Straripamento mentale di un disadattato

KaJu

Solitamente registro o PodCast-Diario (la lista, con pensieri personali, sull'ultima roba letta/guardata/giocata/fotografata/ecc...) o PodCast-Camminata (mentre passeggio chiacchiero su varie tematiche). Secondo il dizionario Garzanti (che ci va più leggero rispetto al Treccani), posso definirmi tranquillamente come "Disadattato". Disadattato: Si dice di persona che non si è adattata all’ ambiente sociale che lo circonda, con il quale vive in costante conflitto. Con l' aggravante di provarne soddisfazione, preciso. Ah... dimenticavo, chiamatemi pure "KaJu". (@KaJu_KJ su Telegram)

  1. 19-02-26 Chiacchierata sul film Fahrenheit 451 (1966)

    2D AGO

    19-02-26 Chiacchierata sul film Fahrenheit 451 (1966)

    REPORT SULL'ANALISI DEL FILM FAHRENHEIT 451 (1966) Contesto e Premesse del PodcastL'autore introduce il podcast spiegando di trovarsi in una situazione domestica particolare: sta effettuando un lungo backup del suo vecchio computer, operazione che lo costringe a utilizzare un registratore portatile economico invece della solita attrezzatura professionale. Nonostante l'impossibilità di usare il PC, si dichiara euforico per aver dedicato il tempo alla lettura e alla visione di opere creative di alto livello, tra cui il film protagonista della puntata. Origini e Produzione dell'OperaIl film discusso è Fahrenheit 451 del 1966, diretto dal regista francese François Truffaut con produzione inglese. L'opera si basa sul celebre romanzo di Ray Bradbury del 1953 (pubblicato in Italia anche come Gli anni della fenice). L'autore del podcast sottolinea con sorpresa che il film è a colori (Technicolor), sfatando il suo stesso pregiudizio istintivo che associa i film degli anni '60 al bianco e nero. Viene inoltre menzionata l'esistenza di un remake del 2018, che l'autore decide però di ignorare considerandolo un prodotto moderno "dozzinale". La Società Distopica e il Ruolo dei PompieriLa trama è ambientata in un futuro distopico (identificato come il XX secolo dagli autori degli anni '50) in cui la lettura è severamente vietata. In questo mondo, i pompieri non spengono incendi, ma utilizzano il fuoco per distruggere i libri e le case di chi li possiede. Il titolo si riferisce ai 451 gradi Fahrenheit, considerata la temperatura di combustione della carta. L'obiettivo del governo totalitario è annullare il pensiero critico e l'individualità, sostituendo la cultura con programmi televisivi e radiofonici studiati per indottrinare le masse con un "pensiero unico". Analisi Stilistica e Critica al Cinema ModernoIl podcast loda gli effetti speciali meccanici e analogici dell'epoca, come il futuristico treno monorail sospeso, preferendoli alla piattezza della computer grafica moderna. Viene notata una scelta stilistica originale: i titoli di testa non appaiono per iscritto, ma vengono letti da una voce narrante, sottolineando l'assenza di testi scritti nella società rappresentata. L'autore critica duramente il cinema contemporaneo per l'eccessiva durata e la sovrabbondanza di colpi di scena inutili, esaltando invece la chiarezza narrativa e la semplicità dello stile di Truffaut. Il Protagonista e il Conflitto tra Realtà e FinzioneMontag, uno dei pompieri, vive una crisi di coscienza dopo l'incontro con una ragazza vitale e curiosa che lo interroga sulla sua felicità. Questo incontro contrasta drammaticamente con il rapporto con la moglie, descritta come completamente alienata dalla televisione interattiva e dipendente da farmaci eccitanti. La moglie rappresenta l'apice del conformismo e del consumismo, preoccupata solo di guadagnare più soldi per acquistare nuovi schermi televisivi. Montag inizia così a sottrarre libri dai roghi (come David Copperfield) per leggerli segretamente di notte, risvegliando il proprio intelletto. Conclusione e Confronto con il RomanzoIl culmine del film vede Montag costretto dal suo capitano a bruciare la propria casa dopo essere stato denunciato dalla moglie. In un atto di ribellione, Montag uccide il superiore e fugge verso un bosco dove vivono i dissidenti. Questi "uomini libro" preservano la cultura imparando a memoria intere opere per poi distruggere i volumi fisici e sfuggire alla legge. L'autore del podcast conclude osservando che, sebbene il film sia un cult che ha ispirato opere come Equilibrium, il finale cinematografico appare un po' "passivo" rispetto a quello del libro, dove la distruzione della città bombardata suggerisce una possibilità di rinascita dalle ceneri.

    1h 5m
  2. 24-01-26 Predator: Badlands (2025) – Un flop da 105 milioni: Come la Disney ha snaturato la saga

    JAN 24

    24-01-26 Predator: Badlands (2025) – Un flop da 105 milioni: Come la Disney ha snaturato la saga

    Nel podcast del 24 gennaio 2026 ho parlato di Predator: Badlands, film del 2025 diretto da Dan Trachtenberg, già regista di Prey e ormai figura centrale nella gestione del franchise. Badlands è il capitolo con il budget più alto dell’intera saga, circa 105 milioni di dollari, ma nonostante questo è stato un fallimento commerciale, fermandosi a poco più di 184 milioni, una cifra che non copre realmente costi e promozione. Un dato che stona se confrontato con il primo Predator dell’87, ancora oggi il più redditizio in rapporto all’investimento, o con Alien vs Predator, che con un budget più contenuto riuscì comunque a funzionare. Su IMDb ho assegnato al film un 7, un voto che fotografa una confezione tecnica solida ma che non restituisce fino in fondo la mia delusione. Dal punto di vista produttivo non c’è nulla da rimproverare: fotografia curata, montaggio fluido, nessun problema evidente. Il vero nodo è l’assenza totale di originalità. La storia segue il solito schema del gruppo di disadattati che diventa famiglia, un modello narrativo visto e rivisto ovunque, accompagnato da un umorismo adolescenziale tipicamente americano che finisce per appiattire tutto. Gran parte della responsabilità, secondo me, è da attribuire alla gestione Disney. Per la prima volta un film di Predator non è vietato ai minori e questa scelta ha cancellato quasi del tutto la componente horror e violenta che definiva l’identità della saga. Il Predator non è più il nemico, ma il protagonista, e la sua razza viene profondamente umanizzata. Da cacciatore alieno che incarnava un equilibrio inquietante tra ferinità e tecnologia, diventa un emarginato giudicato debole dai suoi simili, con scene emotive in cui soffre, urla e piange la morte del fratello. Una versione del personaggio che ho definito ironicamente “shakespeariana” e che risulta incoerente con una società che dovrebbe basarsi esclusivamente sulla forza. È un po’ come trasformare uno squalo in un eroe positivo. Accanto a lui c’è un androide molto simile a quelli della saga di Alien, con aspetto femminile e comportamenti programmati per simulare l’umanità. Il problema è che si comporta come una ragazza del XXI secolo, pur trovandosi su un pianeta alieno dove non esistono esseri umani. Fa battute comiche che il Predator, per cultura e natura, non può nemmeno comprendere. Una caratterizzazione che risulta fastidiosa e fuori luogo, soprattutto per chi ama davvero la saga. Come se non bastasse, nel gruppo compare anche una mascotte pucciolosa dagli occhioni enormi, un elemento che sa chiaramente di merchandising e di approccio Disney. La trama ruota attorno all’esilio del Predator, deciso a riscattarsi cacciando una creatura leggendaria, una sorta di rinoceronte alieno praticamente invincibile, capace di rigenerarsi come Wolverine. Durante la caccia incontra l’androide, privo di gambe, e accetta di aiutarla in cambio di indicazioni. In realtà gli androidi hanno una missione segreta: catturare l’animale vivo per studiarne la rigenerazione cellulare, un segreto che interessa agli umani. Il finale però cade in una grave incoerenza logica, perché per salvarsi l’androide finisce per uccidere la creatura con delle bombe criogeniche, negando completamente la sua missione primaria e la sua stessa natura di macchina sacrificabile. Tutto questo si inserisce in un discorso più ampio sull’appiattimento del cinema di genere contemporaneo. Oggi film diversissimi sulla carta, da Superman ai Maestri dell’Universo, sembrano avere tutti lo stesso linguaggio visivo, la stessa fotografia, lo stesso suono industriale

    36 min

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Solitamente registro o PodCast-Diario (la lista, con pensieri personali, sull'ultima roba letta/guardata/giocata/fotografata/ecc...) o PodCast-Camminata (mentre passeggio chiacchiero su varie tematiche). Secondo il dizionario Garzanti (che ci va più leggero rispetto al Treccani), posso definirmi tranquillamente come "Disadattato". Disadattato: Si dice di persona che non si è adattata all’ ambiente sociale che lo circonda, con il quale vive in costante conflitto. Con l' aggravante di provarne soddisfazione, preciso. Ah... dimenticavo, chiamatemi pure "KaJu". (@KaJu_KJ su Telegram)