CdTalk - L'ospite

Gruppo Corriere del Ticino

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  1. MAR 13

    Carla Speziali: «Facciamo i nostri auguri a Moon&Stars»: nessun ricorso per i concerti estivi in piazza grande nel 2027

    (PUBBLICATO IL 27 GENNAIO)👉 https://www.cdt.ch/news/ticino/facciamo-gli-auguri-a-moonstars-417257 👈 Parla Carla Speziali, rappresentante legale della TAKK ab di André Béchir: «Il termine per ricorrere contro la decisione di assegnare la rassegna di concerti estivi in piazza Grande a Locarno al concorrente Dani Büchi è scaduto e non intendiamo ricorrere. Ora puntiamo tutto sull'aggiudicazione per il quinquennio 2028-2032» 🎵🎙️ Alla fine, il ricorso non ci sarà. Resta dunque valida l’assegnazione diretta del Municipio di Locarno alla Moon&Stars Festival SA di Dani Büchi per l’organizzazione della rassegna di concerti estivi in piazza Grande nel 2027. Una scelta compiuta dall’Esecutivo per sbloccare l’impasse che si era creata a seguito di un ricorso da parte di un esercente, che poteva mettere a rischio tutta la manifestazione. Il nuovo bando - che vede in lizza anche una terza società, oltre alle due citate - coprirà dunque il periodo 2028-2032, mentre per l’anno prossimo, appunto, ci penserà ancora Moon&Stars. E così, la TAKK ab di André Béchir, fra l’altro creatore della stessa kermesse che negli anni è passata di mano fino all’attuale gestione, inizialmente stava pensando di farsi avanti. Ma, alla fine, ha desistito: «Facciamo gli auguri ai nostri concorrenti per un’edizione di successo. Ora puntiamo tutto sull’aggiudicazione del quinquennio 2028-2032», riferisce al Corriere del Ticino Carla Speziali, rappresentante legale della società. «Il termine per presentare un ricorso è scaduto ieri, lunedì (26 gennaio 2026, ndr.), e abbiamo deciso di non impugnare la decisione. In realtà l’orientamento era già questo fin dall'inizio. Negli ultimi giorni abbiamo fatto ulteriori valutazioni, ma la conclusione non è cambiata. Consideriamo infatti il 2027 un anno di passaggio, poiché il concorso è ancora in corso e riguarda gli anni successivi. In quest’ottica, l’argomento della continuità, su cui il Municipio ha insistito, a nostro avviso ha un suo peso», ribadisce la nostra interlocutrice, che conferma la scelta di concentrare le energie sull’esito della procedura che determinerà l’assegnazione dal 2028 al 2032: «È parso sensato riconoscere una logica nella sequenza: chi si occupa dell’edizione 2026 prosegue anche nel 2027, garantendo una certa linearità nel lavoro. Ci tengo inoltre a riportare la posizione espressa dai miei clienti, in particolare da Sébastien Vuignier, che ha voluto formulare i migliori auguri a Moon&Stars di Dani Büchi affinché l’edizione 2027 sia di alto livello. Così come, ovviamente, quella del 2026, che rappresenta la base stessa della candidatura che abbiamo presentato. Per noi, la priorità resta offrire qualità costante, e riteniamo di aver proposto un progetto molto solido sia per il 2027 sia, soprattutto, per il periodo 2028-2032 messo a concorso, con l’obiettivo di garantire un’edizione curata e all’altezza delle aspettative negli anni a venire». Dal punto di vista dell’immagine, aprire una candidatura con un ricorso non sarebbe stato l’ideale, sottolinea Speziali. «Questo non significa, però, che non ci consideriamo un interlocutore adatto all’organizzazione dei concerti; anzi, vi sono elementi che meritano di essere ribaditi. L’esperienza accumulata da André Béchir e da Sébastien Vuignier, insieme alla rete di contatti costruita negli anni, unica nel suo genere e che permette un accesso privilegiato a grandi artisti e ai loro manager, rappresenta un valore aggiunto notevole e una garanzia di standard elevati. A questo, si aggiungono la solidità finanziaria, l’affidabilità e le competenze organizzative maturate già negli anni in cui Béchir ha curato i concerti di Moon&Stars. Tutti fattori che, a mio giudizio, dimostrano come abbiamo tutte le carte in regola per ottenere l’assegnazione». Dal punto di vista pratico, presentare un ricorso avrebbe inevitabilmente creato complicazioni, conferma la rappresentante legale: «Sì, più passava il tempo, più ridotti diventavano i margini per organizzare un’edizione di livello, e questo è anche il motivo per cui abbiamo sollecitato a più riprese una decisione. Preparare un evento così complesso richiede tempistiche adeguate, e affrontarlo con scadenze troppo ravvicinate sarebbe stato estremamente impegnativo».

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  2. MAR 6

    Marco Solari: «Io, cittadino onorario, di Locarno vi dico che...»

    👉 https://cdtlink.ch/marco-solari 👈 Parla Marco Solari, due volte «onorario»: sia come cittadino, sia come presidente del Festival del film - «Ho scelto un basso profilo, ma non sono un fantasma» Si ringraziano per la collaborazione: Riccardo Lombardo e il Locarno Film Festival, la scuola di cinema Cisa di Locarno (Conservatorio internazionale di scienze audiovisive) e Davide Macchi 💪🦁💙 Marco Solari, due volte «onorario»: sia come cittadino di Locarno, sia come presidente del Festival del film. Ha scelto di tenere un basso profilo, ma ha deciso di concedere un’intervista: «All’inizio non volevo, ma avete fatto leva sul mio senso del dovere», dice al Corriere del Ticino. Già ci sono stati due libri, uno di Matilde Casasopra e una biografia in tedesco «per tentare di spiegare il Ticino ai non ticinesi». In più seminari e conferenze (come quella che si terrà domani, martedì 4 marzo alle 18, alla Biblioteca popolare di Ascona). 💪🦁💙 🟦Perché ha scelto di mantenere un basso profilo e farsi vedere meno? «Perché mi sembrava la cosa più corretta. Chi conclude un incarico dovrebbe farlo con discrezione. Mi riconosco in quella massima dei patrizi bernesi: “Servire e poi sparire”». 🟦Cosa l’ha convinta, oggi, ad accettare questa intervista da cittadino onorario di Locarno? «Avete fatto leva sul mio senso del dovere. Non si può dire sempre no, altrimenti si rischia davvero di diventare un fantasma. Ogni tanto bisogna mostrarsi». 🟦Le manca la vita del Festival? «La nostalgia c’è, eccome: degli anni intensi, dei collaboratori, e soprattutto del pubblico di piazza Grande, che era meraviglioso. Vivo comunque tutto ciò con tranquillità e un equilibrio sereno». 🟦Cosa significa «cultura»? «Di definizioni ne esistono migliaia, ma quella che sento più vicina è un po’ kantiana: la capacità di stupirsi davanti al cielo stellato e, allo stesso tempo, di riconoscere dentro di sé la legge morale». 🟦Oggi incontra spesso il pubblico in contesti più raccolti. «È un rapporto più intimo, direi anche più profondo. In piazza Grande parlavo davanti a ottomila persone, e ogni parola aveva un peso enorme. Ora il dialogo è più vicino, più caldo. È un’altra forma di intensità». 🟦Ha delle figure di riferimento? «Da giovane, quando dirigevo l’Ente del turismo, frequentai persone come Piero Bianconi, Virgilio Gilardoni, Plinio Martini. Hanno influenzato il mio modo di guardare al Ticino». 🟦E in politica? «Sono stato vicino a Flavio Cotti e Pascal Delamuraz. Ho avuto un ottimo rapporto con Marina Masoni». 🟦Nel mondo imprenditoriale? «Moritz Suter fu un compagno di tante avventure, soprattutto per l’aeroporto di Agno. E una figura che mi colpì profondamente fu Angelo Conti Rossini: un ristoratore, un intellettuale, un maestro di vita». 🟦Ha conosciuto Sandro Pertini: che impressione le lasciò? «Indelebile. Un giorno, durante una visita ufficiale negli anni Ottanta a Morcote, al mattino presto, parlammo da soli per un momento. Gli chiesi degli anni in prigione». 🟦Cosa le disse? «Mi rispose con una frase che conservo ancora: “Mai piegarsi alla prepotenza. Mantieni la fiducia, così non perderai la tua dignità”. È stato un uomo di una sincerità disarmante». 🟦Che cosa rappresentò il 700. della Confederazione? «Fu molto più di un anniversario. Era un’occasione per interrogarsi sul futuro del Paese. Ricordo l’inaugurazione sotto la tenda di Botta a Bellinzona: da una parte i gruppi folkloristici legati al fuoco, dall’altra discorsi memorabili. Quello di Jean Starobinski rimane, per me, il più bello dell’anno celebrativo». 🟦Quando è iniziato il suo legame con il Festival del Film? «Nel 1973. Raimondo Rezzonico, allora presidente, mi chiamò per occuparmi dei rapporti con la stampa. Fu lui a salvare il Festival in un momento delicato. Poi, nel 2000, con una nuova crisi in corso, mi venne chiesto di assumere la presidenza». 🟦Oggi, come presidente onorario, ha ancora voce nelle decisioni? «No. Ed è giusto così. Chi lascia un incarico deve garantire la libertà dei successori. Dico sempre: il suocero entra in casa della nuora solo se invitato». 🟦Qual è stata la serata più bella della sua presidenza? «Senza dubbio l’ultima. Bellissima e malinconica insieme. Salutare quel pubblico così sensibile fu molto toccante. Quando chiamai mia moglie sul palco, il suo sorriso illuminò la piazza: molti scoprirono allora che sono sposato».

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  3. FEB 2

    «Oggi parlare di aggregazioni a Locarno non è più un tabù»

    👉 https://cdtlink.ch/loc.aggregazione 👈 «Oggi parlare di aggregazioni a Locarno non è più un tabù» 😃💪🦁💙 Procede a passo spedito il lavoro «dietro le quinte» per immaginare delle fusioni tra i Comuni del distretto – Marzio Della Santa, caposezione Enti locali: «Un sondaggio rileva tanto benessere, dunque la missione resta sempre difficile» 😃💪🦁💙 Nel distretto di Locarno la parola «aggregazioni» non è più un tabù. Non fa più scalpore come un tempo, perché il tema è ormai entrato nella fase operativa e qualcosa inizia a muoversi anche al di fuori delle scrivanie di alcuni uffici. Lo conferma il caposezione degli Enti locali Marzio Della Santa al Corriere del Ticino, che commenta i risultati freschi freschi di un sondaggio sulla qualità della vita sottoposto alla popolazione dei «fantastici sette»: Locarno, Losone, Orselina, Brione sopra Minusio (nello scenario «Urbano»), Tenero, Mergoscia (di quello denominato «Piano», con Minusio a far parte di entrambi). 😃💪🦁💙 «Rileviamo tanto benessere, dunque la missione resta difficile. Entriamo nel campo delle opportunità e non delle necessità. Ed è più che comprensibile: se sto bene, perché dovrei cambiare?», si chiede l’esperto interpretando un sentimento diffuso. Un grande «ritratto» scattato a suon di dati, insomma, per capire punti di forza, criticità e aspettative che servirà, d’ora in poi, come base di valutazione per l’eventuale «grande passo». Le «fotografie» saranno presentate nel corso di una serata pubblica dedicata, organizzata in ognuna delle località coinvolte. Inoltre, a inizio marzo al Palexpo (ex Fevi) si terrà un grande laboratorio al quale prenderanno parte poco meno di duecento persone in rappresentanza delle istituzioni locali, della società civile e del tessuto economico di ogni realtà, incluso alcuni esperti o politici che hanno a cuore l’annosa questione rimasta ferma tanto a lungo, mentre nel resto del Cantone i poli hanno iniziato ad avere più peso grazie ai vari «matrimoni» istituzionali. «Oltre all’indagine, abbiamo condotto pure un’analisi dei dati finanziari e delle prestazioni offerte dagli enti locali, non tanto per valutare la loro “salute” contabile, quanto piuttosto per capire, nel concreto, che cosa i sette Comuni mettono a disposizione della cittadinanza e in che misura contribuiscono a farla stare bene e, più in generale, alla competitività del territorio», continua il nostro interlocutore, che snocciola alcuni dettagli sulla ricerca: il tasso di partecipazione, sul fronte delle persone fisiche, è stata attorno al 20%, pari a oltre 6.000 questionari compilati su una popolazione di circa 31.000 abitanti. «Si tratta di un risultato considerevole per questo tipo di consultazioni, soprattutto se si tiene conto delle dimensioni relativamente ridotte del comprensorio». La partecipazione delle aziende è stata più contenuta, intorno al 10%, «ma comunque sufficiente per fornire indicazioni statisticamente utilizzabili». Entrando nel merito dei contenuti, il livello di soddisfazione espresso è alto o molto alto per circa il 90% dei partecipanti: «Un dato che testimonia sia la qualità di vita percepita, sia il contributo concreto delle istituzioni attraverso servizi e iniziative». Scorrendo i numeri, saltano all’occhio alcune differenze generazionali. 😃💪🦁💙 L’apprezzamento cresce con l’età, mentre tra i più giovani, in particolare nella fascia tra i 20 e i 25 anni, affiorano segnali di maggiore fragilità: «Un elemento che ritroviamo anche in altri studi e che rimanda a difficoltà più ampie, non solo locali». Interessante è anche l’analisi delle singole dimensioni del benessere: ambiente, sicurezza, abitazione e servizi di pubblica utilità risultano tra gli aspetti più graditi. Al contrario, il tema del lavoro e della conciliazione tra vita professionale e privata appare più critico, «seppure da leggere con cautela, considerando la minore partecipazione di alcune fasce coinvolte». Infine, una curiosità al capitolo «mobilità»: «Lo si sarebbe potuto aspettare come elemento problematico in un territorio come il Locarnese. In realtà, emerge qualche criticità, ma senza scarti marcati rispetto ad altri ambiti».

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  4. JAN 28

    Dopo l'alluvione: ponti, ricucitura e Lido Alpino, ecco i cantieri che risollevano Cevio

    👉 https://cdtlink.ch/cantieri-cevio 👈 Dopo l'alluvione: ponti, ricucitura e Lido Alpino: ecco tutti i cantieri che risollevano Cevio 💪🌉🏔️😌 La sindaca Wanda Dadò elenca i diversi progetti che daranno un futuro al territorio, tra passerelle o passaggi da ricostruire e opere di messa in sicurezza: «Tra le priorità vi è quella di restituire la dimensione rurale alla zona di Fontana» 💪🌉🏔️😌 Piano piano, Cevio si risolleva. Non solo per il ponte di Visletto che il Cantone sta ricostruendo e il cui cantiere sta entrando nella sua fase cruciale, ma anche i vari progetti in campo, tra passaggi, passerelle e opere di messa in sicurezza. Senza dimenticare uno sguardo al futuro Lido Alpino, il centro balneare che dovrà ridare ossigeno al Comune colpito dalla tragica alluvione che si era abbattuta nella notte tra il 29 e il 30 giugno 2024 anche sulla vicina Lavizzara, causando in tutto otto morti. Ed è proprio la sindaca, Wanda Dadò, a fare il punto al Corriere del Ticino sulle numerose questioni da affrontare. A partire dall’acquedotto di Fontana: «I lavori stanno avanzando e in questo periodo ci stiamo concentrando sul consolidamento e sulla messa in sicurezza della struttura, approfittando del livello dell’acqua ancora basso. L’obiettivo è completare gli interventi principali prima dell’arrivo delle piogge primaverili, così da avere la parte essenziale già conclusa». E quando si parla della frazione della val Bavona non si può non ricordarsi dell’enorme frana di 300mila metri cubi, composta anche da massi giganteschi, che ha devastato il piccolo insediamento, creando una sorta di «ferita» tra le vicine Bosco e Mondada. Ferita che sarà curata, appunto, con il progetto di ricucitura: «Circa un mese fa, sono stati selezionati tre gruppi multidisciplinari incaricati di elaborare le proposte progettuali. Stanno finalizzando i loro masterplan, che presenteranno a marzo insieme all’offerta completa. Successivamente, la direzione di progetto dovrà valutare e scegliere il gruppo che proseguirà nella fase di progettazione vera e propria», evidenzia Dadò, che precisa alcuni contorni relativi alle cifre: «Quando il Gran Consiglio aveva affrontato il messaggio lo scorso settembre, erano stati inizialmente stanziati 200mila franchi per questa fase. Considerata però la complessità della sfida, il Parlamento cantonale ha deciso di raddoppiare il contributo a 400mila, approvandolo all’unanimità». Oltre a questo, anche la raccolta fondi privata sta andando avanti. «L’orizzonte temporale è ampio, ma l’idea condivisa dalla direzione di progetto è di procedere gradualmente: non aspetteremo di avere un piano definitivo per iniziare a intervenire», dice ancora Dadò. «Se emergeranno necessità prioritarie e già chiaramente individuate, si potrà partire con quelle, come il recupero di alcuni terreni agricoli. È importante restituire quanto prima anche la dimensione rurale della zona». Il mese prossimo, poi, è in programma una serata dedicata alla presentazione del percorso partecipativo. Il rapporto, elaborato dagli specialisti di «Consultati» dopo aver raccolto esigenze e proposte della popolazione, dei proprietari dei terreni e degli agricoltori, è stato già esaminato dalla direzione di progetto. «Questo materiale servirà come strumento aggiuntivo, perché racchiude ciò che la comunità immagina per questa pittoresca fetta di territorio». Tornando al presente «in corso», rientra di competenza locale anche la passerella di Cavergno, in fase di ricostruzione: «I basamenti sono pronti e il montaggio della struttura è previsto entro il prossimo mese. Per questo intervento abbiamo ricevuto contributi molto significativi, in particolare dalla Curia vescovile e da due Comuni, uno ticinese e uno del Canton Ginevra». In parallelo, prosegue anche il ripristino del ponte di San Rocco a Bignasco, «finanziato grazie all’impegno congiunto di diversi Rotary. Le imprese sono al lavoro su entrambi questi settori». Infine, largo anche a visioni per un domani di rilancio, con il Lido Alpino (il centro balneare al coperto nato dalle «ceneri» della piscina di Bignasco): «Martedì scorso abbiamo organizzato un evento pubblico per presentare i passi successivi dopo l’approvazione, a dicembre, del credito per la progettazione definitiva».

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  5. JAN 27

    Ecco il primo «Airbus» di montagna della Rega a Locarno

    👉 https://cdtlink.ch/rega-locarno 👈 La base ticinese della Guardia aerea di soccorso è la prima tra quelle di montagna a ricevere il nuovo elicottero – Dopo 16 anni l’iconico AgustaWestland «Leo» sarà rimpiazzato – Il collaudatore: «È quanto di meglio il mercato possa offrire» — Dopo oltre tre lustri, l’iconico «Leo» se ne andrà in pensione. L’elicottero dalla forma affusolata e aerodinamica era diventato ormai sinonimo di «Rega» - la Guardia aerea svizzera di soccorso - ma, anni fa, la realtà di primo intervento ha scelto il modello che lo rimpiazzerà: l’Airbus H145 D3, già in uso in pianura. Tra qualche giorno, però, un esemplare arriverà anche a Locarno, la prima tra le basi di montagna a metterlo in servizio. Il «Da Vinci» della AgustaWestland solcherà ancora per un po’ i cieli, poiché è sempre di casa nelle zone alpine (nei Grigioni, a Samedan, Untervaz, Erstfeld, oltre che nei cantoni Glarona, a Mollis, e Berna, a Wilderswil e Zweisimmen), tuttavia cederà il passo all’ultimo arrivato, fra l’altro in una versione aggiornata rispetto alla prima soluzione. «È quanto di meglio il mercato possa offrire e nel corso di questo periodo di utilizzo lo abbiamo adeguato alle nostre necessità», racconta al Corriere del Ticino il collaudatore Silvio Pini, di stanza alla «Base 6», all’aeroporto di Locarno. Tre anni fa, tutti gli istruttori hanno ottenuto l’abilitazione per far volare la nuova macchina. Macchina impiegata quotidianamente per le missioni non ambientate tra le valli, «così abbiamo potuto accumulare l’esperienza necessaria per poi formare i colleghi ancora abituati all’apparecchio ‘classico’». Alla fine è pur sempre un aeromobile, ma il nostro interlocutore illustra le differenze tra l’AW109 dell’azienda italo-britannica e la proposta della concorrente che raggruppa società originarie della Germania, del Regno Unito, della Francia e della Spagna. «Il mezzo è differente sotto molti aspetti. Ciò che cambia radicalmente è il modo in cui interagiamo con la meccanica: il cockpit è nuovo, i sistemi di navigazione pure. Le procedure dei vari impianti, dall’elettrico all’idraulico, come la gestione del carburante, sono diverse e richiedono un percorso formativo approfondito». Un cambiamento importante, sottolinea il 46.enne, che da 27 fa il pilota ed è parte della fondazione di aiuto dal 2012. Il quale precisa come siano state tre le generazioni di elicotteri in dotazione all’ente di salvataggio, in una storia iniziata con l’Alouette 3 e proseguita con il 109 K2. Come detto, l’arrivo del quarto «rappresentante» è previsto ancora nel corso di questa settimana, «condizioni meteo permettendo». Dalla prossima, invece, partirà la fase di addestramento: «Altre due, inizialmente con piloti e paramedici, seguite dall’ingresso di medici e alpinisti. Dopo questi primi turni, arriveranno gli altri gruppi». In tutto, un periodo complessivo di circa sei settimane di formazioni. «Se tutto procede come previsto, saremo operativi e pronti per gli interventi verso la fine di marzo». Pini spiega che le procedure di emergenza sono già state ampiamente esercitate al simulatore, «quindi la parte che faremo ora riguarda soprattutto l’impiego operativo: voli al verricello, attività notturne, familiarizzazione nelle nostre valli, cioè nel territorio reale in cui lavoriamo ogni giorno. Per medici e alpinisti, invece, sarà una novità: dovranno imparare la disposizione dei materiali, l’uso della cabina e del verricello, che rispetto al passato cambia parecchio». Infine, una nota di colore sull’aspetto estetico: per i profani che guarderanno sfrecciare l’«ambulanza volante» con il naso all’insù, sarà forse l’unico cambiamento apprezzabile, almeno nell’immediato. «Il “D3” ha linee differenti e può sembrare meno “agile” a colpo d’occhio», racconta l’intervistato. «Ma l’estetica conta davvero poco, per noi ciò che importa è avere uno strumento di lavoro affidabile, sicuro ed efficiente. E la scelta che abbiamo fatto è la migliore». Che piaccia o meno visivamente, insomma, è secondario: «Ciò che conta è la sua efficacia operativa e il beneficio che porta ai pazienti». Anche i movimenti tra le vallate più strette non preoccupano l’esperto: «Non prevedo limitazioni. Per un giudizio tecnicamente più preciso, serve un anno di lavoro vissuto attraverso tutte le stagioni, ognuna con condizioni e sfide proprie. Ma sono convinto che funzionerà benissimo».

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  6. JAN 24

    Viabilità in Città Vecchia, dopo un anno di discussioni i pro e i contro ora sono nero su bianco

    👉 https://cdtlink.ch/doc-viabilita 👈 È pronto il documento finale allestito dal gruppo di lavoro incaricato di riflettere sull’esame di una nuova gestione del traffico nel quartiere storico di Locarno - Il testo sarà consegnato la prossima settimana - Il sindaco Nicola Pini: «La Commissione della gestione ne terrà conto per la discussione del messaggio» 🚘🚦🏰🦁💙 Dopo un anno, il documento conclusivo del gruppo di lavoro che dovrà seguire la prova di tre mesi per una nuova gestione viaria in Città Vecchia - voluta dal Municipio per sgravare il nucleo storico dal cosiddetto traffico parassitario - ora è realtà. Ben presto, il quartiere potrebbe liberarsi (almeno temporaneamente) di quelle oltre 6.000 automobili che attraversano la zona senza fermarsi, trattando il pittoresco centro alla stregua di una scorciatoia, con l’illusione di risparmiare qualche minuto sull’arrivo a destinazione. La riunione finale si è tenuta martedì sera e la settimana prossima, una volta apportati gli ultimi ritocchi, le riflessioni saranno consegnate al Municipio. Il sindaco di Locarno, Nicola Pini, ribadisce al Corriere del Ticino che la Commissione della gestione «ne terrà conto per la discussione del messaggio». Messaggio nel quale si chiedono 140 mila franchi «destinati ad affinare il progetto e a organizzare la sperimentazione». 🚘🚦🏰🦁💙 Oltre a lui, al tavolo anche il vice, Claudio Franscella, e la capodicastero Sicurezza, Elena Zaccheo. Assenti, come annunciato qualche giorno fa (vedi anche l’edizione del 17 gennaio), i contrari: «Non è stata individuata una soluzione condivisa», avevano fatto sapere. «Da parte nostra c’è la volontà di tenere una porta aperta anche per chi non c’era all’appuntamento di chiusura», afferma Niso Reguzzi, del comitato della locale «pro», che ha coordinato il processo insieme alla presidente, Franca Antognini, e al vice, Emanuele Patelli. «Le loro osservazioni restano comunque all’interno del nostro rapporto. Li avevamo incoraggiati a partecipare, anche senza dover firmare nulla, perché l’obiettivo è fornire tutti gli elementi necessari, sia a favore sia contro, affinché il Legislativo possa poi decidere in modo informato». «Su questi punti è emersa in modo evidente la visione dei due schieramenti, con motivazioni legittime da entrambi i fronti. Quello che ne è uscito, però, è che tale esperimento vada sostenuto, ma anche accompagnato con attenzione, soprattutto dal punto di vista della comunicazione. È fondamentale spiegare bene come funzionerà la nuova viabilità e aiutare commercianti, residenti e anche visitatori o turisti a capire cosa cambia nel concreto, proprio per evitare fraintendimenti». 🚘🚦🏰🦁💙 La compagine, come già scritto, avrà un ruolo nel corso di tutta la fase «cruciale»: «L’idea è che resti parte integrante del processo, affiancando i vari passaggi, già prima della messa in funzione, ad esempio, del sistema di telecamere. Insieme ai tecnici e a chi si occuperà dell’attuazione concreta, sono previsti incontri per definire i dettagli e stabilire in che modo controllare l’andamento complessivo». Ma non solo: perché, nella versione definitiva sarà chiaramente indicata, nero su bianco, una sorta di «clausola di reversibilità». Entrando nel merito dei contenuti, il testo si concentra sui temi più sensibili, soprattutto per quanto riguarda le vie Cittadella e Borghese, ossia le due arterie maggiormente coinvolte. «Se dovesse emergere che questo “esame” non sta dando i risultati sperati o sta creando effetti negativi, ci sarebbe la possibilità di intervenire, anche arrivando a fermarlo prima del termine previsto». Un’altra delle cose che si vorrebbero evitare - conclude Reguzzi - è che «per informazioni incomplete o interpretazioni sbagliate, le persone rinuncino a frequentare negozi, locali pubblici o anche solo usufruire dei servizi che abbiamo qui, pensando che l’accesso sia negato o che il sistema sia più restrittivo di quanto lo sia in realtà». #locarno #oldtown #cdtonline #podcast #tessin #news #schweiz #perte #corriere #automobile #traffico #jam #centrostorico #corrieredelticino

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  7. JAN 19

    «Dopo i fatti di Crans-Montana, nella nostra città subito una squadra di esperti per le verifiche antincendio»

    ▶️ https://cdtlink.ch/sicurezza ◀️La municipale di Locarno Elena Zaccheo spiega la linea della Città sul rispetto delle norme antincendio nei locali - «Niente decisioni affrettate, ma i fatti di Crans-Montana ci hanno portato a creare un gruppo di lavoro composto da esperti» «Non dobbiamo lasciarci trascinare dall’emotività del momento. Agire d’impulso non aiuta, anzi. Ecco perché non abbiamo preso decisioni immediate subito dopo la tragedia in Vallese, al contrario di quanto fatto da altri». Elena Zaccheo, municipale di Locarno e titolare del dicastero Sicurezza, spiega al Corriere del Ticino la linea della Città sul rispetto delle norme antincendio negli spazi pubblici. Il rogo di capodanno a Crans-Montana, nel quale sono morte 40 persone (perlopiù giovani) e altre 116 sono rimaste ferite, ha scatenato una serie di reazioni in tutto il Cantone, non da ultimo l’annuncio del dipartimento del Territorio ticinese di voler introdurre una stretta al materiale pirotecnico al chiuso, con controlli più frequenti e sanzioni più pesanti. Inoltre, sono molti i consiglieri comunali nel distretto che stanno inoltrando interrogazioni, all’indirizzo dei rispettivi Esecutivi, legate ai controlli e alle misure messe in campo per l’intervento dei pompieri in caso di urgenza, non solo nei locali, ma anche nel corso di manifestazioni più o meno grandi. In ogni caso, questo non significa che tutto va bene e che tutto resta così com’è. A Palazzo Marcacci, infatti, si sta lavorando per creare un gruppo di lavoro «composto da figure qualificate in grado di esaminare edifici e strutture sul nostro territorio, così da elaborare strategie mirate e non lasciare nulla al caso. A livello personale, desidero essere una capodicastero capace di anticipare i cambiamenti della società, di cogliere nuove abitudini e tendenze, soprattutto quelle dei giovani, per individuare in anticipo potenziali criticità. Dobbiamo saper leggere il contesto sociale e intervenire per tempo». La squadra non è ancora stata formalizzata nei nomi, ma - secondo quanto riferito dalla nostra interlocutrice - sarà formata da rappresentanti della Polizia comunale, dai Servizi del territorio e dai pompieri. «Tutti esperti in grado di valutare la situazione e proporre soluzioni adeguate». A fine mese, poi, è in programma la «Stranociada» (da giovedì 29 gennaio a domenica 1. febbraio), il carnevale nel quartiere storico che ogni anno attrae sempre più visitatori. «Mantenere la calma» «Gli organizzatori hanno già presentato la loro strategia per garantire l’incolumità agli ospiti, esaminata da professionisti abilitati. I controlli, per esempio sulle tendine, saranno più rigorosi». E ribadisce: «In questo campo, si è efficaci solo se si resta lucidi. Dobbiamo mantenere la calma e restare con i nervi saldi». Bar e ristoranti saranno tenuti d’occhio, tuttavia «dobbiamo farlo in modo intelligente, senza cedere a reazioni impulsive. La priorità è garantire che cittadini e visitatori possano vivere momenti di svago in serenità. Libertà e sicurezza non sono opposte: quando la sicurezza è ben progettata, permette alle persone di godersi il momento senza timori. Allo stesso tempo, dobbiamo restare aggiornati, perché tutto cambia rapidamente e la sicurezza richiede uno sguardo proattivo, non risposte dettate dalla pancia. È una scelta politica che deve basarsi su dati, visione e ragionamento». Infine, Zaccheo propone una riflessione di più ampio respiro: «La domanda che dobbiamo porci non è se stiamo facendo abbastanza, ma se stiamo facendo le cose giuste. È essenziale capire se le nostre scelte sono corrette, e non limitarci a rispettare formalmente le leggi». L’intervistata cita come esempio il progetto per le nuove scuole elementari nel quartiere di Solduno: «La documentazione sotto il profilo antincendio è imponente e dimostra quanto sia fondamentale questo aspetto già dall’inizio. Tale approccio non riguarda solo quel cantiere, ma vale per tutti gli edifici a grande affluenza, come teatri, negozi, cinema e così via». Piani che, nonostante tutto, «dovranno comunque essere aggiornati negli anni, perché la società evolve, così come evolvono esigenze e abitudini. È un lavoro continuo, che richiede sensibilità e capacità di adattamento», conclude Zaccheo.

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