono la stessa cosa: avrei dovuto farlo prima. Quindi, se hai superato i cinquantacinque anni, fai un esame dell'udito. È veloce e non fa male. E se l'apparecchio ce l'hai già... non lasciarlo nel cassetto. Portalo. Ogni giorno. Perché proteggere l'udito... significa proteggere il cervello. Ricorda che la medicina ufficiale è importante e vannoseguite le indicazioni dei medici abilitati. Non diciamo che queste cose si vanno a sostituire ad unavita sana, ad una dieta equilibrata e al fatto di andare a farsi controllaretutte le volte che serve e assumere tutti i medicinali che ci vengonoprescritti. Questi sono potenziamenti che ci fanno rimanere operativi,lucidi e in grado di goderci la vita. Iscrivendosi alla pagina (e mettendo un ‘mi piace’) siresterà aggiornati su tutte le tecnologie di estensione vitale e inversionedell’invecchiamento in sviluppo o già disponibili nel mondo, tramite articoli evideo tradotti in italiano. Registrati sul sito per ricevere automaticamente tutti gliaggiornamenti del Movimento rilevanti per la tua vita estesa e la tua salutepotenziata: https://movimentoestensionevita.org/registrazione/ Rimani sempre aggiornato anche con il nostro canaletelegram, basta un click qui: https://t.me/vitaestensione

  5. Oct 24

    DIVULGAZIONE - Quanti anni ha davvero il tuo corpo?

    Quanti anni ha davvero il tuo corpo? Quelli scritti sulla carta d'identità? O di più? E se bastassero cinque prove, fatte adesso, davanti a questo schermo, per scoprirlo? Prima di cominciare: questo test è un gioco orientativo, e non sostituisce una valutazione medica. Se puoi, fallo in due: uno esegue le prove, l'altro gli sta vicino e tiene il conto. Tieni sempre accanto una sedia e un muro, salta le prove che non ti senti di fare, e se hai problemi di equilibrio, alle articolazioni o al cuore, parlane prima con il tuo medico. Prova numero uno, da seduto: il cervello. Sullo schermo compariranno dodici parole colorate. Tu, ad alta voce, devi dire il colore dell'inchiostro, non la parola scritta. Hai quindici secondi. Via! Stop. Sei arrivato in fondo senza sbagliare? Chi tiene il conto può controllare sullo schermo. Se è così, prova superata. Prova numero due: l'equilibrio. Stai su una gamba sola: la punta del piede libero appoggiata dietro l'altra gamba, braccia lungo i fianchi, sguardo davanti a te. Quando senti il segnale, hai finito. Via! Stop. Sei arrivato al segnale senza appoggiare il piede? Prova superata. Prova numero tre: la stessa... ma a occhi chiusi. È la più insidiosa: mettiti tra la sedia e il muro, con il tuo compagno accanto, e se perdi l'equilibrio, appoggiati subito. Chiudi gli occhi, e resta su una gamba finché senti il segnale. Via! Stop, apri gli occhi e siediti pure. Sei arrivato al segnale? Prova superata. Senza la vista, il corpo deve fidarsi solo dei piedi e dell'orecchio interno, ed è qui che l'età si sente di più: tra i cinquanta e i sessant'anni, in media, si resiste circa sei secondi. Prova numero quattro, sempre da seduto: la precisione. Braccio teso di lato, occhi chiusi, e tocca la punta del naso con l'indice. Prima con una mano, poi con l'altra. Via! Stop. Hai centrato la punta con tutte e due le mani? Prova superata. E ora... la prova regina, e la più impegnativa. Falla solo se ti senti sicuro, su un tappeto, con la sedia accanto e il tuo compagno vicino, pronto a darti una mano. Siediti a terra a gambe incrociate, e poi rialzati. Per superarla, puoi aiutarti al massimo una volta per scendere e una volta per salire: con una mano, un ginocchio o un gomito. Se ti serve più tempo, metti in pausa. Via! Stop. Ce l'hai fatta con al massimo un aiuto per scendere e uno per salire? Prova superata. E ora contiamo insieme. Chi tiene il conto, controlli i suoi punti, e se sei da solo, alza un dito per ogni prova superata. Le parole colorate... La gamba sola... Gli occhi chiusi... Il dito sul naso... Il pavimento. Quante prove superate? Cinque... quarant'anni. Quattro... cinquanta. Tre... sessanta. Due o meno... settanta e oltre. Ricorda che la medicina ufficiale è importante e vannoseguite le indicazioni dei medici abilitati.   Parte dei contenuti è stata generata con sistemi IA; lepersone sono immaginarie o rappresentate digitalmente con il loro consenso.   Non diciamo che queste cose si vanno a sostituire ad unavita sana, a una dieta equilibrata e al fatto di andare a farsi controllaretutte le volte che serve e assumere tutti i medicinali che ci vengonoprescritti.   Questi sono potenziamenti che ci fanno rimanere operativi,lucidi e in grado di goderci la vita.   Iscrivendosi al canale ed attivando le notifiche con l'iconadella campanella (metti anche un “mi piace”, grazie) si resterà aggiornati sututte le tecnologie di estensione vitale e inversione dell’invecchiamento insviluppo o già disponibili nel mondo, tramite articoli e video tradotti initaliano.   Registrati sul sito per ricevere automaticamente tutti gliaggiornamenti del Movimento rilevanti per la tua vita estesa e la tua salutepotenziata: https://movimentoestensionevita.org/registrazione/   Rimani sempre aggiornato anche con il nostro canaletelegram, basta un click qui: https://t.me/vitaestensione

  6. Oct 24

    VIDEO - Quanti anni ha davvero il tuo corpo?

    Quanti anni ha davvero il tuo corpo? Quelli scritti sulla carta d'identità? O di più? E se bastassero cinque prove, fatte adesso, davanti a questo schermo, per scoprirlo? Prima di cominciare: questo test è un gioco orientativo, e non sostituisce una valutazione medica. Se puoi, fallo in due: uno esegue le prove, l'altro gli sta vicino e tiene il conto. Tieni sempre accanto una sedia e un muro, salta le prove che non ti senti di fare, e se hai problemi di equilibrio, alle articolazioni o al cuore, parlane prima con il tuo medico. Prova numero uno, da seduto: il cervello. Sullo schermo compariranno dodici parole colorate. Tu, ad alta voce, devi dire il colore dell'inchiostro, non la parola scritta. Hai quindici secondi. Via! Stop. Sei arrivato in fondo senza sbagliare? Chi tiene il conto può controllare sullo schermo. Se è così, prova superata. Prova numero due: l'equilibrio. Alzati, con la sedia accanto, pronta ma senza toccarla. Stai su una gamba sola: la punta del piede libero appoggiata dietro l'altra gamba, braccia lungo i fianchi, sguardo davanti a te. Quando senti il segnale, hai finito. Via! Stop. Sei arrivato al segnale senza appoggiare il piede? Prova superata. Prova numero tre: la stessa... ma a occhi chiusi. È la più insidiosa: mettiti tra la sedia e il muro, con il tuo compagno accanto, e se perdi l'equilibrio, appoggiati subito. Chiudi gli occhi, e resta su una gamba finché senti il segnale. Via! Stop, apri gli occhi e siediti pure. Sei arrivato al segnale? Prova superata. Prova numero quattro, sempre da seduto: la precisione. Braccio teso di lato, occhi chiusi, e tocca la punta del naso con l'indice. Prima con una mano, poi con l'altra. Via! Stop. Hai centrato la punta con tutte e due le mani? Prova superata. E ora... la prova regina, e la più impegnativa. Falla solo se ti senti sicuro, su un tappeto, con la sedia accanto e il tuo compagno vicino, pronto a darti una mano. Siediti a terra a gambe incrociate, e poi rialzati. Per superarla, puoi aiutarti al massimo una volta per scendere e una volta per salire: con una mano, un ginocchio o un gomito. Se ti serve più tempo, metti in pausa. Via! Stop. Ce l'hai fatta con al massimo un aiuto per scendere e uno per salire? Prova superata. E ora contiamo insieme. Chi tiene il conto, controlli i suoi punti, e se sei da solo, alza un dito per ogni prova superata. Le parole colorate... La gamba sola... Gli occhi chiusi... Il dito sul naso... Il pavimento. Quante prove superate? Cinque... quarant'anni. Quattro... cinquanta. Tre... sessanta. Due o meno... settanta e oltre. Equilibrio, forza e coordinazione si allenano a qualsiasi età, e ogni prova che recuperi è tempo che restituisci al tuo corpo. Rifai il test tra un mese... e guarda quanti anni gli hai tolto. Ricorda che la medicina ufficiale è importante e vannoseguite le indicazioni dei medici abilitati.   Parte dei contenuti è stata generata con sistemi IA; lepersone sono immaginarie o rappresentate digitalmente con il loro consenso.   Non diciamo che queste cose si vanno a sostituire ad unavita sana, a una dieta equilibrata e al fatto di andare a farsi controllaretutte le volte che serve e assumere tutti i medicinali che ci vengonoprescritti.   Questi sono potenziamenti che ci fanno rimanere operativi,lucidi e in grado di goderci la vita.   Iscrivendosi al canale ed attivando le notifiche con l'iconadella campanella (metti anche un “mi piace”, grazie) si resterà aggiornati sututte le tecnologie di estensione vitale e inversione dell’invecchiamento insviluppo o già disponibili nel mondo, tramite articoli e video tradotti initaliano.   Registrati sul sito per ricevere automaticamente tutti gliaggiornamenti del Movimento rilevanti per la tua vita estesa e la tua salutepotenziata: https://movimentoestensionevita.org/registrazione/   Rimani sempre aggiornato anche con il nostro canaletelegram, basta un click qui: https://t.me/vitaestensione

    VIDEO - Quanti anni ha davvero il tuo corpo?
  7. Oct 22

    VIDEO - I geni decidono metà della tua vita. E l'altra metà?

    Ti hanno sempre detto che la genetica conta solo per un quinto della tua vita... e che il resto dipende da te. E se la scienza avesse appena scoperto che la verità è un'altra... e che proprio per questo le tue scelte contano in un modo diverso da come pensi? Ti spiego tutto in due minuti.Per trent'anni i manuali hanno ripetuto lo stesso numero: i geni spiegano dal venti al venticinque per cento della durata della vita. Un numero rassicurante... perché voleva dire che quasi tutto era nelle nostre mani.Poi, a gennaio del duemilaventisei, la rivista Science ha pubblicato uno studio del Weizmann Institute, in Israele, che ha riaperto la questione. I ricercatori sono partiti da una stranezza: nei topi di laboratorio la longevità è ereditaria per circa la metà... e nell'uomo solo per un quinto? Perché mai dovremmo essere così diversi?La risposta era nascosta nel modo di contare. I vecchi studi sui gemelli mettevano nello stesso calderone tutte le morti: anche gli incidenti, le infezioni, le guerre. Cause che non hanno niente a che fare con i geni e che gonfiano la parte "non genetica". Il gruppo israeliano ha tolto queste morti esterne e ha rifatto i conti su tre grandi archivi di gemelli: Danimarca, Svezia e Stati Uniti. Risultato, in tutti e tre: circa il cinquantacinque per cento. I geni contano più del doppio di quanto credevamo.Un dettaglio che riguarda da vicino chi ha superato i sessanta: tra i gemelli svedesi, la morte per demenza è risultata la più ereditaria di tutte... settanta per cento a ottant'anni.E allora, siamo in mano al destino? No. Ma attenzione a non cadere nell'errore opposto, quello dei titoli facili: "l'altro quarantacinque per cento dipende da te". Non è così. Quel quarantacinque per cento contiene tre cose: l'ambiente in cui sei nato, le tue scelte... e il puro caso. Gli autori lo dicono chiaramente: due organismi geneticamente identici, cresciuti nello stesso ambiente, muoiono comunque in momenti diversi. La fortuna esiste anche in biologia.Quindi il quadro vero è questo: metà geni, e l'altra metà divisa tra ambiente, scelte e caso. Di queste quattro cose... una sola è nelle tue mani. Le scelte. E proprio perché sono una fetta più piccola di quanto ci raccontavano, vanno fatte bene. Lo dice lo stesso autore dello studio: la genetica ti assegna una fascia di longevità possibile... e lo stile di vita decide dove, dentro quella fascia, andrai a finire. In alto o in basso.C'è poi una conseguenza che pochi hanno notato. Se i geni pesano tanto, allora studiarli diventa molto più interessante: capire quali geni proteggono dall'invecchiamento significa poter imitare il loro effetto in chi non li ha ricevuti in dono. Il numero più alto, insomma, non chiude la partita. La apre.Ricorda che la medicina ufficiale è importante e vanno seguite le indicazioni dei medici abilitati.Parte dei contenuti è stata generata con sistemi IA; le persone sono immaginarie o rappresentate digitalmente con il loro consenso.Non diciamo che queste cose si vanno a sostituire ad una vita sana, a una dieta equilibrata e al fatto di andare a farsi controllare tutte le volte che serve e assumere tutti i medicinali che ci vengono prescritti.Questi sono potenziamenti che ci fanno rimanere operativi, lucidi e in grado di goderci la vita.Iscrivendosi al canale ed attivando le notifiche con l'icona della campanella (metti anche un “mi piace”, grazie) si resterà aggiornati su tutte le tecnologie di estensione vitale e inversione dell’invecchiamento in sviluppo o già disponibili nel mondo, tramite articoli e video tradotti in italiano.Registrati sul sito per ricevere automaticamente tutti gli aggiornamenti del Movimento rilevanti per la tua vita estesa e la tua salute potenziata:https://movimentoestensionevita.org/registrazione/Rimani sempre aggiornato anche con il nostro canale telegram, basta un click qui:https://t.me/vitaestensione

    VIDEO - I geni decidono metà della tua vita. E l'altra metà?
  8. Oct 22

    DIVULGAZIONE - I geni decidono metà della tua vita. E l'altra metà?

    Ti hanno sempre detto che la genetica conta solo per un quinto della tua vita... e che il resto dipende da te. E se la scienza avesse appena scoperto che la verità è un'altra... e che proprio per questo le tue scelte contano in un modo diverso da come pensi? Ti spiego tutto in due minuti.Per trent'anni i manuali hanno ripetuto lo stesso numero: i geni spiegano dal venti al venticinque per cento della durata della vita. Un numero rassicurante... perché voleva dire che quasi tutto era nelle nostre mani.Poi, a gennaio del duemilaventisei, la rivista Science ha pubblicato uno studio del Weizmann Institute, in Israele, che ha riaperto la questione. I ricercatori sono partiti da una stranezza: nei topi di laboratorio la longevità è ereditaria per circa la metà... e nell'uomo solo per un quinto? Perché mai dovremmo essere così diversi?La risposta era nascosta nel modo di contare. I vecchi studi sui gemelli mettevano nello stesso calderone tutte le morti: anche gli incidenti, le infezioni, le guerre. Cause che non hanno niente a che fare con i geni e che gonfiano la parte "non genetica". Il gruppo israeliano ha tolto queste morti esterne e ha rifatto i conti su tre grandi archivi di gemelli: Danimarca, Svezia e Stati Uniti. Risultato, in tutti e tre: circa il cinquantacinque per cento. I geni contano più del doppio di quanto credevamo.Un dettaglio che riguarda da vicino chi ha superato i sessanta: tra i gemelli svedesi, la morte per demenza è risultata la più ereditaria di tutte... settanta per cento a ottant'anni.E allora, siamo in mano al destino? No. Ma attenzione a non cadere nell'errore opposto, quello dei titoli facili: "l'altro quarantacinque per cento dipende da te". Non è così. Quel quarantacinque per cento contiene tre cose: l'ambiente in cui sei nato, le tue scelte... e il puro caso. Gli autori lo dicono chiaramente: due organismi geneticamente identici, cresciuti nello stesso ambiente, muoiono comunque in momenti diversi. La fortuna esiste anche in biologia.Quindi il quadro vero è questo: metà geni, e l'altra metà divisa tra ambiente, scelte e caso. Di queste quattro cose... una sola è nelle tue mani. Le scelte. E proprio perché sono una fetta più piccola di quanto ci raccontavano, vanno fatte bene. Lo dice lo stesso autore dello studio: la genetica ti assegna una fascia di longevità possibile... e lo stile di vita decide dove, dentro quella fascia, andrai a finire. In alto o in basso.C'è poi una conseguenza che pochi hanno notato. Se i geni pesano tanto, allora studiarli diventa molto più interessante: capire quali geni proteggono dall'invecchiamento significa poter imitare il loro effetto in chi non li ha ricevuti in dono. Il numero più alto, insomma, non chiude la partita. La apre.Ricorda che la medicina ufficiale è importante e vanno seguite le indicazioni dei medici abilitati.Parte dei contenuti è stata generata con sistemi IA; le persone sono immaginarie o rappresentate digitalmente con il loro consenso.Non diciamo che queste cose si vanno a sostituire ad una vita sana, a una dieta equilibrata e al fatto di andare a farsi controllare tutte le volte che serve e assumere tutti i medicinali che ci vengono prescritti.Questi sono potenziamenti che ci fanno rimanere operativi, lucidi e in grado di goderci la vita.Iscrivendosi al canale ed attivando le notifiche con l'icona della campanella (metti anche un “mi piace”, grazie) si resterà aggiornati su tutte le tecnologie di estensione vitale e inversione dell’invecchiamento in sviluppo o già disponibili nel mondo, tramite articoli e video tradotti in italiano.Registrati sul sito per ricevere automaticamente tutti gli aggiornamenti del Movimento rilevanti per la tua vita estesa e la tua salute potenziata:https://movimentoestensionevita.org/registrazione/Rimani sempre aggiornato anche con il nostro canale telegram, basta un click qui:https://t.me/vitaestensione

About

Portare in Italia la conoscenza riguardo le recentissime tecnologie per l’estensione della durata della vita umana e il mantenimento di uno stato di vitalità e gioventù anche in età avanzata. Diffondere un nuovo punto di vista, già ufficializzato in molti paesi stranieri: la vecchiaia non è una condizione normale e inevitabile, ma uno stato curabile e reversibile. Iscriviti al podcast e resta aggiornato su tutte le tecnologie di estensione vitale e inversione dell’invecchiamento in sviluppo o già disponibili nel mondo, con contenuti tutti in italiano.