GRATEFULMonday⭐️ il podcast di 5pani2pesci

Alessandra e Francesco

#GRATEFULMonday! Ogni lunedí un nuovo episodio di vita vissuta per imparare a volare alto e conoscere meglio se stessi. Alessandra e Francesco con la loro semplicità e simpatia vi lasceranno elementi concreti sulla vita di coppia, la fede e il cammino. Per approfondire trovate articoli e testimonianze sul sito 5p2p.it e sul canale YouTube. Fare centro nell’amore è fare centro nella vita.

  1. 3d ago

    Passare dal perchè al per chi!

    Perché proprio a me, perché quel dolore, quella ferita? Puoi girarci intorno per anni senza cavarne una risposta che ti rimetta in piedi. La domanda che ti fa ripartire è un’altra: per chi metti a servizio quello che hai vissuto. Dal perché al per chi Restare aggrappati al perché di un dolore è come sprofondare in una palude: anche quando trovi la risposta, riguarda il passato e ti serve a poco. Chiedersi per chi mettere a servizio la propria storia, invece, ti rimette in cammino nel presente e nel futuro. Quando hai un per chi arrivi a fare cose oltre le tue capacità, perché hai trovato un senso. Fare verità e costruire il ponte del perdono Il primo passo è avere consapevolezza della propria storia e chiamare le cose per nome: fare verità su cosa è successo davvero, non per cercare un colpevole ma per guardare in faccia quello che è stato. Il secondo è il perdono, un ponte che collega quello che hai vissuto a quello che vuoi realizzare e taglia il ping pong che si ripete tra le generazioni. Attraversando quel ponte scopri il vero volto di chi ti sta accanto e soprattutto scopri chi sei tu, e cominci una storia nuova. Il per chi è già davanti a te Il dolore che hai attraversato è proporzionale all’amore che puoi dare, e il senso di ciò che ti è successo lo trovi nelle persone concrete che il Signore ti mette davanti. Il talento da mettere a frutto è la fede, il contatto autentico con la verità, e va speso per gli altri: la vocazione è dove metti la vita a servizio. Anche quando il tuo compito sembra inutile e la fatica non la capisci, stai già dando la vita adesso, dentro un’attesa sapiente capace di riconoscere il frutto buono ancora acerbo. Il cuore che aspetta un segno spettacolare spesso non vede i per chi che ha già davanti agli occhi. La frustrazione di oggi, se non la tappi con una compensazione qualsiasi ma la lasci trasformare, è già stare al proprio posto: un cammino che non finisce mai. Buon ascolto!

  2. Jul 6

    Il Signore ti tocca le ferite (e fa male!)

    Cominci un cammino, sembra andare tutto bene, poi il Signore ti tocca proprio la ferita che fa più male e ti ritrovi a pensare che stavi meglio quando stavi peggio. Ma questo passaggio insopportabile è esattamente dove tutto si decide. Guarire non è veder sparire la ferita Il Signore risorge con i buchi dei chiodi nelle mani e il costato aperto: le ferite restano, quello che è accaduto non viene cancellato. Ciò che cambia tutto non è aver risolto il problema, ma il sapersi amati fino in fondo, ed è quell’amore che guarisce davvero, come guariva chi incontrava Gesù ed era finalmente visto. Il Signore entra dove noi scappiamo Per non sentire l’abbandono, la solitudine o il giudizio ci costruiamo strategie di evitamento, e un pezzo alla volta la vita diventa una gabbia dove manca l’aria. Il Signore fa il contrario: entra dentro la paura più grande insieme a te, e quel punto lo attraversi uscendone vivo e con un cuore nuovo. La guarigione passa dai gesti di ogni giorno La parola viva della Scrittura, i sacramenti e la comunità sono i tre canali dove Dio guarisce concretamente: agiscono nel tempo, come piante da curare ogni giorno. Contano la perseveranza e la gradualità, il presentarsi lì anche quando non hai tempo e dai poco, perché è quel poco messo ogni giorno a fare la differenza. Il momento in cui Dio tocca la ferita è il punto in cui tutto si decide: lì di solito scappiamo, come i discepoli davanti alla croce. Ma se resti, se ti arrendi anche senza capirci niente, scopri di essere amato — e questo azzera tutte le domande. Buon ascolto!

  3. Jun 29

    Cosa fa il Padre Spirituale?

    A che serve la mia vita? Dove sto andando davvero? Da soli, queste domande restano senza risposta: il cammino di fede ha bisogno di qualcuno che creda nella promessa di Dio su di te un attimo prima di te. Si diventa cristiani sempre con un altro Il cristiano è il contrario del self made man: nella fede si cresce dentro una comunità e con almeno una figura di riferimento. L’entusiasmo dell’incontro con Dio è una forza vera, ma ancora senza forma, e per attraversare le proprie ferite e fare le scelte che cambiano la vita serve qualcuno accanto, qualcuno che ti faccia da specchio: il padre spirituale. Il padre spirituale profetizza sulla tua vita e ti porta al Signore Crede in Dio, e per questo annuncia che anche per la tua vita c’è una resurrezione: profetizza sulle tue ferite e sui tuoi talenti, perché poi sia tu a profetizzare e a camminare con la tua fede. Ti aiuta a prendere la tua forma, non quella che decide lui, e mette luce dove c’è buio. La sua prima virtù è la castità, intesa come il non legarti a sé: ti porta alla Parola e ti lascia libero di capire ciò che il Signore ti dice. Il padre spirituale lo scegli tu, camminando e pregando Insieme a tuo marito/moglie, è una delle poche cose che nella vita non capitano ma si scelgono: lo riconosci da come vive, da come parla, dalle storie di chi è stato accompagnato da lui. È una figura rara, una persona più avanti nella fede, con uno sguardo oggettivo e paterno, capace di prendersi la responsabilità di un’altra vita in castità e in obbedienza a Dio. Intanto cammini con la comunità, i sacramenti e il confessore, e soprattutto lo chiedi nella preghiera: domandare a Dio il padre spirituale è già parte del cammino. Il Signore compie le sue promesse più di quanto realizzi i tuoi desideri, e dona tutto se stesso fino in fondo. Il cammino del discernimento continua. Buon ascolto!

  4. Jun 22

    Il Signore parla proprio al tuo cuore

    Quando entri davvero nella strada che senti tua, ti immagini gli applausi: hai capito qualcosa di grande col Signore, sarà evidente a tutti. E invece arrivano le critiche, proprio da chi ami di più e da cui volevi conferma. È un errore di percorso o è esattamente il segno che ci sei dentro? Chi entra nella propria vocazione spesso non riceve applausi Quando prendi in mano sul serio la tua chiamata, il consenso degli altri non arriva, e a mancare per primo è proprio quello delle persone più vicine. Spesso la scelta vocazionale divide, e il fatto che ti critichino può essere il segno che ci sei davvero dentro. Saperlo libera dal misurare la propria strada sull’approvazione di chi sta intorno (ma non è sufficiente). Usa prudenza Vai più cauto, dividi la scelta grande in passi piccoli e seriali, e il passo dopo parte solo se quello prima ha portato frutto buono per te e per gli altri. La prudenza è una virtù cristiana, non paura: tasti il campo, guardi come sta il tuo cuore, valuti cosa è successo. Così puoi avanzare in qualcosa di più grande di te restando in cammino con chi ti vuole bene (seppur non ti capisca). Pericoli da cui guardarsi Due movimenti diversi, da riconoscere entrambi: la cieca sicurezza di chi si arroga la parola dello Spirito Santo e va avanti contro tutti, e lo scoraggiamento di chi davanti a un “no” si arrende. La via è aderire alla verità e alla coscienza, con misericordia verso se stessi per tutte le volte in cui manca il coraggio. Il dubbio di aver capito male resta sempre, ma è lì che cammini sul serio col Signore. Buon ascolto!

  5. Jun 15

    Impedimenti

    Gli impedimenti alla grazia di Dio non li mette la tua storia: li metti tu. L’unica cosa che dipende solo da te Dio è onnipotente, fa il cielo e la terra, e la sua grazia ti raggiunge anche nel male e nella morte, perché è la luce che entra nel buio. Resta una sola cosa che dipende da te: il tuo sì, la consegna della tua volontà. La grazia arriva sempre, ma quando sei saturo di pensieri, perfezionismi e resistenze, cade fuori e si perde: per accoglierla devi svuotarti e fare spazio. Gli impedimenti partono da dentro Gli impedimenti sono il modo in cui resisti a quello che accade: i perché, l’ansia, il rifiuto che scatta persino davanti al bene che il Signore chiede. Sono pregiudizi e difese costruite per sopravvivere a ciò che hai dovuto affrontare, e per anni ti hanno tenuto in vita. Oggi, da adulto libero e responsabile, quelle barriere ti impediscono di vivere, di amare e di lasciarti amare. Abbattere le difese si chiama fede Quello che il Signore chiede è sempre troppo, oltre le tue forze, e proprio per questo non te lo chiede da solo: vuole farlo con te e in te, per opera dello Spirito Santo a cui puoi chiedere aiuto. Si tratta di illuminare le difese che non servono più e rimodularle in confini sani, tarati sulla vita di oggi e non sul passato. Tutto questo abbandono è fede: credere che il Signore fa bene ogni cosa nella tua vita, a partire da te. I miti ereditano la terra perché vivono in pace: accolgono ciò che arriva come dono e le domande si azzerano. È la stessa pace che Gesù risorto ripete a ogni apparizione, ed è quella a cui sei chiamato anche tu. Buon ascolto!

  6. Jun 8

    Quando è il momento di sposarsi?

    Quando sposarsi? Beh, bisogna che sia tutto apposto, è lui/lei la persona giusta? E il lavoro? La casa? Il tempo passa e si aspetta di essere pronti, ma quel momento non arriva mai… forse la domanda giusta da farsi è un’altra. La trappola dell’attesa La vita è complessa, le relazioni hanno mille sfaccettature. Quell’essere finalmente pronti — purtroppo — non esiste. Il rapporto si affina in un processo iterativo: più ci si mette mano, più si vede che c’è altro da fare. Aspettare che tutto sia sistemato prima di sposarsi non funziona, è necessario fissare quei due o tre elementi fondamentali e vedere se funzionano. Riconoscere un compagno che guarda nella stessa direzione Guardare nella stessa direzione, essere compagni di cordata. Non compatibilità di carattere o interessi comuni, quelli cambiano, ma una direzione, delle domande esistenziali profonde condivise. Siamo molto cambiati negli anni, ma quel desiderio di puntare alla meta non è cambiato. È questo che ci rende solidi. Essere compatibili? Non la comunicazione, non le affinità di carattere, quello che tiene un matrimonio sui binari è un’altra cosa. La domanda non è quanto andiamo d’accordo, ma quanto sei convinto che questa persona conduca sia disposta a giocarsi tutto per questa relazione? Ci saranno scogli, difficoltà, gioie, la persona giusta è quella che ha deciso in cuor suo di voler dedicare la propra vita a vivere fino in fondo questo progetto con te. Buon ascolto!

  7. Jun 1

    Fare discernimento con i nuclei di morte

    I nuclei di morte sono quelle dinamiche umane che non permettono all’amore di crescere. Affrontarli è necessario per il discernimento vocazionale: non puoi capire qual è il tuo posto nel mondo se non hai il coraggio di scendere nella tua storia e affrontare quei nodi che ti impediscono di essere veramente libero di dare la vita. Chiamare per nome ciò che ti blocca Arriva un momento in cui la vita ti presenta il conto e capisci che non bastano gli esami all’università, il lavoro e gli amici: devi prenderti cura della tua affettività. I nuclei di morte sono dinamiche umane che ci mettono in difficoltà nelle relazioni e ci impediscono di sbocciare pienamente nell’amore. Il primo passaggio è la consapevolezza: smettere di scappare, togliere il velo e iniziare a chiamare le cose per nome. Imparare a metterci mano Padre Giovanni diceva sempre che il cristiano è l’esperto in umanità: non si può essere grandi cristiani senza essere grandi uomini. Questo richiede la volontà di smettere di girare a vuoto e iniziare a mettere mano seriamente su queste dinamiche, equipaggiandosi con gli strumenti giusti. Che sia la terapia, un padre spirituale o dei fratelli che ti accompagnano, l’obiettivo è risolversi affettivamente, diventando adulti consapevoli. È un progetto di vita, non si fa in 3 mesi, ma è proprio questo che lo rende un progetto all’altezza della nostra necessità di verità. La grazia di una ferita salvata Tutto questo lavoro ha senso solo se ti porta a stare con le mani aperte per accogliere una grazia. Il Signore non vuole semplicemente guarire il dolore, ma vuole salvare la tua storia. Quel vuoto o quella mancanza che hai vissuto diventano il luogo dove Dio versa il suo Spirito, trasformando il tuo limite in una sensibilità che nessun altro ha. La tua ferita salvata diventa così la benzina per amare fino in fondo, donando la vita fino all’ultima goccia, proprio come Gesù Cristo. Playlist YouTube sui nuclei di morte

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