Una nuova Minestra degli Esteri è pronta in tavola! Cari amici di Prismag, bentrovati! Ebbene sì, sono proprio io, Michele Ceci, che una volta al mese approfondisco le tre storie che hanno più caratterizzato l’attualità di un continente o di un Paese. Il secondo episodio verticale della nostra minestra degli esteri non potevamo che dedicarlo alle elezioni di midterm, l’appuntamento elettorale che i fanatici di politica internazionale, in particolare sull’America, attendono. Episodio che abbiamo realizzato in collaborazione con gli amici di Jefferson Lettere sull’America. È con noi Enrica Nicoli Aldini, giornalista che dal 2015, se non erro, vive negli Stati Uniti e da lì collabora con numerose testate. Ciao Enrica, grazie per essere con noi. Ciao Michele, grazie mille per avermi invitato. Sono felice di essere qui. Proviamo a spiegare le midterm a chi non sa che sono elezioni molto diverse dalle presidenziali e che, quindi, meritano di essere inquadrate dal punto di vista del chi, del cosa e del come. Esattamente. Sono molto diverse dalle presidenziali; a me piace parlarne come di un meccanismo essenziale della democrazia statunitense e che, almeno alla sua nascita, per quella che era una volta la democrazia statunitense, è un ottimo esperimento democratico. Nel senso che le elezioni di metà mandato, come dice il nome stesso, avvengono a metà del mandato presidenziale di quattro anni, quindi ogni due anni, e a me piace descriverle come il primo rendiconto che l’elettorato presenta all’amministrazione in carica sul lavoro svolto nei primi due anni. E sappiamo che dagli albori della democrazia statunitense, c’è sempre stata l’intenzione di tenere a bada il governante. Le elezioni di metà mandato sono in questo spirito. Per cosa si vota alle elezioni? Non per il presidente, ma si rinnova tutta la Camera dei rappresentanti, composta da 435 membri con un mandato di due anni. Quindi ogni due anni, sia alle presidenziali sia alle midterm, si vota per tutta la Camera dei Rappresentanti e per un terzo del Senato. Sono 33 seggi più 2 soggetti a elezione speciale, per un totale di 35 seggi al Senato; inoltre, si vota per l’elezione di 36 governatori. Quindi, in 36 Stati, tra cui quello in cui vivo attualmente, il Colorado, si elegge il governatore o la governatrice e poi tutta una pletora di cariche locali minori. Perché sapete che negli Stati Uniti ci sono tantissime cariche elettive a tutti i livelli di governo, statali e locali. E ci sono anche tantissimi quesiti referendari. Purtroppo, i nostri ascoltatori non possono vederla, ma questa è la scheda elettorale del mio compagno, cittadino statunitense, arrivata a casa per il voto per corrispondenza: è lunghissima, pienissima. Ci sono forse un centinaio di palline da riempire. È una scheda elettorale molto diversa da quella che abbiamo in Italia. (Foto di raymondclarkeimages) C’è un tasto dolente in queste elezioni per l’amministrazione Trump: quello dell’economia. Trump era stato eletto, almeno così si è percepito in Italia, sulla scorta del fallimento della precedente amministrazione nel gestire determinate sfide legate alla congiuntura economica. Riusciamo a inquadrare il tema e poi, naturalmente, c’è il focus sui carburanti, che è pregnante, perché negli Stati Uniti il carburante pesa non poco. Si dice che si vota con la pompa di benzina in mano. Secondo gli ultimi dati del Consumer Price Index di settembre, l’inflazione è al 3,7 percento rispetto all’anno scorso, un dato negativo per l’amministrazione di Trump. Poi, se vai a parlare con l’elettorato repubblicano, come ho fatto io recentemente, ti dicono: «Ma con Biden era al 9 percento». Sì, però, come tu, Michele, giustamente hai ricordato, la promessa elettorale principale della campagna di Trump, oltre al contenimento dell’immigrazione, era proprio l’abbassamento del costo della vita. Questo non è accaduto perché l’amministrazione Trump ha fatto pochissimo per mantenere questa promessa elettorale. L’ultimo evento scatenante è stato la guerra in Iran, iniziata a fine febbraio. A causa della guerra in Iran, il costo dei carburanti ha cominciato ad aumentare fino a raggiungere, attualmente, secondo i dati della Triple A, l’ACI statunitense, i 4,30 dollari al gallone, cioè 3,7 litri di benzina normale, che sono tanti per gli Stati Uniti. Se facciamo l’equivalenza in euro al litro, è poco più di 1 euro al litro e a noi magari fa ridere, ma per gli Stati Uniti è tantissimo. Io ne scrivo molto e, non per farmi pubblicità, nella mia newsletter ho raccontato anche la mia esperienza sul costo del carburante. Arriviamo a un punto cruciale: il costo medio nazionale del diesel al momento è di 6,30 dollari al gallone e, in alcuni stati e in alcuni periodi dell’anno, ha superato addirittura i 7 dollari. Perché il diesel è importante? Perché è il carburante di scelta dei veicoli usati per il lavoro: i camion che trasportano merci, bestiame, soia, mais, riso, ecc. Il diesel serve anche ad alimentare tantissimi macchinari utilizzati dai contadini e dagli allevatori nel loro lavoro. Quindi il costo non solo della vita, ma anche del lavoro, per tantissime fasce della popolazione statunitense è aumentato vertiginosamente proprio a causa degli effetti della guerra in Iran, colpendo una parte dello zoccolo duro dell’elettorato di Trump. Quindi c’è un grande malcontento in questo senso e l’economia è proprio il tema fondamentale che molto probabilmente deciderà queste elezioni di metà mandato. (Foto di Paul VanDerWerf) Il diesel, come sottolineavi, alimenta le attività essenziali di molti degli elettori di Trump, che, almeno in senso comune, appartengono all’America rurale. E ti vorrei chiedere: nella tua esperienza, come inviata tra gli elettori repubblicani, quelli che hai incontrato hanno cambiato idea su Trump? C’è stato un mutamento d’umore nei confronti dell’amministrazione Trump, trainato, ma magari non solo, dall’impennata dei prezzi della benzina causata dalla guerra in Iran? Sì, altrimenti non vedremmo i risultati che vediamo nei sondaggi. Visto che si tratta di un’elezione molto differenziata, ogni Stato misura in modo diverso il possibile esito. Per fare i sondaggi si usa il generic ballot, la scheda generica che chiede se prevedi di sostenere il partito democratico o repubblicano, qualunque sia la tua declinazione locale. Secondo Nate Silver, uno dei modelli di sondaggi politici più importanti del Paese, i democratici sono in vantaggio dell’8-9 punti percentuali, un risultato elevato. Credo che sia importante distinguere tra «repubblicano» e «trumpiano», perché (non, ndr) tutte le persone che afferiscono all’ideologia repubblicana sono convintamente trumpiane. Ci sono tanti indecisi, ci sono tanti moderati e, soprattutto, queste persone sono deluse dalla performance del presidente in carica e quindi o prevedono di restare a casa e astenersi dal voto oppure di passare dall’altra parte. Il sentimento nazionale è quello di un allontanamento, di un malcontento nei confronti di Trump. Io, Enrica Nicoli Aldini, nel corso dei miei reportage, purtroppo, non sono ancora riuscita a incontrare un elettore di Trump che abbia cambiato idea su di lui. Ho intervistato una dozzina di elettori trumpiani nell’ultima settimana e non hanno cambiato idea su Trump. Le ragioni riguardano in particolare la guerra in Iran. Quello che mi viene detto è che è un male necessario. Un elettore mi ha detto, e qui ti cito: «Trump guarda anni avanti nel futuro, a ciò che è meglio, non solo per l’America, ma anche per il mondo intero. Quindi, l’Iran presenta un rischio nucleare, è giusto bombardarlo ed entrare in questa guerra». E un altro elettore mi ha detto che «la guerra in Iran è il prezzo che dobbiamo pagare per eliminare questo rischio». Sono tutti elettori che ho incontrato in un’America che possiamo definire rurale, sì, ma comunque nello stato del Colorado, in cui vivo, che è a prevalenza democratica. L’America rurale che trovi nel Colorado rurale è magari un pochino più moderata di quella che inco… This is a public episode. If you would like to discuss this with other subscribers or get access to bonus episodes, visit rifrazioneprismag.substack.com