Straripamento mentale di un disadattato

KaJu

Solitamente registro o PodCast-Diario (la lista, con pensieri personali, sull'ultima roba letta/guardata/giocata/fotografata/ecc...) o PodCast-Camminata (mentre passeggio chiacchiero su varie tematiche). Secondo il dizionario Garzanti (che ci va più leggero rispetto al Treccani), posso definirmi tranquillamente come "Disadattato". Disadattato: Si dice di persona che non si è adattata all’ ambiente sociale che lo circonda, con il quale vive in costante conflitto. Con l' aggravante di provarne soddisfazione, preciso. Ah... dimenticavo, chiamatemi pure "KaJu". (@KaJu_KJ su Telegram)

  1. Sep 12

    12-09-26 "Le notti bianche" - Fëdor Dostoevskij - (Racconto Vs Film) - Considerazioni

    Libro o Film? Cosa cambia quando un capolavoro della letteratura sull'introspezione e la solitudine diventa un classico del cinema in bianco e nero? In questo episodio analizziamo e mettiamo a confronto il celebre racconto di Fëdor Dostoevskij (1848) e l'adattamento cinematografico diretto da Luchino Visconti nel 1957, con Marcello Mastroianni e Maria Schell.Parleremo dell'incredibile immedesimazione con la figura del "Sognatore", della differenza tra la solitudine reale e le opportunità mancate, delle dinamiche del "piano B" in amore e di come la bellezza di Mastroianni cambi totalmente il senso del finale originale!💬 E voi cosa preferite? La semplicità toccante del libro o le atmosfere del film? Scrivetelo nei commenti!📌 TIMESTAMPS / CAPITOLI DEL VIDEO:00:00 - Introduzione: Leggere il racconto e guardare il film del '5700:45 - Chi è il "Sognatore"? Immedesimazione e solitudine moderna02:15 - Fantasie vs Progetti: Ridefinire il concetto di "Sogno"03:30 - L'incontro con la ragazza e la trappola del "Piano B"05:10 - Confronto Libro vs Film (Visconti, 1957)06:40 - L'atmosfera: Pietroburgo estiva vs Livorno invernale a Cinecittà08:20 - Marcello Mastroianni nel ruolo del solitario: Un'incongruenza?10:15 - Le scene aggiunte nel film (La prostituta e la scena del ballo)12:00 - Il Finale: La potenza del cinema vs il testo originale13:10 - Verdetto Finale: Quale scegliere e perché?#Dostoevskij #LeNottiBianche #LuchinoVisconti #MarcelloMastroianni #RecensioneLibri #CinemaItaliano #PodcastLibri #AnalisiFilm #LetteraturaRussa #BookTubeItalia

    12-09-26 "Le notti bianche" - Fëdor Dostoevskij - (Racconto Vs Film) - Considerazioni
  2. Aug 22

    22-08-26 Appartamento 401 (Shūichi Yoshida) - Considerazioni

    Il podcast del 22 agosto 2026 è dedicato alla recensione di «Appartamento 401» (titolo originale Parade, 2002), romanzo d'esordio dello scrittore giapponese Yoshida Shuichi. Sebbene l'opera venga generalmente classificata come noir psicologico, l'autore del podcast mette in discussione questa definizione, analizzandone i limiti e le dinamiche sociali attraverso un approccio molto personale. L'autore riflette a lungo sulla discrepanza tra l'immagine occidentale della vita a Tokyo e quella rappresentata nel libro. La vicenda gli trasmette una costante sensazione di artificiosità, quasi da «fumetto» o cartone animato, più che quella di uno spaccato autentico della vita metropolitana. Viene inoltre evidenziato il continuo riferimento dello scrittore a celebrità e fenomeni della cultura pop giapponese, spesso incomprensibili al lettore occidentale. Una scelta che, secondo l'autore del podcast, contrasta con quella di scrittrici come Natsuo Kirino, capaci di proporre una forte critica sociale mantenendo comunque una maggiore accessibilità internazionale. Questo localismo estremo viene paragonato ai dettagliati riferimenti topografici presenti ne La guerra dei mondi di H.G. Wells, che possono finire per allontanare il lettore che non conosce quei luoghi. L'autore considera inoltre fortemente anomala la convivenza a Tokyo di cinque ragazzi, tra i 18 e i 28 anni, privi di legami realmente profondi. In una società caratterizzata da rigidi schemi sociali e da precise tappe della vita, questa situazione appare quasi fantascientifica, ricordando più le dinamiche di una casa di studenti universitari a Bologna. La riflessione più profonda ruota attorno al titolo originale, «Parade», inteso come una sorta di parata, ma anche di recita. La narrazione è suddivisa in cinque capitoli, ciascuno raccontato in prima persona da un coinquilino diverso. Pur vivendo sotto lo stesso tetto, tra i cinque regnano totale apatia ed egocentrismo. Nessuno si interessa davvero alla sorte degli altri e persino questioni concrete come le spese comuni e i problemi economici vengono sostanzialmente ignorate. Ciascun personaggio indossa costantemente una «maschera» di finta cordialità, interpretando il ruolo del coinquilino perfetto all'interno di una recita di convenienza, il cui scopo principale è evitare conflitti. Ognuno porta avanti questa sfilata quotidiana sapendo come viene percepito dagli altri, mentre custodisce una vita segreta decisamente più complessa. L'autore critica aspramente la mancanza di una vera colonna vertebrale narrativa per circa i quattro quinti del libro. La lettura rimane scorrevole, ma procede attraverso una serie di microeventi quotidiani spesso insignificanti. Anche il tema delle brutali aggressioni notturne nel quartiere viene considerato troppo diluito. La minaccia finisce per essere quasi dimenticata dal lettore durante lo svolgimento della storia, soprattutto se confrontata con la costruzione della tensione tipica di un giallo classico alla Agatha Christie. Questa gestione della suspense viene giudicata insoddisfacente anche rispetto ad opere dell'inquietudine come Strade perdute di David Lynch, dove l'atmosfera misteriosa viene costruita e mantenuta magistralmente per tutta la durata dell'opera. Riflessioni culturali ed estraniamentoIl tema centrale della «recita»Struttura narrativa e gestione della tensione

    22-08-26 Appartamento 401 (Shūichi Yoshida) - Considerazioni

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Solitamente registro o PodCast-Diario (la lista, con pensieri personali, sull'ultima roba letta/guardata/giocata/fotografata/ecc...) o PodCast-Camminata (mentre passeggio chiacchiero su varie tematiche). Secondo il dizionario Garzanti (che ci va più leggero rispetto al Treccani), posso definirmi tranquillamente come "Disadattato". Disadattato: Si dice di persona che non si è adattata all’ ambiente sociale che lo circonda, con il quale vive in costante conflitto. Con l' aggravante di provarne soddisfazione, preciso. Ah... dimenticavo, chiamatemi pure "KaJu". (@KaJu_KJ su Telegram)