Una nuova Minestra degli Esteri è pronta in tavola! Cari amici di Prismag, bentrovati! Ebbene sì, sono proprio io, Michele Ceci, che una volta al mese approfondisco le tre storie che hanno più caratterizzato l’attualità di un continente o di un Paese. Non poteva che aprire questa rassegna il più dinamico e - allo stesso tempo - uno dei più trascurati dei cinque continenti: l’Africa. Per questo primo episodio “verticale” della Minestra degli Esteri, è con noi Alberto Magnani, il corrispondente dall’Africa de Il Sole 24 Ore, che saluto e ringrazio. Alberto, non posso non partire dalla presentazione all’Assemblea Generale dell’ONU, che, fra l’altro, termina oggi i lavori della sua riunione annuale, del progetto Correct the Map”, per opera del Gruppo Africano delle Nazioni Unite a guida togolese. Il piano mira a correggere la rappresentazione cartografica del continente africano nelle mappe ufficiali, ed è frutto di più di un anno di lavoro. Ma quali implicazioni politiche ha e cosa ci dice del potenziale del continente africano nei fori multilaterali? Che immagine ci offre dell’Africa di oggi? Il ministro degli Esteri togolese Robert Doucet, filosofo politico di formazione, ha dichiarato e scritto che le mappe geografiche non sono mai neutrali e, in questa puntualizzazione, si racchiude l’obiettivo fondamentale della cosiddetta correzione delle mappe. Ossia ricostruire un orizzonte, una visualizzazione del mondo e degli equilibri geografici tra le varie regioni, più vicino alla realtà e quindi capace di riequilibrare le alterazioni storiche nella percezione del continente. Ricordiamo che si tratta tutt’oggi di uno strumento indispensabile per la navigazione. Non perché la mappatura di Mercatore fosse intenzionalmente sfavorevole al continente africano, ma perché la proiezione che ne è derivata, sul continente e sulle sue dimensioni relative, ha in effetti alimentato alcuni pregiudizi e alcune visioni semplificate dell’Africa, riducendo il peso geografico e, indirettamente, quello relativo. In seconda battuta, anche il peso politico ed economico di un continente che, invece, sappiamo essere sempre più centrale e decisivo negli equilibri internazionali. Quindi il primo impatto sarà naturalmente di carattere simbolico, una rappresentazione dell’Africa che ne restituisca il peso e le dimensioni relative nella scala globale. L’impatto di lungo termine, però, sarà quello di ricostruire e di offrire una visualizzazione, un’espressione geografica del mondo che sia più fedele e più attinente anche al peso specifico di carattere geografico, di carattere politico e di carattere economico del continente africano, correggendo, per citare il testo stesso dell’intervento della risoluzione, una distorsione geografica che si è conservata negli anni e che ha contribuito, secondo i relatori, a inibire, a ridurre il peso specifico di quella percezione dell’Africa nel mondo. (Foto di Juan Seguì Moreno) La seconda grande storia africana di questo mese ci riporta a cavallo tra il continente africano e una regione in cui molto è ancora in gioco. L’Algeria ha infatti troncato i rapporti diplomatici con gli Emirati Arabi Uniti. Sono diversi i nodi aperti di questo scisma diplomatico, che però resta difficile da capire. Cosa ne sappiamo a oggi? La cesura diplomatica tra Algeria ed Emirati Arabi Uniti, in realtà, è il culmine di un periodo di tensioni che si trascina da diverso tempo e che è il frutto di almeno tre fronti aperti nei rapporti bilaterali e, più in generale, regionali tra i due paesi. Il primo fronte è quello della normalizzazione dei rapporti con Israele. Gli Emirati Arabi Uniti sono un attore sempre più apertamente, sempre più esplicitamente vicino a una dialettica con Israele, mentre l’Algeria ha sempre respinto lo scenario di un avvicinamento, anzi di una conciliazione ex novo con Israele, ponendosi in un rapporto di conflittualità anche con i vicini di casa, come il Marocco, il paese nordafricano, forse più apertamente e continuativamente vicino al blocco occidentale in quest’ultima fase, se non altro. Il secondo fronte è proprio quello dei rapporti con il Marocco e, in particolare, con il Sahara occidentale, perché l’Algeria si schiera a favore del riconoscimento del Sahara occidentale, andando in rotta di collisione con lo stesso Marocco e con gli Emirati Arabi Uniti. Poi c’è il fronte saheliano, perché, secondo alcuni analisti interpellati da Il Sole 24 Ore, l’Algeria è preoccupata e allarmata dal presunto o effettivo ruolo che gli Emirati Arabi Uniti giocherebbero nel grande caos saheliano. Una regione che è diventata, lo ricordiamo, l’epicentro globale del jihadismo e che è incastrata in un circolo vizioso tra violenze di carattere terroristico e l’ascesa delle giunte. Da qui, ad esempio, anche l’accelerazione dell’Algeria nel tentare di investire, a livello militare e securitario, nel Sahel e di creare o ricreare rapporti con le stesse giunte militari salite al potere. Un caso emblematico è il sostegno offerto da Algeri alla giunta nigerina dopo il tentato golpe che si è consumato nelle scorse settimane a Niamey, capitale nigerina, così come è altrettanto emblematica la rinascita e il riscatto dei rapporti diplomatici avviati con l’aggiunta del Maya ni Dambé dopo la rottura che si era invece consumata in precedenza. Due segnali che mostrano quanto l’Algeria voglia riposizionarsi nel Sahel, anche nell’ottica di un contenimento con gli Emirati Arabi Uniti. (Foto di Gustave Deghilage) Vorrei chiudere con una nota più di buon auspicio. Settembre è stato, per le borse africane, un mese di fermento. Quali sono stati i fattori e i Paesi trainanti di questo rally dei listini? Il rally dei listini africani è in atto dall’inizio del 2026 e risponde a dinamiche specifiche dei singoli paesi. Nel caso del rally del Ghana, quello più poderoso in assoluto con rialzi nell’ordine superiore al 100% del valore in euro, secondo una stima sempre de Il Sole 24 Ore, è dovuto ad esempio al miglioramento delle condizioni economiche del paese e anche alle performance notevoli di alcuni titoli specifici; così come il rally della borsa nigeriana è imputato alla fiducia degli investitori verso le riforme della presidenza di Bola Tinubu e alle buone performance nel nei bilanci nel trimestrali. Alcuni grandi gruppi quotati in parallelo alle prestazioni comunque significative di listini come quello della Tunisia o quello decisamente più voluminoso e rilevante della borsa di Johannesburg, un listino che da solo capitalizza oltre 1500 miliardi di dollari statunitensi e rappresenta forse l’unica vera piazza finanziaria di portata internazionale nel continente africano. Però, più in prospettiva, al di là delle singole prestazioni, quello che si sta intravedendo su scala africana è un cambio di passo incoraggiante del settore azionario, in particolare con la quotazione record della raffineria di Aliko Dangote, il miliardario nigeriano che ha appena diversificato il suo impero dal vecchio core business del cemento e di altri settori, dando una spinta sempre più netta al settore energetico, in particolare petrolifero. Dangote ha iniziato il collocamento di una quota della sua raffineria il 14 settembre, con l’obiettivo di raccogliere circa 1,6 miliardi di dollari statunitensi, in aggiunta ai 2,5 miliardi già raccolti privatamente in estate, a luglio. L’operazione è prima di tutto rilevante per la sua portata, che, in valori relativi su scala africana, è comunque significativa, ma è anche rilevante per l’impatto, per così dire, culturale che sta manifestandosi e che si sta esercitando sul paese. E più in generale sui listini e sui mercati finanziari africani, perché la IPO si è consumata e si è registrata con la cessione di oltre quattro miliardi di azioni a un prezzo decisamente simbolico, 40 centesimi di dollari ad azione, con una soglia di ingresso minima di 4 dollari, quindi un pacchetto minimo di 10 azioni. Una strategia di democratizzazione, come l’ha chiamata lo stesso Dangote, che lascia presupporre una crescita dell’interesse, anche potenziale, per i volumi di intervento degli investimenti africani sulle proprie borse, uscendo quindi dalla logica di investimenti riservati esclusivamente agli investitori e, appunto, ai grandi capitali internazionali. Cucchiaiata dopo cucchiaiata, siamo arrivati al termine di questa Minestra, grazie per averci seguito. Noi ci risentiamo il prossimo 5 ottobre. Ciao! This is a public episode. If you would like to discuss this with other subscribers or get access to bonus episodes, visit rifrazioneprismag.substack.com