Media Monitor Podcast by Marco Hugo-Barsotti

Marco Hugo Barsotti

Media Monitor Podcast in English/Italian or French: Talk about Broadcasting, Artificial Intelligence, Technology and communication...and the French Riviera too notsoslow.substack.com

  1. 09/02/2024

    Brionvega, Braun Telefunken ma anche Ducati: il designer Davide Vercelli racconta a FM-world l'evoluzione dell'apparecchio radiofonico

    Radio is Queen Anni fa andava di moda la frase Content is King, per dire che ciò che conta nel mondo dei media sono i contenuti. Sarà, ma chi scrive - e siamo sicuri tanti di coloro che ci leggono - sono o sono stati appassionati anche del contenitore, dell'apparecchio "Radio". E d’altronde, se guardiamo le vecchie copertine del Radiocorriere, vediamo che in passato che il ricevitore era spesso in copertina, al posto di conduttori o cantanti. Armonia di linea, Purezza di voce Meno noto il fatto che, come si potrà vedere a Milano , tanti di questi apparecchi portano firme di designer e architetti prestigiosi, quali Le Corbusier, i fratelli Castiglioni, Zanuso e tanti altri. L' ADI design Museum di Milano ha deciso  dunque di ospitare la prima tappa dell'esposizione intitolata "L'evoluzione estetica degli apparecchi radiofonici", a cura di Davide Vercelli. Impossibile resistere alla tentazione di parlargli direttamente: abbiamo dunque chiesto e ottenuto il contatto dalla direzione del museo. Questo il resoconto dell'intervista che ha avuto luogo lunedì 2 settembre 2024. Per chi preferisce, l'audio originale è disponibile a questo indirizzo. L'intervista M.H.B.-FMworld: Per chi non ti conoscesse una breve tua presentazione. Davide Vercelli: Sono un ingegnere deviato alla creatività, nel senso che ho una formazione da ingegnere ma non ho mai fatto l'ingegnere materialmente: progetto invece oggetti per aziende. Poi ho in gestione per Arte Fiera sempre a Bologna, parte degli eventi collettivi. Sono appassionato di design di radio e ho iniziato una collezione specificatamente dedicata al design degli apparecchi connessi in qualche modo alla musica ormai 30 anni fa.  M.H.B.-FMworld: Abbiamo letto che la collezione dei pezzi presentati è tua, non si tratta di pezzi reperiti sul mercato o in altri musei... Davide Vercelli: Sì, è così, io negli anni ho addirittura dovuto acquistare un capannone per gestire gli apparecchi che man mano ho radunato. C'è uno scrittore che si chiama Walter Benjamin che ha scritto delle cose meravigliose sul collezionismo e ci paragona a Sisyphos, quindi un sasso dopo l'altro portato alla sommità della montagna per poi ridiscendere. Gli oggetti sono così. Per cui la maggior parte degli oggetti esposti è mia, tranne  due o tre che per i quali ho coinvolto amici collezionisti. L'esposizione M.H.B.-FMworld: Quindi raccontaci a questo punto cosa ci attende a Milano. D.V.: Allora io nella pletora di possibilità che ci presentava ho voluto raccontare delle storie che in qualche modo hanno attraversato la società italiana ed europea a partire dagli esordi della radio in poi. Nel caso specifico sono nove e riguardano dei temi specifici. In parte è un'epopea di alcune aziende europee che hanno fatto la storia della radio: Braun, che prima di fare spazzolini da denti  ha fatto delle cose meravigliose, prima con Hans Gugelot, quindi la scuola di Ulm, e poi con Dieter Rams (leggere questo, N.d.R.) ha fatto delle cose meravigliose nell'ambito audio, bellissime e forse inarrivate, dal '57 in poi diciamo. Una delle creazioni più famose di Braun è la cosiddetta "Barra di Biancaneve" (Braun SK55), che è questo radiofonografo da porre in centro stanza. Perché non ha un retro come accade abitualmente su tutti gli apparecchi, dove  per primo ha utilizzato il policarbonato trasparente, per non coprire ma svelare la presenza del giradischi, cosa che poi è stata adottata in poi tutti gli impianti stereo cche ancora oggi utilizzano un giradischi. Ducati Quindi dicevo , Braun, Brionvega ma anche Ducati. Ducati, prima di essere nota e famosa per le moto, produceva componenti elettromeccanici e negli anni '40 ha prodotto una serie di tre radio in legno piallacciato chiare, in un'epoca dove tutto era scuro, noce, legno scuro. Una linea perfetta che è all'avanguardia ancora adesso, e una in particolare - è una di quelle che non è mia - , si chiama affettuosamente "radio papale". È un esempio di eleganza meravigliosa da vedere, con una scala verde e le manopole verde, immaginiamo degli anni '40, quindi in legno piallacciato chiaro, anticipando il design del Nord Europa, manopole chiare e griglia dell'altoparlante verniciata di verde chiaro anche lui. Space Age E poi raccontiamo invece una serie di storie un po' più intime, non relative a grandi aziende ma che hanno attraversato la società, per cui Space Age, l'influenza che la fantascienza e poi i viaggi spaziali hanno avuto sul design generale, sul design delle radio e degli apparecchi. Per cui le forme Sputnik, quelle rotonde, oppure a razzo, l'uso di materiali come il cromo, le plastiche lucide,  c'è uno degli slot dedicato alla Space Age. Giò Ponti Dopodiché raccontiamo che Giò Ponti (l'architetto del palazzo sede di Finelco/Radio Medioaset N.d.R.), nel 1930, tuonò nella sua rivista contro le aziende produttrici di radio dicendo che erano solo in grado di mettere un apparato elettronico all'interno di un comodino in stile Tudor o Queen Anne, fruibile solo per i cottage americani e della necessità di strutturare un'architettura regionalista non ci fosse nulla. Quindi stimolò, con La voce del padrone, His Master's Voice, che era un'azienda produttrice, un concorso vinto da Figini e Polini, due architetti modernisti che entrarono nell'ambito del lavoro con lo studio di Gio Ponti che disegnarono questa radio che si chiama Domus, che è un piccolo capolavoro di architettura. Un edificio razionalista e le geometrie variabili Un parallelepipedo perfettamente squadrato, le manopole bianche, la disposizione dei comandi estremamente elementare, sembra un edificio razionalista in miniatura con un piallaccio in ebano, ebano del Macassar (??) , quindi estremamente raffinato, una bellezza totale. Esponiamo il numero di gennaio del 1933 di Domus, laddove viene bandito questo concorso. Ci è piaciuto poi raccontare delle storie, ci sono le geometrie variabili, tutti quegli apparecchi come la TS 502, la Radio Cubo, che volutamente non rappresentiamo nello slot della Brionvega ma in quello delle geometrie variabili perché è stato il capostipite di questi oggetti che potevano essere modificati dall'utente. Insieme a degli apparecchi, per esempio c'è un impianto stereo di Wega, marca tedesca, che anche lì ha due porzioni che ruotano l'una sull'altra a liberare il giradischi. Benito vs Adolph Poi vorrei ricordare la diatriba Italia vs Germania sulla radio popolare. Laddove i due regimi avevano necessità di diffondere il proprio verbo e di creare un'unità nazionale, in Italia e Germania i governi  si mossero con principi molto diversi, con efficacia e risultati estetici estremamente agli antipodi, direi, Un esempio significativo di un approccio progettuale differente tra i nostri due popoli che sussiste tuttora. M.H.B.-FMworld: Puoi spiegare meglio? Cosa intendi? D.V.: Intendo che ai tempi noi facciamo un editto in cui coinvolgiamo 12 aziende e diamo delle indicazioni di massima, la radio deve avere queste caratteristiche, prese determinate stazioni e avere questa forma più o meno. Quindi cosa accade? Che in Italia ognuno si fece una radio di legno, un mobile di legno più o meno come voleva, sono distinguibili, si riconoscono, si chiama radio rurale per i fregi, perché il fregio caratteristico è una spiga in alluminio sul frontale della radio, però sostanzialmente anche dal punto di vista elettrico ognuno mise dentro, ogni produttore, ero 11 o 12, mise dentro un apparecchio che già aveva leggermente modificato. In Germania, da tedeschi: la radio deve essere questa, uno stampo che faceva la Basf in bachelite uguale per tutti e il progetto elettronico verteva su una valvola sola. Per cui, mobile identico per tutti, stampato in bachelite, elettronico con una valvola e questo permise loro, con questa estrema razionalizzazione della produzione, di fare una radio che costava pochissimo e di distribuirne milioni: la Volksempfänger Tanto che, a distanza di pochi anni, il 70% della popolazione tedesca aveva in casa una radio popolare tedesca. Le nostre radio, bellissime, sono proprio meravigliose, ma con una produzione limitata e esclusivamente dedicata alle scuole e agli enti rurali, sindacati e cose varie. Quindi noi abbiamo pensato di colpire una popolazione giovanile principalmente attraverso le scuole, loro invece di diffondere la radio in massa. La loro radio popolare si trova ovunque e costa pochissimo, anche oggi si trova sul mercato a prezzi accessibili. La nostra radio rurale invece è molto rara, si parla di poche centinaia di esemplari, e a livello collezionistico è molto ambita. A livello di efficacia siamo stati un po' perdenti. 50 kW M.H.B.-FMworld: Dunque Mussolini inaugurava trasmettitori più potenti d'europa, 50 KW a Roma, ma alla fine non aveva gente che lo potesse ascoltare ? D.V.: Esattamente. Una cosa interessante che facemmo fu indirizzare la nostra radio alle popolazioni giovanili, quindi alle scuole. Esisteva un periodico mensile che programmava settimanalmente delle trasmissioni educative. Le scuole seguivano quelle trasmissioni che andavano in onda al mattino, tipo alle 10, con temi come la missione dell'Italia in Etiopia o l'aeroplano e l'aviatore. Con tanto di rivista e, soprattutto, un poster enorme che veniva affisso nelle scuole, graficamente illustrando il contenuto delle lezioni. M.H.B.-FMworld: Una filosofia sostanzialmente diversa tra i due popoli... D.V.: Esatto. E questa differente lettura del progetto, del design, si riflette anche nel confronto tra Braun e Brionvega. Ci sono apposta anche per quello: Braun, con Dieter Rams: minimalismo totale, colori bianchi, assenza totale di elementi decorativi, e una linea produttiva che, dal '57 fino agli anni '80, può essere facilmente identificata. Brionvega, al contrario, esplose con colori vivaci, plastiche e modelli identificabili, ma molto diversi tra loro. Anche questo tipo di approccio progettuale ci appartiene in qualche modo, e appartiene ancora ai t

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  2. 08/19/2024

    Claudio Cecchetto a FM-world: "Per affermare una radio web ci vogliono otto anni. Col DAB, forse cinque"

    Domenica d'Agosto Lo spunto per questa conversazione è stato un ormai famoso post su Talkmedia: su alcune vetture BMW un aggiornamento software del costruttore rende impossibile ascoltare Radio Cecchetto. O meglio, la fa ascoltare visualizzando il logo di tutt'altra emittente. Pensavamo di raccogliere una dichiarazione dell'editore (Cecchetto) in merito, ma alla fine abbiamo ritenuto più interessante fare il punto su Radio Cecchetto e sull'annosa questione di "come emergere nel mare magnum delle radio digitali", una problematica che anche un nome importante deve affrontare. Ecco dunque, senza filtri e senza tagli, la nostra conversazione che ha avuto luogo domenica 11 agosto. L'audio originale è disponibile qui. L'Intervista FM-world - Raccontaci innanzitutto l'idea di tornare a fare radio dopo tanti anni, cosa è successo in questo primo anno e se la consideri, oggi, una fase di messa a punto del progetto o se è già a regime. Claudio Cecchetto - Guarda io ho sempre creduto nel web, ho fatto anche iniziative in questo ambito ed essendo privilegiato nel campo della radio - perché le cose mi sono andate particolarmente bene - ho pensato: si parla tanto di web, del suo futuro e tutto il resto, ma con la radio siamo ancora in FM e quindi ho detto "voglio questa avventura" perché purtroppo la rete è considerata come la serie Z della radio, fino a poco tempo fa sembrava che fosse proprio l'ultima spiaggia, invece secondo me è la prima spiaggia, il web sarà la serie A. Pensare a lungo termine E quindi ho cominciato a entrarci un po' più seriamente, un po' più professionalmente e ho fatto questa radio, ho trovato dei collaboratori che hanno condiviso con me questo progetto... perché insomma come  in tutte le cose c'è bisogno di persone valide... e penso di averle trovate. E quindi eccomi nell'avventura del web, io penso che come sono riuscito ad avere un ruolo gratificante nella radiofonia tradizionale spero di ottenere altrettanto nella radiofonia digitale, anche se secondo me... ci vorranno 10 anni, però spero con il mio ingresso di diminuire questo tempo. Novantanovemilasettecento FM-world - Perfetto, la tua risposta si sposa bene a quello che volevo chiederti. Tanti milanesi ricordano il lancio di Radio Deejay: praticamente ti eri messo tra i due colossi, Studio 105 e RMI - perché (99+101)/2 = 100, Radio Music "100" -, anzi quasi 100, novantanovemilasettecento. Insomma, quando uno passava con la manopola da 105 a RMI, poteva capitare in una bella canzone e dunque ci si fermava, si scopriva la tua radio. Con il web purtroppo non si riesce perché non c'è una manopola da girare, devi proprio andarci diretto e questo fa sì che tanti progetti facciano fatica ad emergere e diventare redditizi... C.C. - Secondo me i progetti redditizi sono quelli vincenti, ci vuole un'idea ottimale e la gente viene a cercarti, solo che devi avere davvero quella giusta. Non rifare quello che fanno gli altri (incluso me stesso) Quando sono partito sapevo esattamente quello che non avrei fatto: tutto ciò che hanno già fatto gli altri, tra cui includo anche me stesso. Perché esiste già. Questo è uno strumento nuovo e io vorrei che fosse nuovo anche il prodotto, quindi  bisogna fare un buon contenuto, questo è l'unico sistema per arrivare alla notorietà. Pero, attenzione, ripensiamo a Radio Deejay: per diventare numero uno, ci ho messo 8 anni, non è che ci ho messo due giorni. Il problema è scalfire l'abitudine, le persone sono abituate ad andare sempre nello stesso posto, quindi tu devi disabituarle, quello è il lavoro più difficile, convincere gli ascoltatori che sono abituati ad ascoltare una certa radio, a fare una certa cosa, a farne un'altra, ecco questo è l'aspetto più difficile. Però ai tempi ce l'ho fatta e penso di farcela di nuovo, sicuramente con qualcosa di diverso da ciò che c'è già, perché quello che c'è già, c'è già da anni, si è capito che funziona e quindi è inutile andare a disturbare un prodotto con un prodotto simile, perché la gente deve cambiare, perché deve venire da te, trovare qualcosa di diverso da quello che gli è sempre stato offerto. Paddle e beneficienza FM-world - A questo punto, visto che non tutti conoscono la tua emittente, potrebbe essere utile dedicare due minuti nel descrivere cosa stai facendo con Radio Cecchetto.   C.C. - Beh. Non tutti conoscono la radio sicuramente, però come brand penso che sappiano di che cosa si tratta. Vero, sono sempre un work in progress, quello senz'altro e cerco di inventarmi. Credo di essere partito già con qualcosa di diverso, pensa solo a Radio Rent. Noi diamo la possibilità... ecco, diciamo, così come ci sono i campi di paddle, i campi di calcetto o si tennis, ci sono anche le radio in affitto, ore radiofoniche che io metto a disposizione per quelli che magari hanno lavorato nelle radio, hanno crisi di astinenza, hanno voglia di ritrasmettere. O le idee nuove. Ecco io ho fatto un programma che si chiama Radio Rent che è proprio per loro, per poter rivivere l'esperienza radiofonica. FM-World - Sì, ma ti fai pagare lo spazio... C.C.: Attenzione, lo spazio lo noleggio ma il costo del noleggio va in beneficenza perché chiedo a tutti di donare quello che pagano per Radio Rent a un'associazione benefica di loro conoscenza, di loro fiducia. Oltre il rock FM-world - Non fai una supervisione sul tipo di musica? C.C. - Guarda, guardate, le cose a me non piace raccontarle, a me piace farle, sono sempre stato così. La radio va ascoltata. Anche all'inizio in tanti non avevano capito Radio Deejay, tanto è vero che sorridevano perché dicevano "ma che musica mette questo qua?". Ma la musica io andavo a prenderla, a cercarla, e quindi secondo me la cosa più logica è fare e non dire che cosa fare. Prendi il rock: è scomparso, perché quello bello ormai è già stato fatto, esiste ed è difficile che venga aggiunto nel repertorio rock qualcos'altro, è diventato quasi come la musica classica. Mancando il rock, questo può essere sostituito dal "rock del 2000" che è ad esempio l'elettronica e io sto andando in quella direzione, però a poco a poco, perché come tutte le cose ci si arriva col tempo. Assago 2.o? FM-world - Quindi tu dici, giudicatemi sulla lunga distanza, su 8/10 anni...  C.C. - Sì, poi nel mio caso la gente dice "Ah fa Radio Cecchetto, perfetto, adesso farà Radio Capital Cecchetto". Ma ricordiamoci, prima di tutto ci vogliono le risorse. E obiettivamente se non hai tutte le risorse deve arrivare a dei compromessi, nel senso che se ti dà qualcuno le risorse vuol metterci anche il suo parere, quindi alla fine è che non fai un prodotto tuo, fai un prodotto mediato dal finanziatore. Dunque nel mio caso ok, con calma: ma penso di metterci un po' meno di 10 anni. E poi non è che voglio diventare numero uno, voglio... mi piacerebbe che Radio Cecchetto diventasse qualcosa di nuovo, qualcosa che mancava. DAB chiama WEB FM-world - Tu sei stato anche in FM, Radio Cecchetto l'abbiamo sentita a Sanremo sui 106 MHz, e poi in DAB, però hai parlato solo di web.... C.C. - Attenzione, io continuo ad andare in DAB, io in DAB sono a Torino, Milano, Brescia, Genova, Roma e adesso a Napoli. Io comunque credo nel DAB, il DAB è quello che aiuterà la notorietà del web. Vedi, ti ho detto otto, dieci anni, ma credo che col DAB ce ne metteremo cinque. In poche parole, divertimento e opportunità FM-world - C'è qualcosa che vuoi dire a chi ci legge e ci ascolta, che ho dimenticato di chiederti? C.C. - Dico solo che generalmente io mantengo le promesse. Noi ce la mettiamo tutta, il problema è che in questo momento le radio non divertono più... neppure chi le fa. Le radio sono nate perché c'erano dei ragazzi che andavano in un attimo al microfono, si divertivano e divertivano. Ecco, bisogna ritornare a quell'epoca lì, a quel tipo di approccio alla radio, la radio è uno strumento per divertirsi. E poi un appello, una cosa che dico a quelli che vogliono approcciarsi alla radio: attenzione, non è un lavoro, è un'opportunità.  (Marco H. Barsotti per FM-world) This is a public episode. If you would like to discuss this with other subscribers or get access to bonus episodes, visit notsoslow.substack.com

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  3. 04/10/2024

    Radio PNR, Come restare "fedeli" al proprio ruolo nel territorio pur fornendo un prodotto con standard da emittente commerciale

    L'intervista FM-World: Due parole sulla lunga e gloriosa storia della vostra radio per chi magari non la conosce. Don Paolo Padrini: Intanto grazie per l'opportunità di parlare. La nostra radio PNR ha una lunga storia, nata nel periodo delle radio libere negli anni 80, in un contesto popolare, dal territorio come buona parte delle radio libere della provincia. Nasce come radio di una piccola cittadina del Piemonte, Novi Ligure, poi si fonde con un'altra di Tortona e si struttura diventando radio di Cesana. Ha una storia popolare fatta di tante piccole storie di volontari, giovani, appassionati che hanno trovato l'opportunità di esprimersi e dare voce al territorio, come era lo spirito originario delle radio locali. FM-World: Quando si pensa un emittente comunitaria cattolica...o almeno, quando io penso a questo tipo di emittenti ho in mente stazioni come Radio Orizzonti di Saronno: basate su volontariato, antenna nel loro caso addirittura quasi nascosta in un campanile di un altro paese... eccetera. Però guardando la vostra radio oggi mi sembrate che è un po a metà tra un'impostazione commerciale e una comunitaria, forse piu' sul modello di Radio Marconi a Milano... DPP: È un po' così,  ho sempre lavorato sull'idea di una radio cattolica e cristiana nello spirito del volontariato e della radio comunitaria, ma fatta bene qualitativamente a livelli alti. Qualità globale Non esiste la radio brutta o bella, esiste fatta bene o male, e noi cerchiamo di farla bene crescendo nella qualità del suono, delle apparecchiature ecc. Lavoriamo con uno stile di radio nazionale non per pretesa, ma perché crediamo che il livello debba essere alto. Siamo tanti volontari, io per primo, ma il volontariato diventa più uno stile, la missione da portare avanti con un alto livello di qualità, perché il bene si traduce in bene solo se comunicato bene. FM-World: Avete molti conduttori molto giovani mi chiedevo se sono autonomi nella creazione dei contenuti o se esiste un coordinamento da parte vostra, se avete qualcuno che scrive testi. DPP: Sono autonomi ma coordinati. La loro autonomia è di scrittura, ricerca di contenuti e confezionamento del prodotto, ma c'è un coordinamento redazionale sui contenuti che diventano i nostri podcast quotidiani e interventi talk. Abbiamo una redazione giornalistica ma difficoltà a coprire il territorio essendo piccolini con due impianti FM. Questo mi ha spinto a diffondere i contenuti in modi alternativi per essere presenti con interviste e contatti con associazioni e realtà culturali. I nostri ragazzi imparano ad aprire bocca per parlare del territorio, sono allenati a raccontare ciò che accade, questo li spinge a produrre contenuti di interesse e qualità. I giovani e la radio FM-World: Restiamo un attimo sui giovani allora. Si dice che la radio non è più nel radar dei giovani, che usano social media, instant messaging e che per la musica vanno su Spotify. Ora non so quale sia la causa e quale l'effetto ma oggi direi che  gran parte dei network è animata da persone decisamente oltre il '"mezzo del cammin di loro vita" (anzi forse  oltre il doppio del mezzo del cammin). A suo avviso questa impostazione, gente davvero giovane al microfono, porta anche a un aumento dell'ascolto medio da parte di giovani? Padrini: : Il feeling che abbiamo è ottimo da questo punto di vista. Non posso dire che siamo una radio orientata verso un pubblico giovanile, considerando anche la strutturazione della nostra musica in ambito adulto. Però cerchiamo di dare molto spazio ai giovani, ad esempio siamo presenti nelle scuole con laboratori musicali per bambini e ragazzi che vengono a creare podcast. Facciamo tante attività per dare opportunità ai giovani e crearci un vivaio, come le squadre di calcio con le giovanili. Cerchiamo di farci vedere negli open day e momenti importanti per le scuole. Non sappiamo quanto si traduca in ascolto broadcast, perché chi fa radio nel 2024 sa che non c'è solo la radio accesa e spenta, ma anche podcast, interviste, contenuti social. Pensiamo che il nostro lavoro con i giovani abbia impatto. La nostra radio è frequentatissima dai giovani che entrano come stagisti, volontari del servizio civile ecc., trasformandola in un luogo che produce professionalità e opportunità. Alcuni nostri giovani hanno spazi in radio nazionali, quindi siamo un vivaio di opportunità. È un po' come fanno le squadre di calcio con quelle giovanili chiaramente no? In Blu FM-World:Una domanda sulla sostenibilità economica; preparandomi  a questa intervista parlavo con un ex redattore di Radio Marconi...tra l'altro voi eravate in Marconi o siete stati subito "in blu"? Padrini: No, noi siamo sempre stati InBlu come appartenenza e lo siamo tuttora, noi con Marconi abbiamo avuto un importante contatto quando nel 2001 io ho preso la direzione della radio e abbiamo rinnovato completamente la programmazione. Io a Marconi ho fatto uno stage personalmente proprio per andare a capire come funzionava una radio importante. FM-World: In breve, mi dicevano appunto che volontariato ok, ma poi servono soldi veri per le tante spese. E questi si hanno se le diocesi credono nella radio, e non tutte lo fanno. Padrini: Una cosa importante per sfatare miti - non solo le radio hanno bisogno di soldi esterni, anche i quotidiani nazionali hanno bisogno di contributi dell'editoria altrimenti chiuderebbero tutti, laici e cattolici. Una radio come la nostra si sostiene in parte con la pubblicità, ma abbiamo anche partnership con fondazioni bancarie, comuni ecc. Se si vuole lavorare, possibilità di finanziamenti ci sono. È chiaro che il nostro budget è coperto per buona percentuale dai contributi dell'8 per mille grazie alle firme dei contribuenti italiani, e questo impegna la diocesi in modo importante. Una diocesi che ci crede investe, un'altra meno decide di non investire, alcune hanno scelto tv invece che radio o carta stampata. Un investimento Ma la diocesi deve intervenire perché in realtà è un investimento, non una spesa. Noi ad esempio non riuscivamo a coprire il territorio diocesano, quindi ci siamo inventati un'attività video coprendo le celebrazioni del vescovo e diventando realizzatori di contenuti multimediali per la diocesi, creandoci uno spazio lavorativo e permettendoci finanziamenti perché offriamo un servizio più grande. Dico ai colleghi che lamentano che la diocesi non crede nel mezzo di trovare il modo di offrire un servizio a 360 gradi innovativo, perché la diocesi ha bisogno di comunicare le proprie attività, che sono il Vangelo. Il lavoro fatto bene ripaga, quindi c'è bisogno dei soldi della diocesi ma anche di trovare vie per darle soddisfazioni. Mille Watt (con l'otto per mille) FM-World: A questo punto accontentiamo un attimo il nostro cuore tecnico. Ci racconta due cose sulla vostra struttura tecnologica? DPP: Abbiamo due piccoli impianti di diffusione FM da 1 kW circa, uno a Tortona e l'altro su un monte a Serravalle Scrivia/Stazzano, a 200 e 400 metri di altitudine, che ci permettono di coprire gran parte della provincia di Alessandria, la zona di Tortona e Novi arrivando ai confini della Lombardia verso Voghera. Sono piccoli impianti con due frequenze, 95.7 e 96.4 MHz. Poi abbiamo tutta l'infrastruttura per lo streaming sulla nostra app e tutti i canali audio/video esistenti, compresi FM World, stiamo creando app per smart TV ecc. Cerchiamo di essere presenti ovunque la tecnologia lo consenta. Abbiamo uno studio di produzione audio/video a Tortona, e usciamo con una "visual radio" parziale, senza i video musicali a causa dei costi dei diritti CIAE/SIAE. Ma con alcuni accorgimenti trasmettiamo le immagini dei conduttori e qualche video generico sotto le canzoni. DAB- FM-World: DAB...si o no? Padrini: No, il DAB al momento non è previsto nei nostri investimenti anche se teniamo d'occhio il settore. Ma io ho sempre spinto di più sull'internet radio, credo che sarà il modo principale di fruizione dei contenuti, vedo già persone anziane che usano le smart TV senza problemi. Anche nel mondo auto ormai chi acquista chiede Android Auto o Apple Car Play, non il DAB. Una voce per la pace FM-World: Ultima domanda. Storicamente i missionari andavano in paesi lontani a diffondere il Vangelo, oggi sono quei paesi che vengono da noi con l'immigrazione. Ma nessuno sembra fare piu' promozione della cultura cattolica, addirittura immaginare di proporre conversioni sarebbe considerato politically incorrect. Ritiene in ogni caso che la radio possa essere utile non per "convertire" ma almeno per favorire un inserimento armonioso e la comprensione reciproca, come faceva la Voice of Peace tra Libano e Israele? Padrini: : È utopistico pensare che una radio possa risolvere i problemi del mondo solo trasmettendo contenuti di relazione e positivi. Ma questo non significa che non serva. Credo che la grande pace sia fatta di piccole paci quotidiane, e in questo ambito una radio che lavori bene sul territorio, diventi uno spazio dove si parla di cose belle nel modo giusto, uno spazio in cui persone diverse lavorano insieme per produrre gli stessi contenuti e diventi uno spazio di dialogo, è possibilissimo. Basta buona volontà, onestà intellettuale e voglia di confrontarsi. Se una radio fa questo può essere uno strumento utile per l'integrazione, come la scuola insegna ai bambini a stare insieme risolvendo conflitti in modo naturale. Anche la radio può aiutare molto in questo senso. (M.H.B. per FM-World) This is a public episode. If you would like to discuss this with other subscribers or get access to bonus episodes, visit notsoslow.substack.com

    30 min
  4. 02/23/2024

    FM-World intervista Maurizio Mesenzani

    Durante la conferenza sull’Intelligenza Artificiale svoltasi a Cannes (Francia) il 9 febbraio 2024 abbiamo avuto l’opportunità di intervistare Maurizio Mesenzani, CEO di VGS e Managing Partner di BSD. Questo il riassunto dell’intervista, interamente ascoltabile nel podcast allegato a questo articolo.Marco Hugo Barsotti: Allora intanto presentati per chi non ti conosce e racconta che cosa fai. Maurizio Mesenzani: Sono Maurizio Mesenzani, imprenditore nel settore dei servizi professionali. Ho un gruppo di aziende, tra cui BSD, fondata nel 1990, che si occupa di interazione uomo-macchina in ambito industriale, servizi e software. Facciamo user research, testing, prototyping e valutazione di strumenti per capire come rispondono ai bisogni delle aziende e delle persone che li utilizzano. M.H.B.: Avete prodotti propri o lavorate solo a progetto? M.M.: Non siamo produttori né rivenditori. Siamo consulenti indipendenti che supportano l'adozione e il deployment di tecnologie. Non vendiamo prodotti ma aiutiamo i clienti a selezionare quelli già esistenti o a progettarne di nuovi su misura. Nel business tu ti posizioni in un certo modo, se io mi posiziono come venditore di un prodotto, poi non posso su un altro tavolo fare l'advisor e sull'altro tavolo fare il valutatore, perché come dire... A meno che ti chiami Goldman Sachs. M.H.B.: Quanto è sentita in Italia l'esigenza di ottimizzare l'interazione con i sistemi automatizzati? M.M.: È molto sentita, è particolarmente sentita post-pandemia perché ci sono delle logiche di lavoro diverse da prima, banalmente i controlli remoti, banalmente lo smart working, banalmente la digitalizzazione di molti flussi. Digitalizzando i flussi, che cosa succede? Tu hai a disposizione milioni di dati, hai a disposizione milioni di strumenti, milioni di device, dai telefoni, smartphone, gli schermi intelligenti, tutto quello che vuoi tu. Sono tutti elementi che richiedono un ripensare l'interazione tra le persone e l'hardware e il software. Quindi sono, diciamo, negli ultimi tre anni, praticamente nel periodo post-pandemico, c'è stata una ripresa molto sentita perché i fabbisogni di business sono molto diversi da prima. Banalmente io posso tranquillamente governare una linea di produzione lavorando da casa, però vuol dire che devo avere un'interfaccia dalla quale posso cliccare delle cose, loccare, interagire con qualcun altro, scrivere a qualcuno per chiedere informazioni. M.H.B.: L'intelligenza artificiale come ha già modificato e modificherà le interfacce che proponete? M.M.: Sta cambiando molto i processi di customer service con chatbot e risposte generate automaticamente. Apre scenari nuovi in termini di professioni, processi e progettazione di interazioni. Richiede persone in grado di istruire e gestire gli strumenti AI. M.H.B.: Per gli imprenditori interessati, come potete essere un interlocutore sull'AI? M.M.: La nostra azienda è all'avanguardia nell'utilizzo di tutti gli strumenti di intelligenza artificiale disponibili. Integriamo l'AI nei nostri progetti per ottimizzare l'interazione uomo-macchina in diversi settori, dall'industria al customer service. Possiamo essere un interlocutore valido per gli imprenditori in diversi modi: * Valutazione e selezione di strumenti AI: Aiutiamo a valutare le diverse tecnologie AI disponibili e a selezionare quelle più adatte alle vostre esigenze specifiche. * Progettazione di interfacce utente: Disegniamo interfacce utente intuitive e user-friendly che massimizzano l'efficienza e la produttività dei vostri dipendenti. * Sviluppo di soluzioni AI personalizzate: Possiamo sviluppare soluzioni AI personalizzate per automatizzare i processi aziendali e migliorare l'esperienza dei vostri clienti. * Formazione e supporto: Offriamo formazione e supporto per aiutare ad adottare le nuove tecnologie AI e a sfruttarne al meglio il potenziale. M.H.B.: Dove pensi che la tua azienda si posizionerà in futuro rispetto all'intelligenza artificiale? M.M.: Vedo grandi opportunità per applicare l'AI nei nostri servizi. Ad esempio, per analizzare ed estrarre insight dai dati che raccogliamo studiando l'interazione uomo-macchina. O per generare automaticamente prototipi di interfacce utente alternative. L'obiettivo rimane capire i bisogni degli utenti, ma l'AI può ampliare le nostre capacità di farlo in modi nuovi. Continueremo ad esplorare queste possibilità restando concentrati sul valore che possiamo generare per i clienti. M.H.B.: Quali competenze serviranno in futuro alle aziende per sfruttare appieno il potenziale dell'AI? M.M.: Saranno cruciali sia competenze tecniche che di business. Sono aperte molte qestioni, quali Il prompt designer, che cos'è? Cioè chi dà le istruzioni alla macchina? E chi fa il tuning degli algoritmi? Chi è? Cioè è uno che fa le pulizie degli database? È uno che fa i servizi generali? O è uno che sta nell'area IT? O è uno che sta nel marketing? O è uno che ha un percorso di vendite? Non lo sappiamo, sono tantissime professioni che hanno degli impatti enormi. Tecnicamente serviranno data scientist, esperti di machine learning, ma anche designer di interfacce utente che sappiano integrare al meglio l'AI. Dal punto di vista business, serve capacità di identificare casi d'uso concreti e misurabili, non applicare l'AI in modo superficiale. E serve sensibilità etica per gestire temi come privacy e bias. Le figure chiave saranno ibridi tra tecnologia e business. M.H.B.: C'è il rischio che l'AI elimini posti di lavoro sostituendo le persone? M.M.: È un timore comprensibile, ma la storia dimostra che l'automazione spesso crea nuovi lavori più che distruggerne. M.H.B.: Un consiglio conclusivo per le aziende che vogliono cogliere le opportunità dell'AI? M.M.: Il mio suggerimento è di partire con progetti pilota focalizzati, per capire come l'AI può portare valore al proprio business. Meglio tanti piccoli passi che un grande progetto generico. E monitorare i risultati per capire dove investire di più. L'AI comporta un cambio di mentalità: è uno strumento al servizio delle persone, non un fine in sé. Adottarla con successo richiede visione, coraggio e concretezza. M.H.B.: Come possono contattarvi le aziende interessate ai vostri servizi? M. M.: Contattarci, assolutamente dal sito web www.bsdesign.eu, la mail la info@bsdesign.eu, la mia mail personale maurizio.mesenzani@bsdesign.eu e come sedi siamo presenti principalmente su Milano, che è l'area dove abbiamo il più grosso numero di persone, in realtà siamo presenti anche su Roma, Firenze, Pesaro e Aosta, anche perché cerchiamo di essere vicini ai clienti con cui lavoriamo. L'elemento fondamentale è tenere sempre presente la componente umana. Per quanto la tecnologia progredisca, le interfacce diventino più intuitive e l'intelligenza artificiale più sofisticata, alla fine sono le persone che utilizzano i sistemi. Il contatto diretto, l'osservazione sul campo di come l'utente interagisce con la macchina, è insostituibile. Possiamo progettare il sistema più innovativo, ma se non tiene conto dei bisogni concreti dell'utilizzatore finale nello svolgimento del suo lavoro quotidiano, è destinato a fallire. Il digitale è potentissimo, ma la componente umana con le sue complessità rimane centrale. È questo il fulcro del nostro lavoro. This is a public episode. If you would like to discuss this with other subscribers or get access to bonus episodes, visit notsoslow.substack.com

    14 min
  5. 01/07/2024

    Atlantico Quotidiano - Intervista al maestro Beatrice Venezi

    “Nella società della semplificazione, forse anche della banalizzazione, io credo che ci sia anche un valore sociale e culturale importante nell’insegnamento della musica classica”  Come tutti sappiamo, il maestro Beatrice Venezi ha subito una contestazione durante il recente concerto all’Opera di Nizza (Francia). Non si è trattato del primo caso di ostilità verso questa giovane direttrice d’orchestra.   I tanti articoli che hanno parlato dell’evento – tristemente tutti scritti da uomini – hanno descritto egregiamente i fatti e noi eviteremo di ripeterli.   Abbiamo invece deciso di intervistarla, non tanto per farci raccontare l’evento, quanto per cercare di comprendere insieme a lei il contesto che porta a questi tristi fatti.  Inevitabile parlare alla fine di cancel culture, di politica e in particolare della politica culturale del governo Meloni. Ma – proprio rifacendoci alla frase con cui abbiamo aperto – vogliamo invitare tutti i lettori a leggere anche tutta la (lunga) prima parte di questa intervista, dove si parla di cultura, musica e società in modo tutt’altro che banale. Faticoso forse. Ma vi promettiamo che si tratterà di tempo ben speso, di “unregretted user-minutes” come direbbe Elon Musk.  L’intervista a Beatrice Venezi (BV) è stata curata da Virginia D’Umas per Radio Nizza(VDU) e Marco Hugo Barsotti per Atlantico (MHB), il podcast completo è disponibile a questo indirizzo.  This is a public episode. If you would like to discuss this with other subscribers or get access to bonus episodes, visit notsoslow.substack.com

    23 min

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